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martedì 25 luglio 2023

Barbie (2023)

Giovedì sono corsa a vedere uno dei film che aspettavo di più quest'anno, il Barbie diretto e co-sceneggiato dalla regista Greta Gerwig. NIENTE SPOILER, tranne quelli presenti in un trailer per una volta poco rivelatore!


Trama: la vita scorre serena all'interno di Barbieland finché una Barbie comincia a notare stranezze e difetti nella sua esistenza sulla carta perfetta. Per indagare, la Barbie (assieme a Ken) valica i confini che separano il suo mondo da quello umano...


Di Barbie si è già detto e scritto tutto ancora prima che uscisse, quindi non sarà facile scrivere qualcosa di interessante e poco banale, soprattutto senza fare spoiler, ma ci proverò. Preceduto da un trailer accattivante e sciocchino, Barbie, per la prima mezz'ora, è, volutamente, tutto quello che i suoi detrattori pensavano. In un trionfo di rosa e kitsch, veniamo introdotti in quella che è la realtà di Barbieland, un luogo in cui ogni giorno è perfetto ma anche perfettamente uguale a quello precedente, e dove ogni Barbie può essere ciò che vuole, da presidente ad astronauta, in un susseguirsi di scene tra l'esilarante e il paradossale. Furbamente, la Gerwig e Baumbach puntano i riflettori sulla "Barbie" per eccellenza, bionda bella e sorridente, e modellano la perfezione di Barbieland su di lei perché, capirete bene, non tutte le bambine (me compresa) si limita(va)no a pensare noiose quanto glamour giornate di ozio, svago e trionfi per le proprie bambole; questo stereotipo radicato nel tempo da decenni di marketing e pubblicità è però essenziale per rendere ancora più duro lo scontro con la realtà, allorché Barbie, allarmata da terrificanti cambiamenti all'interno della sua routine e dei suoi pensieri, decide di andare nel mondo umano per indagare. E' qui che il film prende una piega inaspettata e devia da quel trailer che ci viene propinato da mesi, diventando una riflessione su un aspetto ben preciso della società, legato a doppio filo al desiderio di Ruth Handler, la creatrice di Barbie, di dare alla figlia e alle donne la possibilità di sognare in grande, proiettando ogni aspirazione su una bambola che non si limitava ad essere solo madre o moglie, ma poteva essere qualunque cosa. Prigione dorat, ehm, rosa dove questo desiderio è portato all'estremo, Barbieland è un'isola felice rigidamente amministrata da un consiglio direttivo della Mattel gestito interamente da uomini, e al suo interno c'è qualcuno che invece NON può essere quello che desidera, perché creato per esistere in funzione di Barbie, ovvero Ken. Si può dunque dire che Barbieland è il riflesso distorto di un'idea di per sé giusta, un luogo che non solo ha creato dei mostri nella realtà, alimentando ideali di bellezza e perfezione irraggiungibili, ma che "vendica" la sopraffazione con una sopraffazione al contrario, dove c'è sempre e comunque qualcuno che soffre e che viene ignorato o considerato "inferiore", a discapito di tutta la tolleranza e l'inclusività moderna predicata dal marchio Barbie.


Alla faccia di tutta la gioiosa idiozia riversataci addosso da trailer, meme ed anteprime, Barbie è un film molto amaro, che non mostra il fianco neppure per un istante a soluzioni semplici ed happy ending posticci. La Gerwig e Baumbach, anzi, sembrano volerci dire che la vita è fatta di scelte e sofferenza, una lotta continua per affermare noi stessi in una società che probabilmente non ci vuole e che ci impone assurdi modelli maschili o femminili; ancora peggio, non esistono cambiamenti nati da illuminazioni improvvise e lo status quo è terribilmente difficile da sradicare, quindi tutto il contrario di ciò che ci è sempre stato insegnato dalla Disney e dai suoi emuli (se poi pensate che l'amore possa vincere su ogni cosa, avete davvero puntato sul film sbagliato). Tutto ciò viene gettato in faccia allo spettatore col sorriso, con i toni garbati di una commedia capace di spingere il pedale sull'acceleratore dell'assurdo senza mai deviare dal suo percorso né imbroccare la via senza ritorno della caciara fine a se stessa, cosa che dimostra l'incredibile lucidità mentale della Gerwig e il suo polso fermissimo sia in fase di scrittura che di regia. Se, a tratti, Barbie vi sembrerà un po' troppo fighetto e "maestrino" nel suo desiderio di aprirci gli occhi al mondo, beh, non sarò io a farvi cambiare idea, perché ogni tanto ho avuto io stessa la sensazione di venire "bacchettata" tra una risata e l'altra (probabilmente avvertivo l'aura di Baumbach, con cui non vado d'accordissimo), ma siccome sul finale sono riuscita persino a commuovermi direi che nel film c'è soprattutto del sentimento, non solo del freddo, cinico calcolo.


Al di là di queste considerazioni che, come avrete capito, non posso sviscerare appieno pena incappare in sgraditi spoiler, Barbie è proprio bello cinematograficamente parlando. Se date un'occhiata QUI, vi farete un'idea di quante, elegantissime fonti d'ispirazione abbiano guidato la Gerwig nella realizzazione del film che, effettivamente, è una gioia per gli occhi fatta di inquadrature iconiche ed intelligenti, con numeri musicali dal sapore vintage, capaci di lasciare a bocca spalancata. Le scenografie sono spettacolari e non potrebbe essere altrimenti: il rosa e i colori pastello delle case dei sogni di Barbieland si accompagnano a fondali disegnati che noi bambine conosciamo molto bene, e non contrastano neppure troppo con la fredda monocromia e regolarità degli uffici della Mattel, proprio a rispecchiare il rigido controllo presente in due mondi strettamente legati. Personalmente, non ho mai avuto molte Barbie con cui giocare ma mi sono ammazzata di cataloghi Mattel (li adoravo, avendo sempre amato disegnare mi davano una fonte d'ispirazione costante per vestire le mie donnine e, in più, erano scritti in almeno un paio di lingue) e non nascondo di avere represso più di un brivido di gioia davanti al rispetto filologico di costumi, pettinature, accessori e linee, spesso utilizzati come ulteriore fonte di ironica presa in giro. La presenza di una narratrice d'eccezione, che spesso sfonda la quarta parete dialogando con spettatori e realizzatori, è l'ulteriore aggiunta a un cast perfetto. Se Michael Cera e Kate McKinnon sfruttano al meglio il poco tempo a loro concesso e Margot Robbie è una Barbie fatta e finita, a rubarle la scena c'è un Ryan Gosling favoloso, che si è gettato anima e corpo in un ruolo che molti avrebbero rifiutato perché troppo "stupido"; l'attore ha reso finalmente giustizia al povero Kentozzi(tm) rendendolo tragico, eroico "imperatore del regno di mille fighe di legno", "monumento" di un algido piccione biondo, che verrebbe voglia di abbracciare per tutta la durata del film. Non mi vergogno a dire che, per quanto mi riguarda, questa è l'interpretazione migliore di Gosling e, prima di venire linciata, vi invito a correre al cinema a vedere Barbie. Lo so, è una cretinata, ma andate con almeno un accessorio rosa, perché vedere una sala gremita di gente tutta vestita a tema, persino nel triste multisala di Savona, è stata un'esperienza bellissima!!


Della regista e co- sceneggiatrice Greta Gerwig ho già parlato QUI. Margot Robbie (Barbie), Kate McKinnon (Barbie), Alexandra Shipp (Barbie), Emerald Fennell (Midge), Ryan Gosling (Ken), Michael Cera (Allan), America Ferrera (Gloria), Helen Mirren (narratrice), Will Ferrell (CEO della Mattel) e Lucy Boynton (Barbie Proust) li trovate invece ai rispettivi link. 

Simu Liu interpreta Ken. Cinese, lo ricordo per film come Shang - Chi e la leggenda dei dieci anelli, inoltre ha partecipato a serie quali Slasher e prestato la voce per I Simpson. Anche produttore, sceneggiatore e regista, ha 34 anni e tre film in uscita. 


Rhea Perlman interpreta Ruth. Americana, moglie di Danny De Vito, ha partecipato a film come Matilda 6 mitica e a serie quali Taxi, Blossom, Cin Cin, Innamorati pazzi e Ally McBeal; come doppiatrice ha lavorato ne I Simpson, American Dad!, Robot Chicken e Sing. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 75 anni. 


Tra le mille Barbie e Ken presenti nel film spuntano Dua Lipa e John Cena in versione sirene. Se Barbie vi fosse piaciuto il mio consiglio è di recuperare davvero le fonti di ispirazione della Gerwig, male non farà di sicuro! ENJOY!



mercoledì 7 novembre 2018

First Man - Il primo uomo (2018)

Siccome questo rischiava di essere IL titolo della settimana, domenica sono andata a vedere First Man - Il primo uomo (First Man), diretto dal regista Damien Chazelle.


Trama: dopo una lunga serie di fallimenti, l'ingegnere spaziale Neil Armstrong è pronto ad affrontare la sua prima missione nello spazio...



Cominciamo con le note dolenti? E cominciamoLE. First Man ha un solo, grandissimo difetto: non è stato scritto da Damien Chazelle e purtroppo si vede, si percepisce. Per quanto La La Land non mi avesse fatta impazzire, guardandolo si avvertivano sia l'originalità della scrittura sia l'amore del regista e sceneggiatore per l'argomento trattato, una completezza unica che non sono riuscita a trovare in First Man, "banalissimo" biopic graziato da una regia meravigliosa che probabilmente farà sfracelli durante la prossima notte degli Oscar proprio in virtù di ciò, condannato a diventare l'ennesimo film realizzato a tavolino per far fremere il pubblico patriottico americano (non a caso avrebbe dovuto girarlo Clint Eastwood). Il distacco tra sceneggiatura poco ispirata e regia si riscontra, molto banalmente, nell'alternanza tra momenti di stasi corrispondenti alla vita familiare di Armstrong e le sequenze ambientate nello spazio o comunque legate alle sperimentazioni che hanno portato alla nascita dell'Apollo 11, con i primi che si salvano giusto grazie alla misuratissima interpretazione di Ryan Gosling e al connubio tra la regia e la particolarissima colonna sonora scelta dall'attore e da Chazelle. First Man è infatti quasi interamente imperniato sul dramma familiare di Armstrong, che ha perso la figlioletta in tenera età a causa di un tumore e che da quel momento si è gettato anima e corpo nella missione spaziale, allontanandosi volutamente dal resto della famiglia per creare il necessario distacco onde rendere meno dolorosa la sua eventuale, probabile dipartita nel corso di una delle missioni; l'unico punto forte della sceneggiatura, di fatto, è la scelta di mostrare gli astronauti come cavie, topi da laboratorio perfettamente consapevoli di rischiare la morte a causa di una tecnologia ambiziosa ma probabilmente ancora inadatta agli obiettivi proposti dalla NASA e dal Governo, viziati dalla fretta di superare e surclassare gli odiati Russi nella corsa allo spazio. L'ottimismo di fondo, presente in buona parte dei film a tema, qui viene sostituito dalla paura e dall'incertezza messe a nudo da retroscena sgraditi e intoppi di squisita, pericolosissima banalità (ho molto apprezzato la difficoltà con cui Buzz apre il portellone appena prima di scendere sulla Luna, per dire) che rendono il tutto più realistico, emozionante e sì, anche sconvolgente perché ormai siamo talmente abituati alla riuscita delle missioni spaziali da darle quasi per scontate.


In tutto questo, la regia di Chazelle concorre ad alimentare questo senso di pericolo e di iperrealtà con quelle riprese opprimenti degli interni delle navicelle e dei moduli, che nemmeno la grandezza dello schermo riesce a rendere più spaziose; a tratti, sembra di essere bloccati in quegli ambienti angusti assieme agli astronauti, sballottati, centrifugati senza pietà, e il nostro sguardo viene catturato spesso non tanto dalla meraviglia dello spazio esterno quanto dai dettagli di quelle minuscole viti, levette e scritte che rischiano di condannare a morte, solo per un piccolissimo malfunzionamento, i poveri cristi che si sono affidati a progettisti, ingegneri e tecnici. Ovviamente, Chazelle lascia spazio anche alla bellezza più pura. Gli omaggi a Kubrick e al suo 2001: Odissea nello spazio sono innumerevoli fin dall'inizio e riescono a fondersi perfettamente all'aspetto più "profano" della pellicola, in un'alternanza di gioia profonda e altrettanto profondo terrore che è probabilmente lo specchio perfetto delle sensazioni di chi si avventura nello spazio; gli spazi sconfinati, la luna che osserva beffarda dal cielo prima di venire calpestata con reverenza e trepidazione, la luce solare che si rifrange all'orizzonte, l'assoluto silenzio spezzato solo dal respiro di chi viene protetto giusto dal fragile vetro di un casco, sono tutte immagini indelebili che concorrono a fare di First Man non un gran film ma comunque un bellissimo film, capace di far scendere la lacrimuccia sul finale, con una singola sequenza silenziosa e commovente. Nonostante ciò che ho scritto all'inizio, First Man mi è quindi piaciuto molto ma non ha toccato i livelli epici che mi sarei aspettata e ammetto di essere rimasta un po' delusa, non tanto per la qualità effettiva della pellicola, quanto piuttosto per la sua frequente impersonalità che mi porta a sperare in un prossimo progetto interamente affidato a Chazelle perché solo come regista il ragazzo perde un buon 40% della sua effettiva bravura.


Del regista Damien Chazelle ho già parlato QUI. Ryan Gosling (Neil Armstrong), Claire Foy (Janet Armstrong), Jason Clarke (Ed White), Kyle Chandler (Deke Slayton), Corey Stoll (Buzz Aldrin), Ciarán Hinds (Bob Gilruth), Shea Whigham (Gus Grissom), Lukas Haas (Mike Collins), Ethan Embry (Pete Conrad) li trovate invece ai rispettivi link.

Patrick Fugit interpreta Elliot See. Americano, ha partecipato a film come Quasi famosi, L'amore bugiardo - Gone Girl e a serie quali E.R. Medici in prima linea, Dr. House e Outcast. Anche produttore, ha 36 anni e due film in uscita.


La bionda moglie di Ed White è interpretata da Olivia Hamilton, moglie di Damien Chazelle, mentre Pablo Schreiber, che interpreta Jim Lovell, era il favoloso Mad Sweeney di American Gods. Se First Man - Il primo uomo vi fosse piaciuto recuperate 2001: Odissea nello spazio. ENJOY!


martedì 7 novembre 2017

Lars e una ragazza tutta sua (2007)

Era in lista da qualche mese e, dopo tanto, sono riuscita a recuperare Lars e una ragazza tutta sua (Lars and the Real Girl), diretto dal regista Craig Gillespie nel 2007.


Trama: Lars è un ragazzo talmente timido ed introverso da sfociare nel patologico e i rapporti con fratello, cognata e colleghi di lavoro sono praticamente inesistenti. La sua vita però cambia con l'arrivo di Bianca, una ragazza molto particolare...



Qualche tempo fa mi è capitato di incappare in una di quelle solite trasmissioni assurde su Fuffa TV (Real Time o Cielo, ora non rammento), nella quale si parlava delle perversioni sessuali degli inglesi. Nel corso di questa trasmissione è stato nominato un distinto signore che da anni vive assieme alla sua bambola gonfiabile, portandola in giro e vestendola come se fosse una persona normale e mi sono così ricordata dell'esistenza di Lars e una ragazza tutta sua, film di cui avevo sempre sentito parlare bene e che ho proposto immantinente al Bolluomo. A dirla tutta, Mirco non ne è rimasto particolarmente entusiasta mentre io sono uscita dalla visione deliziata e con una gran voglia di pizzicare le guanciotte paffutelle di Ryan Gosling, protagonista a dir poco perfetto. Posso però capire che Mirco si sia rotto un po' le scatole guardando questo film, in quanto Lars e una ragazza tutta sua è una di quelle pellicole dal sapore indie molto spiccato, debitrice di atmosfere alla Wes Anderson, Michael Gondry o Spike Jonze, fatta di lunghi silenzi e dialoghi non proprio terra terra, popolata soprattutto da personaggi peculiari e afflitti da problemi apparentemente ben lontani da quelli di noi comuni mortali. Apparentemente, perché il trauma del povero Lars è comprensibile quanto la sua scelta di affrontarlo isolandosi dal mondo e a reagire con sacro terrore ad ogni tipo di relazione sociale, dalla semplice conversazione casuale ad una ben più complicata cena in famiglia; il suo tentativo di crearsi un mondo ideale con una "ragazza" perfetta e completamente dipendente da lui è la naturale risposta alla morte della madre, alla distanza emotiva del padre, ad un fratello che ha scelto di farsi la propria vita, ad un mondo insomma sul quale non ha mai avuto il controllo e che, a quanto pare, non ha mai avuto bisogno di lui. Il percorso affrontato nel corso del film dal personaggio per prendere coscienza non solo di sé ma anche di chi lo circonda passa per momenti surreali di comicità mai greve (nonostante l'argomento trattato), dialoghi introspettivi durante i quali Lars si confronta principalmente con una psicologa, a sua volta "psicanalizzata" da lui, e momenti più commoventi, che innescano nello spettatore un'incredibile empatia non solo con Lars ma anche con "la ragazza tutta sua" del titolo, un po' come succede agli increduli abitanti di una cittadina che ricorda tanto quelle portate su schermo da Lasse Hallström.


E se una delle attrici alle quali ci si affeziona di più proprio tanto attrice non è, la cosa certa è che Ryan Gosling offre un'interpretazione stupenda (Madonna, cosa non è la sequenza dell'orsacchiotto!!), ben lontana da quei ruoli di duro un po' sbruffone o affascinante rubacuori ai quali ci ha abituati nelle pellicole che sarebbero venute dopo Lars e una ragazza tutta sua. Anzi, oserei dire che questo è il Ryan Gosling che ho preferito finora, stralunato, timido e pacioccone, con quei lampi di testarda picca infantile capaci di renderlo ancora più delizioso, al punto che verrebbe voglia di abbracciarlo (o forse meglio di no, lo infastidirebbe!). A fargli compagnia c'è un cast di attori e caratteristi praticamente perfetto, tutti personaggi capaci di bucare lo schermo anche solo per un paio di minuti, anche se il mio cuore è andato alla "bruttina" Margo, invaghitasi dell'uomo più difficile della terra e impossibilitata a competere con una ragazza che, effettivamente, non ha un difetto che sia uno. A completare l'atmosfera un po' malinconica della pellicola concorrono delle musiche molto belle (tra le altre, This Must Be the Place dei Talking Heads è stata scelta da Ryan Gosling proprio per la peculiare scena del ballo) e un gusto per i costumi e le scenografie, naturali e non, capace di trasformare una cittadina canadese in qualche remoto luogo della Svezia o di qualche altra freddissima nazione del nord. Come si sul dire, mani fredde cuore caldo e Lars e una ragazza tutta sua cuore ne ha in abbondanza, non perdetelo assolutamente!


Del regista Craig Gillespie ho già parlato QUI. Ryan Gosling (Lars Lindstrom), Emily Mortimer (Karin) e Patricia Clarkson (Dagmar) li trovate invece ai rispettivi link.

Paul Schneider interpreta Gus. Americano, ha partecipato a film come Elizabethtown e a serie quali Channel Zero. Anche sceneggiatore, regista e produttore, ha 41 anni.


Kelli Garner interpreta Margo. Americana, ha partecipato a film come The Aviator, Horns e a serie quali Buffy l'ammazzavampiri, inoltre ha lavorato come doppiatrice in American Dad!. Ha 33 anni e un film in uscita.


Se Lars e una ragazza tutta sua vi fosse piaciuto recuperate Lei, Se mi lasci ti cancello, Lost in Translation e magari anche Harold e Maude. ENJOY!

martedì 10 ottobre 2017

Blade Runner 2049 (2017)

Nonostante avessi tutto contro (weekend con matrimoni, il terrore del Bolluomo all'idea di affrontare tre ore di film, gli orari maffi del Multisala), sabato sono riuscita a vedere Blade Runner 2049, sequel di Blade Runner diretto dal regista Denis Villeneuve.


Trama: durante un'operazione di routine il Blade Runner replicante K scopre un segreto che minaccia di sovvertire l'ordine mondiale e, durante le indagini, viene a conoscenza di cose che riguardano il suo stesso passato.


L'inevitabile premessa del post è che, pur avendo apprezzato moltissimo il Blade Runner di Ridley Scott, non sono mai stata una di quei fan che ne ricordano ogni singola battuta, né mi sono fracassata la testa sull'ambiguo finale, di fatto credo di non avere mai visto neppure tutte e tre le versioni del film realizzate nel corso degli anni ed immesse sul mercato dell'home video. Sono quindi andata a vedere Blade Runner 2049 col cuore molto leggero, senza contare che Villeneuve è un regista che mi piace tantissimo, e giustamente sono riuscita così a godermi un film che, nonostante le quasi tre ore di durata, scivola via che è un piacere, tenendo incollato lo spettatore allo schermo non tanto per la trama, pur interessante, ma per l'incredibile bellezza delle sequenze girate da Villeneuve; probabilmente, senza nulla togliere a Scott e senza desiderio di attirarmi gli strali dei fan di Blade Runner, nel 1982 gli spettatori sono rimasti ipnotizzati davanti allo schermo allo stesso modo, immersi nella nebbia, nella pioggia oscura e negli incredibili giochi al neon di una Los Angeles cosmopolita, mentre le orecchie si aprivano stupite alle note di un Vangelis sparato a tutto volume. L'omaggio di Villeneuve a quelle vecchie atmosfere tecno-noir è palese, così come lo è quello di Hans Zimmer e Benjamin Wallfisch per quel che riguarda la colonna sonora, eppure Blade Runner 2049 non è semplicemente una strizzata d'occhio continua ai fan ma un film malinconico e grandioso dotato di una sua personalità, fatto di creature che si dibattono alla ricerca di risposte su sé stesse e possibilmente di un motivo per continuare ad esistere, siano esse replicanti in crisi d'identità, demiurghi desiderosi di velocizzare il progresso, intelligenze artificiali innamorate o vecchi detective che hanno rinunciato a tutto per proteggere le cose più importanti della loro vita. Il futuro o, per meglio dire, il presente dei protagonisti si riallaccia così in modo naturale al mitico passato in cui Rick Deckart arrivava a mettere in dubbio il suo ruolo di Blade Runner e a scoprire l'amore, il tutto filtrato attraverso gli occhi artificiali di un replicante diventato cacciatore dei propri simili eppure lo stesso incredibilmente umano, talmente bisognoso di relazioni da arrivare a crearsene una con un'Intelligenza Artificiale creata appositamente per soddisfare i desideri degli utenti, quella Joi così simile nei modi e nell'interazione col suo "padrone" da ricordare lo struggente Her di Spike Jonze. I misteri che circondano l'ultimo ritrovamento di K diventano così l'inizio di un percorso non solo verso la verità e verso la possibile risposta alle domande che gli spettatori si ponevano da trent'anni ma anche verso riflessioni più ampie relative ad umanità, ricordi e considerazioni "scomode" sulla vita artificiale, magari non delle più innovative viste al cinema negli ultimi anni ma comunque capaci di tenere desta l'attenzione dello spettatore.


Ma, ribadisco, quello che a me è saltato letteralmente all'occhio non è tanto la bravura degli sceneggiatori nel creare una storia senza sbavature e coerente con ciò che aveva mostrato Scott negli anni '80 (continuo a dire che Blade Runner per me è un ricordo più visivo che narrativo) quanto piuttosto la bellezza delle riprese di Villeneuve, che si riconferma regista elegante ed incredibilmente emozionante. I grattacieli immersi nel fumo e nella nebbia, i mezzi volanti così piccoli al confronto della megalopoli da venirne inghiottiti, l'incessante pioggia, il punto di vista che si allarga da un punto preciso per mostrare allo spettatore la grandiosità di strutture regolari praticamente infinite, il caos di neon nei bassifondi della città, l'interazione col gigantesco e coloratissimo ologramma di una Dea, una scazzottata in mezzo ai video olografici di un vecchio hotel, l'aspetto malato di una Las Vegas radioattiva, la neve malinconica, soprattutto i colori caldi che si alternano alle ombre e ai riflessi acquatici del sancta sanctorum di Niander Wallace sono tutti ricordi che mi bruciano nel cervello da sabato sera e sono immagini che spero di non dimenticare mai più, rese ancora più emozionanti dalla bellissima colonna sonora di Zimmer e Wallfisch. E se rivedere Harrison Ford nei panni di Deckart non mi ha fatto né caldo né freddo (come ho scritto su Facebook, due bestemmie e qualche modo di dire ligure in bocca e sarebbe diventato la controfigura di mio padre) e Jared Leto sarà anche andato in giro con le lenti opache per provare davvero cosa vuol dire essere ciechi ma il suo personaggio mi ha detto proprio poco, ho apprezzato enormemente non solo Ryan Gosling ma anche e soprattutto la dolcissima e sensuale Ana de Armas, Dave Bautista (nonostante compaia pochissimo) e la bastardissima Sylvia Hoeks, alla quale è bastato un cambio di tinta per sembrare quasi orientale oltre che una stronza da primato. Mi soffermo un attimo su Ryan Gosling. Sono io la prima ad essermi quasi spaccata il cranio contro quello del Bolluomo nel momento in cui, all'unisono, siamo scoppiati a ridere quando non ricordo quale personaggio si è complimentato con K per sapere anche sorridere, però l'interpretazione "fissa" del bel Ryan è assolutamente perfetta in questo caso e quella faccetta da cane bastonato mi è entrata talmente dentro che sul finale ho persino speso una lacrima, commossa dalle vicende di questo replicante "più umano degli umani" e gabbato da un destino beffardo. D'altronde, non è che Harrison Ford sia mai stato un attore granché espressivo e invecchiando sul suo volto si percepisce sempre una sola emozione: quella del vecchio incarognito perché alla riunione di condominio non è riuscito ad impedire che si stanziassero fondi per l'ascensore nuovo. A parte questo sproloquio finale, confermo la bellezza di Blade Runner 2049, un film che più di altri quest'anno merita di essere visto al cinema, alla faccia dei detrattori e degli incassi miserrimi che sta avendo in patria.


Del regista Denis Villeneuve ho già parlato QUI. Ryan Gosling (K), Dave Bautista (Sapper Morton), Robin Wright (Tenente Joshi), Ana de Armas (Joi), Jared Leto (Niander Wallace), Harrison Ford (Rick Deckart) e Sean Young (Rachael) li trovate invece ai rispettivi link.

David Dastmalchian interpreta Coco. Americano, ha partecipato a film come Il cavaliere oscuroPrisonersAnt-Man, The Belko Experiment e a serie quali E.R. Medici in prima linea, CSI - Scena del crimine Twin Peaks. Anche sceneggiatore e produttore, ha 40 anni e cinque film in uscita tra cui Ant-Man and the Wasp.


Sylvia Hoeks interpreta Luv. Olandese, ha partecipato a film come La migliore offerta. Ha 34 anni e un film in uscita.


Edward James Olmos riprende il ruolo di Gaff dopo Blade Runner. Americano, ha partecipato a serie quali Il tenente Kojak, Starsky & Hutch, Chips, Miami Vice, CSI: NY, Dexter, Agents of S.H.I.E.L.D. e ha lavorato come doppiatore per episodi de I Simpson e per il corto Blade Runner: Black Out 2022. Anche, ha 70 anni e sei film in uscita, tra i quali Coco e The Predator.


Mackenzie Davis interpreta Mariette. Canadese, ha partecipato a film come Sopravvissuto - The Martian e a serie quali Black Mirror e Halt and Catch Fire. Anche produttrice, ha 30 anni e un film in uscita.


Lennie James interpreta Mister Cotton. Conosciuto come Morgan della serie The Walking Dead, ha partecipato a film come I miserabili, Snatch - Lo strappo e Lockout. Inglese, anche sceneggiatore, ha 52 anni.


David Bowie era la prima scelta di Villeneuve per il ruolo di Wallace ma il cantante è morto prima che cominciassero le riprese; il regista Ridley Scott ha invece lasciato il posto al collega (rimanendo come produttore), probabilmente per girare Alien: Covenant. Tra Blade Runner e il suo sequel ci sono tre corti, uno diretto da Shinichiro Watanabe, ovvero Black Out 2022 e due diretti da Luke Scott, ovvero 2036: Nexus Dawn (con Jared Leto) e 2048: Nowhere to Run (con Dave Bautista); se Blade Runner 2049 vi fosse piaciuto avete quindi un bel po' di roba da recuperare! ENJOY!




martedì 31 gennaio 2017

La La Land (2016)

At last!! At last anche io ho avuto l'onore di vedere il film di cui si parla fin dalla sua presentazione al Festival di Venezia, quel La La Land diretto e sceneggiato da Damien Chazelle che ha fatto incetta di Golden Globe e farà sicuramente incetta di Oscar (ha 14 nomination, ovvero Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Attore Protagonista, Miglior Attrice Protagonista, Miglior Sceneggiatura, Miglior Fotografia, Miglior Montaggio, Miglior Scenografia, Migliori Costumi, Miglior Colonna Sonora Originale, City of Stars e Audition come Miglior Canzone Originale, Miglior Sonoro e Miglior Montaggio Sonoro). Avrà folgorato anche me come il 99, 9% di chi lo ha visto?


Trama: nella città di Los Angeles si intrecciano i destini di due persone. Mia vuole fare l'attrice mentre Sebastian, amante del jazz "puro", sogna di riscattare un locale storico e riportarlo ad essere il tempio dell'amata musica. Presto tra i due nasce una storia d'amore ma i rispettivi sogni si mettono in mezzo...



Per darvi un'idea dei tempi in cui viviamo, dove ogni cosa, anche la più insignificante, viene pompata da internet e dai social e ogni dissidenza viene punita con insulti assortiti, vi basti sapere che ho affrontato la visione di La La Land con un'ansia che neppure al mio primo esame universitario. Il film di Chazelle è piaciuto a chiunque, persino a chi non mette piede al cinema neppure per sbaglio, i miei blogger preferiti si sono spellati le mani ad applaudirlo, gente che lo ha visto settordici volte ha promesso di passare l'esistenza guardandolo in loop continuo, qualcuno addirittura lo considera opera ultima dopo la quale non esisterà altro Cinema, le camerette sono tornate a riempirsi di poster con i volti di Emma Stone e Ryan Gosling come non accadeva dai tempi di Cioè. Per non sbagliare, ho inghiottito mezza boccetta di Tavor e ho portato al cinema con me ben TRE musicisti, così da farmi dare delle giornalate sul muso nel caso avessi palesato ignoranza (ché qui si parla di jazz, mica pizza e fichi) o se non avessi cominciato a canticchiare le canzoni subito appena uscita dalla sala, esibendomi negli stessi passi dei due protagonisti. Poter concludere la visione di La La Land dicendo "Ho visto proprio un bel film!" è stato dunque motivo di enorme sollievo, così come lo è il fatto che stamattina mi sia svegliata cantando ben DUE delle canzoni della colonna sonora, City of Stars e Another Day of Sun. Ed effettivamente La La Land è proprio bello! Innanzitutto ha due scene talmente ben fatte da mozzare il fiato, quella iniziale che è un esempio magistrale di come si dovrebbe realizzare un piano sequenza e quella finale, altro esempio di come andrebbe girato il momento topico di qualsiasi musical, in più c'è Emma Stone che offre un'interpretazione a tratti toccante, non tanto quando svolazza nel trionfo di abitini anni '60 che sono il vanto del film, bensì quando si mette nuda e cruda davanti all'occhio critico di due direttori del casting, strappandosi il cuore dal petto. Tutto in La La Land è curatissimo, dal già citato guardaroba alle scenografie, dalle abbondanti citazioni dei più bei musical mai girati (e di film quali Gioventù bruciata e Casablanca) alla fotografia coloratissima, dall'abilità con cui Ryan Gosling fa volare le dita sui tasti del pianoforte alla naturalezza con la quale la musica si insinua nella realtà e viceversa, conferendo al film un'ampia varietà di atmosfere e stili e trasformando la "banale" Los Angeles in una vera città di stelle, una LA LA Land da favola dove chiunque ha il diritto e il dovere di essere bello, famoso e sognatore. Almeno, finché i desideri e l'amore non si scontrano con la dura realtà dei sacrifici che servono per mantenere viva la fiamma dei desideri, una volta che questa è stata attizzata, e Dio benedica sempre Chazelle per quel modo che ha di prendere a schiaffi lo spettatore e riportarlo coi piedi per terra, cosa che già avevo apprezzato in Whiplash. Ma siamo comunque in un musical e ogni giorno il sole sorge, e basta un solo sguardo per sapere che va bene così, tutto a posto, "avremo sempre Parigi" o, meglio, l'idea nostalgica della Ville Lumière.


Solo che a me Parigi non è bastata, non dopo quello che ho letto in giro. Non siamo ai livelli di Depardieu che parla di una Parigi dove "pisciano cani ed esseri umani e la gente si bacia con la lingua" però non è possibile che guardando un film ultracelebrato io mi ritrovi a pensare, nell'ordine, a Nino D'Angelo, Albano & Romina, Richard Sagawa in The Happiness of the Katakuris, Once More With Feeling e Anne Hathaway ne I Miserabili, trovando superiori o comunque più esaltanti tutte queste cose (tranne Nino, Albano & Romina, non me ne vogliano. Quella era la supercazzola ma ne avrete capito il senso, spero) e pregando che arrivasse Baz Luhrmann a farmi piangere come un vitello davanti ad una storia d'Amore che santoDDio! me la ricordo ancora adesso dopo anni, altro che la spallata capace di portare via il braccio alla povera Mia e il momento Casa Vianello di un prefinale che non posso fare altro che definire dull. Davanti a La La Land mi sono sentita come un cattivissimo Fletcher (a proposito, stupendo il cameo di J.K. Simmons!) che incita Chazelle a fare di più, a fare meglio, a travolgermi con qualcosa che vada oltre i delicati tramonti violetti e l'eleganza di una scarpetta da tip tap tirata fuori alla bisogna, a darmi almeno una dozzina di melodie da fischiettare per gli anni a venire e magari non solo cinque o sei motivi reiterati e declinati in diverse varianti (ma che ne so io di musica, lo so, sto zitta, scusate), a darmi soprattutto un Attore da affiancare ad un'Attrice. Apro la parentesi Ryan Gosling, fangirl tappatevi gli occhi. Per Attore meritevole di tutti i premi del globo si intende un apprezzabilissimo professionista che impara a suonare sei/sette melodie al piano e a danzare per l'occasione oppure qualcuno che abbia almeno la gamma basica di espressioni facciali? No perché a me Gosling è piaciuto tantissimo in Drive e The Nice Guys ma quelli erano ruoli che demandavano la fissità facciale di un comò, in un film come La La Land e accanto ai grandi occhioni di Emma Stone 'sto marcantonio ci fa proprio la figura del baccalà, non cambia faccia neppure a prenderlo a sputi, ha un bel da fare il fotografo che ciccia fuori ad un certo punto che gli dice  "mordi il labbro inferiore, sii pensoso", forse era meglio chiamare Derek Zoolander che invece, poverino, ha fatto incetta di nomination ai Razzie Awards?


Dopo questo intero paragrafo di vilipendio non vorrei che pensaste che La La Land non mi sia piaciuto. Ribadisco: mi è piaciuto, molto, per tutti i motivi di cui sopra. Volendo seguire la "scaletta da Oscar" do voto 10 a regia, fotografia, montaggio, scenografie, costumi, musiche, persino ad Emma Stone (per non sembrare troppo critica non faccio nomi ma in un mese ho comunque già visto almeno due attrici nettamente superiori). Però. Però mi ha trasportata in un mondo da sogno come dovrebbe fare ogni musical che si rispetti, facendomi uscire dalla sala con la voglia di cantare, ballare e fare l'attrice o la musicista? Assolutamente no, a quello piuttosto quest'anno ci ha pensato Sing. Sing, santo Dio, il cartone animato con i maiali ballerini. Però. Però ho desiderato ardentemente di limonare con Gosling o di essere Emma Stone, di poter vivere una storia d'amore come la loro? Neanche per sogno, ve lo giuro, troppo costruita a tavolino come relazione, anche per un musical, e troppo prevedibili i risvolti della stessa, con in più una punta di fastidioso maschilismo (solo io ho notato che, alla fine, Mia passa per la stronza di turno quando Sebastian, poverello, si sputtana assieme a John Legend solo per fare piacere a lei e alla fine le prepara pure la strada per diventare attrice?): i tentacoli di Arrival e i santini di Scorsese mi hanno toccata molto più nel profondo. Con tutti questi però, La La Land è comunque un film da andare a vedere e lo consiglio spassionatamente a tutti, persino a chi non ama il musical, perché come spettacolo cinematografico è davvero grandioso e se solo il sentimento che lo muove fosse stato altrettanto grandioso probabilmente a quest'ora avrei bruciato i santini di Tarantino per far posto a quelli di Chazelle, solo non stavolta. Not quite my tempo, Damien.


Del regista e sceneggiatore Damien Chazelle ho già parlato QUI. Ryan Gosling (Sebastian), Emma Stone (Mia), J. K. Simmons (Bill) e Finn Wittrock (Greg) li trovate invece ai rispettivi link.

Tom Everett Scott interpreta David. Americano, ha partecipato a film come Music Graffiti, Un lupo mannaro americano a Parigi e a serie come E.R. Medici in prima linea, Will & Grace, Z Nation, Criminal Minds e Scream: The TV Series. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 47 anni e tre film in uscita.


Emma Watson ha rinunciato al ruolo di Mia in quanto impegnata nelle riprese de La bella e la bestia, mentre Ryan Gosling (che ha sostituito Miles Teller, al quale era stato proposto di interpretare Sebastian) ha rinunciato al ruolo della Bestia proprio per partecipare a La La Land; John Legend, che canterà proprio il tema portante del nuovo film Disney, compare invece in La La Land nel ruolo di Keith, per il quale ha dovuto imparare a suonare la chitarra. Al film partecipa anche Olivia Hamilton, la moglie di Chazelle, che interpreta l'attrice che chiede di essere rimborsata per la brioche col glutine. Detto questo, se La La Land vi fosse piaciuto recuperate Cantando sotto la pioggia, Moulin Rouge!, The Artist e Whiplash ai quali aggiungerei altri film che però non ho visto, come Les parapluies de Cherbourg. Guy and Madeleine on a Park Bench, Spettacolo di varietà e Josephine. ENJOY!

lunedì 9 gennaio 2017

Golden Globes 2017

Buon lunedì a tutti! Come ogni anno, siamo arrivati all'assegnazione dei fatidici Golden Globe e mai come quest'anno li affronto con ignoranza e un fastidioso presagio di diludendo e banalità per quel che riguarda la notte degli Oscar... ENJOY!


Miglior film - Drammatico
Moonlight (USA, 2016)
Noi italiani non ne sapremo nulla fino a marzo ma la storia di un giovane ragazzo di colore nei bassifondi di Miami ha sbaragliato una concorrenza sulla quale, lo ammetto, non ero preparata affatto. Attendiamo marzo, che dire.

Miglior film - Musical o commedia
La La Land (USA, 2016)
Com'era prevedibile, il film di Chazelle sbaraglia gli avversari, confermandosi il Must See del 2017. Dispiace per Sing Street ma con Deadpool e Florence non c'era obiettivamente gara.

Miglior attore protagonista in un film drammatico
Casey Affleck in Manchester by the Sea
L'unico attore su cui avrei potuto pronunciarmi era il bravissimo Viggo Mortensen, mandato a casa da Affleck Jr. per un film che vedremo solo a febbraio.

Miglior attrice protagonista in un film drammatico
Isabelle Huppert in Elle
La superfavorita Natalie Portman si vede soffiare il Golden Globe dalla Huppert che, nell'ultimo film di Verhoeven, cerca di rintracciare l'uomo che l'ha stuprata. Da Verhoeven mi aspetto ogni cosa ma purtroppo Elle non ha ancora una data di uscita italiana quindi chissà quando riusciremo a goderci l'interpretazione della vincitrice.


Miglior attore protagonista in un film musicale o commedia
Ryan Gosling in La La Land
Ennesimo premio per il film di Chazelle, telefonatissimo quanto probabilmente meritato, anche se io tifavo Hugh Grant. Imbarazzanti le candidature di Jonah Hill per Trafficanti e di Ryan Reynolds per Deadpool: davvero non c'erano altri contendenti migliori?

Miglior attrice protagonista in un film musicale o commedia
Emma Stone in La La Land
Idem come sopra, premio telefonato da settimane. Almeno la Streep ce la siamo risparmiata, dai!

Miglior attore non protagonista
Aaron Taylor-Johnson in Animali Notturni
Finalmente è arrivato il PRIMO ed unico Golden Globe che capisco e approvo in toto perché questo ragazzo in Animali notturni è semplicemente favoloso. Aspettiamo l'Oscar con trepidazione!


Miglior attrice non protagonista
Viola Davis in Fences
Siccome non ho visto nessuno dei film per i quali le fanciulle erano candidate, tocca rimanere in silenzio e aspettare il 23 febbraio, quando Barriere, storia di una famiglia di colore ambientata negli anni '50, uscirà in Italia.

Miglior regista
Damien Chazelle
Avevate dubbi? Io no! Perdonatemi però se spendo una lacrima per l'elegantissimo Tom Ford.


Miglior sceneggiatura
Damien Chazelle per La La Land
E ma che due marroni!! Di nuovo, lasciatemi spendere una lacrima per Tom Ford e il suo Animali notturni e persino per Hell or High Water, che mi si dice fosse bellissimo.

Miglior canzone originale
City of Stars di Justin Hurwitz, Benj Pasek e Justin Paul, per il film La La Land
Oh, ammazzatemi ma a me piaceva quella bulicceria di Can't Stop the Feeling e anche Faith. How Far I'll Go fa troppo Frozen, non era neppure candidabile.

Miglior colonna sonora originale
La La Land di Justin Hurwitz
Ok, sta diventando imbarazzante!!!

Miglior cartone animato
Zootropolis (USA 2016)
Sul serio? Vergognatevi. Non nego che fosse un film carinissimo ma Kubo e la spada magica era mille volte superiore, per tutta una serie di motivi che spaziano dalla realizzazione alla trama. E devo ancora vedere Una vita da zucchina e Sing!

Miglior film straniero
Elle (Elle, Francia, Germania, Belgio 2016)
Come al solito, davanti al film straniero rimango in silenzio perché non ne conosco neppure uno. Come ho detto sopra, però, aspetto Verhoeven con gioia.


Due righe anche sulle serie TV, sulle quali come al solito non posso pronunciarmi visto che ne seguo pochissime. L'adorata Stranger Things è stata ovviamente snobbata, ennesima conferma di come Golden Globes e Academy non amino avere a che fare con tutto ciò che tocca anche solo lontanamente l'horror (oppure non ne capisce nulla, si veda l'anno scorso il premio a Lady Gaga): al suo posto è stato preferito The Crown, che ha visto vincitrice anche Claren Foy come miglior attrice protagonista. Tommolino Hiddleston vince come miglior attore in una miniserie (e dopo questa dovrà recuperare The Night Manager, che vede vincitori anche Hugh Laurie e Olivia Colman) e fortunatamente anche gli adoratissimi Sarah Paulson e American Crime Story sono stati celebrati con un degno premio, altrimenti avrei urlato al diludendo. E con questo è tutto... ci si risente per gli Oscar! ENJOY!

venerdì 10 giugno 2016

The Nice Guys (2016)

Qualche sera fa sono tornata al cinema per vedere The Nice Guys, diretto e co-sceneggiato dal regista Shane Black.


Trama: un investigatore privato con problemi di alcolismo e un "picchiatore" di professione uniscono le forze per trovare la giovane Amelia, coinvolta in una storia di porno e criminalità che affonda le radici nell'economia stessa dell'America degli anni '70...


Tante volte basta solo il trailer giusto per andare al cinema con la semplice voglia di guardare un film, senza aspettative né sospetti, vada come vada. E' stato il caso di The Nice Guys, pellicola affrontata con la giusta dose di ignoranza, tanto che se vi aspettate la celebrazione di Shane Black (santo sceneggiatore con le palle, assolutamente sì!) o la disamina del film con in mente la serie Arma Letale (visti i film una sola volta da bambina, non li riguardo da anni ma ricordo di essermi divertita molto), avete purtroppo sbagliato blog. Io volevo solo vedere in azione la strana coppia Crowe/Gosling, immersa in un'America vintage quanto basta per intrigarmi e alle prese con una storia che aveva tutte le carte in regola per piacermi, costituita da abbondanti dosi di violenza e momenti di Crassa ironia e, fortunatamente, questo ho avuto da The Nice Guys: quasi due ore di battute al fulmicotone, un buddy movie come non se ne vedevano da tempo interamente costruito sull'alchimia praticamente perfetta tra i due attori principali, con l'ausilio di una giovanissima spalla e un pugno di cattivi abbastanza ben caratterizzati da rischiare la memorabilità, il tutto costellato da picchi di violenza e momenti grotteschi tali da fulminare lo spettatore in poltrona, condannandolo a morire dalle risate. Che poi il tutto sia un po' la presa in giro di film blasonati e seri come Vizio di forma oppure L.A.Confidential o che la trama si sfilacci un pochino sul finale non importa, la vicenda che coinvolge i due protagonisti è sufficientemente intrigante e colma di colpi di scena, sicuramente tiene desta l'attenzione dall'inizio alla fine del film e i due personaggi principali sono così simpatici che è difficile non prenderli a cuore e sperare che non facciano una brutta fine, andando così ad ingrossare il già cospicuo bodycount della pellicola. Altro sulla trama non mi sentirei di aggiungere, il bello di The Nice Guys è anche e soprattutto l'arrivare al cinema, sedersi in poltrona e gustarsi i dialoghi e alcune tra le scene d'azione più divertenti del 2016.


Passando alla realizzazione, non nascondo che The Nice Guys mi aveva già conquistata con la sua aria vintaggia, fatta non solo di costumi, pettinature, arredamenti, locandine e vetture a tema (le cui immagini spesso si fondono con veri filmati d'epoca, soprattutto pubblicità imbarazzanti o, come direbbe il Doc Manhattan, "fuorvianti") ma anche di riferimenti a temi "caldi" per l'epoca, come la diffusione del porno, le prime proteste ambientaliste consapevoli, il terrore di non detenere più il monopolio industriale e le piccole notizie capaci di turbare le menti ancora "ingenue" del popolo americano. In tal senso, Ryan Gosling interpreta un personaggio che è la quintessenza del babbeo credulone ed imbranato, ben diverso dai "superuomini" sicuri di sé nei panni dei quali siamo ormai abituati a vederlo sullo schermo; il bel Ryan è la vera spalla comica della coppia e posso assicurarvi che scene apparentemente facili e sciocche come quella del bagno o quella in cui scopre il cadavere al buio sono un perfetto esempio dell'inaspettata abilità dell'attore di gestire fisicità e tempi comici non per tutti. Dall'altra parte, Russell Crowe è il Bud Spencer del film. Enorme, a modo suo ignorante quanto March ma dotato di un determinato codice d'onore, Healy è la coscienza della coppia e colui che impedisce a questa strana alleanza di perdersi nei fumi dell'alcool o nel desiderio di denaro facile e Crowe, che ormai pare essere abbonato a questi ruoli da vecchio orsone violento e burbero (vedi L'uomo coi pugni di ferro), è il perfetto complemento a Gosling. Gli altri personaggi sono tutti interpretati alla perfezione e piacevolissimi, con menzione speciale a quel gran figo di Matt Bomer, che non riesce ad essere brutto neppure con un bozzo sulla faccia, e soprattutto alla piccola Angourie Rice, con un personaggio che mi ha ricordato molto quello delle furbe e simpatiche spalle adolescenti anni '80/'90 nonché la nipote dell'Ispettore Gadget, Penny. Applausi anche al chirurgo estetico della Basinger, che è riuscito a rendere la riunione tra lei e Crowe, a quasi vent'anni da L.A.Confidential, ancora più imbarazzante del dovuto: all'epoca gli uomini avrebbero fatto follie per lei e le donne (tra le quali mi metto anche io) per lui, ora pare che Crowe si sia mangiato tutte le pagnotte fatte coi campi di grano de Il gladiatore e lei è ormai un manichino privo di espressività. Ah, tempo impietoso! A parte quest'ultima considerazione, correte subito al cinema a vedere The Nice Guys prima che lo tolgano perché merita davvero.


Del regista e co-sceneggiatore Shane Black ho già parlato QUI. Russell Crowe (Jackson Healy), Ryan Gosling (Holland March), Keith David (il tizio più vecchio) e Kim Basinger (Judith Kuttner) li trovate invece ai rispettivi link.

Matt Bomer (vero nome Matthew Staton Bomer) interpreta John Boy. Americano, lo ricordo per film come Non aprite quella porta - L'inizio, inoltre ha partecipato a serie come Tru Calling e American Horror Story. Anche produttore, ha 39 anni e quattro film in uscita.


Angourie Rice, che interpreta Holly, era la piccola Rose del bellissimo These Final Hours mentre Margaret Qualley, che interpreta Amelia, dovrebbe partecipare al remake americano di Death Note come Misa Amane. Tra gli altri attori compare anche il figlio di Val Kilmer, Jack, nei panni del proiezionista Chet. Detto questo, se The Nice Guys vi fosse piaciuto recuperate la serie Arma letale, L'ultimo boyscout, Snatch - Lo strappo e Lock & Stock - Pazzi scatenati. ENJOY!

mercoledì 13 gennaio 2016

La grande scommessa (2015)

Il secondo filmone visto questa settimana è stato La grande scommessa (The Big Short), diretto nel 2015 dal regista Adam McKay e tratto dal libro omonimo di Michael Lewis.


Trama: in diverse zone d'America alcuni investitori captano i segnali di quella che sarebbe diventata la crisi finanziaria più devastante dell'economia mondiale e "scommettono" contro le banche, ree di avere speculato per anni sul mercato immobiliare americano e sui mutui...



Oddio, spero di non aver scritto una castroneria su nella trama. D'altronde, nonostante le lezioni di gente come Margot Robbie, Selena Gomez e lo chef Anthony Bourdain, del gergo tecnico utilizzato in La grande scommessa avrò capito sì e no il 40 %, il resto mi veniva pietosamente spiegato sequenza dopo sequenza dal Bolluomo, seduto accanto a me e molto interessato alla Robb.. ehm... all'argomento trattato. Cosa che, per inciso, mi ha fatto uscire dalla sala ancor più convinta del fatto che il mondo della finanza si basi essenzialmente su Aria Fritta e venga mandato avanti soltanto da chi è più bravo ad inchiappettare i poveri risparmiatori intortandoli con un gergo tecnico atto a celare indicibili mastruzzi al limite della legalità. O, come dice tristemente Ryan Gosling, del fatto che l'economia americana in particolare e quella mondiale in generale si basino sulla stupidità. La stupidità dei piccoli risparmiatori quali potrei essere io ma anche degli squali che si arricchiscono sulle spalle degli altri e non vedono più in là del loro naso. Avete presente il Jordan Belfort di Leonardo Di Caprio e lo sguardo tra l'esilarante e il compiaciuto che gli ha tributato Scorsese? Ecco, dimenticatelo. Adam McKay, col suo stile irriverente e scoppiettante, non celebra le fauci dei lupi di Wall Street ma li sputtana nel modo più spietato possibile, dipingendoceli come un branco di esseri dabbene che masticano le loro prede e le sputano per poi reimpastarle e darle in pasto ad altre bestie come loro, fregandosene delle conseguenze quando va bene oppure ignorandole completamente quando va male. I protagonisti de La grande scommessa decidono di scagliarsi contro questo sistema corrotto, "scoprendone" le magagne (o meglio, i segreti di Pulcinella) a poco a poco, ma non sono dei Cavalieri senza macchia paladini dei risparmiatori, occhio. Guardandosi bene dallo smascherare banchieri, agenzie di rating corrotte e compiacenti oppure broker senza scrupoli, i pochi che sapevano hanno scelto di tenersi le informazioni per sé ed arricchirsi, qualcuno rimandando il momento della vendita delle azioni a causa di devastanti rimorsi di coscienza (come il personaggio di Steve Carell), qualcun altro lottando contro i mulini a vento per andare incontro ai propri clienti inferociti solo per il gusto di dimostrare di avere ragione (come Christian Bale).


Della trama non mi arrischio a dire null'altro, ché non vorrei scrivere delle fregnacce. Quello che ha capito persino una testona come me è che Adam McKay è riuscito a creare una commedia incredibilmente drammatica, la serissima rappresentazione di una farsa andata avanti per anni sotto gli occhi di tutti, coperta dalla pacifica ignoranza della gente comune e dalle consapevoli furberie degli addetti al settore. Il regista utilizza toni vivaci, aiutato da una sceneggiatura e dei dialoghi scoppiettanti, per descrivere quella che, in sostanza, è stata una tragedia di portata mondiale che ha lasciato senza soldi e senza lavoro milioni di americani e stroncato l'economia di Paesi deboli come la Spagna e la Grecia (l'Italia si è salvata per il rotto della cuffia come nazione ma per quel che riguarda le persone stendiamo un velo pietoso...); il film che nasce da questa scelta di stile è una pellicola frammentata, dove l'andamento della narrazione viene spesso interrotto da spezzoni di notiziari, gossip, video, filmini amatoriali, citazioni, scritte in sovrimpressione, tutto quanto serva a contestualizzare gli eventi e sottolineare la beata incoscienza di un popolo che stava per assistere al crollo di tutte le sue certezze eppure continuava a fare la stessa, ignorantissima vita di sempre. La grande scommessa è diviso idealmente in tre capitoli e ad ogni capitolo corrisponde un passo in più verso la "fine del mondo" raccontata in prima persona dal bieco Jared Vennett di Ryan Gosling, voce narrante che spesso rompe il muro della quarta parete rivolgendosi direttamente al pubblico, prendendolo in giro, istruendolo (durante le già citate e geniali lezioni di "economia for dummies") e rendendolo, di fatto, complice del gioco condotto dal personaggio ai danni degli altri protagonisti. Questi ultimi, nonostante vengano caratterizzati con pochissimi tratti ed alcune sequenze piazzate ad hoc, sono talmente ben scritti che riescono a bucare lo schermo nonostante le poche informazioni che abbiamo su di loro, il resto lo fanno gli attori della madonna che compongono il cast. Citare Gosling, Bale e Carell sarebbe inutile, parliamo ormai di tre mostri sacri capaci di scaldare il cuore ad ogni cinefilo e di far risaltare col loro carisma anche l'ultima delle comparse, permettetemi quindi di cambiare un po' e di magnificare le lodi di due sorprese come Jeremy Strong e l'ormai adoratissimo Finn Wittrock: il primo è un meraviglioso contraltare del personaggio di Carell ed incarna la parte "pasionaria" di chi vorrebbe cambiare il sistema da dentro e diffida giustamente di tutti, persino di un superiore che è quasi un padre, mentre il secondo ormai può veramente interpretare qualunque personaggio ed è bellissimo vederlo per una volta nei panni del ragazzino colmo di entusiasmo invece che in quelli del serial killer o di qualsivoglia antagonista. Insomma, si è capito che La grande scommessa mi è piaciuto proprio tanto? D'altronde non potevo aspettarmi altro da chi mi ha regalato il mitico The Anchorman!


Del regista Adam McKay ho già parlato QUI. Ryan Gosling (Jared Vennett), Christian Bale (Michael Burry), Steve Carell (Mark Baum), Marisa Tomei (Cynthia Baum), Rafe Spall (Danny Moses), Jeremy Strong (Vinnie Daniel), Brad Pitt (Ben Rickert), Melissa Leo (Georgia Hale), Karen Gillan (Evie) e Margot Robbie (se stessa) li trovate invece ai rispettivi link.

John Magaro interpreta Charlie Geller. Americano, ha partecipato a film come My Soul to Take - Il cacciatore di anime e Carol. Ha 33 anni e due film in uscita.


Finn Wittrock interpreta Jamie Shipley. Americano, lo ricordo soprattutto per le partecipazioni alla serie American Horror Story, inoltre ha recitato in film come Noah e altre serie come E.R. Medici in prima linea, CSI: Miami e Criminal Minds. Anche sceneggiatore, ha 32 anni e due film in uscita.


Nel film, oltre a Margot Robbie, compaiono altre due celebrità a spiegare i difficili concetti finanziari espressi nel film, ovvero lo chef Anthony Bourdain e Selena Gomez; in realtà, nello script al posto della Robbie avrebbe dovuto esserci Scarlett Johansson e al posto della Gomez l'accoppiata Beyonce/Jay Z. Se La grande scommessa vi fosse piaciuto recuperate The Wolf of Wall Street! ENJOY!

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