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mercoledì 6 dicembre 2023

Napoleon (2023)

Finalmente riesco a trovare il tempo di scrivere due righe su Napoleon, diretto da Ridley Scott. Astenersi cinèfili seriosi, fanboys et similia.


Trama: il giovane ufficiale dell'esercito Napoleone Bonaparte riesce, grazie alle sue doti di stratega e approfittando della tumultuosa realtà politica della Francia, ad ottenere sempre più fama e prestigio, fino ad assurgere al ruolo di imperatore. Sua compagna nel cammino, la nobildonna decaduta Giuseppina...

Eravamo in sala a vedere, mi pare, C'è ancora domani, quando è partito il trailer di Napoleon. "Uuuuh, questo dobbiamo venirlo a vedere!" urliamo, come tre sgallettate qualsiasi, io e due mie colleghe. Mi giro verso l'amico Toto: "Toto, tu vieni, vero?" "Col cazzo." Ecco. Io me lo immagino Toto, quel martedì sera funesto, sdraiato sul letto al caldo di una coperta, a leggere un libro con una tazza di tisana in mano, felice nella sua bolla dorata, mentre noi tre eravamo ad ammorbarci con quell'incredibile palla al cazzo che è Napoleon. Sì, Ridley, se vuoi te lo ripeto, poi sfanculami pure: an unbeliavable ball hanging from the cock. Non ti basta?  Une boule incroyable accrochée à la bite. Potrei andare avanti per ore a giocare con google translate e dizionari online per trovare mille altre traduzioni di "palla al cazzo", sicuramente mi divertirei di più che a guardare Napoleon, ma poi sarei scortese e anche poco equilibrata a livello critico, perché non è che il film sia una ciofeca immonda. Anzi, durante i primi minuti mi sono quasi commossa. E' palese, infatti, che quasi ogni scena di Napoleon sia ispirata agli stupendi quadri di Jacques-Louis David, ai quali si rifanno la morbidezza della fotografia, le geometrie dell'inquadratura, le ombre ed i colori, ma fosse solo quello. Le battaglie mostrate nel film sono epiche, splendidamente brutali: nel primo attacco al castello, durante la gioventù di Napoleone, si percepisce tutta la paura (prima ancora del fomento della guerra) di chi rischia di morire per un colpo vagante, ma l'apoteosi si ha durante quell'inferno ghiacciato che è Austerlitz, dove ogni sequenza racchiude in sé una spietatezza, un tale disgusto per la vita del nemico, da mettere i brividi, e non di freddo, e anche la famosa battaglia di Waterloo è notevole. Insomma, Ridley Scott non è un cretino e, all'età di 86 anni, con la macchina da presa riesce ancora a meravigliare ed affascinare. Peccato che le emozioni veicolate dalla sceneggiatura siano pari a zero e che l'imbarazzo regni sovrano (o, per essere più calzanti, imperi).


Va bene, abbiamo visto tutti la versione di due ore e mezza, e ormai lo sanno persino le mie zie che su Apple TV+ uscirà un director's cut di più di quattro ore, quindi voglio sperare che ci sarà maggiore coesione e un approfondimento dei fatti storici che permetta anche a chi non conosce a menadito Napoleone di capire rapporti di causa/effetto che qui sono lasciati cadere come pere cotte. Lungi da me insegnare a David Scarpa come si scrivono le sceneggiature, ma io mi sarei concentrata di più su un periodo circoscritto della vita di Napoleone, perché così si consegna al pubblico un elenco di fatti storici (più o meno verosimili, ma questa è un'altra storia, ché la mia conoscenza a menadito della storia francese si limita alla Rivoluzione) a mo' di bignami e, soprattutto, un personaggio che non si capisce come dovrebbe venire interpretato. A tal proposito, e con tutto il bene che posso volere a Joaquin Phoenix, non lo sa nemmeno lui: l'attore sembra essere uscito dal set di Beau ha paura per entrare direttamente in quello di Napoleon, e io capisco che quello con Aster dev'essere stato un tour de force, ma sarebbe stato gradevole un cambiamento di espressione, un guizzo di vitalità, un afflato di carisma. Il Napoleone del film è un fine stratega e un generale amatissimo perché sì, perché "è Napoleone", ma nulla nel film riesce a convincere lo spettatore di questa cosa, anzi. Spesso, lo spaesato Phoenix dà l'idea di un imperatore minchione, di un cretino dall'ego enorme capace solo di combattere, ma basta una parola o il pensiero di mammà per gettarlo nello sconforto come un Principe Giovanni qualsiasi. E mica solo mammà, attenzione. Solo Dio sa perché, Scarpa ha deciso di basare buona parte del film sul legame tra Napoleone e Giuseppina, toccando momenti di imbarazzo talmente alto da farmi rivalutare il "eeeehhhhbuff!" di Jared Leto in House of Gucci. Anche in questo caso, vuoi per un minutaggio "corto", vuoi per altro, non si capisce dove volesse andare a parare questo focus: la storia d'amore tra Napoleone e Giuseppina nasce come l'attrazione tra due animi affini, una scintilla come tante nella storia del Cinema, poi si sviluppa nel rapporto più tossico e mal interpretato visto negli ultimi decenni, con la Kirby bloccata tra espressioni perenni di dolore e disgusto (Giuseppina la darebbe a cani e porci e sta con Napoleone solo per non finire in mezzo a una strada ma oh, lo amo tanto, mi sacrifico per la patria, ogni tanto invito in casa lo zar di Russia, perché?, mah!) e Phoenix impegnato in coiti scult, caricato a "mmm-mmm-mmm-mmmm", voglioso di patata ma anche un po' intimidito dalla stessa, padre padrone di assoluta gelosia ma anche un po' vermicello strisciante che non vale una cicca senza la sua Giuse. L'ho detto e lo ripeto: ridatemi il trash volontario dello Scott impegnato a screditare i Gucci, tenetevi 'sta mattonata cringe spacciata per autorialità.


Del regista Ridley Scott ho già parlato QUIJoaquin Phoenix (Napoleone Bonaparte), Vanessa Kirby (Giuseppina Bonaparte) e Rupert Everett (il duca di Wellington) li trovate invece ai rispettivi link.



martedì 20 dicembre 2016

Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali (2016)

Nonostante il boicottaggio del multisala sono riuscita comunque a vedere Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali (Miss Peregrine's Home for Peculiar Children), l'ultimo film di Tim Burton tratto dall'omonima serie di libri scritta da Ransom Riggs. Forse era meglio rispettare il boicottaggio...


Trama: il giovane Jake è cresciuto ascoltando le fantasiose storie del nonno, popolate da bambini dotati di abilità peculiari, riuniti in una scuola gestita da Miss Peregrine, in grado di trasformarsi in falco. Col tempo Jake ha smesso di credere alle storie ma alla morte del nonno intraprende un viaggio per andare a cercare Miss Peregrine e i suoi protetti, minacciati da terribili nemici.


Qualcuno ha ordinato un gran bollito? Occhio a quello che fate perché il cameriere potrebbe portarvi la testa di Tim Burton su un piatto e non necessariamente un piatto d'argento, piuttosto d'ottone, che sappiamo tutti con cosa fa rima. Io ci avevo sperato in un redenzione di Burton, in un allontanamento dalle barracconate degli ultimi anni, da quei cinecomic inutilmente patinati e zeppi di effetti speciali (perché, si sa, lui è "visionario"), in un riavvicinamento a pellicole magari meno grandiose ma un po' più personali come l'ingiustamente disprezzato Big Eyes. E invece. Gli esperimenti a laGGente non piacciono, quindi Burton è tornato alla deliranza aliciana e il risultato è stato un capitolo della saga X-Men ambientato negli anni '40, con la splendida Eva Green nei panni di una Xavier gnocca e capelluta (persino piumata) e un ragazzino che scopre di essere un mutante (no, scusate: "speciale") e incontra tanti piccoli mutant... speciali come lui. Per carità, dai libri di Ransom Riggs non si poteva tirare fuori un capolavoro, sono godibili ma derivativi e durano una settimana nella mente di un lettore, però trarne un mattone da due ore talmente piatto che mi sono addormentata durante la visione perdendomi la comparsata di Rupert Everett era una cosa che avrei detto impossibile. La colpa non è solo di Burton, per carità. Lui fa il regista e pertanto i problemi di sceneggiatura sono imputabili alla solitamente brava Jane Goldman, che stavolta è riuscita nella non facile impresa di privare di fascino un gruppo di bambini peculiari costretti a vivere in un loop temporale, a fare del tormentato e dubbioso Jake un banalissimo eroe pienamente consapevole del suo ruolo in un mondo sconosciuto dopo neppure mezz'ora di pellicola (alla faccia del racconto di formazione...), ad incasinare personaggi che non erano scritti male modificandone personalità e poteri senza apportare migliorie alla trama (davvero, mi spiegate perché Emma e Olive si sono scambiate nomi e poteri? Una ragazza fiammeggiante non sarebbe andata bene come fidanzata del protagonista? A Burton piaceva l'idea di rimettere una bionda accanto all'eroe, come ai tempi di Edward mani di forbice? Sarò limitata ma non capisco, giuro.) per poi aggiungerne altri per il semplice gusto di dare una parte sostanziosa ad attori del calibro di Samuel L. Jackson, a riempire la storia di buchi logico-temporali e a privare i romanzi di Riggs della loro cattiveria inusitata togliendo peraltro anche momenti commoventi (il fratello di Bronwyn schiatta definitivamente e lei non fa una piega? Vabbé.). Complimenti, non avrei potuto far di meglio, davvero. Con una storiella così derivativa, semplificata, freddina e zeppa di WTF cosa poteva fare Burton per salvare la baracca?


Assolutamente niente, ovvio. Come qualsiasi mestierante, Burton si è messo dietro la macchina da presa concentrandosi principalmente sull'effetto spettacolare fine a sé stesso e non dico che la resa dei poteri dei peculiar children non sia ben fatta, soprattutto quando Jake arriva per la prima volta nel rifugio di Miss Peregrine trovandosi davanti un mondo incantato, ma è uno sfoggio di tecnica fredda che mi aspetto da altri registi, non certo da Tim. L'unico momento di palpitazione è stato quando il regista ha scelto di tornare ad utilizzare la stop motion e lì ho cominciato (sbagliando) a nutrire aspettative per il personaggio di Enoch: con un ragazzo capace di infondere vita nelle creature inanimate più assurde e costringerle a battersi in modi crudeli speravo nel compimento di quel weird che già aveva caratterizzato il buon Baffino di Frankenweenie. E invece, again. Dieci minuti di omaggio a Harryhausen con la colonna sonora più sbagliata di sempre, una roba che neppure Uwe Boll probabilmente avrebbe utilizzato in una delle sue ciofeche, e neanche una sequenza memorabile al di fuori di quelle già mostrate nel trailer. Sugli attori, poi, stendiamo un velo pietoso. Eva Green non è criticabile, ovviamente, per carità. Non è colpa sua se Miss Peregrine non fa una cippa tanto nel film quanto nel libro, limitandosi a trattare i pargoli come la sorella mistress di Mary Poppins, quindi la bella Eva si limita semplicemente ad essere gnocca e a godere degli splendidi costumi di Colleen Atwood rendendoci tutti felici. Samuel L. Jackson merita invece schiaffi fortissimi e financo il trattamento riservato al figlio di Bruce Dern in The Hateful Eight perché non esiste che quest'uomo accetti ruoli al limite del demente solo per scopi alimentari: Samuel, la prossima volta che ti becco con gli occhi bianchi e i denti da squalo a fare il malvagio simpaticone nell'ennesimo film per ragazzini sono volétili per diabetici, te lo giuro. Stamp, Butterfield e tutti gli altri coinvolti portano invece a casa il compito dignitosamente, poverelli. Come per la Green, non è colpa loro se i personaggi sono delle macchiette monodimensionali e perlomeno Terence Stamp ci mette tutta la dignità del mondo, riuscendo a conferire al malinconico nonno Abe quel minimo di profondità capace di renderlo simpatico (anche lì, la sceneggiatura sbaglia tempi e modi nel riportare l'invidia di Mr. Portman verso il figlio e l'ovvio risentimento verso un padre che ha preferito cercare le sue chimere invece che vivere in un mondo "reale", struggendosi di dolore per un amore impossibile che qui diventa il peggiore dei teen romance); non a caso, le sequenze più belle del film sono quelle in cui duettano Jake e il nonno, per il resto proprio tanta aria fritta e l'ultimo film di Burton risulta sì "speciale", però nell'accezione utilizzata quando si parla di quei poveri bimbi che a scuola vengono seguiti da un insegnante di sostegno.

L'unica reazione possibile al film...

Del regista Tim Burton (che compare in un cameo al luna park) ho già parlato QUI. Eva Green (Miss Peregrine), Asa Butterfield (Jake), Samuel L. Jackson (Barron), Judi Dench (Miss Avocet), Allison Janney (Dr. Golan), Chris O'Dowd (Franklin Portman) e Terence Stamp (Abraham "Abe" Portman) li trovate invece ai rispettivi link.

Rupert Everett interpreta l'ornitologo. Inglese, lo ricordo per film come Dellamorte Dellamore, La pazzia di re Giorgio, Il matrimonio del mio migliore amico, Shakespeare in Love, Sogno di una notte di mezza estate, Inspector Gadget, Sai che c'è di nuovo?, L'importanza di chiamarsi Ernest, Stardust, inoltre ha partecipato a serie come Black Mirror; come doppiatore ha invece lavorato in Shrek 2, La cronache di Narnia - Il leone, la strega e l'armadio e Shrek terzo. Anche produttore, sceneggiatore e regista, ha 57 anni e tre film in uscita.


Ella Purnell interpreta Emma Bloom. Inglese, ha partecipato a film come Non lasciarmi, Intruders, Kick - Ass 2, Maleficent e The Legend of Tarzan. Ha 20 anni e due film in uscita.


La madre di Jake è interpretata da Kim Dickens, ovvero la Madison della serie Fear the Walking Dead. Detto questo, se Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali vi fosse piaciuto, recuperate Alice in Wonderland, Animali fantastici e dove trovarli, Stardust e Il grande e potente Oz. ENJOY!

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