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venerdì 9 febbraio 2024

Flux Gourmet (2022)

Avrei voluto riaprire la rubrica Bolle di Ignoranza, ché non ho capito molto questo Flux Gourmet, diretto e sceneggiato dal regista Peter Strickland, ma magari con l'aiuto di qualcuno che lo ha visto...



Trama: un collettivo di artisti le cui performance si basano sui suoni prodotti dalla cottura del cibo sperimentano tensioni e problemi all'interno di una sontuosa villa, mentre lo scrittore incaricato di intervistarli comincia a soffrire di disturbi gastrici sempre più invalidanti.


Flux Gourmet è un film che ho dovuto ricominciare un paio di volte dopo essermi addormentata passati giusto venti minuti, e non è che dopo essermi risvegliata lo abbia apprezzato granché. A mia discolpa, posso dire di avere forse approcciato Flux Gourmet nel modo sbagliato, pensando che fosse un horror come In Fabric, film di Strickland che invece avevo molto gradito, mentre la sua ultima opera è più una commedia grottesca che mescola elementi autobiografici e uno stile che rimanda a quello di Greenaway e Lanthimos. Protagonisti del film sono un gruppo di artisti senza nome le cui performance riguardano il "sonic catering", ovvero la realizzazione di spettacoli in cui l'elemento fondamentale è la riproduzione dei suoni derivati dalla cottura in diretta del cibo, che è poi la stessa cosa in cui si cimenta Strickland col suo gruppo musicale The Sonic Catering Band. Il terzetto di artisti, capitanati dalla prepotente Elle di Elle, viene ospitato nella magione di Jan Stevens, una sorta di mecenate che, periodicamente, apre le porte del suo elegante palazzo a collettivi diversi e li affida alle "cure" di Stones, il cui compito è di intervistarli e realizzare una sorta di libretto introduttivo per il pubblico. Purtroppo, Stones ha i suoi problemi, derivanti da un reflusso gastrico e un'aerofagia che non gli lasciano scampo e che lo costringono a lunghe sedute in bagno e ad evitare contatti umani troppo ravvicinati, il che non è affatto facile tra spettacoli, interviste e cene con discussioni annesse. La trama di Flux Gourmet parte da queste premesse e ruota attorno a screzi sempre più pesanti non solo tra i membri del collettivo, esasperati dalle manie di controllo del "capo" Elle di Elle, ma anche tra quest'ultima e Jan Stevens, che vorrebbe invece dire la sua su alcuni aspetti dello spettacolo e non accetta il carattere testardo di Elle, inoltre viene presa di mira da un altro collettivo di artisti scartati; parallelamente ai problemi "artistici", ci sono quelli più terra terra di Stones e gli esami sempre più invasivi a cui viene sottoposto dal Dr. Glock, che a poco a poco vengono inglobati nelle performance via via più estreme del collettivo.


Il mio scarso apprezzamento del film deriva, di base, dal non aver colto appieno il nocciolo della questione. Immagino, vista la natura grottesca e volutamente esasperata delle performance del collettivo e, soprattutto, del corollario alle stesse (orge, monologhi aventi come argomento manuali di cucina o feticismi, piuttosto che scenette mute dove gli attori seguono un copione letto da Jan Stevens in cui si descrivono personaggi che fanno la spesa), che il film voglia essere in primis una critica agli artisti pieni di sé, all'arte volutamente criptica e onanistica, al vuoto che si nasconde dietro una parvenza di cultura. Il fatto che Stones racconti le sue sventure con una voce fuoricampo che parla in greco, a mio avviso, sottolinea l'incomunicabilità che parrebbe essere un po' il fil rouge del film, all'interno del quale tutti sono più o meno egoisti e focalizzati solo sulla loro visione delle cose, oppure impegnati a mostrare chi ce l'ha più grosso artisticamente parlando; Stones, coi suoi problemi intestinali e la sua conseguente tendenza a tenersi in disparte, sembra proprio incarnare l'uomo comune che ha gatte ben più grosse da pelare, legate a questioni che non toccano minimamente l'artista, almeno finché quest'ultimo non può farle proprie ed "elevarle", decontestualizzandole per il divertimento, il piacere o lo shock del pubblico. D'altra parte, Strickland suggerisce che l'arte, se ben utilizzata, possa anche essere spunto per riflessioni interessanti e discussioni, e lo stesso vale anche per il cibo (si pensi alla visione patriarcale della cucina, luogo riservato esclusivamente alla donna che deve compiacere l'uomo dietro ai fornelli, oppure alla natura talvolta discriminatoria delle abitudini alimentari, da quelle volute a quelle imposte, e al disagio che esse possono creare durante le occasioni conviviali), a fronte ovviamente di interlocutori interessati ed aperti di mente, altrimenti si rischia di avere davanti un Dr. Glock che asfalta chi dimostra di non possedere cultura accademica, e allora non c'è confronto.


A dirla tutta, però, Flux Gourmet mi è parso molto simile a ciò che dovrebbe criticare, cioè un criptico esercizio di stile zeppo di immagini particolarmente intriganti. Quello che non manca a Strickland, infatti, sono lo stile e il gusto per gli attori particolari. A partire dalle mise assurde di Jan Stevens, interpretata da una Gwendoline Christie elegante e bellissima, col suo modo di parlare cortese ed affettato, passando alla realizzazione delle performance del collettivo (un tripudio di suoni distorti e inquadrature ad effetto, con una sequenza in particolare difficile da sopportare senza farsi venire conati di vomito), per arrivare alle inquadrature teatrali non solo delle estemporanee del terzetto (adoro vedere la mimica caricata dei personaggi, immersi nella luce blu del palcoscenico) ma anche delle sveglie mattutine, seguite dalle passeggiate accompagnate dal brano più evocativo e barocco della colonna sonora, tutto in Flux Gourmet è curato fino all'ultimo dettaglio, tanto che il film è un piacere per gli occhi. Inoltre, l'interpretazione misurata di Makis Papadimitriou, così umanamente imbarazzato e riservato, si fonde alla perfezione con quelle degli altri attori, spesso assai caricate e grottesche, in particolare quella di Richard Bremmer, che continua ad essere uno dei vecchi più inquietanti del cinema recente, e ovviamente di Fatma Mohamed, la quale unisce la fisicità elegante di una ballerina a una trivialità a malapena tenuta a bada. In conclusione, non posso dire che Flux Gourmet non sia un film interessante e ben realizzato, tuttavia rischia di non essere, stavolta è il caso di dirlo, cibo per tutti i palati, quindi vi suggerirei di approcciarvi con molta cautela. 


Del regista e sceneggiatore Peter Strickland ho già parlato QUI. Asa Butterfield (Billy Rubin) e Gwendoline Christie (Jan Stevens) li trovate invece ai rispettivi link.


Fatma Mohamed, che interpreta Elle di Elle, è collaboratrice assidua di Strickland, col quale ha lavorato in Berberian Sound Studio e In Fabric. Se Flux Gourmet vi fosse piaciuto o se volete prepararvi ad affrontarlo, recuperate In Fabric (l'unico altro film di Strickland che ho visto, volendo potete tentare anche Berberian Sound Studio e The Duke of Burgundy ma non posso darvi un parere in merito) e Climax. ENJOY!

martedì 14 aprile 2020

Slaughterhouse Rulez (2018)

Su Netflix trovate un altro horror divertente con un sacco di cosette interessanti all'interno, Slaughterhouse Rulez, diretto e co-sceneggiato nel 2018 dal regista Crispian Mills.


Trama: Don viene ammesso alla Slaughterhouse, un esclusivo college inglese, proprio nel momento in cui, a causa di una scellerata attività di fracking, dal sottosuolo qualcosa comincia a strisciare nei boschi e nelle aule...


Slaughterhouse Rulez è una simpatica horror comedy, genere che come ben sapete piace tantissimo agli inglesi, che per più di metà della sua durata concede davvero poco all'orrore, salvo qualche leggenda misteriosa e un paio di indizi che rischiano di perdersi all'interno di quella che è, fondamentalmente, una critica sociale al sistema classista britannico frullata a un po' di ecologismo. Il film è ambientato in uno di quei college assurdi che paiono esistere solo nella vecchia albione, all'interno del quale gli alunni sono divisi in divinità e scarti, con ragazzi e ragazze rigorosamente separati e gli studenti di sesso maschile ulteriormente suddivisi in diverse fazioni; gli sfigati, nella fattispecie, sono gli Spartani e il protagonista di Slaughterhouse Rulez, costretto da mammà ad andare alla prestigiosa scuola in virtù del desiderio del defunto padre, si ritrova ovviamente in questa categoria, assieme ad una serie di altri personaggi più o meno interessanti tra i quali spicca Willoughby, l'unico dotato di un background un po' più elaborato. Oltre ad essere vessati dagli Dei e gestiti da un branco di insegnanti buffi e variamente incompetenti, i giovani virgulti sono anche costretti a subire gli effetti del fracking praticato da una compagnia che gestisce lo sfruttamento del gas ed è ovviamente in combutta col preside, il che ci porta alla parte prettamente horror del film, durante la quale vediamo materializzarsi leggende mostruose celate nel sottosuolo, pronte a fare scempio di studenti impegnati in "orge" latineggianti e quant'altro.


Slaughterhouse Rulez è tutto qui, un filmetto disimpegnato che a tratti è molto divertente, con una parte finale che accelera per non fermarsi più e una lunghissima introduzione fatta di momenti esilaranti ed altri un po' più mosci, soprattutto quando si concentra sul protagonista (effettivamente poco carismatico ed impegnato giusto a sbavare sulla biondina di turno, chissà perché a sua volta attratta dal tizio, con tutti gli altri studenti presenti nel college). Onestamente, ho guardato il film "solo" per la presenza degli adorati Simon Pegg e Nick Frost e non sono rimasta delusa: il primo ha un ruolo abbastanza importante ed è sempre adorabilmente sfigato anche quando si carica sulle spalle delle fisime che sarebbero state perfette per l'odioso Pete di Shaun of the Dead (I've got a splitting headache!), il secondo è invece sempre adorabilmente fattone e quel suo accento incomprensibile mi ha fatto venire voglia di abbracciarlo ancora di più. Se degli attori non ve ne frega nulla e siete qui solo per l'horror, sappiate che la parte finale del film è una simpatica macellata a base di schizzi di sangue, arti mozzati e gente pirla che ci rimette la ghirba nei modi più splatter possibili ed il design delle mordaci creature non è per nulla male anche se per la maggior parte del tempo possiamo soltanto intuirne la forma completa visto che il regista preferisce concentrarsi su muso e zanne. Quindi, se la pandemia vi è venuta a noia e vi sentite un po' giù, Slaughterhouse Rulez è un'ottima panacea, magari poco conosciuta e pompata da Netflix, il che è male. Fidatevi e guardatelo!


Di Margot Robbie (Audrey), Asa Butterfield (Willoughby Blake), Michael Sheen (Il Pipistrello), Simon Pegg (Meredith Houseman) e Nick Frost (Woody Chapman) ho già parlato ai rispettivi link.

Crispian Mills è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, al secondo film dopo A Fantastic Fear of Everything. Inglese, leader del gruppo Kula Shaker, ha 47 anni.


Se Slaughterhouse Rulez vi fosse piaciuto recuperate Attack the Block. ENJOY!

martedì 20 dicembre 2016

Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali (2016)

Nonostante il boicottaggio del multisala sono riuscita comunque a vedere Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali (Miss Peregrine's Home for Peculiar Children), l'ultimo film di Tim Burton tratto dall'omonima serie di libri scritta da Ransom Riggs. Forse era meglio rispettare il boicottaggio...


Trama: il giovane Jake è cresciuto ascoltando le fantasiose storie del nonno, popolate da bambini dotati di abilità peculiari, riuniti in una scuola gestita da Miss Peregrine, in grado di trasformarsi in falco. Col tempo Jake ha smesso di credere alle storie ma alla morte del nonno intraprende un viaggio per andare a cercare Miss Peregrine e i suoi protetti, minacciati da terribili nemici.


Qualcuno ha ordinato un gran bollito? Occhio a quello che fate perché il cameriere potrebbe portarvi la testa di Tim Burton su un piatto e non necessariamente un piatto d'argento, piuttosto d'ottone, che sappiamo tutti con cosa fa rima. Io ci avevo sperato in un redenzione di Burton, in un allontanamento dalle barracconate degli ultimi anni, da quei cinecomic inutilmente patinati e zeppi di effetti speciali (perché, si sa, lui è "visionario"), in un riavvicinamento a pellicole magari meno grandiose ma un po' più personali come l'ingiustamente disprezzato Big Eyes. E invece. Gli esperimenti a laGGente non piacciono, quindi Burton è tornato alla deliranza aliciana e il risultato è stato un capitolo della saga X-Men ambientato negli anni '40, con la splendida Eva Green nei panni di una Xavier gnocca e capelluta (persino piumata) e un ragazzino che scopre di essere un mutante (no, scusate: "speciale") e incontra tanti piccoli mutant... speciali come lui. Per carità, dai libri di Ransom Riggs non si poteva tirare fuori un capolavoro, sono godibili ma derivativi e durano una settimana nella mente di un lettore, però trarne un mattone da due ore talmente piatto che mi sono addormentata durante la visione perdendomi la comparsata di Rupert Everett era una cosa che avrei detto impossibile. La colpa non è solo di Burton, per carità. Lui fa il regista e pertanto i problemi di sceneggiatura sono imputabili alla solitamente brava Jane Goldman, che stavolta è riuscita nella non facile impresa di privare di fascino un gruppo di bambini peculiari costretti a vivere in un loop temporale, a fare del tormentato e dubbioso Jake un banalissimo eroe pienamente consapevole del suo ruolo in un mondo sconosciuto dopo neppure mezz'ora di pellicola (alla faccia del racconto di formazione...), ad incasinare personaggi che non erano scritti male modificandone personalità e poteri senza apportare migliorie alla trama (davvero, mi spiegate perché Emma e Olive si sono scambiate nomi e poteri? Una ragazza fiammeggiante non sarebbe andata bene come fidanzata del protagonista? A Burton piaceva l'idea di rimettere una bionda accanto all'eroe, come ai tempi di Edward mani di forbice? Sarò limitata ma non capisco, giuro.) per poi aggiungerne altri per il semplice gusto di dare una parte sostanziosa ad attori del calibro di Samuel L. Jackson, a riempire la storia di buchi logico-temporali e a privare i romanzi di Riggs della loro cattiveria inusitata togliendo peraltro anche momenti commoventi (il fratello di Bronwyn schiatta definitivamente e lei non fa una piega? Vabbé.). Complimenti, non avrei potuto far di meglio, davvero. Con una storiella così derivativa, semplificata, freddina e zeppa di WTF cosa poteva fare Burton per salvare la baracca?


Assolutamente niente, ovvio. Come qualsiasi mestierante, Burton si è messo dietro la macchina da presa concentrandosi principalmente sull'effetto spettacolare fine a sé stesso e non dico che la resa dei poteri dei peculiar children non sia ben fatta, soprattutto quando Jake arriva per la prima volta nel rifugio di Miss Peregrine trovandosi davanti un mondo incantato, ma è uno sfoggio di tecnica fredda che mi aspetto da altri registi, non certo da Tim. L'unico momento di palpitazione è stato quando il regista ha scelto di tornare ad utilizzare la stop motion e lì ho cominciato (sbagliando) a nutrire aspettative per il personaggio di Enoch: con un ragazzo capace di infondere vita nelle creature inanimate più assurde e costringerle a battersi in modi crudeli speravo nel compimento di quel weird che già aveva caratterizzato il buon Baffino di Frankenweenie. E invece, again. Dieci minuti di omaggio a Harryhausen con la colonna sonora più sbagliata di sempre, una roba che neppure Uwe Boll probabilmente avrebbe utilizzato in una delle sue ciofeche, e neanche una sequenza memorabile al di fuori di quelle già mostrate nel trailer. Sugli attori, poi, stendiamo un velo pietoso. Eva Green non è criticabile, ovviamente, per carità. Non è colpa sua se Miss Peregrine non fa una cippa tanto nel film quanto nel libro, limitandosi a trattare i pargoli come la sorella mistress di Mary Poppins, quindi la bella Eva si limita semplicemente ad essere gnocca e a godere degli splendidi costumi di Colleen Atwood rendendoci tutti felici. Samuel L. Jackson merita invece schiaffi fortissimi e financo il trattamento riservato al figlio di Bruce Dern in The Hateful Eight perché non esiste che quest'uomo accetti ruoli al limite del demente solo per scopi alimentari: Samuel, la prossima volta che ti becco con gli occhi bianchi e i denti da squalo a fare il malvagio simpaticone nell'ennesimo film per ragazzini sono volétili per diabetici, te lo giuro. Stamp, Butterfield e tutti gli altri coinvolti portano invece a casa il compito dignitosamente, poverelli. Come per la Green, non è colpa loro se i personaggi sono delle macchiette monodimensionali e perlomeno Terence Stamp ci mette tutta la dignità del mondo, riuscendo a conferire al malinconico nonno Abe quel minimo di profondità capace di renderlo simpatico (anche lì, la sceneggiatura sbaglia tempi e modi nel riportare l'invidia di Mr. Portman verso il figlio e l'ovvio risentimento verso un padre che ha preferito cercare le sue chimere invece che vivere in un mondo "reale", struggendosi di dolore per un amore impossibile che qui diventa il peggiore dei teen romance); non a caso, le sequenze più belle del film sono quelle in cui duettano Jake e il nonno, per il resto proprio tanta aria fritta e l'ultimo film di Burton risulta sì "speciale", però nell'accezione utilizzata quando si parla di quei poveri bimbi che a scuola vengono seguiti da un insegnante di sostegno.

L'unica reazione possibile al film...

Del regista Tim Burton (che compare in un cameo al luna park) ho già parlato QUI. Eva Green (Miss Peregrine), Asa Butterfield (Jake), Samuel L. Jackson (Barron), Judi Dench (Miss Avocet), Allison Janney (Dr. Golan), Chris O'Dowd (Franklin Portman) e Terence Stamp (Abraham "Abe" Portman) li trovate invece ai rispettivi link.

Rupert Everett interpreta l'ornitologo. Inglese, lo ricordo per film come Dellamorte Dellamore, La pazzia di re Giorgio, Il matrimonio del mio migliore amico, Shakespeare in Love, Sogno di una notte di mezza estate, Inspector Gadget, Sai che c'è di nuovo?, L'importanza di chiamarsi Ernest, Stardust, inoltre ha partecipato a serie come Black Mirror; come doppiatore ha invece lavorato in Shrek 2, La cronache di Narnia - Il leone, la strega e l'armadio e Shrek terzo. Anche produttore, sceneggiatore e regista, ha 57 anni e tre film in uscita.


Ella Purnell interpreta Emma Bloom. Inglese, ha partecipato a film come Non lasciarmi, Intruders, Kick - Ass 2, Maleficent e The Legend of Tarzan. Ha 20 anni e due film in uscita.


La madre di Jake è interpretata da Kim Dickens, ovvero la Madison della serie Fear the Walking Dead. Detto questo, se Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali vi fosse piaciuto, recuperate Alice in Wonderland, Animali fantastici e dove trovarli, Stardust e Il grande e potente Oz. ENJOY!

sabato 11 febbraio 2012

Hugo Cabret (2011)

E così giovedì sono riuscita ad andare a vedere almeno uno dei tre film che mi ero proposta, lo Hugo Cabret (Hugo) di Martin Scorsese, tratto dal libro La straordinaria invenzione di Hugo Cabret, pubblicato nel 2007 dallo scrittore e illustratore americano Brian Selznick. Ho dato la precedenza a questo perché tra i tre era quello che assolutamente non volevo perdere, ma mi ha lasciato un po’ l’amaro in bocca.


Trama: Hugo Cabret è un orfano che vive nei tunnel della Gare Montparnasse, facendo di nascosto manutenzione agli orologi della stazione. Un giorno conosce Isabelle, nipote del giocattolaio Papa Georges, e grazie ad una chiave che la ragazzina porta al collo, scopre un mistero sepolto da molti anni…


Doverosa premessa: nonostante mi abbia lasciato l’amaro in bocca, Hugo Cabret è un film visivamente stupendo, nonché un inno di puro amore per il Cinema e la magia che ne è essenza. La sala sarebbe dovuta crollare in testa alle due indegne creature che si sono alzate andandosene annoiate a metà film, di questo sono convinta. Perché anche se il 3D, dopo un inizio spettacolare in cui sembrava di essere immersi nella nevicata parigina, si è rivelato inutile come per tutti gli altri film che ho visto girati con questa tecnica, il film nel suo insieme è un’opera d’arte, curata fin nei minimi dettagli e colma di momenti assolutamente affascinanti ed interessanti, soprattutto per i cinefili. Scorsese ama quello che fa, e il suo amore si percepisce in ogni fotogramma, il rispetto per i nomi illustri che lo hanno preceduto si può quasi toccare in ogni scena, lo spettatore non può fare altro che rimanere a bocca aperta quando davanti ai suoi occhi scorrono spezzoni di film che solo i più fortunati sono riusciti a vedere su uno schermo cinematografico, oppure quando viene ricostruita la realizzazione di quegli stessi film, grandiosi spettacoli di magia creati da un appassionato artigiano che voleva regalare sogni ed emozioni, cercando di portare le persone fuori dalla fredda realtà. Queste sono le parti più belle del film, quelle legate al mistero di Méliès, allo splendido automa che sembra uscito dritto da Metropolis, ai disegni dipinti a mano che prendono vita, agli scheletri, draghi e tritoni che danzano sullo schermo, agli incubi di un bambino che si immagina di diventare lui stesso un automa meccanico, come un ingranaggio all’interno di un ordinato universo, oppure di diventare vittima di uno dei più famosi e grandiosi incidenti ferroviari, realmente avvenuto nel 1895.


E se Hugo Cabret vivesse solo di questo amore puro, se fosse stato un insieme di emozionanti sequenze legate da un filo conduttore come The Tree of Life , credo sarebbe stato il film perfetto. Ma la debolezza dell'ultima fatica di Scorsese, paradossalmente, è proprio il racconto che sta alla base, che non intriga, non emoziona, non commuove. La Gare Montparnasse viene mostrata come un microcosmo assai simile a quello de Il favoloso mondo di Amélie, con personaggi schivi, desiderosi di rapportarsi l'uno all'altro eppure goffi, impossibilitati ad esternare le proprie emozioni, pur essendo dotati di peculiarità a dir poco uniche. Però i siparietti tra questi personaggi sono solo dei riempitivi, qualcosa di messo lì per dare colore; si ride a denti stretti e solo grazie al personaggio dell'ispettore ferroviario, interpretato magistralmente da un Sacha Baron Coen che, assieme a Ben Kingsley, si mangia tutto il resto degli attori, Chloë Moretz in primis, perché la signorina mi aveva abituata a ben altre performance. Anche il piccolo Hugo Cabret è moscerello, incapace di coinvolgere lo spettatore e farlo emozionare per la sua triste storia di orfano, di reietto, di essere umano desideroso di trovare il suo posto nel mondo perché "tutti devono avere uno scopo". Bambin, tu hai ragione, e in questo caso il mio scopo è raccontare la verità: Hugo Cabret, e mi uccide ammetterlo, è una bellissima, cinefila mezza delusione. Da vedere assolutamente, questo è ovvio, ma tenendo a mente che saranno solo gli occhi (e le orecchie, perché la colonna sonora è a dir poco splendida) ad essere coinvolti da questo spettacolo, non il cuore.


Del regista Martin Scorsese (che interpreta anche il fotografo che immortala Méliès e la moglie davanti al loro studio) ho già parlato qui. Ben Kingsley (Papa Georges), Sacha Baron Coen (l’ispettore ferroviario), Chloë Grace Moretz (Isabelle), Emily Mortimer (Lisette), Christopher Lee (Monsieur Labisse), Jude Law (il padre di Hugo) li trovate tutti seguendo i rispettivi link.

Asa Butterfield interpreta Hugo Cabret. Inglese, ha partecipato a film come Il bambino con il pigiama a righe e Wolfman. Ha 15 anni e un film in uscita.


Ray Winstone (vero nome Raymond Andrew Winstone) interpreta lo zio Claude. Inglese, ha partecipato a film come Il gioco di Ripley, Ritorno a Cold Mountain, Le cronache di Narnia: il leone, la strega e l’armadio, The Departed, La leggenda di Beowulf e Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo. Anche produttore, ha 55 anni e quattro film in uscita, tra cui l’imminente Biancaneve e il cacciatore.


Helen McCrory interpreta Mama Jeanne. Inglese, meglio conosciuta come la fortunatissima Narcissa Malfoy della saga cinematografica di Harry Potter, ha partecipato anche a Intervista col vampiro e a un episodio della serie Doctor Who. Ha 44 anni e due film in uscita.


Frances de la Tour interpreta Madame Emilie. Inglese, ha partecipato alla saga cinematografica di Harry Potter nei panni della mezza gigante direttrice di Beauxbatons, Madame Maxime e ad Alice in Wonderland. Ha 67 anni e un film in uscita.


Richard Griffiths interpreta Monsieur Frick. Anche lui inglese, anche lui apparso nella saga di Harry Potter come zio Vernon, lo ricordo per altri film come Superman II, Gandhi, Greystoke la leggenda di Tarzan il signore delle scimmie, Shangai Surprise, Una pallottola spuntata 2 1/2: l'odore della paura, Il mistero di Sleepy Hollow, Vatel, Ballet Shoes e Pirati dei Caraibi - Oltre i confini del mare. Ha 65 anni e un film in uscita.


Tenete inoltre d’occhio il ragazzino che interpreta Tabard da giovane, ovvero Gulliver McGrath, perché lo ritroveremo nell’imminente Dark Shadows di Tim Burton e in Lincoln di Steven Spielberg. Hugo Cabret ha ottenuto ben 11 nomination agli Oscar di quest'anno: migliore scenografia (sarebbe meritatissimo, perché l'arte di Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo è insuperabile), migliore fotografia, migliori costumi, miglior regia (altro Oscar strameritatissimo), miglior montaggio, miglior colonna sonora originale (altro premio che il film dovrebbe vincere), miglior montaggio sonoro, miglior sonoro, migliori effetti speciali, miglior film (mi spiace ma questo dovrebbe invece andare a The Help) e miglior sceneggiatura non originale (idem come prima). Nell'attesa di conoscere i risultati... ENJOY!

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