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venerdì 3 luglio 2020

Far East Film Festival: Exit (2019)

Una delle gioie del Far East Film Festival ha esulato completamente dall'horror ed è piaciuta persino al Bolluomo! Sto parlando di Exit (엑시트 - Eksiteu), diretto e sceneggiato nel 2019 dal regista Sang Geun Lee.


Trama: durante i festeggiamenti per i settant'anni della mamma, Yong-Nam e la sua famiglia si ritrovano bloccati all'interno di un edificio, mentre all'esterno un gas velenosissimo minaccia l'intera popolazione...


Dopo i due horror di cui ho parlato sul blog, Impetigore e Soul, ho avuto modo di guardare The Closet, carino ma non entusiasmante, e avevo quindi pensato di fare un post riassuntivo delle ultime visioni, anche perché il Far East Film Festival finirà domani. Tuttavia, Exit mi ha presa tantissimo e vorrei spendere due parole su questa commedia action firmata, a sorpresa, da un esordiente. Exit è uno di quei film che meriterebbero di approdare in sala come si deve e di venire distribuiti anche in Italia e non come fondi di magazzino; certo, la trama a tratti rasenta il surreale (ma vogliamo paragonarlo a Fast & Furious, giusto per fare un titolo? E dai!) ma vi assicuro che non riuscirete a staccare gli occhi dallo schermo davanti alle peripezie del povero Yong-Nam, disoccupato, single impenitente che vive ancora coi genitori, la "vergogna" della famiglia, ritrovatosi a dover festeggiare il compleanno di mammà in mezzo a gente che palesemente lo ritiene un cretino. Non bastasse il disagio familiare, si aggiungono la presenza della bella Eui-Joo, che anni prima lo aveva respinto, e un attentato terroristico a base di gas venefico, che in pochissimo tempo trasforma la città in un inferno e ogni edificio in una potenziale trappola per topi, visto che il gas sale e l'unica via di scampo sono i vertiginosi tetti dei grattacieli. Fortunatamente, in mezzo a tutto il suo carico di sfiga, Yong-Nam ha dalla sua una pregevolissima preparazione come scalatore quasi professionista, fulcro delle sequenze più al cardiopalma di Exit, roba che, spesso, mi costringeva a distogliere lo sguardo dallo schermo visto il mio atavico terrore davanti a scene che prevedono dei personaggi penzolanti nel vuoto (sapete che mi dà fastidio persino Spider-Man, vero?). E ce ne sono parecchie di queste scene, tutte dirette alla perfezione, concitate ed insieme dilatate all'infinito, dove la fisicità dell'attore Jung-Suk Jo si unisce a tecniche digitali e di regia che non sfigurerebbero davanti ai cosiddetti "blockbuster" occidentali: la scalata del primo edificio trasmette una tensione insostenibile e la corsa finale fa letteralmente saltare sulla sedia e in tutto questo Sang Jeun Lee, anche sceneggiatore, riesce persino a dare spessore ai personaggi.


All'aspetto action si affianca, infatti, un cuore di commedia familiare a tratti esilarante. Ogni membro della famiglia di Yong-Nam è tratteggiato con pochi tocchi che lo rendono subito riconoscibile e "tipico" nel suo modo di essere, unito agli altri nel suo far parte di un sistema da cui Yong-Nam, almeno in apparenza, è tagliato fuori a causa delle mille convenzioni sociali che regolano la vita in Corea (tutta la lunga introduzione è splendida, tra nipotini che fingono di non conoscere lo zio "strano" ed esempi di ordinaria e gretta pochezza in cui genitori e parenti vari mostrano di non essere poi così perfetti, vittime dei loro peccati veniali); i dialoghi, di una spietatezza estrema, strappano spesso delle grasse risate e lo stesso vale per i flashback in cui il protagonista rimembra la triste storia con Eui-Joo, altro personaggio interessante, dalla dura scorza di professionalità che tenta disperatamente di nascondere un animo umanissimo e fragile. A tal proposito, si ride molto in Exit ma c'è anche spazio per magoni sconfinati e ci sono sequenze in cui la commedia si mescola inestricabilmente ad un senso di tragedia e tristezza imminente, in un equilibrio miracoloso che mi è capitato poche volte di vedere in questo genere di film. A questo, dovete aggiungere una bella colonna sonora (non conosco il titolo della canzone che accompagna i titoli di coda ma è perfetta, sembra la sigla di un anime), un ottimo comparto tecnico in grado di scodellare le immagini e sequenze più impensabili, arrivando persino, a un certo punto, a farmi pensare a un film di fantascienza, e un cast di attori uno più bravo dell'altro. Della serie, credevo fosse una supercazzola, scelta giusto per non ammorbare il Bolluomo, invece mi sono ritrovata a guardare il film più entusiasmante del festival: certo, mi mancano ancora una trentina di titoli che non riuscirò mai a recuperare, ma per il tempo che ho avuto posso dire di essere rimasta decisamente soddisfatta! Incrociamo le dita per una futura distribuzione italiana.

Sang Geun Lee è il regista e sceneggiatore della pellicola, sudcoreano, al suo primo lungometraggio.


In-hwan Park, che interpreta papà Jang-Soo era il prete di Thirst. ENJOY!

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