Puntavo A Good Woman Is Hard to Find, diretto nel 2019 dal regista Abner Pastoll, da quando ne avevano parlato QUI i 400calci. Poi è arrivato il post di Lucia e ho capito che finalmente era giunto il momento di vederlo!
Trama: rimasta vedova e madre di due figli, Sarah si arrabatta come può per portare a casa la pagnotta, finché un giorno un piccolo spacciatore non le entra in casa, facendo piombare la sua già difficile vita in un incubo.
L'Irlanda continua a sfornare un sacco di bei film, confermandosi come uno dei Paesi in cui horror, thriller e contaminazioni di genere stanno benissimo. A Good Woman Is Hard to Find è una pellicola borderline, nel senso che per buona parte della sua durata racconta qualcosa di anche troppo verosimile, doloroso ancor prima che subentri l'"esagerazione" dell'elemento di fiction. Protagonista della pellicola è Sarah, una "vinta" che sarebbe stata perfetta all'interno di qualche romanzo Verghiano oppure in uno di quei begli anime che andavano di moda negli anni '80, perché la fanciulla è un concentrato vivente di sfiga: il marito è stato ucciso e la polizia ha deciso di lavarsene le mani, convinta di avere a che fare con un regolamento di conti tra spacciatori, l'unico testimone è il figlio piccolo che, per lo shock, ha smesso di parlare, Sarah è rimasta priva di soldi e di lavoro, si lascia scorrere la vita addosso e chiunque si ritiene in dovere di trattarla a pesci in faccia, dai commessi del supermercato alla madre frustrata. Il suo atteggiamento remissivo e passivo è perfetto per gente come Tito, piccolo spacciatore che, dopo avere rubato una partita di droga al boss del quartiere, invade casa di Sarah usandola come base d'appoggio, infischiandosene di lei, dei figli e dei vicini finché, come spesso accade in questo genere di film, qualcosa si spezza e la situazione precipita. Determinata a proteggere figli che ama più di se stessa, già minacciati dalla presenza degli assistenti sociali, Sarah prende per la prima volta tra le mani la sua esistenza e si scrolla di dosso l'apatia, "trasformandosi" letteralmente in una furia vendicatrice senza mai valicare quel confine tipico di questo genere di pellicola, attraversato il quale ogni donna diventa Wonder Woman in versione horror.
Non che non ci siano sequenze vomitevoli e sconvolgenti anche qui. Una, in particolare, si concentra su quanto sia difficile eliminare prove compromettenti; non mi è mai passato nemmeno per l'anticamera del cervello di fare simili opere di pulizia, per carità, ma dopo i dieci minuti di pura fatica, sofferenza e disgusto mostrati in A Good Woman Is Hard to Find credo propenderei maggiormente per il metodo Breaking Bad, anche se probabilmente ci rimetterei vasca e pavimenti come i protagonisti del telefilm. Il merito di cotanto disgusto, se così si può dire, è da ricercarsi nella bravura di Sarah Bolger, che regge da sola l'intero film. Ora, purtroppo io ricordo Sarah Bolger esclusivamente per il sciocco ruolo di Aurora nelle stagioni peggiori di Once Upon a Time e per quell'enorme vaccata di Emelie ed è un peccato; qui la Bolger da veramente il meglio di sé, incarnando un personaggio col quale è facilissimo empatizzare a fronte del suo aspetto dimesso e della profonda fragilità che comunque pretendono dignità e rispetto, e a fronte del suo smisurato amore per i figli (provate a ignorare il magone che vi verrà in un paio di sequenze). Nel prefinale, la sua trasformazione in femme fatale potrebbe fare perdere qualche battito cardiaco a più di un uomo eppure è quanto di più "naturale" si possa pensare, una transizione di puro squilibrio che può portare, forse, a qualcosa di definitivamente positivo. O, perlomeno, accettabile e dignitoso.
Di Sarah Bolger, che interpreta Sarah, ho già parlato QUI.
Abner Pastoll è il regista della pellicola. Sudafricano, ha diretto film come Road Games. Anche sceneggiatore e produttore, ha 38 anni e un film in uscita.
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mercoledì 27 maggio 2020
mercoledì 24 luglio 2019
The Moth Diaries (2011)
Attirata dal nome della regista ho recuperato The Moth Diaries, diretto e sceneggiato nel 2011 da Mary Harron partendo dal romanzo omonimo di Rachel Klein.
Trama: Rebecca, ragazza segnata dal suicidio del padre, frequenta un esclusivo collegio femminile assieme a Lucy, la sua migliore amica. L'arrivo di una nuova studentessa, Ernessa, che si rivela particolarmente attaccata a Lucy, fa piombare Rebecca in un inquietante incubo...
The Moth Diaries è il tentativo di creare uno young adult un po' meno frivolo e più gotico rispetto ad altre opere del genere. Tenendo come costante riferimento Dracula e Carmilla, più volte citati all'interno del film, la storia si snoda seguendo le riflessioni sempre più inquiete (e sempre più allucinate) di Rebecca, ragazza reduce da un lutto pesantissimo che cerca rifugio all'interno di un collegio che non riconosce più. Le sue amiche sono tutte pronte ad affrontare nuove esperienze, in primis la perdita della verginità, non sono più così propense a portare avanti vecchie consuetudini e, quel che è peggio, la migliore amica Lucy viene affascinata da una studentessa appena arrivata, Ernessa. Quest'ultima è elegante, conosce le lingue e la poesia, sa suonare il pianoforte divinamente, viene accolta a braccia aperte da tutte nonostante le sue stranezze eccessive ma Rebecca vive la sua presenza come se la ragazza volesse rubarle il posto faticosamente conquistato nel corso degli anni, anche perché Lucy, a poco a poco, comincia ad allontanarsi da lei e a cambiare sempre più profondamente. Segnata dalla morte del padre poeta, la mente influenzata dalle lezioni dell'insegnante di letteratura, che prende in esame storie gotiche di vampiri, Rebecca arriva a convincersi che Ernessa sia una creatura sovrannaturale, un vampiro che si nutre non di sangue ma dell'essenza vitale delle sue vittime, e le sue convinzioni paiono avvalorate dal fatto che attorno a lei le persone cominciano a scomparire o morire, col risultato che Rebecca arriva a trovarsi sempre più isolata. La trama di The Moth Diaries prende quindi i tormenti tipici dell'adolescenza (terrore dei cambiamenti, ansia, prime pulsioni sessuali, gelosie, senso di inadeguatezza) e li inserisce in un'atmosfera gotica che opprime i personaggi, li rende ancora più insicuri e allucinati anche perché, se è vero che Rebecca è convintissima della natura vampirica di Ernessa e alcune sequenze parrebbero confermare la sua idea, ciò non toglie che potrebbe essere tutto frutto della sua mente e che il film sia girato seguendo il suo punto di vista distorto.
Sulla carta, tutto questo parrebbe molto interessante e, al solito, Mary Harron sguazza in questo genere di iconografia horror, soprattutto quando il protagonista è inaffidabile, soggetto a visioni in glorioso technicolor che mostrano fontane di sangue, eros e thanatos che si mescolano tra loro e miriadi di falene; inoltre, bisogna dire che Lily Cole, l'attrice che interpreta Ernessa, ha un viso particolarissimo ed elegante, perfetto per l'idea che si potrebbe avere di una vampira. Purtroppo, l'altro lato della medaglia è che The Moth Diaries è un film mollo, lento, fiaccato da un ennui che non spinge lo spettatore ad identificarsi o empatizzare con le protagoniste nemmeno per sbaglio. Dell'amicizia tra Rebecca e Lucy non viene accennato nulla, solo che le due sono migliori amiche, anche se basta la comparsa di Ernessa per far sì che Lucy cominci a odiare, dopo un secondo netto, la povera Rebecca; quest'ultima non è un personaggio particolarmente accattivante, né in bene né in male, sta lì a subire "cose" limitandosi a trascrivere tutta la sua insoddisfazione su un diario, all'interno del quale, per inciso, le falene c'entrano poco o nulla (sì, il giorno più felice della vita di Rebecca è stato quando ha visto una falena lunare assieme al padre ma, quindi? Per il resto non è che abbia chissà quale importanza...), e sia lei che le amichette che la circondano sono interpretate da attrici che sono la quintessenza della banalità. Con tutte le possibili suggestioni di erotismo, disagio e terrore che potevano derivare da un film simile, The Moth Diaries si concentra semplicemente su una messa in scena patinata diventando neanche un film sui vampiri, quanto piuttosto una ghost story noiosetta ambientata all'interno di un collegio zeppo di ragazzine scialbe. Molto, molto meglio riguardare (o recuperare) l'interessante Cracks, quello sì davvero inquietante oltre che molto affascinante.
Della regista e sceneggiatrice Mary Harron ho già parlato QUI. Sarah Bolger (Rebecca) e Scott Speedman (Mr.Davies) li trovate invece ai rispettivi link.
Sarah Gadon interpreta Lucy. Canadese, ha partecipato a film come A Dangerous Method, Dream House, Antiviral, Cosmopolis, The Amazing Spider-Man 2 - Il potere di Electro, Map to the Stars e a serie quali Nikita, Hai paura del buio?, 21.11.63 e True Detective. Anche regista, sceneggiatrice e produttrice, ha 32 anni e un film in uscita.
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domenica 19 novembre 2017
Emelie (2015)
Spulciando il catalogo Netflix mi è capitato sotto gli occhi Emelie, diretto e co-sceneggiato nel 2015 dal regista Michael Thelin; nonostante fosse segnato come thriller/horror Mirco si è detto disponibile a farmi compagnia durante la visione quindi ho deciso di dargli un'occhiata, ahimé.
Trama: tre bambini vengono lasciati soli con la sostituta della babysitter, la quale si rivela una pazza di prim'ordine.
Avete notato con quale scazzo ho liquidato la trama? Bene, il motivo è che Emelie non è nulla più di quello che traspare da una sinossi così stringata, inutile ricamarci sopra come hanno fatto i ben due sceneggiatori (regista compreso) della pellicola per raggiungere un metraggio standard, aggiungendo cose insensate e vagamente perturbanti. Il quadro iniziale di Emelie è americano che più non si può: coppia sposata da N anni ha messo al mondo tre figli rinunciando a qualsiasi parvenza di relazione coniugale tranne il festeggiamento dell'anniversario di matrimonio. Ca**o, per i due quello è IMPORTANTISSIMO e non va dimenticato, nemmeno se il festeggiamento si limita ad una cena moscia durante la quale si parla di figli, babysitter e ci si scambiano regali graditissimi ma con l'incoolata subito dietro l'angolo (Sì, tranquillo, vai pure a vedere la partita per la quale avresti venduto un rene. Ma solo se ti porti dietro il figlio undicenne in piena crisi puberale, a-ha!). Il problema nasce dal momento in cui anche la babysitter di fiducia, conscia di doversi a sua volta portare avanti cercando presto un compagno col quale metter su famiglia, decide di uscire con un ragazzo e tirare il pacco ai coniugi disperati ma non prima di aver trovato loro una sostituta, Anna. Solo che Anna è in realtà questa Emelie che si spaccia per lei e non vi sto a dire i tripli salti carpiati fatti dagli sceneggiatori per far sì che in un quartiere grosso come il tabellone del Monopoli i due cretini non sappiano come sia fatta Anna e abbocchino all'inganno come due tonni. Comunque. Emelianna è diventata quasi pazza a causa di un'enorme perdita subita in passato e di una conseguente sterilità quindi esige un figlio e quale famiglia è meglio dei Thompson che ne hanno ben tre, uno più rompicoglioni, odioso e potenzialmente psicopatico dell'altro? Basterebbe che la tizia entrasse in casa, ne addormentasse due, si prendesse il meno peggio e tanti saluti, film finito. Invece, sempre per la questione del metraggio di cui sopra, Emelianna decide di traumatizzare a vita uno dei due "scartati" e di sviluppare le pulsioni sessuali dell'altro prima di rivelarsi a tutti (tranne al prescelto che, in quanto tale, non capirà un belino fino all'ultimo) come la pazza che è, in un crescendo di situazioni thriller talmente abusate che persino Mirco, pur non avezzo al genere, è stato in grado di prevederle.
A parte questa trama moscia, Emelie è proprio brutto o, meglio, non sa di nulla. Regia non pervenuta, addirittura da metà pellicola in poi è tutto girato in ambienti bui affossati da una fotografia televisiva (a un certo punto non si capisce una cippa di quello che succede perché, di fatto, non si vede nulla) e hanno tentato di mettere una pezza al tutto con un montaggio "spezzato", così da ravvivare un po' la faccenda e aumentare il senso d'inquietudine dello spettatore mostrandogli alternativamente la seratina dei genitori e la serataccia dei figli, ma il risultato è stato solo quello di spezzare anche la tensione. L'unica cosa vagamente intrigante è il diario di Emelie, zeppo di disegni inquietanti, ma si vede per qualche secondo o poco più quindi è un elemento trascurabile e di sicuro non rischia di influenzare positivamente un giudizio negativo. Quel che è peggio, la versione italiana di Emelie è fatta talmente male che stavolta mi rendo conto di non poter neppure dare un giudizio obiettivo sugli attori, i quali mi sono sembrati tutti mediamente cani, a partire da Sarah Bolger, carina ma insipida. Mettiamo da parte per un attimo i doppiatori scelti, monocordi a livello imbarazzante; quello che mi ha scioccata davvero è stato l'adattamento, completamente differente dai sottotitoli (messi perché fuori dalla stanza c'era un casino devastante e il volume del tablet non riusciva a sovrastarlo) evidentemente realizzati da utenti appassionati che poveracci non lo fanno di lavoro ma superano di diverse lunghezze i cosiddetti professionisti (sì, per la miseria, questo per me è un tasto dolentissimo). Un adattamento castigato, trattenuto, nemmeno ci si trovasse davanti a un film per famiglie, reso ancora più fastidioso da quel "cabbie" ripetuto mille volte e mai tradotto: porca zozza, una frase come "il suo CABBIE" non si può sentire, Cabbie non è un nome proprio, piuttosto metti "cucciolo" come hanno fatto quelli che hanno realizzato i sottotitoli!!! Insomma, un enorme BAH, da tutti i punti di vista. Fossi in voi eviterei Emelie come la peste e se siete sposati e avete dei figli, per favore, non limitatevi a stare assieme solo una volta all'anno, dai!
Di Sarah Bolger, che interpreta Emelie, ho già parlato QUI.
Michael Thelin è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Probabilmente americano, al momento è al suo primo lungometraggio.
Se Emelie vi fosse piaciuto recuperate La mano sulla culla. ENJOY!
Trama: tre bambini vengono lasciati soli con la sostituta della babysitter, la quale si rivela una pazza di prim'ordine.
Avete notato con quale scazzo ho liquidato la trama? Bene, il motivo è che Emelie non è nulla più di quello che traspare da una sinossi così stringata, inutile ricamarci sopra come hanno fatto i ben due sceneggiatori (regista compreso) della pellicola per raggiungere un metraggio standard, aggiungendo cose insensate e vagamente perturbanti. Il quadro iniziale di Emelie è americano che più non si può: coppia sposata da N anni ha messo al mondo tre figli rinunciando a qualsiasi parvenza di relazione coniugale tranne il festeggiamento dell'anniversario di matrimonio. Ca**o, per i due quello è IMPORTANTISSIMO e non va dimenticato, nemmeno se il festeggiamento si limita ad una cena moscia durante la quale si parla di figli, babysitter e ci si scambiano regali graditissimi ma con l'incoolata subito dietro l'angolo (Sì, tranquillo, vai pure a vedere la partita per la quale avresti venduto un rene. Ma solo se ti porti dietro il figlio undicenne in piena crisi puberale, a-ha!). Il problema nasce dal momento in cui anche la babysitter di fiducia, conscia di doversi a sua volta portare avanti cercando presto un compagno col quale metter su famiglia, decide di uscire con un ragazzo e tirare il pacco ai coniugi disperati ma non prima di aver trovato loro una sostituta, Anna. Solo che Anna è in realtà questa Emelie che si spaccia per lei e non vi sto a dire i tripli salti carpiati fatti dagli sceneggiatori per far sì che in un quartiere grosso come il tabellone del Monopoli i due cretini non sappiano come sia fatta Anna e abbocchino all'inganno come due tonni. Comunque. Emelianna è diventata quasi pazza a causa di un'enorme perdita subita in passato e di una conseguente sterilità quindi esige un figlio e quale famiglia è meglio dei Thompson che ne hanno ben tre, uno più rompicoglioni, odioso e potenzialmente psicopatico dell'altro? Basterebbe che la tizia entrasse in casa, ne addormentasse due, si prendesse il meno peggio e tanti saluti, film finito. Invece, sempre per la questione del metraggio di cui sopra, Emelianna decide di traumatizzare a vita uno dei due "scartati" e di sviluppare le pulsioni sessuali dell'altro prima di rivelarsi a tutti (tranne al prescelto che, in quanto tale, non capirà un belino fino all'ultimo) come la pazza che è, in un crescendo di situazioni thriller talmente abusate che persino Mirco, pur non avezzo al genere, è stato in grado di prevederle.
A parte questa trama moscia, Emelie è proprio brutto o, meglio, non sa di nulla. Regia non pervenuta, addirittura da metà pellicola in poi è tutto girato in ambienti bui affossati da una fotografia televisiva (a un certo punto non si capisce una cippa di quello che succede perché, di fatto, non si vede nulla) e hanno tentato di mettere una pezza al tutto con un montaggio "spezzato", così da ravvivare un po' la faccenda e aumentare il senso d'inquietudine dello spettatore mostrandogli alternativamente la seratina dei genitori e la serataccia dei figli, ma il risultato è stato solo quello di spezzare anche la tensione. L'unica cosa vagamente intrigante è il diario di Emelie, zeppo di disegni inquietanti, ma si vede per qualche secondo o poco più quindi è un elemento trascurabile e di sicuro non rischia di influenzare positivamente un giudizio negativo. Quel che è peggio, la versione italiana di Emelie è fatta talmente male che stavolta mi rendo conto di non poter neppure dare un giudizio obiettivo sugli attori, i quali mi sono sembrati tutti mediamente cani, a partire da Sarah Bolger, carina ma insipida. Mettiamo da parte per un attimo i doppiatori scelti, monocordi a livello imbarazzante; quello che mi ha scioccata davvero è stato l'adattamento, completamente differente dai sottotitoli (messi perché fuori dalla stanza c'era un casino devastante e il volume del tablet non riusciva a sovrastarlo) evidentemente realizzati da utenti appassionati che poveracci non lo fanno di lavoro ma superano di diverse lunghezze i cosiddetti professionisti (sì, per la miseria, questo per me è un tasto dolentissimo). Un adattamento castigato, trattenuto, nemmeno ci si trovasse davanti a un film per famiglie, reso ancora più fastidioso da quel "cabbie" ripetuto mille volte e mai tradotto: porca zozza, una frase come "il suo CABBIE" non si può sentire, Cabbie non è un nome proprio, piuttosto metti "cucciolo" come hanno fatto quelli che hanno realizzato i sottotitoli!!! Insomma, un enorme BAH, da tutti i punti di vista. Fossi in voi eviterei Emelie come la peste e se siete sposati e avete dei figli, per favore, non limitatevi a stare assieme solo una volta all'anno, dai!
Di Sarah Bolger, che interpreta Emelie, ho già parlato QUI.
Michael Thelin è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Probabilmente americano, al momento è al suo primo lungometraggio.
Se Emelie vi fosse piaciuto recuperate La mano sulla culla. ENJOY!
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domenica 7 giugno 2015
The Lazarus Effect (2015)
Nonostante a Savona l'abbiano tenuto tipo tre giorni sono comunque riuscita a vedere The Lazarus Effect, diretto dal regista David Gelb.
Trama: un gruppo di scienziati sperimenta un siero che, nelle loro intenzioni, dovrebbe tenere vive più a lungo le funzioni cerebrali dei pazienti durante le operazioni particolarmente difficili. Il siero si rivela invece capace di resuscitare i morti ma quando toccherà ad una di loro tornare dall'aldilà scopriranno che questo "dono" ha un prezzo terribile...
Dopo tutte le critiche negative lette su The Lazarus Effect mi sono stupita quando, arrivata più o meno a metà film, mi sono resa conto di quanto la storia (tolte le inevitabili banalità) scorresse abbastanza e di quanto gli attori fossero, in effetti, più che dignitosi. Tolto Duplass e la sua faccia da caSSo (perdonatemi il francese) e dimenticata la limitante mini-comparsata di Ray Wise c'è davvero di che leccarsi le dita: Olivia Wilde (non a caso Presidentessa ad honorem dell'Antro) accetta di imbruttirsi, per quanto possibile, e offre un'interpretazione inquietante e sensuale al tempo stesso e tutti i giovinetti che le sono stati affiancati, in primis Sarah Bolger e il sempre gradito Evan Peters, riescono a rendere i loro personaggi abbastanza tridimensionali, senza limitarsi alle solite interpretazioni da "carne da macello" tipiche del genere. La trama ricorda poi un paio di "capisaldi" (almeno per me) anni '80/'90, a partire dal quasi dimenticato Link, che passava spesso in TV quando ero ragazzina, per arrivare al più conosciuto Linea mortale; l'idea di un gruppo di scienziati che gioca a sovvertire le regole della natura, ovviamente sempre cominciando con le migliori intenzioni, si porta appresso un fascino risalente già ai tempi dell'800 e anche il mistero che circonda le esperienze post-mortem ha sempre il suo perché. Se The Lazarus Effect si fosse limitato a bullarsi tronfio dei suoi attori e, soprattutto, a mescolare queste due componenti, cercando di concentrare la storia e, conseguentemente, l'orrore, sugli strani effetti del siero protagonista sul cervello dei resuscitati, non dico che ci saremmo trovati davanti un capolavoro ma perlomeno un film dignitoso sì. E invece gli sceneggiatori Luke Dawson (responsabile di quella mezza schifezza di Shutter - Ombre dal passato) e Jeremy Slater (al suo esordio quindi perdonabile ma se mi rovina Death Note lo aGGido) hanno pensato bene di sbragare.
Volevate mica che The Lazarus Effect si limitasse a propinare ai mocciosetti aMMeregani un noiosissimo e banale complesso della divinità oppure qualcosa che affondasse le basi esclusivamente su dei concetti scientifici? E il mostrone finale? E le possessioni demoniache che ci piacciono tanto? E il finale aperto che altrimenti l'anno prossimo non possiamo andare al cinema a vedere The Lazarus Effect 2 - Lazaruses Unleashed (titolo puramente inventato ma fattibilissimo)? Tranquilli piccoli consumatori americani, ché la Blumhouse pensa sempre a voi! Dopo lo sdegno dei cattolici benpensanti e un incidente che a definirlo idiota gli si fa un complimento, comincia a sentirsi puzza di zolfo e quello che cominciava come un horror "scientifico" diventa un horror sovrannaturale con tanto di esseri che rimangono immobili a fissare le vittime per ore (vi ricorda qualcosa Paranormal Activity?), effettacci al computer, sensi di colpa che diventano il veicolo per qualche demone sconosciuto e, ovviamente, un assurdo quanto sbrigativo finale che lascia lo spettatore perplesso a chiedersi "perché". La cosa divertente, infatti, è che mentre di solito questo genere di film propina spiegoni lunghi e complessi, The Lazarus Effect preferisce fare propria la lezione orientale del "taciuto" senza ovviamente esserne in grado e il risultato è che il cambio di registro fa soltanto l'effetto "Casa delle Libertà", ovvero "facciamo un po' quel caSSo che ci pare". Peccato perché, come ho detto all'inizio, The Lazarus Effect poteva essere molto gradevole e invece è stata solo l'ennesima occasione sprecata all'interno di un genere che ne è già zeppo. Guardatelo solo se non avete nulla di meglio da fare o se siete fan di Oliviona perché l'occhiolino rivolto al buon Evan Peters vi farà impazzire.
Di Mark Duplass (Frank), Olivia Wilde (Zoe), Evan Peters (Clay) e Ray Wise (Mr. Wallace) ho già parlato ai rispettivi link.
David Gelb è il regista della pellicola. Americano, al suo primo lungometraggio, è anche produttore, attore, sceneggiatore e animatore. Ha 32 anni e un film in uscita.
Sarah Bolger interpreta Eva. Irlandese, la ricordo innanzitutto per essere stata la Principessa Aurora nella serie C'era una volta, inoltre ha partecipato a film come Locke & Key e ad altre serie come I Tudors; come doppiatrice, ha lavorato nella versione inglese de La collina dei papaveri. Ha 24 anni e tre film in uscita.
Se The Lazarus Effect vi fosse piaciuto recuperate senza indugio i ben migliori Linea mortale, L'uomo senza ombra e magari anche Link o Monkey Shines - Esperimento nel terrore. ENJOY!
Trama: un gruppo di scienziati sperimenta un siero che, nelle loro intenzioni, dovrebbe tenere vive più a lungo le funzioni cerebrali dei pazienti durante le operazioni particolarmente difficili. Il siero si rivela invece capace di resuscitare i morti ma quando toccherà ad una di loro tornare dall'aldilà scopriranno che questo "dono" ha un prezzo terribile...
Dopo tutte le critiche negative lette su The Lazarus Effect mi sono stupita quando, arrivata più o meno a metà film, mi sono resa conto di quanto la storia (tolte le inevitabili banalità) scorresse abbastanza e di quanto gli attori fossero, in effetti, più che dignitosi. Tolto Duplass e la sua faccia da caSSo (perdonatemi il francese) e dimenticata la limitante mini-comparsata di Ray Wise c'è davvero di che leccarsi le dita: Olivia Wilde (non a caso Presidentessa ad honorem dell'Antro) accetta di imbruttirsi, per quanto possibile, e offre un'interpretazione inquietante e sensuale al tempo stesso e tutti i giovinetti che le sono stati affiancati, in primis Sarah Bolger e il sempre gradito Evan Peters, riescono a rendere i loro personaggi abbastanza tridimensionali, senza limitarsi alle solite interpretazioni da "carne da macello" tipiche del genere. La trama ricorda poi un paio di "capisaldi" (almeno per me) anni '80/'90, a partire dal quasi dimenticato Link, che passava spesso in TV quando ero ragazzina, per arrivare al più conosciuto Linea mortale; l'idea di un gruppo di scienziati che gioca a sovvertire le regole della natura, ovviamente sempre cominciando con le migliori intenzioni, si porta appresso un fascino risalente già ai tempi dell'800 e anche il mistero che circonda le esperienze post-mortem ha sempre il suo perché. Se The Lazarus Effect si fosse limitato a bullarsi tronfio dei suoi attori e, soprattutto, a mescolare queste due componenti, cercando di concentrare la storia e, conseguentemente, l'orrore, sugli strani effetti del siero protagonista sul cervello dei resuscitati, non dico che ci saremmo trovati davanti un capolavoro ma perlomeno un film dignitoso sì. E invece gli sceneggiatori Luke Dawson (responsabile di quella mezza schifezza di Shutter - Ombre dal passato) e Jeremy Slater (al suo esordio quindi perdonabile ma se mi rovina Death Note lo aGGido) hanno pensato bene di sbragare.
Volevate mica che The Lazarus Effect si limitasse a propinare ai mocciosetti aMMeregani un noiosissimo e banale complesso della divinità oppure qualcosa che affondasse le basi esclusivamente su dei concetti scientifici? E il mostrone finale? E le possessioni demoniache che ci piacciono tanto? E il finale aperto che altrimenti l'anno prossimo non possiamo andare al cinema a vedere The Lazarus Effect 2 - Lazaruses Unleashed (titolo puramente inventato ma fattibilissimo)? Tranquilli piccoli consumatori americani, ché la Blumhouse pensa sempre a voi! Dopo lo sdegno dei cattolici benpensanti e un incidente che a definirlo idiota gli si fa un complimento, comincia a sentirsi puzza di zolfo e quello che cominciava come un horror "scientifico" diventa un horror sovrannaturale con tanto di esseri che rimangono immobili a fissare le vittime per ore (vi ricorda qualcosa Paranormal Activity?), effettacci al computer, sensi di colpa che diventano il veicolo per qualche demone sconosciuto e, ovviamente, un assurdo quanto sbrigativo finale che lascia lo spettatore perplesso a chiedersi "perché". La cosa divertente, infatti, è che mentre di solito questo genere di film propina spiegoni lunghi e complessi, The Lazarus Effect preferisce fare propria la lezione orientale del "taciuto" senza ovviamente esserne in grado e il risultato è che il cambio di registro fa soltanto l'effetto "Casa delle Libertà", ovvero "facciamo un po' quel caSSo che ci pare". Peccato perché, come ho detto all'inizio, The Lazarus Effect poteva essere molto gradevole e invece è stata solo l'ennesima occasione sprecata all'interno di un genere che ne è già zeppo. Guardatelo solo se non avete nulla di meglio da fare o se siete fan di Oliviona perché l'occhiolino rivolto al buon Evan Peters vi farà impazzire.
Di Mark Duplass (Frank), Olivia Wilde (Zoe), Evan Peters (Clay) e Ray Wise (Mr. Wallace) ho già parlato ai rispettivi link.
David Gelb è il regista della pellicola. Americano, al suo primo lungometraggio, è anche produttore, attore, sceneggiatore e animatore. Ha 32 anni e un film in uscita.
Sarah Bolger interpreta Eva. Irlandese, la ricordo innanzitutto per essere stata la Principessa Aurora nella serie C'era una volta, inoltre ha partecipato a film come Locke & Key e ad altre serie come I Tudors; come doppiatrice, ha lavorato nella versione inglese de La collina dei papaveri. Ha 24 anni e tre film in uscita.
Se The Lazarus Effect vi fosse piaciuto recuperate senza indugio i ben migliori Linea mortale, L'uomo senza ombra e magari anche Link o Monkey Shines - Esperimento nel terrore. ENJOY!
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