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venerdì 17 gennaio 2025

Conclave (2024)

Conclave, diretto dal regista Edward Berger e tratto dal romanzo omonimo di Robert Harris, è stato l'ultimo film visto al cinema nel 2024.


Trama: dopo la morte del papa, il decano Lawrence si ritrova a dover presiedere all'elezione del suo successore, nel corso di un conclave complicato da segreti e alleanze...


Siccome è passata ben più di una settimana dalla visione di Conclave, potrei anche avere delle difficoltà a scrivere un post di lunghezza standard. Benché, infatti, mi fossi recata al cinema con le migliori intenzioni e la speranza di vedere un film eccellente (il cast è di altissimo livello, Conclave ha la bellezza di sei nomination ai Golden Globes), devo riconoscere che l'opera non mi ha lasciato granché. Se dovessi usare un termine per definire Conclave sarebbe "poco incisivo". E pensare che la trama, tratta da un romanzo di Robert Harris che non ho mai letto, solleva domande interessanti e offre un paio di punti di vista interessanti, ma è tutto sussurrato, molto all'acqua di rose. Il film esplora i dubbi etici e religiosi del decano Lawrence, estremamente legato al papa ma allontanatosi progressivamente da quest'ultimo a causa di una crisi di fede. Alla morte del pontefice, Lawrence è costretto a tornare in Vaticano e a guidare l'elezione del suo successore, in un momento assai delicato per la Chiesa: rinnovata dalle idee riformiste del defunto papa, l'istituzione rischierebbe di tornare a un atteggiamento di chiusura qualora vincesse il reazionario cardinale Tedesco, ma tutti gli altri candidati hanno pro e contro che verranno gradualmente esplorati nel corso del film, tra segreti inconfessabili e giochi di alleanze mutevoli. Per quanto mi riguarda, l'aspetto interessante del film è stato proprio scoprire i segreti appena accennati dei porporati, e vedere portata sullo schermo un'istituzione anacronistica e ipocrita. In un mondo che va avanti, la Chiesa si arrocca su rituali che cozzano con la modernità dei peccati di chi vive in seno ad essa, sul senso di superiorità del sesso maschile rispetto a quello femminile, promuovendo idee "rivoluzionarie" ma che, in realtà, cercano di non minare mai la tranquillità, la tradizione conquistata nel corso dei secoli precedenti. Una delle scelte più intelligenti di Conclave è di non dare una dimensione temporale precisa alla vicenda, ambientata probabilmente in un prossimo futuro, e di inserire elementi perturbanti, persino violenti, che rendono un rituale come il conclave ancora più anacronistico, per quanto affascinante, specchio di un rifiuto ad aprirsi completamente al mondo esterno che non riguarda solo l'elezione papale, ma ogni aspetto della Chiesa. Il clero viene infine descritto come una micro comunità che ripropone, al suo interno, tutte le dinamiche che i prelati dovrebbero combattere e aborrire, e che governano le istituzioni laiche, e i dialoghi tra Lawrence e i suoi "colleghi" sembrerebbero più adatti sulle bocche di politici smaliziati. Il risultato è che lo spettatore accoglie e comprende alla perfezione la crisi di fede del protagonista, impossibile da condannare neppure quando sceglie di mandare al diavolo i rituali per tentare di porre rimedio a danni potenzialmente irreparabili.


Inutile dire che Conclave è un film che, più di altri, si regge sugli attori e forse questo è il motivo per cui non l'ho apprezzato tanto quanto hanno fatto gli spettatori americani o inglesi. Impossibilitata, come sempre, a godere al cinema di una versione v.o., ho dovuto accontentarmi di un doppiaggio ben poco ispirato, e a vedere spiccare, all'interno di un cast di signori attori come Ralph Fiennes, Stanley Tucci, John Lithgow (mai così sprecato) e Isabella Rossellini (mai così sprecata), il nostrano Sergio Castellitto col suo modo di fare arrogante e verace, immaginandomi i dialoghi in italiano tra lui e Fiennes, inevitabilmente appiattiti dall'adattamento. Mi ha poco convinta anche la fotografia cupa di Stéphane Fontaine, nonostante fosse perfetta per accrescere il senso di claustrofobia e reclusione provato dal decano Lawrence alla chiusura delle imposte che segnano l'inizio del conclave. Nulla da dire, invece, sulla regia, rigorosa ed attenta, sui ricchissimi costumi e sulle scenografie, per non parlare dell'attenzione dedicata agli oggetti di scena come anelli e sigilli, e alla riproposizione quasi certosina di rituali che potrebbero anche non scaldare il cuore di chi, come me, non apprezza granché la Chiesa, ma risultano comunque interessanti e affascinanti. Paradossalmente, il vero punto debole di Conclave è proprio la sceneggiatura, il che, per un film che viene presentato come un thriller religioso e invece risulta abbastanza prevedibile negli snodi (salvo per il finale che mi ha lasciata, effettivamente, a bocca aperta) e non granché incisivo nel sviscerare le questioni legate alla fede, non è proprio un bel biglietto da visita. Il fatto che sia stata candidata ai Golden Globes mi porta a temere per la qualità di ciò che mi toccherà sorbirmi prima degli Oscar ma, a parte ciò, nel caso di eventuale vittoria di Fiennes o della Rossellini, mi riservo il diritto di rettificare il mio tiepido giudizio complessivo dopo aver riguardato Conclave in lingua originale.  


Del regista Edward Berger ho già parlato QUI. Ralph Fiennes (Lawrence), Stanley Tucci (Bellini), John Lithgow (Tremblay), Isabella Rossellini (Sorella Agnes) e Sergio Castellitto (Tedesco) li trovate invece ai rispettivi link.




venerdì 29 settembre 2017

Piccoli crimini coniugali (2017)

Approfittando dell'edizione home video della Koch Media ho recuperato Piccoli crimini coniugali, film diretto e co-sceneggiato dal regista Alex Infascelli e tratto dall'omonima pièce teatrale di Éric-Emmanuel Schmitt. Sarò brevissima, ahimé.


Trama: Elia perde la memoria dopo un incidente e la moglie, dopo averlo riaccompagnato a casa, tenta di fargli ricordare il passato.



Ho deciso di guardare Piccoli crimini coniugali spinta da un trailer interessante e dal nome di Alex Infascelli in calce al DVD. Mi aspettavo una sorta di thriller "domestico" invece mi sono trovata davanti una pellicola dal fortissimo impianto teatrale che, fondamentalmente, parla di aria fritta. Probabilmente è un mio limite ma, a meno che non si tratti di una storia interessantissima interpretata da attori della madonna, le pellicole dove due o più persone si parlano addosso per un'ora e mezza senza risolvere nulla (o quasi) mi uccidono e Piccoli crimini coniugali purtroppo parte da una storia che interessante non è e che vede confrontarsi due attori bravi ma non eccezionali. Tutto verte sulla perdita di memoria di Elia e sul tentativo della moglie di fargliela recuperare, o perlomeno queste sembrano lì per lì le intenzioni della donna; mano a mano che la pellicola prosegue si svelano tuttavia i veri caratteri di due personaggi tristi, sgradevoli, pieni di sé e sconfitti dalla vita, legati da un sentimento che col tempo si è trasformato in qualcos'altro. Purtroppo è questo aspetto del film ad avermi allontanata da ciò che probabilmente Infascelli e compagnia volevano comunicare, perché dopo nemmeno cinque minuti sono arrivata a detestare sia Elia che sua moglie (forse di più il primo) e a mal tollerare la monotonia di una messinscena che li vede come unici protagonisti, persi in un appartamento/palcoscenico in grado di travalicare i limiti del tempo con un semplice cambio di luci, musica e abiti degli attori, senza soluzione di continuità. L'unica cosa che mi ha colpita di un film che non riguarderei nemmeno sotto tortura (e che conferma la bravura del regista, i cui film purtroppo non mi hanno mai soddisfatta interamente, non per colpa sua) è proprio il gusto non banale delle inquadrature, l'utilizzo particolare dei colori, la capacità di Infascelli di rivoluzionare l'appartamento alla bisogna con pochissimi accorgimenti e anche di dirigere Castellitto e la Buy fino a tirar fuori il meglio di loro nonostante il soggetto risibile e fastidioso. L'apice del film, e l'unico momento che probabilmente ricorderò, è la sequenza pre-rivelazione in cui Elia balla in un trionfo di ombre e neon blu sulle note di I Feel Love di Donna Summers: indubbiamente, se la pellicola fosse stata muta e interamente girata in questo modo assurdo, mi sarebbe piaciuta molto ma molto di più. Anzi, mi sarebbe piaciuta punto.

Alex Infascelli è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Nato a Roma, ha diretto film come Almost Blue, H2Odio e S is for Stanley. Anche attore, produttore e musicista, ha 48 anni.


Sergio Castellitto interpreta Elia. Nato a Roma, lo ricordo per film come La carne, Il grande cocomero, L'uomo delle stelle e L'ultimo bacio, inoltre ha partecipato a serie quali Un cane sciolto, Un cane sciolto 2 e Un cane sciolto 3. Anche sceneggiatore, regista e produttore, ha 64 anni.


Margherita Buy interpreta la moglie di Elia. Nata a Roma, la ricordo per film come Maledetto il giorno che t'ho incontrato, Le fate ignoranti, Caterina va in città e Il caimano. Anche sceneggiatrice, ha 55 anni.


Se Piccoli crimini coniugali vi fosse piaciuto recuperate Carnage. ENJOY!

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