
Trama: Antonio Barozzi è un bamboccione con velleità da star del cinema. Per coronare il sogno di diventare attore si trasferisce a Roma e lì comincia il suo tragicomico approccio con l’universo cinematografico, tra comparsate, provini, servizi fotografici e agenti profittatori…

Come ho detto, mi aspettavo uno di quei film dove si ride una scena sì e l’altra anche, un po’ come le vecchie pellicole con Lino Banfi, per intenderci. Invece da metà in poi Sono fotogenico diventa “sono soporifero”, e ammetto che, complice la stanchezza serale, ho avuto difficoltà a seguirlo e rimanere sveglia e reattiva. Il motivo che mi ha spinto a cercare e vedere questo film sta tutto in una storica sequenza che la mia collega pomeridiana di tanto in tanto mi ripropone; in questa sequenza, davanti al rifiuto di mangiare da parte di uno dei commensali, la cuoca esordisce con un “Molto buona questa pasta e patate, dovresti mangiarne un po’. Ti farebbe tirar l’usel!”. Ecco, diciamo che questo è l’unico pezzo che mi ha fatto effettivamente ridere, assieme al delirante servizio fotografico dove Pozzetto mantiene la stessa espressione a prescindere da quella che gli viene richiesta (e il fotografo commenta “Fai schifo! Fai proprio schifo…”) e l’intera sequenza iniziale dove ci viene presentata la famiglia e la fidanzata bruttina del Barozzi, tutti bene o male segnati dal suo carattere sognatore ai limiti dell’idiozia (“E prima volevi fare il cantante, poi il prete, poi il mercenario in Africa, poi il terrorista, adesso l’attore…”). Ma il resto è davvero noia.

Il film, dopo un inizio divertente e una critica abbastanza graffiante al mondo del cinema (gossip che nascono senza fondamento, comparse trattate come degli schiavi, incompetenti che fanno carriera grazie ai soliti calci in culo all’italiana, megastar come Tognazzi che hanno occhi solo per le zoccolette che potrebbero portarsi a letto e che sono di una maleducazione infinita, truffatori di varia natura, sedicenti geni della recitazione) si perde nel riproporre più o meno le stesse gag che puntano quasi tutte sull’alta percentuale di personaggi cicci ma spicci, possibili bulicci, come direbbe Elio, che in qualche modo concupiscono il povero Barozzi (il quale, a dire il vero, si tira indietro ma non troppo e a volte prende pure l’iniziativa!). La frustrazione del protagonista per l’impossibilità di realizzare il suo sogno, assieme al sentimento d’amore per la procace attricetta interpretata dall’onnipresente Fenech, alla lunga portano ad un appiattimento generale che degenera quando il film vira verso la commedia rosa, con tanto di figli in agguato, e la pellicola non viene salvata nemmeno dal cinico finale, che riporta la situazione ad una sorta di status quo iniziale.

Poi, per carità, a me può non piacere, ma immagino che all’epoca Sono fotogenico abbia fatto furore. D’altronde, ci sono delle guest star di tutto rispetto, come Monnicelli, Gassman, il già citato Tognazzi, Barbara Bouchet, Lory Del Santo e altri che sicuramente non ho riconosciuto; però poi penso anche che Dino Risi ha diretto fior di pellicole, come Profumo di donna e Il sorpasso, solo per citarne un paio, e mi scende una lacrima di fronte alla mediocrità di Sono fotogenico, che tra l’altro ha anche sceneggiato. Sono sincera: visto l’inizio, la feroce ironia, l’alternarsi di momenti seri ad altri più amari, la triste mediocrità in cui si dibattono i protagonisti e la loro disperata ricerca di qualcosa di migliore, poteva nascere un film a dir poco grandioso. Purtroppo, a me sembra che tutto questo ottimo materiale di partenza (compresa la meravigliosa faccia di Pozzetto, perfetto per il ruolo) sia stato sprecato soprattutto a causa della mancanza di coesione tra un evento e l’altro, come se i realizzatori avessero troppa carne da mettere al fuoco e non riuscissero a trovare un modo per farci stare tutto. Peccato, delusione doppia stavolta.

Di Edwige Fenech, che interpreta Cinzia, ho già parlato qui.
Dino Risi è il regista della pellicola. Milanese, lo ricordo per film come Pane, amore e..., Poveri ma belli, Il vedovo, Il sorpasso, Profumo di donna (la cui sceneggiatura gli è valsa la nomination all'Oscar) e Il commissario Lo Gatto. Anche sceneggiatore e attore, è morto nel 2008, all'età di 91 anni.

Renato Pozzetto interpreta Antonio Barozzi. Originario di Varese, lo ricordo innanzitutto per i memorabili sketch e le assurde canzoni in coppia con Cochi, poi per film come Di che segno sei?, Sturmtruppe, Mia moglie è una strega, Culo e camicia, Ricchi, ricchissimi... praticamente in mutande, Il ragazzo di campagna, E' arrivato mio fratello, Sette chili in sette giorni, Grandi magazzini, Roba da ricchi, Da grande, Le comiche, Le comiche 2, Ricky e Barabba e Le nuove comiche. Anche sceneggiatore, regista e produttore, ha 72 anni.

Nel cast figura anche un giovanissimo Massimo Boldi nei panni del cognato di Antonio, per una volta lontano dalla terribile figura dell'insopportabile “cipollino”. E con questo è tutto, vi saluto. ENJOY!