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martedì 13 novembre 2018

Unfriended: Dark Web (2018)

Nei giorni pre-Halloween ho recuperato anche Unfriended: Dark Web, diretto e sceneggiato dal regista Stephen Susco.


Trama: per fare una sorpresa alla fidanzata sordomuta, un ragazzo acquista on line un computer così da sviluppare un’app che possa tradurre il linguaggio corrente in quello dei segni. Purtroppo il computer in questione nasconde terribili segreti che finiranno per distruggere la vita del ragazzo e dei suoi amici.



Unfriended era un filmettino simpatico e scorrevole, ottimo per passare un’oretta e mezza in deliziosa tensione. Partendo da una piaga pericolosa e diffusa come quella del cyberbullismo, Unfriended ci catapultava letteralmente all’interno del desktop dei protagonisti, sfruttando un punto di vista comune della nostra quotidianità e trasformando lo schermo televisivo o cinematografico in quello di un PC per raccontare una storia di fantasmi giustamente vendicativi. Come da titolo, invece, Dark Web abbandona l’elemento sovrannaturale e preferisce sfruttare i meandri oscuri della rete, famigerati quanto leggendari, fatti di filmati snuff e perversioni, sette segrete ed hacker infernali il cui solo scopo è quello di danneggiare, spesso anche fisicamente, ignari utenti. I protagonisti stavolta non sono degli odiosi e frivoli teenager ma ragazzi tra i venti e i trent’anni con un lavoro, una vita e anche delle ambizioni che vanno oltre la speranza di rimediare un fidanzatino al prom, cosa che concorre a renderceli un po’ più simpatici (anche perché alcuni di loro non sono proprio delle figurine monodimensionali tagliate con l’accetta, per fortuna) benché tutto nasca, anche stavolta, dall’errore stupido di un singolo che finisce per mettere in pericolo tutto il gruppo. Avidità, incoscienza ed ignoranza sono i motori che dipanano la vicenda, paradossale di sicuro, con qualche momento un po’ surreale, ma comunque capace di tenere avvinto lo spettatore alla sedia, soprattutto quando le cose cominciano a farsi molto serie e il dark web del titolo si scatena contro i protagonisti.


A differenza di Unfriended, se vogliamo, Dark Web non porta lo spettatore a riflettere sulle conseguenze della propria eventuale cattiveria verso il prossimo anche perché, come ho scritto sopra, la situazione a un certo punto diventa paradossale. Forse, al limite, si può parlare dell’incoscienza con la quale si utilizza uno strumento tanto utile quanto infido, che offre a chi sta “nascosto” nell’ombra tutta la nostra decantata privacy, ma non credo fosse questo l’obiettivo dei realizzatori del film. Detto questo, come thriller-horror d’intrattenimento la pellicola funziona e, nonostante la ripetizione del modello di Unfriended, che lo rende indubbiamente poco innovativo a livello di “regia” (ma si può parlare di regia o montaggio quando l’intera vicenda viene proposta in presa reale attraverso chat Skype, Facebook Messenger e altre finestre e pop up assortiti?), presenta un paio di soluzioni che oserei definire geniali per quanto riguarda l’inventiva dei villain e costringe lo spettatore a rivalutare un paio di dettagli iniziali che rischiano di sfuggire a un occhio disinteressato. Per contro, altre scelte di sceneggiatura fanno un po’ sorridere, così come l'idea di dotare i malvagi membri dell’organizzazione segreta di una sorta di “distorsore” che li rende assimilabili a disturbi statici, più paranormali che umani, cosa che mi ha fatto un po’ storcere il naso perché tende ad allontanare il film dalla pretesa di realismo che lo accompagna fin dall’inizio a differenza del primo Unfriended. Pare che negli USA Dark Web sia stato distribuito con due finali, in maniera del tutto casuale, e sinceramente spero che quello scartato sia un po' meglio di quello che ho visto io ma, a parte questo, come intrattenimento Dark Web per me è promosso. Attenzione, però: se già non vi era piaciuto Unfriended lo eviterei perché la “solfa” è più o meno la stessa e rischiate di odiarlo.

Stephen Susco è il regista e sceneggiatore della pellicola, alla sua prima prova dietro la macchina da presa. Come sceneggiatore, ha firmato film come The Grudge, The Grudge 2 e Non aprite quella porta 3D. Anche produttore, ha 44 anni.


Colin Woodel, che interpreta Matias, è nel cast della pregevole serie The Purge, distribuita su Amazon Prime Video; al franchise de La notte del giudizio è legata anche Betty Gabriel, qui nei panni di Nari, già apparsa ne la Notte del giudizio - Election Year anche se i più la ricorderanno come l'inquietante Georgina di Scappa: Get Out. Come già detto nel post, Unfriended: Dark Web è il sequel (benché le storie siano completamente diverse) di Unfriended, che vi consiglio di recuperare aggiungendo magari anche The Den o Ratter: Ossessione in rete. ENJOY!

domenica 28 giugno 2015

Unfriended (2014)

Affrontare un horror con aspettative azzerate è sempre una gran tattica e lo dimostra la mia reazione dopo la visione di Unfriended, film diretto nel 2014 dal regista Levan Gabriadze a cui, sinceramente, non avrei dato un euro e invece...


Trama: un anno dopo la morte di Laura, suicidatasi dopo essere diventata lo zimbello di tutti a causa di un video postato su Youtube, cinque suoi amici si ritrovano su Skype e cominciano ad essere vittime di eventi misteriosi e mortali.


Si vede che sto diventando una vecchia. Peggio, una vecchia ipocrita. Come gli anziani che lanciano bastoni contro i "giovinastri!" all'urlo di "ve lo buco 'sto pallone" io, nonostante passi le giornate su blog, Facebook, Whatsupp e quant'altro, mi ritrovo sempre più spesso ad urlare "ve lo buco 'sto internet!!" e mi indigno davanti alla deficienza che si spande qual mefitico miasma dalla Rete e prende la forma di video, foto, post ignoranti ed imbarazzanti messi in circolazione da mocciosi spesso nemmeno maggiorenni. E come ogni vecchio che si rispetti GODO quando queste impure armi di un demente demonio vengono sbertucciate in film come Unfriended il quale parte, purtroppo, da un evento un tempo impensabile ma al giorno d'oggi anche troppo diffuso: il suicidio in seguito a cyberbullismo. Partendo dalla premessa che TUTTI in Unfriended meriterebbero un'esecuzione sommaria, persino quella che si è suicidata (una stronzetta piena di sé che è stata ripagata con la stessa moneta dall'intera "cumpa" che frequentava), la prima parte della pellicola è stata girata apposta per consentire allo spettatore giovane di identificarsi con i protagonisti riproponendone la vuota ed asettica quotidianità fatta di fugaci e sgrammaticati contatti via chat, frammenti di vite vissute attraverso le foto o gli stati su Facebook e conversazioni portate avanti con l'attenzione focalizzata su tutt'altro, cosa che consente allo spettatore anziano come me di inorridire ed invocare la svolta truculenta e sovrannaturale in grado di spazzare via questi meravigliosi esempi di umanità destinata all'estinzione. La svolta in questione ovviamente a un certo punto arriva ed occupa la concitata seconda metà della pellicola, che ha il pregio di non mettere in scena semplicemente una ghost story ambientata sui social network ma anche e soprattutto un "whodunnit" fatto di falsità, meschine piccinerie e sputtanamenti da applauso perché, si sa, la vendetta è un piatto da gustare freddo ma se la si serve riscaldando un po' l'ambiente tanto meglio.


E ora freniamo un attimo l'entusiasmo. Non è che Unfriended sia chissà quale innovativo capolavoro horror, anzi. La storia è già vista e sentita e con la scusa di rappresentare realisticamente delle conversazioni via chat in tempo reale i realizzatori hanno risparmiato in videocamere e soprattutto scenografie ma ci sono degli elementi che nonostante tutto mi hanno reso il film più simpatico e gradevole di altri. In primis, la maniacale cura per il dettaglio. Pagine Facebook, profili Instagram, finestre di Skype e playlist di Spotify vengono rappresentati in modo incredibilmente realistico e altrettanto riconoscibile è il modo in cui i protagonisti interagiscono con ognuno di questi social ma è soprattutto assai pregevole il modo in cui il regista sceglie di utilizzarli: per esempio, Spotify diventa il mezzo per fornire una colonna sonora molto calzante alla pellicola e ai singoli momenti che la compongono (canzoni come How You Lie, Lie, Lie o I Hurt Too) mentre tra i messaggi Facebook della protagonista ce n'è uno che porta la firma dello sceneggiatore e dice "I did it!!". Ma la cosa che ho apprezzato di più in assoluto è la quasi totale assenza di un orrendo e sbraitante fantasma in CG. Ve lo giuro, non c'è lui e non ci sono scene da salto sulla sedia con porte che sbattono, sedie che si muovono e altre simili amenità, solo una mezza dozzina di morti violente, beffarde e in un paio di casi anche belle sanguinose. Poi, ovvio, che i personaggi non mollino il portatile manco a morire (letteralmente) è un difetto comune a tutti i film di questo genere e una fastidiosa caratteristica alla quale temo sia impossibile rinunciare ma, a parte questo, devo dire che Unfriended mi ha inaspettatamente soddisfatta. E per un horroretto estivo che temevo fosse un emulo di Smiley è davvero tanta grazia, anche agli occhi di una vecchia come me!

Levan Gabriadze è il regista della pellicola. Georgiano, è al suo quarto lungometraggio. Anche attore, ha 46 anni.


Shelley Henning, che interpreta Blaire, aveva già partecipato all'orrido Ouija nei panni della prima vittima. Pur essendo stato girato in un giorno, nelle fasi di produzione Unfriended ha subito parecchie modifiche, sia nel titolo (da Offline a Cybernatural a Unfriended) che nella trama (all'inizio il killer doveva essere una persona reale intenzionata a vendicare Laura, poi una delle presunte vittime, in un'altra versione ancora il video virale avrebbe dovuto essere quello di uno stupro) e nei trailer si vedono un paio di morti completamente diverse dalla versione finale, soprattutto quelle di Val e di ciccio Ken, che lì vengono entrambi attaccati dal fantasma di Laura. Detto questo, se Unfriended vi fosse piaciuto recuperate I segreti della mente, The Den e The Call - Non rispondere. ENJOY!

giovedì 18 giugno 2015

(Gio) WE, Bolla! del 18/6/2015

Buon giovedì a tutti!! Dopo i dinosauri di Jurassic World e nell'attesa che l'orsetto Ted torni a far parlare di sé, questa è la tipica settimana estiva di passaggio, con poche, terribili uscite. Ma qualcosa, forse... ENJOY!

Unfriended
Reazione a caldo: Uhm.
Bolla, rifletti!: Lo slasher ai tempi del social. Ci avevano già provato Smiley e The Den e non è che i risultati fossero stati proprio entusiasmanti. A prescindere, però, un horror che esce a Savona va visto per principio. Anche se sarà sicuramente una belinata.

Albert e il diamante magico
Reazione a caldo: Ma anche no.
Bolla, rifletti!: Animazione danese, nientemeno. Uno di quei cartoni animati buoni solo per i sabati/domeniche mattina su Italia 1.

Torno indietro e cambio vita
Reazione a caldo: Ecco, bravo, smetti di fare film.
Bolla, rifletti!: E sì, Carlo Vanzina, mi rivolgo a te. Ma anche a te Ricky Memphis, che dopo quasi trent'anni di carriera non hai ancora dismesso quell'accento pesantissimo che sì, magari fa simpatia una volta, due, persino tre... ma poi basta. Ma soprattutto a voi, spettatori che ancora pagate soldi per 'sta rumenta.

E al cinema d'élite cosa fanno invece? Mah, roBBaBBuona, parrebbe.

La regola del gioco
Reazione a caldo: E cosa c'è di più buono di Jeremy Renner?
Bolla, rifletti!: Cosiddetto "thriller d'inchiesta" basato sulla vera storia del giornalista Gary Webb, che era riuscito a trovare molti collegamenti tra i servizi segreti USA e i narcotrafficanti sudamericani, potrebbe essere una pellicola estremamente avvincente o una mattonata epica. Propendo per la prima ipotesi e spero di vederlo presto!

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