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domenica 18 luglio 2021

La notte del giudizio per sempre (2021)

Dopo anni di affezionate visioni, potevo forse perdermi, nonostante le sale più vicine siano a chilometri ed ore di distanza, La notte del giudizio per sempre (The Forever Purge), diretto dal regista Everardo Gout?


Trama: Nell'anno in cui Adela e Juan riescono finalmente ad arrivare in America per sfuggire ai cartelli della droga messicani, un'organizzazione nazionale di cittadini decide di continuare a perpetrare le violenze della Notte dello Sfogo anche una volta scaduto il tempo...



Come passa il tempo, porca miseria. Correva l'anno 2013 e James De Monaco, coadiuvato da un Ethan Hawke in versione cittadino integerrimo, ci mostrava cosa poteva succedere offrendo all'americano medio la possibilità di avere una notte intera per uccidere, seviziare, picchiare e rubare senza timore di incorrere in pene giudiziarie. La notte del giudizio era un thriller piccolino ma interessante, basato su un assunto inquietante, che consentiva a tutti gli spettatori di mettersi in discussione davanti alla scomoda domanda "cosa faresti tu? Ti nasconderesti in casa oppure saresti parte attiva dello sfogo?". I tre sequel hanno espanso molto la "mitologia" dello Sfogo, introducendo dilemmi sociali di grande attualità e diventando specchio dell'orrore di un'America trumpiana, dove è fin troppo facile immaginare orde di buzzurri ignoranti, perlopiù bianchi, manipolati da ricconi di pura razza ariana per diventare il mezzo con cui disfarsi degli indesiderati (neri, latinos, sinistroidi, gay, ecc.) e mantenere una sorta di status quo. D'altronde, le meravigliose scene al Campidoglio, neppure troppi mesi fa, le abbiamo viste tutti, no? Vi ricordate le facce intelligenti di Toro Seduto e compagnia, oltre all'inquietante incapacità, da parte della polizia, di arginare la mandria scatenata dei bonobi? Fate un po' mente locale e chiedetevi perché questo favoloso esempio di Umanità con la U maiuscola dovrebbe accontentarsi di una singola notte di sfogo per poi tornare a sopportare quotidianamente tutti gli indesiderati di cui sopra, magari anche col sorriso sulle labbra, e chiedetevi se, in una nazione dove avere armi automatiche di grosso calibro in casa è un diritto e un vanto, l'esercito avrebbe modo di arginare detti bonobi armati o se non rischierebbe piuttosto di dover ripiegare su una vergognosa ritirata strategica. 


La notte del giudizio per sempre
riprende tutti questi ragionamenti neppure troppo campati in aria, sposta l'azione di parecchi anni in avanti rispetto al penultimo capitolo (se ricordate, alla fine di Election Year, la Juliet di Lost era diventata presidente, quindi ragionevolmente lo sfogo avrebbe dovuto finire. A quanto pare, sono arrivati dei nuovi padri fondatori - per quanto sembri assurdo chiamarli così - che l'hanno cacciata a pedate nonostante di lei non si faccia menzione nel film) e ci mostra la ribellione dei cittadini a cui una notte sola non basta, non con tutti gli immigrati che brulicano per le sacre strade americane, e vagli a spiegare agli americani che se non fosse esistita l'immigrazione col cavolo che ci sarebbe l'America. Ambientato in una cittadina di frontiera al confine col Messico, La notte del giudizio per sempre unisce nella disgrazia sia bianchi abbienti (odiati da coloro che sfruttano) che messicani poveri (odiati dai bianchi razzisti, a prescindere dal conto in banca di questi ultimi) e, pur non rinunciando ad alcuni tocchi "glamour" incarnati dalle solite maschere pittoresche dei partecipanti allo Sfogo, rispetto ai suoi predecessori si concentra di più sull'azione tout court, passando dalla violenza urbana dei primi due atti a uno showdown dagli echi western verso il finale, che per la prima volta mostra la violenza dello sfogo in pieno giorno. Come negli altri capitoli, lo splatter è abbastanza contenuto, benché non manchino scene molto esplicite, e il ritmo si mantiene teso e costante per tutta la durata del film, tra attori che sono più di semplici cartonati messi lì per far numero e personaggi che hanno anche il tempo di affrancarsi dalla loro bidimensionalità. Non so se valeva la pena di tornare a casa alle 2 dopo un'ora di coda che mi ha portata ad invocare lo Sfogo su tutti gli alti papaveri delle Autostrade, della Regione Liguria e della Provincia di Genova, ma mi sono molto divertita guardando La notte del giudizio per sempre, quindi ne consiglio il recupero, soprattutto se non vi siete persi un film della saga.


Di Ana de la Reguera (Adela), Josh Lucas (Dylan Tucker) e Will Patton (Caleb Tucker) ho già parlato ai rispettivi link.

Everardo Gout è il regista della pellicola. Messicano, è al suo primo lungometraggio ma ha diretto episodi di serie come Luke Cage e The Terror. E' anche produttore, sceneggiatore, attore e tecnico degli effetti speciali. 


Tenoh Huerta
, che interpreta Juan, ha partecipato al bellissimo Tigers Are Not Afraid. La notte del giudizio per sempre viene dopo La notte del giudizio (2013), Anarchia - La notte del giudizio (2014), La notte del giudizio - Election Year (2016), La prima notte del giudizio (2018) e la serie The Purge, le cui due stagioni potete trovare su Prime Video, nel caso i film vi piacessero e vogliate ulteriori storie ambientate nel mondo creato da James DeMonaco. ENJOY!

domenica 15 luglio 2018

La prima notte del giudizio (2018)

Martedì sera sono andata a vedere La prima notte del giudizio (The First Purge), diretto dal regista Gerard McMurray, ultimo capitolo della saga cominciata nel 2013 da James DeMonaco, qui solo sceneggiatore.


Trama: Il governo americano dei Nuovi Padri Fondatori tenta un esperimento a Staten Island: per un'intera notte la popolazione viene lasciata libera di indulgere in qualsiasi tipo di crimine, omicidio compreso, senza ripercussioni. Mentre alcune persone traggono vantaggio da questa libertà, altre cercano disperatamente di sopravvivere...



Prima di scrivere questo post ho riletto tutti quelli che ho pubblicato nel corso degli anni relativamente alla saga de La notte del giudizio in quanto, purtroppo, non ho avuto il tempo di recuperare tre film in tempo utile per arrivare al cinema preparata. Affidandomi a quanto io stessa ho scritto, posso affermare che quella de La notte del giudizio è una delle saghe più coerenti ed ambiziose del cinema di genere moderno, partita in sordina con un home invasion ben fatto ma quasi “banale” ed arrivata a toccare temi importanti e soprattutto attuali, specchio della realtà dell’America odierna e in generale del mondo. La prima notte del giudizio si concentra sull’origine dello “sfogo” e parte dall’elezione di un esponente dei Nuovi Padri Fondatori come presidente; quest’ultimo, dotato di un’intelligenza salvino-trumpiana, si ritrova per le mani un paese allo sbando, senza soldi per tornare a far funzionare l’economia e con tassi di povertà e disoccupazione alle stelle (d’altronde, HA stato il Pid… ehm, Obama o qualunque altro presidente democratico per lui), quindi lui e il suo staff non hanno altro modo per risolvere il problema se non quello più drastico, ovvero eliminare alla radice tutto ciò che “offende” l’opinione pubblica e l’americano medio-ricco. Se rammentate, già a partire da La notte del giudizio – Anarchia si era venuta a creare la contrapposizione tra i ricchi che possono permettersi di rimanere in casa durante la notte dello sfogo, protetti da costosissimi sistemi di sicurezza, e i poveri che sono costretti a barricarsi in casa incrociando le dita, mentre mercenari e soldati pagati dal governo serpeggiano tra la gente comune per eliminare più indesiderati possibile (e se ci scappa qualche casualty abbiente, pace!). Qui, questo aspetto della trama si fa ancora più marcato: la notte dello sfogo viene presentata al pubblico come test comportamentale con possibilità di influenzare in meglio il tessuto sociale, abbassando i crimini e la violenza, ma in realtà il gabinetto del presidente fa leva fin dall’inizio sul bisogno di denaro dei cittadini di Staten Island, ridotti ormai alla fame e preda dei vari boss della droga presenti sul territorio, incentivandoli a partecipare attivamente allo sfogo proprio per legittimarlo.


I giochi di potere ai piani alti mostrati nel film, con conseguente discorso allucinante di un membro dei Nuovi Padri Fondatori, sono agghiaccianti per la loro inquietante plausibilità, nonché specchio nemmeno tanto distorto della mentalità facilona degli estremismi che stanno prendendo sempre più piede in tutto il mondo, con governicchi messi in piedi da bonobi urlanti perennemente incazzati e legittimati da un popolo terrorizzato che non si sofferma a considerare le implicazioni di gesti drastici o violenti ma pensa solo al proprio orticello, facendosi imbambolare da promesse vuote e pubblicità realizzate ad hoc.  Allo stesso modo, la “maschera” indossata dai partecipanti allo sfogo, così come la stupidità di chi lo prende come occasione per organizzare party, sono altrettante stilettate verso i leoni da tastiera che si nascondono dietro l’anonimato di un nickname per sputare le peggio cose in faccia alla gente e verso chi, semplicemente, non capisce una beneamata minchia e si rifugia nella sua beata e superficiale ignoranza. E’ un peccato che tutti questi spunti di satira velenosa, benché magari un po’ troppo “esplicita”, quasi volesse venire in contro alle limitate capacità mentali del pubblico, si annacquino nella sagra del cliché nigga a base di pesantissima musica rap/hip-hop, tamarreide, droga e “Yo, negro!”. Seguire le vicissitudini di Dimitri detto D, boss della droga locale che da gangsta pronto a difendere solo il suo territorio diventa un mix tra Commando e Bruce Willis capace di sbaragliare DA SOLO soldati e mercenari (ma grazie a quale genere di addestramento, per inciso? No, perché va bene far parte di una banda di strada ma avere la meglio su fior di militari addestrati mi pare troppo…) per il bene dell’intera Staten Island, lì per lì è anche coinvolgente ma dopo un po' stufa proprio in virtù del piattume del personaggio e di chi lo spalleggia. Per carità, non che Frank Grillo fosse un attorone impegnato in chissà quale personaggio ma un po' la sua mancanza di sente. E si sente, soprattutto, l'assenza della mano di James DeMonaco, con quei giochi di luci al neon e le soluzioni visive tra lo spettacolare e il perturbante che caratterizzavano i primi capitoli della saga; Gerard McMurray non ha la stessa mano e si vede, soprattutto a un certo punto, con quelle dannate luci stroboscopiche che si accendono e si spengono sui pianerottoli, viene quasi voglia di "sfogarsi" su di lui. Ma queste, ovviamente, sono le lamentele di una vecchia rompiscatole, in quanto La prima notte del giudizio merita una visione e non solo per dovere di completezza quanto per il suo essere cupo specchio di ciò che potrebbe davvero succedere domani, ovunque. Dateci un'occhiata e poi correte a chiudervi in casa per la paura.


Di Marisa Tomei, che interpreta il Dr. Updale, ho già parlato QUI.

Gerard McMurray è il regista della pellicola. Anche produttore, attore e sceneggiatore, ha diretto il film Burning Sands: Il codice del silenzio.


La prima notte del giudizio è il prequel della saga e può essere guardato tranquillamente anche senza avere visto gli altri: per dovere di completezza, se il film vi fosse piaciuto, recuperate quindi La notte del giudizio, Anarchia - La notte del giudizio e La notte del giudizio - Election Year. ENJOY!


martedì 2 agosto 2016

La notte del giudizio - Election Year (2016)

Questa settimana sono riuscita a guardare anche La notte del giudizio - Election Year (The Purge: Election Year), terzo capitolo della saga scritta e diretta dal regista James DeMonaco.


Trama: alla vigilia delle elezioni presidenziali e dell'annuale "sfogo", la senatrice Roan si ritrova ad essere vittima dei Nuovi Padri Fondatori, che vogliono eliminarla a causa della sua politica contraria alla cosiddetta Notte del Giudizio...


Onde parlare al meglio di La notte del gudizio - Election Year (da qui in poi solo Election Year), devo scindere il mio giudizio soggettivo da quello oggettivo. Obiettivamente, riconosco a James DeMonaco una coerenza ed un coraggio che pochissimi suoi colleghi possono vantare, soprattutto se legati a case di produzione come la BlumHouse. Se ci pensate, nel 2013 la Notte del giudizio aveva esordito come un banale home invasion dai presupposti fantasiosi ed interessanti, per evolversi l'anno dopo partendo proprio dallo spunto iniziale di un'America dove per una notte all'anno qualsiasi crimine resta impunito, consentendo alle persone di fare ciò che vogliono, omicidi compresi; in Anarchia - La notte del giudizio, l'azione veniva spostata dalle tranquille mura casalinghe di una casa di privilegiati per descrivere il quadro più ampio di una società che sfrutta lo "sfogo" annuale per liberarsi dei pesi morti costituiti da poveri, emarginati e minoranze etniche. Con Election Year, DeMonaco punta ancora più in alto, mettendo in scena lo scontro elettorale tra sostenitori dei machiavellici Nuovi Padri Fondatori e una senatrice scampata per miracolo, da adolescente, ad uno degli sfoghi annuali e quindi pronta a revocare lo Sfogo in caso di vittoria, proponendo quasi una metafora dell'attuale campagna presidenziale, giocata abbondantemente sullo scontro tra chi ritiene che ogni americano abbia il diritto di possedere almeno un'arma da fuoco e chi invece vorrebbe delle leggi più severe (sfido chiunque a non riconoscere la Clinton nella senatrice Roan e Trump nell'invasato predicatore sostenuto dai Padri Fondatori). Dall'home invasion si è arrivati quindi ad un discorso ben più ampio, che trasforma Election Year in un violentissimo action distopico, allontanandolo dal sottogenere tanto caro all'horror moderno da cui tutto era iniziato. Che è cosa buona e giusta, oggettivamente parlando ma, soggettivamente, mi ha messo molta meno ansia e questa privazione ha reso dal mio punto di vista Election Years un po' pesante da portare a termine.


Nonostante un paio di sequenze da brivido e visivamente allucinanti, Election Year soffre (sempre da un personalissimo punto di vista che parte da una preferenza verso gli home invasion) infatti di una sorta di ripetitività e dell'identificazione della minaccia che i protagonisti sono costretti a fronteggiare in un branco di banalissimi mercenari, ben distanti dalle inquietanti maschere dei folli "purgatori" che la facevano da padroni nei primi due film; è vero, ci sono i Padri Fondatori a manovrare il tutto dietro le quinte ma già identificare un nemico riuscendo ad etichettarlo porta via gran parte dell'inquietudine. Fortunatamente, DeMonaco non si dimentica dei già citati folli mascherati e li gioca a mo' di jolly per dare un po' di pepe all'intera faccenda. Lì per lì l'idea che degli stranieri andassero in America per beneficiare a loro volta della notte di "sfogo" mi ha fatto un po' storcere il naso, ma senza di essi non avremmo avuto le meravigliose maschere al neon che campeggiano nelle locandine e che si rendono protagoniste della sequenza più affascinante del film, rafforzando così la presenza di una stuzzicante ghigliottina e di un gruppo di ragazzine assassine una più zoccola e stronza dell'altra (dotate di favolose macchine interamente ricoperte di lampadine, nientemeno. DeMonaco quando gioca con le luci è un fenomeno). A capeggiare il cast di gente dura ma pura troviamo invece il solito Frank Grillo, ormai talmente a suo agio nel ruolo di eroe dello Sfogo che è bastata la sua sola presenza, come leggerete nelle note di chiusura, per far prendere alla sceneggiatura di Election Year una direzione totalmente diversa; effettivamente, c'è da dire che forse Grillo è quello che ci crede di più mentre gli altri interpreti, a parte forse la Juliet di Lost che la faccia da politica WASP liberale ce l'ha sempre avuta, rappresentano un campionario di volti adatti ai loro ruoli ma in generale dimenticabili, persino il povero Bubba. In poche parole, Election Year non mi ha entusiasmata quanto i primi due capitoli della saga ma è comunque una pellicola che merita una visione, soprattutto se vi piace questo genere di thriller serrati.


Del regista e sceneggiatore James DeMonaco ho già parlato QUI. Frank Grillo (Leo), Mykelti Williamson (Joe Dixon) ed Edwin Hodge (Dante Bishop) li trovate invece ai rispettivi link.

Elizabeth Mitchell interpreta il senatore Roan. Americana, famosa per aver interpretato la Juliet di Lost, ha partecipato a film come Frequency - Il futuro è in ascolto, Betty Love e ad altre serie quali Sentinel, JAG - Avvocati in divisa, E.R. Medici in prima linea, CSI, Dr. House, V e C'era una volta. Ha 46 anni.


Il film avrebbe dovuto essere un prequel che raccontava del primo "sfogo" ma dopo che Frank Grillo ha accettato di riprendere il ruolo del Sergente Leo la sceneggiatura ha preso una direzione diversa. Ovviamente, se La notte del giudizio - Election Year vi fosse piaciuto, dovete per forza recuperare i primi due film della trilogia (forse prossima quadrilogia?), ovvero La notte del giudizio e Anarchia - La notte del giudizio. ENJOY!

mercoledì 1 gennaio 2014

Bolla's Top 5: Best of 2013

Buon 2014!! Ieri ho riunito tutta la rumenta cinematografica da lasciarsi alle spalle mentre oggi ho deciso di stilare la mia piccola classifica di quello che vorrei ricordare e rivedere anche con l'anno nuovo. Se mancheranno film per voi fondamentali, ricordate che a casa Bolla, causa distribuzione maffa e connessione lentissima, si guarda quel che passa la Provvidenza, quindi ancor grazie che sia riuscita a recuperare questi, ma se avete dei suggerimenti per colmare le lacune inseriteli nei commenti. ENJOY!!

5. Behind The Candelabra
Forse la sorpresa del 2013, il film bello che non ti aspetti, pur con tutte le sue imperfezioni. Nonostante fosse un prodotto televisivo della HBO, il film di Soderbergh ha saputo conquistare le platee cinematografiche di mezzo mondo, soprattutto grazie ad un grandissimo (per quanto inquietante) Michael Douglas, e a far conoscere anche a noi giovinastri l'ambigua figura del pianista Liberace.

4. Stoker
Sputato dai più, che lo hanno visto come l'asservimento di Park Chan-Wook alle leggi dell'entertainment hollywoodiano, io l'ho trovato un piccolo capolavoro di tensione, inquietudine e immagini artistiche, con una grandissima protagonista. Da recuperare assolutamente!

3. The World’s End
L'ultimo capitolo della trilogia del Cornetto fa ridere a crepapelle, piangere e riflettere. Un trip intergalattico che, appena finito di guardare, fa venire voglia di ricominciare da capo. Ancora, ancora e ancora. L'unico difetto del film è la paura che possa essere l'ultimo prodotto della premiata ditta Nick Frost/Simon Pegg/Edgar Wright.

2. Wolf Children
Non poteva mancare, nell'elenco dei 5 film più belli del 2013, un capolavoro di animazione nipponica stranamente non firmato da Miyazaki. Le avventure dei piccoli Ame e Yuki, curati dallo sguardo amorevole della giovane mamma, sono semplici, delicate ed emozionanti e rimangono impresse a lungo nel cuore dello spettatore.

1. Django Unchained
Già visto almeno quattro volte, sia in italiano che in inglese, sia a casa che in viaggio, non sono ancora riuscita a trovare un difetto all'ennesimo capolavoro dell'aMMore Quentin. Nonostante sia del 2012, l'ho visto nel 2013 quindi  il primo posto è meritatissimo ma, come potete immaginare, glielo avrei dato anche se si fosse trattato del filmino delle vacanze del mio inquartatissimo regista preferito.


E siccome la mia passione sono soprattutto i film horror/thriller, non posso esimermi dall'aggiungere una piccola postilla relativa alle cinque pellicole di genere che più mi hanno entusiasmata o inquietata quest'anno!

5. You’re Next
Banalissimo e derivativo, ma con quel tocco di umorismo nero in grado di renderlo gustoso. O forse sarà che mi sono innamorata della storia del Papero.

4. Le streghe di Salem
Oh, a me è piaciuto. Mi ci sono persa come in un trip e ho apprezzato molti degli omaggi o plagi, fate vobis. Considerata la memoria da pesce rosso che ho, entra di diritto in classifica anche solo per il fatto che, ancora oggi, ricordo la melodia dei Lords of Salem.

3. La notte del giudizio
Altra pellicola derivativa e banale, ma provateci voi a guardarla soli in una casa che intorno ha giusto il giardino, qualche campo coltivato e un paio di vicini vecchi e sordi. La notte insonne che mi ha procurato gli conferisce il terzo posto senza se e senza ma.

2. L’evocazione
Il 2013 è stato l'anno della banalità e la conferma che non serve stupire gli spettatori con "fenomenali poteri cosmici". Basta ricorrere a bravi attori, un po' di stile vintaggio, rubare dai caposaldi dell'horror e inserire, a mo' di mazzata tra capo e collo e in modo anche abbastanza bastardo, la bambola più inquietante degli ultimi 10 anni. Però ora basta eh, Wan.

1. Stoker
Alla faccia di chi gli ha voluto male e pur non essendo horror, Stoker merita comunque il primo posto, per tutti i motivi di cui sopra. Stacce™.











giovedì 15 agosto 2013

WE, Bolla! del 15/8/2013

Buon Ferragosto!!! E voi direte: ma in un giorno così chi sta a cavillare sulle uscite della settimana? Io, ovvio. Finalmente la dilusione è finita, domani il multisala riapre e quindi vediamo se lo farà col botto o toccherà piangere disperati anche stavolta... ENJOY!!

La notte del giudizio
Reazione a caldo: già visto!
Bolla, rifletti!: QUI trovate la recensione

Drift - Cavalca l'onda
Reazione a caldo: mi ispira poco o nulla.
Bolla, rifletti!: essendo un'uscita della scorsa settimana ne ho già parlato QUI. Francamente, continua a non convincermi.

Kick - Ass 2
Reazione a caldo: aDDoro!!
Bolla, rifletti!: Una delle due visioni sicure per la settimana prossima! Nonostante le differenze col fumetto originale il primo film tratto dal fumetto di John Romita Jr. e Mark Millar mi era infatti piaciuto tantissimo e ho grandi aspettative per questo secondo capitolo. E poi, insomma, l'idea di rivedere Chloetta bella nei panni di Hit-Girl e quel grandissimo, adorabile pirla di Chris Mintz-Plasse in quelli (attenzione!!) di The Motherfucker mi porta assai vicina alla commozione!

Wolverine - L'immortale
Reazione a caldo: già visto!
Bolla, rifletti!: QUI trovate la recensione

Open Grave
Reazione a caldo: eccolo lì, il mistero...
Bolla, rifletti!: Seconda sicura visione della settimana. Dal trailer non si capisce dove voglia andare a parare ma di sicuro mi ha presa tantissimo e incuriosita come non mai. Potrebbe essere una grandissima belinata o l'horror che non ti aspetti, chissà. Speriamo sia la seconda che ho detto.

ESP 2 - Fenomeni paranormali
Reazione a caldo: pernacchie a profusione!!
Bolla, rifletti!: QUI trovate la recensione del primo. Figuriamoci se vado a dare soldi per quest'ennesimo, maffo clone del clone del clone di Paranormal Activity!!!

E siccome il cinema d'élite è ancora in pausa estiva vi do appuntamento alla settimana prossima!!

domenica 4 agosto 2013

La notte del giudizio (2013)

D'estate non c'è niente di meglio di un buon thriller/horror per raffreddare le calde serate. In questi giorni la scelta è ricaduta su La notte del giudizio (The Purge), diretto dal regista James DeMonaco.


Trama: in una realtà distopica l'America è finalmente una nazione priva di crimini, violenze e povertà. Il merito va tutto alla notte dello "sfogo", l'unico giorno dell'anno in cui, per 12 ore, ogni efferatezza viene permessa e incoraggiata. La famiglia Sandin, fiera sostenitrice dello "sfogo", dovrà però ricredersi sulle proprie scelte di vita...


Tu vuoi che muoro? Potrebbe riassumersi così la mia reazione alla fine di La notte del giudizio, considerato che mi sono rialzata dal letto con un peso sul petto tale da non riuscire più a respirare. Ero giusto un pochino tesa, ecco. E siccome il corpo solitamente non mente credo proprio che, almeno con me, la pellicola abbia raggiunto tranquillamente lo scopo di inquietare e mettere un'ansia del Diavolo. L'assunto in sé, ma già lo avevo capito leggendo semplicemente la trama, è parecchio controverso: se esistesse una notte in cui ogni crimine è permesso come reagirebbe la gente? Mi sono ritrovata spesso a pensare a questa cosa mentre guardavo il film e, con una punta di vergogna, ammetto che io farei quel che fanno i signori Sandin, rimarrei bella barricata in casa e lascerei che quelli fuori si ammazzino come vogliono, visto che non mi sento così "stressata" da sentire il bisogno di uscire con un machete a far piazza pulita di gente, anche se qualcuno lo meriterebbe. In La notte del giudizio invece, ed ovviamente, si scontrano varie scuole di pensiero, la più interessante delle quali non è quella dei "buoni" o dei "cattivi", ma quella dei media che si dedicano a sviscerare il significato dell'atto dello "sfogo", considerandolo un diritto, un momento indispensabile nella vita degli americani, la panacea per tutti i mali che affliggono la società, in un crescendo di dichiarazioni deliranti che inquietano più dello stesso film.


Il resto, a dire il vero, è banalmente quello che ci si dovrebbe aspettare da ogni thriller/horror degno di questo nome. La notte del giudizio non ci da particolarmente dentro col gore ma compensa innanzitutto con un inquietante (quanto inutile, d'accordo, ma se siete deviati come me ne avrete paura!) pupazzotto robotico che deambula per la casa buia, con un paio di interessantissimi twist che ribaltano più di una volta i ruoli preda/predatore dei protagonisti, con la faccia assolutamente perversa dell'educatissimo capetto del "branco", alias l'attore australiano Rhys Wakefield che spero  di rivedere prestissimo in altri film, e con un finale talmente beffardo, ironico e cupo che meriterebbe da solo l'applauso. James DeMonaco, regista e sceneggiatore, sarà anche un novellino o quasi ma riesce a mescolare piacevolmente riprese classiche e "trucchi" tipici degli horror recenti come telecamere esterne o visori all'infrarosso, che moltiplicano i punti di vista e consentono allo spettatore di inquietarsi ancora di più. Gli attori adulti, in generale, portano a casa la pagnotta in modo dignitoso (i ragazzini sarebbero da abbattere) ma devo dire che Ethan Hawke, uno dei motivi che mi ha spinta a vedere La notte del giudizio, viene tranquillamente surclassato dall'interpretazione di Lena Headey, soprattutto sul finale. In definitiva, The Purge è un film che mi sento tranquillamente di consigliare a tutti quanti cerchino un thriller solido e particolare... certo, se abitate in posti un po' isolati come la sottoscritta magari assicuratevi di avere compagnia durante la visione!!


Di Ethan Hawke, che interpreta James Sandin, ho già parlato qui.

James DeMonaco è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto solo un altro film, Staten Island, e ne ha uno in uscita. Anche produttore, ha 44 anni.


Lena Headey interpreta Mary Sandin. Originaria delle Bermuda, ha partecipato a film come Mowgli – Il libro della giungla, Il gioco di Ripley, I fratelli Grimm e l’incantevole strega, 300 e alle serie Terminator: The Sarah Connor Chronicles e Il trono di spade. Anche produttrice, ha 40 anni e cinque film in uscita tra cui 300 – L’alba di un impero.


Dato il successo de La notte del giudizio si sta già pensando ad un seguito, ovviamente. Nell'attesa, se il film vi fosse piaciuto consiglio la visione del bellissimo Funny Games e di The Strangers. ENJOY!

giovedì 1 agosto 2013

Il WE, Bolla! del DILUDENDO 2 (1/08/2013)

Anche questa settimana il multisala savonese è chiuso, quindi la rubrica verterà su quello che vorrei vedere. Poca roba anche questo giovedì ma almeno un film degno d’interesse c’è. ENJOY!

La notte del giudizio
Ne ho già parlato qui. Le ultime recensioni di chi ha già avuto la possibilità di vederlo confermano quello che già pensavo: un thriller/horror dignitoso che magari non soddisfa tutte le aspettative derivanti dall’interessantissimo spunto della trama ma che comunque si lascia guardare. Alla faccia del cinema chiuso, dovrei riuscire a vederlo e recensirlo nei prossimi giorni.

La notte del giudizio è l’unica pellicola che reputo interessante tra quelle in uscita. Le altre prevedono il ritorno della premiata ditta Owen Wilson/Vince Vaughn in Gli stagisti, la loro solita commedia piacevole ma poco interessante, buona giusto per una serata tra amiche ma non certo meritevole di una gita al cinema, ed ESP 2 – Fenomeni paranormali, seguito dell’orrendo ESP – Fenomeni paranormali. Consigliandovi, per l’ennesima volta, di evitare questa stupidissima saga come la peste, mi congedo… alla prossima settimana!

lunedì 3 giugno 2013

Get Babol! #66

Buon lunedì a  tutti! La consueta rubrica dedicata ai consigli del sito GetGlue e alle uscite USA questa volta spara un paio di titoli potenzialmente interessanti... e il meglio deve ancora venire! ENJOY!!

Much Ado About Nothing
Di Joss Whedon
Con Amy Acker, Alexis Denisof, Fran Kranz
Trama (da Imdb): Una rilettura moderna della classica commedia shakespeariana che parla di due coppie con diversi punti di vista sull'amore...

Il sito me lo consiglia perché mi sono piaciuti Il discorso del re, Les Miserables, Il grande Gatsby, I Tenenbaum e Gosford Park. Che dire, aspettavo questo film da quando ne avevo letto ai tempi di The Avengers. Il Bardo è sempre una garanzia, Whedon ci sa fare con le storie d'amore e in più ha messo su un cast adorabile, tra cui spiccano i mai dimenticati Alexis Denisof e Tom Lenk, il mio nuovo idolo Fran Kranz e il sempre valido Nathan Fillion. Ovviamente non vedo l'ora di guardarlo ma, altrettanto ovviamente, non esiste ancora una data d'uscita italiana e non sono certa che basterà il successo internazionale di The Avengers per smuovere la nostra stantìa distribuzione...

The Purge
Di James DeMonaco
Con Ethan Hawke, Lena Headey, Max Burkholder
Trama (da Imdb): Una famiglia viene presa in ostaggio per aver dato rifugio al bersaglio di un gruppo di assassini durante "l'epurazione", 12 ore durante le quali ogni crimine diventa legale.

Il sito me lo consiglia perché mi sono piaciuti Battle Royale e The Strangers. La trama del film è molto interessante, adoro queste distopie inquietanti. L'idea che possano esistere 12 ore di "tana libera tutti" durante le quali ognuno può darsi ai crimini più efferati potrebbe dare il La ad un survival horror con i controcosiddetti, senza contare che Ethan Hawke è sempre un bel vedere e già il trailer mette un'ansia boia. In Italia il film uscirà il primo agosto col titolo La notte del giudizio, inutile dire che sarò in prima fila.

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