giovedì 20 luglio 2017

(Gio)WE, Bolla! del 20/7/2017

Buon giovedì a tutti! Temo siamo quasi giunti al momento delle ferie del multisala: la programmazione è fino a domenica e non ci sono "anteprime" per le prossime settimane. Molto male visto che mi toccherà viaggiare fino a Genova almeno per Annabelle 2 e Atomica Bionda, due film distribuiti nel momento peggiore dell'anno. Oggi però il multisala è ancora aperto, quindi vediamo cosa offre di nuovo... ENJOY!

Operation Chromite
Reazione a caldo: Mai sentito nominare...
Bolla, rifletti!: Co-produzione USA-Corea del Sud imperniata sulla battaglia di Incheon, episodio ambientato nella Guerra di Corea, appunto. Uh, la vastità del Liam Neeson che me ne frega...

Prima di domani
Reazione a caldo: Il thriller della marmotta!
Bolla, rifletti!: Storia di una ragazzina bloccata nello stesso giorno, che si conclude sempre con la sua morte. Il trailer mi ha intrigata molto ma il Bolluomo lo ha trovato inquietante, quindi spero di convincerlo a portarmi al cinema prima che il multisala chiuda...

Ha finito le cartucce anche il cinema d'élite mi sa...

Un appuntamento per la sposa
Reazione a caldo: Appuntamento che non fa per me...
Bolla, rifletti!: Ad un mese dal matrimonio, lo sposo dice alla sposa di non amarla ma lei vuole lo stesso convolare a nozze. Con chiunque le mandi il Signore. A quanto pare, questo film sembra una commedia romantica ma tale non è quindi potrebbe anche essere interessante ma al momento ho altre priorità.

martedì 18 luglio 2017

Notte Horror 2017: Dolls - Bambole (1987)


E' tornata la Notte Horror Blogger Edition! La Notte in questione è un evento nato nell'ormai lontano 2014 per omaggiare quello storico programma di Italia 1 in cui Zio Tibia ci deliziava le calde serate estive con horror cult, esilaranti, trash, capaci di segnare l'infanzia o adolescenza di ogni spettatore. Oggi tocca a me e Mari's Red Room tenervi compagnia con una serata a base di fumetti e bambole: alle 21 dovrebbe essere già uscito sul blog di Marika un post dedicato al Creepshow di Romero mentre io mi sono gettata sullo spauracchio Dolls - Bambole (Dolls), diretto nel 1987 dal regista Stuart Gordon. A proposito del grande regista scomparso proprio in questi giorni, queste due settimane dedicate all'horror non potevano cadere meglio nell'attesa di celebrarlo come merita, magari passata questa torrida estate. Nel frattempo, George, questo post lo dedico a te!


Trama: sorpresi da una tempesta, i membri della famiglia Bower (padre, matrigna e figlioletta) si rifugiano assieme ad un commesso viaggiatore e due punkettone in una casa abitata da due anziani signori che fabbricano bambole. Queste ultime sono molto carine ma anche vendicative e non perdonano chi si comporta male...



Dolls è un trauma che mi porto dietro dal 1987, quando all'età di sei anni mi era capitato di vedere più volte il trailer in TV. Sinceramente, non ricordo di avere mai visto Dolls trasmesso su qualche rete televisiva ma è anche vero che me ne sono sempre tenuta lontana, anche perché il trailer si concentrava sulla sequenza più terrificante (quella ambientata nella soffitta) e faceva vedere bambole che si toglievano gli occhi, mostravano dentini aguzzi e brandivano coltelli con aria malvagissima, quanto basta insomma per provocarmi tachicardia e morte subitanea. L'anno scorso il mio amico Toto, di ritorno dall'Inghilterra, mi ha però portato alcuni DVD tra i quali faceva la sua porca figura proprio Dolls, a quanto pare un film abbastanza raro da trovare oggi in quel formato e in quella edizione: un po' come faceva Joey in Friends con i libri che non gli piacevano, ho ringraziato Toto e poi ho nascosto Dolls SOTTO il resto della collezione (assieme a La casa 3 - Ghosthouse, per inciso), così da impedire alle bambole assassine di venirmi a uccidere... tutto questo fino ad oggi. Ho cambiato casa, sono andata a convivere, sono cresciuta, sono passati trent'anni, vuoi davvero che un film girato nel 1987 mi faccia ancora paura? Sì, per mille gobbi saltellanti. Tant'è che ho dovuto spezzare la visione in tre sere, possibilmente quando il sole non era ancora calato. Tagliamo la testa al toro, prima di venire insultata da lettori coraggiosi: Dolls è una supercazzola. Nel senso che è una favola nera più che un horror ed è pieno di momenti esilaranti e personaggi caricaturali, a partire dalla matrigna di Judy per arrivare alle tizie che sembrano uscite dritte da un video anni '80 di Madonna. Tuttavia, siccome Stuart Gordon e il produttore Charles Band erano due artigiani sopraffini, hanno preso questa supercazzola dannatamente sul serio e realizzato una favola nera capace di mettere una fifa boia, al punto che durante la visione mi sono tranquillizzata solo perché si capisce che le bambole non uccidono indiscriminatamente, la speranza di salvarsi C'E'!! Poca, a dir la verità, e la spada di Damocle del bambolotto omicida è sempre lì ma c'è speranza, per fortuna.


Ciò che rende spaventoso ancora oggi Dolls, oltre che proprio bello da vedere, è il mix di sceneggiatura intelligente ed effetti speciali bellissimi. Ho parlato di favola nera perché la protagonista è una bimba dalla fervida immaginazione e la piccola come in ogni favola che si rispetti è vessata da una matrigna cattiva e ricca che tiene per le palle il pavido padre; la mamma vera è a Boston e Judy è costretta a passare le vacanze con due adulti inadatti a fare i genitori (come dice ad un certo punto Hartwicke, "Non tutti i papà sono adatti ad esserlo"), disgustati dalle fantasie della bambina al punto da non farle mancare insulti e persino maltrattamenti assortiti. Di fronte ad una simile situazione, le bambole dei due anziani coniugi Hartwicke assurgono al ruolo di terrificanti giustizieri, piccoli emissari del Demonio in grado di riportare però un equilibrio all'interno di una giovane vita che rischiava di venire spezzata. Il dualismo di questi esseri e dei loro creatori, oltre alla palese cattiveria del 70% delle vittime, rende quindi difficile allo spettatore parteggiare per gli ospiti della casa, eppure è anche arduo fare il tifo per dei mostri sanguinari che terrorizzano ad ogni loro comparsa sullo schermo, e questa è una sensazione che non ho mai provato guardando un horror. Le bambole di Dolls non sono infatti dei pupazzotti "industriali" come il Chucky de La bambola assassina ma sono dei mirabili esempi di artigianato italico, al punto che non sfigurerebbero all'interno della casa di un eventuale collezionista e non fanno paura perché vomitano sulle vittime il turpiloquio di Brad Dourif, no, il terrore che incutono è molto più sottile: la scena prima lo scaffale è vuoto, quella dopo ci sono dei bambolotti che forse prima non c'erano, un momento l'espressione della bambola è serena ma un istante dopo arrabbiata grazie ad un abile gioco di effetti speciali artigianali, montaggio e stop motion. Sangue? Certo, sangue ce n'è e le bambole nascondono un segreto terribile ma Dolls non è così gore come si potrebbe pensare, anche perché Stuart Gordon ci ha visto lungo e ha capito che non ci sarebbe stato bisogno di secchiate di vernice rossa per far venire gli incubi allo spettatore. Del resto, se venissi attaccata da un branco di bambole con velleità omicide probabilmente mi ucciderei da sola per non vederle camminare e ghignare! Col suo mix di ironia, terrore e orgoglio di serie B, Dolls si candida quindi come uno dei ripescaggi migliori che potreste fare per onorare Notte Horror, ovviamente se non siete pavidi come la sottoscritta.

Stuart Gordon è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Re-Animator, From Beyond - Terrore dall'ignoto, Dagon - La mutazione del male ed episodi delle serie Masters of Horror e Fear Itself. Anche sceneggiatore, produttore e attore, ha 70 anni.


Carolyn Purdy-Gordon interpreta Rosemary Bower. Moglie di Stewart Gordon, ha partecipato a film come Re-Animator, From Beyond - Terrore dall'ignoto e ABCs of Death 2.5. Anche sceneggiatrice, ha 70 anni.


Guy Rolfe, che interpreta Gary Hartwicke, è poi tornato a bazzicare con le bambole assassine nei panni di Toulon in ben quattro film del franchise Puppet Master, dal 1991 al 1999 mentre Hilary Mason, che interpreta Hilary Hartwicke, era la medium cieca Heather in A Venezia un dicembre rosso... shocking. Altro volto famoso per chi è cresciuto negli anni '80 è quello della modella Bunty Bailey, che qui interpreta Isabel ma è stata soprattutto la ragazza del video Take on Me degli A-Ha. Pare che a un certo punto Stuart Gordon fosse molto interessato a dirigere un sequel di Dolls, con SPOILER Ralph che, una volta a Boston, avrebbe davvero sposato la madre di Judy e la famiglia avrebbe vissuto felice e in armonia fino all'arrivo di un pacco dall'Inghilterra, contenente Gabriel e Hilary in forma di bambolotti FINE SPOILER. E' un vero peccato che del progetto non si sia più fatto nulla ma sta di fatto che Gordon, subito dopo aver terminato Dolls, ha girato From Beyond - Terrore dall'ignoto, sullo stesso set e con la stessa troupe; Dolls è poi uscito un anno dopo a causa dei lunghi tempi di post produzione. Detto questo, se Dolls vi fosse piaciuto recuperate Horror puppet, Puppet Master (almeno il primo) e ovviamente la saga de La bambola assassina. ENJOY!

Le altre puntate di Notte Horror andate in onda le trovate alle coordinate che seguono e vi metto anche il bannerone per non perdervi le prossime!

The Obsidian Mirror (Non si deve profanare il sonno dei morti)
Solaris (Possession)
Mari's Red Room (Creepshow)




The War - Il pianeta delle scimmie (2017)

Non so nemmeno io perché il reboot de Il pianeta delle scimmie sia diventato una di quelle saghe da seguire no matter what, sta di fatto che domenica sono corsa al cinema a vedere The War - Il pianeta delle scimmie (War for the Planet of the Apes), diretto e co-sceneggiato dal regista Matt Reeves.


Trama: a seguito delle azioni di Koba, tra scimmie e umani è scoppiata una guerra senza esclusione di colpi, che vede da un lato della barricata lo scimpanzé Cesare e dall'altro il sadico Colonnello. Quando la tragedia colpisce Cesare, il capo-branco si imbarca in un viaggio per cercare vendetta e scopre un terribile segreto...



Con The War - Il pianeta delle scimmie si chiude un cerchio, si tira un colpo alla testa dei titolisti italiani che hanno costretto gli adattatori a fare salti mortali per tradurre le didascalie iniziali del film e si aspetta, consapevoli che probabilmente quel mondo nato nel 2011 avrebbe ancora molto da raccontare. O forse no, in quanto per una volta che si chiude in bellezza forse sarebbe meglio non forzare troppo la mano. Lo scimpanzé Cesare, che abbiamo visto nascere, crescere, perdere fiducia nell'umanità e persino verso i suoi stessi simili, torna in The War - Il pianeta delle scimmie come una creatura ormai invecchiata, provata dalla guerra e sempre più in difficoltà a non cedere ad una rabbia bestiale capace di sterminare non solo gli umani ma anche sancire la disfatta delle scimmie; se nel primo film il focus era necessariamente la ricerca di un posto nel mondo di un essere troppo umano per essere scimmia e troppo scimmia per essere umano e nel secondo si parlava di fiducia, odio e speranza, qui il viaggio di Cesare assume molteplici significati e si concretizza in un esodo biblico verso un mondo nuovo, forse peggiore o forse migliore. Echi del Vecchio e del Nuovo Testamento (non c'è il Mar Rosso ma c'è una slavina, non ci saranno corone di spine ma le croci si sprecano, così come le frustate, le frecce nel costato e i Giuda) si uniscono in una trama adulta e ben più riflessiva rispetto al fiacco trionfo di effetti speciali che era Apes Revolution, all'interno della quale pochi personaggi si muovono circospetti, tra atmosfere western e post-apocalittiche, per fuggire da una guerra che li aspetta appena svoltato l'angolo, pronta a ghermirli coi suoi rimandi a campi di concentramento, muri Trumpiani, schiavismo e un senso di apocalisse incombente. L'Apocalisse. Apocalypse Now, fonte prima d'ispirazione dell'intera pellicola, perché quale film (tranne forse Full Metal Jacket) è stato in grado di raccontare l'alienazione, la follia e anche il fascino pericoloso di una cosa orribile come la guerra, meglio di quanto abbia fatto il capolavoro di Coppola?


Le motivazioni che spingono Cesare e compagni sono diverse da quelle di Willard ma l'obiettivo è lo stesso, ovvero raggiungere il "Cuore di Tenebra" e uccidere il Colonnello (non Kurtz ma McCullogh), quello che veniva nominato alla fine di Apes Revolution, un cupissimo babau evocato proprio da quel Koba che ora infesta gli incubi di Cesare, riscopertosi incapace di perdonare il prossimo come già accaduto al suo antico compagno/nemico. Provato da anni di soprusi e difficoltà, Cesare guarda negli occhi la Tenebra e riempie l'enorme vuoto che ha nel cuore della stessa oscurità che emana dal Colonnello, perdendo di vista obiettivi importanti come la famiglia e la sopravvivenza del suo branco solo per perseguire il proprio desiderio di vendetta; dal canto suo, il Colonnello è pervaso dalla stessa follia che albergava in Kurtz, fermo nei suoi propositi come i Vietcong che tagliavano il braccio ai bimbi vaccinati dagli americani e pronto ad ergersi a Dio di un mondo purificato dall'ennesimo virus in grado di sterminare l'umanità. E' il confronto (più che lo scontro) tra questi due personaggi il cuore di The War - Il pianeta delle scimmie, l'aspetto della trama che rappresenta la svolta "adulta" di quello che sulla carta rischiava di essere solo l'ennesimo blockbuster estivo e che invece regala emozioni, rabbia, copiose lacrime in più di un'occasione; una pellicola dove, finalmente, la bontà dell'effetto speciale si mescola ad una reale capacità di gestire sequenze tipiche di un film di guerra (l'inizio e il finale sono spettacolari e concitati) e ad attori umani che non scompaiono di fronte alle espressivissime scimmie. Woody Harrelson qui porta a casa un'interpretazione come non ne offriva da anni, facendo rivivere il fantasma di Marlon Brando nella pelle di Robert Duvall senza risultare né parodico né una semplice fotocopia dei due mostri sacri e stordendo lo spettatore con sentimenti contrastanti di odio puro e altrettanto sincera fascinazione, mentre la giovanissima Amiah Miller è semplicemente deliziosa nei panni di Nova. L'unico a rimetterci, come al solito, è un immenso Andy Serkis che viene sistematicamente sottovalutato in quanto sepolto da un volto e un corpo creati al computer ma senza il quale Cesare non sarebbe lo stesso personaggio vivido, profondo e tragico che ha conquistato il cuore degli spettatori dal 2011. Cosa sarà d'ora in avanti del franchise poco mi importa, sinceramente: Matt Reeves e soci hanno concluso la loro storyline con un'eleganza raramente riscontrabile in questo genere di saghe succhiasoldi e personalmente mi dichiaro molto soddisfatta. Se vi capita di cercare refrigerio al cinema date una chance a Cesare e ai suoi (poco) allegri compagni, non ve ne pentirete!


Del regista e co-sceneggiatore Matt Reeves ho già parlato QUI. Andy Serkis (Cesare), Woody Harrelson (Il Colonnello), Steve Zahn (Scimmia Cattiva), Toby Kebbel (Koba) e Judy Greer (Cornelia) li trovate invece ai rispettivi link.


L'anno scorso si diceva che fosse in progetto un quarto episodio della saga ma al momento non se ne ha notizia quindi, nell'attesa di saperne di più, se The War - Il pianeta delle scimmie vi fosse piaciuto potete recuperare tranquillamente L'alba del pianeta delle scimmie e Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie, assieme magari alla saga originale. ENJOY!

P.S. Dalla Mondadori mi hanno appena inviato una mail comunicando che il libro Il pianeta delle scimmie di Pierre Boulle, che ha ispirato in primis il film omonimo del 1968, è disponibile nella collana Oscar Mondadori. Lo trovate nelle librerie e negli store on line se siete interessati.

lunedì 17 luglio 2017

Martin Landau (1928 - 2017)


Bela Lugosi is now really dead. R.I.P. Martin.

George A. Romero (1940 - 2017)


Quando non ci sarà più posto all'inferno, tu tornerai dietro la macchina da presa. Quindi questo non è un addio ma un arrivederci.

domenica 16 luglio 2017

Il Bollodromo #33 - Le pagelle di Twin Peaks - Episodio 3x09

Dopo la pausa di un paio di settimane tornano le pagelle di Twin Peaks curate dalla sottoscritta e Alessandra di Director's Cult. L'ottavo episodio della serie era talmente delirante e meravigliosamente autoriale che io non me la sono sentita di commentarlo (ma su Facebook ho dichiarato "I Nine Inch Nails hanno rotto Twin Peaks", chiedo perdono...) mentre Alessandra ce l'ha fatta. Prima di addentrarci nel nono episodio torniamo quindi un attimo nel passato con l'elenco dei suoi premi:

Premio Organic Concime: Bad Cooper
Premio Lurch: Il Gigante
Premio il Seme del Male: Bob
Premio il Fumo Nuoce Gravemente alla Salute: Woodsman

E prima del delirio Trent Reznor se la cantava, se la cantava...!
Back to the Present, grazie mille Alessandra! Questa è stata la settimana dei personaggi "minori" reintrodotti in un modo che farebbe venire voglia di andare a prendere Lynch a schiaffi per l'ennesimo ritardo alla comparsa di Audrey Horne. Anche perché torna il fratello Johnny Horne (interpretato dal terzo attore consecutivo) che vince il mio Premio Catafratto contro un Muro e quello Crash Test Dummy di Alessandra. C'è da dire che quest'uomo già non stava bene nelle prime due serie, se pensate alla fine che ha fatto il suo psichiatra basta fare due più due per capire come la salute mentale di Johnny gli abbia fatto ciao ciao da tempo... cosa che, com'è ovvio, lo rende uno dei personaggi più savi di Twin Peaks! Lo rivedremo nella decima puntata? Ma soprattutto, lo rivedremo vivo?
Siccome non s'è ancora vista in faccia accorpo qui anche l'impietoso giudizio verso l'"utilissima" Jan D'Arcy, alias Sylvia Horne, che già compariva poco nella vecchia serie e par che ora sia ancora più odiosa e catananna di prima. Giustamente Alessandra le assegna il Premio Minchia Ggionny!! (che è poi il riassunto della sua funzione all'interno dell'episodio) mentre io opterei per un Premio Vecchia Ciabatta.
Votosospeso per entrambi


Bene ma non benissimo.

Last but not least
, il graditissimo ritorno della settimana è quello della dolce e paziente Betty Briggs, ovvero l'attrice Charlotte Stewart, altra visione che mi ha strappato un mezzo magone visto che adoravo il personaggio. A lei conferisco il Premio Sibilla, visto che è enigmatica quanto il marito, e con una mossa da ghepardo Alessandra aggiunge il Premio Cloris Brosca. Per chi nel 1993 non fosse ancora nato o per chi, giustamente, ha evitato tutta la tiVVù italiana degli ultimi decenni e quindi non sa chi diamine sia Cloris Brosca, agevolo questo ottimo filmato.
Voto: verso l'infinito e oltre



Le gioie più grandi le hanno comunque date i personaggi nuovi, con uno splendido Lynch meets Tarantino che ha rischiato di lasciarmi senza fiato. Due degli Hateful Eight hanno infatti fatto capolino sulla scia di Bad Cooper: il primo è Tim Roth nei panni di Gary "Hutch" Hutchens, che becca il mio Premio Tranquillo Weekend di Paura e quello E Tim Prese il Fucile di Alessandra, la seconda è Jennifer Jason Leigh nei panni di Chantal Hutchens, indiscusso Premio Ma Se Parliamo d'Amore Prima è Necessario Limonare ma anche quello Scusa ma Non Ti Chiamo Amore. Vai così, Chantal!!


Questa settimana hanno dato il bianco anche Larry Clarke, Eric Edelstein e David Koechner (già premiato QUI), ovvero i detective "Fuscos", i quali si portano a casa un Premio Speciale Tre Marmittoni o Trios de Cretinos, come direbbe Alessandra.


Santa Alessandra mi sta salvando la pelle questa settimana perché ha colto cose che io, probabilmente galvanizzata dall'aura Quentiniana, ho bypassato. Pensate che io avrei saltato il Dougie Weekly Best ma lei non ha perso fede, quindi...


... Quindi questa settimana vince Dougie sgamato dai tre Fuscos nell'incredibile momento kafféééé??!!! in cui il nostro viene preso per la gola. Riusciranno i Tre Marmittoni/Trios de Cretinos a capire finalmente l'identità di Dougie? Mah!


Concludiamo con un altro premio speciale, il SuCCida/Robbosa Award alla giovane Sky Ferreira, che di sicuro non ha paura di imbruttirsi e scomparire in un personaggio orrido ed enigmatico come quello di Ella (a proposito, che è tutto questo parlare di zebre??).  E qui concludiamo, alla settimana prossima!!


venerdì 14 luglio 2017

Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie (2014)

E' uscito ieri The War - Il pianeta delle scimmie, ultimo capitolo del reboot della serie Il pianeta delle scimmie, iniziato nel 2011. Per l'occasione, ho recuperato Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie (Dawn of the Planet of the Apes), diretto nel 2014 dal regista Matt Reeves.


Trama: dieci anni dopo la diffusione del virus che ha distrutto la popolazione umana, il gruppo di scimmie capitanate da Cesare incontra dei reduci nella foresta, intenzionati a far funzionare una centrale idroelettrica per tornare ad avere elettricità e comunicare col mondo esterno. Mentre Cesare cerca di superare la diffidenza verso gli umani, lo scimpanzé Koba medita lo sterminio...



L'alba del pianeta delle scimmie avrebbe dovuto essere questo, ché di rivoluzione primate non se ne vede nemmeno l'ombra. Purtroppo il termine Alba era già stato usato per Rise of the Planet of the Apes e noi italiani ci siamo dovuti accontentare ma, di fatto, anche il secondo capitolo della saga è una sorta di prequel atto a preparare uno scenario in cui i ruoli di "razza superiore" e "razza inferiore" (che brutti termini, lo so) dovrebbero risultare completamente ribaltati, con gli umani soggiogati dalle scimmie. Dieci anni dopo gli eventi del primo film gli umani sono stati decimati da un virus nato, ironia della sorte, per combattere l'alzheimer mentre le scimmie guidate da Cesare vivono tranquille ai margini della foresta, prosperando e moltiplicandosi senza rompere le scatole ai loro pochi vicini glabri, almeno finché questi ultimi non invadono il territorio dei quadrumani. Qui la trama si apre ad un discorso simile a quello portato avanti nel primo film, che era anche uno degli elementi capaci di renderlo piacevole ai miei occhi: più che raccontare la lotta tra scimmie e umani, anche il secondo capitolo della saga punta ad essere una riflessione sulla tolleranza, sul razzismo, sulla difficoltà (ma anche la necessità) di tornare a fidarsi di qualcuno, sul confine sottile tra desiderio di proteggere la propria gente e l'odio irrazionale verso "l'altro", mai attuale come in questi ultimi anni. Le difficoltà incontrate da Cesare nel convincere i suoi simili e sé stesso a dare una seconda chance agli esseri umani considerati nemici vengono ulteriormente acuite dalla presenza di Koba, scimpanzé vittima di torture e per questo ancora più determinato a proteggere la sua specie ma soprattutto guidato da una sete di vendetta capace di trasformarlo da feroce condottiero a folle dittatore, cieco al dolore di chi dovrebbe essere nelle sue stesse condizioni. Non è difficile riconoscere nella sceneggiatura del film un rimando a totalitarismi nati stravolgendo le migliori intenzioni di chi voleva un mondo migliore, sia per quanto riguarda la fazione delle scimmie che per quanto riguarda quella degli umani, ed è questo ciò che rende interessante il film, in quanto si parteggia a turno sia per l'uno che per l'altro schieramento, composti in egual misura da figure positive ed altre deprecabili.


Per quel che riguarda la storia c'è poco altro da aggiungere, anche perché la trama segue un percorso abbastanza ovvio che forse poteva anche essere completato in meno tempo, per quel che riguarda gli effetti speciali invece Apes Revolution non ha una sola sbavatura. Le scimmie sono bellissime, incredibilmente espressive, al punto che verrebbe voglia di vedere un film dedicato solo a loro, senza inutili umani tra i piedi; lo sguardo triste di Occhi Blu, la presa in giro di Koba nei confronti di bipedi troppo stupidi per andare oltre i loro pregiudizi, un Cesare coerentemente invecchiato fanno scomparire d'incanto l'assurdità di vedere dei primati a cavallo oppure maneggiare armi come fosse la cosa più naturale del mondo e le scene d'azione sono altrettanto belle e galvanizzanti, soprattutto nella battaglia finale. Se Andy Serkis e Toby Kebbel, inguainati nelle tutine necessarie alla stop motion e nascosti quindi dall'effetto speciale, meritano l'applauso a scena aperta, lo stesso non vale purtroppo per gli attori "al naturale", tutti abbastanza anonimi, stereotipati e dimenticabili, a partire dalla superstar Gary Oldman che probabilmente era lì con un occhio all'orologio e uno all'assegno milionario da incassare per dieci minuti di girato. Per dire, sono lontani i momenti di pura commozione regalati da un signor attore come John Lithgow e mi sono ritrovata a sentire la mancanza persino di quella faccia da caSSo di James Franco, cosa che non è da me. Nonostante l'abbia trovato inferiore a L'alba del pianeta delle scimmie, Apes Revolution è però un film che merita comunque la visione e, cosa non da poco, invoglia ad andare a vedere il terzo capitolo, sperando che la storia di Cesare riservi ancora qualche sorpresa e non si riduca ad essere un agglomerato di splendidi effetti speciali scimmieschi senz'anima.


Del regista Matt Reeves ho già parlato QUI. Andy Serkis (Cesare), Jason Clarke (Malcom), Gary Oldman (Dreyfus), Keri Russell (Ellie), Toby Kebbell (Koba), Kodi Smit-McPhee (Alexander) e Judy Greer (Cornelia) li trovate invece ai rispettivi link.


Il regista de L'alba del pianeta delle scimmie, Rupert Wyatt, ha rinunciato a dirigere Apes Revolution perché avrebbe dovuto rispettare dei tempi strettissimi, per consentire al film di uscire in una determinata data. Gary Oldman era invece uno degli attori presi in considerazione per il ruolo del Generale Thade (andato poi all'amico Tim Roth) nel Planet of the Apes di Tim Burton. Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie può essere considerato un remake di Anno 2670 ultimo atto, quinto film della saga originale de Il pianeta delle scimmie e avrebbe dovuto concludersi con i militari all'inseguimento di Cesare e soci ma il finale è stato cambiato perché non apprezzato durante le proiezioni in anteprima; tuttavia, se avrete la pazienza di aspettare fino alla fine dei titoli di coda, si sentono dei rumori che lasciano pensare che Koba sia ancora vivo. Se questa supposizione è vera o meno lo sapremo guardando The War - Il pianeta delle scimmie, mentre se Apes Revolution vi fosse piaciuto consiglio il recupero de L'alba del pianeta delle scimmie e magari, per completezza, anche della webserie in tre episodi Before the Dawn, che racconta quanto è successo tra il primo e il secondo capitolo del reboot. ENJOY!


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