Non so nemmeno io perché il reboot de Il pianeta delle scimmie sia diventato una di quelle saghe da seguire no matter what, sta di fatto che domenica sono corsa al cinema a vedere The War - Il pianeta delle scimmie (War for the Planet of the Apes), diretto e co-sceneggiato dal regista Matt Reeves.
Trama: a seguito delle azioni di Koba, tra scimmie e umani è scoppiata una guerra senza esclusione di colpi, che vede da un lato della barricata lo scimpanzé Cesare e dall'altro il sadico Colonnello. Quando la tragedia colpisce Cesare, il capo-branco si imbarca in un viaggio per cercare vendetta e scopre un terribile segreto...
Con The War - Il pianeta delle scimmie si chiude un cerchio, si tira un colpo alla testa dei titolisti italiani che hanno costretto gli adattatori a fare salti mortali per tradurre le didascalie iniziali del film e si aspetta, consapevoli che probabilmente quel mondo nato nel 2011 avrebbe ancora molto da raccontare. O forse no, in quanto per una volta che si chiude in bellezza forse sarebbe meglio non forzare troppo la mano. Lo scimpanzé Cesare, che abbiamo visto nascere, crescere, perdere fiducia nell'umanità e persino verso i suoi stessi simili, torna in The War - Il pianeta delle scimmie come una creatura ormai invecchiata, provata dalla guerra e sempre più in difficoltà a non cedere ad una rabbia bestiale capace di sterminare non solo gli umani ma anche sancire la disfatta delle scimmie; se nel primo film il focus era necessariamente la ricerca di un posto nel mondo di un essere troppo umano per essere scimmia e troppo scimmia per essere umano e nel secondo si parlava di fiducia, odio e speranza, qui il viaggio di Cesare assume molteplici significati e si concretizza in un esodo biblico verso un mondo nuovo, forse peggiore o forse migliore. Echi del Vecchio e del Nuovo Testamento (non c'è il Mar Rosso ma c'è una slavina, non ci saranno corone di spine ma le croci si sprecano, così come le frustate, le frecce nel costato e i Giuda) si uniscono in una trama adulta e ben più riflessiva rispetto al fiacco trionfo di effetti speciali che era Apes Revolution, all'interno della quale pochi personaggi si muovono circospetti, tra atmosfere western e post-apocalittiche, per fuggire da una guerra che li aspetta appena svoltato l'angolo, pronta a ghermirli coi suoi rimandi a campi di concentramento, muri Trumpiani, schiavismo e un senso di apocalisse incombente. L'Apocalisse. Apocalypse Now, fonte prima d'ispirazione dell'intera pellicola, perché quale film (tranne forse Full Metal Jacket) è stato in grado di raccontare l'alienazione, la follia e anche il fascino pericoloso di una cosa orribile come la guerra, meglio di quanto abbia fatto il capolavoro di Coppola?
Le motivazioni che spingono Cesare e compagni sono diverse da quelle di Willard ma l'obiettivo è lo stesso, ovvero raggiungere il "Cuore di Tenebra" e uccidere il Colonnello (non Kurtz ma McCullogh), quello che veniva nominato alla fine di Apes Revolution, un cupissimo babau evocato proprio da quel Koba che ora infesta gli incubi di Cesare, riscopertosi incapace di perdonare il prossimo come già accaduto al suo antico compagno/nemico. Provato da anni di soprusi e difficoltà, Cesare guarda negli occhi la Tenebra e riempie l'enorme vuoto che ha nel cuore della stessa oscurità che emana dal Colonnello, perdendo di vista obiettivi importanti come la famiglia e la sopravvivenza del suo branco solo per perseguire il proprio desiderio di vendetta; dal canto suo, il Colonnello è pervaso dalla stessa follia che albergava in Kurtz, fermo nei suoi propositi come i Vietcong che tagliavano il braccio ai bimbi vaccinati dagli americani e pronto ad ergersi a Dio di un mondo purificato dall'ennesimo virus in grado di sterminare l'umanità. E' il confronto (più che lo scontro) tra questi due personaggi il cuore di The War - Il pianeta delle scimmie, l'aspetto della trama che rappresenta la svolta "adulta" di quello che sulla carta rischiava di essere solo l'ennesimo blockbuster estivo e che invece regala emozioni, rabbia, copiose lacrime in più di un'occasione; una pellicola dove, finalmente, la bontà dell'effetto speciale si mescola ad una reale capacità di gestire sequenze tipiche di un film di guerra (l'inizio e il finale sono spettacolari e concitati) e ad attori umani che non scompaiono di fronte alle espressivissime scimmie. Woody Harrelson qui porta a casa un'interpretazione come non ne offriva da anni, facendo rivivere il fantasma di Marlon Brando nella pelle di Robert Duvall senza risultare né parodico né una semplice fotocopia dei due mostri sacri e stordendo lo spettatore con sentimenti contrastanti di odio puro e altrettanto sincera fascinazione, mentre la giovanissima Amiah Miller è semplicemente deliziosa nei panni di Nova. L'unico a rimetterci, come al solito, è un immenso Andy Serkis che viene sistematicamente sottovalutato in quanto sepolto da un volto e un corpo creati al computer ma senza il quale Cesare non sarebbe lo stesso personaggio vivido, profondo e tragico che ha conquistato il cuore degli spettatori dal 2011. Cosa sarà d'ora in avanti del franchise poco mi importa, sinceramente: Matt Reeves e soci hanno concluso la loro storyline con un'eleganza raramente riscontrabile in questo genere di saghe succhiasoldi e personalmente mi dichiaro molto soddisfatta. Se vi capita di cercare refrigerio al cinema date una chance a Cesare e ai suoi (poco) allegri compagni, non ve ne pentirete!
Del regista e co-sceneggiatore Matt Reeves ho già parlato QUI. Andy Serkis (Cesare), Woody Harrelson (Il Colonnello), Steve Zahn (Scimmia Cattiva), Toby Kebbel (Koba) e Judy Greer (Cornelia) li trovate invece ai rispettivi link.
L'anno scorso si diceva che fosse in progetto un quarto episodio della saga ma al momento non se ne ha notizia quindi, nell'attesa di saperne di più, se The War - Il pianeta delle scimmie vi fosse piaciuto potete recuperare tranquillamente L'alba del pianeta delle scimmie e Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie, assieme magari alla saga originale. ENJOY!
P.S. Dalla Mondadori mi hanno appena inviato una mail comunicando che il libro Il pianeta delle scimmie di Pierre Boulle, che ha ispirato in primis il film omonimo del 1968, è disponibile nella collana Oscar Mondadori. Lo trovate nelle librerie e negli store on line se siete interessati.
Visualizzazione post con etichetta toby kebbel. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta toby kebbel. Mostra tutti i post
martedì 18 luglio 2017
venerdì 14 luglio 2017
Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie (2014)
E' uscito ieri The War - Il pianeta delle scimmie, ultimo capitolo del reboot della serie Il pianeta delle scimmie, iniziato nel 2011. Per l'occasione, ho recuperato Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie (Dawn of the Planet of the Apes), diretto nel 2014 dal regista Matt Reeves.
Trama: dieci anni dopo la diffusione del virus che ha distrutto la popolazione umana, il gruppo di scimmie capitanate da Cesare incontra dei reduci nella foresta, intenzionati a far funzionare una centrale idroelettrica per tornare ad avere elettricità e comunicare col mondo esterno. Mentre Cesare cerca di superare la diffidenza verso gli umani, lo scimpanzé Koba medita lo sterminio...
L'alba del pianeta delle scimmie avrebbe dovuto essere questo, ché di rivoluzione primate non se ne vede nemmeno l'ombra. Purtroppo il termine Alba era già stato usato per Rise of the Planet of the Apes e noi italiani ci siamo dovuti accontentare ma, di fatto, anche il secondo capitolo della saga è una sorta di prequel atto a preparare uno scenario in cui i ruoli di "razza superiore" e "razza inferiore" (che brutti termini, lo so) dovrebbero risultare completamente ribaltati, con gli umani soggiogati dalle scimmie. Dieci anni dopo gli eventi del primo film gli umani sono stati decimati da un virus nato, ironia della sorte, per combattere l'alzheimer mentre le scimmie guidate da Cesare vivono tranquille ai margini della foresta, prosperando e moltiplicandosi senza rompere le scatole ai loro pochi vicini glabri, almeno finché questi ultimi non invadono il territorio dei quadrumani. Qui la trama si apre ad un discorso simile a quello portato avanti nel primo film, che era anche uno degli elementi capaci di renderlo piacevole ai miei occhi: più che raccontare la lotta tra scimmie e umani, anche il secondo capitolo della saga punta ad essere una riflessione sulla tolleranza, sul razzismo, sulla difficoltà (ma anche la necessità) di tornare a fidarsi di qualcuno, sul confine sottile tra desiderio di proteggere la propria gente e l'odio irrazionale verso "l'altro", mai attuale come in questi ultimi anni. Le difficoltà incontrate da Cesare nel convincere i suoi simili e sé stesso a dare una seconda chance agli esseri umani considerati nemici vengono ulteriormente acuite dalla presenza di Koba, scimpanzé vittima di torture e per questo ancora più determinato a proteggere la sua specie ma soprattutto guidato da una sete di vendetta capace di trasformarlo da feroce condottiero a folle dittatore, cieco al dolore di chi dovrebbe essere nelle sue stesse condizioni. Non è difficile riconoscere nella sceneggiatura del film un rimando a totalitarismi nati stravolgendo le migliori intenzioni di chi voleva un mondo migliore, sia per quanto riguarda la fazione delle scimmie che per quanto riguarda quella degli umani, ed è questo ciò che rende interessante il film, in quanto si parteggia a turno sia per l'uno che per l'altro schieramento, composti in egual misura da figure positive ed altre deprecabili.
Per quel che riguarda la storia c'è poco altro da aggiungere, anche perché la trama segue un percorso abbastanza ovvio che forse poteva anche essere completato in meno tempo, per quel che riguarda gli effetti speciali invece Apes Revolution non ha una sola sbavatura. Le scimmie sono bellissime, incredibilmente espressive, al punto che verrebbe voglia di vedere un film dedicato solo a loro, senza inutili umani tra i piedi; lo sguardo triste di Occhi Blu, la presa in giro di Koba nei confronti di bipedi troppo stupidi per andare oltre i loro pregiudizi, un Cesare coerentemente invecchiato fanno scomparire d'incanto l'assurdità di vedere dei primati a cavallo oppure maneggiare armi come fosse la cosa più naturale del mondo e le scene d'azione sono altrettanto belle e galvanizzanti, soprattutto nella battaglia finale. Se Andy Serkis e Toby Kebbel, inguainati nelle tutine necessarie alla stop motion e nascosti quindi dall'effetto speciale, meritano l'applauso a scena aperta, lo stesso non vale purtroppo per gli attori "al naturale", tutti abbastanza anonimi, stereotipati e dimenticabili, a partire dalla superstar Gary Oldman che probabilmente era lì con un occhio all'orologio e uno all'assegno milionario da incassare per dieci minuti di girato. Per dire, sono lontani i momenti di pura commozione regalati da un signor attore come John Lithgow e mi sono ritrovata a sentire la mancanza persino di quella faccia da caSSo di James Franco, cosa che non è da me. Nonostante l'abbia trovato inferiore a L'alba del pianeta delle scimmie, Apes Revolution è però un film che merita comunque la visione e, cosa non da poco, invoglia ad andare a vedere il terzo capitolo, sperando che la storia di Cesare riservi ancora qualche sorpresa e non si riduca ad essere un agglomerato di splendidi effetti speciali scimmieschi senz'anima.
Del regista Matt Reeves ho già parlato QUI. Andy Serkis (Cesare), Jason Clarke (Malcom), Gary Oldman (Dreyfus), Keri Russell (Ellie), Toby Kebbell (Koba), Kodi Smit-McPhee (Alexander) e Judy Greer (Cornelia) li trovate invece ai rispettivi link.
Il regista de L'alba del pianeta delle scimmie, Rupert Wyatt, ha rinunciato a dirigere Apes Revolution perché avrebbe dovuto rispettare dei tempi strettissimi, per consentire al film di uscire in una determinata data. Gary Oldman era invece uno degli attori presi in considerazione per il ruolo del Generale Thade (andato poi all'amico Tim Roth) nel Planet of the Apes di Tim Burton. Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie può essere considerato un remake di Anno 2670 ultimo atto, quinto film della saga originale de Il pianeta delle scimmie e avrebbe dovuto concludersi con i militari all'inseguimento di Cesare e soci ma il finale è stato cambiato perché non apprezzato durante le proiezioni in anteprima; tuttavia, se avrete la pazienza di aspettare fino alla fine dei titoli di coda, si sentono dei rumori che lasciano pensare che Koba sia ancora vivo. Se questa supposizione è vera o meno lo sapremo guardando The War - Il pianeta delle scimmie, mentre se Apes Revolution vi fosse piaciuto consiglio il recupero de L'alba del pianeta delle scimmie e magari, per completezza, anche della webserie in tre episodi Before the Dawn, che racconta quanto è successo tra il primo e il secondo capitolo del reboot. ENJOY!
Trama: dieci anni dopo la diffusione del virus che ha distrutto la popolazione umana, il gruppo di scimmie capitanate da Cesare incontra dei reduci nella foresta, intenzionati a far funzionare una centrale idroelettrica per tornare ad avere elettricità e comunicare col mondo esterno. Mentre Cesare cerca di superare la diffidenza verso gli umani, lo scimpanzé Koba medita lo sterminio...
L'alba del pianeta delle scimmie avrebbe dovuto essere questo, ché di rivoluzione primate non se ne vede nemmeno l'ombra. Purtroppo il termine Alba era già stato usato per Rise of the Planet of the Apes e noi italiani ci siamo dovuti accontentare ma, di fatto, anche il secondo capitolo della saga è una sorta di prequel atto a preparare uno scenario in cui i ruoli di "razza superiore" e "razza inferiore" (che brutti termini, lo so) dovrebbero risultare completamente ribaltati, con gli umani soggiogati dalle scimmie. Dieci anni dopo gli eventi del primo film gli umani sono stati decimati da un virus nato, ironia della sorte, per combattere l'alzheimer mentre le scimmie guidate da Cesare vivono tranquille ai margini della foresta, prosperando e moltiplicandosi senza rompere le scatole ai loro pochi vicini glabri, almeno finché questi ultimi non invadono il territorio dei quadrumani. Qui la trama si apre ad un discorso simile a quello portato avanti nel primo film, che era anche uno degli elementi capaci di renderlo piacevole ai miei occhi: più che raccontare la lotta tra scimmie e umani, anche il secondo capitolo della saga punta ad essere una riflessione sulla tolleranza, sul razzismo, sulla difficoltà (ma anche la necessità) di tornare a fidarsi di qualcuno, sul confine sottile tra desiderio di proteggere la propria gente e l'odio irrazionale verso "l'altro", mai attuale come in questi ultimi anni. Le difficoltà incontrate da Cesare nel convincere i suoi simili e sé stesso a dare una seconda chance agli esseri umani considerati nemici vengono ulteriormente acuite dalla presenza di Koba, scimpanzé vittima di torture e per questo ancora più determinato a proteggere la sua specie ma soprattutto guidato da una sete di vendetta capace di trasformarlo da feroce condottiero a folle dittatore, cieco al dolore di chi dovrebbe essere nelle sue stesse condizioni. Non è difficile riconoscere nella sceneggiatura del film un rimando a totalitarismi nati stravolgendo le migliori intenzioni di chi voleva un mondo migliore, sia per quanto riguarda la fazione delle scimmie che per quanto riguarda quella degli umani, ed è questo ciò che rende interessante il film, in quanto si parteggia a turno sia per l'uno che per l'altro schieramento, composti in egual misura da figure positive ed altre deprecabili.
Per quel che riguarda la storia c'è poco altro da aggiungere, anche perché la trama segue un percorso abbastanza ovvio che forse poteva anche essere completato in meno tempo, per quel che riguarda gli effetti speciali invece Apes Revolution non ha una sola sbavatura. Le scimmie sono bellissime, incredibilmente espressive, al punto che verrebbe voglia di vedere un film dedicato solo a loro, senza inutili umani tra i piedi; lo sguardo triste di Occhi Blu, la presa in giro di Koba nei confronti di bipedi troppo stupidi per andare oltre i loro pregiudizi, un Cesare coerentemente invecchiato fanno scomparire d'incanto l'assurdità di vedere dei primati a cavallo oppure maneggiare armi come fosse la cosa più naturale del mondo e le scene d'azione sono altrettanto belle e galvanizzanti, soprattutto nella battaglia finale. Se Andy Serkis e Toby Kebbel, inguainati nelle tutine necessarie alla stop motion e nascosti quindi dall'effetto speciale, meritano l'applauso a scena aperta, lo stesso non vale purtroppo per gli attori "al naturale", tutti abbastanza anonimi, stereotipati e dimenticabili, a partire dalla superstar Gary Oldman che probabilmente era lì con un occhio all'orologio e uno all'assegno milionario da incassare per dieci minuti di girato. Per dire, sono lontani i momenti di pura commozione regalati da un signor attore come John Lithgow e mi sono ritrovata a sentire la mancanza persino di quella faccia da caSSo di James Franco, cosa che non è da me. Nonostante l'abbia trovato inferiore a L'alba del pianeta delle scimmie, Apes Revolution è però un film che merita comunque la visione e, cosa non da poco, invoglia ad andare a vedere il terzo capitolo, sperando che la storia di Cesare riservi ancora qualche sorpresa e non si riduca ad essere un agglomerato di splendidi effetti speciali scimmieschi senz'anima.
Del regista Matt Reeves ho già parlato QUI. Andy Serkis (Cesare), Jason Clarke (Malcom), Gary Oldman (Dreyfus), Keri Russell (Ellie), Toby Kebbell (Koba), Kodi Smit-McPhee (Alexander) e Judy Greer (Cornelia) li trovate invece ai rispettivi link.
venerdì 19 maggio 2017
A Monster Calls (2016)
E' uscito ieri in Italia A Monster Calls (con l'orrendo titolo Sette minuti dopo la mezzanotte), diretto nel 2016 dal regista Juan Antonio Bayona e tratto dal romanzo omonimo di Patrick Ness, basato a sua volta su un'idea della scrittrice Siobhan Dowd, morta di cancro al seno prima di poterlo scrivere. Segue post senza spoiler ma incredibilmente soggettivo, siete avvisati.
Trama: Conor, ragazzino con una madre gravemente malata, comincia a ricevere le visite di un mostruoso albero che, sette minuti dopo la mezzanotte, gli racconta delle storie misteriose e apparentemente incomprensibili...
Che figata, avere un mostro per amico. Capita spesso nei film, no? Un bambino ha un problema e subito paf! compare il mostro che gli fa compagnia, lo conduce per mano in un posto fatato dove dimenticare per qualche ora o giorno la propria situazione, talvolta arriva persino a dargli i poteri o la forza per risolvere tutto ciò che lo assilla e ricominciare a vivere, più adulto e consapevole ma felice. Solo che la vita non è così, magari lo fosse. Questo genere di film ci solleva il cuore perché non capita quasi mai che proprio noi ci ritroviamo a vivere gli stessi problemi dei protagonisti, per questo ci riempiamo la bocca di parole come "racconto di formazione", "metafora del passaggio alla vita adulta" e mille altre stronzate messe da parte il giorno dopo, quando torniamo alla nostra esistenza come se niente fosse successo. Anche in A Monster Calls, come da titolo, c'è un Mostro che compare tutte le notti, alla stessa ora, davanti a Conor, un ragazzo "troppo vecchio per essere un bambino e troppo giovane per essere adulto", richiamato dal dolore di chi è costretto a vedere la mamma consumata da un cancro terribile. La mamma sta male, il papà vive in America, la nonna è una vecchia bisbetica e gli amici... bah, quali amici? Coetanei che o lo picchiano oppure lo ignorano, condannandolo all'invisibilità e quindi a non esistere. E voi direte, il Mostro si occupa di nonna e amici facendo passare loro un brutto quarto d'ora? Teletrasporta magicamente il papà in Inghilterra? Guarisce miracolosamente la mamma? Lascio la risposta in sospeso e dico solo che il Mostro, all'inizio, racconta a Conor tre storie per poi pretenderne una da lui. Che culo, vero? Bel Mostro inutile. A che servono le storie, soprattutto quando si tratta di racconti senza buoni né cattivi, senza conclusioni definitive, senza punizioni o catarsi, spesso dal finale ingiusto? A cosa serve un Mostro fatto di legno di Tasso che da poco e pretende molto? Bella domanda, gente. Chiedetelo a chi vive una situazione come quella di Conor e chiedetegli, già che ci siete, cos'è il Mostro e qual è il terribile segreto che probabilmente cova nel cuore. Io, sinceramente, dopo aver visto A Monster Call queste domande non avrei il coraggio di farle ad altri però me le sono poste eccome e sto ancora piangendo, al punto che probabilmente ricomincerò a scrivere il post per la quinta volta perché tornare alla vita "normale" dopo aver visto il film di Bayona non è facile per nulla, non deve esserlo.
Potrei parlare degli aspetti tecnici di A Monster Call, della bellezza degli effetti speciali che animano il Mostro o della devastante potenza dell'incubo ricorrente di Conor, di una sequenza finale talmente ben diretta e ben recitata da mozzare il fiato, dell'incredibile poesia di acquerelli che prendono vita dando il via a sequenze animate splendide o della bravura di tutti i protagonisti, Lewis MacDougall e Sigourney Weaver in primis, ma mi sembra inutile per una volta. Non riesco a capire, infatti, se A Monster Calls sia davvero il capolavoro che mi è sembrato oppure se mi è entrato dentro, colpendomi con la potenza di un maglio, "solo" perché la vicenda di Conor e di sua madre ha infilato una scheggia dentro una ferita troppo recente per aver cominciato a rimarginarsi. Quegli acquerelli, il sorriso stanco di Felicity Jones, quel taglio di capelli... non lo so. Non lo so ma per la prima volta in vita mia ho capito davvero i sentimenti dei personaggi di un film, li ho fatti miei, ho avuto paura e ho sperato che un Mostro, qualunque sia la sua natura, sia corso ad aiutare anche altri due bimbi e il loro papà. Perché la vita è incomprensibile, misteriosa ed ingiusta e per affrontarla non servono fede o magia ma tutto il coraggio di questo mondo, la capacità di infonderlo ad altri... e magari qualche bel ricordo da tenere stretto, anche se fa tanto male.
Del regista Juan Antonio Bayona ho già parlato QUI. Sigourney Weaver (Nonna), Felicity Jones (Mamma), Toby Kebbell (Papà) e Liam Neeson (voce originale del Mostro) li trovate invece ai rispettivi link.
Geraldine Chaplin interpreta la preside. Americana, figlia del grande Charlie Chaplin, ha partecipato a film come Il dottor Zivago, James Bond 007 - Casino Royale, Nashville, Charlot - Chaplin, L'età dell'innocenza, The Orphanage e Wolfman. Anche sceneggiatrice, ha 73 anni e cinque film in uscita tra i quali un sequel di Jurassic Park che dovrebbe venire diretto proprio da Bayona.
Jennifer Lim, che interpreta Miss Kwan, era la ragazza giapponese che in Hostel perde un occhio sul finale mentre lo Spider-Man Tom Holland ha prestato il suo corpo per la motion capture del Mostro e per questo viene ringraziato nei credits. Se A Monster Calls vi fosse piaciuto non posso fare altro che consigliarvi di recuperare e leggere il libro, che è quello che farò io, e di guardare Il mio vicino Totoro. ENJOY!
Trama: Conor, ragazzino con una madre gravemente malata, comincia a ricevere le visite di un mostruoso albero che, sette minuti dopo la mezzanotte, gli racconta delle storie misteriose e apparentemente incomprensibili...
Che figata, avere un mostro per amico. Capita spesso nei film, no? Un bambino ha un problema e subito paf! compare il mostro che gli fa compagnia, lo conduce per mano in un posto fatato dove dimenticare per qualche ora o giorno la propria situazione, talvolta arriva persino a dargli i poteri o la forza per risolvere tutto ciò che lo assilla e ricominciare a vivere, più adulto e consapevole ma felice. Solo che la vita non è così, magari lo fosse. Questo genere di film ci solleva il cuore perché non capita quasi mai che proprio noi ci ritroviamo a vivere gli stessi problemi dei protagonisti, per questo ci riempiamo la bocca di parole come "racconto di formazione", "metafora del passaggio alla vita adulta" e mille altre stronzate messe da parte il giorno dopo, quando torniamo alla nostra esistenza come se niente fosse successo. Anche in A Monster Calls, come da titolo, c'è un Mostro che compare tutte le notti, alla stessa ora, davanti a Conor, un ragazzo "troppo vecchio per essere un bambino e troppo giovane per essere adulto", richiamato dal dolore di chi è costretto a vedere la mamma consumata da un cancro terribile. La mamma sta male, il papà vive in America, la nonna è una vecchia bisbetica e gli amici... bah, quali amici? Coetanei che o lo picchiano oppure lo ignorano, condannandolo all'invisibilità e quindi a non esistere. E voi direte, il Mostro si occupa di nonna e amici facendo passare loro un brutto quarto d'ora? Teletrasporta magicamente il papà in Inghilterra? Guarisce miracolosamente la mamma? Lascio la risposta in sospeso e dico solo che il Mostro, all'inizio, racconta a Conor tre storie per poi pretenderne una da lui. Che culo, vero? Bel Mostro inutile. A che servono le storie, soprattutto quando si tratta di racconti senza buoni né cattivi, senza conclusioni definitive, senza punizioni o catarsi, spesso dal finale ingiusto? A cosa serve un Mostro fatto di legno di Tasso che da poco e pretende molto? Bella domanda, gente. Chiedetelo a chi vive una situazione come quella di Conor e chiedetegli, già che ci siete, cos'è il Mostro e qual è il terribile segreto che probabilmente cova nel cuore. Io, sinceramente, dopo aver visto A Monster Call queste domande non avrei il coraggio di farle ad altri però me le sono poste eccome e sto ancora piangendo, al punto che probabilmente ricomincerò a scrivere il post per la quinta volta perché tornare alla vita "normale" dopo aver visto il film di Bayona non è facile per nulla, non deve esserlo.
Potrei parlare degli aspetti tecnici di A Monster Call, della bellezza degli effetti speciali che animano il Mostro o della devastante potenza dell'incubo ricorrente di Conor, di una sequenza finale talmente ben diretta e ben recitata da mozzare il fiato, dell'incredibile poesia di acquerelli che prendono vita dando il via a sequenze animate splendide o della bravura di tutti i protagonisti, Lewis MacDougall e Sigourney Weaver in primis, ma mi sembra inutile per una volta. Non riesco a capire, infatti, se A Monster Calls sia davvero il capolavoro che mi è sembrato oppure se mi è entrato dentro, colpendomi con la potenza di un maglio, "solo" perché la vicenda di Conor e di sua madre ha infilato una scheggia dentro una ferita troppo recente per aver cominciato a rimarginarsi. Quegli acquerelli, il sorriso stanco di Felicity Jones, quel taglio di capelli... non lo so. Non lo so ma per la prima volta in vita mia ho capito davvero i sentimenti dei personaggi di un film, li ho fatti miei, ho avuto paura e ho sperato che un Mostro, qualunque sia la sua natura, sia corso ad aiutare anche altri due bimbi e il loro papà. Perché la vita è incomprensibile, misteriosa ed ingiusta e per affrontarla non servono fede o magia ma tutto il coraggio di questo mondo, la capacità di infonderlo ad altri... e magari qualche bel ricordo da tenere stretto, anche se fa tanto male.
Del regista Juan Antonio Bayona ho già parlato QUI. Sigourney Weaver (Nonna), Felicity Jones (Mamma), Toby Kebbell (Papà) e Liam Neeson (voce originale del Mostro) li trovate invece ai rispettivi link.
Geraldine Chaplin interpreta la preside. Americana, figlia del grande Charlie Chaplin, ha partecipato a film come Il dottor Zivago, James Bond 007 - Casino Royale, Nashville, Charlot - Chaplin, L'età dell'innocenza, The Orphanage e Wolfman. Anche sceneggiatrice, ha 73 anni e cinque film in uscita tra i quali un sequel di Jurassic Park che dovrebbe venire diretto proprio da Bayona.
Jennifer Lim, che interpreta Miss Kwan, era la ragazza giapponese che in Hostel perde un occhio sul finale mentre lo Spider-Man Tom Holland ha prestato il suo corpo per la motion capture del Mostro e per questo viene ringraziato nei credits. Se A Monster Calls vi fosse piaciuto non posso fare altro che consigliarvi di recuperare e leggere il libro, che è quello che farò io, e di guardare Il mio vicino Totoro. ENJOY!
domenica 18 settembre 2016
RocknRolla (2008)
Questa è l’ultima del 2016, prometto. Intendo l’ultima
volta che scrivo un brevissimo post dopo praticamente un mese dalla visione del
film, cosa che mi porta inevitabilmente ad affidarmi ad una memoria sempre più
scarsa e ad emozioni ormai raffreddatesi. Ciò accade, soprattutto, quando si
parla di film come RoknRolla, diretto nel 2008 dal regista Guy Ritchie, la tipica
sagra del malvivente inglese tanto cara all’autore.
Thandie Newton interpreta Stella. Inglese, ha partecipato a film come Intervista col vampiro, Gridlock'd, Mission: Impossible 2, The Chronicles of Riddick e a serie come E.R. Medici in prima linea, inoltre ha doppiato un episodio di American Dad!. Ha 44 anni e due film in uscita.
Il cantante Ludacris (col vero nome di Chris Bridges) interpreta Mickey, uno dei due manager di Johnny Quid. Apparentemente, quella di RocknRolla avrebbe dovuto essere una trilogia, di fatto nei titoli di coda viene scritto "The Wild Bunch will return in The Real RockNRolla", tuttavia nel frattempo Ritchie ha girato altri quattro film e di un eventuale sequel non c'è ancora traccia. Detto questo, se RocknRolla vi fosse piaciuto recuperate Lock & Stock - Pazzi scatenati e Snatch - Lo strappo. ENJOY!
Trama: uno speculatore edilizio senza scrupoli cerca di
concludere un grosso affare con un magnate russo ma la commercialista di quest’ultimo
è in combutta con un paio di piccoli malviventi e lo deruba sistematicamente di
ogni investimento. A complicare un affare che già sta in piedi per miracolo si
aggiungono i capricci di un giovane cantante rock fattosi passare per morto…
Ammetto pubblicamente di essere un’estimatrice di Guy
Ritchie, del suo stile caciarone e videoclipparo, del montaggio rapido quanto
i giri di giostra tra personaggi che si susseguono continuamente sullo schermo,
del sottobosco criminale che mette in scena con abbondanti dosi di umorismo
nero e anche di un certo modo ruffiano di accattivarsi il pubblico. Tutti questi
elementi si ritrovano in RockNRolla eppure, nonostante il mio amore per il
regista inglese, la visione del film si è rivelata lievemente pesante, come se avessi
davanti uno scherzo tirato per le lunghe; la trama della pellicola fila e tutto
torna perfettamente sul finale, nel quale ogni tessera apparentemente stonata
riesce nonostante tutto a comporre un mosaico perfetto, però credo che la parte centrale del film
venga appesantita troppo da ripetizioni inutili e personaggi superflui. In
aggiunta, bisogna dire che il RockNRolla del titolo è uno dei protagonisti più
fastidiosi e meno carismatici mai creati da Guy Ritchie. Non so se imputare la
colpa all’attore Toby Kebbell, che sembrerebbe un giovane Sacha Baron-Coen molto meno
divertente (e già di suo non che Baron-Coen mi faccia impazzire...), sta di fatto che dal momento in cui compare il fantomatico Johnny Quid il film subisce una
frenata che non molla neppure con la presenza del fantastico “gangster” di Tom
Wilkinson e del sempre valido Mark Strong, punte di diamante di un cast che
contempla anche due figoni del calibro di Idris Elba e Gerard Butler, tra gli
altri. Ecco, forse RockNRolla mi ha un po’ delusa perché pensavo che il fulcro
della storia fosse questa coppia di pregevoli attori, invece la trama a un
certo punto si discosta dalle loro disavventure, focalizzandosi su furti di
quadri, rockstar drogate, segretucci nascosti e russi psicopatici, questi
ultimi protagonisti delle sequenze più genuinamente folli e divertenti di tutta
la pellicola. Nonostante questo, quando durante i titoli di coda ho letto che i
protagonisti di RockNRolla sarebbero tornati per un secondo film non ho potuto
fare a meno di chiedermi cosa aspetti Ritchie a riprendere le fila del discorso,
magari con qualche aggiustatina qui e là: o sono completamente psicopatica e mi
sbaglio di grosso, oppure potrebbe venire fuori un sequel molto migliore della
pellicola originale!
Del regista e sceneggiatore Guy Ritchie ho già parlato QUI. Gerard Butler (One Two), Tom Wilkinson (Lenny Cole), Mark Strong (Archy), Idris Elba (Mumbles), Tom Hardy (Bob il bello), Toby Kebbel (Johnny Quid), Karel Roden (Uri Omovich), Jeremy Piven (Roman), Gemma Arterton (June) e Jamie Campbell Bower (Rocker) li trovate invece ai rispettivi link.Thandie Newton interpreta Stella. Inglese, ha partecipato a film come Intervista col vampiro, Gridlock'd, Mission: Impossible 2, The Chronicles of Riddick e a serie come E.R. Medici in prima linea, inoltre ha doppiato un episodio di American Dad!. Ha 44 anni e due film in uscita.
Il cantante Ludacris (col vero nome di Chris Bridges) interpreta Mickey, uno dei due manager di Johnny Quid. Apparentemente, quella di RocknRolla avrebbe dovuto essere una trilogia, di fatto nei titoli di coda viene scritto "The Wild Bunch will return in The Real RockNRolla", tuttavia nel frattempo Ritchie ha girato altri quattro film e di un eventuale sequel non c'è ancora traccia. Detto questo, se RocknRolla vi fosse piaciuto recuperate Lock & Stock - Pazzi scatenati e Snatch - Lo strappo. ENJOY!
venerdì 11 dicembre 2015
Il Bollalmanacco On Demand: L'apprendista stregone (2010)
Non poteva durare, lo sapevo. Dopo un paio di cult ecco che qualcuno, nella fattispecie la brava Sabrina (QUI c'è il suo canale Youtube), mi chiede una roba come L'apprendista stregone (The Sorcerer's Apprentice), diretto nel 2010 dal regista Jon Turtletaub. Il prossimo film On Demand sarà invece The Divide. ENJOY!
Trama: dopo la morte di Merlino per mano di Morgana e dei sui adepti, il mago Balthazar si mette alla ricerca di un possibile successore del grande stregone e un giorno trova dopo secoli il piccolo Dave. Per una serie di circostanze, Balthazar rimane imprigionato per dieci anni in un vaso assieme al malvagio morganiano Horvath e Dave nel frattempo cresce, diventando un complessato e sfigatissimo aspirante fisico...
Secondo me ci sono due modi di affrontare un film come L'apprendista stregone, quello serio e quello meritatamente imbecille. Nel primo caso, L'apprendista stregone diventa automaticamente il film più brutto di sempre, un'accozzaglia di effetti speciali senz'anima e attori pessimi, un affronto alla Settima Arte le cui bobine meriterebbero di bruciare da qui all'eternità; nel secondo caso ci si può fare del gran ridere e fortunatamente il mio animo era ben disposto e propenso all'imbecillità quando ho deciso di guardare il film di Turtletaub. "Tratto" dall'omonima ballata di Goethe ma, detto più onestamente, basato sul più famoso ed infantile episodio del primo Fantasia, L'apprendista stregone è la weirdissima storia di un ragazzo che cresce per affrontare il proprio destino nonostante la vita e l'infanzia gli siano state rovinate da un mago con le sembianze di Nicolas Cage, portandolo a perseguire studi scientifici. Ma, indovinate un po', nell'universo de L'apprendista stregone la magia è fondamentalmente un'estensione della fisica, governata dalle stesse regole, quindi il buon Nicolas è a cavallo, alla faccia di quell'irresponsabile di Harry Potter e dei suoi Giratempo, e riesce comunque a fare del giovane Dave il proprio "studente" nonché successore di Merlino! A questo canovaccio "formativo", la sceneggiatura aggiunge inoltre un paio di storie d'aMMore per venire incontro anche ad un pubblico di ragazzine, alcuni villain "terribili" ai quali fa capo nientemeno che fata Morgana e qualche riferimento a streghe/stregoni realmente vissuti e reputati tali per accontentare i palati più esigenti (quali??), cercando di affascinare gli spettatori con mirabolanti manifestazioni di potere condite da un pizzico di umorismo ma, in definitiva, imbroccando una strada troppo zamarra per poter conquistare davvero.
Turteltaub, con la sua solita finezza tutta aMMeregana, crea un film a misura di Cage ove non esistono sottigliezze magiche, bensì devastanti incantesimi a base di lampi, fuoco, uccelli giganti, specchi pronti a portare i malcapitati in un'altra dimensione, lupi famelici e prigioni in guisa di orrende matriosche oppure vasi. Gli abbondanti effetti speciali, spettacolari quanto volete ma fin troppo invasivi, sopperiscono sia alla trama banalotta e superficiale sia ad un cast non proprio di prima scelta: che Alfred Molina e Nicolas Cage si siano divertiti come dei pazzi a gigioneggiare nei panni di stregoni scafati è palese ma le mise del secondo (che, peraltro, ha prestato anche la sua Rolls Royce per le scene in cui Balthazar è al volante) sono al limite dell'imbarazzante e non parlo solo di quel parrucchino in stile "Modello abbronzatissimo anni '90 un po' svuncio e un po' zamarro" ripreso paro paro dal ben più riuscito Con Air. Jay Baruchel è simpatico e se la cavicchia, lo stesso vale per la bellina Teresa Palmer, mentre Toby Kebbell nei panni del mago corrotto dal successo è più improbabile del Mago Forrest e la nostrana Monica Bellucci è sempre una gnocca da paura ma, ahilei, si ostina a volersi doppiare con risultati miserrimi (la riunione finale tra lei Cage vorrebbe essere commovente ma lei è inascoltabile, ogni minima parvenza di sentimento o magia viene spazzata via dalla sua orrida dizione). Incredibile, infine, la dose di product placement presente nella pellicola, che va dal palese "omaggio" a Magic the Gathering al marchio di gelati Ben & Jerry messo talmente in primo piano da eclissare i protagonisti presenti nella scena, senza contare le marchette destinate a Mc Donald's, Pepsi, Nokia ecc. ecc. Insomma, L'apprendista stregone è un'infima operazione commerciale Disneyana e dovete prenderla come tale, un prodotto senza cervello progettato a tavolino per un pubblico di adolescenti senza pretese. Se non rientrate in questa categoria stategli lontani!
Di Nicolas Cage (Balthazar), Jay Baruchel (Dave), Alfred Molina (Horvath), Teresa Palmer (Becky), Monica Bellucci (Veronica) e Alice Krige (Morgana) ho già parlato ai rispettivi link.
Jon Turteltaub (vero nome Jonathan Charles Turteltaub) è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Phenomenon, Instinct - Istinto primordiale, Faccia a faccia, Il mistero dei templari e Il mistero delle pagine perdute. Anche produttore e sceneggiatore, ha 52 anni e tre film in uscita.
Toby Kebbell interpreta Drake Stone. Inglese, ha partecipato a film come Alexander, Match Point, War Horse, The Counselor - Il procuratore, Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie, Fantastic 4 - Fantastici 4 e a serie come Black Mirror. Ha 33 anni e cinque film in uscita.
Se L'apprendista stregone vi fosse piaciuto recuperate la saga di Harry Potter e magari anche Eragon. ENJOY!
Trama: dopo la morte di Merlino per mano di Morgana e dei sui adepti, il mago Balthazar si mette alla ricerca di un possibile successore del grande stregone e un giorno trova dopo secoli il piccolo Dave. Per una serie di circostanze, Balthazar rimane imprigionato per dieci anni in un vaso assieme al malvagio morganiano Horvath e Dave nel frattempo cresce, diventando un complessato e sfigatissimo aspirante fisico...
Secondo me ci sono due modi di affrontare un film come L'apprendista stregone, quello serio e quello meritatamente imbecille. Nel primo caso, L'apprendista stregone diventa automaticamente il film più brutto di sempre, un'accozzaglia di effetti speciali senz'anima e attori pessimi, un affronto alla Settima Arte le cui bobine meriterebbero di bruciare da qui all'eternità; nel secondo caso ci si può fare del gran ridere e fortunatamente il mio animo era ben disposto e propenso all'imbecillità quando ho deciso di guardare il film di Turtletaub. "Tratto" dall'omonima ballata di Goethe ma, detto più onestamente, basato sul più famoso ed infantile episodio del primo Fantasia, L'apprendista stregone è la weirdissima storia di un ragazzo che cresce per affrontare il proprio destino nonostante la vita e l'infanzia gli siano state rovinate da un mago con le sembianze di Nicolas Cage, portandolo a perseguire studi scientifici. Ma, indovinate un po', nell'universo de L'apprendista stregone la magia è fondamentalmente un'estensione della fisica, governata dalle stesse regole, quindi il buon Nicolas è a cavallo, alla faccia di quell'irresponsabile di Harry Potter e dei suoi Giratempo, e riesce comunque a fare del giovane Dave il proprio "studente" nonché successore di Merlino! A questo canovaccio "formativo", la sceneggiatura aggiunge inoltre un paio di storie d'aMMore per venire incontro anche ad un pubblico di ragazzine, alcuni villain "terribili" ai quali fa capo nientemeno che fata Morgana e qualche riferimento a streghe/stregoni realmente vissuti e reputati tali per accontentare i palati più esigenti (quali??), cercando di affascinare gli spettatori con mirabolanti manifestazioni di potere condite da un pizzico di umorismo ma, in definitiva, imbroccando una strada troppo zamarra per poter conquistare davvero.
Turteltaub, con la sua solita finezza tutta aMMeregana, crea un film a misura di Cage ove non esistono sottigliezze magiche, bensì devastanti incantesimi a base di lampi, fuoco, uccelli giganti, specchi pronti a portare i malcapitati in un'altra dimensione, lupi famelici e prigioni in guisa di orrende matriosche oppure vasi. Gli abbondanti effetti speciali, spettacolari quanto volete ma fin troppo invasivi, sopperiscono sia alla trama banalotta e superficiale sia ad un cast non proprio di prima scelta: che Alfred Molina e Nicolas Cage si siano divertiti come dei pazzi a gigioneggiare nei panni di stregoni scafati è palese ma le mise del secondo (che, peraltro, ha prestato anche la sua Rolls Royce per le scene in cui Balthazar è al volante) sono al limite dell'imbarazzante e non parlo solo di quel parrucchino in stile "Modello abbronzatissimo anni '90 un po' svuncio e un po' zamarro" ripreso paro paro dal ben più riuscito Con Air. Jay Baruchel è simpatico e se la cavicchia, lo stesso vale per la bellina Teresa Palmer, mentre Toby Kebbell nei panni del mago corrotto dal successo è più improbabile del Mago Forrest e la nostrana Monica Bellucci è sempre una gnocca da paura ma, ahilei, si ostina a volersi doppiare con risultati miserrimi (la riunione finale tra lei Cage vorrebbe essere commovente ma lei è inascoltabile, ogni minima parvenza di sentimento o magia viene spazzata via dalla sua orrida dizione). Incredibile, infine, la dose di product placement presente nella pellicola, che va dal palese "omaggio" a Magic the Gathering al marchio di gelati Ben & Jerry messo talmente in primo piano da eclissare i protagonisti presenti nella scena, senza contare le marchette destinate a Mc Donald's, Pepsi, Nokia ecc. ecc. Insomma, L'apprendista stregone è un'infima operazione commerciale Disneyana e dovete prenderla come tale, un prodotto senza cervello progettato a tavolino per un pubblico di adolescenti senza pretese. Se non rientrate in questa categoria stategli lontani!
Di Nicolas Cage (Balthazar), Jay Baruchel (Dave), Alfred Molina (Horvath), Teresa Palmer (Becky), Monica Bellucci (Veronica) e Alice Krige (Morgana) ho già parlato ai rispettivi link.
Jon Turteltaub (vero nome Jonathan Charles Turteltaub) è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Phenomenon, Instinct - Istinto primordiale, Faccia a faccia, Il mistero dei templari e Il mistero delle pagine perdute. Anche produttore e sceneggiatore, ha 52 anni e tre film in uscita.
Toby Kebbell interpreta Drake Stone. Inglese, ha partecipato a film come Alexander, Match Point, War Horse, The Counselor - Il procuratore, Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie, Fantastic 4 - Fantastici 4 e a serie come Black Mirror. Ha 33 anni e cinque film in uscita.
Se L'apprendista stregone vi fosse piaciuto recuperate la saga di Harry Potter e magari anche Eragon. ENJOY!
Iscriviti a:
Post (Atom)























