mercoledì 23 settembre 2015
Dragon Ball Z: La resurrezione di "F" (2015)
Trama: consci di stare perdendo il controllo dello spazio, gli sgherri del malvagio Freezer decidono di resuscitarlo col potere delle sfere del drago. Freezer torna in vita ma il suo unico scopo è la vendetta contro Son Goku e Trunks, rei di averlo spedito in un orrido inferno: al suo arrivo sulla Terra troverà però ad attenderlo i Guerrieri Z e Jaco the Galactic Patrolman...
Dopo il mezzo diludendo di Dragon Ball Z: La battaglia degli dei, fiaccato da idiozie assortite e personaggi spinti a fare cose turpi al solo scopo di far ridere il pubblico (qualcuno ha detto Piccolo che canta al karaoke? Nego di avere visto una scena simile...), mai mi sarei aspettata di divertirmi così tanto con La resurrezione di "F", dove finalmente ironia e battaglie serie riescono a bilanciarsi come non accadeva dai tempi del Dragon Ball Z pre-Majinbu. Ci voleva il ritorno del cattivo più iconico dell'anime, quel Freezer che tanti grattacapi aveva dato ai nostri sul pianeta Namecc, per ridare smalto ad un franchise che aveva perso vigore già negli anni '90 e che veniva tenuto in vita principalmente grazie all'amore dei fan, capaci di creare fanfiction e doujinshi ben più interessanti delle opere originali; o, forse, ci voleva un migliore utilizzo della marea di personaggi creati da Toriyama, separando il grano dalla pula ed eliminando tutti quei fastidiosi comprimari di cui non frega una benemerita cippa a nessuno. Via dunque i camurriosissimi pargoletti Goten e Trunks, veli di ignominia su Yamcha, Yajirobei e Jaozi (i quali non vengono neppure nominati per sbaglio, vivaddio!), apparizioni ridottissime per un Satan in guisa di statua dorata, Videl, Pan neonata, C-18 e Marron, i riflettori si concentrano fortunatamente su un pugno di eroi, quelli che, a rigor di logica, potrebbero davvero riuscire a fare qualcosa contro Freezer se solo non avessero deciso di imborghesirsi e metter su pancia come Gohan. Ecco quindi tornare i gloriosissimi accessori da 750 tonnellate di Piccolo, finalmente impegnato in uno scontro, per quanto breve, coronato dal godurioso Makankosappo, e campo libero a Krilin, a un Genio delle tartarughe in formissima, a un Gohan nerd e particolarmente inutile, a Tenshinhan e alla new entry Jaco the Galactic Patrolman, preso di peso dall'ultimo manga realizzato da Toriyama, un personaggino simpatico e scazzato che rischia di dare dei punti alle creature più conosciute del mangaka. Ci sono, ovviamente, Son Goku e Vegeta, impegnati a raggiungere ulteriori evoluzioni di Super Sayan (il prossimo sarà verde? Mi sembra sia uno dei pochi colori di capelli che ancora mancano all'appello...) e ci sono, per fortuna, i personaggi più geniali di La battaglia degli dei, ovvero il Dio gatto della distruzione Bills e il suo ambiguo maestro Whis, portatori sani di gag esilaranti in quanto capaci di mantenere comunque il loro status di dei temuti ed invincibili.
La resurrezione di F mette in scena dunque tutti questi personaggi (con l'aggiunta dei tre sfigatissimi Pilaf, Mai e Shu, ancora ridotti a pargoli) e regala un'ora e mezza di battaglie sempre più sborone e momenti fintamente "ansiogeni", durante i quali lo spettatore è tenuto a far finta di non sapere che, alla fine, si concluderà tutto a tarallucci, vino e gelati per Bills. Al di là del sempre ottimo character design e alla bellezza delle animazioni, è la realizzazione tecnica in generale ad essere molto migliore rispetto a quella de La battaglia degli dei, che di tanto in tanto cadeva nell'errore di utilizzare una pessima CGI per gli sfondi dei momenti più concitati, inoltre parecchie sequenze omaggiano alcune storiche sequenze di Dragon Ball Z riaggiornandole al gusto odierno e strizzando allo stesso tempo l'occhio ai vecchi fan. La resurrezione di F si distingue anche per una colonna sonora parecchio cafona, che dà il bianco in alcune scene di battaglia accompagnate dall'ignorantissima F del gruppo giapponese Maximum the Hormone, quattro pazzoidi già votati alla causa in quanto la canzone è del 2008 ed era stata dedicata appunto a Freezer prima ancora che uscisse il film. A proposito di Freezer, l'unica pecca dell'anime è la scellerata follia dei coloristi, che hanno deciso di appioppare al malvagio una kitschissima tinta dorata in grado di farlo assomigliare più ad un cattivissimo Academy Award che a un malvagio dittatore cosmico, mentre come ho già detto in precedenza Goku e Vegeta sono stati agghindati come due fate turchine, una trasformazione che sinceramente lascia un po' il tempo che trova (mi rendo conto che qui la colpa è interamente di Toriyama, che non è mai stato uomo dai gusti sobri, anzi) e non solo per quel che riguarda l'aspetto ma anche e soprattutto per i poteri, poco entusiasmanti. A parte questo, La resurrezione di Freezer è un film che consiglio a tutti gli appassionati di Dragon Ball, soprattutto a quelli che hanno amato la storica saga di Namecc!
Tadayoshi Yamamuro è il regista della pellicola, al suo primo film in questo ruolo. Come animatore aveva già partecipato alla realizzazione di Dragon Ball Z: La battaglia degli dei e in generale di tutte le serie dedicate a Dragon Ball. Giapponese, ha 55 anni.
Quando il cellulare di Krilin suona si sente la canzone We Are!, sigla di apertura giapponese della serie One Piece, questo perché l'attrice Mayumi Tanaka doppia sia Krilin che Rufy. A proposito di canzoni, aspettate fino alla fine dei titoli di coda perché Freezer viene accolto nell'inferno da angioletti praticamente identici alle Gacchan di Arale e doppiati in originale dalle componenti del gruppo Momoiro Clover Z, autrici della canzone Z no chikai (tema portante del film) nonché della meravigliosa sigla d'apertura di Sailor Moon Crystal. La resurrezione di "F" si colloca cronologicamente DOPO La battaglia degli dei ma prima della fine del manga e sicuramente prima dell'orrido Dragon Ball GT, mentre la nuova serie Dragon Ball Super se non ho capito male dovrebbe comprendere una rielaborazione sia de La battaglia degli dei sia di La resurrezione di F; se il film vi fosse piaciuto recuperate quindi tutto questo materiale! ENJOY!
venerdì 31 gennaio 2014
Dragon Ball Z: La battaglia degli Dei (2013)
Trama: il Dio della Distruzione Bills (che in giapponese si pronuncia birusu, birre!) si risveglia e decide di scendere sulla Terra per cercare il leggendario Dio Sayan. Goku e compari, impegnati a festeggiare il 38esimo compleanno di Bulma, dovranno rinunciare ai ricchi premi e cotillon per combattere l'ennesima, onnipotente e folle minaccia..
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| I miei due più grandi fan. Troppo buoni! |
Per quel che riguarda l'animazione, i disegni sono molto ben fatti e, cosa non da poco, Bills assomiglia davvero a un Devon Rex e non segue il tipico character design di Toriyama come gli altri ventordicimila personaggi della saga. Per contro, il Sayan God (che a scrivere Dio Sayan mi pare di dire una bestemmia!!) non è nulla di che e sembra disegnato da qualcuno che non aveva proprio ben chiare in mente le proporzioni umane. Le scene d'azione e gli scontri corpo a corpo, comprensibilmente fiore all'occhiello della saga, sono ben animate e stranamente ridotte in numero: la palma d'oro va allo scontro Bills vs Gotenks, che si conclude con una divina e potente sculacciata ai danni del camurrioso pargolo fuso. Orridi, invece, i fondali in CG che accompagnano la battaglia itinerante tra Bills e il Sayan God, robe talmente fasulle che non si vedevano dai primi, timidi tentativi di animazione 3D della Disney (che, visti i tempi, erano fatti molto meglio!!). Per concludere, a mio avviso Dragon Ball Z: La battaglia degli Dei è una robetta senza infamia né lode, buona giusto per divertirsi (ma neanche troppo, ché la noia è dietro l'angolo, più insidiosa di Freezer) durante un passaggio televisivo pomeridiano ma sicuramente indegna di essere trasformata in evento cinematografico di due giorni, per questo e mille altri motivi. Conservatevi la pecunia per qualcosa di meglio.. per esempio, mi hanno detto che un certo Scorsese ha dato proprio il bianco col suo ultimo film ma certo, se poi preferite vedere una scimmia e un gatto che si menano, Krilin vestito come Mao o la vecchiaia che comincia ad intaccare i già scarsi neuroni di Bulma, fate come volete!
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| Gettare al vento la propria dignità in 5.. 4.. 3.. 2.. |
La produzione di Dragon Ball Z: La battaglia degli Dei la dice lunga sul carattere giocoso del suo creatore, Akira Toriyama, sul suo attuale grado di rincoglionimento e sulla consapevolezza di avere lasciato un'eredità che la gente sta calpestando senza rispetto alcuno: pare infatti che l'anime sia nato come vendetta nei confronti dell'orripilante Dragonball Evolution, che il ringiovanimento di Pilaf e soci sia una voluta parodia dell'altrettanto aberrante Dragonball GT e anche che il Maestro si fosse più volte dimenticato dettagli "insignificanti" come il colore dei capelli di C18 o le varie evoluzioni dei Sayan. Tantissimi anche i cambiamenti in corso d'opera pretesi dal sensei, a partire dalla natura felina di Bills (che in origine avrebbe dovuto essere una sorta di "demone possessore"), per arrivare al character design del Dio Sayan o il compleanno di Bulma al posto del matrimonio dell'inutile Krilin. Per quanto riguarda la continuity, invece, il film si colloca dopo la battaglia contro Majin Bu e ovviamente prima della riunione finale dei personaggi al torneo Tenkaichi, che conclude la saga disegnata da Toriyama, nonché, come si evince dai dialoghi, dopo l'ONA Dragon Ball: Ossu! Kaette kita Son Goku to nakama-tachi!! del 2008. Detto questo, se La battaglia degli Dei vi fosse piaciuto consiglierei il recupero dell'intera serie Dragonball (GT escluso, ça va sans dire) e di tutti i film che ne sono stati tratti, direi almeno 17 se non vado errata... quindi di roba da guardare ne avete a iosa! ENJOY!|
giovedì 16 aprile 2009
Dragonball Evolution (2009)
Andiamo con ordine… la trama: in un’epoca e in una città imprecisata vive uno sbarbatello sfigato di nome Goku, i cui unici interessi sono le ragazze e le arti marziali che il nonno Gohan gli insegna. Il giorno del suo compleanno il nonno gli regala una delle Sfere del Drago che, si dice, riuscirebbero a sconfiggere Lord Piccolo in caso tornasse dopo aver quasi distrutto la Terra epoche addietro ed essere stato imprigionato grazie ad un incantesimo. Peccato che Piccolo ha trovato modo di liberarsi e si rimette a cercare anche lui le Sette Sfere, cominciando intanto a far secco il buon nonno. Parte così per Goku la ricerca delle Sfere, della vendetta e delle donne all’urlo di “Sii te stesso”, con apparizioni più o meno speciali di Bulma, Muten, Yamcha e Chi Chi.
Diceva il buon Kurtz in Apocalypse Now: “Aah… l’orrore. L’orrore.”. E l’orrore è l’unica sensazione che rimane dopo aver visto questo film senza né capo né coda, senza rispetto per l’opera del buon Toriyama che da buon giapponese tamarro non ha capito una mazza di come si costruisce un buon film d’azione e senza rispetto per gli spettatori che han dovuto spendere soldi per questa ciofeca. Analizziamo il film a partire dalla trama che, seppur semplice, ha più buchi che il groviera. Innanzitutto gli sceneggiatori si sono guardati troppe puntate di OC e troppi pochi episodi di Dragonball. Goku non toccherebbe una donna nemmeno ne andasse della sua stessa esistenza, è un campagnolo burino, ignorante e buzzurro con la sola fissa del cibo e delle arti marziali. Nel film il buon Goku cosa fa? Smania per aver la ragazzetta, va a scuola (!) e la sua vita prosegue identica a quella di Peter Parker finché non compare Chichi che lo attizza in mille e più modi (sapevate che la Kamehameha aumenta di potenza di pari passo con l’eccitazione sessuale? No? Sapevatelo, su Rieduchescional Channel!).
Tutto cambia quando compare di nuovo Lord Piccolo. Domanda: come ha fatto a tornare? Chi rammenta bene la saga sa che il colpo Ma Fu Ba (imbottiglia il Demone) viene utilizzato da Dio in persona per imbottigliare Piccolo in una boccetta. Al di là del fatto che qui il Ma Fu Ba viene eseguito su una teiera di ghisa da un certo Si Fu Norris (bonzo nero di origini indiane col un cognome affatto casuale… ma come si fa?!) il bello è che non viene spiegato come fa Piccolo a liberarsene. Forse è stato tirato fuori dalla zoccolona senza nome che lo accompagna? Mistero della fede. Alla fine lo spettatore verrà a scoprire chi è il demone mai sentito nominare che accompagnava Piccolo prima di venire imprigionato, ma è un colpo di scena che porta i fan a rivoltarsi sulle poltrone e tuttora non spiega la liberazione del nostro amatissimo Namecciano (sapevate che i Namecciani sono una razza GUERRIERA che minacciava di distruggere la Terra? No? Sapevatelo, su Rieduchescional Channel!).
Ma torniamo alla morte di Gohan e alle Sfere del Drago: queste sono diventati dei Palantir di Tolkeniana memoria, fanno vedere presente, passato e futuro e ci collegano anche al regno dei morti. Meglio di Sky! Ovviamente si possono trovare col Dragon Radar creato da una Bulma che ha imparato pure ad usare le armi manco fosse un agente segreto. Peccato che questo Dragon Radar trovi le sfere quando ne ha voglia: se un secondo prima lei e Goku provavano a trovare Muten cercando l’indirizzo sull’elenco telefonico, un secondo dopo, immobili nello stesso posto, sentono suonare il radar che indica loro in una botta sola casa di Muten e sfera posseduta dal vecchiaccio. Ora, a meno che la Sfera non goda di vita propria non poteva essersi mossa. Ma, al di là di questo, come diamine fai a non trovare l’unico demente che vive in un Castello diroccato su un isolotto al centro esatto di una città futuristica? Almeno nel manga viveva su un’isola sperduta nell’oceano..
Ma la scena assolutamente più allucinante è quella in cui Piccolo, incarognito a bestia, decide di punire i nostri con dei mostri creati col suo sangue. Premesso che questi mostri non si vedono ma si intuiscono (maledizioni del low budget?), l’unico loro utilizzo è quello di far da passerella di cadaveri affinché Goku possa attraversare la lava di un vulcano al centro del quale si trova la sfera. Peccato che lo sbattimento del nostro eroe si rivela inutile visto che, una volta presa la Sfera, ritorna dai suoi amici… seguendo un sentiero? Volando? Teletrasporto? Ma se è così pippa che non riesce nemmeno a sparare la Kamehameha.. (ah, sapevate che la Kamehameha viene usata anche come defibrillatore e pacemaker? No? Sapevatelo, su Rieduchescional Channel!).
I personaggi e gli attori sono delle barzellette. Justin Chatwin, ovvero Goku, è un bamboccio monoespressivo, mollo come la panissa, incapace di opporsi al nonno e al Maestro Muten (dialogo tipo, ripetuto almeno 10 volte nel film assieme alla frase fatta Credi in te stesso: “Eh, Goku, tu dovresti usare la Kamehameha… ma no, non sei ancora pronto” “….va bene.”). Quest’ultimo è ovviamente ridicolo. Al di là del fatto che Chow Yun Fat è troppo giovane per la parte ma tutta la carica maniaca e porcella di Muten è andata a farsi friggere, inoltre le mosse per richiamare la Kamehameha e quelle per attuare la Masenko fanno schifo, nemmeno Japino avrebbe coreografato cose così trash per la Carrà! Joon Park, che interpreta Yamcha, è forse l’essere più orrendo sulla faccia della Terra, l’unico uomo al mondo con le labbra naturalmente bordeaux. Come direbbe Elio, un tamarro dietro un angolo che voleva in***armi la Sfera del Drago. Sorvolerò sul fatto che Emmy Rossum ha un bozzo sulla faccia grande quanto il Monte Fuji e che gli altri comprimari femminili hanno il carisma di due bambole gonfiabili per concentrarmi su lui: Piccolo!! Niente antenne, un verde che pare più tendente al vomito che ad altro, un trucco orrendo che lascia intravedere sotto la calotta di gomma usata per simulare una testa pelata i capelli di James Marsters.. che poverino, è fico, d’accordo. Ma me lo fanno vedere solo 10 minuti in tutto il film e pure male!! Cacca su di loro!
Cacca: la parola chiave per indicare la fotografia e gli effetti speciali. Un mal di testa continuo con quel vizio maledetto di creare sfondi e nebbie al computer, tutto caotico e sfocato. Dell’orrendo trucco ho già parlato, così come degli inutili mostri che non si vedono ma ci sono. Ma è interessante vedere che in un film che dovrebbe essere di arti marziali queste ultime non ci sono, e le coreografie delle battaglie sono qualcosa di raccapricciante, roba da far rimpiangere i vecchi film con Bud Spencer e Terence Hill (almeno lì si picchiavano…). Bella la scena finale della trasformazione, l’arrivo di Shenron e l’utilizzo improprio che viene fatto delle famose Capsule, che diventano degli enormi oggetti contundenti, ma questi sprazzi di bellezza impallidiscono di fronte alla battaglia finale tra Piccolo e Goku: come ben ha detto il mio compagno di sventura, “Sembra che sia scoppiata una fabbrica di fuochi d’artificio a Napoli” ed infatti c’è uno scambio pressoché ininterrotto di scintille colorate e fischianti, che si conclude in una sboronata conclusiva luminosa difficile da sopportare. Del finale “aperto” tenuto per dopo i titoli di coda non parlo, perché sarebbe come sparare sulla croce rossa. Simpatico il regista, che spera di poter avere un seguito a quest’immondizia. Così simpatico che dopo avervi consigliato di non vedere il film andrò a pregare la Morte affinché lo perseguiti e infine lo colga come nel film Final Destination… sperando che ad Eiichiro Oda non venga mai in mente di lasciare agli americani un’eventuale trasposizione cinematografica di One Piece e confidando che lo Yattaman di Takashi Miike mi mostri un raggio di luce.
James Wong è il regista di codesta ciofeca. Oddio, non che la sua carriera sia stata sfolgorante, ma alcuni suoi film non sono male. Non ho mai visto The One, con Jet Li, ma Final Destination non era male (anche se il terzo episodio, sempre diretto da lui, mi manca.) Ha diretto anche un episodio di X-Files. Nato ad Hong Kong, ha 50 anni ed è anche produttore e sceneggiatore.
Justin Chatwin interpreta Goku. Poveraccio, il ragazzo è pessimo, ma non a caso è reduce da piccole particine, comparsate insignificanti, seppur in grandi produzioni televisive e cinematografiche americane. Tra i suoi film figurano Identità violate e La guerra dei Mondi, mentre per il piccolo schermo ha lavorato in Taken, Lost, Weeds e Smallville. Ha 28 anni e un film in uscita.
James Marsters... è figo, ed interpreta Piccolo. Per me costui rimarrà sempre quel grand'uomo di Spike in Buffy The Vampire Slayer, vampiro sexy e tamarro come pochi, da bava alla bocca ancora adesso a riguardar le puntate. Non che il resto della sua carriera sia stata così fortunata, anche lui perso in piccole particine. Tra i suoi film rammento Il mistero della casa sulla collina mentre per la tv ha partecipato a Millenium, Angel, Senza traccia, Smallville, Numb3rs. Ha 46 anni e due film in uscita.
Chow Yun - Fat interpreta il Maestro Muten. Nato ad Hong Kong, è uno dei più famosi interpreti del cinema d'azione asiatico ed internazionale, ed è un peccato vederlo così sacrificato. Tra i suoi film ricordo The Killer, Anna and The King, La tigre e il dragone, Il monaco, Pirati dei Caraibi - Ai confini del mondo. Ha 54 anni e tre film in uscita.
Emmy Rossum interpreta Bulma. Un vero peccato che la Christine de Il Fantasma dell'Opera si sia abbassata a fare questo filmetto che la sgrazia un totale. L'attrice Newyorchese ha recitato anche nello splendido Mystic River e in L'alba del giorno dopo. Ha 22 anni.
Joon Park lo nomino solo per mostrare ai fedeli lettori la faccia orrenda con cui interpreta Yamcha. Ha partecipato solo a Speed Racer per ora, è cresciuto in America, ha 30 e se Dio vuole nessun altro film in uscita. Si prega di confrontare la bellezza di un cartone animato con la mostruosità di un essere vivente...
E ora, dopo siffatto scempio, gustatevi il VERO combattimento tra Goku e Piccolo. La finale del Torneo Tenkaichi, e la sconfitta del verde e meraviglioso Namecciano. ENJOY! soprattutto voi che, come me, avete avuto la sfiga di vedere l'Evolution!








