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venerdì 11 aprile 2025

2025 Horror Challenge: Piranha (1978)

Questa settimana la challenge prevedeva un Ecological Horror. La mia scelta è caduta su Piranha, dretto nel 1978 dal regista Joe Dante.


Trama: Un banco di pericolosissimi piranha geneticamente modificati viene liberato per sbaglio nelle acque di un fiume di montagna. Un eremita alcolizzato e un'investigatrice privata correranno contro il tempo per impedire una strage...


C'è stato un periodo, da bambina, in cui Pirahna e Piraña paura passavano sistematicamente in TV. Mio padre, ovviamente, non se li perdeva mai e ancora oggi ricordo il suo "piranha piranha!" con tanto di battito di denti quando si passava vicino a un fiume o un lago. A me facevano parecchia paura quei film, ma li guardavo con gioia perché erano l'unico modo che avevo per fruire di qualcosa di simile all'horror, genere che mmadre ha bandito almeno finché non sono entrata in possesso di un videoregistratore e di una tessera del videonoleggio. Ora, saranno stati almeno vent'anni, se non di più, che non guardavo Piranha e lo ricordavo come una commedia horror assai divertente; in realtà, il film di Joe Dante è come Fantozzi, una di quelle pellicole di cui si coglie la tristezza, il pessimismo di fondo solo con l'età e l'esperienza, e ammetto di non essermi divertita granché, guardandolo per la challenge. O meglio, la prima parte può trarre in inganno, soprattutto grazie allo scoppiettante personaggio di Maggie, investigatrice privata dal piglio deciso che viene inviata in una località turistica ad indagare sulla scomparsa di due ragazzi. Maggie trascina nella sua indagine un alcolista solitario, Paul Grogan, e insieme raggiungono un comprensorio militare abbandonato, all'interno del quale c'è un'enorme piscina dove (ma lo sappiamo solo noi spettatori) i due ragazzi scomparsi sono stati aggrediti e uccisi da qualcosa nascosto nell'acqua. Lì, scoprono che l'esercito americano sta ancora compiendo esperimenti genetici atti a trasformare creature viventi in potenti armi di sterminio, non prima di liberare per sbaglio un banco di piranha geneticamente modificati, aprendo loro la via per un fiume che confluisce nelle due principali attrazioni turistiche del luogo: un campo estivo per bambini e l'Aquarena resort. In generale, la struttura principale di Piranha è quella di un eco-horror prodotto da Roger Corman, il che si traduce in personaggi tagliati con l'accetta, una divisione tra buoni e cattivi abbastanza netta, qualche sporadica nudità (in realtà Corman, durante le scene di massacro sul pre-finale, ha chiesto a Dante di toglierne parecchia, con sommo stupore del regista) e, ovviamente, sangue e violenza. Sotto la superficie, però, c'è la rappresentazione di un'umanità triste e solitaria, di un tessuto sociale fatto di speculatori industriali che condannano le persone alla povertà, di militari che distruggono l'ambiente non per riportare la pace, ma per prepararsi alla guerra, alimentando un circolo vizioso di morte e noncuranza per la vita, umana o animale che sia (d'altronde, l'unica soluzione al problema piranha è ulteriore inquinamento. Alla faccia del cane che si morde la coda). 


Mentre il remake di Aja buttava tutto in supercazzola, tanto che uno aveva proprio piacere a vedere masticati gli sciocchi protagonisti, il Pirahna di Joe Dante è fin troppo realistico nella sua rappresentazione dei traumi mentali associati al dolore fisico e alla morte; l'orribile destino di un paio di personaggi innocenti, tra i quali la povera Betty, colpisce lo spettatore, ma personalmente ho trovato molto più angoscianti lo sguardo perso di Bradford Dillman, "curato" da una figlia in lacrime con l'inseparabile borraccia colma di superalcolico, lo sconforto di Dick Miller davanti ai giornalisti sciacalli, e il primo piano finale di Barbara Steele, agghiacciante monolite imperturbabile, che sceglie nuovamente di ignorare la portata mortale della minaccia da lei stessa creata, condannando l'umanità a versare sangue nelle acque degli oceani. Saranno le onde che si tingono di rosso, sarà la malinconica colonna sonora dell'elegantissimo Pino Donaggio, ma onestamente non mi veniva da ridere, né mi sono divertita come mi succedeva da bambina. E da piccoli, si sa, non si hanno neppure gli strumenti per apprezzare l'arte, o i primi passi dei grandi. Un film nato come opera di serie Z, come "parodia" de Lo squalo (al punto da beccarsi un paio di denunce per plagio, fatte scomparire da un illuminato Steven Spielberg) è in realtà una fucina di giovani talenti che avrebbero fatto strada. Il primo, ovviamente, è Joe Dante, al suo primo lungometraggio in solitaria. La fantasia del regista, all'epoca poco più che trentenne, è stata limitata giusto dal budget irrisorio, che ha permesso di conservarne una scintilla in guisa di creaturina in stop-motion che si aggira nel laboratorio militare per poi non farsi più vedere in tutto il resto del film; in realtà, Dante avrebbe voluto che la creatura tornasse nel corso di Piranha, ogni volta un po' più grande, fino ad averne una versione gigante pronta a distruggere un porticciolo. Purtroppo non se n'è fatto nulla, ma ci sono comunque i pesci zannuti e tanto, tanto sangue. Anche qui, le mani dietro alle mattanze dei piranha sarebbero diventate famosissime, perché gli orridi pescetti sono stati realizzati da Phil Tippett, mentre, su suggerimento di Rick Baker, il make-up è stato affidato a un altro mago degli effetti speciali, l'allora diciassettenne Rob Bottin. La loro arte, unita al terribile effetto sonoro che accompagna la masticazione dei piranha, è l'ennesima riprova della tristezza della CGI odierna, che sicuramente non induce lo stesso raccapriccio, né la sensazione tangibile di morsi e ferite dolorosissime, se non addirittura mortali. Quindi, il mio consiglio è riguardare Piranha con occhi più maturi, perché è un film invecchiato molto bene ed è assai meno stupido di quanto ricordavate. Provare per credere!


Del regista Joe Dante ho già parlato QUI. Kevin McCarthy (Dr. Robert Hoak), Dick Miller (Buck Gardner) e Barbara Steele (Dr. Mengers) li trovate invece ai rispettivi link.

Bradford Dillman interpreta Paul Grogan. Americano, ha partecipato a film come Fuga dal pianeta delle scimmie, Cielo di piombo, ispettore Callaghan, Bug insetto di fuoco, Swarm - Lo sciame che uccide, e a serie quali Colombo, Wonder Woman, Love Boat, L'incredibile Hulk, Fantasilandia, Charlie's Angels, Dynasty e La signora in giallo. E' morto nel 2018.


Piranha
ha avuto un seguito, Piraña paura, e un paio di remake, ovvero il film TV Piranha - La morte viene dall'acqua e Piranha 3D. Se il film vi fosse piaciuto, recuperateli e aggiungete Lo squalo. ENJOY!


domenica 7 febbraio 2016

Amanti d'oltretomba (1965)

Purtroppo ho un po' abbandonato la Danse Macabre kinghiana e spero di riprenderla nel corso di questo 2016 ma nell'attesa ho recuperato un altro bell'horror vintage come Amanti d'oltretomba, diretto e co-sceneggiato nel 1965 dal regista Mario Caiano.


Trama: la bella Muriel e il suo amante vengono torturati ed uccisi dal marito di lei, un folle scienziato che cerca il modo di ottenere la vita eterna. Vistosi privato della ricca eredità di Muriel, lo scienziato decide di sposare Jenny, la sorella di lei da tempo internata in un manicomio, e di farne la sua prossima vittima ma lo spirito della defunta moglie pare non conoscere pace...



Ah, la meravigliosa ed elegante Barbara Steele, basta la sua sola presenza a nobilitare qualsiasi gotico d'annata! Se poi il gotico in questione è un particolare ibrido che mescola ghost story, scienziati à la Frankenstein, vampirismo e persino zombi, si ottiene un gioiellio come Amanti d'oltretomba che pare classico e banale ma tanto comune non è. Il canovaccio di base è quello tipico del romanzo gotico di metà '700, con un'eroina particolarmente sensibile e sfortunata che viene presa di mira da un bruto deciso a portarla alla follia prima di ucciderla ed impossessarsi delle sue ricchezze (vi dice nulla Crimson Peak?) senonché le precedenti vittime del bVuto in questione in qualche modo riescono a manifestarsi mettendo in guardia la damsel in distress; a questo soggetto di partenza Mario Caiano e Fabio De Agostini (con un po' di aiuto da parte di Edgar Allan Poe e del suo "cuore rivelatore") aggiungono uno scienziato che più che pazzo è molto sadico ed indugia in torture sicuramente abbastanza "spinte" per l'epoca, un finale che ricorda parecchio I vampiri di Freda e la terrificante minaccia di un paio di spiriti molto "concreti" e malvagi, privati comprensibilmente di qualsivoglia barlume di umana pietà. Il risultato è una storia che mette anche troppa carne al fuoco ma riesce tuttavia ad interessare lo spettatore con i suoi misteri appena accennati e ad inquietarlo, soprattutto con un finale i cui dialoghi parrebbero presi da un libro di De Sade o da un romanzo di Clive Barker.


Come ho detto all'inizio, Barbarona Steele da letteralmente il bianco (e nero) in un altro doppio ruolo che sembra stato scritto apposta per lei; la bionda ed innocente Jenny a dire il vero si fa spesso rubare la scena dalla conturbante Solange di Helga Liné ma per quel che riguarda Muriel l'attrice da sfogo a tutta la sua sensualità e crea un meraviglioso mostro di insoddisfatta indolenza e vendicativa perfidia. Il trucco finale della Steele, peraltro anticipato da uno dei mille titoli con i quali Amanti d'oltretomba è stato distribuito all'estero, è inaspettato e favoloso, reso ancora più efficace dalla nitidissima fotografia in bianco e nero. Mario Caiano avrebbe voluto aggiungere il colore rosso nelle scene più gore (non sono poche in effetti e il sangue è un elemento importante della vicenda, ergo avrebbe fatto un figurone!) ma il bianco e nero di Amanti d'oltretomba conferisce al film un fascino particolare che accentua ancor più il dualismo di Jenny e Muriel e rende paradossalmente ancora più luminosi elementi fondamentali per il film come il fuoco e l'elettricità. Lo spettatore attento verrà inoltre omaggiato, durante la visione, di un'inaspettata chicca non anticipata dai titoli di testa (caratterizzati dall'immagine statica di un'inquietante coppia demoniaca), ovvero dalla colonna sonora composta da un Ennio Morricone non ancora assurto al gotha della musica mondiale e il cui stile si riconosce soprattutto per via della melodia suonata al pianoforte da Muriel. Concludendo, se vi piace il gotico nostrano cercate di recuperare Amanti d'oltretomba, non resterete delusi!


Di Barbara Steele, che interpreta sia Muriel che Jenny, ho già parlato QUI.

Mario Caiano (come Allen Grünewald) è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Nato a Roma, ha girato film come Ulisse contro Ercole, Le pistole non discutono, Il mio nome è Shangai Joe, ... a tutte le auto della polizia..., Milano violenta, La svastica nel ventre e Napoli spara!. Anche produttore e attore, è morto nel settembre del 2015, all'età di 82 anni.


Paul Muller interpreta il Dr. Stephen Arrowsmith. Svizzero, ha partecipato a film come Totò cerca moglie, I vampiri, Il compagno Don Camillo, Il conte Dracula, Vampyros lesbos, La figlia di Frankenstein, Fantozzi contro tutti, Sogni mostruosamente proibiti, Fracchia contro Dracula, Montecarlo Gran Casinò, Fantozzi va in pensione, Le porte dell'inferno, La casa del sortilegio, Bloody Psycho, Fantozzi alla riscossa, Le comiche 2 e a serie come L'ispettore Derrick. Ha 92 anni.


Se aveste voglia di guardare Amanti d'oltretomba sappiate che su Youtube potete trovarne una bella versione uncut, per quanto in lingua inglese, altrimenti recuperate I vampiri e La maschera del demonio. ENJOY!

mercoledì 3 giugno 2015

La maschera del demonio (1960)

Ultimamente avevo un po' abbandonato i recuperi consigliati da Stephen King in Danse Macabre ma con oggi si ricomincia col botto visto che parlerò de La maschera del demonio, diretto e co-sceneggiato nel 1960 dal regista Mario Bava e tratto dal racconto Il Vij di Nikolaj Vasil'evič Gogol'!


Trama: due viaggiatori trovano la tomba della strega Asa, condannata a morte alcuni secoli prima, e accidentalmente la risvegliano, mettendo così in pericolo i suoi discendenti...



Può un horror girato nel 1960 fare tuttora paura? Accidenti se può! E accidenti alle circostanze che hanno portato Bava dall'esordire alla regia (tolte le collaborazioni con Freda) con una meraviglia come La maschera del demonio, caposaldo dell'horror mondiale, al mettersi al servizio della Rai per un congedo miserrimo come La venere d'Ille, di cui ho parlato nei giorni scorsi! Siccome ho visto i due film in un periodo abbastanza ravvicinato, il paragone mi viene spontaneo e per un paio di motivi. In entrambe le pellicole l'amore proibito e sensuale è uno dei temi fondanti ma mentre ne La venere d'Ille viene declinato in chiave soapoperistica, in La maschera del demonio il sentimento che nasce tra Katia e il fascinoso dottor Gorobec è subordinato a un'atmosfera perturbante, minacciosa, un'oscura sensualità interamente racchiusa negli occhi neri di Barbara Steele e nel suo sembiante aristocratico ed inquietante allo stesso tempo. Anche il tema del "doppio" è presente in entrambe le pellicole. La Venere assumeva le sembianze dell'interesse amoroso del protagonista ma il distacco tra le due donne era netto, facilmente intuibile; in La maschera del demonio la giovane principessa Katia è identica alla strega Asa, terribile antenata condannata a morte per empi atti di stregoneria e probabilmente anche incesto, e lo spettatore non è mai interamente sicuro di avere davanti l'una o l'altra, così come del resto non lo sono i protagonisti della vicenda che, ingannati dalla bellezza di Asa, vengono rapiti dal suo sguardo e trasformati in vampiri senz'anima, interamente asserviti al desiderio di vendetta della donna. Come già accadeva nel film I vampiri di Riccardo Freda, la figura del succhiasangue presente in La maschera del demonio non si rifà ai modelli stokeriani e per il suo film d'esordio "in solitaria" Bava sceglie di distaccarsi completamente dal mito del vampiro sdoganato dalla Hammer e di andare a scavare nel floklore dell'Europa dell'Est, adattando quello che era il suo racconto preferito di Gogol', Il Vij, e realizzando così un mix di gotico italiano e fiaba horror dal sapore "esotico" in grado di sorprendere e coinvolgere ancora oggi.


Il motivo per cui La maschera del demonio è tuttora incredibilmente affascinante non è solo per la trama accattivante e audace (non a caso il film è stato censurato in molti paesi) ma anche e soprattutto per la regia di Bava e per lo splendido bianco e nero della fotografia, che spesso ricorda più i film dell'espressionismo tedesco piuttosto che gli horror della Universal. Bava sciocca lo spettatore fin dalla prima, insostenibile sequenza, che ha per protagonista La maschera del demonio del titolo ed è talmente crudele da far impallidire molte delle produzioni attuali, ma non è finita qui; l'apparizione del viso di Asa nelle acque del lago, il suo lento ma inesorabile ritorno dalla morte, la resurrezione di Javutich e il rogo sul finale sono tutte scene magistrali e tuttora inquietanti. Il chiaroscuro della splendida fotografia è talmente ricco di sfumature che sembra quasi di avere davanti una pellicola a colori e, complice la natura estremamente dettagliata delle scenografie e degli esterni, immerge lo spettatore in un sogno (o un incubo?) ad occhi aperti mentre gli ininterrotti giochi di luci ed ombre rendono la divina Barbara Steele una figura irreale alla quale è impossibile fuggire, nel bene o nel male. Barbarona potrà anche essersi trovata male sul set a causa dei pregiudizi nei confronti delle produzioni italiane e delle difficoltà legate alla lingua  ma ciò non toglie che la sua consacrazione ad icona horror è giustamente cominciata con questo film. Lo sguardo allucinato di Asa e le ferite inflittele dalla terribile maschera bucano lo schermo con una forza impressionante ma in generale è la mera presenza scenica della Steele, il suo sembiante sensuale ed innocente allo stesso tempo, ad imporsi all'attenzione dello spettatore e a sconvolgere l'atmosfera della pellicola persino nelle scene in cui l'attrice è assente perché tutti i personaggi paiono sempre scrutare nell'oscurità, in attesa dell'arrivo della terribile e crudele strega. Se non avete mai avuto modo di godere di questo caposaldo dell'horror italiano e mondiale cercate di recuperarlo il prima possibile, vi si aprirà un mondo, ve lo garantisco!


Del regista e co-sceneggiatore Mario Bava ho già parlato QUI mentre Barbara Steele, che interpreta Asa/Katia, la trovate QUA.

John Richardson interpreta il Dottor Andre Gorobec. Inglese, ha partecipato a film come Un milione di anni fa, La donna venuta dal passato, I corpi presentano tracce di violenza carnale, Scuola di ladri - parte seconda e La chiesa. Ha 71 anni.


Arturo Dominici interpreta Igor Javutich/Javuto. Originario di Palermo, ha partecipato a film come Caltiki - Il mostro immortale, Ercole contro Moloch, I promessi sposi, Danza macabra, L'indomabile Angelica, Angelica e il gran sultano, Satiricosissimo, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto e Il trucido e lo sbirro; come doppiatore, ha lavorato per il film Vip, mio fratello superuomo. E' morto nel 1992 all'età di 74 anni.


La ragazza che interpreta la giovane figlia dei locandieri è Germana Dominici, figlia proprio di Arturo Dominici. All'estero La maschera del demonio è incappato in molti problemi di censura e vari ridoppiaggi, tanto che in America ne esistono quattro versioni con quattro titoli diversi (Black Sunday, Revenge of the Vampire, The Mask of Satan e La maschera del demonio); del film esiste inoltre un remake del 1989 diretto dal figlio di Mario Bava, Lamberto Bava, con Debora Caprioglio (all'epoca signora Kinski) nei panni della vergine (!!) ed Eva Grimaldi in quelli della strega. Credo tale remake sia recuperabile sul tubo ma non ci giurerei... il mio animo trash quasi bramerebbe vederlo ma se voi non siete pazzi come la sottoscritta e avete amato La maschera del demonio recuperate piuttosto I tre volti della paura. ENJOY!

venerdì 26 settembre 2014

Il BollOspite: The Butterfly Room - La stanza delle farfalle (2012)

Eccoci arrivati ad un altro appuntamento col BollOspite, che oggi presenta una recensione in tandem con Arwen Lynch (la potete trovare ovviamente anche sul suo blog, La fabbrica dei sogni). Il film stavolta lo ha scelto Arwen e trattasi dell'italianissimo The Butterfly Room - La stanza delle farfalle, diretto e sceneggiato nel 2012 dal regista Jonathan Zarantonello. Contiene qualche SPOILER!


Trama: Ann è una donna solitaria ed educata che ama collezionare farfalle, tenute in una stanza misteriosa. La figlioletta di una vicina di casa scopre a poco a poco che Ann nasconde un oscuro segreto...


Il punto di vista di Arwen....


Guardando questo film ho avuto l'impressione che il regista abbia riunito alcuni nomi del cinema horror del passato, senza dubbio si tratta di un opera cinefila e come spesso accade c'è il modus operandi toccato persino da grandi registi come Tarantino ad esempio. Barbara Steele è unica, per chi come me ha visto le opere di Mario Bava sa a cosa mi riferisco, anche in questo film è inquietante da morire, avete notato il suo sguardo allucinante? E' da pelle d'oca che se ci penso ancora mi vengono i brividi. Il film si costruisce su un piano molto comune, la madre che passa un weekend con il suo nuovo compagno e deve lasciare la sua figlioletta, ma a chi la lascia? Alla vicina dall'aspetto rassicurante, senza contare che spesso sono le persone rassicuranti le più pericolose.Il film è costruito come se lo spettatore guardasse tutto con gli occhi di un bambino, in questo caso Julie, che entra in una storia più grande di lei che non può affrontare da sola, il regista Gionata Zarantorello è capace anche di parlare del passato di Ann, attraverso dei flashback intelligentissimi e mirati nei momenti giusti. Si scopre per esempio la presenza di una bambina che non vedremo mai, tranne quando sarà Julie a scoprirla nella stanza delle farfalle, si scopre il mistero legato alla psicosi di Ann e tanti altri misteri. A questo si aggiungono gli omicidi commessi per nascondere il suo oscuro passato dietro la patina di persona rassicurante accrescendo l'ansia dello spettatore. Da sottolineare la presenza del per me mitico Ray Wise - il Leland Palmer di Twin Peaks - uno degli attori che meriterebbero avere maggior risalto nel cinema. La regia è efficace e per nulla scontata, gli attori ben utilizzati, tranne alcuni che rimangono comprimari, il perno ovviamente è Barbara Steele, ritornata al cinema dopo il suo ritiro e si mangia ovviamente tutti quanti come dice Bollicina. L'orrore spesso risiede nelle cose rassicuranti, quelle che ci ispirano fiducia. La madre della bambina poi l'avrei menata pure io, ma come lasci la tua piccola nelle mani di una sconosciuta e te ne vai col tuo amante? Ma dico si può essere così superficiali? SI perchè il film è anche molto realistico oltre che essere un opera di fiction, e questa è una grande abilità del regista lo dobbiamo dire. Niente male come film italiano avere delle guest star americane che hanno fatto film horror. Sul finale invece mi trovo in disaccordo con Bollicina, non è scontato perchè se tu subisci degli abusi, un giorno potresti rimanerne vittima, quindi la storia si ripete e va avanti...non c'è un happy end consolatorio, quello si sarebbe stato fuori luogo. Il regista non fa un semplice horror, ma cerca di far capire agli spettatori che la follia una volta toccata ti segna per la vita e non ne puoi uscire, che la crudeltà e l'orrore si nascondono sempre in persone di cui in apparenza ti puoi fidare, anche se poi le conseguenze saranno devastanti. Zarantonello dirige un film che scava con una storia abbastanza semplice nel passato del glorioso cinema horror, e lo sa rappresentare in maniera fluida e sincera, e questo per il cinema italiano è già qualcosa di eccezionale non credete?


... E quello della Bolla!

Quando, all'inizio dei titoli di testa, ho visto la dedica in italiano e la scritta "prodotto in associazione con RaiCinema" il mio primo istinto è stato quello di spegnere il televisore, il secondo quello di mandare un messaggio ad Arwen per chiederle se non le avesse dato di volta il cervello viste le mie ultime, orrende esperienze col thriller-horror moderno nostrano (Mandare un messaggio a me? Nooo, Bollicina abbi fede, lo sai che quando tocca a me scelgo sempre delle chicche, e come vedi il film t'è piaciuto, hehehe mai spegnere la tv anche se ci vedi RaiCinema all'inizio N.D.Arwen). Poi ho visto il nome di Barbara Steele e di un altro paio di signore avvezze all'horror (nonché di Ray Wise, ovviamente!) e ho deciso di dare comunque una chance a The Butterfly Room, aggiungerei anche per fortuna. La pellicola di Zarantonello infatti, pur non essendo priva di un paio di forzature, è uno dei thriller più intriganti che mi sia capitato di vedere recentemente, una sorta di ritorno alle atmosfere anni '80-'90 in perfetto stile Il patrigno o La mano sulla culla: la protagonista Ann, infatti, è semplicemente una pazza psicopatica tout-court e uno degli enormi pregi del film è quello di non stare a ricamare troppo su eventuali spiegoni legati al suo passato o a traumi ancora irrisolti. Ann, come nelle migliori favole, è "semplicemente" una strega cattiva, in grado di infliggere le peggiori torture psicologiche ai bambini per puro scopo educativo, egoista al punto da non fermarsi di fronte a nulla pur di ottenere l'oggetto delle sue brame. Tale "oggetto", c'è da dire, conferisce un che di morbosetto alla trama di The Butterfly Room, un perfetto esempio di "innocenza del demonio" che purtroppo rappresenta alla perfezione la mentalità di tante ragazzine (e di tante, indegne madri), disposte a fare qualunque cosa per soldi; anzi, a questi punti mi chiedo se Zarantonello non abbia qualche problema con la figura materna o con quella femminile perché, a parte la piccola Julie, delle donne rappresentate non se ne salva una, tutte pazze, sgualdrine, profittatrici e quant'altro. Qui mi fermo nel raccontare trama e personaggi che, ovviamente, vanno scoperti e gustati a poco a poco.
Il pregio della regia di Zarantonello, invece, è la sua capacità innanzitutto di creare immagini assai eleganti ed evocative (la scoperta del "segreto" della butterfly room del titolo è scioccante e meravigliosa allo stesso tempo) poi quella di sfruttare un montaggio fatto di dissolvenze particolari e ancor più particolari "rewind" che introducono ai pochi, necessari flashback necessari per comprendere la vicenda; i flashback in questione, peraltro, sono frammentari e mescolati al normale scorrere del tempo narrativo, cosa che spinge lo spettatore a guardare The Butterfly Room con particolare attenzione. La fotografia inoltre è molto curata e ciò, assieme agli elementi di cui ho già parlato, concorre ad elevare di molto la pellicola rispetto allo standard italiano moderno dei film di genere. Passiamo ora a quello che più mi ha attratto del film, ovvero l'abbondanza di guest star horror! Come spesso accade, alcune di esse sono ben utilizzate, altre meno. La grandiosa Barbara Steele non ha bisogno di presentazioni: elegante, con quel raffinatissimo accento inglese e quei profondi, inquietanti occhi neri, è la perfetta incarnazione del male e ruba la scena a chiunque le stia accanto, senza caricare un personaggio che, se messo in mano ad un'attrice meno esperta, avrebbe rischiato di trasformarsi in macchietta. Ray Wise, Camille Keaton ed Heather Langenkamp fanno giusto delle comparsate (a parte l'ex Nancy che ha un ruolo più consistente) e, obiettivamente, avrebbe fatto piacere vederli un po' di più, mentre la povera Erica Leerhsen interpreta un personaggio così irritante che verrebbe voglia di vederla morta dopo i primi fotogrammi. Molto brave anche le giovani protagoniste, ognuna a modo suo, in particolare i glaciali sguardi di disprezzo che Julia Putnam lancia nei confronti di chicchessia sembrano proprio veri mentre la piccola Ellery Sprayberry è di una tenerezza disarmante e sul finale spezza il cuore. A proposito del finale, forse giusto quello ho trovato un po' forzato, non tanto per l'"evoluzione" del personaggio della Langenkamp ma piuttosto per una situazione familiare a dir poco improbabile. Ciò non toglie, ovviamente, che The Butterfly Room è un film pregevolissimo che vi consiglio assolutamente di recuperare!!


Di Barbara Steele (Ann), Ray Wise (Nick) e P.J. Soles (Karen) ho già parlato ai rispettivi link.

Jonathan Zarantonello (vero nome Gionata Zarantonello) è il regista e sceneggiatore della pellicola. Nato a Vicenza, ha diretto film come Medley - Brandelli di scuola e il corto Alice dalle 4 alle 5. Anche attore, responsabile degli effetti speciali e produttore, ha 35 anni.


Erica Leerhsen interpreta Claudia. Americana, ha partecipato a film come Il libro segreto delle streghe: Blair Witch 2, Non aprite quella porta e a serie come I Soprano, Alias, Ghost Whisperer e CSI: Miami. Anche produttrice, ha 38 anni.


Heather Langenkamp interpreta Dorothy. Indimenticabile Nancy in Nightmare - Dal profondo della notte, Nightmare 3 - I guerrieri del sogno e interprete di sé stessa in Nightmare - Nuovo incubo, la ricordo anche per film come Sotto shock; inoltre, ha partecipato a serie come Genitori in blue jeans. Anche produttrice e regista, ha 50 anni e due film in uscita.


Camille Keaton interpreta Olga. Americana, ha partecipato a film come Cosa avete fatto a Solange?, Non violentate Jennifer e Le streghe di Salem. Ha 67 anni e quattro film in uscita.


Nel film a un certo punto compare anche Joe Dante, ovvero il tassista a cui Claudia chiede se è davvero troppo vecchia per indossare certi abiti. The Butterfly Room non è, come si dice nei credits, basato sul romanzo Alice dalle 4 alle 5 (che, di fatto, non esiste) bensì sul corto che porta lo stesso titolo, sempre diretto da Jonathan Zarantonello. Se il film vi fosse piaciuto magari recuperatelo! ENJOY!


domenica 11 agosto 2013

Il demone sotto la pelle (1975)

In questi giorni afosi sono arrivata alla parte succosa della collezione di DVD ed è spuntato un titolone come Il demone sotto la pelle (Shivers), diretto nel 1975 da David Cronenberg.


Trama: in un complesso residenziale da sogno qualcosa comincia a stonare. Uno scienziato uccide la ragazza che gli faceva da amante e cavia per evitare la diffusione di un parassita in grado di far regredire gli esseri umani a bestie spinte solo dall'impulso sessuale. Purtroppo la ragazza, prima di morire, aveva già avuto modo di contagiare altri residenti...


Il seme del body horror cronenberghiano è uno di  quei film che guardi una volta e non scorderai mai più. Non dimenticherò mai infatti il pomeriggio invernale passato, seduta in terra davanti alla stufa, a guardare la maffa videocassetta registrata da Fuori Orario, a ringraziare la Madonna perché i miei erano fuori casa o mi avrebbero dato della psicopatica, a chiudere gli occhi ogni tre secondi per l'incredibile disgusto davanti a quei vermi falliformi, insanguinati e molli che si infilavano in ogni orifizio a tradimento. Rivederlo dopo più di dieci anni mi ha lasciato addosso gli stessi shivers del titolo originale, l'insana spinta a guardarmi attorno per vedere se qualche bestia immonda si stava  avvicinando furrtiva, la stessa sensazione di repulsione davanti a certe immagini (l'odioso Tudor e quello che nasconde sotto le coperte sul finale... yeeeeuchhh!!!!!) e anche, per fortuna, lo stesso apprezzamento per un film che è molto più di un semplice horror.


Diciamo che a 32 anni il buon Cronenberg aveva già le idee chiare sulla sua "poetica" e due palle che i giovinastri di belle speranze odierni possono solo sognarsi. Per quanto, infatti, Il demone sotto la pelle sia rozzo, girato con due lire e al 90% recitato da attori neppure troppo bravi (tolte le meravigliose e sensualissime Lynn Lowry e la guest star Barbara Steele) l'impatto visivo e della sceneggiatura non diminuisce neppure dopo quasi 40 anni dalla sua creazione e la critica sociale del regista rimane attuale e spietata oggi come allora. Cronenberg sfrutta l'orrore per condannare le ipocrisie dell'uomo moderno, la facciata di perbenismo che nasconde vizi e aberrazioni della peggior specie. Basti pensare al "paradiso" artificiale incarnato dal complesso residenziale denominato L'isola, dove tutti sono apparentemente felici, al riparo dalle brutture della società (elencate da telegiornali che raggiungono gli appartamenti come se le notizie venissero da un altro mondo), autosufficienti, rispettabili e determinati a mantenere queste apparenze a costo di zittire ogni istinto: il dottore ha una relazione con l'infermiera ma nessuno può saperlo, la bella zitellona ama la sua migliore amica, costretta in un matrimonio infelice, ma deve tenere per sé il sentimento, buona parte dei vecchiacci leppegosi del complesso si scopa una diciannovenne ma ovviamente nessuno sa o comunque finge di non sapere. E allora, a condannare tutti questi peccatori silenziosi, arriva il parassita a mutarli nella carne e soprattutto a rivelare quello che davvero celano nello spirito.


Gli infetti, nell'accezione più meramente horror sembrerebbero degli zombi spinti solo dal violento desiderio sessuale, ma a ben guardare ben pochi di essi si riveleranno poi davvero "pericolosi" nel senso sanguinario del termine. Il parassita, incarnazione tangibile dello spauracchio "sesso", fa cadere le maschere dell'ipocrisia e spinge quelli dotati di desideri "normali" a perseguirli senza remore, così che l'infetto diventa virtualmente indistinguibile da una persona normale; la scena finale ambientata in piscina mi ha sempre ricordato tantissimo il "don't dream it... be it" del Rocky Horror Picture Show, con un agente liberatorio ovviamente molto meno affascinante del divino Frank ma spinto comunque dallo stesso principio. Il microcosmo dell'Isola diventa così specchio della società globale e i suoi abitanti si ritrovano pronti a riversarsi nelle strade e nelle città mandando al diavolo l'illusoria protezione che gli agenti immobiliari prospettavano ad ignari clienti a inizio film... e i veri "cattivi" verranno puniti nel modo più terribile e cronenberghiano che ci sia, costretti a divenire ricettacolo per la diffusione della "nuova carne". Come avrete capito, Il demone sotto la pelle non è ASSOLUTAMENTE un film per tutti, ma ogni amante dell'horror dovrebbe vederlo almeno una volta nella vita. Alla sapiente Lucia rivolgo invece una domanda: sul finale è normale che per almeno un paio di minuti, dopo che il dottore e l'infermiera vengono aggrediti dagli infetti, ci sia un'intera sequenza completamente nera dove si sente solo l'audio? Sul DVD che ho è così e mi sembra di ricordare che anche la vecchia videocassetta registrata patisse questo difetto....


Del regista e sceneggiatore David Cronenberg ho già parlato qui.

Lynn Lowry (vero nome Linda Kay Lowry) interpreta l'infermiera Forsythe. Americana, ha partecipato a film come La rabbia dei morti viventi, La città verrà distrutta all'alba (sia l'originale che il remake) e Il bacio della pantera. Anche sceneggiatrice e produttrice, ha 66 anni e undici film in uscita.


Barbara Steele interpreta Betts. Meravigliosa attrice inglese e icona horror per eccellenza, la ricordo in film come La maschera del demonio, Il pozzo e il pendolo, L'orribile segreto del dottor Hichcock, Danza Macabra, Amanti d'oltretomba, L'armata Brancaleone, Piranha e ha anche partecipato alla serie Dark Shadows. Anche produttrice, ha 76 anni e un film in uscita.


Il film, conosciuto anche come The Parasite Murders o They Came From Within, è stato finanziato in parte dal National Film Board of Canada, quindi con soldi pubblici, cosa che ha spinto un critico canadese a titolare la recensione negativa de Il demone sotto la pelle con un bel "You Should Know How Bad this Movie Is: You Paid for It" che ha reso parecchio difficile a Cronenberg la possibilità di racimolare fondi per i film successivi. Se voi siete più illuminati di Robert Fulford e la pellicola vi è piaciuta, consiglierei il recupero di Brain Damage (La maledizione di Elmer), Rabid - Sete di sangue e La città verrà distrutta all'alba. ENJOY!!

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