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martedì 20 settembre 2016

The Hunter (2011)

Ve la ricordate la defunta rubrica Get Babol!? Recuperando col mio solito bradipismo i film più interessanti nominati proprio in quelle occasioni, qualche giorno fa ho guardato The Hunter, diretto nel 2011 dal regista Daniel Nettheim e tratto dall'omonimo romanzo di Julia Leigh.


Trama: ad un cacciatore viene chiesto da un’ambigua ditta farmaceutica di recuperare dei campioni di DNA da un animale creduto estinto, la tigre della Tasmania. L’uomo si reca così nei territori dove si dice sia stata avvistata recentemente la bestia ma troverà qualcosa di inaspettato ad attenderlo…



Ho cominciato la visione di The Hunter convinta che mi sarei trovata davanti una sorta di survival movie, con Willem Dafoe impegnato a sopravvivere nelle zone più recondite della Tasmania mentre la famigerata tigre gli faceva il gesto dell’ombrello fuggendo o, peggio ancora, trasformandolo dal cacciatore del titolo a preda, invece la pellicola di Daniel Nettheim si è rivelata un animale strano quanto quello inseguito dal protagonista. The Hunter è infatti un racconto di formazione travestito da crime story, la storia di una caccia che porta il personaggio principale a scavare dentro il proprio animo solitario e soprattutto ad interagire con una famiglia allo sbando, composta da una madre e due bimbi che aspettano da anni il ritorno del marito e padre, ricercatore universitario smarritosi negli stessi boschi che nascondono la tigre della Tasmania. Oltre a raccontare una vicenda molto umana, The Hunter tocca anche un tema difficile come l’ambientalismo che si scontra con una realtà fatta di cittadine al limite della povertà, all’interno delle quali gli abitanti lavorano “sfruttando” le risorse naturali; nonostante i taglialegna dipinti nel film rasentino la follia e ricadano nel tipico stereotipo del redneck (per quanto il film sia ambientato in Tasmania), la pellicola instilla comunque nello spettatore quel minimo di dubbio etico e sociale che lo spinge a non parteggiare a tutti i costi per i cosiddetti “greenies” che vanno a spaccare i marroni a chi è costretto a lavorare per vivere. Allo stesso modo, il tristissimo finale potrebbe non incontrare il favore di una buona fetta di pubblico ma è perfettamente in linea sia con la personalità del cacciatore, sia con gli eventi accorsi ai personaggi nel corso del film, e non vi nego che è riuscito a strapparmi più di una lacrima.


Altro non dirò sulla trama per non rovinare la sorpresa quindi sarebbe il caso di spendere due parole per la realizzazione del film. Questa è la prima pellicola girata da Daniel Nettheim che vedo e sinceramente non capisco come mai costui abbia all’attivo solo un film, a fronte di moltissimi episodi di serie televisive. La regia di The Hunter mi è parsa molto bella, dal taglio classico ma non banale, arricchita da una fotografia splendida capace di mettere ancor più in risalto la bellezza selvaggia dei boschi della Tasmania e anche la rigidità del suo inverno; molto interessante anche la scelta di utilizzare, a mo’ di introduzione, filmati di repertorio in bianco e nero nei quali viene mostrato il sembiante della tigre della Tasmania, un animalino abbastanza inquietante e particolare ma purtroppo estinto per davvero. The Hunter si conferma un prodotto pregevole anche sul versante attori. Su Willem Dafoe non avevo dubbi e mi è piaciuto molto vederlo, per una volta, in versione “remissiva”, alle prese con un personaggio schivo e pacato, e altrettanto brava è Frances O’ Connor. La palma di migliori attori va comunque ai piccoli Morgana Davies  e Finn Woodlock: la prima è una grezzonetta fenomenale, con un accento meravigliosamente incomprensibile, mentre il secondo, costretto ad interpretare un bimbo muto che si esprime attraverso fondamentali disegni, è talmente tenero che verrebbe voglia di mangiarselo. Pare quindi che, per l’ennesima volta, il mio modo sconsiderato di scegliere i film abbia dato i suoi frutti… il problema è che ora ho una voglia matta di volare in Tasmania, per bearmi di quelle splendide viste che hanno tanto incantato sia Willem Dafoe che Sam Neill, sperando che la tigre autoctona non venga a mordermi le terga come i cervi di Nara!


Di Willem Dafoe (Martin), Frances O' Connor (Lucy) e Sam Neill (Jack) ho già parlato ai rispettivi link.

Daniel Nettheim è il regista della pellicola. Australiano, ha diretto film come Angst ed episodi di serie come Doctor Who. Ha anche lavorato come sceneggiatore.


Julia Leigh, autrice del romanzo da cui è stato tratto The Hunter, ha lavorato a sua volta come regista e ha diretto, tra l'altro proprio nel 2011, il film Sleeping Beauty. Detto questo, se The Hunter vi fosse piaciuto provate a guardare Mud. ENJOY!

mercoledì 29 giugno 2016

The Conjuring - Il caso Enfield (2016)

Da bambini aspettavamo Uan, ora s'aspettano i film di Wan (James), come questo The Conjuring - Il caso Enfield (The Conjuring 2), da lui diretto e co-sceneggiato nel 2016.


Trama: i coniugi Warren stavolta devono viaggiare fino ad Enfield, in Inghilterra, per appurare se i misteriosi eventi accorsi alla famiglia Hodgson siano stati davvero causati da qualche entità malvagia...


Squadra che vince non si cambia? Ovvio, se la squadra in questione riesce ogni volta a rinverdire i fasti del genere "casa stregata" combinando cinema commerciale, divertimento e tanta paura! A distanza di tre anni (ma nella finzione ne sono passati sette) tornano Ed e Lorraine Warren, pronti ad indagare sui misteri reali di casi inspiegabili documentati persino dai telegiornali: se la prima volta l'azione si svolgeva interamente in America, all'interno della casa della famiglia Perron, in questo pregevole sequel ci si sposta dapprima ad Amityville, teatro del caso forse più famoso legato al nome dei Warren, quindi in Inghilterra, ad Enfield, dove la vita di un'altra famiglia sta venendo minacciata da entità paranormali... almeno in apparenza. La bellezza di The Conjuring 2 risiede infatti nella scelta di riportare in scena i Warren nel momento della loro massima fama, con conseguente codazzo di scettici pronti a farli passare per ciarlatani e, ancor peggio, in una fase di cruciale crisi familiare e spirituale. Lorraine è piagata da visioni che le mostrano la morte dell'amato Ed e giustamente non vorrebbe più occuparsi di fenomeni occulti ma d'altra parte entrambi i coniugi hanno un cuore buono ed un passato popolato da persone diffidenti, cosa che li rende propensi a partire per difendere la  piccola Janet e la sua famiglia da qualsiasi cosa li abbia presi di mira. Ma siamo proprio sicuri che ci sia qualcosa? Non potrebbe essere semplicemente una frode ben elaborata? Sono domande che la sceneggiatura pone non solo ai personaggi ma anche agli spettatori i quali, probabilmente perché terrorizzati, sperano con tutto il cuore che gli Hodgson si stiano inventando tutto. E quando dico tutto parlo di ben TRE mostri, santo cielo, ché non bastava la malvagia pupazza Annabelle a popolare gli incubi di milioni di spettatori, bisognava chiamare anche una suora (a quanto pare il pezzo forte del film, in realtà a mio avviso il più debole, quasi banale), un vecchiaccio (terrificante, mi sono ritrovata ad urlare un paio di volte) e, ancor peggio, L'Uomo Storto (non chiedete. Maledettissimo Javier Botet, quanto ti odio??).


The Conjuring - Il caso Enfield pone quindi sul piatto più domande e più introspezione psicologica rispetto al primo capitolo, così come anche maggiore leggerezza (si veda l'ironica imitazione di Elvis fatta da Patrick Wilson e in generale tutti i momenti legati all'intimità familiare dei Warren i quali, diciamolo, nella realtà ad Enfield sono andati solo un giorno per poi disinteressarsi del caso), per il resto si riconferma la validità dello "stile Wan", fatto di moltissima attenzione ai dettagli (provate a leggere le letterine sparse per le varie scene...), momenti di tensione prolungati all'infinito, riprese sghembe e terrificanti movimenti in secondo piano, fatti di creature che strisciano nell'ombra pronte a colpire quando meno ce lo aspettiamo (sì, gli spaventi sono abbastanza prevedibili e potreste anche salvarvi. Ma in un paio di scene non sono riuscita a difendermi, giuro). Il make-up dei tre nuovi spiriti va dallo stile Marilyn Manson della suora, protagonista di un'unica sequenza molto azzeccata, quella del quadro semovente, al Muppet cattivo incarnato dal vecchiaccio fino ad arrivare all'omaggio al Babadook dell'Uomo Storto, offrendo un bel bestiario di mostruosità che va ad affiancarsi al codazzo di pargoli dagli occhi bianchi ed esseri umani invasati che sono un po' la conditio sine qua non per questo genere di pellicole. Apprezzatissima l'ambientazione inglese di fine anni '70, che prevede grazie a Dio dei costumi adeguati e una colonna sonora fatta di vecchie hit britanniche, giusto per calmare un po' il mio cuore agitato, e fortunatamente anche gli attori recitano convinti come già accadeva nel primo The Conjuring: Vera Farmiga e Patrick Wilson sono ormai una garanzia ma la mia preferenza stavolta va alla brava Frances O'Connor nel difficile ruolo di madre single e a Simon McBurney, che interpreta uno di quegli ambigui personaggi capaci di stare sull'anima al primo impatto per poi imporsi come esempio di umanità imperfetta ma buona. Altro non vorrei aggiungere per evitare l'effetto spoiler quindi vi consiglio di leggere i post di Lucia e Marika (per avere un punto di vista un po' più tecnico e scritto con cognizione di causa) e di correre al cinema a guardare The Conjuring - Il caso Enfield.


Del regista e co-sceneggiatore James Wan ho già parlato QUI. Di Patrick Wilson (Ed Warren), Vera Farmiga (Lorraine Warren), Frances O'Connor (Peggy Hodgson) e Franka Potente (Anita Gregory) ho parlato invece ai rispettivi link.

Simon McBurney interpreta Maurice Grosse. Inglese, ha partecipato a film come The Manchurian Candidate, Harry Potter e i doni della morte - Parte I (prestava la voce all'elfo Kreacher), La talpa e La teoria del tutto. Anche sceneggiatore, regista e produttore, ha 59 anni.


Il film è ambientato sette anni dopo L'evocazione - The Conjuring e a quanto pare ha già generato uno spin-off dal titolo The Nun, che non si sa ancora quando uscirà. Nell'attesa, se The Conjuring - Il caso Enfield vi fosse piaciuto recuperate la miniserie Enfield: Oscure presenze, L'evocazione - The Conjuring, Poltergeist - Demoniache presenze e Annabelle. ENJOY!

venerdì 20 marzo 2015

Mercy (2014)

In questi giorni ho scoperto dell'esistenza di Mercy, film diretto nel 2014 dal regista Peter Cornwell e tratto dal terrificante racconto La nonna, contenuto nella raccolta Scheletri di Stephen King. Potevo lasciarmelo sfuggire? Ahimé no...


Trama: Il piccolo George è assai legato alla nonna materna e quando l'anziana donna viene colpita da un ictus lui e la sua famiglia vanno ad abitare a casa della vegliarda. La nonnina, tuttavia, comincia a comportarsi in maniera inquietante...


Quando ero bambina mi era capitato di leggere un aneddoto realmente accaduto, riadattato su un giornale di Barbie (sì. Da bambina mi piaceva l'Algida Stronza, ok?). Per farla breve, un'attrice stava per andare ad un gran galà e un famoso stilista le aveva lasciato delle buste con dei consigli da seguire per essere la più elegante della festa ed ogni consiglio, con sommo stupore dell'attrice, le suggeriva di togliere un accessorio. Alla fine la signora si era presentata al party con un look minimal ma elegante, suscitando l'ammirazione di tutti. E' un esempio un po' tirato per i capelli ma lo stesso vale per i racconti horror: spesso non importano gli orpelli usati per abbellirli, quanto la capacità dello scrittore di cogliere il nocciolo della questione e ricamarci sopra quel tanto che basta da regalare al lettore notti insonni, lasciandolo a pensare a ciò che "non è stato detto" ma è stato solo suggerito. Il racconto La nonna è un favoloso esempio di quello che sto cercando di spiegare. Stephen King parte da una sensazione che probabilmente provano molti bimbi piccoli (la paura verso un familiare che magari si è visto poco e che ha un modo di fare particolarmente invadente e autoritario o una stazza impressionante) e da una situazione nella quale tutti ci siamo sicuramente trovati durante l'infanzia (essere costretti a passare un paio d'ore da soli, in un ambiente sicuro e conosciuto che comunque in assenza dei genitori diventa un luogo terribile, che nasconde insidie alimentate dalla nostra fantasia) e da lì, in poche pagine, da vita ad un orrore difficile da dimenticare e ad un'angoscia che ci serra lo stomaco riga dopo riga. La forza del racconto La nonna sta nel non detto, nelle suggestioni riassunte in una riga, nella sua terribile e spietata negatività, persino nei personaggi appena abbozzati. Come hanno potuto anche solo pensare che un film di un'ora e mezza avrebbe potuto evocare lo stesso terrore??


E infatti Mercy fa pena, pietà e compassione. Il nocciolo del racconto kinghiano viene liquidato in cinque minuti poco prima del finale, gli unici cinque minuti in grado di creare un po' di tensione, per il resto lo sceneggiatore Matt Greenberg (che già era riuscito a banalizzare altri due racconti del Re, Grano rosso sangue e 1408) ha dovuto lavorare sul poco materiale presente in La nonna e ricamarci sopra fino a farla diventare un'ammorbante storia di maledizioni, legami familiari, bambini prodigio, angeli custodi, DEMONI custodi e patti stretti per amore, aggiungendo una moraletta stinfia completamente (e giustamente) assente nell'opera originale oltre ad un branco di personaggi aggiunti solo per amor di spiegone. La nonna è stato così trasformato in un ordinario horror sulle possessioni demoniache, ulteriormente affossato da una messa in scena piatta e da attori che non avevano probabilmente nessuna idea del perché si trovassero sul set. Peter Cornwell aveva già dimostrato con Il messaggero la sua incapacità di gestire i tempi e il ritmo di una pellicola horror, infatti la prima parte di Mercy è una noia mortale in cui attori e sceneggiatore arrancano per cercare di portare lo spettatore ad interessarsi alla storia e ad inquietarsi (forse avrebbero potuto riuscirci giusto con un bambino di otto anni: chi ha letto La nonna sa già dove vuole andare a parare Mercy, lo spettatore che ha già visto più di due horror idem), mentre la mezz'ora che precede il deprimente finale è la saga del cliché, dove terribili effetti "speciali" (leggi: cagnolini in CG dagli occhi brillanti), spaventi telefonati e simbologie d'accatto dovrebbero farsi perdonare tutta la camurrìa precedente per mezzo di disegnetti macabri e svomitazzate gratuite. Sinceramente, dopo aver visto questa robetta ridicola mi verrebbe voglia di fare causa a King per il modo indegno con cui permette vengano trattati i suoi racconti ma diventerei ripetitiva (credo di aver concluso così un buon 70% di post dedicati agli adattamenti cinematografici Kinghiani) quindi mi limito solo ad urlare "Mercy!!!!" come ha fatto il buon Riff Raff mentre veniva frustato da Frank'n'Furter, ché forse il senso del titolo originale di 'sta schifezza è proprio chiedere pietà.


Del regista Peter Cornwell ho già parlato QUI. Mark Duplass (zio Lanning) lo trovate invece QUA.

Dylan McDermott (vero nome Mark Anthony McDermott) interpreta Jim Swann. Americano, lo ricordo per film come Twister, Fiori d'acciaio, Nel centro del mirino, Miracolo nella 34sima strada, Mister Destiny, The Messengers e per serie come Ally McBeal, Will & Grace e American Horror Story. Anche regista e sceneggiatore, ha 54 anni e due film in uscita.


Frances O'Connor interpreta Rebecca. Inglese, ha partecipato a film come A.I. Intelligenza artificiale, The Hunter e a serie come Once Upon A Time. Ha 47 anni e due film in uscita.


Shirley Knight interpreta Mercy. Americana, ha partecipato a film come Il colore della notte, Diabolique, Qualcosa è cambiato e a serie come La signora in giallo, NYPD, Ally McBeal, E.R. - Medici in prima linea, Cold Case, Dr. House e Desperate Housewives. Anche produttrice, ha 78 anni e due film in uscita.


Il giovane Chandler Riggs, che interpreta George e che nella vita reale è fidanzato con Hana Hayes (la ragazzina bionda che interpreta la "vicina di casa invisibile"), altri non è che il CaaaaVVVllll della serie The Walking Dead e tornerà presto sul grande schermo con un altro thriller horror dal "fantasioso" titolo Home Invasion mentre il fratello Buddy è interpretato da Joel Courtney, già protagonista di Super 8. Detto questo, se Mercy vi fosse piaciuto (ma perché?) vi consiglierei di prendere la raccolta Scheletri e leggere il racconto La nonna o di andare QUI e guardare l'episodio di Ai confini della realtà tratto dal racconto in questione. ENJOY!

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