giovedì 6 luglio 2023
Insidious 3 - L'inizio (2015)
lunedì 3 luglio 2023
Oltre i confini del male - Insidious 2 (2013)
Siccome tra qualche giorno uscirà l'ultimo capitolo della saga, ho deciso di recuperare tutti i film della serie Insidious partendo da Oltre i confini del male - Insidious 2 (Insidious: Chapter 2), diretto e co-sceneggiato nel 2013 dal regista James Wan.
Trama: nonostante la decisione di trasferirsi a casa della nonna paterna, i guai dei Lambert con gli spettri che perseguitano Josh e Dalton non sono ancora finiti...
Avevo visto il primo Insidious ormai 10 anni fa, proprio in occasione dell'uscita del secondo capitolo, e mi aveva impressionata talmente poco che non ero neppure andata al cinema per proseguire con la saga. Parlando con i miei compagni di visioni horror si è accennato all'uscita dell'ultimo episodio, Insidious - La porta rossa, e ho scoperto che praticamente nessuno di noi ha mai guardato la serie completa, quindi mi sono detta "Perché non provare?". Per motivi di tempo, ho lasciato perdere il primo Insidious, rinfrescandomi la memoria su Wikipedia, e ho ricominciato con Oltre i confini del male - Insidious 2, trovandolo una visione inaspettatamente gradevole. La solfa, di base, non cambia: ci sono sempre i Lambert, ci sono sempre i fantasmi dell'Altrove che cercano di ucciderli/possederli, c'è sempre qualcuno che cerca di aiutare questi poveri cristi a sopravvivere, c'è sempre il momento in cui qualcuno si farà una bella passeggiata nelle nebbie dell'Altrove. L'unica variazione, tra l'altro quella che ha fatto storcere il naso a fior di appassionati, è la volontà Wanina di fare di Insidious 2 un sequel ma anche un prequel, atto a spiegare ogni aspetto del suo predecessore, il che si traduce in una sceneggiatura fatta di continui salti temporali con incroci arzigogolati e parecchie sequenze riprese sì da Insidious MA da altre angolazioni. Chiamatemi ingenua e boccalona (in realtà sono solo appassionata di storie à la Rashomon, passatemi il paragone improprio, dove lo stesso argomento viene riproposto da più punti di vista), a me questi mezzucci piacciono sempre e contribuiscono ad un maggiore coinvolgimento rispetto a ciò che vedo sullo schermo, non a caso Insidious mi aveva fatta addormentare, questo invece no. Inoltre ho apprezzato la maggiore presenza della "vecchia" che perseguitava Josh nel primo film e l'esplorazione del background di questo inquietante personaggio.
Per il resto, la mano di Wan si sente, e tutto sta ad amare o odiare il regista e il suo approccio gotico a storie di fantasmi che più classiche non si può. La casa di nonna Lambert, così accogliente alla prima inquadratura, diventa in tempo zero un susseguirsi di stanze e corridoi inospitali dove i personaggi possono esplorare liberamente e dove si cela la qualsiasi, tanto che anche i giochi più innocenti diventano veicoli di orrore ed inquietudine, mentre le sequenze si alternano tra carrellate cinematografiche e immagini in presa diretta, affidate come sempre alle mani di Specs e Tucker. A proposito dei due personaggi, la mancanza del carisma di Lin Shaye si sarebbe avvertita troppo, quindi gli sceneggiatori hanno cercato un modo per inserire nuovamente Elise nel film dopo gli eventi del precedente e la decisione di affiancarle un altro, particolare sensitivo armato di dadi, è stata a mio avviso molto azzeccata. Interessante anche l'idea di complicare un po' le cose per il personaggio di Josh: nulla che non si sia visto in altri trecento horror, ma almeno Patrick Wilson regala momenti di genuina inquietudine e la sua interpretazione è una delle cose migliori di Insidious 2. Ero convinta che mi sarei di nuovo fermata nel recupero, invece credo proprio che continuerò con Insidious 3 - L'inizio, chissà che non mi appassioni e arrivi a rivalutare tutto il cucuzzaro. Per ora, continuo a preferire un'altra creatura di Wan, la serie dei The Conjuring!
Del regista e co-sceneggiatore James Wan ho già parlato QUI. Patrick Wilson (Josh Lambert), Rose Byrne (Renai Lambert), Barbara Hershey (Lorraine Lambert), Lin Shaye (Elise Rainer), Ty Simpkins (Dalton Lambert), Leigh Whannell (anche co-sceneggiatore, interpreta Specs), Angus Sampson (Tucker), Jocelin Donahue (Lorraine da giovane) e Jenna Ortega (Annie) li trovate ai rispettivi link.
Steve Coulter interpreta Carl. Americano ha partecipato a film come Hunger Games, L'evocazione - The Conjuring, Anchorman 2 - Fotti la notizia, Insidious 3 - L'inizio, The Conjuring - Il caso Enfield, Barry Seal - Una storia americana, First Man - Il primo uomo, Annabelle 3, The Hunt, The Conjuring - Per ordine del diavolo, Un fantasma in casa e a serie quali L'ispettore Tibbs, Dawson's Creek, Prison Break, The Walking Dead, The Purge e She-Hulk: Attorney at Law. Anche sceneggiatore, regista e produttore, ha 63 anni e due film in uscita.
venerdì 10 settembre 2021
Malignant (2021)
Dopo una breve pausa alle prese coi blockbusteroni, James Wan è tornato all'horror nei panni di regista e co-sceneggiatore con Malignant, di cui vi parlerò cercando di non fare SPOILER.
Trama: dopo la morte del marito violento per mano sconosciuta, "tragedia" coincisa con un aborto, Madison si ritrova sola in un'enorme casa, vittima di visioni terrificanti che non riesce a controllare...
C'è un punto in cui Malignant deflagra, letteralmente. Non lo fa tutto "debbotto, senza senso". L'anima più nera di Malignant, quella in cui Wan riesce finalmente a sfogare tutta la sua voglia di gore, si percepisce nel corso di tutta la sua durata come qualcosa che fa fatica a trattenersi e che è sempre presente sia sullo schermo sia nella vita di Madison; a partire dalla violenza con cui il marito sbatte la protagonista al muro (ho fatto un salto sulla sedia e mi sono sentita male, perché lei è incinta e l'inquadratura è tanto rapida quanto esplicita), passando alle visioni di morte che cominciano ad affliggerla, virate in colori ed ombre che richiamano tantissimo il giallo all'italiana (anche per il sembiante della mano ignota che perpetra omicidi efferatissimi con un'arma che avrebbe fatto la gioia dell'Argento migliore), tutto concorre a far giungere gli spettatori (im)preparati agli ultimi, cattivissimi minuti di film, dove quello che probabilmente avevamo già intuito nel primo atto di Malignant... è peggio di quanto avessimo pensato. Come ho già scritto su Facebook, il momento in cui Wan scopre le carte con flashback dallo stile "lurido" e una panoramica a dir poco scioccante è stato quello in cui la mia mascella s'è slogata sotto la mascherina e così mi ha lasciata, con la bocca spalancata in un godutissimo stupore fino alla fine dei titoli di coda e anche dopo, a casa, a ripensarci, a riassaporare sensazioni "antiche" provate anni fa guardando i film di Henenlotter. A onor del vero, quelle sensazioni erano molto più viscerali e faticose da razionalizzare, mentre comunque Malignant è molto più trattenuto e "patinato" se vogliamo, ma non posso davvero lamentarmi: l'ultima opera di Wan è uno dei film migliori del 2021 e io vi consiglio di correre in sala e non perderlo, soprattutto perché da me lo hanno tenuto pochissimo ed è stato un mero colpo di fortuna essere riuscita a beccarlo.
Del regista e co-sceneggiatore James Wan ho già parlato QUI. Annabelle Wallis (Madison), McKenna Grace (giovane Madison) e Madison Wolfe (giovane Serena) le trovate invece ai rispettivi link.
Maddie Hasson interpreta Sidney. Americana, ha partecipato a film come We Summon the Darkness e a serie quali Mr. Mercedes. Ha 26 anni e un film in uscita.
martedì 15 giugno 2021
Saw - L'enigmista (2004)
Domani uscirà Spiral - L'eredità di Saw; per l'occasione avevo deciso di riguardare tutti i film della saga ma ovviamente non ho avuto minimamente tempo e il mio recupero è cominciato e finito con Saw - L'enigmista (Saw), diretto e co-sceneggiato nel 2004 dal regista James Wan.
Trama: due uomini si risvegliano in una stanza vuota e squallida, legati per un piede ad una catena e separati da un cadavere. I due dovranno capire come sono arrivati lì e soprattutto come liberarsi rimanendo vivi...
Il primo Saw non lo avevo visto al cinema. Avevo noleggiato la videocassetta e lo avevo guardato probabilmente l'anno dopo l'uscita, terminando la visione con la tachicardia a mille e la mascella lasciata sul pavimento per lo shock da twist finale. Se pensate che gli altri li ho guardati al cinema, arrivando direi fino al terzo o forse quarto prima di mollare la presa, e che di loro non ricordo un singolo fotogramma che sia uno, potete già cominciare ad intuire quanto la qualità della saga sia andata calando praticamente dopo pochissimo, distaccandosi dal meccanismo ad orologeria di Saw (in effetti più thriller che horror) per adagiarsi nei più remunerativi terreni del torture porn quasi fine a se stesso. Attenzione, non è che non si vedano gente che muore male o situazioni estreme nel film di Wan, ma più o meno rimaniamo nel territorio del Se7en di Fincher, dove il disgusto per alcune sequenze pesantissime trova il giusto posto all'interno di un gioco, letteralmente, che ci interessa capire e seguire e che ci lascia basiti più per la sua spietata e tortuosa ineluttabilità che per la sua violenza. Chi ha rapito il Dr. Gordon e Adam e perché proprio loro due? Cosa lega la loro vicenda alla morte di molte altre persone per mano del cosiddetto "enigmista", serial killer che punisce chi decide di sprecare la propria vita concedendo una folle redenzione attraverso ordalie inenarrabili? Le risposte non arriveranno lineari, ed è questo uno degli aspetti interessanti di Saw, bensì attraverso flashback che spezzano la narrazione e spesso mirano a confondere lo spettatore, che solo sul finale avrà il quadro completo e perfettamente funzionante di tutti i fili lasciati in sospeso dagli sceneggiatori Wan e Whannell.
Nel caso non abbiate mai guardato Saw - L'enigmista sarà meglio che mi fermi qui con le "rivelazioni" e che passi a parlare un po' di regia e montaggio, di tutti quei flash scioccanti e quelle sequenze velocissime e quasi "da videoclip" che poi sarebbero diventati la cifra stilistica dei film seguenti. In questo caso, molte delle scelte di messa in scena sono legate a limiti di budget e metraggio da raggiungere (per esempio, i video in bianco e nero che si vedono di tanto in tanto) ma ciò non toglie che il contrasto tra il bianco abbacinante e sporco delle quattro mura in cui sono costretti i protagonisti e quei flash di ipercinetica violenza, alternati ad una realtà cupa e pericolosissima anche nei momenti che dovrebbero essere "normali" mettono ansia oggi come allora, anche in assenza del terribile e ormai iconico pupazzo dalla voce profonda che invita a "fare un gioco". Quanto agli attori, considerato che ho visto Saw nel 2004 e che Benjamin Linus compariva solo a partire dalla terza stagione di Lost, potete immaginare quanto sia rimasta piacevolmente sorpresa di vedere l'attore Michael Emerson (assieme ad un altro habitué di Lost, Ken Leung) che, come al solito, dà il meglio di sé nei panni di personaggi dalla morale ambigua, un po' come all'epoca ero rimasta di sale nel vedere l'adoratoWestley/Robin Hood Cary Elwes non solo invecchiato e liftato ma anche impegnato in un ruolo che più drammatico non si può, ruolo per inciso che, assieme a quello di Whannell, non risente affatto del passare del tempo. La visione di Saw è stata dunque un bel tuffo nei ricordi passati e un'esperienza divertente nonostante conoscessi ormai tutti gli snodi della trama, a dimostrazione di come un film, se fatto bene, non necessita di twist inaspettati per intrattenere. Riguardatelo, se potete!
Del regista e co-sceneggiatore James Wan ho già parlato QUI. Leigh Whannell (co-sceneggiatore del film, interpreta Adam Faulkner-Stanheight), Cary Elwes (Dr. Lawrence Gordon), Danny Glover (Detective David Tapp), Makenzie Vega (Diana Gordon) e Tobin Bell (Jigsaw) li trovate ai rispettivi link.
Ken Leung interpreta il Detective Steven Sing. Americano, lo ricordo per film come Rush Hour - Due mine vaganti, A.I. Intelligenza artificiale, Vanilla Sky, Red Dragon, X-Men: Conflitto finale, Star Wars: Il risveglio della forza e serie quali I Soprano e Lost. Ha 51 anni e due film in uscita tra cui Old.
domenica 19 luglio 2020
Dead Silence (2007)
Trama: dopo aver ricevuto un pacco anonimo contenente un burattino, la moglie di Jamie muore in circostanze misteriose. Rimasto vedovo, il ragazzo torna al suo paese natale, dove tenta di trovare delle risposte.
Un film come Dead Silence rischierebbe di farmi morire d'infarto sin dalla locandina, forse è questo il motivo per cui non mi ero mai accinta alla visione. Passato lo shock da locandina, rimane lo shock di vedere, per buona parte del metraggio del film, l'inquietante pupazzo Billy roteare gli occhi e girare la testa nei momenti meno opportuni, aggiungendo al fatto di essere già brutto come la morte (un perfetto compagno, in effetti, della bambolaccia Annabelle) quello di rischiare di essere semovente e persino parlante, ma tant'è: c'è chi trova gli horror stupidi perché "i fantasmi non esistono", per le scene splatter irrealistiche, perché la gente va in cantina quando sa che la casa è stregata, io l'unica cosa che non concepisco è l'idea che qualcuno possa rimanere solo in casa con un pupazzo palesemente demoniaco. Ovviamente, la moglie di Jamie lo fa, la sconsiderata, e muore ma questa è solo la punta dell'iceberg dell'enigma scritto da Leigh Whannell e James Wan, all'interno del quale si intersecano misteriosi eventi di un violento passato che hanno per teatro una cittadina abbandonata o quasi, zeppa di luoghi storici tra il decadente e il gotico. Lì, tra teatri abbandonati, cimiteri inquietanti e obitori dove i proprietari si dilettano nella fotografia mortuaria, serpeggia la leggenda di Mary Shaw, burattinaia ventriloqua protagonista di una terrificante nursery rhyme che consiglia, a ragion veduta, di non urlare in sua presenza. Perché mai lo spettro di Mary Shaw abbia esteso le sue mire anche su un ragazzo che è scappato dalla squallida cittadina dov'è nato il mito bisognerà scoprirlo nel corso di Dead Silence, un film non esente dai cliché del genere ma divertente ed inquietante dall'inizio alla fine, complice il riuscitissimo personaggio del cinico poliziotto e, ovviamente, i terrificanti "figli" di Mary Shaw, maledetti burattini che cicciano fuori nei momenti più inaspettati.
Ma ciò che più colpisce di Dead Silence, al di là di una trama comunque "normale" per i canoni horror, è la bellezza della messa in scena e l'incredibile cura della regia. I titoli di testa e quelli di coda sono dei piccoli capolavori vintage, fatti di immagini e disegni inquietantissimi, ovviamente tutti a tema burattino, e sono la cornice ideale di un film che presenta almeno tre sequenze genuinamente terrificanti e perfettamente orchestrate; una, ovviamente, è quella della morte della moglie di Jamie, un'altra è il flashback ambientato nel teatro, all'interno della quale al divertimento del pubblico si aggiungono giochi di sguardi nei quali serpeggia un'inquietudine tangibile, e l'ultima è il finale, peraltro spettacolare e passabile di esecuzione capitale per chiunque venga in mente di spoilerarlo. Se i burattini di Mary Shaw e il trucco della vecchia sono necessariamente perfetti, questo vale anche per le scenografie, dal già citato teatro (ma quant'è bella l'idea di un teatro costruito su un isolotto appena fuori dalla città?) alla casa della famiglia Ashen, senza dimenticare i sotterranei dell'obitorio, dov'è ambientata un'altra bella sequenza ad alto tasso di tachicardia. Onestamente, l'unica cosa che non ho particolarmente apprezzato di Dead Silence sono gli attori ma è anche vero che ho guardato il film in italiano, passato in TV, e il doppiaggio del film utilizza buona parte del cast italiano de I Simpson, cosa che inficia parecchio la visione, con tutto il rispetto per chi è così efficace all'interno dell'adorata serie animata. Quindi, se possibile, vi consiglio di recuperarlo perché è l'ennesimo esempio della bravura della premiata ditta Wan/Whannell, ma cercatelo in lingua originale se potete!
Del regista James Wan ho già parlato QUI. Donnie Wahlberg (Det. Lipton) e Bob Gunton (Edward Ashen) li trovate invece ai rispettivi link.
domenica 7 luglio 2019
Aquaman (2018)
Trama: nato dalla Regina di Atlantide e da un essere umano, Arthur conduce la sua tranquilla vita da supereroe "per caso", finché gli atlantidei non cominciano ad attaccare il mondo di superficie...
Cosa ho visto, santo Cielo. No, aspettate, non è mica una critica. Cioé, lo sarebbe anche ma, boh, ho il cervello talmente pieno di roba che non so come farò a scrivere il post. E io che pensavo che Thor: Ragnarok fosse zamarro e sfacciato. Ingenua, non avevo pensato che Aquaman avrebbe preso la creatura di Taika Waititi e le avrebbe riso in faccia per quasi tre ore che scorrono come se fossero mezza, unendo una marea di cretinate a livello di sceneggiatura (ci si sono messi in quattro, se non sbaglio, a scriverla, bastavano le mie due cuginette o anche solo la più piccola) a un delirio visivo continuo. E quando dico continuo intendo che non c'è un solo momento di stasi riflessiva, ogni tanto sullo schermo accadono settanta cose contemporaneamente, per almeno due ore la gente salta in aria, si mena, spara, nuota e corre come se non avesse un domani; quando questo non succede arrivano mostri marini, delfini, mante, cavallucci cavalcabili, aragoste (aramostre) e persino il polpo Paul bonanima a suonare i bonghi manco fossimo sul set live action de La sirenetta (Spoiler: la Disney non riuscirebbe a creare un mondo sommerso così nemmeno a impegnarsi mille anni), per non parlare di luci al neon, improbabili architetture subbaQue, vestitini fatti di meduse sbrilluccicanti e tridenti d'oro. Insomma, poteva uscire fuori una cafonata ed effettivamente lo è, ma è una cafonata che (in qualche modo che ancora non riesco a capire) James Wan è riuscito a gestire in modo talmente fluido che non mi è nemmeno venuto da vomitare o da strapparmi gli occhi per la sovrabbondanza di computer graphic utilizzata, anzi. Non si fa neppure in tempo a pensare "macheccazz, quello è Dolph con la parrucchetta ross..." che esplode qualcosa, arriva un cavalluccio marino a morderti le chiappe e tu ti sei già dimenticato la castroneria di piazzare un tridente in mezzo al deserto del Sahara. O La Banca di Fiducia nell'Italia più da cartolina ever, per dire.
Tutto questo perché Aquaman è un film cucito interamente addosso a Jason Momoa, lo one man show di un uomo buffo, nescio, incredibilmente gnocco nella sua zamarreide e nessuno ha fatto nulla per gettarlo in mezzo a qualcosa di meno cafone... tranne affidarlo a un regista che sa fare il suo mestiere e che, quindi, è riuscito a regolare la zamarraggine dandole paradossalmente un senso. Come si fa a non parteggiare, tra l'altro, per questo Aquaman compagnone, che salva il mondo tra una pinta di birra e l'altra, che piscerebbe sui monumenti della sua gente e lascia lì i nemici a morire senza troppi complimenti, che se deve diventare re vabbé, magari è divertente, cazzucene, l'importante è poter limonare con la rossa Amber Heard e far casino? Non si può resistere, perché Aquaman è ignorante quanto Sharknado ma realizzato benissimo, zeppo di attori con le palle che hanno accettato di finire all'interno della parodia di un episodio dei Power Rangers o dei Cavalieri dello Zodiaco EPPURE non hanno perso la loro dignità. Perché l'unica cosa davvero orrenda del film, alla fine, è quel terrificante filtro computerizzato messo in ogni inquadratura subacquea, un'offesa agli occhi che se la gioca con l'ancora più orribile "filtro piallante" che ringiovanisce Willem Dafoe, Nicole Kidman e rende il solitamente adorabile Patrick Wilson una maschera di cera (a tratti, davvero, non sembra nemmeno lui). Ma poi, honestly, chissenefrega del filtro pialla? Jason Momoa è seminudo per buona parte del metraggio, abbiamo davvero bisogno di altri motivi per guardare Aquaman e farci esplodere la psiche? I don't think so.
Del regista James Wan ho già parlato QUI. Amber Heard (Mera), Willem Dafoe (Vulko), Patrick Wilson (Re Orm), Nicole Kidman (Atlanna), Dolph Lundgren (Re Nereus), Graham McTavish (Re Atlan), Leigh Whannell (Pilota del cargo), Julie Andrews (voce di Karathen), John Rhys-Davies (voce di Re Brine) e Djimon Hounsou (voce di Re Ricou) li trovate ai rispettivi link.
Jason Momoa interpreta Arthur. Hawaiiano, ha partecipato a film come Batman vs Superman: Dawn of Justice, The Bad Batch, Justice League e a serie quali Baywatch e Il trono di spade; come doppiatore ha lavorato in Lego Movie 2: Una nuova avventura. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 40 anni e un film in uscita, Dune.
Aquaman era già comparso in Batman vs Superman: Dawn of Justice e Justice League, quindi se il film vi fosse piaciuto recuperateli. ENJOY!
mercoledì 29 giugno 2016
The Conjuring - Il caso Enfield (2016)
Trama: i coniugi Warren stavolta devono viaggiare fino ad Enfield, in Inghilterra, per appurare se i misteriosi eventi accorsi alla famiglia Hodgson siano stati davvero causati da qualche entità malvagia...
Squadra che vince non si cambia? Ovvio, se la squadra in questione riesce ogni volta a rinverdire i fasti del genere "casa stregata" combinando cinema commerciale, divertimento e tanta paura! A distanza di tre anni (ma nella finzione ne sono passati sette) tornano Ed e Lorraine Warren, pronti ad indagare sui misteri reali di casi inspiegabili documentati persino dai telegiornali: se la prima volta l'azione si svolgeva interamente in America, all'interno della casa della famiglia Perron, in questo pregevole sequel ci si sposta dapprima ad Amityville, teatro del caso forse più famoso legato al nome dei Warren, quindi in Inghilterra, ad Enfield, dove la vita di un'altra famiglia sta venendo minacciata da entità paranormali... almeno in apparenza. La bellezza di The Conjuring 2 risiede infatti nella scelta di riportare in scena i Warren nel momento della loro massima fama, con conseguente codazzo di scettici pronti a farli passare per ciarlatani e, ancor peggio, in una fase di cruciale crisi familiare e spirituale. Lorraine è piagata da visioni che le mostrano la morte dell'amato Ed e giustamente non vorrebbe più occuparsi di fenomeni occulti ma d'altra parte entrambi i coniugi hanno un cuore buono ed un passato popolato da persone diffidenti, cosa che li rende propensi a partire per difendere la piccola Janet e la sua famiglia da qualsiasi cosa li abbia presi di mira. Ma siamo proprio sicuri che ci sia qualcosa? Non potrebbe essere semplicemente una frode ben elaborata? Sono domande che la sceneggiatura pone non solo ai personaggi ma anche agli spettatori i quali, probabilmente perché terrorizzati, sperano con tutto il cuore che gli Hodgson si stiano inventando tutto. E quando dico tutto parlo di ben TRE mostri, santo cielo, ché non bastava la malvagia pupazza Annabelle a popolare gli incubi di milioni di spettatori, bisognava chiamare anche una suora (a quanto pare il pezzo forte del film, in realtà a mio avviso il più debole, quasi banale), un vecchiaccio (terrificante, mi sono ritrovata ad urlare un paio di volte) e, ancor peggio, L'Uomo Storto (non chiedete. Maledettissimo Javier Botet, quanto ti odio??).
The Conjuring - Il caso Enfield pone quindi sul piatto più domande e più introspezione psicologica rispetto al primo capitolo, così come anche maggiore leggerezza (si veda l'ironica imitazione di Elvis fatta da Patrick Wilson e in generale tutti i momenti legati all'intimità familiare dei Warren i quali, diciamolo, nella realtà ad Enfield sono andati solo un giorno per poi disinteressarsi del caso), per il resto si riconferma la validità dello "stile Wan", fatto di moltissima attenzione ai dettagli (provate a leggere le letterine sparse per le varie scene...), momenti di tensione prolungati all'infinito, riprese sghembe e terrificanti movimenti in secondo piano, fatti di creature che strisciano nell'ombra pronte a colpire quando meno ce lo aspettiamo (sì, gli spaventi sono abbastanza prevedibili e potreste anche salvarvi. Ma in un paio di scene non sono riuscita a difendermi, giuro). Il make-up dei tre nuovi spiriti va dallo stile Marilyn Manson della suora, protagonista di un'unica sequenza molto azzeccata, quella del quadro semovente, al Muppet cattivo incarnato dal vecchiaccio fino ad arrivare all'omaggio al Babadook dell'Uomo Storto, offrendo un bel bestiario di mostruosità che va ad affiancarsi al codazzo di pargoli dagli occhi bianchi ed esseri umani invasati che sono un po' la conditio sine qua non per questo genere di pellicole. Apprezzatissima l'ambientazione inglese di fine anni '70, che prevede grazie a Dio dei costumi adeguati e una colonna sonora fatta di vecchie hit britanniche, giusto per calmare un po' il mio cuore agitato, e fortunatamente anche gli attori recitano convinti come già accadeva nel primo The Conjuring: Vera Farmiga e Patrick Wilson sono ormai una garanzia ma la mia preferenza stavolta va alla brava Frances O'Connor nel difficile ruolo di madre single e a Simon McBurney, che interpreta uno di quegli ambigui personaggi capaci di stare sull'anima al primo impatto per poi imporsi come esempio di umanità imperfetta ma buona. Altro non vorrei aggiungere per evitare l'effetto spoiler quindi vi consiglio di leggere i post di Lucia e Marika (per avere un punto di vista un po' più tecnico e scritto con cognizione di causa) e di correre al cinema a guardare The Conjuring - Il caso Enfield.
Del regista e co-sceneggiatore James Wan ho già parlato QUI. Di Patrick Wilson (Ed Warren), Vera Farmiga (Lorraine Warren), Frances O'Connor (Peggy Hodgson) e Franka Potente (Anita Gregory) ho parlato invece ai rispettivi link.
Simon McBurney interpreta Maurice Grosse. Inglese, ha partecipato a film come The Manchurian Candidate, Harry Potter e i doni della morte - Parte I (prestava la voce all'elfo Kreacher), La talpa e La teoria del tutto. Anche sceneggiatore, regista e produttore, ha 59 anni.
Il film è ambientato sette anni dopo L'evocazione - The Conjuring e a quanto pare ha già generato uno spin-off dal titolo The Nun, che non si sa ancora quando uscirà. Nell'attesa, se The Conjuring - Il caso Enfield vi fosse piaciuto recuperate la miniserie Enfield: Oscure presenze, L'evocazione - The Conjuring, Poltergeist - Demoniache presenze e Annabelle. ENJOY!
venerdì 18 ottobre 2013
Insidious (2010)
Trama: la famiglia Lambert si trasferisce in una casa nuova ma qualcosa va storto. Dalton, il figlio maggiore, cade in un coma profondo e, contemporaneamente, i Lambert cominciano a venire perseguitati da strane presenze…
Finalmente ho capito perché buona parte delle persone che hanno guardato prima Insidious e poi L’evocazione non sono rimasti tanto estasiati dall’ultima pellicola di Wan: gira che ti rigira, è sempre la stessa broda. L’evocazione aveva dalla sua una regia più innovativa (per quanto classica), un’aria pregevolmente vintage e una sceneggiatura più lineare e coerente mentre Insidious mi è sembrato un po’ più noioso, raffazzonato, a tratti ridicolo e terribilmente debitore di Poltergeist – Demoniache presenze, con l’aggravante di avere solo un paio di personaggi interessanti (nella fattispecie la medium interpretata da Lin Shaye e la madre del protagonista) e degli spiriti che sì, sfruttando l’effetto sorpresa fanno paura ma, nel complesso, sembrano quasi finti, tanto che il demone più pericoloso mi è parso praticamente identico a Darth Maul. Probabilmente, se avessi però visto prima Insidious e poi L’evocazione avrei detto le stesse cose dell’ultima fatica di Wan, chissà. E meno male che Leigh Wannell ha scritto la sceneggiatura con davanti un elenco di cliché horror da evitare, sennò chissà cosa usciva.
A dire il vero, ciò che proprio non mi ha convinta di Insidious è, paradossalmente, proprio quello che dovrebbe differenziarlo da altri horror simili, ovvero la presenza non già di una casa infestata, bensì di un ragazzino infestato (e mi fermo qui per non rovinare la sorpresa a chi non ha ancora visto la pellicola); non perché l’idea sia balzana, anzi, di per sé è piuttosto interessante, ma per il mezzuccio utilizzato all’inizio per sviare lo spettatore che, col senno di poi, risulta inutile e gratuito. Il resto del film, poi, tolto il particolare pre-finale girato in un ambiente oscuro e nebbioso, è un Paranormal Activity senza soggettive né telecamere semoventi, con porte che si aprono da sole, allarmi che scattano, ombre che si muovono e personaggi fondamentalmente deficienti, il marito in primis. Ecco, forse è anche questo che mi ha privata di entusiasmo: i personaggi sono freddi, stereotipati ed inutili (all’inizio i Lambert sono tormentati da figli a dir poco camurriosi, ma gli sceneggiatori fanno presto a farli sparire dalla circolazione), ben lontani da quell’ensemble di protagonisti gradevoli e cazzuti che la facevano da padrone in L’evocazione. Insomma, niente di nuovo sotto il sole e adesso, nonostante il finale aperto, mi è anche passata la voglia di guardare Oltre i confini del male – Insidious 2…
Del regista James Wan ho già parlato qui. Patrick Wilson (Josh Lambert), Rose Byrne (Renai Lambert), Leigh Whannell (sceneggiatore del film e interprete di Specs), Barbara Hershey (Lorraine Lambert) e Lin Shaye (Elise Rainier) li trovate invece ai rispettivi link.
Angus Sampson interpreta Tucker. Guardatelo. No, dico, guardatelo bene. Nel 2007 è stato inserito dalla rivista Who Weekly Magazine nell'elenco delle 27 persone più sexy del mondo. C'è speranza per tutti. Detto questo, l'attore australiano ha partecipato a film come Al calare delle tenebre, Nel paese delle creature selvagge e ovviamente Oltre i confini del male - Insidious 2. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 35 anni e tre film in uscita tra cui Mad Max: Fury Road.
Il piccolo Ty Simpkins, che interpreta Dalton, oltre a tornare ovviamente in Oltre i confini del male - Insidious 2, ha fatto anche da spalla a Robert Downey Jr. in Iron Man 3. Pare che il pluricitato seguito di Insidious abbia esordito col botto negli USA, frantumando parecchi record d'incasso; i produttori che ci vedono lungo, dunque, hanno già commissionato un Insidious 3, che sarà sempre scritto da Leigh Whannell ma diretto da un altro regista perché Wan ha dichiarato di voler abbandonare l'horror per un po'. Per me, potevano anche evitare di creare l'ennesima, inconcludente saga horror, ma se a voi Insidious è piaciuto godetevi pure tutti i suoi seguiti e recuperate Poltergeist - Demoniache presenze, The Innkeepers e L'evocazione. ENJOY!
domenica 1 settembre 2013
L'evocazione (2013)
Trama: i membri della famiglia Perron, appena trasferitisi nella casa nuova, cominciano a venire perseguitati da strani e pericolosi fenomeni sovrannaturali. I coniugi Warren, esperto demonologo lui e sensitiva lei, cercheranno di aiutare la sfortunata famiglia, anche a rischio della propria vita.
Comincerò la recensione dicendo che Wan non è scorretto: di più. Alla storia vera della famiglia Perron, scritta con la consulenza di una delle figlie ormai adulta e di Mrs. Warren in persona e conseguentemente inquietante già di per sé, ha infatti aggiunto a mo’ di corollario un altro caso a cui hanno partecipato i Warren, quello della bambola Annabelle. Per una che, come me, ha la fobia di pupazzi e pagliacci, questo è stato un vero colpo basso soprattutto perché, alla vista della demoniaca bambola, la cui espressione è esponenzialmente più malvagia di quella dell'originale, ho rischiato di lasciare la sala al quinto minuto di proiezione e morire di tachicardia. E anche dopo ho avuto un paio di scompensi perché il buon Wan riesce ad ingannare persino lo spettatore più scafato piazzandogli il colpo di scena al momento previsto... ma da un'angolazione completamente inaspettata! Doppiamente maledetto quindi. Scherzi a parte (e chi scherza...?) L'evocazione non è solo inganni e spaventi a buon mercato, anzi: è un validissimo film d'atmosfera, dove l'inquietudine aleggia genuina e palpabile per tutta la durata, dove ogni dettaglio è finalizzato a far paura e dove, per quanto si abbondi di cliché, l'omaggio sentito agli horror anni '70 viene trasformato in un pregevole riaggiornamento del genere e non in semplice scopiazzatura.
Oltre all'incredibile ed intelligente accuratezza con cui viene trattato l'elemento horror (molto bella la scena in cui viene sfatato il mito che vuole gli oggetti posseduti, quando invece questi ultimi sarebbero solo degli "specchi" che ingannano gli umani, unici papabili "dimore" di eventuali demoni) quello che rende L'evocazione diverso rispetto ad altre pellicole simili è l'attenzione verso l'elemento umano: sia i membri della famiglia Perron che i Warren vengono presentati in modo che lo spettatore possa, se non affezionarsi, perlomeno interessarsi a loro e al loro destino e lo stesso vale per i personaggi secondari come, per esempio, le due povere ragazze che compaiono all'inizio. Simile risultato viene raggiunto soprattutto grazie alla bravura degli attori, tutti sicuramente in parte: personalmente, da quando ho cominciato a guardare Bates Motel, ho sviluppato una passione per Vera Farmiga e quella sua aria contemporaneamente malinconica e dura e trovo che in questo L'evocazione riesca a dare il meglio di sé. Gradevolissimi anche l'aspetto vintage delle sue mise, il modo in cui Wan alterna movimenti di macchina molto classici ad alcune innovazioni più moderne, come le riprese al contrario o due "tirate di capelli/piedi" alla Paranormal Activity, nonché un paio di citazioni di un paio di capisaldi horror come L'esorcista, Amityville Horror e Poltergeist. Insomma, magari L'evocazione non sarà l'horror del millennio ma a me è piaciuto molto e ho dormito male per almeno una notte, quindi lo consiglio. Sono rimasta solo con un dubbio: i 14enni di oggi soffrono di disagi alla prostata, sono già assuefatti alle sigarette, devono farsi le pippe perché la ragazzina seduta loro vicina non gliela da o sono semplicemente stupidi? No, perché il viavai che c'era in corridoio durante la proiezione rasentava quello dell'orario di punta nella metro di Tokyo e la cosa simpatica è che TUTTI camminavano battendo le mani. Chi ha visto il film capirà il motivo dello "scherzone" ma, figlioli, non fate paura. D'altra parte, se penso che erediterete il pianeta potrei cominciare a urlare per il terrore, sì.
Di Vera Farmiga (Lorraine Warren), Patrick Wilson (Ed Warren) e Lili Taylor (Carolyn Perron) ho parlato ai rispettivi link.
James Wan è il regista della pellicola. Malese, ha diretto film come Saw – L’enigmista, Dead Silence, Insidious e Insidious: Chapter 2. Anche sceneggiatore, produttore e attore, ha 36 anni e dirigerà il settimo capitolo della saga Fast & Furious.
La quattordicenne Joey King, che nel film interpreta Christine, aveva già partecipato a Il cavaliere oscuro - Il ritorno come ragazzina della prigione e a Il grande e potente Oz come bimba sulla sedia a rotelle e conseguentemente voce della bambolina di porcellana; la “sorella” Cindy invece, alias Mackenzie Foy, non è altri che la Renesmee (o come amo chiamarla, Esmeerda) del Twilight cinematografico ed ecco spiegato perché, povera creatura, tira testate negli armadi per tutto il film. Come ultima bimbetta segnalo Sterling Jerins, che qui interpreta la figlia dei Warren dopo essere stata già una delle pargole di Brad Pitt in World War Z, mentre la donna anziana che ascolta la lezione dei Warren nella sequenza in cui è presente anche Lili Taylor è proprio la vera Lorraine Warren! La cosa mi mette ancora più paura, son sincera. E altrettanto fastidio mi procura la notizia che è già stato annunciato un seguito del film. Voi non ci pensate e, se L'evocazione vi è piaciuto, recuperate Gli invasati, Amytiville Horror (basato sul "caso di Long Island" che viene proposto ai Warren alla fine del film) e Poltergeist - Demoniache presenze. ENJOY!!













































