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venerdì 6 maggio 2022

Gli Stati Uniti contro Billie Holiday (2021)

Dopo "solo" un anno di rinvii, è uscito finalmente ieri in Italia Gli Stati Uniti contro Billie Holiday (The United States vs. Billie Holiday), diretto nel 2021 dal regista Lee Daniels.


Trama: all'apice del successo ma già vittima della dipendenza dalle droghe, la cantante Billie Holiday viene letteralmente perseguitata dall'FBI per colpa della controversa canzone Strange Fruit.


Inutile dire che, come già successo mille altre volte nell'accingermi alla visione di film biografici, di Billie Holiday, anche detta Lady Day, non sapevo assolutamente nulla prima di cominciare Gli Stati Uniti contro Billie Holiday. Non penso onestamente di avere nemmeno mai sentito una delle sue canzoni, anche perché non nutro una passione particolare per la musica, benché ovviamente sapessi chi fosse la cantante; in realtà, cosa ancora più grave ma stavolta non per colpa mia, non sapevo neppure che in America il linciaggio fosse ancora consentito, perché di base, nel corso degli anni, tutti i vari bill (proposte di legge) in merito non si sono mai concretizzati e la pratica è, di fatto, ancora legale. Non stupisce quindi che negli anni '50 Billie Holiday sia stata perseguitata da tale Harry J. Anslinger, capo della divisione narcotici dell'FBI, non tanto per la tossicodipendenza dichiarata della donna, utilizzata come mera scusa per arrestarla e metterle agenti alle calcagna, quanto piuttosto per avere cantato la canzone Strange Fruit, portandola a conoscenza di un pubblico molto vasto. Lo "strano frutto", per la cronaca, con le radici e le foglie fatte di sangue, che cresce prevalentemente nelle regioni del Sud, non è altro che il cadavere di un uomo di colore appeso dopo essere stato linciato e, come ben sapete, un conto è farle le cose, un altro è che vengano messe nero su bianco, che i poveri razzisti vengano esposti per le loro nefandezze, scandalizzando l'opinione pubblica che finge di non sapere. 


Strange Fruit
, assieme alla tossicodipendenza di Billie Holiday, è il fulcro del film di Lee Daniels, che ritrae una cantante incredibilmente carismatica ed "eroina" suo malgrado, già propensa all'autodistruzione (fisica e sentimentale) senza che arrivasse l'FBI a metterci il carico a coppe; a fianco del racconto biografico, la pellicola mostra una società "di colore" logorata da povertà, droga e violenze, dove spesso il successo del singolo deriva dalla strumentalizzazione dei bianchi desiderosi di mettere i neri uno contro l'altro, con "famiglie" non di sangue ma composte da temporanei alleati, sempre allo sbando. La stessa fama e ricchezza di Billie Holiday hanno una natura effimera, tanto da diventare strumenti perfetti non solo per l'FBI ma per tutti coloro che decidono di vivere sulle spalle della cantante, mariti e amanti compresi, ai quali si contrappone l'amore puro dell'agente di colore Jimmy Fletcher, realmente esistito anche se non ha mai dichiarato di essere stato il vero amore della cantante. Le beghe sentimentali, per inciso, sono quelle che "annacquano" un po' il film, che spesso mette in secondo piano le questioni legate a Strange Fruit per offrire un ritratto di Billie Holiday che parrebbe quasi stereotipato, tracciato nel solco del cliché della fanciulla carismatica che prende a schiaffi il vero amore sentendosi indegna di tale fortuna, ma a differenza di quanto accadeva per esempio in Judy, dove la Garland era ritratta come una matta da prendere a schiaffi e ogni minima oncia di empatia derivava dalla presenza di co-protagonisti ancora più odiosi di lei, Lady Day è impossibile da odiare ed è dotata di un fascino e un'umanità innegabili. Si capisce dunque il perché del Golden Globe alla bravissima e bellissima Andra Day, che non solo canta divinamente ma offre anche un'interpretazione fisica ed emotiva di grande livello, con due sequenze che sono riuscite a mettermi i brividi, una su tutte la risata finale in faccia ad Anslinger. Ciò nonostante, Gli Stati Uniti contro Billie Holiday non è un film che riguarderei o che mi ha colpita particolarmente in qualche modo; è molto gradevole ed interessante per il tempo della sua durata, spinge a voler conoscere meglio il personaggio che ritrae, ma rimane poco più di un bel lavoretto acchiappaOscar, non a caso sarebbe dovuto uscire l'anno scorso proprio a ridosso della cerimonia.


Del regista Lee Daniels ho già parlato QUI. Leslie Jordan (Reginald Lord Devine), Natasha Lyonne (Tallulah Bankhead) e Garrett Hedlund (Harry Anslinger) ho già parlato ai rispettivi link.

Andra Day (vero nome Cassandra Monique Batie) interpreta Billie Holiday. Più conosciuta come cantante che attrice, ha partecipato a film come Marcia per la libertà. Ha 37 anni.


Erik LaRay Harvey
, che interpreta James Monroe, era il Diamondback della serie Luke Cage. Se Gli Stati Uniti contro Billie Holiday vi fosse piaciuto potreste recuperare La signora del blues. ENJOY!

mercoledì 7 febbraio 2018

Mudbound (2017)

Stavolta per l'annuale corsa agli Oscar è venuto in soccorso persino Netflix, che ha prodotto e distribuito Mudbound, film diretto e co-sceneggiato nel 2017 dalla regista Dee Rees e candidato a ben quattro Premi Oscar (Mary J. Blige Miglior Attrice Non Protagonista, Miglior Sceneggiatura Non Originale - il film è tratto dal romanzo Fiori nel fango di Hillary Jordan - , Miglior Fotografia e Miglior Canzone Originale).


Trama: Mississippi, anni '40. Laura, donna di città fresca di matrimonio, viene trascinata dal marito Henry nella proprietà di famiglia, in mezzo alla campagna, a far vita da contadini. Con la fine della seconda guerra mondiale tornano a casa sia Jamie, affascinante fratello di Henry, sia Ronsel, figlio della famiglia di colore che lavora per i McAllan, e tra i due nasce una sincera benché pericolosa amicizia...


Fiori nel fango è il titolo italiano del romanzo da cui è tratto Mudbound e per una volta mi sentirei di dire che non è il solito titolo messo a caso dai traduttori. Il film di Dee Rees infatti racconta una terribile storia di amicizia e razzismo nelle campagne del Mississippi, dove al primo accenno di pioggia insistente tutto diventa fango e sporcizia, tagliando la comunità rurale da una città che sembra quasi un miraggio; quel limo nero pare voler inghiottire tutto e tutti, triste rappresentazione di una comunità fatta di maledetti ignoranti razzisti, uomini senza palle che tuttavia pretendono rispetto, donne ridotte ad essere semplicemente madri e serve infelici, persone che nel futuro non vedono altro che fango, povertà e disperazione. In mezzo a tutto questo schifo, però, possono spuntare dei fiori e talvolta prosperare se gliene viene lasciata l'occasione. L'amicizia è uno dei fiori più preziosi del film, l'unico in grado di salvare perlomeno il cuore di queste povere creature legate al fango. Tale sentimento viene a crearsi tra Jamie, aviatore bianco appena tornato nelle terre della sua famiglia, e Ronsel, soldato di colore figlio di braccianti, entrambi meritevoli di venire celebrati come eroi di guerra ed entrambi vittime del dolore che il conflitto ha causato, per motivi diversi. I due uomini sono tornati cambiati dalla guerra e se Jamie soffre di alcoolismo e sindrome post traumatica, con sommo scorno del fratello moscio e del padre razzista, Ronsel ha lasciato in Europa un enorme pezzo di cuore, cosa che gli impedisce di riprendere la vita familiare di un tempo, soprattutto in una terra popolata da gente di mentalità chiusa come il Mississippi, che piscia allegramente sull'eroismo bellico di un "negro". E se l'amicizia tra questi due uomini "diversi" è difficile, lo stesso vale per la vita della povera Laura, donna di città costretta dagli errori di un marito incompetente ed ignavo a trasferirsi in una terra ostile in più di un senso e a farsi carico, in completa solitudine, non solo della famiglia ma anche dei problemi legati ai braccianti sia bianchi (il solito branco di bifolchi di spaventevole squallore) che di colore. In questi ultimi Laura trova conforto, ricambiando le attenzioni della materna Florence con un'umanità di cui il marito difetta, riuscendo ad andare oltre il mero rapporto tra padroni e servi, per quanto ovviamente nei limiti del consentito ad una moglie dal carattere forte che deve sottostare non solo al marito ma anche alle convenzioni sociali. Tutto ciò viene raccontato attraverso quello che, di fatto, è un lungo flashback, in quanto il film comincia quando gli eventi hanno già irrimediabilmente sconvolto gli equilibri di entrambe le famiglie protagoniste e ad accompagnare lo spettatore in questo viaggio di ritorno al presente sono le voci di sei personaggi differenti, tutti ugualmente coinvolti e toccati dalla vicenda.


Non ho letto il romanzo della Jordan ma da quello che ho capito spulciando qualche recensione on line mi è parso che la sceneggiatura di Dee Rees e Virgil Williams abbia "asciugato" la prolissità di personaggi che, in quanto narratori, svisceravano ogni singolo pensiero e sentimento, lasciando così allo spettatore il compito di comprendere ciò che viene espresso soprattutto attraverso l'interpretazione di attori molto bravi. A tal proposito, devo dire che Mary J. Blige mi ha sorpresa in positivo, nella misura in cui nel personaggio di Florence non vi è traccia dell'affascinante cantante, ma candidarla all'Oscar mi è parso un po' eccessivo, non tanto per lo scarso minutaggio a disposizione dell'attrice ma proprio perché la sua non è un'interpretazione capace di eclissare quella di chi la circonda; sinceramente, ho trovato più memorabile (per quanto odiosa, al punto che se l'avessi davanti lo ucciderei) quella di Jonathan Banks, impegnato a tirar fuori il peggio da un vecchio maledetto ancora più malvagio del demonio, razzista, pavido e stronzo. La banalità del male elevata ad arte, il frutto marcio di un ambiente brullo ed inospitale, dove la speranza viene soffocata non solo dagli uomini ma dalla stessa natura. E qui entra in gioco la sinergia tra una regia classica ma efficace, un occhio "femminile" di tutto rispetto, e una fotografia pulita (affidata alla prima donna candidata all'Oscar in questa categoria), che immortalano la spietatezza di sconfinate distese di fango inzuppate da cascate d'acqua piovana, cupe nubi che incombono sui personaggi e ambienti striminziti e sporchi (in aperto contrasto con il fulgido candore delle case europee); l'opprimente vastità di una campagna dalla quale non si può fuggire, flagellata dalla pioggia o da un sole cocente, si alleggerisce solo quando nell'inquadratura compaiono tramonti salvifici (la sequenza della doccia è splendida) o quando finalmente i fiori si liberano dal fango lasciando spazio alla primavera del finale, sul quale ho versato la consueta lacrima. Di fronte a quest'oggettiva bellezza formale, dispiace molto che Mudbound sia nato per essere visto sui piccoli schermi casalinghi (persino su smartphone e tablet. Orrore.), perché un film simile avrebbe meritato sicuramente la gloria di una sala cinematografica. Diciamo che in questo modo, se non altro, ne possono fruire tutti indipendentemente da una distribuzione che probabilmente si sarebbe rivelata fallace...


Di Carey Mulligan, che interpreta Laura McAllan, ho già parlato QUI mentre Jason Clarke, che interpreta Henry McAllan, lo trovate QUA.

Dee Rees (vero nome Diandrea Rees) è la regista e co-sceneggiatrice della pellicola. Americana, ha diretto film come Pariah e Bessie. Anche produttrice, ha 39 anni.


Garrett Hedlund interpreta Jamie McAllan. Americano, ha partecipato a film come Troy, Eragon e A proposito di Davis. Ha 34 anni e un film in uscita.


Jonathan Banks interpreta Pappy McAllan. Americano, ha partecipato a film come L'aereo più pazzo del mondo, 48 ore, Gremlins, Le avventure di Buckaroo Banzai nella quarta dimensione, Beverly Hills Cop - Un piedipiatti a Beverly Hills, Trappola sulle montagne rocciose, Crocodile Dundee 3, Come ammazzare il capo 2 e a serie come Hunter, Highlander, Walker Texas Ranger, I racconti della cripta, Alias, Ghost Whisperer, CSI - Scena del crimine, Dexter, ER Medici in prima linea, Cold Case, Due uomini e mezzo, CSI: Miami, Ringer, Breaking Bad e Better Call Saul. Anche sceneggiatore, ha 71 anni e due film in uscita, tra i quali Incredibles 2.


Jason Mitchell interpreta Ronsel Jackson. Americano, ha partecipato a film come Contraband, Straight Outta Compton, Kong: Skull Island e Detroit. Ha 31 anni e due film in uscita.


Rob Morgan interpreta Hap Jackson. Americano, ha partecipato a film come Brawl in Cell Block 99 e a serie come 30 Rock, Daredevil, Luke Cage, The Defenders, Stranger Things e The Punisher. Ha due film in uscita.


Mary J. Blige interpreta Florence Jackson. Americana, più famosa come cantante che come attrice, ha partecipato a film come Rock of Ages e a serie come Ghost Whisperer e 30 Rock. Anche produttrice, ha 47 anni e un film in uscita.


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