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martedì 27 settembre 2022

Goodnight Mommy (2022)

Consapevole di andare incontro a una delusione, ho recuperato comunque Goodnight Mommy, remake del film omonimo, appena approdato su Amazon Prime Video e diretto dal regista Matt Sobel. Seguono SPOILER del Goodnight Mommy originale, quindi se lo avete già visto continuate pure a leggere (tanto gli snodi principali della trama rimangono gli stessi anche qui), altrimenti fermatevi, guardatelo ed evitate pure di recuperare il remake.


Trama: i gemellini Elias e Lukas vanno in campagna dalla madre e cominciano a sospettare che qualcuno si sia sostituito a lei...


Dopo tutti questi anni, è incredibile che io riesca ancora a stupirmi di quanto gli americani abbiano bisogno di prodotti masticati e digeriti, adattati al gusto "piatto" di chi riesce a seguire solo cose lineari e banali. Goodnight Mommy, l'angosciante film di esordio di Veronika Franz e Severin Fiala, non ha ancora compiuto 10 anni, è abbastanza conosciuto e, soprattutto, non è una di quelle opere prime sciatte e rozze che necessiterebbero di una ripulita per poter essere apprezzate di più, eppure ha subito comunque la pialla USA dell'adattamento a uso e consumo del mercato beota; purtroppo, ho fatto l'errore di riguardare il Goodnight Mommy austriaco qualche giorno fa, e il confronto è risultato ancora più impietoso. La trama dei due film è pressoché identica: ci sono sempre due gemellini, Elias e Lukas, che si ritrovano ad avere a che fare con una mamma reduce da qualche misterioso intervento chirurgico che la costringe a tenere il volto bendato, e c'è la crescente convinzione dei due di avere a che fare con un'estranea, con qualcuno che si è sostituito all'amata mamma. La differenza sta nell'approccio al materiale di base. Là dove la Franz e Fiala giocavano sul filo della paranoia innescata da immagini perturbanti ed eventi taciuti, alternando per tutto il film il punto di vista dei personaggi in modo da alimentare l'incertezza e l'angoscia dello spettatore (e posso assicurare che le sensazioni permangono, anzi, si acuiscono anche conoscendo il twist), i realizzatori del remake si prodigano in spiegazioni su ciò che si nasconde nel tragico passato della famigliola e per buona parte del film rendono "mamma" un personaggio umorale e scioccamente violento, per poi giocarsi la carta del "gemello malvagio"  poco prima del finale, tra l'altro preso paro paro, a livello di ambientazioni ed inquadrature, dal recente The Twin.


In realtà, il Goodnight Mommy originale non permetteva di empatizzare né coi gemelli, inquietanti nonostante molte loro attività "da bambini", né con la mamma che, attraverso i loro occhi, percepivamo come estranea, mentre il remake si impegna a connotare Elias e Lukas come due vittime di abusi inspiegabili. La scelta potrebbe forse funzionare con chi non avesse mai visto non solo l'originale ma nemmeno un horror in vita sua, mentre gli altri si ritroveranno a guardare una pellicola piatta, fatta di sequenze in cui Elias e Lukas spiano la mamma temendo di essere scoperti e Naomi Watts che sbrocca male senza motivo, nell'attesa di una risoluzione finale altrettanto banale. Sobel e soci, infatti, non osano inoltrarsi nei territori malati e disgustosi all'interno dei quali i due registi austriaci sembravano trovarsi così a loro agio e questo nuovo Goodnight Mommy prosegue col freno tirato anche nei momenti in cui avrebbe potuto dare un nuovo significato alla parola "bambino malvagio"; per fortuna non ci sono gatti annegati né blatte, per carità di Dio, che ho gli incubi a ripensarci, ma i sogni in cui la Watts diventa un Visitor sono dei blandissimi sostituti di momenti di orrore dolorosissimo e reale, a tratti insostenibile, durante i quali si riusciva a provare pena, disgusto e pietà per tutti i coinvolti, sia madre che bambini. L'unica nota positiva del film di Sobel è l'ottima interpretazione dei gemelli Crovetti, per il resto è un film dimenticabile e un'occasione sprecata che rischia di allontanare potenziali spettatori dalla pellicola originale, perché persino la Watts qui ha lavorato col pilota automatico. Che spreco, mannaggia!


Di Naomi Watts, che interpreta la madre, ho già parlato QUI.

Matt Sobel è il regista della pellicola, al suo secondo lungometraggio. Americano, anche produttore e sceneggiatore, ha diretto episodi della serie Al nuovo gusto di ciliegia


Cameron Crovetti (Elias) ha partecipato alla serie The Boys nei panni Ryan, mentre il fratello Nicholas (Lukas) è accreditato come Danny Glick in quello sfortunato Salem's Lot che, visti i casini alla Warner, pur essendo stato completato non vedrà probabilmente mai la luce. Se il film vi fosse piaciuto recuperate ovviamente l'originale e aggiungete Two Sisters. ENJOY!

venerdì 10 luglio 2015

Poltergeist (2015)

Oooh, ci siamo arrivati, con il solito ritardo ma ce l'abbiamo fatta. Volevate sapere cosa ne penso di Poltergeist, diretto dal regista Gil Kenan? Molto bene, per l'occasione interverrà anche la Bolla dell'Altra Dimensione.


Trama: quando i membri della famiglia Bown si trasferiscono nella nuova casa cominciano a succedere cose molto strane ed inquietanti e la piccola Carol inizia a parlare con presenze invisibili che, a poco a poco, diventano sempre più invasive...



Guest post della Bolla dell'Altra Dimensione. Quella in cui il Poltergeist del 1982 non è mai esistito.

Questi ultimi anni hanno visto un proliferare di film aventi per protagonisti case infestate e spiriti più o meno demoniaci che decidono d'amblé di terrorizzarne gli abitanti. Di solito queste pellicole variano davvero poco le une dalle altre e Poltergeist, tratto nientemeno che da una vecchia idea di Steven Spielberg tenuta nel cassetto fino ai nostri giorni, non si distacca molto dalle centinaia di produzioni horror recenti appartenenti a questo filone apparentemente inesauribile ed arriva tragicamente in ritardo. La trama è consolidata (famiglia si trasferisce in casa infestata e uno o più membri vengono particolarmente ammorbati dalle entità maligne finché qualcuno non si decide a chiamare i Ghostb...ehm.. gli esperti del paranormale), gli spaventi sono altrettanto prevedibili e di conseguenza poco efficaci (a parte il pagliaccio. Anzi, I PAGLIACCI. Esseri maledetti!!!), regia ed effetti speciali non sono particolarmente esaltanti e molte sequenze sono state girate o in funzione di un'eventuale versione 3D oppure a mo' di omaggio verso i mockumentary che ancora non hanno smesso di andare di moda. L'unica cosa che distingue un po' Poltergeist dalla massa è la presenza di attori assai convincenti come Sam Rockwell, Jared Harris e una simpatica Jane Adams oltre alla decisione di spingere parecchio l'accelleratore sul pedale di un umorismo giocoso, che trasforma la seconda parte della pellicola in un'avventura solo leggermente inquietante, un tentativo di prendersi poco sul serio che consente allo spettatore di sorvolare sui mille WTF di cui è infarcita la trama. Come filmetto estivo Poltergeist è quindi più che perfetto ma se sperate di ricordarvelo il giorno dopo o di non confonderlo con tutti gli horror "a tema" che mensilmente invadono le nostre sale avete davvero sbagliato pellicola!


Post della Bolla. Quella che ha avuto la sfortuna di vedere sia Poltergeist che il remake.

Che bisogno c'era? No, davvero, mi dite che bisogno c'era di girare dopo 30 e pass'anni un remake di Poltergeist senza cambiare una virgola dell'originale e riuscendo (com'è possibile???) comunque ad appiattirlo e renderlo fuffoso? Perché una favola nera dove le presenze "estranee" si manifestavano a poco a poco tentando di comunicare con la piccola Carol come fossero stati dei novelli E.T. e tenendo in scacco protagonisti e spettatori fino all'inaspettata svolta horror/drammatica è diventata il solito horror nel quale tutti gli elementi inquietanti vengono sbattuti in faccia allo spettatore, sviscerati e spiegati con dovizia di particolari fin dalla prima scena? Nonostante l'impegno di Rockwell, un (im)perfetto ed umanissimo papà, e nonostante l'attualità di una famiglia in crisi economica e costretta a trasferirsi, non c'è possibilità di provare empatia per i Bowen, con la bambina dotata di poteri medianici e soprattutto il fratello traumatizzato dall'abbandono in un centro commerciale (really???), né per lo stereotipato e caricaturale gruppetto di parapsicologi capitanati da un pur bravo Jared Harris perché è tutto troppo telefonato, come se gli sceneggiatori avessero in mano un elenco di punti da rispettare e li cancellassero uno dopo l'altro. Dov'è il magone quando la mamma chiama disperata la piccola Carol, commuovendo tutti gli astanti? Dov'è il coraggio di quella stessa madre davanti al rischio di perdere l'adorata figlioletta? La caciara da videogioco sul finale è imbarazzante forse più dei mezzucci usati all'inizio per creare tensione nello spettatore e l'unico pregio che ha questo nuovo Poltergeist è quello di offrire una spiegazione plausibile alla presenza di un orrido pagliaccio nella stanza di un bambino. Il resto è solo inutilità, un'inutilità ancora più pericolosa perché rischia di convincere gli spettatori ormai stufi di questo genere di film che forse non sarebbe il caso di recuperare il vecchio Poltergeist. Non fatevi abbindolare e recuperate invece uno degli horror più belli degli anni '80, maledizione ai remake!!


 Di Sam Rockwell (Eric Bowen) e Jared Harris (Carrigan Burke) ho già parlato ai rispettivi link.

Gil Kenan è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto Monster House e Ember - Il mistero della città di luce. Anche compositore, ha 39 anni.


Rosemarie DeWitt interpreta Amy Bowen. Americana, ha partecipato a film come Cinderella Man, Margaret e La regola del gioco. Ha 44 anni.


Jane Adams interpreta la dottoressa Brooke Powell. Americana, ha partecipato a film come Mumford, The Eternal Sunshine of the Spotless Mind, Lemony Snicket - Una serie di sfortunati eventi e a serie come Oltre i limiti, Dr. House e CSI - Scena del crimine. Anche sceneggiatrice, ha 50 anni e un film in uscita.


Il piccolo Kyle Catlett, che interpreta Griffin, era il bambino protagonista di Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet mentre per il ruolo di papà Eric si era pensato inizialmente a Tom Cruise e Richard Armitage. Ormai lo sanno anche i sassi che Poltergeist è il remake di Poltergeist - Demoniache presenze, film che ha dato vita a Poltergeist II - L'altra dimensione, Poltergeist III e persino ad una serie TV dal titolo Poltergeist: The Legacy; se il film vi fosse piaciuto recuperate senza indugio il capostipite spielberghiano e aggiungete magari anche The Conjuring e The Others. ENJOY!

martedì 22 novembre 2011

I predatori del Bollalmanacco perduto: Psycho (1998)

Siccome col passaggio da Splinder a Blogger si è perso un intero mese di Bollalmanacco (ottobre 2010, nientemeno!!) ho deciso di ripostare i pezzetti mancanti, anche a beneficio dei nuovi lettori. Ovviamente copierò i post paro paro, quindi eventuali errori/refusi vanno guardati con assoluta indulgenza, vi prego!

Comincerò con Psycho di Gus Van Sant... ENJOY!!

Ci sono dei film che sono capolavori assoluti, a prescindere dal genere. E poi, ovviamente, ci sono i remake, più o meno belli, i prequel e i sequel (spesso pessimi) e cose come lo Psycho di Gus Van Sant che non si limita ad essere un remake, ma un omaggio scena per scena, una copia precisa ed aggiornata dell’opera di Hitchcock, una testimonianza dell’allievo verso il Maestro indiscusso impreziosita da una colonna sonora che, aggiornata dal dio Elfman, non penalizza affatto le splendide e famosissime musiche di Bernard Herrmann.

La trama, per chi non la sapesse, è questa: Marion Crane lavora in banca, un’umile impiegatuccia che ha una tresca con un altro poveraccio che non arriva alla fine del mese. L’occasione per cambiare vita si presenta quando un miliardario deposita nella sua banca una somma di denaro spropositata, che le viene affidata. Marion prende i soldi e scappa, finendo a rifugiarsi nel Bates Motel, gestito da Alan Bates, tassidermista vessato da una madre carogna. Rifugio infausto, visto che la povera Marion, come da leggenda, viene fatta fuori nella doccia dalla madre di Bates… e lì cominciano le indagini (e il vero fulcro del film).

Come dicevo sopra, più che un remake questo è un omaggio, rifatto scena per scena, dello Psyco originale, ambientato ai nostri giorni ma con un gusto molto retrò, sia per gli ambienti che per i costumi (si vedano le splendide mise di Anne Heche o l’abito molto “bogartiano” del detective Arbogast) che, a mio avviso, anziché esaltare i pregi dell’originale, affossa completamente una trama che, per chi ha già visto la pellicola di Hitchcock, si rivela essenzialmente banale e anche un po’ kitsch (Vince Vaughn imparruccato e caramellomane non si può vedere!). Certo, l’analisi della schizofrenia è sempre interessante, soprattutto per l’inquietante finale che si discosta un po’ dall’originale, e gli attori sono bravini (seppure ogni personaggio sia una figuretta bidimensionale eclissata da quello di Norman Bates) ma alla fine questo film è stato così tante volte ridotto a clichè e parodia che qualunque cosa si discosti dal Capolavoro del regista inglese sa un po’ di presa in giro commerciale.

Rammento infatti che ai tempi ci fu un gran battage pubblicitario per questo remake.. oggetti ora introvabili come la tenda da doccia completamente rossa sangue con il logo della pellicola, per esempio. Mentre invece, parlando di parodie, a mio avviso la migliore è e resterà sempre Il Silenzio dei Prosciutti del nostrano Ezio Greggio, che vanta nel cast la presenza di Martin Balsam (il detective Arbogast dello Psyco originale), Billy Zane, Dom DeLuise e anche John Astin, il Gomez della vera Famiglia Addams. Impareggiabile… IGHIBU’!!


Gus Van Sant è un regista americano esperto di film stilosi, patinati e soprattutto commerciali. Non ne vado proprio matta, ma tra le sue pellicole ricordo Belli e dannati, Cowgirls il nuovo sesso, Will Hunting e Elephant. Ha 56 anni e due film in uscita.

Vince Vaughn interpreta Norman Bates ed è, lo ammetto, una mia debolezza, da quando mi sono vista almeno cinque o sei suoi film in Australia. In originale è incomprensibile, ha una parlantina velocissima ed è logorroico da morire. Però è un fico, c’è poco da fare. Tra i suoi film ricordo Il mondo perduto: Jurassic Park, l'orrendo The Cell - La cellula, Starsky and Hutch, Dodgeball, l'esilarante Anchorman: The Legend of Ron Burgundy, Due single a nozze. Ha 38 anni e due film in uscita.

Anne Heche interpreta Marion Crane. Salita alla ribalta ai tempi per essere la fidanzata di Ellen DeGeneres, la prima attrice ad essersi dichiarata liberamente lesbica e fiera di esserlo, ha interpretato tra gli altri Donnie Brasco, So cosa hai fatto, Sei giorni sette notti e ha partecipato, per la tv, a serie come Allie McBeal, Ellen, Nip/Tuck. Ha 39 anni e un film in uscita.


William H. Macy, che interpreta il Detective Arbogast, è uno dei miei attori/caratteristi preferiti, sposato con la splendida Felicity Hauffman. Assieme alla lunga partecipazione al serial ER lo ricordo in Radio Days, Il cliente, Fargo, Air Force One, Boogie Nights - L'altra Hollywood, Pleasantville, Magnolia, oltre che alla serie Incubi e deliri. Ha 58 anni e sei film in uscita.

Viggo Mortensen interpreta il fidanzato di Marion, Sam Loomis, ed è l’unico attore mostro, che diventa un fico assurdo quando è spettinato, zozzo e barbone. Artista, cantante e scrittore, oltre che attore, ha recitato in film come Non aprite quella porta III, Carlito's Way, L'ultima profezia, Ritratto di Signora, Insoliti criminali, Daylight - Trappola nel tunnel, Il delitto perfetto (è abbonato ai remake di Hitchcock XD) la trilogia de Il Signore degli Anelli, A History of Violence. Ha 50 anni e 3 film in uscita.

Julianne Moore è una delle mie nemesi. Interpreta Lila, la sorella di Marion, e al pari di Nicholas Cage non capisco perché un’attrice col carisma e l’espressività di una patata molla e lessa debba essere protagonista di film splendidi. Tra le pellicole che ho visto e di cui è protagonista: I delitti del gatto nero, Body of Evidence, America oggi, Il mondo perduto: Jurassic Park, I segreti del cuore, Boogie Nights - L'altra Hollywood, Il grande Lebowski, Magnolia, Hannibal, The Shipping News, Far From Heaven, The Hours. Ha 48 anni e cinque film in uscita.

Nel post originale mettevo qualche foto e concludevo con un paio di video de Il silenzio dei prosciutti, ma visto che Blogger ha qualche problema con le foto e i video non sono più disponibili e che comunque ora non metto più video l'intento filologico è andato a farsi benedire. Pertanto... ENJOY il resto del blog u__u!

Già pubblicato anche su The Ed Wooder

martedì 23 febbraio 2010

The Wolfman (2010)

“C’è una lupa nell’armadio”, canta la buona Shakira. Se avessi Benicio del Toro nell’armadio credo che non uscirei più di casa, ma non divaghiamo. Tutto questo sproloquio iniziale per dire che ieri sera ho visto The Wolfman, omaggio ai vecchissimi horror della Universal (e remake dello storico Uomo Lupo con Lon Chaney Jr.), girato quest’anno per mano del regista Joe Johnston.


TheWolfman


La trama è risaputa: Lawrence Talbot torna nel paese dov’è nato e cresciuto, per cercare di capire chi o cosa abbia fatto fuori suo fratello. Quando quella stessa cosa si rivela essere un lupo mannaro e gli morde via un bel pezzo di spalla, lasciandolo comunque in vita, il povero Larry deve sperimentare sulla sua pelle (e su quella degli altri) cosa sia la maledizione della licantropia.


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Questa sarà la recensione più breve che abbia mai fatto in vita mia. C’è effettivamente molto poco da dire su questo Wolfman. La sensazione che lascia, infatti, è quella di trovarsi di fronte una mega confezione di cioccolata piena di trine, lazzi, sete e quant’altro. Una volta aperta si scopre che all’interno c’è del banalissimo cioccolato Kinder, e ovviamente si storce un po’ il naso. Intendiamoci, non è un film brutto Wolfman, però rimane più impresso per la realizzazione che per la storia in sé, che dagli anni ’40 non è cambiata, rimanendo molto statica e priva di qualunque sorpresa, almeno per chi la conosce: Lawrence indaga, viene morso e va incontro al suo ovvio ed ineluttabile destino. Punto. Ci si può ricamare sopra quanto si vuole, ma alla fine quello è e quello rimane.


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Certo, con una confezione come questa mi mangio anche un chilo di cioccolato Kinder. Gli attori sono fenomenali, Anthony Hopkins in prima fila come sempre si mangia il pur bravo Benicio del Toro riproponendo il personaggio del vecchio e bastardo maestro di vita con le palle, mentre Hugo Weaving è forse il migliore tra tutti, con il suo ironico e flemmatico ispettore. Ma oltre gli attori, ci sono delle scenografie stupende e dei paesaggi magnifici che ci catapultano direttamente nell’Inghilterra di fine ‘800 (il maniero dei Talbot è meravigliosamente decadente, la nebbia e la luna piena nei boschi oscuri fanno molto atmosfera, e le scene al manicomio sono le migliori di tutto il film); dei costumi che fanno perdere la bava a chiunque abbia un minimo di interesse nella moda del tempo e che non a caso sono stati realizzati dalla nostrana e bravissima Milena Canonero; delle musiche evocative che richiamano molto il Dracula di Coppola e che sono state firmate nientemeno che dal dio Danny Elfman. Gli effetti speciali ed il trucco, per nulla trash o cacofonici come dovrebbero essere in un film come questo, sono stati fatti dal mago Rick Baker, già responsabile di storiche trasformazioni “mannare” nei capolavori L’ululato e Un lupo mannaro americano a Londra, e richiamano alla mente quelli dell’Uomo lupo originale, risultando molto più artigianali e piacevoli del previsto (come film è parecchio truculento tra l’altro). Però io voglio vedere di questi tempi chi ha voglia di attaccarsi a questi particolari per amare un film. The Wolfman purtroppo, se aveva un target prefissato, di sicuro non lo ha raggiunto: i nostalgici e i puristi preferiranno sempre quello del 1941, i ragazzini deploreranno la mancanza di gente come Blade o Van Helsing a salvare la bella in pericolo, e gli altri, come me, lo prenderanno solo come un film da vedersi in compagnia per una serata senza troppe pretese. Peccato, perché nelle mani del già citato Coppola o in quelle di Tim Burton, sarebbe potuto diventare un capolavoro.


Joe Johnston è il regista della pellicola. Non ha mai messo le mani su film memorabili per la trama, ma su opere che sono entrate momentaneamente nella storia per gli effetti speciali; infatti tra i suoi film figurano il pur mitico Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi (che nostalgia!!), Pagemaster , Jumanji e Jurassic Park III. Inoltre ha realizzato alcune puntate del telefilm Le avventure del giovane Indiana Jones. Ha 60 anni e un film in uscita, The first Avenger: Captain America. Ma anche no…


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Benicio del Toro interpreta Lawrence Talbot. Non nascondo di avere sempre avuto un debole per l’attore portoricano, che è uno dei miei preferiti. Tra i suoi film figurano molte bellissime pellicole come I soliti sospetti, The Fan – Il mito, Fratelli, Paura e delirio a Las Vegas, Snatch, Traffic, Sin City e altre meno belle come The Hunted- La preda; inoltre ha recitato in telefilm come Miami Vice e Racconti di mezzanotte. Ha 43 anni e cinque film in uscita tra cui la riduzione cinematografica di Lunar Park di Bret Easton Ellis!!


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Anthony Hopkins interpreta il padre di Lawrence, John Talbot. Parlare dell’attore gallese è parlare di una moderna icona cinematografica, basti solo pensare alla sua splendida interpretazione di Hannibal Lecter ne Il silenzio degli Innocenti (e anche l’orribile Hannibal si salvava giusto perché c’era lui…) e di molti altri bei film come The Elephant Man, il già citato Dracula di Coppola, Charlot, Vento di passioni, Vi presento Joe Black, Cuori in Atlantide, Red Dragon e paccottiglia come Instinct – Istinto primordiale, Titus, Mission: Impossibile 2 e l’orrido Beowulf senza dimenticare il suo ruolo nel pregevole Il Grinch come narratore. Ha 73 anni e cinque film in uscita, tra cui l’ennesima pellicola dedicata ad un eroe Marvel, Thor, dove lui interpreterà Odino (!!).


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Hugo Weaving interpreta l’ispettore Abberline. Meglio conosciuto per la sua interpretazione dell’agente Smith nella trilogia di Matrix, l’attore originario della Nigeria ha anche recitato nel geniale Priscilla, la regina del deserto, nella trilogia de Il Signore degli Anelli, in V come Vendetta  e ha inoltre prestato la voce al cane Rex in Babe maialino coraggioso e nel suo seguito. Ha 50 anni e quattro film in uscita, tra cui The Hobbit, dove riprenderà probabilmente il ruolo di Elrond.


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E ora un paio di curiosità. Emily Blunt, che interpreta la fidanzata del fratello di Lawrence, era la povera e vessata “schiava” di Meryl Streep in Il Diavolo veste Prada, mentre la zingara che aiuta il protagonista è interpretata nientemeno che dalla figlia del grande Charlie Chaplin, Geraldine Chaplin. Tra l’altro, a proposito di cammei, anche Rick Baker compare nei panni dello zingaro fischiante che viene accoppato per primo dal mannaro. E aspettando l'ennesimo remake di qualche altro storico MMMostro, vi lascio con il trailer dell'originale Uomo Lupo. ENJOY!




giovedì 16 luglio 2009

Dark Water (2005)

Ieri sera mi sono incapricciata di vedere Dark Water (potenza di Tim Roth, credo!) remake, diretto nel 2005 dal brasiliano Walter Salles, dell’omonimo film giapponese di Hideo Nakata, tratto da un racconto scritto dallo stesso autore di The Ring, Koji Suzuki. Ammetto che dell’originale non ricordavo nulla, tranne l’immagine della bimba con l’impermeabile giallo e le chiazze di umido sul soffitto, quindi col remake ho goduto anche di un discreto effetto sorpresa.



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La trama: Dahlia, una donna con alle spalle alcuni traumi infantili e in causa di separazione col marito, decide di trasferirsi in un appartamento con sua figlia Cecilia. Fin dall’inizio l’appartamento ed il palazzo in cui è situato si rivelano strani e fatiscenti: perdite d’acqua dal soffitto, ascensori che portano alla terrazza dell’ultimo piano senza che glielo si chieda, rumori in locali che dovrebbero essere vuoti, ecc. ecc. Quando poi la bimba comincia a parlare di un’amichetta invisibile e gli strani fenomeni cominciano a diventare sempre più difficili da ignorare, Dahlia intuisce che qualcosa di spiacevole è successo in quel palazzo…


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Come ho detto, è difficile fare un confronto tra i due film, visto che non ricordo bene l’originale. Come già The Ring, però, e come la maggior parte degli horror giapponesi (anche se qui non si può proprio parlare di horror, al limite di ghost story), alla base della trama c’è il rancore di una persona morta in circostanze che potevano essere evitate e che cerca di ottenere nella morte quello che è mancato in vita. In questo caso, ci troviamo di fronte ad una trama legata all’abbandono di bimbi ingiustamente non amati dai genitori, che potrebbe anche essere commovente se non fosse per lo sviluppo trito e ritrito di queste premesse e per come è stata realizzata la pellicola. Diciamoci la verità: sia nel remake che nell’originale non succede assolutamente nulla: al limite entrambi potrebbero rappresentare meravigliosamente il tormento di un idraulico e l’incubo di una casalinga, con quell’acqua di fogna che trabocca da ogni fessura, i capelli neri che galleggiano persino nei bicchieri, il tempo del cavolo all’esterno (non smette di piovere per tutto il film!!). Per non parlare poi della lavatrice che esplode e della simpatia assoluta del custode, dell’avvocato e del padrone di casa…




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Al solito, le versioni americane risultano però molto più piatte. Ricordo nell’originale il vago senso di inquietudine, la tensione che veniva creata anche nei momenti in cui accadeva poco o nulla (anche perché, se non rammento male, il visino della bimba fantasma non si vedeva mai e restava sempre nascosto sotto quel cappuccetto giallo alla Milo), le azioni del fantasma, molto più sottili, mentre nel remake si punta dritto al sodo e le sue intenzioni sono chiare fin da subito. Inoltre, per “sviare” lo stolto spettatore occidentale, nella versione americana vengono introdotte anche le figure dei due teppisti e viene enfatizzata quella del custode, che pur si limita a vivere nell’ignavia e a far finta di non sapere, calamitando su di sé l’attenzione ed i sospetti degli spettatori. Raccapricciante l’idea di omaggio al Giappone che hanno avuto regista e sceneggiatori, i quali hanno deciso di utilizzare come “regalo dall’aldilà” uno zainetto di Hello Kitty ovviamente assente dalla pellicola originale. Gli attori presenti, inoltre, sono davvero sprecati, gente come il tarantiniano Tim Roth, John C. Reilly e addirittura un premio Oscar come Jennifer Connelly non meritano di essere relegati a simili ruoli: e se la Connelly, almeno, fa da protagonista e non è neppure malaccio, i primi due sono invece utilizzati a mò di macchietta. In definitiva, un film che va bene per una serata non impegnata, e per chi non è avvezzo all’horror “pesante”: se non siete degli esperti la storia è carina e potrebbe persino risultarvi nuova, gli attori sono bravi e regia e scenografia sono molto ben curate. Si astengano quelli che cercano un horror originale ed inquietante, al limite guardatevi la versione giapponese.




Walter Salles è il regista della pellicola. Brasiliano, tra gli altri suoi film ricordo Central do Brasil e I diari della motocicletta. Ha 53 anni e un film in uscita.




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Tim Roth interpreta lo stranissimo avvocato Jeff Platzer. L’attore inglese, anche regista, è stato lanciato dall’ottimo zio Quentin, che gli ha regalato tre interpretazioni di culto ne Le Iene (era Mr. Orange), in Pulp Fiction (era Ringo, lo Zucchino dell’inizio del film) e infine in Four Rooms (Ted il fattorino). Ma la carriera di questo grandissimo attore non muore con Quentin, anche se ultimamente il povero Tim è decisamente poco sfruttato.. Tra gli altri suoi film infatti ricordo il meraviglioso Rosencrantz e Guildenstern sono morti (dove recitava con Gary Oldman!), Rob Roy, Gridlock’d – Istinti criminali, La leggenda del pianista sull’oceano, The Million Dollar Hotel, Vatel, Planet of The Apes, Funny Games (il remake USA), L’incredibile Hulk. Per la TV ha recitato in I racconti di mezzanotte. Ha 48 anni e due film in uscita.


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Jennifer Connelly interpreta Dahlia, la protagonista. L’attrice newyorchese è stata benedetta fin dall’infanzia da ruoli che dire splendidi è dire poco: la giovane Deborah nel meraviglioso C’era una volta in America di Sergio Leone, la sfortunata Jennifer nel Phenomena di Dario Argento e, non ultimo, la viziata e combattiva Sarah nell’indimenticabile Labyrinth con David Bowie. Tra i suoi, meno significativi, film della maturità, ricordo il pregevole Scomodi omicidi, Dark City, A Beautiful Mind (per il quale ha vinto l’Oscar come miglior attrice non protagonista), Hulk. Ha 39 anni e cinque film in uscita.


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John C. Reilly interpreta il signor Murray, proprietario del palazzo. Questo attore di Chicago, dai tratti somatici e dalla capigliatura riccia assai riconoscibili, alterna parti in filmoni memorabili a parti comiche nelle più becere commedie americane, spesso al fianco di Will Ferrell. Tra i suoi film ricordo Giorni di tuono, Ombre e nebbia, Hoffa: Santo o mafioso?, Buon compleanno Mr. Grape, L’ultima eclissi, Nightwatch – Il guardiano della notte, il bellissimo Boogie Nights – L’altra Hollywood, La sottile linea rossa, lo splendido Magnolia, Gangs of New York, The Hours, Terapia d’urto, Chicago, The Aviator, Radio America, Talladega Nights: The Ballad of Ricky Bobby, Tenacious D e il destino del rock. Ha 44 anni e quattro film in uscita, tra cui la trasposizione di Cirque du Freak, tratto dai romanzi vampireschi di Darren Shan, famosissimi all’estero e pubblicati da noi (orrore!) nelle serie dei Piccoli Brividi.




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E ora vi lascio, ovviamente, con il trailer della versione giapponese… ENJOY!


 


venerdì 20 febbraio 2009

Venerdì 13 (2008)

Forse l’ho già detto ma ripeterlo non fa mai male: per me gli slasher sono fuffa. Maniaco (fornito di oggetto tagliente di varia foggia e fattura) entra, maniaco uccide, maniaco esce, solitamente senza motivazioni e perpetuando la stessa carneficina con due, tre variazioni sul tema e sempre ai danni di una manica di imbecilli che segue alla lettera ogni clichè dei film horror. Nonostante tutto, altri horror al cinema non ce n’erano e da parecchio non andavo a vederne uno col mio compare storico. Ed ecco palesarsi davanti ai miei occhi il mascherone da hockey di Jason Voorhes in Venerdì 13 di Marcus Nispel, ennesimo prequel/sequel/newquel di una saga storica (ormai solo quello sanno fare…).

 


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La trama è sempre la stessa, da più di 20 anni (non a caso questo sarebbe il dodicesimo film…). Tanti infatti ne sono passati da quando la mammina di Jason sterminò gli ospiti del Crystal Lake camp per vendicarsi della morte del figlio, tempo prima. E il figlio, io non l’ho mai capito, o non è mai morto o è diventato una sorta di enorme zombie che porta avanti il vizietto di famiglia e stermina chiunque si avvicini all’amena località di villeggiatura e, per buona pace degli spettatori, anche coloro che poveracci lì nelle vicinanze ci vivono!


 


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Gli attori sono ovviamente da dimenticare, sia le vittime sacrificali che quelli che interpretano i protagonisti. La regia è classica, senza troppi orpelli da videoclip, fotografia nitida e pulita anche nelle parti girate nei sotterranei. La colonna sonora è inesistente, se non fosse per il solito verso Jasoniano (chi ha visto almeno un film della serie mi capirà, quello che è un incrocio tra un maniaco sessuale e un serpente a sonagli, forse la cosa più inquietante di tutta la saga..). E’ apprezzabile il tentativo di fare una sorta di “compendio” di tutti gli eventi più importanti accorsi in vent’anni, per poter ricominciare la saga da capo a beneficio delle nuove generazioni: dalla morte della madre, agli esordi di un Jason con una maschera fatta di stoffa, per poi giungere alla tanto agognata maschera più o meno ad un terzo del film. Se dovessi dire la verità la pellicola poteva fermarsi tranquillamente all’ultima morte del primo gruppo, ovvero dopo 10 minuti: ritmo serrato, inizio in grande stile, un Jason più cattivo e furbo che in passato. Poi il tutto si ammoscia nella banale prevedibilità.


 


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Questo film è un for Fans only. Se non ve ne è mai fregato un tubo di Jason e della saga di Venerdì 13 non andate nemmeno a vederlo. E’ come se fosse un’enorme, lunghissima pubblicità dedicata ad un’icona degli anni ’80: niente è cambiato, Jason è cattivo, indistruttibile, ha la maschera, anche se, come dice Ale, in realtà la trova nel terzo capitolo della saga, si mette in pose plastiche per captions che poi verranno sicuramente prese dagli appassionati di tutto il mondo per farne wallpapers e quant’altro (vedi la scena in cui sta in agguato contro la luna piena, molto d’effetto) e non si impegna neppure troppo per regalare morti ad effetto, tutto sa molto di già visto, persino io che non ho seguito tutti i film della saga sapevo quando saltare sulla poltrona e quando tutelarmi dall’ingresso “a sorpresa”. Anche il finale era telefonato, miseriaccia. Lo sanno tutti che per eliminare Jason bisognerebbe smembrarlo, bruciarne i pezzi, mettere le ceneri in almeno quindici contenitori d’amianto e seppellirli nei luoghi di culto più sacri al mondo. Altrimenti torna…


 


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C’è da dire che anche questa volta Jason agisce da paladino della morale, manco fosse il Repo Man di Papa Ratzinger. Le giovani vittime sono infatti la quintessenza del vizio e della perversione! Innanzitutto gli piantano della marijuana nel territorio (e pretenderebbero che, dopo avere abbandonato le pianticelle alle sue cure, lui gliele lasciasse anche.. ma dico!), poi gli adolescenti d’oggi nemmeno più indugiano in atti impuri come il sesso di coppia per amore, ma, orrore!, per piacere e tradendosi anche a vicenda. E vogliamo parlare del cinese ubriaco, il nero e il campagnolo che si fanno le pippe MENTRE fumano, e non sigarette, e i due che addirittura RUBANO la barca dell’amico per commettere ulteriore peccato sessuale? Assolutamente, non si fa. E per questo devono essere puniti. Gratta gratta anche quelli che parrebbero i più morigerati sono abissi di turpitudine: una tradisce col pensiero il fidanzato, un altro ha avuto una gioventù dissipata, l’ultima cerca persino di divertirsi un pochino nonostante abbia la mamma gravemente malata.. e quindi venga Jason con il machete e sia cacca su tutti loro!! Unbelivable, come i tempi e gli USA non cambino affatto…




Marcus Nispel è il teutonico regista della pellicola, il suo secondo lungometraggio. Inizialmente si occupava solo di videoclip, poi ha esordito per il grande schermo con il francamente orribile remake di Non aprite quella porta. Ha 46 anni.


 


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Derek Mears interpreta nientemeno che Jason Voorhes, sebbene il suo volto non si veda mai nel film. Il bestione californiano non è un novellino, ha collezionato partecipazioni in pellicole come Man in Black II, l’orrendo Cursed – Il Maleficio, Le colline hanno gli occhi 2. E’ un assiduo frequentatore anche di serie televisive: ER, Alias, My Name Is Earl, Masters of Horror, CSI: Miami, solo per citarne alcune. Ha 37 anni.


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Questo è MMostro già di per sé... o___O


Vi lascio con il trailer del Venerdì 13 originale, che inizia proprio con quel famigerato verso di cui vi parlavo! Se vi capita ritrovatelo... c'è anche il buon Kevin Bacon al suo esordio come vittima sacrificale, nonostante, come capirete dall'urlo della tizia che viene minacciata con l'accetta, il livello degli attori è da dimenticare!


 


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