Tempo d'estate, tempo di serie TV. Non ne parlo molto perché non ho tempo di guardarne ma potevo forse esimermi dal recuperare almeno Preacher, attesissima serie tratta dal capolavoro omonimo di Garth Ennis e Steve Dillon scritta, prodotta e diretta da due figuri come Seth Rogen ed Evan Goldberg? Non potevo. E infatti mi sono innamorata subito! ENJOY!
Di cosa parla?
"Era il tempo del predicatore..." Così cominciava l'epica saga a fumetti di Ennis e Dillon, imperniata sulla figura di Jesse Custer, ministro di Dio nella sonnolenta cittadina di Annville che un giorno viene posseduto da un'entità chiamata Genesis e si ritrova col potere del Verbo, ovvero quello di piegare la volontà delle persone, costringendole a fare tutto ciò che dice. A complicare la faccenda ci sono Tulip, l'ex fidanzata di Jesse decisa a riportarlo sulla cattiva strada, e Cassidy, un vampiro irlandese dipendente da droghe e alcool...
Cose che mi sono piaciute
Dopo una favolosa puntata iniziale in cui venivano introdotti i personaggi, devo ammettere che la serie mi aveva un po' spiazzata, almeno finché non ho capito che i dieci episodi di cui è composta non erano altro che una sorta di prequel del fumetto. La prima stagione di Preacher non si concentra sulla ricerca di Dio di Jesse, bensì sul periodo passato ad Annville e sugli strani abitanti della cittadina, uno più vizioso e folle dell'altro; prendendo vagamente spunto da alcuni personaggi creati da Ennis (l'immancabile Arseface, lo sceriffo Hugo Root e un Odin Quincannon preso di peso da un altro arco narrativo ma caratterizzato alla perfezione da un favoloso Jackie Earl Haley) ed aggiungendone altri che non stonano affatto nel contesto, gli sceneggiatori si sono divertiti a mostrare un protagonista tormentato, palesemente inadatto al ruolo di guida spirituale e corrotto dal potere di Genesis nonostante l'intenzione di usarlo per il bene degli abitanti di Annville. La natura weird dei comprimari va di pari passo con una buona dose di violenza, scene di macellate da manuale (lo scontro con l'angelo femmina, l'introduzione di Cassidy e l'inferno del Santo degli Assassini non me li toglierò mai più dalla testa, regia, fotografia e montaggio della serie sono curatissimi) e un'ironia cattivissima che, nonostante sia inevitabilmente più contenuta rispetto a quella iconoclasta e blasfema dell'opera originale, non risparmia niente e nessuno, ma nel corso della serie ci sono anche momenti genuinamente scioccanti e commoventi. La palma del personaggio migliore va ovviamente al vampiro Cassidy, già incredibilmente fuori scala nel fumetto ed interpretato magistralmente da quel gran sgnoccolone strafatto di Joseph Gilgun ma danno grandissime soddisfazioni, soprattutto in ambito comico, gli angeli Fiore e DeBlanc interpretati rispettivamente da Tom Brooke e Anatol Yusef e, passando a comprimari più "seri", il Santo degli Assassini di Graham McTavish. Per chi non ha letto il fumetto probabilmente la serie non sarà di facile o immediata comprensione, soprattutto per le domande lasciate in sospeso alla fine di ogni episodio, ma con il season finale i realizzatori sono riusciti a tirare le fila del 90% dei discorsi introdotti, lasciandone altri, inevitabilmente, per la seconda stagione, che l'anno prossimo vedrà un terzetto molto particolare impegnato in un viaggio on the road dai risultati imprevedibili.
Cose che non mi sono piaciute
Paradossalmente, proprio la caratterizzazione di Jesse e Tulip, soprattutto della seconda. Dominic Cooper e Ruth Negga sono bravissimi ma il Jesse della serie è privo del senso dell'onore da texano old style che lo rende unico nel comic (al padre John è andata peggio, però, vince la palma come peggior adattamento della serie, fortuna che è comparso poco) mentre Tulip è semplicemente una pazza umorale e i realizzatori si sono concentrati solo sull'aspetto badass del personaggio, senza approfondirne la psicologia. Speriamo che nella seconda serie i due protagonisti vengano trattati meglio, anche perché il triangolo Jesse/Cassidy/Tulip ha potenzialità esplosive.
E quindi?
E quindi niente, a parte qualche trascurabile difetto mi sono innamorata di Joseph G... ehm... di Preacher e sono già in crisi d'astinenza nell'attesa spasmodica della seconda serie e, ovviamente, di personaggi quali Herr Starr, gli orridi abitanti di Angelville (appena intravisti nel corso dei dieci episodi) e persino Jesus DeSade. Intanto che incrocio le dita vi consiglio di recuperare l'opera di Ennis e Dillon prima di tuffarvi in una delle serie più belle dell'anno!
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mercoledì 3 agosto 2016
mercoledì 20 luglio 2016
Harry Brown (2009)
Seguendo la Gilgunmania che mi ha colta in questo periodo, ho deciso di guardare Harry Brown, diretto nel 2009 dal regista Daniel Barber.
Trama: l'ex Royal Marine Harry Brown, da poco vedovo, decide di vendicare l'amico ucciso da un gruppo di giovani delinquenti che terrorizzano gli abitanti di un quartiere popolare.
Giovinastri!! Ve lo buco 'sto sacchetto di droga!! Un film come Harry Brown potrebbe venire riassunto in queste sdegnate esclamazioni se non fosse che, come accade per il 90% delle pellicole a tema "vendetta", la questione viene presa molto più sul serio di così e se continuassi ad usare questo tono rischierei di vedermi arrivare a casa Michael Caine armato di tutto punto e deciso a farmi fuori. Approfondendo maggiormente il concetto, Harry Brown è un angosciante film di denuncia sul degrado della periferia inglese, al confronto della quale il mitico Bronx pare essere un parco giochi e Scampia la versione napoletana di Gardaland; già ne avevo avuto sentore guardando Attack the Block e anche stavolta la sceneggiatura di Gary Young dipinge un luogo dove non esiste legge, all'interno del quale dei ragazzi quasi non ancora maggiorenni fanno il bello e il cattivo tempo passando le giornate tra scippi, spaccio, violenze sessuali e disgustosi riti d'iniziazione all'interno di bande che, neanche a dirlo, sono una costola deviata di quelle formate da genitori/zii/parenti malavitosi. Insomma, in questi sobborghi la vita di giovani mammine e vecchi in pensione è praticamente un inferno in quanto i giovinastri sembrano amare prendere di mira proprio loro, forse spinti dagli sguardi carichi d'indignazione tributati al loro indirizzo, ed è quindi normale che ad un certo punto qualcuno sbrocchi e cerchi di farsi giustizia da sé. In particolare, il povero Harry Brown raccoglie tutte le frustrazioni derivanti dalla recente vedovanza e dalla morte dell'amico per mano di suddetti giovinastri e le focalizza giustamente sul branco di mocciosi delinquenti che terrorizza il quartiere, in virtù del suo passato di Royal Marine: se la polizia, come da copione, ha l'utilità di un porchettaro davanti alla moschea, ci pensa il vecchio Harry Brown ad educare la teppa a son di rivoltellate nelle gengive e commoventi gesti di altruismo. Che poi i ragazzini dovranno aspettare di reincarnarsi per cominciare a mostrare un po' di giudizio e mettere in pratica gli insegnamenti di Harry Brown è un altro paio di maniche ma tanto, se una causa è persa in partenza c'è poco da fare.
In tutto questo, nonostante il tono ironico usato finora, posso dire onestamente che Harry Brown è un film gradevole, ben diretto, cupo e violento quanto basta per tenere desta l'attenzione dello spettatore e interessante per quel che riguarda la scelta delle location, sebbene il messaggio veicolato dalla pellicola sia di un fascismo quasi imbarazzante (ma non mi pare il caso di addentrarmi in discorsi relativi a realtà sociali che non conosco quindi piantiamola qui). Passando ad argomenti più terra terra quindi più gestibili dalla sottoscritta, direi che Michael Caine è abbastanza credibile nei panni del giustiziere dell'ospizio: fortunatamente, la sceneggiatura non esagera (non troppo almeno) nel rendere protagonista il personaggio di atti di supereroismo ultraviolento e il bravissimo attore cerca anche di scavare nella psiche di Harry Brown, mostrandocelo vulnerabile, abbattuto, persino commovente a tratti. Anche il resto del cast non è male. La palma d'oro spetta agli angoscianti ragazzini dall'accento semi-incomprensibile (tra i quali c'è tale Ben Drew, ovvero il rapper Plan B, che canta anche un brano nei titoli di coda. Io non lo conoscevo ma magari chi legge...) che bulleggiano per tutto il film sputando letteralmente in faccia agli sfigatissimi poliziotti mentre il siparietto allucinante tirato su dalla strana coppia Sean Harris/Joseph Gilgun è la giusta concessione weird ad una pellicola anche troppo seria ed ancorata alla realtà. A tal proposito, visto che ho guardato Harry Brown giusto per Gilgun e sarebbe quindi assurdo liquidare la cosa con una breve citazione, mi tocca affermare con tristezza che 'sto bel ragazzo questa volta è stato conciato come un Nongiovane drogato, conseguentemente non si può guardare e almeno per quel che lo riguarda la visione di Harry Brown è stata un diludendo; sempre meglio di un Sean Harris che sembra il cugino tossico di Voldemort ma tanto poco danno, il minutaggio di presenza è davvero scarso purtroppo. Sarà per il prossimo film. Vi capitasse di incappare in Harry Brown dategli comunque un'occhiata, potrebbe piacervi.
Di Michael Caine (Harry Brown), Emily Mortimer (D.I. Alice Frampton), Sean Harris (Stretch) e Joseph Gilgun (Kenny) ho già parlato ai rispettivi link.
Daniel Barber è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto anche un altro lungometraggio, The Keeping Room.
David Bradley interpreta Leonard Attwell. Famoso per avere interpretato il custode Gazza nei film dedicati a Harry Potter, lo ricordo per altre pellicole come L'esorcista - La genesi, Hot Fuzz, Captain America - Il primo vendicatore e La fine del mondo, inoltre ha partecipato a serie quali Doctor Who, The Strain e Il trono di spade. Ha 74 anni e un film in uscita.
Charlie Creed-Miles, che interpreta lo sbirro Hicock, ai tempi de Il quinto elemento era David, giovanissimo assistente di Padre Vito Cornelius mentre Jack O'Connell, che interpreta Marky, era già stato un ragazzino problematico nel terrificante Eden Lake. Se Harry Brown vi fosse piaciuto recuperate i vari "Giustizieri della notte", Viaggio in paradiso e Carter. ENJOY!
Trama: l'ex Royal Marine Harry Brown, da poco vedovo, decide di vendicare l'amico ucciso da un gruppo di giovani delinquenti che terrorizzano gli abitanti di un quartiere popolare.
Giovinastri!! Ve lo buco 'sto sacchetto di droga!! Un film come Harry Brown potrebbe venire riassunto in queste sdegnate esclamazioni se non fosse che, come accade per il 90% delle pellicole a tema "vendetta", la questione viene presa molto più sul serio di così e se continuassi ad usare questo tono rischierei di vedermi arrivare a casa Michael Caine armato di tutto punto e deciso a farmi fuori. Approfondendo maggiormente il concetto, Harry Brown è un angosciante film di denuncia sul degrado della periferia inglese, al confronto della quale il mitico Bronx pare essere un parco giochi e Scampia la versione napoletana di Gardaland; già ne avevo avuto sentore guardando Attack the Block e anche stavolta la sceneggiatura di Gary Young dipinge un luogo dove non esiste legge, all'interno del quale dei ragazzi quasi non ancora maggiorenni fanno il bello e il cattivo tempo passando le giornate tra scippi, spaccio, violenze sessuali e disgustosi riti d'iniziazione all'interno di bande che, neanche a dirlo, sono una costola deviata di quelle formate da genitori/zii/parenti malavitosi. Insomma, in questi sobborghi la vita di giovani mammine e vecchi in pensione è praticamente un inferno in quanto i giovinastri sembrano amare prendere di mira proprio loro, forse spinti dagli sguardi carichi d'indignazione tributati al loro indirizzo, ed è quindi normale che ad un certo punto qualcuno sbrocchi e cerchi di farsi giustizia da sé. In particolare, il povero Harry Brown raccoglie tutte le frustrazioni derivanti dalla recente vedovanza e dalla morte dell'amico per mano di suddetti giovinastri e le focalizza giustamente sul branco di mocciosi delinquenti che terrorizza il quartiere, in virtù del suo passato di Royal Marine: se la polizia, come da copione, ha l'utilità di un porchettaro davanti alla moschea, ci pensa il vecchio Harry Brown ad educare la teppa a son di rivoltellate nelle gengive e commoventi gesti di altruismo. Che poi i ragazzini dovranno aspettare di reincarnarsi per cominciare a mostrare un po' di giudizio e mettere in pratica gli insegnamenti di Harry Brown è un altro paio di maniche ma tanto, se una causa è persa in partenza c'è poco da fare.
In tutto questo, nonostante il tono ironico usato finora, posso dire onestamente che Harry Brown è un film gradevole, ben diretto, cupo e violento quanto basta per tenere desta l'attenzione dello spettatore e interessante per quel che riguarda la scelta delle location, sebbene il messaggio veicolato dalla pellicola sia di un fascismo quasi imbarazzante (ma non mi pare il caso di addentrarmi in discorsi relativi a realtà sociali che non conosco quindi piantiamola qui). Passando ad argomenti più terra terra quindi più gestibili dalla sottoscritta, direi che Michael Caine è abbastanza credibile nei panni del giustiziere dell'ospizio: fortunatamente, la sceneggiatura non esagera (non troppo almeno) nel rendere protagonista il personaggio di atti di supereroismo ultraviolento e il bravissimo attore cerca anche di scavare nella psiche di Harry Brown, mostrandocelo vulnerabile, abbattuto, persino commovente a tratti. Anche il resto del cast non è male. La palma d'oro spetta agli angoscianti ragazzini dall'accento semi-incomprensibile (tra i quali c'è tale Ben Drew, ovvero il rapper Plan B, che canta anche un brano nei titoli di coda. Io non lo conoscevo ma magari chi legge...) che bulleggiano per tutto il film sputando letteralmente in faccia agli sfigatissimi poliziotti mentre il siparietto allucinante tirato su dalla strana coppia Sean Harris/Joseph Gilgun è la giusta concessione weird ad una pellicola anche troppo seria ed ancorata alla realtà. A tal proposito, visto che ho guardato Harry Brown giusto per Gilgun e sarebbe quindi assurdo liquidare la cosa con una breve citazione, mi tocca affermare con tristezza che 'sto bel ragazzo questa volta è stato conciato come un Nongiovane drogato, conseguentemente non si può guardare e almeno per quel che lo riguarda la visione di Harry Brown è stata un diludendo; sempre meglio di un Sean Harris che sembra il cugino tossico di Voldemort ma tanto poco danno, il minutaggio di presenza è davvero scarso purtroppo. Sarà per il prossimo film. Vi capitasse di incappare in Harry Brown dategli comunque un'occhiata, potrebbe piacervi.
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| Perché?? T___T |
Daniel Barber è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto anche un altro lungometraggio, The Keeping Room.
David Bradley interpreta Leonard Attwell. Famoso per avere interpretato il custode Gazza nei film dedicati a Harry Potter, lo ricordo per altre pellicole come L'esorcista - La genesi, Hot Fuzz, Captain America - Il primo vendicatore e La fine del mondo, inoltre ha partecipato a serie quali Doctor Who, The Strain e Il trono di spade. Ha 74 anni e un film in uscita.
Charlie Creed-Miles, che interpreta lo sbirro Hicock, ai tempi de Il quinto elemento era David, giovanissimo assistente di Padre Vito Cornelius mentre Jack O'Connell, che interpreta Marky, era già stato un ragazzino problematico nel terrificante Eden Lake. Se Harry Brown vi fosse piaciuto recuperate i vari "Giustizieri della notte", Viaggio in paradiso e Carter. ENJOY!
venerdì 15 luglio 2016
Lockout (2012)
E fu così che un giorno mi ritrovai a vedere Lockout, tamarrata galattica diretta nel 2012 dai registi James Mather e Stephen St. Leger, prodotta e co-sceneggiata dal buon Luc Besson. Il perché lo trovate nel post.
Trama: incastrato per aver rubato una valigetta contenente segreti di stato, Snow viene condannato a trent'anni da scontare in sospensione criogenica all'interno di un carcere di massima sicurezza nello spazio. Quando all'interno del carcere scoppia una rivolta e la vita della figlia del presidente viene messa in pericolo, Snow viene "graziato" e costretto ad improvvisarsi eroe per salvarla...
Quando mi fisso su qualcosa è la fine, purtroppo. Dopo la prima puntata di Preacher il mio cuoricino di fangirl ha scoperto l'inglesotto Joseph Gilgun e da allora è stato aMMore a prima vista, con conseguente desiderio di recuperare il recuperabile su questo particolare figuro (non ho detto figo, eh. Figuro.). Il recupero, ahimé, verte soprattutto sulla serie TV Misfits e sul mix di film e miniserie targato This is England, cosa che richiederà un po' di tempo, ma Gilgun ha avuto modo di partecipare anche ad un paio di film tra cui questo e un altro paio di pellicole che dovrei guardare prossimamente. Stavolta diciamo che è andata bene ma non benissimo: effettivamente il buon Joseph qui ha un ruolo abbastanza consistente, per quanto limitato al minacciare la povera Maggie Grace e concupirla uccidendo gente a destra e manca, per giunta il make up col quale l'hanno imbruttito è particolarmente fantasioso, ma Lockout in sé non è proprio uno di quei film da vedere a tutti i costi (tra l'altro ritrovarsi a parteggiare per uno psicopatico non ha giovato al mettere in prospettiva l'intera vicenda, insomma). Trattasi in soldoni di un action "alla Bruce Willis" con Guy Pearce al posto dell'adorato pelatone, nel quale lo stereotipato personaggio duro e chiacchierone è costretto a scontrarsi contro non meno di un centinaio di bruti violenti, con l'aggiunta di quel tocco spaziale-zamarro che fa molto Luc Besson. Come dite? Tutto ciò vi ricorda qualcosa, diciamo un 1997: fuga da New York? Beh, a Carpenter sì, tant'è che ha fatto causa per plagio a Besson e soci e ha pure vinto. Ma fingiamo di non aver scritto l'ultima riga e continuiamo. A far da corollario ci sono degli alti papaveri che vanno dall'ironico/compiacente all'ironico/stronzo mentre l'eroina di turno è una figlia di papà stranamente non viziata ma anche troppo idealista, che nel corso del film rischierà di venire violentata o uccisa più di una volta, cosa che la porterà inevitabilmente a riconsiderare i suoi alti ideali e a vivere come una fanciulla normale (leggi: che l'eroe possa portarsi a letto) mentre i cattivissimi carcerati sono tutti delle brutte facce intercambiabili, eclissati dall'indubbio carisma del folle personaggio di Gilgun.
Rispetto ad altri film simili, Lockout è giusto un pelo più fantascientifico e violento, piuttosto specifico per quel che riguarda alcune operazioni mediche che potrebbero spingere i più sensibili a voltarsi un attimo dall'altra parte (io ve lo dico, c'entrano occhi ed aghi. Lettori avvisati...) e, neanche a dirlo, da facepalm per quanto concerne l'incredibile fortuna dell'eroe e dell'eroina e l'ancor più incredibile noncuranza per il resto del cast: ingegneri vengono falciati senza pietà, cittadini vengono crivellati di colpi a causa del grilletto facile della polizia e, soprattutto, detenuti vengono usati come cavie da laboratorio causando giusto un'alzata di sopracciglio a Pearce e un brividino di dispiacere alla Grace. Passando alla realizzazione, direi che George Lucas (seguendo le orme di Carpenter) avrebbe potuto tranquillamente citare per plagio i registi e gli sceneggiatori di Lockout visto il finale praticamente identico a quello del primo Guerre stellari, un bailamme di navicelle spaziali, droni e bombe che vanno ad aggiungersi al florilegio di esplosioni di cui è costellato il film, dall'inizio alla fine. Se poi vi chiederete, mentre scorrono i titoli di coda, il significato della valigetta alla quale tutti sembrano così interessati e che costituisce il fulcro iniziale della trama, sappiate che probabilmente Besson e soci sarebbero costretti a dare dei soldi anche a Tarantino oltre che a Lucas, visto che tutti la guardano contenti come Jules in Pulp Fiction ma nessuno ha la bontà di spiegare allo spettatore il motivo di tutto 'sto casino. Beh, io invece ve l'ho spiegato perché ho scelto di guardare Lockout e vi direi che se non siete stati colti dalla mia stessa Gilgunmania potete anche bypassare e cercare qualche film più impegnativo e meno supercazzola.
Di Guy Pearce (Snow) e Peter Stormare (Scott Langral) ho già parlato ai rispettivi link.
James Mather è il co-regista e co-sceneggiatore della pellicola, per ora al suo primo e unico lungometraggio. Irlandese, lavora principalmente come direttore della fotografia, per esempio in film come Frank.
Stephen St. Leger è il co-regista e co-sceneggiatore della pellicola, per ora al suo primo e unico lungometraggio. Irlandese, lavora principalmente come assistente alla regia, per esempio in serie come Vikings.
Maggie Grace interpreta Emilie Warnock. Americana, la ricordo per film come The Fog - Nebbia assassina, The Experiment, Breaking Dawn - Parte I e II, inoltre ha partecipato a serie come CSI - Miami, Cold Case e Lost. Anche produttrice, ha 33 anni e quattro film in uscita.
Vincent Regan interpreta Alex. Inglese, ha partecipato a film come Giovanna D'Arco, 300, Ghost Rider - Spirito di vendetta e Biancaneve e il cacciatore. Ha 51 anni e quattro film in uscita.
Joseph Gilgun interpreta Hydell. Inglese, meraviglioso Cassidy della serie Preacher (della quale parlerò appena finita la prima stagione), ha partecipato a film come This Is England, Harry Brown, Pride, The Last Witch Hunter - L'ultimo cacciatore di streghe e ad altre serie come This is England '86, This is England '88, Misfits e This is England '90. Ha 32 anni e due film in uscita.
Se vi state chiedendo dove l'avete già visto sappiate che Lennie James, che interpreta Harry Shaw, è l'ammorbante Morgan della serie The Walking Dead. Detto questo, se Lockout vi fosse piaciuto recuperate 1997: Fuga da New York e Fuga da Los Angeles. ENJOY!
Trama: incastrato per aver rubato una valigetta contenente segreti di stato, Snow viene condannato a trent'anni da scontare in sospensione criogenica all'interno di un carcere di massima sicurezza nello spazio. Quando all'interno del carcere scoppia una rivolta e la vita della figlia del presidente viene messa in pericolo, Snow viene "graziato" e costretto ad improvvisarsi eroe per salvarla...
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| La fangirlitudine |
Rispetto ad altri film simili, Lockout è giusto un pelo più fantascientifico e violento, piuttosto specifico per quel che riguarda alcune operazioni mediche che potrebbero spingere i più sensibili a voltarsi un attimo dall'altra parte (io ve lo dico, c'entrano occhi ed aghi. Lettori avvisati...) e, neanche a dirlo, da facepalm per quanto concerne l'incredibile fortuna dell'eroe e dell'eroina e l'ancor più incredibile noncuranza per il resto del cast: ingegneri vengono falciati senza pietà, cittadini vengono crivellati di colpi a causa del grilletto facile della polizia e, soprattutto, detenuti vengono usati come cavie da laboratorio causando giusto un'alzata di sopracciglio a Pearce e un brividino di dispiacere alla Grace. Passando alla realizzazione, direi che George Lucas (seguendo le orme di Carpenter) avrebbe potuto tranquillamente citare per plagio i registi e gli sceneggiatori di Lockout visto il finale praticamente identico a quello del primo Guerre stellari, un bailamme di navicelle spaziali, droni e bombe che vanno ad aggiungersi al florilegio di esplosioni di cui è costellato il film, dall'inizio alla fine. Se poi vi chiederete, mentre scorrono i titoli di coda, il significato della valigetta alla quale tutti sembrano così interessati e che costituisce il fulcro iniziale della trama, sappiate che probabilmente Besson e soci sarebbero costretti a dare dei soldi anche a Tarantino oltre che a Lucas, visto che tutti la guardano contenti come Jules in Pulp Fiction ma nessuno ha la bontà di spiegare allo spettatore il motivo di tutto 'sto casino. Beh, io invece ve l'ho spiegato perché ho scelto di guardare Lockout e vi direi che se non siete stati colti dalla mia stessa Gilgunmania potete anche bypassare e cercare qualche film più impegnativo e meno supercazzola.
Di Guy Pearce (Snow) e Peter Stormare (Scott Langral) ho già parlato ai rispettivi link.
James Mather è il co-regista e co-sceneggiatore della pellicola, per ora al suo primo e unico lungometraggio. Irlandese, lavora principalmente come direttore della fotografia, per esempio in film come Frank.
Stephen St. Leger è il co-regista e co-sceneggiatore della pellicola, per ora al suo primo e unico lungometraggio. Irlandese, lavora principalmente come assistente alla regia, per esempio in serie come Vikings.
Maggie Grace interpreta Emilie Warnock. Americana, la ricordo per film come The Fog - Nebbia assassina, The Experiment, Breaking Dawn - Parte I e II, inoltre ha partecipato a serie come CSI - Miami, Cold Case e Lost. Anche produttrice, ha 33 anni e quattro film in uscita.
Vincent Regan interpreta Alex. Inglese, ha partecipato a film come Giovanna D'Arco, 300, Ghost Rider - Spirito di vendetta e Biancaneve e il cacciatore. Ha 51 anni e quattro film in uscita.
Joseph Gilgun interpreta Hydell. Inglese, meraviglioso Cassidy della serie Preacher (della quale parlerò appena finita la prima stagione), ha partecipato a film come This Is England, Harry Brown, Pride, The Last Witch Hunter - L'ultimo cacciatore di streghe e ad altre serie come This is England '86, This is England '88, Misfits e This is England '90. Ha 32 anni e due film in uscita.
Se vi state chiedendo dove l'avete già visto sappiate che Lennie James, che interpreta Harry Shaw, è l'ammorbante Morgan della serie The Walking Dead. Detto questo, se Lockout vi fosse piaciuto recuperate 1997: Fuga da New York e Fuga da Los Angeles. ENJOY!
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