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venerdì 28 agosto 2026

2026 Horror Challenge: Kuroneko (1968)


La challenge questa settimana chiedeva di guardare un film consigliato da Guillermo del Toro. La scelta è caduta dunque su Kuroneko (藪の中の黒猫, Yabu no naka no kuroneko), diretto e sceneggiato nel 1968 dal regista Kaneto Shindo.

Trama

Due donne vengono violentate e uccise da una truppa di samurai, e tornano come spiriti assetati di vendetta, decise ad uccidere qualunque uomo dotato del medesimo titolo...

Recensione

Guillermo del Toro ha dichiarato di avere guardato sia Onibaba che Kuroneko all'età di 10 anni, e di esserne uscito con la psiche distrutta. Descrivendo questi due film come perfetti racconti radicati nel folklore giapponese, ne sottolinea però la modernità per quanto riguarda violenza e sessualità. Purtroppo, io a 10 anni non avevo neppure idea di cosa fosse Kuroneko, quindi non sono rimasta traumatizzata dalla visione quanto Guillermone, però gli do assolutamente ragione relativamente alla modernità con cui affronta la violenza sulle donne e la sessualità. La vicenda di Kuroneko parte proprio da una violenza sessuale con conseguente omicidio ai danni di due donne che, come già accadeva alle protagoniste di Onibaba, cercano di sopravvivere da sole in tempo di guerra. Se però, in qualche modo, le donne di Onibaba erano "colpevoli" di uccidere e derubare i passanti dei loro averi, Yone e la nuora Shige, per quel che è dato sapere allo spettatore, sono innocenti e l'orrore che è toccato loro in sorte nasce dal fatto di essere prive di una protezione maschile, visto che Gintoki, figlio di Yone e marito di Shige, non è ancora tornato dalla guerra. Le due donne muoiono e riappaiono sulla Terra come Onryou, spiriti vendicativi, ma all'interno del film c'è posto anche per un altro spirito del folklore giapponese, il bakeneko, una creatura mutaforma che divora gli esseri umani; i due spiriti si fondono in uno, e ogni notte la giovane Shige aspetta il passaggio dei samurai che hanno ucciso lei e la suocera, per portarli nel loro reame in mezzo al bambù (yabu no naka) e strappare loro la gola con affilati denti da felino. Il sesso, come scrivevo all'inizio, svolge un ruolo molto importante all'interno di Kuroneko. Le due donne non vengono "solo" uccise, ma anche violentate, subendo un doppio atto di brutale disprezzo. Nella loro vendetta, il sesso è fondamentale, in quanto i samurai vengono attirati dall'aspetto docile ed indifeso di Shige, e poi convinti da lei e Yone di essere non solo i benvenuti nella loro casa, ma anche desiderati, lasciati padroni di fare quello che desiderano alla giovane donna che si offre loro con l'appoggio della madre. In un cerchio perfetto di immagini e simbolismi, i samurai ripuliti e legittimati risultano disgustosi quanto la loro versione rozza, ugualmente mossi da appetiti smisurati che Kaneto Shindo riprende senza alcuna pietà né simpatia, aspetti questi che riserva invece alle due protagoniste.

ll sesso legato all'amore romantico si rivela invece veicolo di distruzione nel momento esatto in cui Gintoki incrocia nuovamente il cammino di Shige. Così come l'amore di Shige e Yone, tradotto nell'attesa del ritorno di Gintoki, le ha condannate a morire in solitudine, allo stesso modo l'umanissimo desiderio di potersi congiungere, finalmente, con l'uomo amato (e non con dei disgustosi sconosciuti, come necessario passaggio prima di eliminarli), spalanca a Shige le porte dell'aldilà, come punizione per non aver rispettato il giuramento di uccidere tutti i samurai. Kuroneko, come già Onibaba, non ha un lieto fine, perché la vendetta come viene intesa nella cultura giapponese non è pulita e ben mirata come ci ha insegnato Kill Bill, ma travolge anche chi non se lo merita, come invece ci ha insegnato Ju-On, il quale con Kuroneko ha un paio di cose in comune. Dall'istante in cui Gintoki e Shige si incontrano, dunque, scatta la tragedia, e la struttura del film, fino a quel momento regolare e quasi ripetitiva, diventa più movimentata ed imprevedibile, anche per quanto riguarda la messa in scena. A livello visivo, infatti, ciò che più mi ha colpita di Kuroneko è l'eleganza squisitamente teatrale delle sequenze che vedono Shige e Yone in azione all'interno della loro dimora spettrale. La lenta danza di Yone, in contrasto con la violenza con cui Shige strappa la gola dei samurai a morsi, i faretti che illuminano le figure delle donne facendole comparire all'improvviso dalle ombre come spettri di un bianco abbacinante, il fumo, che le avvolge di un'aura eterea, sono tutti aspetti stilistici presi dal teatro kabuki e noh e sono una gioia per gli occhi. Ma è splendido anche il trucco che, in maniera incredibilmente sottile e grazie anche all'abile uso dell'illuminazione, trasforma il viso di Nobuko Otowa in un ibrido tra donna e gatto, prima ancora che un make-up prostetico più "invasivo" intervenga nelle sequenze maggiormente horror e rivelatrici. Per tutti questi motivi, e per mille altri che lascio ai critici veri, Kuroneko è uno di quei film che meritano di essere custoditi e rivisti, magari in una double feature con Onibaba, per poter godere meglio di entrambe le opere!


Cast

Del regista e sceneggiatore Kaneto Shindo ho già parlato QUI.

Curiosità

Nobuko Otowa, che interpreta Yone, è la moglie del regista, per il quale aveva già recitato come protagonista in Onibaba; nello stesso film compariva come Hachi anche Kei Sato, qui nei panni del governatore Raiko. Ovviamente, il pluricitato Onibaba è un'opera che vi consiglio di recuperare se vi è piaciuto Kuroneko. ENJOY!

mercoledì 7 maggio 2025

2025 Horror Challenge: Onibaba (1964)

La challenge horror questa settimana voleva un film anni '60. Ho scelto Onibaba, diretto e sceneggiato nel 1964 dal regista Kaneto Shindo.


Trama: durante il periodo Nanboku-cho, un'anziana donna e la nuora uccidono e depredano soldati isolati per riuscire a sopravvivere. L'arrivo di Hachi, vicino tornato dalla guerra, sconvolgerà la vita delle due donne...


Onibaba
era un altro di quei film di cui avevo sempre sentito parlare e di cui avevo visto un paio di immagini cult, ma che non avevo mai guardato prima. L'ho scelto per la challenge horror in quanto anche Letterboxd lo fa rientrare nel genere, tuttavia, in realtà, la critica è un po' divisa su come definirlo. Per quanto mi riguarda, dopo averlo guardato, sono più vicina a chi lo definisce "dramma in costume", o jidai-geki, tuttavia non mancano affatto elementi perturbanti e tipici del genere che tanto amo. Intanto, la stessa parola "Onibaba" significa strega demoniaca, ed è una definizione che può essere tranquillamente riservata alle due protagoniste del film. E' buffo che, in questi giorni, stia leggendo (grazie al gruppo di lettura di Marika) il libro Sirene e altri mostri di Jess Zimmerman; le due donne senza nome del film, infatti, sarebbero soggetti ottimi per il saggio in questione, perché la loro pericolosità è legata, innanzitutto, a un modo di apparire e comportarsi diametralmente opposti a quello che dovrebbe essere tipico del modello femminile, per di più nipponico. Rimaste sole in un mondo di soldati ormai allo sbando, le due protagoniste vestono di stracci, si lasciano alle spalle orpelli e bellezza, e per sopravvivere uccidono uomini nascondendosi all'interno di uno sterminato campo di altissime graminacee. Le due non attirano gli uomini nella loro tana, non sfruttano eventuali arti di seduzione, ma, semplicemente, escono dal fitto dell'erba e uccidono. La loro mostruosità (almeno, quella delle donna più giovane) scompare nel momento in cui un uomo, l'ex vicino di casa Hachi, torna dalla guerra dichiarando morto Kishi, figlio della più anziana e marito della giovane; Hachi si invaghisce di quest'ultima e, dopo un breve periodo di riluttanza, la ragazza prende a correre ogni notte dal vicino per fare sesso, indebolendo di fatto sua suocera, vittima di un sentimento misto di gelosia, solitudine e terrore per il futuro. Se la ragazza, nel sesso, ritrova libertà e gioia, riappropriandosi di un'idea di "femminile" inestricabile dallo sguardo e dai desideri di un uomo, la più anziana si abbruttisce ancor più, finché non arriverà a farsi realmente demone, indossando la maschera Hannya appartenuta a un samurai di passaggio.


La maschera Hannya, tipica del Teatro No, incarna un demone femminile spinto da gelosia, risentimento e rabbia, che sono proprio i sentimenti di cui cade vittima l'anziana protagonista. Come nel No, tuttavia, la maschera muta con il mutare della prospettiva, cosa che il regista Kaneto Shindo rende alla perfezione attraverso inquadrature e luci: ripresa frontalmente, l'Hannya incarna il pericolo di una furia demoniaca, se ripresa, invece, leggermente dal basso, sembra che il demone pianga e provi dolore, un ambivalenza chiarissima, in particolare nel tragico, ambiguo finale di Onibaba. La maschera Hannya è  l'elemento più horror del film, anche perché le sue origini non vengono rivelate e, soprattutto, non viene mai chiarita la natura della maledizione che porta con sé. Non è però l'unico elemento che richiama atmosfere orrorifiche. C'è un terrificante pozzo, "nero e profondo", dove le donne gettano i cadaveri dei soldati uccisi; ci sono gli steli d'erba silenziosi e folti, claustrofobici quanto un qualsiasi campo di granturco all'interno dei più blasonati horror americani; ci sono volti non più umani, puniti da mano divina o, forse, resi tali dalle putride passioni nascoste nell'animo di chi li indossa; c'è l'intenso bianco e nero di immagini che sembrano vergate con l'inchiostro, e il trucco pesante di una donna che onibaba lo era già un po' prima di trovare la maschera Hannya. Onibaba è comunque un film fatto di emozioni violente, ambientato in un periodo caotico e confuso, e l'isolamento dei personaggi in un luogo così privo di riferimenti geografici lo rende quasi "post-atomico" nel modo in cui dipinge un mondo privo di leggi e valori. La sua particolarità, sicuramente, è l'essere ben poco dialogato, quasi privo di una colonna sonora, così che l'intensità emotiva dell'opera è affidata interamente a tre attori bravissimi (in particolare, Nobuto Okowa è magnetica, e 14 anni dopo sarebbe diventata la moglie del regista) e ad immagini suggestive che parlano da sole. Personalmente, sono molto contenta di averlo scoperto con questa challenge, e vi consiglio di provare a guardarlo almeno una volta, se non avete ancora avuto l'occasione!

Kaneto Shindo è il regista e sceneggiatore della pellicola. Giapponese, ha diretto film come Kuroneko e L'isola nuda. Anche produttore, scenografo e attore, è morto nel 2012.



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