Pur non avendo mai letto nulla di Jo Nesbø, il potere di Fassbender mi ha portata in sala per vedere L'uomo di neve (The Snowman), diretto dal regista Tomas Alfredson e tratto appunto dal romanzo omonimo dello scrittore norvegese. NO SPOILER, tranquilli.
Trama: Harry Hole, investigatore alcoolizzato, viene sfidato da un serial killer che firma i suoi delitti lasciando sulla scena del crimine un pupazzo di neve.
Come ho specificato all'inizio, di Jo Nesbø e del suo personaggio Harry Hole non so assolutamente nulla, quindi ho affrontato L'uomo di neve con lieta ignoranza, spinta da un trailer accattivante e sottilmente horror oltre che dalla presenza del bel Fassbender (che, per inciso, a un certo punto viene mostrato gratuitamente a torso nudo. Punto per lui!). Il nome Tomas Alfredson mi ha un po' spaventata, sono sincera. Dopo lo splendido Lasciami entrare il regista mi aveva annichilita con La talpa, formalmente ineccepibile e sontuoso ma anche una discreta mattonata sulle palle, siamo sinceri, e non so perché temevo che L'uomo di neve potesse seguire sentieri talpiani e tramortirmi sulla poltrona del cinema. Come sempre, la verità sta nel mezzo, almeno per quel che mi riguarda. L'uomo di neve non è un thriller dinamico zeppo di scene d'azione, non è neppure una pellicola dalla narrazione lineare o benedetta/maledetta da un bello spiegone prima della risoluzione finale, né un giallo dalla logica a prova di bomba; è, piuttosto, un film che si prende i suoi tempi e chiede allo spettatore molta attenzione, una certa sensibilità e, soprattutto, la disponibilità a seguire un percorso investigativo quasi "sottotono", privo di rivelazioni eclatanti o superdetective, zeppo di dettagli talvolta fuorvianti ma spesso importantissimi e, soprattutto, una vicenda che interseca un passato e un presente non separati da una linea netta e facilmente comprensibile. Il protagonista, Harry Hole, è sì dotato di un curriculum prestigioso ma è anche disilluso e piagato da un passato al quale si accenna appena, giusto in modo da fornirgli un minimo di profondità, e i suoi metodi investigativi non sono quelli geniali di uno Sherlock Holmes, quanto piuttosto quelli di un uomo taciturno ed introverso, che predilige l'osservazione e il silenzio allo sfoggio di intelligenza in grado di scioccare l'audience. La sua Watson, d'altra parte, è ancora più ambigua di lui benché molto più irruenta e la sua presenza punta a "sdoppiare" la trama, ramificando la rete di sospetti ed accuse così da impegnare lo spettatore nel più classico dei "whodunnit" mentre ci si domanda quanto marcio ci possa essere in Danim... Norvegia. Il pubblico paziente viene ripagato non solo da una storia cupa ed angosciante ma anche da un killer particolarmente efferato ed insidioso, silenzioso come i fiocchi di neve che cadono ogni volta in cui decide di agire e uccidere una donna "colpevole", e sapete bene quanto me che il rosso del sangue sul bianco della neve ci sta sempre molto bene.
La vena horror percepita nel trailer viene sviluppata anche nel film. Di nuovo, non si tratta di un'atmosfera horror scioccante, bensì qualcosa di sottile e capace di mettere brividi di inquietudine. Spesso, guardando L'uomo di neve, ho pensato che Dario Argento ci sarebbe andato a nozze (anche perché il povero Val Kilmer sembra Adrien Brody in Giallo. Il problema è che Brody era truccato, Kilmer è così al naturale, giusto Cielo...) ma l'approccio del regista italiano e quello di Alfredson non avrebbero potuto essere più diversi; le bufere di neve, l'oscurità e soprattutto l'abbondanza di vetrate e finestre prive di imposte, così che chiunque possa vedere cosa accade all'interno delle case svedesi, sono elementi che uniti provocano un tremendo senso di vulnerabilità, fanno sentire nudi davanti all'occhio nascosto del killer e dei suoi macabri pupazzetti di neve, eppure Alfredson gioca di sottrazione piuttosto che far saltare le coronarie agli astanti con qualche morte grandguignolesca preceduta da vetri spaccati o labirintiche fughe nell'oscurità. Prendiamo il killer, per esempio: figura oscura e mai mostrata non dico in viso ma quasi nemmeno a figura intera, "l'uomo di neve" uccide fuori campo ma allo spettatore vengono mostrati comunque i risultati delle sue azioni e se le fucilate in pieno volto appaiono finte come i soldi del Monopoli, così non è per gli arti che vengono recisi e dati in pasto ai pennuti, che qui abbondano più che in altri film. E poi, quei meravigliosi paesaggi innevati, santo Cielo, cosa non sono. Quelle grandiose panoramiche ad abbracciare ponti sospesi nel vuoto, montagne, sterminate distese di neve, laghi ghiacciati, paesini arroccati, il tutto splendidamente fotografato, instillano nel cuore dello spettatore mediterraneo un senso di straniamento, un'istintiva ritrosia (al cinema eravamo dieci persone: una si è infilata il maglione, altri due la giacca, due dietro di me hanno cominciato a starnutire come ascari e io, arrivata a casa, mi sono infilata sotto il plaid) e una desolazione infinita, al punto che questi personaggi costretti a vivere in zone simili appaiono, erroneamente, freddi come il paesaggio che li circonda. Il killer, con tutte le sue discutibili motivazioni, sembra quasi voler scuotere le coscienze addormentate dal gelo, i sentimenti trattenuti, lo sguardo triste di un Fassbender perfetto, persino il glamour raffinato e quasi regale di persone che sotto l'eleganza della neve fanno cose turpi, nascondendo segreti e perversioni. Il problema de L'uomo di neve, che leggo stroncato da più parti, forse è proprio quello di essere troppo "trattenuto" per il pubblico medio mentre invece Alfredson si riconferma maestro nel trasformare l'ovattato terrore nascosto nella neve in qualcosa che colpisce e fa sanguinare. E ora scusate ma dopo tutto questo parlare di gelo ho proprio bisogno di una cioccolata calda!
Del regista Tomas Alfredson ho già parlato QUI. Michael Fassbender (Harry Hole), Rebecca Ferguson (Katrine Bratt), Chloë Sevigny (Sylvia Ottersen e Anne Pedersen), Charlotte Gainsbourg(Rakel), J. K. Simmons (Arve Støp), James D'Arcy (Filip Becker), Toby Jones (Investigatore Svensson) e David Dencik (Idar Vetlesen) li trovate invece ai rispettivi link.
Val Kilmer interpreta Gert Rafto. Americano, lo ricordo per film come Top gun, Willow, The Doors, Una vita al massimo, Batman Forever, Heat - La sfida, L'isola perduta, Spiriti nelle tenebre e Déjà vu - Corsa contro il tempo, inoltre ha partecipato a serie quali Numb3rs e lavorato come doppiatore per Il principe d'Egitto e serie come Robot Chicken. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 58 anni e un film in uscita.
L'uomo di neve avrebbe dovuto originariamente venir diretto da Martin Scorsese ma il regista alla fine è rimasto solo come produttore. Detto questo, se L'uomo di neve vi fosse piaciuto recuperate magari Seven. ENJOY!
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venerdì 20 ottobre 2017
giovedì 12 ottobre 2017
(Gio) WE, Bolla! del 12/10/2017
Buon giovedì a t... no, buon giovedì un razzo! Qui siamo invasi dalle cimici, Mother! ancora non si vede da nessuna parte, il Funko Pop di Pennywise costa uno sproposito, l'universo incombe... AAARGH!, thank god che tra un po' è Friday... ENJOY!
Nove lune e mezza
Lego Ninjago - Il film
Dove non ho mai abitato
L'uomo di neve
Ancora il cinema d'élite non mi propone Madre! ma altra roba...
L'altra metà della storia
Nove lune e mezza
Reazione a caldo: Ah, il desiderio di maternità...
Bolla, rifletti!: Per me che ho la sindrome di Erode e al momento non desidero figli un film simile è da evitare come la peste. Però chissà che non porti l'italiano medio a pensare un po' sulla questione "madri surrogate" e all'effettivo problema delle donne che vorrebbero tanto avere figli ma non riescono...Lego Ninjago - Il film
Reazione a caldo: Meh.
Bolla, rifletti!: Ma adesso fanno film Lego su ogni cosa? Il primo Lego Movie mi era piaciuto ma questo mi ispira davvero poco: piuttosto aspetto il film dei My Little Pony!Dove non ho mai abitato
Reazione a caldo: A Savona, mi auguro.
Bolla, rifletti!: I drammoni sentimentali italiani non mancano mai da queste parti! E io, ogni volta, non manco di ribadire quanto mi facciano orrore...L'uomo di neve
Reazione a caldo: L'unico film interessante della settimana...
Bolla, rifletti!: Fassbender, thriller, sangue e... Tomas Alfredson? Hm. Un po' di paura talpesca ce l'ho ma mi fido, anche se non ho mai letto i libri di Jo Nesbø.Ancora il cinema d'élite non mi propone Madre! ma altra roba...
L'altra metà della storia
Reazione a caldo: Ne volevo una intera: Madre!.
Bolla, rifletti!: Però Jim Broadbent mi piace proprio tanto e questo mi sa di film invernale da guardare accoccolati in poltrona sotto le coperte, con la lacrima nell'occhio. Magari in futuro lo recupererò.
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