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venerdì 8 ottobre 2021

Bollalmanacco On Demand: Mulholland Drive (2001)

Mi devo scusare. E' più di un anno che ho abbandonato gli On Demand, lasciando richieste a macerare da tempo ormai immemorabile. Soprattutto, mi devo scusare con Bobby Han Solo perché ho deciso brutalmente di saltare la visione di Ciao Ni!. Ormai se riesco a vedere due film a settimana posso accendere un cero alla Madonna e con tutto quello che di bello c'è da recuperare, vivrei la visione di un film scritto e interpretato da Renato Zero come una privazione: puniscimi pure con la richiesta di qualche horror di serie Z, italiano, orribile, inguardabile, giuro che stavolta non mi sottrarrò! Scusami ancora! Ciò detto, oggi tocca ad Arwen Lynch e alla sua richiesta di un post su Mulholland Drive, scritto e diretto nel 2001 dal regista David Lynch. Il prossimo film On Demand dovrebbe essere A caccia di un sì, chiesto dalla mitica Alessandra. ENJOY!


Trama: Betty, giovane attrice di belle speranze ospite nell'enorme casa della zia, trova come inaspettata inquilina una ragazza che, dopo un incidente, ha perso la memoria e si fa chiamare Rita. Le due decidono di indagare sul passato di Rita ma non sarà così facile...


Ho guardato per la prima volta Mulholland Drive ai tempi dell'università, quando riuscivo (ah, bei tempi!) a spararmi anche due film al giorno. La grossa quantità di pellicole viste in una settimana è però uno dei motivi per cui ricordavo ben poco di un film che avevo capito ancora meno, e l'unica cosa che si era impressa nella mia corteccia cerebrale era stata la comparsa improvvisa del terrificante clochard che porta allo svenimento il povero Patrick Fischler, cosa che, fortunatamente, mi ha impedito di saltare nuovamente sulla poltrona per lo shock. Stavolta devo ammettere che, anche grazie ai post di Edoardo, la visione di Mulholland Drive è stata molto più "facile" della precedente e sono riuscita così a godermi anche la bellezza formale di questo sogno (o incubo) messo su pellicola, innamorandomi soprattutto dell'interpretazione di una Naomi Watts semplicemente perfetta, un vero e proprio Giano bifronte capace di lasciare spiazzati. La sua Betty, attrice ingenua, pura ed innocente eppure dotata di un talento per la recitazione fuori dal comune, è l'ideale protagonista di una storia che più "hollywoodiana" non si può, un noir a base di donne splendide e prive di memoria, seguite da pericolosi criminali, che coinvolgono (e sconvolgono) persone ignare che si ritrovano a doverle aiutare affrontando esperienze al limite del surreale. Accanto a quella di Betty, c'è un'altra storia che sembra uscita dritta da una sceneggiatura hollywoodiana, magari qualche gangster movie alla Tarantino o dal sapore mafioso, ovvero quella del regista Adam, costretto da criminali senza scrupoli a scritturare un'attricetta per il suo nuovo film, pena vedersi privare di fama, ricchezza e vita. Cos'hanno in comune queste due storie lo scoprirete, ahimé, solo nella seconda parte del film, quando si paleserà il fil rouge (o fil bleu, fate voi) che percorre Mulholland Drive dall'inizio alla fine... o magari arriverete ai titoli di coda senza averci capito un'acca, cosa molto probabile.


Seguendo quanto mi ha suggerito il cervellino, l'unico modo di affrontare Mulholland Drive è partire dalla consapevolezza che sogno e realtà sono ribaltati: ciò che sembra lineare e comprensibile, oserei dire "sicuro", nonostante la particolarità delle situazioni presentate, è proprio il sogno nato dalla frustrazione e dal senso di colpa di una persona impazzita per amore e gettata via senza troppa considerazione, mentre nel momento in cui l'unità temporale si frammenta e le visioni cominciano a farla da padrone mescolandosi ai flashback, allora siamo di fronte all'impietosa realtà in cui Betty (amata dalla zia, solare, coccolata dagli sconosciuti e attrice dal talento smisurato) non esiste ma c'è solo Diane, un'attricetta spiantata dal carattere cupo e bizzoso, decisa a vendicarsi della donna che l'ha sedotta e abbandonata per un regista (che, nel sogno, ovviamente viene vessato in ogni modo possibile e immaginabile). Nel mezzo delle due realtà, un confine che sembra la Loggia Nera di Twin Peaks, dove un mefistofelico presentatore continua a ripetere "Silencio, no hay banda" (consegnando allo spettatore la chiave dell'intero film) e dove una cantante distrugge con un solo, tristissimo brano, sia il sogno che la realtà, dando modo agli elementi stridenti del primo di invadere la seconda con tutta la terrificante gioia della follia che cancella ogni cosa. Questo paragrafo prendetelo col beneficio d'inventario, ché potrebbe essere tutto un tentativo di bullarmi fingendo di averci capito qualcosa, che ne sapete?


Quello che è sicuramente innegabile, al di là di tutte le interpretazioni, delle inquietanti scatole blu più potenti della Torre di King e delle ancor più inquietanti chiavi che le aprono, è la bellezza di Mulholland Drive e sì, anche la sua capacità di intrattenere lo spettatore. Il sogno di Betty è giustamente coinvolgente, così come il mistero di Rita, e non c'è vergogna alcuna nel godersi staccando un po' il cervello le disgrazie di Adam, prendendo tutta la ridda di assurdi personaggi incontrati, il Cowboy in primis, come figure bizzarre e grottesche messe giusto per incuriosire ancor più lo spettatore; epurato da tutti gli elementi palesemente onirici, il sogno di Betty è una semplice storia ricca di suspance in cui le due protagoniste, a poco a poco, arrivano ad amarsi nonostante Betty sappia che, probabilmente, Rita nasconde qualcosa di oscuro che potrebbe ostacolare questo amore. E' un sogno godibile, forse un po' ingenuo e sciocchino, che lascia a bocca aperta per la bravura di Naomi Watts (il provino di Betty è qualcosa di splendido) e la bellezza sensualissima di Laura Harring, e che rende ancora più preziosi i momenti di vera "locura", quando tutto si confonde; le luci rosse e blu nell'ipnotica sequenza del Club Silencio, il senso di tristezza e imminente tragedia così tangibile che, anche non capendo nulla, viene da piangere assieme a Rita e Betty, l'orrore che viene vomitato in quel finale da brividi, da tapparsi le orecchie, la "condanna" definitiva della donna dai capelli blu, sono quei tocchi lynchiani che rendono Mulholland Drive un gioiello raffinatissimo e fanno venire voglia di riguardare da capo tutte le opere del regista per reimmergersi nei suoi sogni, nei suoi incubi e nei suoi deliri. Basta solo buttarsi senza paura!


Del regista e sceneggiatore David Lynch ho già parlato QUI. Naomi Watts (Betty/ Diane Selwyn), Laura Harring (Rita/Camilla Rhodes), Robert Forster (Detective McKnight), Brent Briscoe (Detective Domgaard), Patrick Fischler (Dan), Dan Hedaya (Vincenzo Castigliane), Justin Theroux (Adam) e Melissa George (Camilla Rhodes) li trovate invece ai rispettivi link. 


Tra le guest star del film segnalo Michael Anderson, che interpreta Mr. Roque e che era il nano di Twin Peaks, il compositore Angelo Badalamenti, che interpreta Luigi Castigliane, Billy Ray Cyrus (Gene), la cantante Rebekah del Rio nei panni di se stessa e nientepopodimeno che Laura Palmer e Ronette Pulaski in mezzo al pubblico del Club Silencio. A proposito di Twin Peaks, a quanto pare Lynch aveva già pensato a Mulholland Drive nei primi anni '90 come spin-off della serie e le vicende di Betty sarebbero dovute capitare ad Audrey Horne, personaggio principale dello spin-off in questione; lo spin-off è poi diventato il pilot per un'altra serie (intitolato Mulholland Dr.), rigettata dalla ABC perché incomprensibile e noiosa, e infine il film che conosciamo tutti. Se Mulholland Drive vi fosse piaciuto recuperate le tre stagioni di Twin Peaks, Inland Empire e Strade perdute. ENJOY!

domenica 29 settembre 2019

Bollalmanacco On Demand: Inland Empire - L'impero della mente (2006)

Dopo millemila giorni torna il Bollalmanacco On Demand. Ce n'è voluta, eh, ma alla fine sono riuscita a finire di vedere Inland Empire - L'impero della mente (Inland Empire), scritto e diretto nel 2006 dal regista David Lynch e chiesto dall'adorata amica Silvia. Il prossimo film On Demand dovrebbe essere Penelope. ENJOY!


Trama: dopo avere ottenuto il ruolo tanto desiderato, un'attrice smette di distinguere la realtà dalla finzione e si perde in un allucinante trip di eventi...



Siccome di Inland Empire non si può proprio parlare, vi tedierò un po' con qualche aneddoto personale che giustifica anche perché ci ho messo così tanto per sfornare un nuovo post On Demand. L'ultimo lungometraggio di David Lynch (se non vogliamo considerare tale l'ultima serie di Twin Peaks) dura quasi tre ore e io, ovviamente, tutto questo lusso temporale non ce l'ho. Sono vecchia, ormai ho 38 anni, prima delle 21.30 non riesco a cominciare a guardare film (e considerate che questo non l'ho nemmeno proposto al Bolluomo, ci mancherebbe) e ammetto che ogni volta Inland Empire mi faceva crollare tra le braccia di Morfeo dopo 15/20 minuti al massimo; ho provato a guardarlo al mattino, mentre facevo colazione, e talvolta mi veniva da dormire anche lì, a rischio di pucciare la faccia nel tea. Insomma, un successone. Probabilmente Lynch riderebbe di me, oppure magari mi direbbe che il modo migliore per fruire di Inland Empire è proprio lasciare che le immagini del film si mescolino a quel meraviglioso momento in cui la mente svariona prima di abbandonarsi al sonno e ai sogni, mentre gli amanti di Lynch e i cinèfili degni di questo nome mi ricopriranno di insulti e ignominia perpetua. Vi do ragione, per carità, ma a mia discolpa posso dire di averci provato e di essere stata onesta: "qualcuno", messo davanti ai miei evidenti limiti e di fronte alla mia richiesta di aiuto, mi ha detto "leggiti qualche recensione in giro e prova a fartene una tua idea, simulando di averlo visto. Magari dilungati sul fatto che è un film molto lynciano, con degli attori molto lynciani... con un po' di pratica vedrai che riuscirai a scrivere lunghissimi post anche sul nulla cosmico. In fondo è quello che fanno i critici cinematografici stipendiati... mica li guardano per davvero i film". Come dargli torto, in effetti? Perfetto, allora la butto lì: Inland Empire è un film importantissimo, un pugno nello stomaco, indispensabile, lynchiano, perturbante, inquietante e, soprattutto, disturbante. Di sicuro ho azzeccato tutti i termini giusti, il post potrebbe anche essere finito qui, nevvero?


Dai, si scherza. Però diamine, leggenda narra che Lynch abbia telefonato alla Dern e, manco fosse Uma Thurman nella pubblicità della Schweppes, le abbia detto "ti va di sperimentare?" e di sicuro né lui né gli attori coinvolti sono riusciti a spiegare in che diamine consista Inland Empire quindi come posso riuscirci io? E soprattutto, perché dovrei? Lì per lì, tra l'altro, Inland Empire ti gabba, infido, e salvo un siparietto con una sit-com a base di conigli antropomorfi e gente che parla in ungherese, ti illude che abbia una trama: un'attrice moglie di un marito orco ottiene il ruolo tanto agognato e finisce preda, nonostante mille avvertimenti, del co-protagonista donnaiolo, al punto da confondere la vera se stessa con il personaggio che sta interpretando, mentre cominciano a circolare voci inquietanti sull'impossibilità di concludere le riprese di un film già naufragato una volta per motivi mai chiariti. Una trama interessante, che già di per sé titillerebbe l'attenzione dello spettatore e di tutti i fan di Lynch. Peccato che quest'ultimo non avesse intenzione di dirigere un lungometraggio, bensì una serie di "corti" che alla fine lo sono diventati e che hanno creato un trip cinematografico senza capo né coda, senza unità di tempo o spazio, un'infinita serie di suggestioni che sta allo spettatore scegliere come vivere e, probabilmente, come interpretare. Passato, presente e futuro non esistono più, c'è un continuo stream of consciousness che definire tale sarebbe comunque improprio, perché il punto di vista non è sempre quello di Nikki/Susan e talvolta vengono inseriti altri personaggi protagonisti di vicende proprie, che possono essere legate o slegate da quella principale, che comunque principale non è. Insomma, un casino vero, e rimanerne affascinati o meno dipende dalla disposizione d'animo dello spettatore.


Io, lo ammetto, andavo a momenti. L'atavico istinto di horroromane unito alla pavloviana memoria dei migliori istanti twinpeaksiani mi ha portata ad apprezzare moltissimo gli infiniti corridoi in cui si perde Laura Dern, bui salvo per luci rossastre, tendaggi, pavimenti con pattern assai simili a quelli della Loggia Nera, gente deforme che strilla sconvolta in camera, persone che appaiono e scompaiono senza un perché; oppure, le assurde sequenze in cui la gente canta e balla, d'amblé, con altri posti a fare i silenziosi testimoni della follia, ma anche il momento in cui la senzatetto asiatica in botta racconta la sua assurda storia, per non parlare della sempre meravigliosa Grace Zabriskie, la cui sola presenza a me fa gelare il sangue nelle vene. La Dern meriterebbe l'applauso per il modo in cui asseconda ogni pazzia di Lynch senza perdere bravura o dignità, ché son tutti buoni a far gli attori per il depresso Von Trier, ma non vorrei essere nei panni di chi legge uno script di Lynch e affida l'anima al Sacro Cuore di Maria ad ogni ciak, sperando di non sbagliare o non fare una figura barbina imboccando invece la strada per il ridicolo involontario. Per contro, all'ennesimo dialogo tra polacchi e davanti alla fissità di uno psicologo che guardava la Dern con la stessa mia faccia disinteressata e annoiata, avrei voluto che il mio cervello partisse per l'Inland Empire dei sogni per non tornare mai più e ammetto, comunque, di avere fatto una fatica incredibile ad arrivare al termine di una visione protrattasi più o meno per una settimana, segno che questo Lynch sperimentatore ed estremo non fa proprio per me, per quanto gli riconosca una dignità artistica e visionaria senza pari. Di sicuro, la visione di Inland Empire è un'esperienza che consiglio, almeno una volta nella vita, ma dubito che io stessa la ripeterò.


Del regista e sceneggiatore David Lynch, anche voce di Bucky J, ho già parlato QUI. Grace Zabriskie (visitatore n. 1), Laura Dern (Nikki Grace/Susan Blue), Jeremy Irons (Kingsley Stewart), Justin Theroux (Devon Berk/Billy Side), Harry Dean Stanton (Freddie Howard), William H. Macy (Annunciatore), Laura Harring (Ospite alla festa/Jane Rabbit) e Naomi Watts (voce di Suzie Rabbit) li trovate invece ai rispettivi link.


Tra le guest star compaiono Nastassja Kinski nei panni della signora e Ben Harper in quelli del pianista. Il film ha un "sequel" o, meglio, è affiancato da una raccolta di scene eliminate dal titolo More Things That Happened, uscito nel 2007 come appendice alle edizioni video del film. Se Inland Empire vi fosse piaciuto, ovviamente, recuperatelo, e aggiungete il resto della filmografia di David Lynch. ENJOY!

venerdì 3 ottobre 2014

All Souls Day: Dia de los Muertos (2005)

Halloween si avvicina o, meglio, si avvicina il giorno dei morti, un po' più italiano. Non è che abbia deciso di riguardare All Souls Day: Dia de los Muertos per l'occasione (anche perché manca un mese!), ma obiettivamente il film diretto nel 2005 da Jeremy Kasten è talmente mollo che non sapevo come iniziare il discorso...


Trama: due ragazzi si ritrovano bloccati in uno sperduto paesino del Messico dove le persone, apparentemente, praticano sacrifici umani. Ovviamente dietro a questa barbarie ci sono motivi assai validi, che si manifesteranno nel Dia de los Muertos.


Ho ritrovato All Souls Day mentre mettevo a posto la stanza e, siccome ricordavo la presenza di Danny Trejo e nient'altro, ho deciso di riguardarlo. Come un flash, purtroppo, mi è tornato subito in mente perché il mio cervello avesse rimosso l'intera pellicola: trattasi infatti di tipico esempio di horror "indipendente" di inizio nuovo millennio, probabilmente distribuito solo sul mercato all'epoca quasi morente dell'home video e ravvivato dalla presenza di un paio di guest star di sicuro richiamo per i gonzi (la gonza alza la mano) appassionati del genere. L'idea di fondo non sarebbe nemmeno male, perché il Dia de los Muertos, con gli scheletrini danzanti, il trucco macabro e la forte componente superstiziosa, è di per sé una festa affascinante ma figuriamoci se non arrivava l'americano che riduceva il tutto ad una triste storia di zombie con l'aggiunta di un paio di sombreri e di vecchie messicane borbottanti; guardando All Souls Day sembra di vedere una qualsiasi (brutta) versione de La notte dei morti viventi romeriana, con l'aggiunta di twentysomething irritanti, colori sgargianti, personaggi che fanno cose "a caso", flashback imbarazzanti (non ho mai capito a cosa servano le sequenze ambientate negli anni '50 quando quelle ambientate nel presente sono già più che sufficienti, Jeffrey Combs era proprio necessario? E, se sì, non potevano infilarlo da un'altra parte??) e attori pessimi. L'assunto iniziale, per quanto banale, sarebbe anche interessante ma viene rovinato dalla noia centrale e da un finale talmente stupido da far ridere i polli, con i personaggi superstiti che rimangono lì, a guardarsi in faccia come dei fessi, dopo aver rischiato per tutta la notte di morire masticati o peggio.


Della regia di Jeremy Kasten non parlo perché, oggettivamente, è inesistente, non ha un briciolo di personalità e riesce a conferire alla pellicola un piattume raro, mentre i pochi effetti speciali vanno dal ridicolo al non necessario visto che il gore di All Souls Day è molto edulcorato (gli zombi si rivelano pericolosi solo negli ultimi minuti e, tra l'altro, se non fosse per l'imbecillità dei coinvolti non ne avrebbero nemmeno l'occasione, poverini!). Gli attori, invece, meritano un capitolo a parte, non tanto gli anonimi ragazzetti scelti per interpretare i protagonisti, il cui basso livello obiettivamente non mi ha stupita più di tanto, quanto i pezzi grossi usati come esca per gli incauti spettatori. Di Jeffrey Combs ho già detto, un pover'uomo sprecato, mentre Danny Trejo porta a casa una delle interpretazioni più imbarazzanti della sua carriera e se la gioca con una Laura Harring molla come la panissa ed inespressiva quanto un gatto di marmo, conciata come la Bella Figheira del Trio; il futuro Machete, indiscusso re di ogni caratterista messicano, in Dia de los Muertos biascica con un accento terribile e, orrore degli orrori, in una scena scultissima si ravana il pacco per almeno cinque minuti mentre cerca di concupire la disgustata protagonista. A completare l'opera c'è uno svogliatissimo David Keith, probabilmente bisognoso di dinero, mentre il vincitore della palma di peggior attore nell'intera pellicola, il vecchio che interpreta lo sceriffo nei flashback, l'hanno sicuramente pescato tra i clochard di Hollywood, non c'è altra spiegazione. Quindi, riassumendo, fossi in voi non mi avvicinerei ad All Souls Day neanche per sbaglio e neanche per amor di completezza riguardo la filmografia di un paio di attori diventati cult. Meglio svuotare una bottiglia di tequila e lasciare che le allucinazioni da alcool facciano il loro effetto, datemi retta!


Di Jeffrey Combs (Thomas White), Laura Harring (Marcia) e Danny Trejo (Vargas Diaz) ho già parlato ai rispettivi link.

Jeremy Kasten è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Horror in the Attic e il remake di The Wizard of Gore. E' anche produttore, sceneggiatore e attore.


I quattro ragazzi protagonisti sono tutti volti meno noti della TV quindi, non essendo troppo esperta di serie e affini evito di entrare in argomento, tuttavia segnalo la presenza di David Keith (il "papà di Drew Barrymore in Fenomeni paranormali incontrollabili) nei panni dello sceriffo e di Ellie Cornell (che ha partecipato ad Halloween 4 - Il ritorno di Michael Myers, Halloween 5 e House of the Dead) in quelli di Sarah White. ENJOY!

venerdì 30 ottobre 2009

Ghost Son (2006)

E dopo tanto tempo torniamo un po’ all’horror italiano, che di recente non sta dando troppe soddisfazioni. Diciamo pure che è dagli anni ’80 che il genere si è affossato. Anni ’80 che vedevano il buon Lamberto Bava regalarci un pur imperfetto capolavoro come Demoni, mentre oggi dobbiamo accontentarci, ahimé, del mediocre Ghost Son, sempre dello stesso regista, girato nel 2006 e distribuito in Italia un anno dopo, ovviamente in sordina.



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La trama: in Africa, Stacey e Mark conducono la loro felice vita di fidanzatini, finché lui non muore in un incidente con la jeep. Nella casa che i due dividevano comincia però a manifestarsi quello che parrebbe il fantasma dell’uomo che, dapprima, cerca di indurre Stacey al suicidio in nome di un amore eterno e poi, non riuscendo a sortire effetti, le regala un’ultima notte d’amore dalla quale nasce Martin. Un bambino troppo strano per non destare sospetti…



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Questa pellicola si divide in momenti pregevoli e momenti decisamente trash. Peccato che questi ultimi siano legati strettamente al bambino che, in teoria, dovrebbe essere la presenza più inquietante del film. Cominciamo col dire che quello che temevo di più, ovvero l’ambientazione africana, è in realtà il punto di forza del film, che affonda le radici nelle leggende legate agli spiriti, alla morte, e al loro rispetto. Emblematiche in questo senso le figure della vecchia che rifiuta di vendere una scultura di legno perché scrigno dell’anima del proprio figlio, e anche quella della la piccola Thandie, orfana di madre ma non dello spirito della stessa, che continua a darle saggi consigli anche dall’aldilà. E’ interessante la contrapposizione tra la concezione rituale della vita e della morte, tipica di una realtà diversa da quella occidentale, e la nostra, alterata da un costante senso di sicurezza ed arroganza, legato al volere tutto e subito: non a caso Stacey, che non vuole accettare la morte di Mark, si appropria di un rito Africano che nemmeno capisce, ed attira su di sé uno spirito troppo inquieto e maligno, incapace di stare solo nella morte.



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Peccato che ad un certo punto, dato il titolo del film, arriva il Ghost Son. Premesso che il concepimento di questa creatura è quanto meno ambiguo e a tratti ricorda quello di Mia Farrow in Rosemary’s Baby, il dilemma sta in questo: ma perché dopo la nascita di Martin il pargolo viene considerato “posseduto” dallo spirito di Mark, mentre all’atto del concepimento si capisce benissimo che il padre non è lui, visto che il suo fantasma osserva la fidanzata venire praticamente violentata da un mostro scaglioso con le sue ingannevoli sembianze? Però dopo questa scena inequivocabile, a quanto pare gli sceneggiatori hanno deciso di cambiare rotta, e qui arrivano le chicche trash. Come il Baby Herrman di Chi ha incastrato Roger Rabbit?, il pargolo posseduto ha le stesse voglie del papà. Quindi, in due scene magistrali, scapezzola la mamma a morsi fino a farle uscire il sangue (la mamma, all'infermiera: "Ma, signora, io ho sentito i denti!!" E l'infermiera: "Io no." Sì, non è che i dialoghi siano memorabili...) e in un altra le palpa sempre la tetta con la manima prensile, sotto la doccia, mentre lei sgrana tanto d'occhi, guardando inequivocabilmente le pudenda del pargolo che poi rimprovera con un: "Ma, MARTIN!!!". Ammazza, a 5 mesi già si eccita sessualmente? Sono indecisa se considerare la scena una trashata di rara fattura oppure un inno alla pedofilia. Le altre prodezze del bambino sono una svomitazzata degna dell'Esorcista e l'imitazione perfetta della voce del papà. Orrore. E non voglio nemmeno parlare dell'Elefante che scorazza per casa alla fine, o del coniglio che la stolta donna conserva nei sacchetti per freezer, ma con la testa intera e PELOSA!! Ma cosa te ne fai, sei scema?!



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Appurato dunque che la trama è un pò una boiatazza, restano le musiche, assai carine, e ovviamente la bravura di Bava che, tanto per cambiare, non è un registucolo qualsiasi, ma azzarda virtuosismi e riprese da particolari angoli (oltre le ventole del soffitto, tra le travi, dal fondo della vasca, ecc. ecc.) che elevano il prodotto rispetto alla media. Anche la fotografia è buona, le riprese interne sono abbastanza claustrofobiche e quelle esterne rendono decisamente onore all'Africa che le ha ospitate. Gli attori invece sono dei cani. Dei veri cani. Soprattutto i due interpreti maschili (Laura Harring è deliziosa nel crescendo della sua inquietudine), ma anche quella femminile non scherza a tratti, l'ho visto in inglese (per evitarmi un sicuramente orrendo doppiaggio) e posso assicurare che un Texano con la bocca piena di patate crude non avrebbe fatto di peggio. Menzione d'onore però alla mia amica Coralina Cataldi - Tassoni (vedi la perla: Il Bosco 1) che fa una guest appearence. Insomma, non dico di evitarlo, ma di mettersi a guardarlo con occhio molto critico. Io gli do una media sufficienza.


Lamberto Bava è il regista della pellicola. Italiano e figlio d'arte, visto che il padre era il divino Mario Bava, che ci ha regalato perle di horror gotico, lo ricorderei per film come Demoni e il suo seguito, Una notte al cimitero, A cena col vampiro, prima che la sua carriera venisse segnata dallo storico e trashissimo fantasy Fininvestiano Fantaghirò (che firmerà per ben 5 volte) e dagli orrendi Sorellina e il principe del sogno e Desideria e l'anello del drago. Ha 65 anni.



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Laura Harring interpreta Stacey. L'attrice messicana ha recitato in film come Mulholland Drive, l'orrendo Derailed, l'inedito (in Italia, ma io l'ho visto ed è molto carino) All Souls Day: Dia de los muertos e Chiamata senza risposta. Per la TV ha partecipato a Baywatch, Flipper, Baywatch Night e The Shield. Ha 45 anni e tre film in uscita.


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John Hannah interpreta Mark. Per la serie "dove ho già visto sta faccetta?", la risposta è nei tre episodi de La Mummia, con Brendan Fraser, dove interpretava il fratello della protagonista. L'attore scozzese ha anche partecipato a Quattro matrimoni e un funeraleSliding Doors. Per la TV ha lavorato ad alcuni episodi di Alias e Frasier. Ha 47 anni, due film e una serie TV in uscita.



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Pete Postlethwaite interpreta Doc, l'amico dei due sfortunati sposini. Anche lui scozzese, anche lui faccia conosciuta, visto che nel Romeo e Giulietta di Baz Luhrmann interpretava il frate. Tra i suoi altri film ricordo Amleto, Aliens, il bellissimo Nel nome del padre, lo splendido I soliti sospetti, Dragonheart, Il mondo perduto: Jurassic Park, The Shipping News: ombre dal passato, Dark Water, The Omen. Ha 63 anni e quattro film in uscita.



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E ora vi lascio con il trailer italiano del film, che pure avevo già messo in un altro post, se non rammento male... ENJOY E.... HAPPY HALLOWEEN!!!!!









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