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martedì 22 ottobre 2024

Alien³ (1992)

Seguendo la challenge di Letterboxd, oggi avrei dovuto parlare di Alien - La clonazione, ma che senso avrebbe avuto guardarlo se prima non avessi rivisto Alien³, diretto nel 1992 dal regista David Fincher?


Trama: Ripley sopravvive a un atterraggio di fortuna sul pianeta-prigione Fiorina "Fury" 161 ma scopre che con lei è atterrato anche un alieno...


A dimostrazione di quanto la saga Alien non abbia mai fatto presa sulla mia coscienza di cinefila, neppure ora che, a 43 anni suonati, ne sto riguardando/recuperando i film, comincerò il post dicendo che Alien³ non mi è sembrato così aberrante rispetto ai suoi predecessori. Certo, la coerenza, la solidità che c'erano in Alien e Aliens - Scontro finale qui non si percepisce, ma come potrebbe? David Fincher era al suo primo lavoro importante e, tra ingerenze degli studios, cambi quotidiani di sceneggiatura, pressioni per finire di girare in tempo entro una data d'uscita già definita, è un miracolo che il regista non sia fuggito a gambe levate lasciando la produzione dopo mezza giornata. Tutto ciò ha riempito innanzitutto il film di incongruenze a livello di sceneggiatura e contribuito a rendere alcuni passaggi oscuri, per non parlare di un paio di personaggi che perdono o acquistano importanza apparentemente senza alcun senso, eppure l'atmosfera di tragico, ineluttabile nichilismo, che sarebbe poi esplosa nell'opera più famosa di Fincher, Seven, qui è palpabile fin dall'inizio. In Alien³ non c'è speranza per nessuno. Un potenziale nucleo familiare viene spazzato via con una spietatezza agghiacciante, un sentimento in boccio stroncato alla radice da fiotti di sangue, una flebile speranza di sopravvivenza viene consegnata a chi ne è privo da anni ma l'unica, reale fonte di salvezza e autodeterminazione è la morte. Una morte temuta, certo, ma chiesta più volte come dignitosa conclusione di una battaglia perduta a causa delle macchinazioni di chi non rispetta la vita umana e guarda solo ad uno squallido profitto. E' difficile, se non addirittura impossibile, affezionarsi ai detenuti di Fiorina 161, questo è certo, ma è altrettanto impossibile non amare la Ripley umanissima e stanca di Alien³, la fragilità che trasuda da una tempra d'acciaio ormai fiaccata da innumerevoli traumi, sia fisici che psicologici. Il film di Fincher non diverte mai, piuttosto angoscia per il suo "mai una gioia" reiterato, eppure lo trovo apprezzabile proprio per questo motivo, chiamatemi pazza.


In Alien³, poi, ho trovato quello che per me, al momento, è il miglior personaggio della saga, il medico "decaduto" Clemens di Charles Dance. Pacato, gentile, dotato di britannico aplomb e mai fuori posto (tranne in una scena, porca di quella miseria...), sarei stata ore a guardarlo e sentirlo raccontare la sua triste storia, aggrappandomi alla sciocca speranza di un happy ending che negli Alien in generale, e Alien³ in particolare, è più raro dell'ossigeno. Anzi, a dire il vero mi ha intrattenuto più l'elemento umano di quello alieno. Per quanto mi riguarda, infatti, il vero difetto di Alien³ è, innanzitutto, uno xenomorfo abbastanza orripilante, realizzato con effetti speciali che sembrano molto più vecchi di quelli utilizzati nel '79, poi uno scontro finale che a me è sembrato soporifero. Mai avrei pensato di addormentarmi guardando un Alien (soprattutto perché Alien³ è molto gore), eppure è successo, e l'ultima mezz'ora si è trasformata in un'ora di click sul tasto rewind del telecomando. Non so se è stata colpa dei setting tutti uguali, resi ancora più uggiosi da una cupa monocromia, se è un problema della regia inesperta, del montaggio o del sembiante assai simile dei vari detenuti (avendo ormai difficoltà a ricordare i nomi dei personaggi, l'unica speranza è avere personaggi interpretati da attori dal volto molto familiare, come quello di Pete Postlethwaite), ma prima del gran finale ammetto di essermi persa più volte, ben poco convinta dalla trappola architettata ai danni dello xeno-cane. So che del film esiste una "Assembly Cut", chiamata così perché Fincher, ancora rivoltato dall'esperienza a distanza di anni, si è rifiutato di rimettere mano al girato e ha dato via libera a chiunque volesse riproporlo senza tagli, e forse il modo migliore per fruire di Alien³ sarebbe guardarla prima di emettere giudizi, ma al momento sono a posto così e mi accontento di quanto di buono è rimasto nella versione che potete trovare su Disney +.


Del regista David Fincher ho già parlato QUI. Sigourney Weaver (Ripley), Charles S. Dutton (Dillon), Charles Dance (Clemens), Paul McGann (Golic), Ralph Brown (Aaron), Holt McCallany (Junior), Lance Henriksen (Bishop II) e Pete Postlethwaite (David) li trovate invece ai rispettivi link.


Richard E. Grant
aveva fatto il provino per il ruolo di Clemens, in quanto David Fincher è un grande fan di Shakespeare a colazione e avrebbe voluto riunire Grant a Paul McGann e Ralph Brown. La produzione, purtroppo, ha ritenuto l'attore troppo mite per l'ambiente carcerario e ha preferito dare il ruolo a Charles Dance. Ciò detto, se Alien³ vi fosse piaciuto, recuperate Alien, Aliens - Scontro finale, Alien - La clonazione, Prometheus e Alien: CovenantENJOY!  

martedì 9 aprile 2024

Omen - Il presagio (2006)

Potevo non concludere il recupero dedicato alla saga di Damien Thorn con Omen - Il presagio (The Omen), diretto nel 2006 dal regista John Moore?


Trama: poiché suo figlio è nato morto, l'ambasciatore Robert Thorn si fa convincere a sostituirlo, all'insaputa della moglie, con un altro bimbo nato lo stesso giorno. Il piccolo Damien cresce finché, a cinque anni, comincia a risultare evidente che è legato a qualcosa di oscuro... 


Che dire di questo Omen - Il presagio, se avete già visto e conoscete Il presagio del 1976? Nulla, in effetti, perché il film di Richard Donner non è una di quelle opere invecchiate male, che avrebbero bisogno di una rinfrescata. Non a caso, il film di John Moore non riaggiorna proprio nulla, a partire dalla storia. La vicenda di Robert Thorn e delle conseguenze della sua sventurata scelta dettata da amore paterno, proseguono identiche a quelle dell'originale, salvo per un'introduzione che riprende una delle idee di Conflitto finale (ci sono scienziati e preti spaventati davanti all'avvento di una cometa anormale e, sul finale, il Papa non reagisce benissimo al fato di Damien) e qualche piccolissimo aggiustamento a livello di morti, grazie anche ai mezzi sicuramente diversi da quelli del 1976. Per parlare al meglio di Omen - Il presagio dovrei dunque mettermi nei panni di chi non ha mai visto Il presagio, e in quel caso direi che le atmosfere angoscianti dell'originale vengono mantenute, in particolare l'equilibrato senso di ineluttabilità che condanna i protagonisti fin dalla prima inquadratura; dico "equilibrato" perché, nei seguiti, si è optato per il ricorso ad un aiuto demoniaco troppo pesante e sfacciato, mentre la sceneggiatura di Omen - Il presagio e del suo capostipite stanno ancora bene attente a veicolare un minimo di incertezza relativamente alla natura sovrannaturale delle varie morti e a quella demoniaca del bambino. Giusto per venire incontro a un gusto più moderno, nel remake sono stati introdotti incubi e visioni che mancavano nel capostipite, per il resto è davvero difficile trovare le differenze tra i due.


A livello di messinscena, John Moore ha cercato una propria cifra stilistica, pur contraendo un enorme debito con Il sesto senso di Shyamalan, uscito quasi dieci anni prima. Il colore di Damien, infatti, è il rosso, una tinta che si manifesta prepotente con abiti, oggetti o dettagli, nel momento in cui qualcosa di sovrannaturale oppure orribile sta per accadere. L'utilizzo del rosso è l'unica particolarità di un film elegante e pulito, dove l'ingerenza della CGI si fa sentire solo nelle sequenze ambientate a Subiaco, abbastanza farlocche non solo per la scelta di scurire tantissimo la fotografia ma anche per quella terrificante ed inutile nevicata davanti all'improbabile chioschetto con sopra scritto "Rinfresco" (tolto questo dettaglio, si vede già dalle campagne che lì i protagonisti non sono in Italia, bensì in Croazia). Quanto agli attori, bisogna riconoscere che i protagonisti del 1976 avevano una raffinatezza e un'eleganza congenita che quelli moderni si sognano, e che Harvey Stephens era un pargolo ben più cattivo e terrificante di questo moccioso mogio. A parte questo (forse perché lo ritengo un uomo bellissimo), Liev Schreiber è un protagonista valido che riesce a trasmettere tutto l'amore provato dal personaggio verso la moglie e il dolore incredulo di chi si ritrova tra le mani il figlio del demonio, e Mia Farrow nei panni di Mrs. Baylock fa molta più paura dell'originale, anche quando si presenta per la prima volta ai Thorn, e non credo fosse perché conoscevo già la natura folle della sua bambinaia. Agli amanti di Harry Potter, inoltre, farà piacere sapere che il professor Lupin e il secondo Silente sono della partita, il primo con una presenza consistente e attiva, il secondo con una comparsata di pochi minuti, che forse avrebbero potuto aumentare con un sequel che non è mai stato girato. Nel complesso, rispetto alla caduta libera dei seguiti, Omen - Il presagio è stato una visione gradevole, ma non comprendo granché l'utilità di una copia carbone di un film che ha fatto la storia del genere.


Di Liev Schreiber (Robert Thorn), Giovanni Lombardo Radice (Padre Spiletto), Julia Stiles (Katherine Thorn), David Thewlis (Keith Jennings), Pete Postlethwaite (Padre Brennan) e Michael Gambon (Bugenhagen) ho parlato ai rispettivi link.

John Moore è il regista della pellicola. Irlandese, ha diretto film come Die Hard - Un buon giorno per morire. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 54 anni. 


Mia Farrow
interpreta Mrs. Baylock. Americana, ex compagna di Woody Allen (ma è stata sposata anche con Frank Sinatra), la ricordo per film come Rosemary's Baby, Il grande Gatsby, Assassinio sul Nilo, Zelig, Supergirl - La ragazza d'acciaio, La rosa purpurea del Cairo, Hannah e le sue sorelle, Radio Days, Crimini e misfatti, Ombre e nebbia e Be Kind Rewind. Ha 79 anni. 


Harvey Stephens
, il Damien de Il presagio, compare nei panni di un giornalista. Il ruolo di Katherine Thorn era stato inizialmente offerto a Rachel Weisz, che ha rinunciato perché in stato di gravidanza, mentre altre attrici in lizza erano Laura Linney, Hope Davis ed Alicia Witt; per il ruolo di Robert Thorn, invece, erano stati fatti i nomi di Pierce Brosnan e Jim Carrey. Se il film vi fosse piaciuto recuperate almeno Il presagio, di cui è il remake. ENJOY!

martedì 1 aprile 2014

Pesce d'aprile: I soliti sospetti (1995)


Oggi è il primo di Aprile e assieme all'adorato gruppetto di blogger abbiamo deciso di festeggiarlo con una rassegna di film dedicati a truffe ed inganni. Calzava a pennello, dunque, la visione di uno dei miei film preferiti, I soliti sospetti (The Usual Suspects), diretto nel 1995 dal regista Bryan Singer.


Trama: dopo un colpo andato male, Verbal Kint è l’unico superstite della banda coinvolta nel fattaccio e gode di piena immunità, ma il detective Kujan non ci sta e lo trattiene per scoprire la verità sull’accaduto. Le riluttanti rivelazioni di Verbal dipaneranno un intreccio ben più complicato del previsto…


Negli anni ’90 tutti, almeno una volta, si sono posti una sola fatidica domanda. C’è vita nell’Universo? Naah, banale! E’ nato prima l’uovo o la gallina? Puff. Riuscirò a trovare l’amore? Macché. Quello che ci siamo chiesti tutti è: chi è Keyzer Soze? Chi ha già visto I soliti sospetti o è vagamente appassionato di musica “giovane” italiana (‘nuff said) conoscerà già la risposta ma, nel caso plausibile in cui qualcuno tra i lettori non avesse ancora visto questo caposaldo del cinema moderno, cercherò di buttar giù una recensione priva di spoiler. Sì perché dare anche solo un indizio sull’identità di questo criminale davanti a cui persino Danny Trejo si metterebbe a piangere significherebbe rovinare uno dei finali più belli di sempre, in grado di competere col twist de Il sesto senso o altri similmente sconvolgenti. Bon, ho già detto troppo. I soliti sospetti è una "tipica" storia criminale raccontata come un lungo flashback che comincia, per l'appunto, dall'immagine di locandina, ovvero quando cinque malviventi vengono raggruppati tutti insieme per un confronto all'americana. Da lì a pianificare un colpo tutti insieme è un attimo, il problema è che i nostri protagonisti si ritroveranno, involontariamente, a farsi fregare prima e a pestare i piedi del fantomatico Keyzer Soze poi. Questo nome, di conseguenza, comincia ad aleggiare nell'aria più o meno a metà film, diventando il fulcro dell'intera vicenda, ma noi spettatori riusciamo a capire fin da subito che qualcosa non va e che la deposizione del povero, terrorizzato Verbal è incompleta. Al pari dell'agguerritissimo agente Kujan, sebbene con motivazioni diverse, vorremmo incalzare il testimone e capire cosa ci viene nascosto e, a poco a poco, la storia torna indietro, balza in avanti, si arricchisce di immagini, dettagli ed ulteriori punti di vista, disegnando un inquietante e pericoloso affresco criminale dove nulla è quello che sembra.


Il giovane Singer, al suo secondo lungometraggio, asseconda la sceneggiatura ad orologeria di Christopher McQuarrie e riempie di indizi ogni sequenza de I soliti sospetti senza calcare la mano o esagerare, immergendo la pellicola in un'atmosfera fredda, cupa ed elegante. Ogni inquadratura non è assolutamente realizzata a caso e troverà il suo senso alla fine del film, che abbonda di soggettive viste attraverso gli occhi delle terrorizzate vittime di Keyser Soze e si distingue per un flashback che ricorda vagamente i film più violenti, estremi e tamarri di Rodriguez. Ma la vera gioia per gli occhi sono le interpretazioni degli attori coinvolti (tolti Baldwin e Pollak che sono sì perfetti per il ruolo che ricoprono ma in quanto ad espressività apriti cielo!), Kevin Spacey, Benicio Del Toro e Chazz Palminteri su tutti, soprattutto alla luce di quanto è ormai diventato leggenda nel mondo del Cinema, ovvero che TUTTI gli interpreti dei cinque malviventi erano convinti di essere Keyser Soze. Almeno quattro di loro sono stati quindi buggerati da regista e sceneggiatore e, se è vero che Kevin Spacey s'è portato a casa l'Oscar per la toccante, emozionantissima interpretazione di Verbal, è altrettanto vero che Benicio Del Toro ruba la scena ad ogni apparizione grazie al suo inglese incomprensibile, da godersi rigorosamente in lingua originale, e all'incredibile stile del suo Fenster: la sceneggiatura di McQuarrie, infatti, sarà anche stata ad orologeria ma gli attori si sono affidati parecchio all'improvvisazione, tanto che ogni reazione davanti alle mattane di Benicio è genuina e non prevista dal copione, così come le sfuriate tra Pollack e Baldwin o lo scatto sorpreso ed incazzato di quest'ultimo quando Peter Greene gli lancia la sigaretta sulla faccia (avrebbe dovuto colpirlo sul petto. Ops.). Vederli gigioneggiare sullo schermo quasi come se fossero in competizione tra loro è una goduria per lo spettatore, che riesce a divertirsi ed essere teso come una corda di violino per tutta la durata della pellicola. Ma, probabilmente, chi ama I soliti sospetti avrà già capito di cosa parlo, gli altri si fiondino a vederlo immantinente!


Del regista Bryan Singer ho già parlato qui. Benicio Del Toro (Fred Fenster), Kevin Spacey (Roger "Verbal" Kint), Pete Postlethwaite (Kobayashi), Dan Hedaya (Sergente Jeff Rabin), Clark Gregg (Dr. Walters) e Peter Greene (Redfoot) li trovate invece ai rispettivi link.

Stephen Baldwin interpreta Michael McManus. Americano, fratello di tutti gli altri Baldwin che popolano Hollywood, ha partecipato a film come Nato il quattro luglio, I Flinstones in Viva Rock Vegas e a serie come Casa Keaton e CSI - Scena del crimine. Anche produttore e regista, ha 48 anni e cinque film in uscita. 

Arrivati a una certa età i Baldwin si inquartano.. questo s'è magnato tutti i fratelli, che orrore!!
Gabriel Byrne interpreta Dean Keaton. Irlandese, lo ricordo per film come Excalibur, Fuga dal mondo dei sogni, Nome in codice: Nina, Piccole donne, Dead Man, La maschera di ferro, Nemico pubblico, Stigmate, Giorni contati, Spider Nave fantasma. Anche produttore e sceneggiatore, ha 64 anni e un film in uscita.


Kevin Pollak interpreta Todd Hockney. Americano, ha partecipato a film come Willow, Pazzi a Beverly Hills, Non dirmelo... non ci credo, Codice d'onore, Fusi di testa 2 - Waynestock, Due irresistibili brontoloni, Casinò, That's Amore! Due improbabili seduttori, Giorni contati, FBI: Protezione testimoni, Il dottor Dolittle 2 e FBI: Protezione testimoni 2. Anche produttore, sceneggiatore e regista, ha 57 anni e un film in uscita.


Chazz Palminteri (vero nome Calogero Lorenzo Palminteri) interpreta Dave Kujan. Americano, lo ricordo per film come Oscar - Un fidanzato per due figlie, Amore all'ultimo morso, Bronx, Diabolique, Scomodi omicidi, Bugie, baci, bambole & bastardi Terapia e pallottole; inoltre, ha partecipato a serie come DallasKojak e, come doppiatore, ha prestato la voce a film come Stuart Little - Un topolino in gamba, Lilli e il vagabondo 2 - Il cucciolo ribelleCappuccetto Rosso e gli insoliti sospetti. Anche sceneggiatore, regista e produttore, ha 62 anni e tre film in uscita.


Il film ha vinto due Oscar, uno come miglior sceneggiatura originale e uno per il miglior attore non protagonista (e pensare che Spacey avrebbe voluto il ruolo di Keaton o Kujan!). Nei panni dell'agente speciale Jack Baer compare l'attore Giancarlo Esposito, già Specchio Magico/Sydney Glass della serie Once Upon A Time. Passsando, come al solito, a chi non ce l'ha fatta, il ruolo di Redfoot era stato offerto a Christopher Walken, Tommy Lee Jones, Jeff Bridges, Charlie Sheen e Al Pacino; quest'ultimo aveva "puntato" la parte di Dave Kujan (scritta originariamente per Chazz Palminteri, poiché l'attore per un certo periodo non è stato disponibile era stata offerta a Robert De Niro e Christopher Walken, che l'hanno direttamente rifiutata, e anche al futuro Agente Coulson, Carl Gregg) ma aveva dovuto rinunciare perché in quel momento stava girando Heat - La sfida. Cambio in corso d'opera invece per Benicio Del Toro, che era stato "consigliato" al regista da Kevin Spacey, era stato chiamato per interpretare McManus e alla fine ha richiesto espressamente di poter avere il ruolo di Fenster. Ci sarebbero un sacco di altre curiosità da aggiungere, ma riguardano tutte Keyser Soze.. e il bello del film risiede proprio in questo enigmatico personaggio, quindi mi astengo!! Aggiungo solo che, se I soliti sospetti vi fosse piaciuto, potreste cercare l'indiano Chocolate: Deep Dark Secret, la versione Bollywoodiana della pellicola, oppure attenervi ai più "sicuri" Identity, Frailty, Mystic River, Se7en, The Game - Nessuna regola, True Romance o Le iene.

Nel caso siate ancora indecisi su cosa guardare, ecco i titoli scelti dagli altri blogger. Leggete i loro post e... ENJOY!!

Recensioni ribelli
Solaris
Scrivenny
Ho voglia di cinema
Non c'è paragone
In Central Perk
Pensieri Cannibali
White Russian
Director's Cult
Montecristo

martedì 19 ottobre 2010

The Town (2010)

Temo che quest’anno cinematografico mi porterà a dover rivalutare qualche attore e regista che non ho mai amato. Prima mi è toccato ammettere che Leonardo Di Caprio è migliorato nel tempo fino a riuscire a sostenere una meraviglia come Inception, ora mi tocca ammettere che Ben Affleck è un bravo regista (come attore ho ancora qualche riserva, insomma…) e consigliare il suo ultimo film, The Town, tratto dal libro Prince of Thieves scritto nel 2004 dallo scrittore americano Chuck Hogan.

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Trama: Doug MacRay è un abilissimo ladro che, con i suoi tre compagni di sempre, si è specializzato nel rapinare banche e furgoni portavalori. Durante l’ultima rapina lui e i suoi prendono in ostaggio il direttore della banca, Claire. Dopo la traumatica esperienza, la ragazza viene contattata dall’FBI, e Doug decide di avvicinarsi a lei per scoprire quel che sa, solo per ritrovarsi innamorato perso, ricambiato e a rischio di compromettere l’intera banda…

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Io sono un po’ di parte, lo ammetto. Chi mi conosce sa che, forse prima ancora degli horror, i film che mi fanno veramente uscire di testa sono quelli imperniati su piccole bande di malviventi, ladri o mafiosi, pellicole che raccontano modi e luoghi del sottobosco criminale. Inutile dire, quindi, che Casinò e Quei bravi ragazzi di Scorsese, piuttosto che Il Padrino, passando per Sleepers fino ad arrivare a I Sopranos sono cose che riguarderei mille volte senza stancarmi mai. The Town omaggia, in parte, tutti questi film e serie, spostando l’”azione” in una realtà a me sconosciuta, la Charlestown di Boston, che a quanto pare è la culla dei rapinatori di banche. Il film quindi, come i grandi precursori, non si limita a mostrarci semplicemente le rapine, la lotta con l’FBI, le violenze che circondano queste persone, ma anche la loro vita, le personalità e i problemi dei singoli criminali. Ben Affleck in particolare si concentra sui due opposti, il pacato e ragionevole Doug, il cui unico sogno è di lasciarsi alle spalle Charlestown, e il violento Jim, suo migliore amico e quasi fratello, figlio immutabile della realtà in cui è nato e cresciuto. Fulcro del loro contrasto, come in ogni storia criminale che si rispetti, una donna, la semplice Claire, outsider in più di un senso in quanto estranea sia alla realtà quasi mafiosa in cui sono invischiati i protagonisti che alla città in cui vivono, e forse per questo l’unica in grado di catturare occhi e cuore di Doug, portandolo via da amici, complici, ex fidanzate e presunte figlie illegittime.

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The Town è molto ben fatto, come regista Ben Affleck è decisamente meglio che come attore. Splendide le rapine che ci vengono mostrate, con un montaggio serratissimo e l’idea inquietante di far indossare alla banda delle maschere di gomma (le suore fanno molto più senso degli scheletri, effettivamente…), emblematiche alcune immagini, come quella di Claire che cammina bendata e a piedi nudi verso la riva del mare (“Credevo che prima o poi avrei sentito il vuoto e sarei caduta…”) o come quella in cui il bastardissimo fioraio Fergie, tra parentesi il personaggio più riuscito del film assieme al folle Jim, mette il protagonista davanti ad una spiacevole verità mentre ripulisce le rose con un coltello, tagliando con violenza spine e foglie. Purtroppo Affleck, a differenza dei grandi autori, è immaturo ancora e si concede a qualche ingenuità o, peggio, a qualche desiderio del pubblico femminile (le immagini in cui si mostra seminudo a balestrarsi sono sicuramente piacevoli ma inutili, a pensarci bene…), e quel che ne risente è, paradossalmente, proprio la love story che dovrebbe essere il fulcro del film. Troppo inverosimile, nata dal nulla e basata su una reciproca tristezza che, lungi dall’essere commovente, strappa delle matte risate: il direttore di banca sarà anche caruccetto (anche se indossa sempre la stessa roba, bisogna dirlo…) ma vorrei sapere in quale mondo un rapinatore si prenderebbe il tempo di sussurrarle con voce suadente per calmarla mentre cerca di aprire la cassaforte, senza contare che i due si innamorano seguendo battute trite e ritrite con l’aggiunta di roba come: “Ah, che bella giornata di sole!” “No, a me le giornate di sole ricordano quando il mio fratellino è morto…” “Ah diamine, non lo sapevo. Beh, che dire, mia madre ha abbandonato me e quell’ubriacone di mio padre quando ero piccolo, ho passato mesi a cercarla come un fesso, consolati…” Ma ammazzatevi, che sfiga santo cielo!! A fronte di questo, ben venga un personaggio come quello di Jim, che almeno vivacizza il tutto con degli scatti di follia (e per fortuna Affleck non ha tentato l’omaggio a Joe Pesci, dando all’irlandesotto un’impronta abbastanza personale, sennò sarebbe stato passabile di fucilazione) e riporta il film sul giusto binario. Nonostante questo, comunque, The Town è davvero un bel film che merita di essere visto.

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Di Ben Affleck, regista ed interprete del protagonista, ho parlato qui, mentre l’ubiquo Pete Postlethwaite, che interpreta Fergie, lo trovate qui.

Rebecca Hall interpreta Claire. Inglese, ha partecipato a film come The Prestige, Vicky Cristina Barcellona e Dorian Gray. La sua carriera è solo all’inizio quindi! Ha 28 anni e tre film in uscita.

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Jeremy Renner interpreta James Coughlin. Californiano, ha partecipato a film come North Country e 28 settimane dopo oltre che a serie tv come Angel, CSI e Dr. House. Ha 39 anni e quattro film in uscita, tra cui The Avengers, dove avrà il ruolo di Occhio di falco.

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Chris Cooper interpreta Stephen MacRay, il padre del protagonista. Bravissimo attore che ricorderò sempre nei panni dell’ambiguo vicino di Kevin Spacey nello splendido American Beauty, tra gli altri suoi film segnalo Io me & Irene, Il patriota, l’ammorbante Seabiscuit, Capote e Syriana; ha inoltre partecipato a serie come Miami Vice e Law & Order. Americano, ha 59 anni e un film in uscita.

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E ora qualche curiosità: Titus Welliver, che interpreta l’agente Dino, è un attore che sicuramente i fanatici di Lost ricorderanno bene, visto che ha dato volto e voce al fantomatico “Uomo nero”, il fratello/avversario di Jacob nell’ultima serie. Peccato invece per il povero Victor Garber, attore che io adoro e che interpretava il padre di Sydney Bristow in Alias, che si riduce ad una comparsata da sfigato nei primi dieci minuti di film. Vi lascio quindi con il trailer originale del film... ENJOY!




venerdì 1 ottobre 2010

Inception (2010)

Che trip, è proprio il caso di dirlo. E’ difficile uscire dall’atmosfera onirica di Inception di Christopher Nolan, soprattutto è difficile recensirlo a caldo dopo solo una visione, visto che sicuramente avrò perso l’80% dei dettagli, ma posso provarci.


Trama: Cobb è una sorta di ladro “onirico”, in grado di entrare nei sogni della gente, nel loro subconscio, e di rubare loro i segreti più nascosti, grazie anche ad un valido gruppo di abili aiutanti. Il suo desiderio più grande è quello di tornare, dopo anni, a casa dai suoi figli, cosa che non può fare a causa di un mandato di arresto internazionale. L’unico che può esaudire il suo desiderio è il potente magnate Saito, che gli commissiona non di rubare un’idea, ma di impiantarla nella mente del figlio del suo diretto concorrente. Inutile dire che la cosa non sarà facile…



Miracolo. Finalmente sono riuscita ad andare a vedere un film colmo di effetti speciali funzionali alla trama che il regista ha RIFIUTATO di girare in 3D. E vai col primo punto a favore. Un film commerciale sì ma privo di attorucoli adolescenti o iperfighe incapaci di recitare messi solo per fare audience. Secondo punto a favore. Un film che, sebbene sia stato sicuramente ispirato da qualcosa di già esistente, non è né un remake, né un reboot, né un sequel, né un prequel, ma una storia concepita e scritta ex novo dal regista. Terzo, importantissimo punto a favore. Inception è una gioia per gli occhi e per le orecchie, ed è un esercizio mentale non da poco. Rinuncio in partenza ad avvallare o confutare tutte le teorie psichiche ed oniriche che stanno alla base della complicatissima trama, perché i tecnicismi di base mi sfuggono e giuro che se nel film ci sono delle incongruenze o dei passaggi illogici non li ho assolutamente colti, ma anche se fosse: chi se ne frega. La pellicola di Nolan per me è stata una perfetta scatola cinese, un rompicapo costruito da mille fili diversi che il regista snoda con maestria fino alla fine, trovando di ognuno un capo e una coda. Non sono solo il sogno e la realtà che si mescolano, ma i sogni con altri sogni, la fantascienza con lo spionaggio, l’avventura con l’introspezione psicologica; Inception non si limita a mostrarci paesaggi a base di CGI conditi con gran paroloni, ma ci fa affondare nella mente di un uomo che ha perso tutto per avere giocato con qualcosa di troppo difficile da capire e che ora è completamente alla deriva, un uomo che ha rovinato la sua vita per sperimentarne un’altra, e che ora è tormentato dai sensi di colpa e dai rimpianti. Un vecchio nel corpo di un giovane, il cui animo viene esplorato e penetrato principalmente grazie all’innocenza di una ragazza che invece la vita deve ancora iniziarla, e che gioca con i sogni con tutta la meraviglia e la fiducia in sé stessa tipica di qualsiasi adolescente. Un subconscio forte e complesso, che cerca di forzare quello di un altro giovane uomo che deve cominciare la propria vita da solo, dopo essere uscito dall’ombra di un padre opprimente e distante; un’operazione che potrebbe rivelarsi semplicemente devastante oppure, anche se compiuta per scopi meno che nobili, salvifica e positiva. E questo ci porta al quarto punto a favore del film, il finale. Semplicemente diabolico.



La realizzazione del tutto è magistrale. Ci sono moltissime immagini che mi hanno colpita, tutte scandite dalla splendida colonna sonora di Hans Zimmer. Prima fa tutte l’intera sequenza che mostra allo spettatore i tre livelli del sogno in contemporanea: il furgone che cade nel fiume al ralenti, secondi che diventano lunghissimi minuti, durante i quali, in un altro “piano”, Joseph Gordon – Levitt oscilla privo di gravità e combatte assecondando i movimenti del suo corpo addormentato, mentre in un altro piano il resto dei personaggi affronta una battaglia nella neve quasi impossibile, e su tutto incombe una Non je ne regrette rien che a tratti si sente normalmente, a tratti viene distorta e resa lentissima, rimbombante, tanto da non sembrare neppure la canzone di Edith Piaf. E poi, molto più semplicemente, mi ha spiazzata la scena in cui Ariadne piega completamente le leggi della fisica nel sogno di Cobb, creando una Parigi priva di cielo, con palazzi e strade al suo posto. Ci sarebbero mille altre scene da citare, però non voglio rovinarvi il gusto della sorpresa. Mi limiterò ad aggiungere che gli attori sono tutti perfetti, a partire da “faccia da pancotto” Di Caprio, che in questo film finalmente ha smesso di essere bolso come negli ultimi che avevo visto; voto 10 a Joseph Gordon – Levitt che interpreta una spalla stilosa e professionale da morire, all’affascinante e raffinatissima dark lady di Marion Cotillard e all’ambiguo Ken Watanabe, con il suo personaggio in bilico tra avida “cattiveria” e un animo essenzialmente zen. Detto questo, l’anno cinematografico appena iniziato non poteva venire inaugurato meglio.


Di Leonardo Di Caprio, che interpreta Cobb, ho già parlato quiCillian Murphy, alias Robert Fischer, è stato nominato qua, mentre Pete Postlethwaite, che appare nel ruolo del padre morente di Fischer, lo trovate qui.

Christopher Nolan è regista e sceneggiatore del film. Autore completo e molto interessante, tra i suoi film ricordo il particolarissimo Memento, Insomnia, Batman Begins, The Prestige e Il cavaliere oscuro. Inglese, ha 40 anni e un terzo film di Batman in progetto.



Joseph Gordon – Levitt interpreta Arthur. Va bene, io sono di parte, visto che seguo questo ragazzo da quando, all’età di 15 anni, recitava nell’esilarante Una famiglia del terzo tipo con il ruolo di Tommy, il vecchio alieno nel corpo di adolescente. Adesso è cresciuto e la sua bravura non è calata, anzi. Tra i suoi altri film ricordo Beethoven, Halloween 20 anni dopo, 10 cose che odio di te e (500) giorni insieme mentre per la tv ha recitato in Casa Keaton, La signora in giallo, Pappa e ciccia, That’s 70’s Show, Oltre i limiti e Numb3rs. Americano, ha 29 anni e quattro film in uscita. Quando e se uscirà il Batman nuovo di Christopher Nolan per lui dovrebbe esserci pronto un ruolo ereditato nientemeno che dal mitico Jim Carrey: quello dell’Enigmista. 


 
Michael Caine (il cui vero nome è Maurice Joseph Micklewhite) compare in un cameo nel ruolo di Miles, il vecchio mentore di Cobb. Uno dei più grandi attori inglesi e, ultimamente, feticcio di Nolan visto che compare in quasi tutti i suoi film, lo ricordo per pellicole come Un colpo all’italiana, Vestito per uccidere, Hannah e le sue sorelle (per il quale ha vinto l’Oscar come migliore attore non protagonista), Lo squalo 4: la vendetta, Festa in casa Muppet, Blood and Wine, Le regole della casa del sidro (per il quale ha vinto il suo secondo e meritato Oscar come migliore attore non protagonista), Austin Powers in Goldmember, Batman Begins, The Prestige Il cavaliere oscuro. Ha 77 anni e tre film in uscita. Nel prossimo Batman di Nolan lui dovrebbe riprendere il ruolo del maggiordomo Alfred.


Ellen Page interpreta Ariadne. Giovanissima attrice canadese già nominata all’Oscar come miglior attrice protagonista per il film Juno, ha partecipato anche a Hard Candy e X – Men: conflitto finale (col ruolo di Kitty Pride), inoltre ha prestato la voce per un episodio de I Simpson. Ha 23 anni e due film in uscita.


Lukas Haas
 appare nella prima parte del film nei panni dell’”architetto” Nash. L’attore americano nei miei ricordi di bambina rimarrà sempre il ragazzino protagonista dell’inquietante Scarlatti, il thriller, ma nel frattempo è ovviamente cresciuto (malissimo!!), e tra i suoi altri film segnalo Witness – Il testimone, Mars Attacks! Long Time Dead. Ha anche partecipato a serie come Ai confini della realtà, Le avventure del giovane Indiana Jones, 24 Criminal Minds. Ha 34 anni e quattro film in uscita.


Tra gli altri, bravissimi attori coinvolti segnalo Ken Watanabe (attore giapponese già apparso in film come L’ultimo samurai e Memorie di una Geisha) nel ruolo di Saito, Tom Hardy (attore inglese già apparso in Maria Antonietta e Rocknrolla) nel ruolo di Eames e Marion Cotillard (attrice francese già apparsa nel Big Fish di Tim Burton e ne La vie en rose, biopic dedicato ad Edith Piaf, la cantante di Non je ne regrette rien, utilizzata dai protagonisti del film come sfondo per ogni risveglio.) nei panni della moglie di Cobb, Mal. ENJOY!

venerdì 30 ottobre 2009

Ghost Son (2006)

E dopo tanto tempo torniamo un po’ all’horror italiano, che di recente non sta dando troppe soddisfazioni. Diciamo pure che è dagli anni ’80 che il genere si è affossato. Anni ’80 che vedevano il buon Lamberto Bava regalarci un pur imperfetto capolavoro come Demoni, mentre oggi dobbiamo accontentarci, ahimé, del mediocre Ghost Son, sempre dello stesso regista, girato nel 2006 e distribuito in Italia un anno dopo, ovviamente in sordina.



locandina

 

La trama: in Africa, Stacey e Mark conducono la loro felice vita di fidanzatini, finché lui non muore in un incidente con la jeep. Nella casa che i due dividevano comincia però a manifestarsi quello che parrebbe il fantasma dell’uomo che, dapprima, cerca di indurre Stacey al suicidio in nome di un amore eterno e poi, non riuscendo a sortire effetti, le regala un’ultima notte d’amore dalla quale nasce Martin. Un bambino troppo strano per non destare sospetti…



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Questa pellicola si divide in momenti pregevoli e momenti decisamente trash. Peccato che questi ultimi siano legati strettamente al bambino che, in teoria, dovrebbe essere la presenza più inquietante del film. Cominciamo col dire che quello che temevo di più, ovvero l’ambientazione africana, è in realtà il punto di forza del film, che affonda le radici nelle leggende legate agli spiriti, alla morte, e al loro rispetto. Emblematiche in questo senso le figure della vecchia che rifiuta di vendere una scultura di legno perché scrigno dell’anima del proprio figlio, e anche quella della la piccola Thandie, orfana di madre ma non dello spirito della stessa, che continua a darle saggi consigli anche dall’aldilà. E’ interessante la contrapposizione tra la concezione rituale della vita e della morte, tipica di una realtà diversa da quella occidentale, e la nostra, alterata da un costante senso di sicurezza ed arroganza, legato al volere tutto e subito: non a caso Stacey, che non vuole accettare la morte di Mark, si appropria di un rito Africano che nemmeno capisce, ed attira su di sé uno spirito troppo inquieto e maligno, incapace di stare solo nella morte.



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Peccato che ad un certo punto, dato il titolo del film, arriva il Ghost Son. Premesso che il concepimento di questa creatura è quanto meno ambiguo e a tratti ricorda quello di Mia Farrow in Rosemary’s Baby, il dilemma sta in questo: ma perché dopo la nascita di Martin il pargolo viene considerato “posseduto” dallo spirito di Mark, mentre all’atto del concepimento si capisce benissimo che il padre non è lui, visto che il suo fantasma osserva la fidanzata venire praticamente violentata da un mostro scaglioso con le sue ingannevoli sembianze? Però dopo questa scena inequivocabile, a quanto pare gli sceneggiatori hanno deciso di cambiare rotta, e qui arrivano le chicche trash. Come il Baby Herrman di Chi ha incastrato Roger Rabbit?, il pargolo posseduto ha le stesse voglie del papà. Quindi, in due scene magistrali, scapezzola la mamma a morsi fino a farle uscire il sangue (la mamma, all'infermiera: "Ma, signora, io ho sentito i denti!!" E l'infermiera: "Io no." Sì, non è che i dialoghi siano memorabili...) e in un altra le palpa sempre la tetta con la manima prensile, sotto la doccia, mentre lei sgrana tanto d'occhi, guardando inequivocabilmente le pudenda del pargolo che poi rimprovera con un: "Ma, MARTIN!!!". Ammazza, a 5 mesi già si eccita sessualmente? Sono indecisa se considerare la scena una trashata di rara fattura oppure un inno alla pedofilia. Le altre prodezze del bambino sono una svomitazzata degna dell'Esorcista e l'imitazione perfetta della voce del papà. Orrore. E non voglio nemmeno parlare dell'Elefante che scorazza per casa alla fine, o del coniglio che la stolta donna conserva nei sacchetti per freezer, ma con la testa intera e PELOSA!! Ma cosa te ne fai, sei scema?!



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Appurato dunque che la trama è un pò una boiatazza, restano le musiche, assai carine, e ovviamente la bravura di Bava che, tanto per cambiare, non è un registucolo qualsiasi, ma azzarda virtuosismi e riprese da particolari angoli (oltre le ventole del soffitto, tra le travi, dal fondo della vasca, ecc. ecc.) che elevano il prodotto rispetto alla media. Anche la fotografia è buona, le riprese interne sono abbastanza claustrofobiche e quelle esterne rendono decisamente onore all'Africa che le ha ospitate. Gli attori invece sono dei cani. Dei veri cani. Soprattutto i due interpreti maschili (Laura Harring è deliziosa nel crescendo della sua inquietudine), ma anche quella femminile non scherza a tratti, l'ho visto in inglese (per evitarmi un sicuramente orrendo doppiaggio) e posso assicurare che un Texano con la bocca piena di patate crude non avrebbe fatto di peggio. Menzione d'onore però alla mia amica Coralina Cataldi - Tassoni (vedi la perla: Il Bosco 1) che fa una guest appearence. Insomma, non dico di evitarlo, ma di mettersi a guardarlo con occhio molto critico. Io gli do una media sufficienza.


Lamberto Bava è il regista della pellicola. Italiano e figlio d'arte, visto che il padre era il divino Mario Bava, che ci ha regalato perle di horror gotico, lo ricorderei per film come Demoni e il suo seguito, Una notte al cimitero, A cena col vampiro, prima che la sua carriera venisse segnata dallo storico e trashissimo fantasy Fininvestiano Fantaghirò (che firmerà per ben 5 volte) e dagli orrendi Sorellina e il principe del sogno e Desideria e l'anello del drago. Ha 65 anni.



LambertoBava


Laura Harring interpreta Stacey. L'attrice messicana ha recitato in film come Mulholland Drive, l'orrendo Derailed, l'inedito (in Italia, ma io l'ho visto ed è molto carino) All Souls Day: Dia de los muertos e Chiamata senza risposta. Per la TV ha partecipato a Baywatch, Flipper, Baywatch Night e The Shield. Ha 45 anni e tre film in uscita.


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John Hannah interpreta Mark. Per la serie "dove ho già visto sta faccetta?", la risposta è nei tre episodi de La Mummia, con Brendan Fraser, dove interpretava il fratello della protagonista. L'attore scozzese ha anche partecipato a Quattro matrimoni e un funeraleSliding Doors. Per la TV ha lavorato ad alcuni episodi di Alias e Frasier. Ha 47 anni, due film e una serie TV in uscita.



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Pete Postlethwaite interpreta Doc, l'amico dei due sfortunati sposini. Anche lui scozzese, anche lui faccia conosciuta, visto che nel Romeo e Giulietta di Baz Luhrmann interpretava il frate. Tra i suoi altri film ricordo Amleto, Aliens, il bellissimo Nel nome del padre, lo splendido I soliti sospetti, Dragonheart, Il mondo perduto: Jurassic Park, The Shipping News: ombre dal passato, Dark Water, The Omen. Ha 63 anni e quattro film in uscita.



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E ora vi lascio con il trailer italiano del film, che pure avevo già messo in un altro post, se non rammento male... ENJOY E.... HAPPY HALLOWEEN!!!!!









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