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venerdì 14 agosto 2026

2026 Horror Challenge: Storie di fantasmi (1981)


Il tema della Horror Challenge, questa settimana, era "psycho-biddy" ma il film trovato in questa lista era un po' stiracchiato, come scoprirete leggendo il post su Storie di fantasmi (Ghost Story), diretto nel 1981 dal regista John Irvin e tratto dal romanzo Ghost Story di Peter Straub.

Trama

Gli anziani membri di un club, e i figli di uno di loro, vengono perseguitati ed uccisi dal fantasma di una donna...

Recensione

Ho dovuto cercare la definizione di "psycho-biddy" per capire di cosa si stesse parlando. In pratica, si tratta di un altro modo di definire il genere hagsploitation che, per chi non fosse avvezzo nemmeno a questo termine, indica quei thriller horror aventi come principali protagoniste delle donne già di una certa età, psicopatiche e violente. Detto questo, non so proprio come abbia fatto a finire nella lista Storie di fantasmi che, è vero, ha una donna come villain della vicenda, ma è privo delle caratteristiche tipiche del genere hagsploitation (anche per quanto riguarda l'attrice che interpreta Alma/Eva) ed è una storia, appunto, di fantasmi e vendette dall'aldilà. Non ho mai letto il romanzo di Straub, che una cara amica mi ha detto essere "scritto da Dio, ma malloppone", quindi non ho la possibilità di fare un confronto tra le due versioni; quel che è certo è che lo scrittore non è rimasto soddisfatto del risultato finale, ed il motivo risiede nella lunghezza e nella complessità del romanzo, molto difficile da adattare. A un certo punto, qualcuno aveva suggerito ai produttori di realizzarne una miniserie in due parti, come Le notti di Salem, ma la Universal si era impuntata sull'avere un film a tutti i costi, quindi è uscito Ghost Story, un'opera superficiale, che cancella con un colpo di spugna la complicata lore di Alma/Eva e riduce all'osso il ruolo della città di Milburn e di moltissimi suoi abitanti coinvolti nella vicenda, compreso un quinto membro della Chowder Society. Quest'ultima è la protagonista del film, una società composta da quattro anziani ed eleganti signori che, durante le loro riunioni, si raccontano storie di fantasmi. Che dietro questo loro passatempo ci sia qualcosa di più lo intuiamo, fin da subito, dai terrificanti incubi che accompagnano le loro notti, ancor prima che uno di loro muoia per mano del cadavere rianimato di una donna. Proseguendo, Ghost Story introduce il personaggio di Don, figlio di uno dei soci della Chowder Society, il cui passato è strettamente legato all'entità che comincia a perseguitare gli anziani signori e ad una serie di eventi precedenti la sua nascita, che tratteggiano una triste realtà di provincia in cui gli outsider, anche quelli più introdotti in società, vengono presto isolati e cancellati dalla memoria collettiva. A differenza di quanto spesso accade nel sottogenere hagsploitation, la donna che perseguita i protagonisti, benché ovviamente connotata come mostro nel presente e come presenza come minimo perturbante nel flashback di Don, non ha proprio tutti i torti nel volere la loro morte, e non si accanisce contro giovani ed innocenti fanciulle per gelosia o pura follia, oltre al fatto di essere lei stessa giovane e bella.

Mettendo un attimo da parte quest'imprecisione a livello di scelta per la challenge, c'è da dire che Storie di fantasmi non è proprio granché come film. Tanto per cominciare, ha un ritmo a dir poco soporifero, e tiene desta l'attenzione giusto nella parte iniziale, anche se non proprio per questioni di "merito"; piuttosto, per la prima mezz'ora è difficile capire dove voglia andare a parare Storie di fantasmi, perché mescola presente, flashback di un recente passato, incubi e racconti senza alcuna soluzione di continuità. Dopodiché, la narrazione si assesta su uno stile più lineare che coinvolge anche i due corposi flashback risolutivi, forse per questo l'attenzione dello spettatore può permettersi di vagare, fiaccata da personaggi talmente poco caratterizzati che interessarsi al loro destino è difficile (forse giusto il Ricky di Fred Astaire è dotato di un minimo di sfumature in più), oppure perché vengono accennate un paio di sottotrame apparentemente fondamentali che poi vengono lasciate cadere nel nulla, e anche questo aspetto non aiuta. E' poco coinvolgente anche la regia di John Irvin, il quale non riesce a sfruttare appieno il potenziale dei soffocanti salotti in cui si riunisce la Chowder Society, né quello della casa in rovina di Eva, lasciandosi sfuggire la possibilità di confezionare un gotico moderno dalle atmosfere evocative. Per fortuna, gli effetti speciali sono orridi quanto basta e accompagnano un paio di jump scare efficaci, e anche Alice Krige ci mette del suo, con la sua bellezza elegante e non convenzionale, e quello sguardo che è un mix di sensualità e desiderio omicida. Un peccato, invece, che il cast maschile non sia alla sua altezza, tra vecchie glorie costrette a destreggiarsi nei panni di riccastri barbogi e il povero Craig Wasson che, impegnato in un doppio ruolo, risulta doppiamente inespressivo. Potrei sbagliare, ma Storie di fantasmi è uno di quei film ai quali servirebbe un remake, o meglio, una trasposizione in miniserie del romanzo originale, data in mano a un regista un po' sgamato. Mi verrebbe da nominare Mike Flanagan, ma a lui lascio tutte le opere di King, Straub deve mettersi in coda, con tutto il rispetto!

Cast

Di Melvyn Douglas (John Jaffrey) e Alice Krige (Alma/Eva) ho già parlato ai rispettivi link.

  • John Irvin è il regista del film. Inglese, ha diretto film come Codice Magnum e Tre vedove e un delitto. Anche sceneggiatore, produttore e attore, ha 86 anni.
  • Fred Astaire (vero nome Frederic Austerlitz Jr.) interpreta Ricky Hawthorne. Americano, lo ricordo per film come Cappello a cilindro, Zigfield Follies, Papà gambalunga, Cenerentola a Parigi e L'inferno di cristallo. Anche ballerino, coreografo, produttore e cantante, è morto nel 1987, all'età di 88 anni.
  • Douglas Fairbanks Jr. (vero nome Douglas Elton Ulman Fairbanks Junior) interpreta Edward Wanderley. Americano, ha partecipato a film come Piccolo Cesare, Gunga din e Sinbad il marinaio. Anche produttore, cantante e sceneggiatore, è morto nel 2000, all'età di 90 anni.
  • John Houseman interpreta Sears James. Americano, ha partecipato a film come Esami per la vita, Rollerball, I tre giorni del condor, Fog, S.O.S. Fantasmi, Una pallottola spuntata e a serie quali L'uomo da sei milioni di dollari, La donna bionica e Mork & Mindy. Anche produttore, sceneggiatore e regista, è morto nel 1988, all'età di 86 anni.
  • Craig Wasson interpreta Don/David. Americano, ha partecipato a film come Omicidio a luci rosse, Nightmare 3 - I guerrieri del sogno, Malcom X, e a serie quali La signora in giallo e Walker Texas Ranger. Anche sceneggiatore, compositore e produttore, ha 72 anni.

Se vi è piaciuto...

Se Ghost Story vi è piaciuto recuperate Changeling e Scarlatti - Il thriller. ENJOY!

martedì 3 maggio 2016

Bollalmanacco On Demand: L'inquilino del terzo piano (1976)

Dopo aver giustamente ripagato il mio debito con Kara Lafayette, il Bollalmanacco On Demand ritorna alla "programmazione" originale! Oggi esaudirò la richiesta di Rosario (fan della pagina Facebook, BTW) e parlerò de L'inquilino del terzo piano (Le Locataire), diretto, co-sceneggiato ed interpretato dal regista Roman Polanski a partire dal romanzo Le locataire chimérique di Roland Topor. Il prossimo film On Demand sarà Mysterious Skin! ENJOY!


Trama: Trelkovsky, giovane impiegato polacco, affitta un appartamento a Parigi e riesce a trovarne uno nel quale si è suicidata una giovane donna. Confuso dall'atteggiamento ostile del padrone di casa e della maggior parte degli altri inquilini, Trelkovsky diventa sempre più paranoico e si convince che i suoi vicini stiano pianificando di ucciderlo...



Una delle grandi fortune che ho avuto nella vita è stata quella di non aver mai abitato in un condominio. Prima di cambiare casa, nel 2005, stavo in uno stabile composto da soli quattro appartamenti e, anche perché il paese era piccolo, ci si conosceva tutti e si cercava di non darsi fastidio a vicenda. Eppure, vuoi perché gli esseri umani sono incapaci di vivere senza creare dei contrasti o chissà per quale altro motivo, succedeva che anche in un edificio così piccolo si litigasse, si creassero dissapori o fazioni, soprattutto quando gli inquilini storici venivano sostituiti da altri, provenienti magari da "fuori!!", quindi non oso immaginare cosa debba succedere all'interno di un condominio vero, con tanto di amministratore e periodica riunione. Tutto questo giro intorno al mondo per dire che la fascinazione di Polanski verso il microcosmo urbano dei condomini è perfettamente comprensibile, così come è condivisibile la sua scelta di trasformarlo nel palcoscenico ove ambientare un incubo moderno fatto di solitudine, sospetto, razzismo, quotidiano squallore e paranoia. Trelkovsky è un uomo qualunque, né affascinante né tantomeno ricco, che cerca un appartamento in una Parigi agli occhi della quale lui risulta come l'ennesimo migrante in cerca di fortuna. Per puro caso riesce a trovarne uno ma Polanski si premura fin da subito di far percepire allo spettatore l'aura ostile che emana non solo dagli abitanti del palazzo, dal padrone di casa e persino dalla portinaia, ma anche la sensazione di "estraneità" che la nuova magione proietta addosso a Trelkovsky; tanto per cominciare, la vecchia inquilina si è gettata dalla finestra ma non è ancora morta, quindi il protagonista è costretto a fare letteralmente la posta alla povera moribonda aspettando di poterle subentrare, poi, una volta entrato nell'appartamento, risulta palese che la personalità di Trelkovsky non riuscirà mai a cancellare quella di Simone Choule, nemmeno cambiando la disposizione di tutti i mobili lasciati dalla defunta o togliendo i quadri.


Mattone dopo mattone, Polanski imprigiona Trelkovsky (da lui stesso interpretato) dietro a un muro di paranoia sempre più grande che trasforma qualsiasi avvenimento, anche il più sciocco, in una minaccia diretta alla sua persona. Lontano dalla patria, isolato dai colleghi di lavoro e dai nuovi, incomprensibili inquilini, il protagonista trova una sorta di affermazione della propria individualità e della propria esistenza soltanto dopo la morte di Simone e solo attraverso l'interazione con persone alle quali la donna era in qualche modo legata, come l'affascinante Stella, l'innamorato egittologo o persino il barista di fiducia ed è così che la psiche di Trelkovsky cede, arrivando a convincersi che nel palazzo esista un complotto atto a fargli fare la stessa fine di Simone. Dopo una prima parte di pellicola zeppa di situazioni grottesche ed amara ironia, la seconda parte di L'inquilino del terzo piano si assesta su quelle atmosfere inquietanti tanto care a chi, come me, ha adorato Rosemary's Baby. Laddove la povera Rosemary, subodorato il "piano satanico", cercava di fuggire onde proteggere sé stessa ed il nascituro, Trelkovsky comincia a temere per la propria vita ma, allo stesso tempo, è incapace di allontanarsi dal luogo dove non è più considerato un "signor nessuno", anche a costo di diventare, letteralmente, quella Simone alla cui dipartita lui deve tutto; laddove Rosemary era impossibilitata a penetrare la facciata di perbenismo borghese dietro la quale si nascondevano i suoi demoniaci aguzzini, Trelkovsky trasforma la realtà che lo circonda in un incubo allucinato e popolato da mostri, fantasmi che lo fissano da bagni misteriosi e quant'altro, di fatto portando alle estreme conseguenze dei semplici (per quanto negativi) sentimenti di antipatia e diffidenza. Il precipitare di Trelkovsky nella follia è graduale, un percorso fatto di tanti piccoli avvenimenti apparentemente insignificanti che concorrono non solo ad erodere il carattere già debole del personaggio ma consentono anche allo spettatore di percepire la barriera invisibile che lo separa dagli altri, rendendolo di fatto un disadattato in partenza.


Polanski rincara lo straniamento di una storia già di per sé disturbante mettendoci del suo per quanto riguarda regia ed interpretazione. La sua faccetta da topo, già perfetta per l'inetto ma fondamentalmente buono Alfred di Per favore non mordermi sul collo, diventa qui l'emblema dell'uomo medio, inutile e privo di personalità, un perdente nato per subire tutte le angherie di chi, al contrario, è riuscito a trovare un posto nel mondo ed impone il suo volere agli altri (emblematica la scena col collega "torturatore di vicini" o la scelta di diventare a sua volta vittima della vendetta della signora con bambina zoppa a carico)... questo, almeno finché non subentra la "personalità" di Simone, che ci regala un Polanski inedito e a tratti scioccante. A ciò bisogna ovviamente aggiungere delle inquadrature capaci di trasformare qualunque ambiente, anche il più banale, in una fonte di inquietudine; le terribili soggettive, le hitchcockiane riprese della tromba delle scale, un incubo oscuro e sghembo, o della finestra di fronte dalla quale misteriose persone fissano immobili il povero Trelkovski, per non parlare della geniale sequenza in cui tutti gli oggetti della stanza si ingrandiscono al passaggio di un protagonista ormai preda del delirio o delle scene più propriamente horror che fungono da rincalzo al terrore strisciante che nel frattempo ha già avvinto gli spettatori (bellissima la citazione in onore del nostrano Mario Bava ma il momento più agghiacciante probabilmente è lo sconvolgente ed ambiguo finale), sono tutti elementi entrati di diritto nella storia del Cinema ed omaggiati da moltissimi registi. Mi rendo conto di avere scritto molto ma di non essere arrivata neppure per sbaglio a celebrare come merita questo bellissimo film quindi la pianto qui e vi consiglio di dargli una chance (se non l'avete ancora fatto, ovvio) perché L'inquilino del terzo piano potrebbe darvi molte soddisfazioni, oltre che a portarvi a guardare con diffidenza i vostri vicini!


Del regista e co-sceneggiatore Roman Polanski, che interpreta anche Trelkovsky, ho già parlato QUI mentre Melvyn Douglas, che interpreta Monsieur Zy, lo trovate QUA.

Isabelle Adjani interpreta Stella. Francese, la ricordo per film come Adele H., una storia d'amore, Nosferatu - Il principe della notte, Possession, Camille Claudel e Diabolique. Anche produttrice, ha 61 anni e un film in uscita.


Shelley Winters (vero nome Shirley Schrift) interpreta la portinaia. Americana, la ricordo per film come La morte corre sul fiume, Lolita, Il clan dei Barker, Elliot il drago invisibile, S.O.B., Il silenzio dei prosciutti, Ritratto di signora e ha partecipato a serie come Batman, Il tenente Kojak, Love Boat e Pappa e ciccia; inoltre, ha vinto due Oscar come miglior attrice protagonista, uno per Il diario di Anna Frank e uno per Incontro al Central Park. Anche produttrice, è morta nel 2006, all'età di 85 anni.


L'inquilino del terzo piano fa parte di una trilogia informale, la cosiddetta "Trilogia dell'appartamento", che conta anche Repulsione e Rosemary's Baby quindi, se il film vi fosse piaciuto, recuperateli! ENJOY!

martedì 25 novembre 2014

Il Bollalmanacco On Demand: Changeling (1980)

On Demand speciale quello di oggi, per onorare la vittoria di Germano "Hell" Greco che qualche giorno fa ha trovato la citazione proposta sul post per i tre anni del Bollalmanacco. Il buon Hell mi ha chiesto di guardare Changeling (The Changeling), diretto nel 1980 dal regista Peter Medak e, dulcis in fundo, lo stesso film lo troverete recensito proprio oggi anche sul blog di Lucia, Il giorno degli zombi. Che volete di più dalla vita? ENJOY!! (The Cloth arriverà presto, giuro!)


Trama: dopo la morte della moglie e della figlia, un compositore va a vivere in una villa solitaria. Presto il luogo diventerà teatro di strani fenomeni che porteranno l'uomo a scoprire un orribile evento accaduto nel passato...


Mi spiace cominciare il post su un film che persino Martin Scorsese ha definito "uno dei più terrificanti della storia del Cinema" dicendo che a me Changeling non ha fatto né caldo né freddo. Mi spiace perché subentra l'insicurezza cronica, che mi porta a ritenermi ignorante all'ennesimo livello e meritevole di finire nell'Angolo del Perculo (o Le stroncature che non ti aspetti) del blog Cinematografia Patologica. Mi spiace perché so che se Hell ha chiesto la recensione vuol dire che ha apprezzato il film, che Lucia spenderà parole bellissime per magnificarlo e io che rispetto entrambi a dismisura arriverò a sentirmi Sgarbianamente capra. Il problema è che una pellicola, di qualunque genere, mi deve prendere, mi deve entusiasmare ed emozionare e questo vale soprattutto per i mistery sovrannaturali come Changeling. Di fatto, detesto tanto gli horror beceri che sfruttano qualsiasi mezzuccio per far saltare lo spettatore sulla sedia quanto quelli che mi lasciano con la testa ciondoloni a ripetermi "e quindi?", non tanto per noia (che ovviamente ahimé subentra quando la storia non fa breccia) quanto proprio per l'incapacità di risvegliare in me qualsivoglia sensazione e purtroppo Changeling si è infilato dritto nel novero di questi ultimi. Il dramma familiare di John non mi ha minimamente toccata, perché serve solo da pretestuosa introduzione e poi viene lasciato cadere, rinfocolato solo da occasionali momenti di triste malinconia del protagonista e anche la giusta ira dell'entità che infesta l'antica magione mi ha lasciata in qualche modo indifferente; una volta scoperta la natura della "presenza", infatti, non sono riuscita a farmi coinvolgere né dalla sua fine effettivamente triste e terribile né, tantomeno, dalle indagini di John, forse uno dei detective dell'occulto peggiori mai apparsi sul grande schermo, uno a cui il fantasma deve dire praticamente tutto ed essere anche costretto a farsi giustizia da sé. Sicuramente la trama di Changeling ha gettato i semi per molti film che sarebbero seguiti, tuttavia opere come The Orphanage e The Others, solo per fare un esempio, erano molto più coinvolgenti emotivamente mentre il precedente A Venezia un dicembre rosso... shocking riusciva ad essere sia commovente che, appunto, scioccante.


Dal punto di vista tecnico ci mancherebbe, se dicessi che Changeling è brutto sarei da lapidare. Intanto la colonna sonora è molto bella e sfrutta alla perfezione la presenza di un personaggio in grado di suonare il pianoforte, tanto che la melodia "risolutiva" del carillon ci accompagna fino alla fine della pellicola. Per quel che riguarda la regia, poi, alcune sequenze sono effettivamente da cardiopalma, tre in particolare: innanzitutto, quella ripresa dal basso dove John cerca di forzare il lucchetto di una serratura, resa ancora più intensa dai suoni di sottofondo, poi c'è il terribile flashback che racconta la triste storia di Joseph, col primo piano degli occhi doloranti e traditi del bambino, i lineamenti alterati dalla ripresa attraverso l'acqua, infine il colpo di genio della carrozzina semovente che insegue la terrorizzata co-protagonista. Anche solo per queste scene, che hanno ispirato moltissimi registi, bisognerebbe guardare Changeling a prescindere dal gusto personale, perché sono oggettivamente molto ma molto belle, ma a questo pregio dovete anche aggiungere il gusto molto anni '70 dell'intera opera, che mostra personaggi posati e raffinati, scenografie "antiche" ma assai curate, suggestioni sicuramente ingenue al giorno d'oggi ma molto efficaci per l'epoca e una generale aria di "eleganza" che permea ogni fotogramma della pellicola. Tutto questo è molto vero ma purtroppo io sono una non competente amante del cinema che reagisce ai film "di pancia" più che "di testa" e per la prima ed ultima volta mi toccherà concordare in parte col blasonato Mereghetti: "Thriller parapsicologico vecchio stile" (vero, ma per me non è una cosa negativa) "e senza tocchi d'autore" (se ne può discutere, ciccio) "sostanzialmente una noia" (... eh sì, lo ammetto, ho dormito. Merito la gogna). Sipario, che è meglio.


Di Jean Marsh, che interpreta Joanna Russell, ho già parlato QUI.

Peter Medak è il regista della pellicola. Ungherese, ha diretto film come Species II ed episodi delle serie Magnum P.I., Ai confini della realtà, Dr. House, Masters of Horror, Breaking Bad, Cold Case e Hannibal. Anche produttore e attore, ha 77 anni e un film in uscita.


George C. Scott (vero nome George Campbell Scott) interpreta John Russell. Americano, ha partecipato a film come Il Dottor Stranamore, Patton, generale d'acciaio (che gli è valso l'Oscar come miglior attore protagonista, poi rifiutato dallo stesso attore), Fenomeni paranormali incontrollabili, L'esorcista III e a serie come Colombo e L'ispettore Tibbs; come doppiatore ha prestato la voce per il film Bianca & Bernie nella terra dei canguri. Anche regista e produttore, è morto nel 1991, all'età di 71 anni.


Melvyn Douglas (vero nome Melvyn Edouard Hesselberg) interpreta il senatore Carmichael. Americano, ha partecipato a film come Ninotchka, Hud il selvaggio (che gli è valso l'Oscar come miglior attore non protagonista), L'inquilino del terzo piano e Oltre il giardino (che gli è valso il secondo Oscar come miglior attore non protagonista). E' morto nel 1981, all'età di 80 anni.


Un paio di curiosità. Trish Van Devere, che interpreta Claire Norman, era la moglie di George C. Scott all'epoca. Gli eventi raccontati in Changeling pare siano stati ispirati da eventi realmente accaduti allo sceneggiatore Russell Hunter quando viveva a Denver, in Colorado. Per finire, se Changeling vi fosse piaciuto, recuperate anche A Venezia un dicembre rosso... shocking e Gli invasati. ENJOY!

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