Il tema odierno della Nuovi Incubi Halloween Challenge era "Non morti". Ho recuperato quindi il film Queens of the Dead, diretto e co-sceneggiato proprio l'anno scorso dalla regista Tina Romero.
TRAMA
Poche ore prima dell'inizio di uno spettacolo di drag queen già funestato da parecchi problemi, New York finisce vittima dell'apocalisse zombie e sia organizzatori che star devono cercare di sopravvivere e ricongiungersi ai propri amici e familiari...
RECENSIONE
Se volete leggere una recensione bella e ragionata, scritta col cuore, rivolgetevi a Lucia, come sempre, che conosce molto meglio di me l'horror in generale, la poetica di George Romero in particolare, e l'universo queer. Qui troverete, invece, l'approccio di una persona abbastanza ignorante in materia, che si è comunque divertita come una pazza a guardare Queens of the Dead, e che ha trovato anche il tempo di commuoversi, apprezzando il modo in cui Tina Romero ha rielaborato materiali di partenza che hanno ormai quasi 60 anni. Non solo, anche le commedie horror illuminate dalle paillettes delle drag queen sono già cosa nota; proprio l'anno scorso, infatti, mi era capitato di vedere Slay!, dove al posto degli zombie c'erano i vampiri, e tra le due opere ci sono parecchie somiglianze. La differenza fondamentale è che Slay! aveva un umorismo di grana più grossa e giocava sullo scontro tra drag queen e buzzurri della provincia americana, in Queens of the Dead invece questo scontro non c'è, perché il focus del racconto è un microcosmo queer consolidato, dove l'unico outsider è Barry, fratello etero della moglie di Dre, proprietaria del locale dove si svolge il film. Queens of the Dead inserisce l'apocalisse zombie all'interno di una situazione (sociale, lavorativa e familiare) in transizione, dove i protagonisti sono costretti ad affrontare problemi che non derivano dal loro essere queer, quanto dall'essere persone con problemi economici, lavorativi e sentimentali. Senza addentrarci troppo negli spoiler, in Queens of the Dead si parla di rinunciare ai propri sogni per timore di non essere "abbastanza", del terrore di fallire nel momento più importante della propria vita, della solitudine di chi si nasconde dietro un muro di droghe e cinismo; la regista, sfruttando gli zombie, ci dice che le uniche vie di salvezza sono la famiglia (non necessariamente quella vera, ma quella che ci scegliamo), la gentilezza, l'inclusione, il dialogo. Gli stessi zombie, che pure sono voraci ed implacabili come quelli di papà George, sembrano anime perse e tristi, che vagano spaesati tentando di recuperare una scintilla vitale attraverso i "riti" quotidiani di una vita fatta di social e della disperata necessità di appartenere a un "gruppo".
La riuscita di un film come questo, dove i legami tra personaggi sono un aspetto fondamentale della trama, è legata essenzialmente alla bravura degli attori. Tina Romero mette in piedi un cast molto affiatato di volti noti e meno noti, composto di artisti appartenenti all'universo queer, i quali offrono interpretazioni assai convincenti ed emozionanti, con parecchie concessioni ad un aspetto più "comedy" ma mai sciocco o ridicolo, nemmeno quando la situazione cammina pericolosamente sul filo della farsa. La capacità di mantenere questo equilibrio, l'affetto rivolto non solo verso personaggi che si avvicendano sullo schermo, ma soprattutto verso il genere creato dal padre, sono i punti di forza dell'approccio di Tina Romero, la quale fa propria la lezione di George, rileggendola senza mai mancare di rispetto né ai temi sociali né a quelli umani. Un aspetto, inoltre, che ho molto apprezzato del film, è il fatto che gli zombie risultino comunque "fabulous", elegantissimi nelle loro sfumature di blu, molto più brillante e vivido rispetto alla tinta grigio/bluastra utilizzata ai tempi da Romero padre e Tom Savini. Incuriosita da quello che ha scritto Lucia nel suo post, sono andata un po' a documentarmi sui colori e l'universo queer e, davvero, dietro c'è un mondo, che mi ha portata a scoprire articoli come QUESTO, sui quali potrei soffermarmi ore così da riuscire a riguardare film come Queens of the Dead o I Saw the TV Glow con occhio ben più consapevole. Ma anche così, Queens of the Dead è una coccola fatta di paillettes, costumi stupendi, attori bravissimi e momenti di intenso divertimento e commozione. Essendo un'opera prima, posso dirmi estremamente soddisfatta e augurare a Tina Romero una sfolgorante carriera!
CAST
Di Riki Lindhome, che interpreta Lizzy, ho già parlato QUI mentre Tom Savini, che interpreta il sindaco, lo trovate QUA.
- Tina Romero è la regista e co-sceneggiatrice della pellicola. Americana, figlia di George A. Romero, è al suo primo lungometraggio. E' anche attrice, scenografa, montatrice e produttrice.
- Katy O'Brian interpreta Dre. Americana, ha partecipato a film come Ant-Man and the Wasp: Quantumania, Love Lies Bleeding, The Running Man e serie quali The Walking Dead, Agents of S.H.I.E.L.D.
CURIOSITÀ
Jack Haven, che interpreta Kelsey, era la Maddy di I Saw the TV Glow mentre Cheyenne Jackson, che interpreta Jimmy, è un habitué della serie American Horror Story e lo ricorderete sicuramente come proprietario dell'Hotel Cortez. Se Queens of the Dead vi fosse piaciuto recuperate Slay!. ENJOY!
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