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mercoledì 14 gennaio 2026

2026 Horror Challenge: La morte corre sul fiume (1955)


A causa delle uscite recenti ho saltato il post della horror challenge, la settimana scorsa, ma non la visione del film. Al momento, dunque, i post sono un po' sfasati ma conto di rimettermi in carreggiata a breve. Il tema della settimana scorsa era "Horror più popolare su Letterboxd, tra quelli non ancora visti e non sulla wishlist", ed è uscito in automatico La morte corre sul fiume (The Night of the Hunter), diretto e co-sceneggiato nel 1955 dal regista Charles Laughton, tratto dal romanzo omonimo di Davis Grubb.

Trama

Un sedicente predicatore, che in realtà è un serial killer di vedove, sposa l'ex moglie di un rapinatore impiccato da poco, onde appropriarsi del denaro nascosto dall'uomo prima di morire...

RECENSIONE

La morte corre sul fiume è uno dei quei cult di cui ho sentito parlare mille volte e di cui avrò visto centinaia di parodie, ma non ero mai riuscita a vedere l'opera originale. Accolto con disgusto dalla critica dell'epoca, al punto da spingere Charles Laughton a rinunciare a una carriera da regista, La morte corre sul fiume è in realtà un thriller dignitosissimo con un protagonista indimenticabile, il terrificante Harry Powell di Robert Mitchum. Prima dell'arrivo della diva Lillian Gish e della sua tostissima Rachel Cooper, il carismatico predicatore Powell si mangia tutti gli altri personaggi, e non solo per esigenze di copione che vogliono le persone ammaliate dal fascino e dall'eloquenza del personaggio, ma proprio per il modo in cui è stato caratterizzato. Harry Powell è un mostro travestito da agnello, benché sia vestito di nero dalla testa ai piedi, come l'angelo della morte; arriva preannunciato da un inno religioso che suona come una condanna ("ci abbandoniamo al Suo abbraccio"), è implacabile nel perseguire i suoi scopi, annienta l'animo delle sue vittime prima ancora del corpo, ed è talmente arrogante da permettersi di fare il cialtrone anche quando la situazione volge al peggio per lui. E' proprio questa commistione di sacro e profano, di pericolosità e cialtronaggine, a rendere il personaggio indimenticabile, un gentiluomo d'altri tempi che nasconde un cuore nero come l'inferno. Non a caso, sono i bambini a vedere oltre la sua facciata. Non tanto Pearl, troppo piccola per rendersi conto di ciò che la circonda, quanto il povero John, già costretto dal padre a sobbarcarsi il segreto del nascondiglio dei soldi rubati. Mentre la madre Willa, provata dalla morte di un marito impiccato come criminale, lascia che il disprezzo per le donne e il fervore religioso di Powell la avvelenino, facendole il lavaggio del cervello, John deve stare all'erta, pena la vita sua e della sorella. E' proprio la presenza di John e Pearl a rendere La morte corre sul fiume non tanto un thriller, quanto una fiaba dalle atmosfere southern gotic; come novelli Hansel e Gretel, i due bambini sono costretti a prendere una barca e fuggire alla morte incarnata da Powell (come da titolo italiano), fino ad approdare al porto relativamente sicuro offerto da Miss Cooper, donna dai modi spicci ma decisa a dare un rifugio e la possibilità di avere un'infanzia serena ad ogni bambino che arriva a bussare alla sua porta. Sapete bene che non ho un grande istinto materno, ma onestamente, sul finale, vedere John liberarsi dal peso del segreto affidatogli dal padre e piangere tutto il dolore dell'innocenza perduta per colpa degli adulti, mi ha stretto il cuore. 

La regia e la fotografia, opera di Stanley Cortez, concorrono ad aumentare l'atmosfera fiabesca de La morte corre sul fiume. Il bianco e nero è incredibilmente nitido e pulito, tanto che sembra di avere davanti delle illustrazioni a china semoventi, all'interno delle quali la figura di Powell spicca come una macchia "sbagliata", ovunque si trovi. Il predicatore risulta ancora meno umano durante le sequenze della fuga di John e Pearl, quando la sua ombra, accompagnata soltanto da un canto insinuante, si staglia all'orizzonte come fosse la sagoma di un demone. Tra scene create completamente in studio, come quella del fienile, riverberi sull'acqua che rendono il fiume una dimensione a sé, fuori dallo spazio e del tempo, e analogie che vedono la presenza di teneri animaletti, la fuga dei bambini diventa un incubo a occhi aperti, completamente distaccato dalla realtà, e lo stesso vale per la presenza di Powell nella vita quotidiana. Le violente interazioni tra il predicatore e i bambini, inoltre, vengono pietosamente intervallate da momenti più lievi ed umoristici, che hanno la doppia funzione di dare un po' di respiro allo spettatore e mitigare la ferocia e l'orrore di una situazione obiettivamente insostenibile. Non che Laughton si trattenga: la sequenza del cadavere nel fiume, per quanto resa più poetica da una fotografia particolarmente morbida, è carica di tragedia, e l'assedio ai danni di Miss Cooper e dei suoi ragazzi mette angoscia come un home invasion moderno. Per quanto riguarda le interpretazioni, di Robert Mitchum ho già parlato all'inizio del post, ed è incredibile vedere con quale naturalezza l'attore indossi i panni per lui inusuali di uno psicopatico tout-court, talmente ipocrita nel suo approcciarsi ad un fervente cristianesimo da risultare un perfetto predicatore, tristemente realistico. Shelley Winters, nel ruolo di Willa, è l'emblema dei genitori deboli ed egoisti che popolano fiabe ed horror, ma infonde al personaggio una triste umanità per cui è impossibile odiarla, mentre Lillian Gish è semplicemente perfetta. A Miss Cooper viene consegnata la morale del film, la speranza per un futuro migliore affidato ai bambini, i quali vivono in un mondo duro, ma alla fine riescono a resistere, a perseverare; la pacata durezza e la dignità dell'attrice, contrapposta all'ostentata sicumera di Robert Mitchum, arricchisce entrambe le interpretazioni e rende La morte corre sul fiume qualcosa di più di un semplice thriller da guardare e dimenticare dopo qualche giorno. Se non l'avete mai fatto, come buon proposito per il 2026 recuperate questo cult, non ve ne pentirete!    

CAST

Del regista e co-sceneggiatore Charles Laughton ho già parlato QUI mentre Shelley Winters, che interpreta Willa Harper, la trovate QUA.

  • Robert Mitchum interpreta Harry Powell. Americano, ha partecipato a film come I forzati della gloria, La magnifica preda, Il promontorio della paura, Il giorno più lungo, S.O.S. Fantasmi e Cape Fear - Il promontorio della paura. Anche produttore e sceneggiatore, è morto nel 1997.
  • Lillian Gish interpreta Rachel Cooper. Diva del muto e musa di David Wark Griffith, ha partecipato a film come Nascita di una nazione, Intolerance, Le due orfanelle, Duello al sole, I commedianti e Le balene d'agosto. Anche sceneggiatrice, regista e produttrice, è morta nel 1993. 
  • Peter Graves interpreta Ben Harper. Più conosciuto come Jim Newton di Furia cavallo del West e James Phelps del telefilm Missione impossibile, ha partecipato a film come L'aereo più pazzo del mondo, L'aereo più pazzo del mondo... sempre più pazzo, La famiglia Addams 2, Il mistero della casa sulla collina, Men in Black II e ad altre serie quali Fantasilandia, La signora in giallo, Love Boat, Dr. House, Cold Case e Settimo cielo. Come doppiatore, ha lavorato in Angry Beavers e American Dad!. Anche regista, è morto nel 2010.

CURIOSITà

Evelyn Varden, che interpreta Icey Spoon, era anche nel cast di un altro grande thriller dell'epoca, Il giglio nero. La morte corre sul fiume ha un remake televisivo, Una famiglia in pericolo, dove Harry Powell è interpretato, in maniera assai appropriata, dall'ex Padre Ralph Richard Chamberlain. Non l'ho mai visto e non ci tengo particolarmente; se La morte corre sul fiume vi fosse piaciuto, consiglio, piuttosto, Il promontorio della paura (e, ovviamente, il remake firmato Scorsese, Cape Fear - Il promontorio della paura) e I diabolici. ENJOY!

venerdì 29 luglio 2022

Il silenzio dei prosciutti (1994)

Sono emozionatissima. Finalmente è arrivato il momento di parlare del mio guilty pleasure per eccellenza, Il silenzio dei prosciutti, scritto e diretto nel 1994 da Ezio Greggio.


Trama: l'agente speciale Jo Dee Fostar deve indagare sulla scomparsa della sua fidanzata Jane, fuggita coi soldi rubati al proprio capo e finita nelle grinfie del misterioso proprietario di cimiteri Antonio Motel...


Disclaimer: io amo questo film. Qualunque critico illuminato vero, qualunque cinèfilo dell'internet, qualunque persona dotata di senno proverà a farmi passare questo amore, facendomi aprire gli occhi sui millemila difetti de Il silenzio dei prosciutti troverà un muro davanti a sé, perché l'amore vero ACCETTA  i difetti e questa parodia ne è zeppa, ne sono consapevole. Eppure l'avrò guardata, da bambina e ragazzina, almeno trenta volte e non avete idea della gioia che mi è sorta in cuore quando, qualche settimana fa, l'ho vista per caso sul Canale 34 e mi sono ritrovata impossibilitata a staccare gli occhi dallo schermo. Per chi non avesse mai guardato Il silenzio dei prosciutti, una breve spiegazione. Il film è una parodia che mescola principalmente la trama di Psyco ad elementi de Il silenzio degli innocenti e il livello di umorismo è, che ve lo dico a fare, quello di un ragazzino entusiasta che crede di far ridere (ovvero Ezio Greggio) ispirandosi non già ai film di Mel Brooks, ma più a L'aereo più pazzo del mondo oppure Hot Shots!. Non c'è nulla di particolarmente raffinato, l'umorismo a base di gag scatologiche, sessuali o semplicemente infantili si spreca, ed Ezio Greggio, che interpreta anche il "villain" Antonio Motel, sembra non essere mai uscito da una puntata di Drive In e, di tanto in tanto, la sua interpretazione tenta di rifarsi, senza successo, a quelle di Marty Feldman. Questa, ovviamente, è solo la punta dell'iceberg dei difetti del film, ai quali bisogna aggiungere l'approccio grezzo dietro la macchina da presa e la caratteristica "caducità" di buona parte dell'umorismo legato ad elementi tipici dell'epoca, di cui patiscono spesso anche le parodie più riuscite e che rischia di appannarle o renderle meno divertenti per chi non riesce a cogliere il riferimento. Eppure, come ho scritto prima, in questo caso sorvolo su tutto, e per un motivo ben preciso.


Il motivo è che, da bambina, Ezio Greggio mi faceva riderissimo (ora non gli sputerei in faccia nemmeno se bruciasse, all due respect) e non sto nemmeno a dirvi quanto adorassi i film completamente fuori di senno come il già citato Hot Shots!, quindi per me Il silenzio dei prosciutti era il non plus ultra della comicità e quell'imprinting è rimasto intatto fino a oggi, tanto da cancellare dal mio cervello ogni capacità di discernimento critico. Non posso fare altro che sbellicarmi davanti a un grandioso Dom DeLuise che urla "Iggy-Poo!" profondendosi nella soave imitazione del Dottor Hannibal Lecter o ai dialoghi non-sense tra lui e un Billy Zane in stato di grazia, pronto ad abbracciare il trash senza riserve nei panni dello stupidissimo Jo Dee Fostar, e come posso non adorare Ezio Greggio vestito come un becchino, che tratta tutti gli ospiti del suo "cimitero chiamato Motel" con lo scazzo fotonico di un killer costretto a fare il superlavoro? Credetemi se vi dico che, anche a 41 anni, ho riso di cuore per qualsiasi gag, anche la più triste (in questo caso, quella di Pavarotti a pezzi), anche la più becera (quelle che riguardano il grasso Putrid) e che, soprattutto, sono rimasta affascinata da ciò che da ragazzina non potevo comprendere. Ma, signori, avete idea del cast che è riuscito a tirare su Il silenzio dei prosciutti? Mi sembrava di essere in un universo parallelo. In quale favoloso, berlusconiano mondo zeppo di cocaina Ezio Greggio è riuscito a chiamare sul set di una parodia stroncata in ogni dove e distribuita non si sa in virtù di cosa gente come John Carpenter (!!), Joe Dante, John Landis, Martin Balsam (che fa la parodia del suo ruolo più famoso), Mel Brooks, John Astin, Shelley Winters e chi più ne ha più ne metta? E lo stesso Billy Zane, ragazzi, in quegli anni era bello come il sole e all'apice della carriera, è incredibile anche solo pensare che si sia prestato. Per questi e per mille altri motivi continuerò sempre a sbandierare il mio amore per questo frutto di un universo alternativo finito per sbaglio in questo... e continuerò sempre a piangere all'idea che Jurassic Pork non sia mai stato girato mentre ci siamo beccati quell'orrore di Chicken Park!


Dom DeLuise (Dr. Animal Cannibal Pizza), Billy Zane (Jo Dee Fostar), Martin Balsam (Detective Balsam), Shelley Winters (la madre), Tony Cox (Guardia nana), Joe Dante (Moribondo), John Carpenter (Uomo con l'impermeabile) e John Landis (Agente dell'FBI) li trovate ai rispettivi link. 

Ezio Greggio è il regista e sceneggiatore della pellicola, inoltre interpreta Antonio Motel. Piemontese, ha diretto altri film come Killer per caso, Svitati e Box Office 3D: Il film dei film. Anche produttore, ha 67 anni.


Joanna Pacula interpreta Lily Wine. Polacca, ha partecipato a film come Gorky Park, Il bacio del terrore, Virus e Tombstone. Ha 65 anni.  


Stuart Pankin interpreta l'ispettore Pete Putrid. Americano, ha partecipato a film come Attrazione fatale, Aracnofobia, Congo, Striptease, e a serie quali Chips, Saranno famosi, Casa Keaton, Otto sotto un tetto, Ally McBeal, Innamorati pazzi, Walker Texas Ranger, Malcom, Dharma & Greg, Raven e Desperate Housewives; come doppiatore ha lavorato per Darkwing Duck, Bonkers, Dinosauri, Batman, Aladdin, Mucca e pollo, Angry Beavers, Animaniacs e Hercules. Anche sceneggiatore, ha 76 anni.


John Astin interpreta il Ranger. Americano, indimenticabile Gomez originale de La famiglia Addams, ha partecipato a film come West Side Story, Tutto accadde un venerdì, Il ritorno dei pomodori assassini, Gremlins 2 - La nuova stirpe, Killer Tomatoes Strike Back!, Killer Tomatoes Eat France!, Sospesi nel tempo e ad altre serie quali Ai confini della realtà, Dennis the Menace, Star Trek, Batman, Fantasilandia, Il mio amico Arnold, Love Boat, I racconti della cripta, Innamorati pazzi, La signora in giallo, Una bionda per papà e La tata; come doppiatore ha lavorato per Bonkers, Tazmania, Aladdin, Johnny Bravo, Mignolo e Prof. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 92 anni e un film in uscita.


Charlene Tilton è famosa per avere interpretato una delle sorelle di Bobby nella serie Dallas mentre Bubba Smith, che interpreta Olaf, è l'Hightower della serie Scuola di polizia. Ciò detto, se Il silenzio dei prosciutti vi fosse piaciuto, recuperate Hot Shots!, Hot Shots! 2, Palle in canna, L'aereo più pazzo del mondo, Dracula morto e contento e Robin Hood - Un uomo in calzamaglia. ENJOY!

martedì 30 gennaio 2018

Bollalmanacco On Demand: S.O.B. (1981)

Torna, a fatica causa mancanza atavica di tempo, il Bollalmanacco On Demand! Lo fa alla grande, accontentando finalmente l'amico Toto (proprio in occasione del suo compleanno) con un capolavoro di Blake Edwards, S.O.B., da lui diretto e sceneggiato nel 1981. Il prossimo film On Demand sarà Il club delle prime mogli. ENJOY!


Trama: un produttore abbattuto dall'insuccesso della sua ultima fatica cinematografica ha all'improvviso un illuminazione e decide di stravolgere interamente l'opera trasformandola in una storia a base di sesso e perversioni...


Le pellicole che, nel corso del tempo, hanno cercato di appannare un po' lo splendore di Hollywood, tirando fuori tutte le magagne di quella che è più una fabbrica di soldi che di sogni, sono tante quante le stelle in cielo e spaziano in vari registri, dal drammatico, all'horror, alla commedia. In quest'ultima categoria rientra S.O.B., che mette alla berlina i meccanismi hollywoodiani legati alla produzione e distribuzione di un film, con particolare attenzione a tutte le beghe legali e i cavilli che decretano la "proprietà" di una determinata opera e anche al compiacimento del pubblico, somma e volubile divinità dai gusti indiscutibili oggi come allora. In trent'anni quest'ultimo aspetto non è cambiato molto, lo dimostrano le petizioni volute dai fanZ per togliere dal canon l'ultimo episodio di Star Wars oppure il calcio in culo dato a Kevin Spacey per questioni più economiche/d'immagine che di reale preoccupazione per le sue vittime, e ciò rende S.O.B. un film senza tempo, invecchiato alla perfezione. Ho scritto all'inizio che S.O.B. è una commedia ma forse sarebbe meglio definirlo una tragicommedia, permeata da un umorismo nero che si affaccia fin dalle prime sequenze, dove un uomo (che si scoprirà poi essere un grande attore quasi dimenticato) muore sulla spiaggia nell'indifferenza generale, almeno finché la gente comincia ad accorgersi del suo cane disperato; l'attore in questione diventa così l'emblema di una macchina economica che mastica e sputa chi è tanto (s)fortunato da finire nei suoi ingranaggi, dove tutti sgomitano per avere un minimo di attenzione senza preoccuparsi troppo del prossimo e dove ognuno deve pensare non solo al proprio godimento ma anche e soprattutto a parare le proprie chiappe nella previsione di tempi bui. La follia di Felix, produttore messo in ginocchio dall'insuccesso commerciale del suo ultimo film, è quella di un uomo che si dibatte per non annegare e che sceglie di mettere in gioco tutto per compiacere il pubblico, dalla moglie simbolo di innocente purezza ai soldi, fino ad arrivare alla vita ("Forse così il film venderà di più!"), sfruttando nel più paradossale dei modi dinamiche realmente esistenti: non vorrei sempre mettere in mezzo il povero Kevin Spacey ma quanti spettatori "non cinefili" sarebbero andati a vedere l'ultimo film di Ridley Scott se non fossero stati incuriositi dal caso che gli è stato montato sopra? Appunto.


Nel dipingere questa critica corrosiva verso il sistema Hollywoodiano Blake Edwards va ben oltre la mera presa in giro impersonale e ci mette del suo, soprattutto dal punto di vista autobiografico, arrivando persino a scegliere la moglie Julie Andrews per il ruolo di Sally Miles, protagonista del film di Felix nonché moglie in procinto di chiedere il divorzio. In questo caso, personaggio e attrice reale si sovrappongono in quanto anche Sally è considerata da tutti il simbolo immacolato del cinema per famiglie e l'idea di vederla mostrare il seno in un film a sfondo sessuale è la provocazione massima sia di Felix che dello stesso Edwards (dev'essere stato un tale shock all'epoca che persino Seth MacFarlane ha ricordato la visione di "Mary Poppins con le tette al vento" in un episodio de I Griffin). E' esilarante vedere il numero musicale che apre entrambi i film, uno zuccheroso sogno disneyano in cui la protagonista si ritrova in un mondo da fiaba, venire completamente stravolto e trasformato in un incubo a base di simboli fallici e diavoli infoiati, una sequenza che Sally riesce ad affrontare solo perché completamente in botta ed è effettivamente sconvolgente l'immagine di Mary Poppins che si "abbassa" al livello delle altre signorine (e signorini) compiacenti che popolano le ville hollywoodiane, all'interno delle quali sesso, droga e alcool diventano allegre monete di scambio e veicolo di favori reciproci. Nonostante tutta la depravazione che viene mostrata nel film, tuttavia, Edwards riesce a non essere mai volgare e a diventare persino poetico sul finale, dove le Standard Operational Bullshit del titolo originale vengono smascherate da tre adorabili cialtroni ubriachi (William Holden, Robert Preston e Robert Webber, semplicemente favolosi), gli unici ad avere davvero a cuore Felix come amico e persona; l'amara conclusione di S.O.B. è l'affermazione dello spettacolo che deve continuare, della realtà che si fa essa stessa spettacolo e viene scandita da riti sempre più vuoti, per il mero gusto del gossip e di una celebrazione ipocrita dei cosiddetti "grandi nomi", dove tutti vissero felici e contenti come in una fiaba e zeppi di soldi e premi Oscar... almeno fino al prossimo film o al prossimo scandalo, ovviamente.


Del regista e sceneggiatore Blake Edwards ho già parlato QUI. Julie Andrews (Sally Miles), William Holden (Tim Culley), Marisa Berenson (Mavis), Shelley Winters (Eva Brown) e Rosanna Arquette (Babs) li trovate invece ai rispettivi link.

Larry Hagman interpreta Dick Benson. Meglio conosciuto come J. R. Ewing della soap Dallas, ha partecipato a film come Superman, Gli intrighi del potere - Nixon e ad altre serie quali Strega per amore, Nip/Tuck e Desperate Housewives. Come doppiatore ha invece lavorato in un episodio de I Simpson. Anche produttore e regista, è morto nel 2012 all'età di 81 anni.


Robert Loggia interpreta Herb Maskowitz. Americano, ha partecipato a film come Lassù qualcuno mi ama, La più grande storia mai raccontata, Porgi l'altra guancia, La vendetta della Pantera Rosa, Piedone d'Egitto, Ufficiale e gentiluomo, Sulle orme della Pantera Rosa, Psycho II, Pantera Rosa - Il mistero Clouseau, Scarface, L'onore dei Prizzi, Doppio taglio, Over the Top, Su e giù per i Caraibi, Big, Bella, bionda... e dice sempre sì, Amore all'ultimo morso, Independence Day, Strade perdute, Independence Day - Rigenerazione e a serie quali Alfred Hitchcock presenta, Il tenente Kojak, Colombo, Wonder Woman, La donna bionica, L'uomo da sei milioni di dollari, Starsky & Hutch, Charlie's Angels, Fantasilandia, La signora in giallo, Magnum P.I., Pandora's Clock: La Terra è in pericolo, Oltre i limiti, Dharma & Greg, Malcom, I Soprano e Monk; come doppiatore ha lavorato per il film Oliver & Company ed episodi de I Griffin. Anche regista, è morto nel 2015 all'età di 85 anni.


Richard Mulligan interpreta Felix Farmer. Americano, ha partecipato a film come Sulle orme della Pantera Rosa e a serie quali Strega per amore, Charlie's Angels, Hunter, Love Boat, Bolle di sapone e Ai confini della realtà; come doppiatore ha lavorato per il film Oliver & Company. E' morto nel 2000 all'età di 67 anni.


Robert Preston interpreta il Dr. Irving Finegarten. Americano, ha partecipato a film come Victor Victoria e Giochi stellari. E' morto nel 1987 all'età di 68 anni.


Robert Vaughn interpreta David Blackman. Meglio conosciuto come Napoleon Solo della serie Organizzazione U.N.C.L.E., ha partecipato a film come I dieci comandamenti, I magnifici sette, L'inferno di cristallo, Superman III, Renegade un osso troppo duro e ad altre serie quali Zorro, Alfred Hitchcock presenta, Colombo, Love Boat, A-Team, Hunter, La signora in giallo, Walker Texas Ranger, La tata, Sentinel e Little Britain USA. Anche regista, è morto nel 2016 all'età di 83 anni.


Nei panni di Lila, l'autostoppista bionda, c'è Jennifer Edwards, figlia del regista. L'acronimo S.O.B., lungi dall'essere Son Of a Bitch come tutti pensano (e com'è stato tradotto in italiano), sta per Standard Operational Bullshit , in riferimento a tutto ciò che accade al protagonista sul finale; a proposito di bullshit,  la pellicola (basata in parte sull'esperienza di Blake Edwards sui set di Operazione crepes suzette e Uomini selvaggi) è stata candidata ai Razzie Awards per la peggior regia e peggior sceneggiatura ma quell'anno vinsero rispettivamente Michael Cimino per I cancelli del cielo e Mammina cara, tratto dalla biografia al vetriolo scritta dalla figlia di Joan Crawford sull'attrice. In compenso, S.O.B. era stato anche candidato per un Golden Globe alla Miglior Commedia o Musical, strappatogli dal film Arturo. Detto questo, se S.O.B. vi fosse piaciuto recuperate 10 e Hollywood Party, sempre dello stesso regista. ENJOY!

martedì 3 maggio 2016

Bollalmanacco On Demand: L'inquilino del terzo piano (1976)

Dopo aver giustamente ripagato il mio debito con Kara Lafayette, il Bollalmanacco On Demand ritorna alla "programmazione" originale! Oggi esaudirò la richiesta di Rosario (fan della pagina Facebook, BTW) e parlerò de L'inquilino del terzo piano (Le Locataire), diretto, co-sceneggiato ed interpretato dal regista Roman Polanski a partire dal romanzo Le locataire chimérique di Roland Topor. Il prossimo film On Demand sarà Mysterious Skin! ENJOY!


Trama: Trelkovsky, giovane impiegato polacco, affitta un appartamento a Parigi e riesce a trovarne uno nel quale si è suicidata una giovane donna. Confuso dall'atteggiamento ostile del padrone di casa e della maggior parte degli altri inquilini, Trelkovsky diventa sempre più paranoico e si convince che i suoi vicini stiano pianificando di ucciderlo...



Una delle grandi fortune che ho avuto nella vita è stata quella di non aver mai abitato in un condominio. Prima di cambiare casa, nel 2005, stavo in uno stabile composto da soli quattro appartamenti e, anche perché il paese era piccolo, ci si conosceva tutti e si cercava di non darsi fastidio a vicenda. Eppure, vuoi perché gli esseri umani sono incapaci di vivere senza creare dei contrasti o chissà per quale altro motivo, succedeva che anche in un edificio così piccolo si litigasse, si creassero dissapori o fazioni, soprattutto quando gli inquilini storici venivano sostituiti da altri, provenienti magari da "fuori!!", quindi non oso immaginare cosa debba succedere all'interno di un condominio vero, con tanto di amministratore e periodica riunione. Tutto questo giro intorno al mondo per dire che la fascinazione di Polanski verso il microcosmo urbano dei condomini è perfettamente comprensibile, così come è condivisibile la sua scelta di trasformarlo nel palcoscenico ove ambientare un incubo moderno fatto di solitudine, sospetto, razzismo, quotidiano squallore e paranoia. Trelkovsky è un uomo qualunque, né affascinante né tantomeno ricco, che cerca un appartamento in una Parigi agli occhi della quale lui risulta come l'ennesimo migrante in cerca di fortuna. Per puro caso riesce a trovarne uno ma Polanski si premura fin da subito di far percepire allo spettatore l'aura ostile che emana non solo dagli abitanti del palazzo, dal padrone di casa e persino dalla portinaia, ma anche la sensazione di "estraneità" che la nuova magione proietta addosso a Trelkovsky; tanto per cominciare, la vecchia inquilina si è gettata dalla finestra ma non è ancora morta, quindi il protagonista è costretto a fare letteralmente la posta alla povera moribonda aspettando di poterle subentrare, poi, una volta entrato nell'appartamento, risulta palese che la personalità di Trelkovsky non riuscirà mai a cancellare quella di Simone Choule, nemmeno cambiando la disposizione di tutti i mobili lasciati dalla defunta o togliendo i quadri.


Mattone dopo mattone, Polanski imprigiona Trelkovsky (da lui stesso interpretato) dietro a un muro di paranoia sempre più grande che trasforma qualsiasi avvenimento, anche il più sciocco, in una minaccia diretta alla sua persona. Lontano dalla patria, isolato dai colleghi di lavoro e dai nuovi, incomprensibili inquilini, il protagonista trova una sorta di affermazione della propria individualità e della propria esistenza soltanto dopo la morte di Simone e solo attraverso l'interazione con persone alle quali la donna era in qualche modo legata, come l'affascinante Stella, l'innamorato egittologo o persino il barista di fiducia ed è così che la psiche di Trelkovsky cede, arrivando a convincersi che nel palazzo esista un complotto atto a fargli fare la stessa fine di Simone. Dopo una prima parte di pellicola zeppa di situazioni grottesche ed amara ironia, la seconda parte di L'inquilino del terzo piano si assesta su quelle atmosfere inquietanti tanto care a chi, come me, ha adorato Rosemary's Baby. Laddove la povera Rosemary, subodorato il "piano satanico", cercava di fuggire onde proteggere sé stessa ed il nascituro, Trelkovsky comincia a temere per la propria vita ma, allo stesso tempo, è incapace di allontanarsi dal luogo dove non è più considerato un "signor nessuno", anche a costo di diventare, letteralmente, quella Simone alla cui dipartita lui deve tutto; laddove Rosemary era impossibilitata a penetrare la facciata di perbenismo borghese dietro la quale si nascondevano i suoi demoniaci aguzzini, Trelkovsky trasforma la realtà che lo circonda in un incubo allucinato e popolato da mostri, fantasmi che lo fissano da bagni misteriosi e quant'altro, di fatto portando alle estreme conseguenze dei semplici (per quanto negativi) sentimenti di antipatia e diffidenza. Il precipitare di Trelkovsky nella follia è graduale, un percorso fatto di tanti piccoli avvenimenti apparentemente insignificanti che concorrono non solo ad erodere il carattere già debole del personaggio ma consentono anche allo spettatore di percepire la barriera invisibile che lo separa dagli altri, rendendolo di fatto un disadattato in partenza.


Polanski rincara lo straniamento di una storia già di per sé disturbante mettendoci del suo per quanto riguarda regia ed interpretazione. La sua faccetta da topo, già perfetta per l'inetto ma fondamentalmente buono Alfred di Per favore non mordermi sul collo, diventa qui l'emblema dell'uomo medio, inutile e privo di personalità, un perdente nato per subire tutte le angherie di chi, al contrario, è riuscito a trovare un posto nel mondo ed impone il suo volere agli altri (emblematica la scena col collega "torturatore di vicini" o la scelta di diventare a sua volta vittima della vendetta della signora con bambina zoppa a carico)... questo, almeno finché non subentra la "personalità" di Simone, che ci regala un Polanski inedito e a tratti scioccante. A ciò bisogna ovviamente aggiungere delle inquadrature capaci di trasformare qualunque ambiente, anche il più banale, in una fonte di inquietudine; le terribili soggettive, le hitchcockiane riprese della tromba delle scale, un incubo oscuro e sghembo, o della finestra di fronte dalla quale misteriose persone fissano immobili il povero Trelkovski, per non parlare della geniale sequenza in cui tutti gli oggetti della stanza si ingrandiscono al passaggio di un protagonista ormai preda del delirio o delle scene più propriamente horror che fungono da rincalzo al terrore strisciante che nel frattempo ha già avvinto gli spettatori (bellissima la citazione in onore del nostrano Mario Bava ma il momento più agghiacciante probabilmente è lo sconvolgente ed ambiguo finale), sono tutti elementi entrati di diritto nella storia del Cinema ed omaggiati da moltissimi registi. Mi rendo conto di avere scritto molto ma di non essere arrivata neppure per sbaglio a celebrare come merita questo bellissimo film quindi la pianto qui e vi consiglio di dargli una chance (se non l'avete ancora fatto, ovvio) perché L'inquilino del terzo piano potrebbe darvi molte soddisfazioni, oltre che a portarvi a guardare con diffidenza i vostri vicini!


Del regista e co-sceneggiatore Roman Polanski, che interpreta anche Trelkovsky, ho già parlato QUI mentre Melvyn Douglas, che interpreta Monsieur Zy, lo trovate QUA.

Isabelle Adjani interpreta Stella. Francese, la ricordo per film come Adele H., una storia d'amore, Nosferatu - Il principe della notte, Possession, Camille Claudel e Diabolique. Anche produttrice, ha 61 anni e un film in uscita.


Shelley Winters (vero nome Shirley Schrift) interpreta la portinaia. Americana, la ricordo per film come La morte corre sul fiume, Lolita, Il clan dei Barker, Elliot il drago invisibile, S.O.B., Il silenzio dei prosciutti, Ritratto di signora e ha partecipato a serie come Batman, Il tenente Kojak, Love Boat e Pappa e ciccia; inoltre, ha vinto due Oscar come miglior attrice protagonista, uno per Il diario di Anna Frank e uno per Incontro al Central Park. Anche produttrice, è morta nel 2006, all'età di 85 anni.


L'inquilino del terzo piano fa parte di una trilogia informale, la cosiddetta "Trilogia dell'appartamento", che conta anche Repulsione e Rosemary's Baby quindi, se il film vi fosse piaciuto, recuperateli! ENJOY!

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