Il tema del 15simo giorno di Nuovi Incubi Halloween Challenge era Giallo, così ho scelto di riguardare, dopo tantissimi anni, Deliria, diretto nel 1987 dal regista Michele Soavi.
Trama
Durante le prove di un musical, un killer mascherato comincia ad uccidere assistenti, attori e ballerini, impossibilitati ad uscire dallo studio...
Recensione
Di Deliria avevo ricordi vaghissimi, salvo per la mise particolare del killer, una testa di barbagianni poi ripresa in molti altri film di genere, anche solo come omaggio. Riguardandolo, mi è tornato in mente che, forse, la prima volta non lo avevo apprezzato granché, mentre stavolta mi ha catturata fin dalle prime scene, pur non essendo un film esente da difetti. Deliria spicca per la sua particolarità fin dalla trama, che mescola realtà e finzione partendo dalla messa in scena di un musical a tema horror, all'interno del quale un killer dalla maschera da barbagianni uccide le prostitute del quartiere a luci rosse. Quando una delle ballerine, per colpa di una storta, viene convinta da una delle costumiste ad andare a farsi curare in un ospedale psichiatrico in quanto "più vicino" rispetto ad altre strutture più consone, un pericoloso maniaco evade dalla cella e si rifugia proprio nella loro macchina, cominciando a mietere vittime all'interno del teatro di posa, sostituendosi al killer del musical. La trama, come vedete, è molto semplice, e più che un giallo Deliria sembra uno slasher, anche perché l'identità dell'assassino si conosce fin dall'inizio. Inoltre, la sceneggiatura del film strizza l'occhio agli horror americani dove il killer ha caratteristiche quasi sovrannaturali; non solo muore con grande difficoltà, ma riesce anche ad eludere trappole all'apparenza infallibili, tornando alla carica ancora più incattivito ed assetato di sangue. Un altro fil rouge di Deliria è la perdita di dignità di un lavoro artistico come quello della ballerina o dell'attore/attrice, ridotto qui a un mero mezzo di sopravvivenza per persone che non hanno più il becco di un quattrino, trattate a pesci in faccia da registi senza scrupoli che fanno il paio con produttori discutibili. Paradossalmente, è proprio l'assassino che, ritrovatosi all'improvviso in una sorta di "Paese delle Meraviglie" che gli consente anche di assumere l'identità di un misterioso serial killer mezzo umano e mezzo bestia, riscopre il fascino della musica e della teatralità, divertendosi come le sue vittime non riescono più a fare da tempo.
Al suo primo film come regista, Soavi fa sua la lezione appresa sui set di Dario Argento, con il quale ha lavorato come regista di seconda unità, ed unisce l'amore per i colori sgargianti come il rosso e il blu elettrico, oltre ad un gusto per morti ad effetto che sembrano quasi delle opere d'arte, a suggestioni più legate allo slasher americano. Il risultato è un ibrido affascinante, soprattutto quando la finzione dell'opera teatrale si confonde con la terrificante realtà vissuta dai protagonisti; lo spettatore, a un certo punto, sa che sotto la maschera da barbagianni non si nasconde un attore, bensì il killer, il che crea sequenze scioccanti come quella della morte sul palco per strangolamento prima e fendenti all'arma bianca poi. Anche quando gli omicidi si fanno più gore, per esempio quando uno dei protagonisti si ritrova diviso in due con profluvio di interiora sparse sul pavimento, c'è sempre un gusto coreografico per la composizione della scena, e un che di artistico legato alle luci, ai colori e alle ombre , che lasciano allo stesso tempo orripilati ed affascinati. Anche la colonna sonora utilizzata, che si compone di melodie diegetiche e non, concorre a creare un effetto straniante, aumentando non solo la tensione, ma anche la sensazione che i protagonisti, chiusi all'interno di un teatro di posa, siano finiti in una dimensione infernale separata dalla nostra, popolata da incubi e mostri sanguinari (impressione rafforzata da quel pre-finale onirico, fatto di corpi ricomposti e piume che cadono dall'alto come neve). Gli intermezzi quasi comici dedicati ai due poliziotti che, ignari di tutto ciò che accade nel teatro, rimangono di "guardia" nell'auto di pattuglia a parlare del più e del meno, rinfocolano ulteriormente questa sensazione e fanno di Deliria una bestia assai strana, figlia di un regista sfortunato che, nato in un'epoca diversa, sarebbe probabilmente diventato uno dei nomi di spicco dell'horror italiano, invece di perdersi in ignominiose schifezzuole come QUESTA.
Cast
Del regista Michele Soavi, che compare, non accreditato, come un giovane poliziotto, ho già parlato QUI. David Brandon (Peter), Barbara Cupisti (Alice), Giovanni Lombardo Radice (Brett) e George Eastman (co-sceneggiatore del film, compare quando Irving Wallace indossa la maschera) li trovate invece ai rispettivi link.

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