Spinta dai sempre validissimi consigli di Lucia (e vi consiglio di leggere la sua recensione, meno banale e più interessante di quanto sarà la mia) ho recuperato anche Random Acts of Violence, diretto e co-sceneggiato nel 2019 dal regista Jay Baruchel e tratto dal fumetto omonimo di Jimmy Palmiotti e Justin Gray.
Trama: il creatore e l'editore del fumetto Slasherman si imbarcano in un tour promozionale in occasione dell'imminente chiusura della serie, assieme alla fidanzata del primo e a un'assistente. Sulla scia del loro tour cominciano tuttavia ad accadere delitti sanguinosissimi...
Siccome lo tirano abbastanza dietro se si è dotati di un Kindle (solo in inglese, sorry), prima di guardare Random Acts of Violence ho letto il fumetto omonimo, roba che prenderà al massimo un'oretta del vostro tempo nel caso voleste cimentarvi nell'impresa, e onestamente ci sono rimasta un po' maluccio. L'opera originale è infatti un fumettino abbastanza superficiale, più interessato a gettare uno sguardo su una parte dell'industria dei comics, quella dei successi istantanei con marketing sfacciato annesso e del fandom estremo, che sulle responsabilità di creare personaggi scomodi; nel fumetto, lo sceneggiatore è "più deprecabile" del disegnatore in quanto le idee derivano da una sua misoginia latente e da una generale incapacità di vivere nella società, ma alla fine ci rimette anche il disegnatore che diventa comunque l'unico capace di riportare su carta l'arte, alimentando la follia dello psicopatico fomentato da Slasherman, ma tutto (non sto scherzando) finisce comunque a tarallucci e vino, come se la violenza "random" del titolo fosse davvero una cretinata da scrollarsi di dosso come fosse acqua e magari anche monetizzare con un sorriso e qualche ferita. Ringraziando gli dèi, nonostante verso il finale perda un po' le redini del discorso, Jay Baruchel cerca invece di imbarcarsi in un'analisi un po' più profonda sul creare opere di fiction "di genere" basandosi su delitti realmente accaduti, sbilanciandosi a tratti verso la valenza catartica di dette opere e altre volte sposando invece il punto di vista di chi si mette nei panni delle vittime e non tollera definizioni come quella di "eroe" per un personaggio palesemente negativo, folle, misogino e sanguinario. Todd non è solo un fumettista che scrive opere splatter per insensibilità o bisogno di sfondare e il suo personaggio è un po' più approfondito di così; accanto a lui, la fidanzata Kathy raccoglie le testimonianze delle vittime del vero Slasherman e incarna la voce della coscienza di chi comunque riesce a cogliere le vere responsabilità anche di chi opera con le migliori (o più innocenti) intenzioni. Il punto di vista del Random Acts of Violence cinematografico diventa così un po' più vario di quello della sua controparte cartacea, più critico e passabile anche di suscitare qualche riflessione, sebbene ci vorrebbe ben più dello spazio risicato di un blog per sviscerarle tutte.
Tali riflessioni però si diluiscono nel desiderio che Baruchel ha di dimostrarsi anche un buon regista, o meglio, un regista con idee particolari, accattivanti, che possono piacere o meno allo spettatore, ovviamente. Personalmente, i flashback legati al personaggio di Todd li ho apprezzati parecchio; certo, incarnano un "mistero" che tale non è, però l'utilizzo di colori saturissimi, le riprese del volto del bambino, il sangue scuro e l'atmosfera natalizia hanno fatto abbastanza colpo su di me e, in generale, Random Acts of Violence mette in scena per l'appunto una violenza talmente casuale e feroce da avermi spesso lasciata scossa, soprattutto perché da uno come Baruchel, consacrato alla commedia, è raro aspettarsi qualcosa di simile. Al di là, infatti, del gusto "arty" del personaggio di Slasherman, sono le sequenze che precedono la sua cosiddetta "arte" a colpire, quei momenti bui in cui le vite delle vittime vengono spezzate tra urla disperate e la consapevolezza di stare per morire nel modo peggiore; le parole di Kathy, sul finale, e il suo "non voglio passare gli ultimi istanti che mi restano in preda al terrore" mettono i brividi tanto quanto lo sfogo con cui, giustamente, accusa Todd di avere condannato a morte lei e gli altri senza nemmeno capire di averlo fatto, per semplice noncuranza, per il gusto di portare su carta qualcosa di vendibile, per l'amore di un successo capace di creare se non mostri, comunque creature inquietanti. Random Acts of Violence non è un film perfetto ma non è nemmeno il film scemo che ci si aspetterebbe da Jay Baruchel e per affrontarlo serve un po' di pelo sullo stomaco. Al momento, ovviamente, non è disponibile in Italia ma chissà che qualche piattaforma illuminata non decida di metterlo in catalogo prima o poi.
Del regista e co-sceneggiatore Jay Baruchel, che interpreta anche Ezra, ho già parlato QUI mentre Niamh Wilson, che interpreta Aurora, la trovate QUA.
Jesse Williams interpreta Todd. Americano, ha partecipato a film come Quella casa nel bosco, The Butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca e a serie quali Grey's Anatomy. Anche produttore e regista, ha 39 anni.
Jordana Brewster interpreta Kathy. Americana, ha partecipato a film come Fast and Furious, Non aprite quella porta: L'inizio, Fast & Furious - Solo parti originali, Fast & Furious 5, Fast & Furious 6, Fast & Furious 7 e a serie quali American Crime Story. Come doppiatrice, ha lavorato in Robot Chicken. Ha 40 anni e un film in uscita, il nono capitolo della saga Fast & Furious.
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venerdì 28 agosto 2020
domenica 14 giugno 2015
Lo straordinario viaggio di T.S.Spivet (2013)
Dalle mie parti ha fatto solo capolino ma ero comunque curiosa di guardare Lo straordinario viaggio di T.S.Spivet (The Young and Prodigious T.S.Spivet), diretto e co-sceneggiato nel 2013 dal regista Jean-Pierre Jeunet partendo dal romanzo Le mappe dei miei sogni (The Selected Works of T.S. Spivet) di Reif Larsen.
Trama: Il piccolo e geniale T.S. Spivet vive a Divide, nel Montana, insieme ad una sorella con ambizioni da attrice, un padre cowboy e una madre entomologa. Un giorno il bambino riceve una chiamata dallo Smithsonian Institute, che lo invita a ritirare un prestigioso premio, così T.S. parte per un avventuroso e solitario viaggio alla volta di Washington…
Probabilmente ora mi attirerò addosso il biasimo della maggioranza dei veri blogger cinefili ma non mi vergogno di ammettere di essere una dei tanti spettatori che, all’epoca, si erano innamorati perdutamente de Il favoloso mondo di Amélie e della coloratissima, poetica e soprattutto ruffianissima (lo riconosco ma cazzumene) messa in scena di Jean-Pierre Jeunet. Poi, a dire la verità, mi ero persa Una lunga domenica di passioni e un altro film di cui ora non rammento il nome però il trailer di quello che per comodità abbrevierò in T.S. Spivet chissà perché mi aveva intrigata; forse perché mi ricordava molto le atmosfere del mio adorato Wes Anderson, forse perché ero contenta di vedere la Bonham-Carter in un ruolo non necessariamente gotico, forse perché, in generale, i racconti di formazione aventi per protagonisti dei bambini geniali mi sono sempre piaciuti. E devo dire che l'ultimo film di Jeunet, oltre ad essere molto carino, ha tenuto fede a tutto quello che mi sarei aspettata da lui, rivelandosi una visione assai piacevole. Come ho detto, si respira Wes Anderson dalla prima all'ultima lettera della sceneggiatura: T.S. Spivet vive assieme ad una strampalata famiglia di persone estremamente diverse tra loro e molto peculiari, che raramente si parlano e che, ovviamente, non riescono a superare una tragedia che è riuscita ancor più ad allontanarli, almeno in apparenza. Il piccino è dotato di un incredibile cervello, che lo spinge a consacrarsi agli hobby più strampalati rifuggendo i passatempi dei suoi coetanei e ciò fa sì che un giorno lo Smithsonian Institute decida di premiarlo per un'invenzione che potrebbe finalmente fare luce sul mistero del moto perpetuo: da questo momento comincia per T.S. un viaggio in solitaria, tra incontri piacevoli e altri meno, un viaggio che lo porterà necessariamente ad affrontare il suo senso di colpa e a capire qualcosa di più su sé stesso e la sua famiglia. Come già accadeva in Amélie, nonostante il suo aspetto coloratissimo e l'abbondanza di momenti divertenti anche questo T.S.Spivet è molto malinconico e a tratti doloroso, tanto che alla fine ho concluso la visione con un magone abbastanza difficile da buttare giù.
Tristezza a parte, T.S. Spivet è molto particolare nella sua realizzazione. Non ho letto Le mappe dei miei sogni ma da quello che ho visto in giro dovrebbe essere un ibrido tra un romanzo "classico" e un libro avventura zeppo di gadget, mappe, grafici e note a pié di pagina che costituiscono parte integrante della trama; per quel che ha potuto, mi è parso che Jeunet abbia rispettato lo spirito dell'opera originale, sovrapponendo alle immagini live action degli schemi che riassumono i piani di viaggio del protagonista, diagrammi che ne sintetizzano i pensieri, persino stralci di diario scritti a mano. La pellicola è raccontata interamente dal punto di vista di T.S., con tanto di voce narrante, sequenze dove talvolta la realtà viene filtrata dalla fantasia del bambino (cosa che porta, per esempio, gli animali a parlare) e visioni di ciò che accade all'interno della mente sua o di quella di chi gli sta accanto; in tutta sincerità, devo però dire che questo escamotage già usato in Amélie rende a tratti "posticcia" e poco fluida l'intera storia e spesso sembra che Jeunet voglia a tutti i costi ricreare le atmosfere del suo film più famoso sacrificando il sentimento alla forma, per quanto coloratissima, fiabesca ed adorabile. Passando al cast, il semi-esordiente Kyle Catlett è simpatico, carino e molto tenero; non è un'impresa facile rendere gradevole al pubblico un bimbetto saccente e anche troppo "adulto" per la sua età ma per fortuna il piccolo attore ci riesce ed è anche molto convincente nel momento in cui T.S. si fa seriamente male (cosa strana, tra l'altro, per questo genere di film!). Gli altri attori formano un gruppetto assai variegato di star internazionali, come la Bonham-Carter, e ottimi caratteristi, come Callum Keith Rennie e un irriconoscibile Dominique Pinon, che sostengono degnamente l'"ingombrante" presenza del protagonista e contribuiscono a rendere ancora più vivace l'insieme. Concludendo, siamo purtroppo ben lontani dai fasti de Il favoloso mondo di Amélie ma se vi mancano le atmosfere malinconiche e sognatrici di quel film o siete in crisi d'astinenza da Wes Anderson, Lo straordinario viaggio di T.S.Spivet vale una visione!
Di Helena Bonham-Carter, che interpreta la Dottoressa Clair, ho già parlato QUI.
Jean-Pierre Jeunet è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Francese, ha diretto film come Alien - La clonazione, Il favoloso mondo di Amélie e Una lunga domenica di passioni. Anche produttore, attore, animatore, costumista e scenografo, ha 62 anni e un film in uscita.
Judy Davis interpreta G.H. Jibsen. Australiana, ha partecipato a film come Barton Fink - E' successo a Hollywood, Il pasto nudo, Harry a pezzi e Marie Antoinette. Ha 60 anni e un film in uscita.
Callum Keith Rennie interpreta il padre di T.S. Inglese, ha partecipato a film come eXistenZ, Memento, Blade: Trinity e a serie come X-Files, Oltre i limiti, Highlander, Nikita, Dark Angel, La zona morta, Tru Calling, Kingdom Hospital, Supernatural, Smallville, 24 e CSI: Miami. Anche produttore, ha 51 anni e cinque film in uscita.
Niamh Wilson interpreta Gracie. Canadese, ha partecipato a film come Saw III - l'enigma senza fine, Saw IV, Saw V, Saw VI, Maps to the Stars e a serie come Hemlock Grove. Ha 18 anni.
Dominique Pinon interpreta Two Clouds. Francese, ha partecipato a film come Frantic, La leggenda del santo bevitore, Alien - La clonazione, Il favoloso mondo di Amélie, Una lunga domenica di passioni e a serie come Caméra Café. Ha 60 anni e due film in uscita.
Il piccolo Kyle Catlett, che interpreta il protagonista, è pronto a tornare sul grande schermo col remake di Poltergeist, la cui uscita italiana è prevista a luglio, mentre il "fratellino" Jakob Davies è stato un giovanissimo ed umano Pinocchio nella serie C'era una volta. Finite le curiosità inutili, se Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet vi è piaciuto recuperate anche Il favoloso mondo di Amélie, Il treno per il Darjeeling e Moonrise Kingdom - Una storia d'amore. ENJOY!
Trama: Il piccolo e geniale T.S. Spivet vive a Divide, nel Montana, insieme ad una sorella con ambizioni da attrice, un padre cowboy e una madre entomologa. Un giorno il bambino riceve una chiamata dallo Smithsonian Institute, che lo invita a ritirare un prestigioso premio, così T.S. parte per un avventuroso e solitario viaggio alla volta di Washington…
Probabilmente ora mi attirerò addosso il biasimo della maggioranza dei veri blogger cinefili ma non mi vergogno di ammettere di essere una dei tanti spettatori che, all’epoca, si erano innamorati perdutamente de Il favoloso mondo di Amélie e della coloratissima, poetica e soprattutto ruffianissima (lo riconosco ma cazzumene) messa in scena di Jean-Pierre Jeunet. Poi, a dire la verità, mi ero persa Una lunga domenica di passioni e un altro film di cui ora non rammento il nome però il trailer di quello che per comodità abbrevierò in T.S. Spivet chissà perché mi aveva intrigata; forse perché mi ricordava molto le atmosfere del mio adorato Wes Anderson, forse perché ero contenta di vedere la Bonham-Carter in un ruolo non necessariamente gotico, forse perché, in generale, i racconti di formazione aventi per protagonisti dei bambini geniali mi sono sempre piaciuti. E devo dire che l'ultimo film di Jeunet, oltre ad essere molto carino, ha tenuto fede a tutto quello che mi sarei aspettata da lui, rivelandosi una visione assai piacevole. Come ho detto, si respira Wes Anderson dalla prima all'ultima lettera della sceneggiatura: T.S. Spivet vive assieme ad una strampalata famiglia di persone estremamente diverse tra loro e molto peculiari, che raramente si parlano e che, ovviamente, non riescono a superare una tragedia che è riuscita ancor più ad allontanarli, almeno in apparenza. Il piccino è dotato di un incredibile cervello, che lo spinge a consacrarsi agli hobby più strampalati rifuggendo i passatempi dei suoi coetanei e ciò fa sì che un giorno lo Smithsonian Institute decida di premiarlo per un'invenzione che potrebbe finalmente fare luce sul mistero del moto perpetuo: da questo momento comincia per T.S. un viaggio in solitaria, tra incontri piacevoli e altri meno, un viaggio che lo porterà necessariamente ad affrontare il suo senso di colpa e a capire qualcosa di più su sé stesso e la sua famiglia. Come già accadeva in Amélie, nonostante il suo aspetto coloratissimo e l'abbondanza di momenti divertenti anche questo T.S.Spivet è molto malinconico e a tratti doloroso, tanto che alla fine ho concluso la visione con un magone abbastanza difficile da buttare giù.
Tristezza a parte, T.S. Spivet è molto particolare nella sua realizzazione. Non ho letto Le mappe dei miei sogni ma da quello che ho visto in giro dovrebbe essere un ibrido tra un romanzo "classico" e un libro avventura zeppo di gadget, mappe, grafici e note a pié di pagina che costituiscono parte integrante della trama; per quel che ha potuto, mi è parso che Jeunet abbia rispettato lo spirito dell'opera originale, sovrapponendo alle immagini live action degli schemi che riassumono i piani di viaggio del protagonista, diagrammi che ne sintetizzano i pensieri, persino stralci di diario scritti a mano. La pellicola è raccontata interamente dal punto di vista di T.S., con tanto di voce narrante, sequenze dove talvolta la realtà viene filtrata dalla fantasia del bambino (cosa che porta, per esempio, gli animali a parlare) e visioni di ciò che accade all'interno della mente sua o di quella di chi gli sta accanto; in tutta sincerità, devo però dire che questo escamotage già usato in Amélie rende a tratti "posticcia" e poco fluida l'intera storia e spesso sembra che Jeunet voglia a tutti i costi ricreare le atmosfere del suo film più famoso sacrificando il sentimento alla forma, per quanto coloratissima, fiabesca ed adorabile. Passando al cast, il semi-esordiente Kyle Catlett è simpatico, carino e molto tenero; non è un'impresa facile rendere gradevole al pubblico un bimbetto saccente e anche troppo "adulto" per la sua età ma per fortuna il piccolo attore ci riesce ed è anche molto convincente nel momento in cui T.S. si fa seriamente male (cosa strana, tra l'altro, per questo genere di film!). Gli altri attori formano un gruppetto assai variegato di star internazionali, come la Bonham-Carter, e ottimi caratteristi, come Callum Keith Rennie e un irriconoscibile Dominique Pinon, che sostengono degnamente l'"ingombrante" presenza del protagonista e contribuiscono a rendere ancora più vivace l'insieme. Concludendo, siamo purtroppo ben lontani dai fasti de Il favoloso mondo di Amélie ma se vi mancano le atmosfere malinconiche e sognatrici di quel film o siete in crisi d'astinenza da Wes Anderson, Lo straordinario viaggio di T.S.Spivet vale una visione!
Di Helena Bonham-Carter, che interpreta la Dottoressa Clair, ho già parlato QUI.
Jean-Pierre Jeunet è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Francese, ha diretto film come Alien - La clonazione, Il favoloso mondo di Amélie e Una lunga domenica di passioni. Anche produttore, attore, animatore, costumista e scenografo, ha 62 anni e un film in uscita.
Judy Davis interpreta G.H. Jibsen. Australiana, ha partecipato a film come Barton Fink - E' successo a Hollywood, Il pasto nudo, Harry a pezzi e Marie Antoinette. Ha 60 anni e un film in uscita.
Callum Keith Rennie interpreta il padre di T.S. Inglese, ha partecipato a film come eXistenZ, Memento, Blade: Trinity e a serie come X-Files, Oltre i limiti, Highlander, Nikita, Dark Angel, La zona morta, Tru Calling, Kingdom Hospital, Supernatural, Smallville, 24 e CSI: Miami. Anche produttore, ha 51 anni e cinque film in uscita.
Niamh Wilson interpreta Gracie. Canadese, ha partecipato a film come Saw III - l'enigma senza fine, Saw IV, Saw V, Saw VI, Maps to the Stars e a serie come Hemlock Grove. Ha 18 anni.
Dominique Pinon interpreta Two Clouds. Francese, ha partecipato a film come Frantic, La leggenda del santo bevitore, Alien - La clonazione, Il favoloso mondo di Amélie, Una lunga domenica di passioni e a serie come Caméra Café. Ha 60 anni e due film in uscita.
Il piccolo Kyle Catlett, che interpreta il protagonista, è pronto a tornare sul grande schermo col remake di Poltergeist, la cui uscita italiana è prevista a luglio, mentre il "fratellino" Jakob Davies è stato un giovanissimo ed umano Pinocchio nella serie C'era una volta. Finite le curiosità inutili, se Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet vi è piaciuto recuperate anche Il favoloso mondo di Amélie, Il treno per il Darjeeling e Moonrise Kingdom - Una storia d'amore. ENJOY!
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