domenica 11 maggio 2014

Lupin III: Il ritorno di Pycal (2002)

Continuiamo imperterriti con la rassegna dedicata ai film di Lupin III con l'OAV Lupin III: Il ritorno di Pycal (ルパン三世 生きていた魔術師 - Rupan Sansei - Ikiteita majutsushi), diretto nel 2002 dal regista Mamoru Hamatsu in occasione dei 35 anni del personaggio.


Trama: durante la ricerca di sette cristalli dalle misteriose proprietà Lupin e soci si imbattono in un vecchio e pericoloso nemico...


Il ritorno di Pycal, come dice il titolo, è un brevissimo OAV che rispolvera perlappuntamente quel Pycal già comparso in un episodio della prima serie di Lupin III. Ricordo benissimo la puntata in questione dato che l'avrò vista almeno una ventina di volte e, di conseguenza, rammento anche benissimo l'atmosfera di inquietudine, dubbio e strisciante orrore che permeava quello storico episodio: Lupin e soci, infatti, si trovavano a dover affrontare un uomo apparentemente invulnerabile, in grado di camminare nell'aria, scomparire e sputare fuoco che, ad un certo punto, crocefiggeva Fujiko sul ciglio di una cascata. La risoluzione finale, molto in stile ScoobyDoo, nulla toglieva al fatto che la tensione, per tutto l'episodio, si tagliasse letteralmente col coltello e, indubbiamente, il personaggio Pycal (o Whisky, come veniva chiamato in Italia) era dotato del carisma in grado di consacrarlo a villain storico. Un omaggio era sicuramente dovuto quindi, peccato che Il ritorno di Pycal sia una delle cose più brutte a cui sia mai stato associato il nome Lupin. I realizzatori, infatti, hanno cercato di riproporre l'aura di mistero e malvagità che impregnava quel mitico episodio imbastendo una ridicola e lacunosa storia imperniata sulla ricerca di sette cristalli in terra greca e su una melodia in grado di controllare la mente ed il corpo degli esseri viventi, un canovaccio esilissimo che viene dilatato aggiungendo un paio di inseguimenti e un'orrenda ambientazione che ricorda anche troppo il luogo dove andavano ad allenarsi i Cavalieri dello zodiaco.


Se i primi dieci minuti dell'OAV, ambientati durante una fiera di paese zeppa di giocolieri, animali esotici, fiaccole e quant'altro, risultano effettivamente efficaci per animazioni ed atmosfere, il resto dell'anime è un'incredibile fuffa quasi interamente realizzata con l'ausilio di una computer graphic a dir poco orrenda, che crea inguardabili sfondi nei quali i personaggi realizzati con l'animazione tradizionale sembrano appiccicati con la colla: l'odissea all'interno del rifugio di Pycal credo sia uno dei punti più bassi mai toccati dall'animazione nipponica moderna ma la cosa peggiore è il "duello" finale a base di schitarrate dove, in teoria, la musica dovrebbe farla da padrone mentre, in pratica, lo score creato per l'occasione renderebbe un capolavoro qualsiasi vomitevole composizione futurista. Imbarazzante anche il lavoro fatto sui personaggi, tra i quali si salva giusto una Fujiko sexy ed infida come ai bei tempi della prima serie, mentre il povero Zenigata compare giusto per una manciata di minuti prima di lasciare spazio al villain che da il titolo all'OAV. In pratica, Il ritorno di Pycal è una schifezza di rara fattura e non mi spiego come abbiano osato realizzare una rumenta simile per festeggiare i 35 anni di Lupin, né riesco ad immaginare la reazione dei fan davanti ad un tale scempio. Personalmente, mi auguro di non rivederlo mai più, neanche per sbaglio o di sfuggita!!


Mamoru Hamatsu è il regista della pellicola. Giapponese, ha diretto episodi delle serie Lamù e B'T X Cavalieri alati. E' anche animatore e sceneggiatore.

Se Lupin III: Il ritorno di Pycal vi fosse piaciuto o se volete capirci qualcosa recuperate l'episodio della prima serie dal titolo La barriera invisibile (io ricordo questo ma so che è stato anche reintitolato Poteri magici), altrimenti passate ad altro con serenità. ENJOY!



venerdì 9 maggio 2014

Hansel e Gretel e la strega della foresta nera (2013)

Seguendo il sano principio del bastone e della carota, l'ultima recensione è stata quella del bellissimo Moon, quindi oggi parlerò di un'assoluta belinata come Hansel e Gretel e la strega della foresta nera (Hansel & Gretel Get Baked), diretto nel 2013 dal regista Duane Journey.


Trama: quando il ragazzo di Gretel scompare senza lasciare traccia, lei e il fratello Hansel cominciano a cercarlo partendo dalla casa di Agnes, una vecchietta che coltiva e vende la cosiddetta Forseta Nera, una fenomenale specie di Marijuana che nasconde tuttavia un terribile segreto...


A cavallo tra gli anni '90 e il 2000 andavano per la maggiore quelle che potremmo tranquillamente definire "commedie horror per fattoni", dove l'aspetto goliardico superava di parecchio la componente horror e le droghe leggere erano parte integrante della trama, come accadeva per esempio in Giovani diavoli, tra l'altro uno dei miei film preferiti in assoluto. Hansel e Gretel e la strega della foresta nera ricalca pedissequamente questo modello, arrivando con quasi venti anni di ritardo e, peggio ancora, senza aggiungere nulla di nuovo a questo sottogenere, limitandosi a seguire la moda recente che vede cinema e tv letteralmente invasi da opere ispirate a favole od opere letterarie e che già aveva sfornato un film zamarro ma pregevole come Hansel e Gretel cacciatori di streghe. Prodotto dagli stessi "geni" che già avevano ammorbato l'aria della settima arte con la saga Twilight, Hansel e Gretel eccetera ha perlomeno il pregio di distaccarsi dall'ahimé famosa sagra del mostro innamorato e di cambiare completamente registro (certo, uno degli attori presenti in Twilight è stato trascinato per i capelli anche dentro questo film), ma questo è l'unico aspetto positivo di un film che ad una trentenne non può fare altro che mettere tristezza per un motivo ben preciso: lo spettatore non assiste ad un horror, nemmeno ad una commedia, bensì al triste ed impietoso incedere del tempo. La malvagia Agnes non vuole invecchiare (e vi lascio immaginare quale metodo avrà trovato per sottrarsi a questa condanna visto che la trama del film è più o meno la stessa della fiaba...) ma fidatevi, è molto meglio vedere Lara Flynn Boyle sepolta sotto un trucco da anziana piuttosto che trovarsi davanti la versione USA della nostrana Serena Grandi, con le labbra a canotto e gli zigomi scompagnati da un chirurgo incapace.. e quale dolore anche vedere come si sia ridotto Cary Elwes, una volta così affascinante!! Il loro utilizzo in versione "Nuovi Mostri" e l'aggiunta di altre guest star pescate dal limbo delle serie e dei film anni '90 completa una tristissima operazione nostalgia che già non ho apprezzato io, figuriamoci il target giovanile a cui questo film avrebbe dovuto essere indirizzato.


Per il resto, c'è davvero poco da dire. La trama di Hansel e Gretel e la strega della foresta nera (il cui titolo originale può sia voler dire, letteralmente, "vengono cotti" oppure, in slang, "si sfondano di canne") si trascina per un'ora e mezza tra sballoni e situazioni ripetitive (talmente ripetitive, in effetti, che persino la strega ad un certo punto si scazza!!) e continue ed incoerenti aggiunte ai poteri e alla personalità della strega del titolo, intervallate qui e là da imbarazzanti marchette a prodotti come le Skittles o alla catena The Cheesecake Factory. Tra un cannone e l'altro i momenti horror sono pochini e gli effetti speciali mostrano chiaramente il limite di budget con cui è stato girato il film (chissà perché gli zombie si vedono quasi sempre in penombra...), senza contare che la recitazione degli attori fa cadere le braccia: Lara Flynn Boyle è svogliatissima e sembra palesemente aver partecipato per questioni finanziarie, i due protagonisti hanno il carisma di due alberi caduchi e sono altrettanto approfonditi per quel che riguarda personalità e psicologia e, per finire, la percentuale di caratteristi ispano-americani e tamarri da far schifo è decisamente troppo elevata per essere sopportabile. Carente nell'horror, carente nella commedia, carente sotto ogni punto di vista, Hansel e Gretel e la strega della foresta nera è uno strano ibrido che non consiglierei né ai fan della serie Once Upon a Time (citata più di una volta, soprattutto per quel che riguarda il personaggio di Rumpelstilskin) né, soprattutto, agli irriducibili del cult I segreti di Twin Peaks: ricordate l'affascinante, ambigua Donna Hayward com'era vent'anni fa e lasciate che questa vajassa rifatta dall'accento strascicato si perda nell'etere, così come meriterebbe di fare questa pellicola. E rendiamo sempre grazie a David Lynch, ché ogni tanto ricordarlo non farebbe male.

Totally baked.
Di Cary Elwes, che compare all'inizio nei panni dell'uomo dell'azienda elettrica, ho già parlato qui.

Duane Journey è il regista della pellicola, al suo secondo lungometraggio, dopo una gavetta passata a fare il macchinista coordinatore in film come Men in Black e Palle in canna e serie come Alias o I viaggiatori. Anche produttore, attore e sceneggiatore, ha un film in uscita.


Michael Welch interpreta Hansel. Americano, ha partecipato a tutti i film della saga Twilight, All the Boys Love Mandy Lane, Day of the Dead e a serie come Frasier, Settimo cielo, Walker Texas Ranger, Jarod il camaleonte, X-Files, Malcom, Cold Case, Numb3rs, CSI Miami, CSI - Scena del crimine, Criminal Minds, Bones e CSI: NY. Ha 27 anni e otto film in uscita.


Lara Flynn Boyle interpreta Agnes. Americana, indimenticabile Donna Hayward del meraviglioso Twin Peaks, ha partecipato a film come Poltergeist III, L'attimo fuggente, Fusi di testa, Baby Birba - Un giorno in libertà, Men in Black II e ad altre serie come Ally McBeal. Anche produttrice, ha 44 anni e un film in uscita.

No ma complimenti al chirurgo.
Andrew James Allen interpreta Ashton. Americano, ha partecipato a film come Amabili resti, Smiley e a serie come Lizzie McGuire, Streghe, Malcom, Settimo cielo, Grey's Anatomy, Monk, Cold Case, Bones, Er - Medici in prima linea, Medium, CSI: Miami, Ghost Whisperer e Criminal Minds. Ha 27 anni e tre film in uscita.


Molly C. Quinn, che interpreta Gretel, ha partecipato al film Come ti spaccio la famiglia ed è la doppiatrice ufficiale inglese di Bloom nelle serie e film dedicati alle Winx mentre tra le guest star spiccano l'ex Sara Pezzini Yancy Butler e il prezzemolino Lochlyn Munro nei panni dei due poliziotti. Detto questo, se Hansel e Gretel e la strega della foresta nera vi fosse piaciuto recuperate Giovani diavoli e la serie di pellicole dedicate ad Harold e Kumar. ENJOY!

giovedì 8 maggio 2014

(Gio)WE, Bolla! del 8/5/2014


Buon giovedì a tutti ma, soprattutto, BUONA FESTA DEL CINEMA!! Come dovreste sapere, da oggi fino al 15 maggio tutti gli spettacoli costeranno 3 euro tranne quelli in 3D, che ne costeranno invece 5. Riusciremo ad approfittare di questa meravigliosa occasione o a Savona usciranno solo le solite ciofeche? Mah... ENJOY!  

Devil’s Knot - Fino a prova contraria
Reazione a caldo: E vai col primo film che non conoscevo!
Bolla, rifletti!: Basato su una storia orribile e purtroppo vera, il film dovrebbe vertere su quel disagio sociale che, troppo spesso, crea mostri anche dove non ce ne sono e cerca sempre la soluzione più facile e “comoda” davanti a delitti sconvolgenti. Dubito fortemente che sarà un nuovo Snowtown ma potrebbe essere abbastanza interessante, potrei recuperarlo.

Brick Mansions
Reazione a caldo: Ossignore…
Bolla, rifletti!: “indispensabile” remake zamarricano del francese Banlieue 13, prodotto da Luc Besson e interpretato dal defunto Paul Walker, con un pizzico di RZA aggiunto tanto per gradire. Gesù, ho già detto tutto, lo eviterò come la peste!!! 

La stirpe del male
Reazione a caldo: Un horror, finalmente!
Bolla, rifletti!: Cominciavo a pensare che a Savona avessero messo il veto sul genere, visto che non ne usciva più uno manco a morire. Questo Stirpe del male, Devil’s Due, The Baby, chiamatelo un po’ come volete mi sembra l’ennesima strUnzata (d’altronde dovrebbe essere un Rosemary’s Baby versione mockumentary, argh!!) ma a caval donato non si guarda in bocca!

Violetta – Backstage Pass
Reazione a caldo: Vabbé…
Bolla, rifletti!: Lo dice già il claim sulla locandina: for V-Lovers only. E allora lo lascio volentieri a loro il film concerto di Violetta!

La principessa Mononoke
Reazione a caldo: Old but Gold!
Bolla, rifletti!: Torna al cinema l’anime che, all’epoca, aveva sdoganato dopo decenni di diffidenza e timidezza lo Studio Ghibli in Italia. Non è il film di Miyazaki che preferisco ma è comunque un’opera importante, ambiziosa e bellissima, da non perdere assolutamente… a meno che, come da me, non ci sia lo spettacolo unico alle 18.30 e voi usciate da lavorare alle 18. Arigatou di niente, maledetti!!

The English Teacher
Reazione a caldo: Secondo film incognita..
Bolla, rifletti!: una commedia scolastica con Julianne Moore. Mah. Quest’incrocio tra L’attimo fuggente e Bridget Jones mi perplime e mi intimorisce, credo lo eviterò serenamente.

Al cinema d’élite ripropongono Gigolò per caso, a  cui ho già accennato QUI e un altro film…

Tracks – Attraverso il deserto
Reazione a caldo: ed ecco il terzo film che non avevo mai nemmeno sentito nominare!!
Bolla, rifletti!: Cronaca di un viaggio nel deserto australiano con, si dice, una fantastica Mia Wasikowska (non avevo dubbi), pare che la pellicola in questione sia un lento dischiudersi di meraviglie fotografiche e registiche. E va bene, chissà che al mio ritorno dal secondo viaggio non decida di recuperare anche questo.. d’altronde, un pezzetto del mio cuore è rimasto in Australia!

mercoledì 7 maggio 2014

Bollalmanacco On Demand: Moon (2009)

Torna l’appuntamento con il Bollalmanacco On Demand, quello in cui potete chiedermi di recensire i film che volete, ovviamente nei limiti della decenza. Torna anche il buon Rosario a sfidarmi con un altro interessantissimo film ovvero Moon, diretto e co-sceneggiato nel 2009 dal regista Duncan Jones. Il prossimo post On Demand sarà invece dedicato a Mister Hula Hoop. ENJOY!


Trama: in un futuro in cui l’energia terrestre viene estratta dalla Luna, l’operaio Sam è costretto a lavorare per tre anni da solo sul satellite, con l’unica compagnia del robot parlante GERTY. Il suo contratto è quasi scaduto e il ritorno a terra è imminente ma qualcosa comincia ad andare storto all’interno della base lunare…


Chi mi segue da qualche tempo sa che la fantascienza non è un genere che amo molto, tende ad annoiarmi e sono pochi i film ambientati nello spazio in grado di emozionarmi o inquietarmi, nonostante quel senso di claustrofobia che mi assale sempre, in misura più o meno maggiore. Moon, opera prima di Duncan Jones, un tempo conosciuto "solo" come figlio di David Bowie, è stata invece una graditissima sorpresa di cui cercherò di parlarvi in termini molto generali, senza rivelare nulla della trama. Girato con pochi mezzi e un budget sicuramente inferiore a quello dei vari blockbuster americani, interamente imperniato sulla fisicità disturbante di Sam Rockwell e pervaso da una gradevolissima atmosfera "artigianale", Moon è una pellicola che non si basa sul sensazionalismo ma racconta una piccola, terribile storia umana di solitudine, nostalgia, dolore e atroce dubbio, dove l'inquietudine ed il terrore della malattia fisica e mentale si insinuano a poco a poco sia nella mente del protagonista che in quella dello spettatore. Sam Bell è un uomo imperfetto, a tratti antipatico e poco gradevole, eppure, nonostante la trama sia leggermente confusetta soprattutto nella parte iniziale della pellicola, non possiamo fare a meno di seguire con partecipazione la sua vicenda, ad arrabbiarci con lui e commuoverci per tutto ciò che arriverà a conoscere del mondo buio e misterioso di cui è stato solitario prigioniero per tre lunghi anni.


Duncan Jones, arrivato dritto dalla pubblicità, ci offre un dramma a porte chiuse con pochissimi personaggi e gioca con le nostre conoscenze cinefile portando su schermo un robot parlante dotato di un occhio assai simile a quello di Hal-9000, che palesa i suoi "sentimenti" tramite l'uso degli smile e, attraverso la voce fredda e pacata di Kevin Spacey, interagisce con il suo interlocutore umano. Sam Rockwell, che non ho mai apprezzato particolarmente per una questione di "pelle", è semplicemente perfetto per il ruolo che gli è stato cucito addosso proprio per il suo essere imperscrutabile ed imprevedibile, un po' come la direzione che prende ad un certo punto Moon. Per quel che riguarda la realizzazione tecnica invece, leggendo qui e là alcune recensioni per capire cosa mi sarei trovata davanti ho scoperto che Jones è stato criticato per alcune "inesattezze" riguardanti tute, caschi, ambientazioni ed altri dettagli "spaziali". Io me ne intendo poco quindi mi sento di dire chissenefrega: il mio occhio profano coglierebbe giusto delle enormità come un colibrì che si libra leggiadro nell'aere in barba all'assenza di gravità o poco più e, come ho detto, Moon non necessita di effetti speciali da lasciare a bocca aperta come, per esempio, Gravity, perché gli bastano pochi dettagli apparentemente insignificanti (che diventano importantissimi col senno di poi) per conquistare totalmente lo spettatore. Detto questo, altro non mi sento di aggiungere o rischierei davvero di rovinare la visione a chi deciderà di dare fiducia a questa recensione risicata. Provare per credere, non ve ne pentirete!


Del regista e co-sceneggiatore Duncan Jones ho già parlato qui. Sam Rockwell (Sam Bell) e Kevin Spacey (voce originale di GERTY) li trovate invece qui.

I due attori protagonisti sono stati a dir poco capricciosi: Kevin Spacey ha accettato di dare la voce a GERTY solo dopo aver visto il film concluso, mentre per quel che riguarda Sam Rockwell il regista Duncan Jones ha dovuto praticamente creare un film ad hoc solo per poter lavorare con lui! Detto questo, se Moon vi fosse piaciuto recuperate 2001: Odissea nello spazio e Solaris. ENJOY!

martedì 6 maggio 2014

Bolle di ignoranza: Elizabeth: The Golden Age (2007)

Direttamente dalla pioggia parigina, che almeno una sera mi ha bloccata in appartamento, torna la rubrica Bolle di ignoranza, dove si parla di film che mi è capitato di vedere già iniziati, magari distrattamente, impossibili quindi da recensire, perché sarebbe come farlo senza sapere una mazza, da cui l'ignoranza del titolo. Le particolarità di questi post sono trama abbozzata, un paragrafo di commento e niente approfondimenti finali: in questo caso, l'ignoranza è derivata dall'aver visto Elizabeth: The Golden Age, diretto nel 2007 dal regista Shekhar Kapur, anni dopo la visione di  Elizabeth e, per di più, in francese, lingua alla quale sono ormai poco avvezza. ENJOY!


Trama: come si evince dal titolo, si parla di Elizabeth e della golden age, quella in cui la Regina sconfisse nientemeno che l'invincibile armada spagnola...


Ah, la bellezza di vedere un film capendo i dialoghi per metà e con l'ausilio di Wikipedia per contestualizzare eventi e personaggi realmente vissuti! Questo, ahimé, è stato il modo in cui ho guardato Elizabeth: The Golden Age, film che mi rimarrà comunque impresso, che consiglio e che, molto probabilmente, riguarderò per un paio di motivi. In primis, Cate Blanchett è favolosa anche doppiata in lingua franzosa, una Regina all'apice del potere ma tremendamente sola, ormai invecchiata, lontana dalla beltade di gioventù e interamente consacrata a una Nazione di cui è regnante, sposa e madre. A rendere ancora più maestosa questa grandissima attrice ci sono dei costumi che sono la fine del mondo, sfarzosissimi, coloratissimi e splendidi, ce n'è uno diverso praticamente per ogni scena e per ogni cambio di umore della sovrana, uno spettacolo! Gnegna e banalotta invece, per quel che mi è stato dato di capire, la liaison tra il bel Walter Raileigh di Clive Owen e la Bess di Abbie Cornish (Un avventuriero che sposa una tizia messa incinta praticamente per caso? Ma in quale universo??? Ahimé, questo feuilletton era tuttavia necessario ai fini della trama e funzionale ad una sfuriata regale che purtroppamente ho perso durante la pausa doccia!) mentre l'attore che interpreta Re Filippo II di Spagna, a cui sembra abbiano infilato un bastone nel didietro, è francamente imbarazzante. A parer mio, questi sono gli unici nei di una pellicola che mi è sembrata diretta e recitata benissimo, zeppa di guest star e immagini in grado di lasciare a bocca aperta, soprattutto sul finale. Prima o poi ri-recupererò anche Elizabeth (mi è venuta voglia e poi c'è Vincenzo Cassola, mica pizza e fichi!!) e riguarderò Elizabeth: The Golden Age, chissà che non riesca a farmi un bell'afterhour totale... magari dopo essermi un po' riletta i libri di storia giusto per non arrivare totalmente impreparata come stavolta!!

domenica 4 maggio 2014

Questione di tempo (2013)

Prima di partire per Parigi ho avuto modo di vedere Questione di tempo (About Time), scritto e diretto nel 2013 da Richard Curtis. Siccome è passato del tempo, vediamo di rimettere insieme le idee e scrivere una recensione decente!


Trama: il giorno del suo 21esimo compleanno Tim viene messo a conoscenza del segreto di famiglia: tutti gli uomini che ne fanno parte hanno il potere di viaggiare indietro nel tempo. Il ragazzo decide di sfruttare questo nuovo potere per trovare l'amore...


Questione di tempo è una gradevole commedia romantica molto british che parte da un simpatico quanto fantasioso assunto: cosa farebbe una persona normalissima se avesse il potere di tornare indietro nel tempo? Molto probabilmente, come succede a Tim, realizzerebbe desideri normalissimi, in primis quello di trovare l'amore. E proprio su questa rocambolesca e divertente ricerca dell'anima gemella ruota l'intera prima parte di Questione di tempo, una pellicola che nasconde, dietro alla facciata alternativa e un po' sciocchina, un paio di riflessioni più interessanti e profonde che se, da un lato, appesantiscono la seconda parte tirando la storia anche troppo per le lunghe, dall'altro lo rendono forse più apprezzabile e "sentito" rispetto alla media del genere. Per una volta, infatti, il titolo italiano rende molto bene (anche se mai come quello originale) la doppia anima del film, che racconta sì una storiellina fantastica in cui, finalmente, il protagonista riesce a crearsi una vita manipolando con paracula ed imbranata accortezza il tempo, ma riflette anche sul Tempo in generale e, soprattutto, sul modo sciocco in cui troppo spesso viene sprecato impedendoci di assaporare i momenti davvero degni di essere vissuti, anche quelli che ci sembrano più banali e scontati: se all'inizio si ride parecchio, verso la fine Questione di tempo assume una sfumatura sempre più malinconica e commovente, evitando per un pelo l'affossamento in una ripetitività di gag che, a lungo andare, lo avrebbero reso soporifero.


Oltre al cambio di atmosfera, ciò che giova a Questione di tempo è il fatto che il fulcro della storia, ad un certo punto, si sposti dalle vicende amorose di Tim a quelle relative alla sua famiglia perché, non stiamo a raccontarcela, Domnhall Gleeson è bravo e simpatico ma non ancora in grado, a mio avviso, di reggere quasi da solo un intero film mentre il vecchio leone Bill Nighy è sempre un piacere da ascoltare e vedere: la strana famiglia di Tim, con quell'aria vagamente Andersoniana, è indubbiamente la carta vincente di una pellicola che, privata di questi strani personaggi, molto probabilmente mi sarebbe piaciuta meno. Altro geniale picco di eccentricità, apprezzabile appieno solo guardando la versione originale di Questione di tempo, è il matrimonio celebrato sulle note de Il mondo di Jimmy Fontana, definito molto tranquillamente come an italian weirdo, che tuttavia alle orecchie di un madrelingua nostrano dona un ulteriore significato alla pellicola: il mondo non si è fermato mai un momento, la notte segue sempre il giorno, come a dire che il tempo può anche essere (nei limiti che scoprirete guardando il film) governato e controllato, ma alla fine le cose dovranno fare sempre il loro corso, bello o brutto che sia. Starà a Tim, e per estensione a noi, trovare UN mondo, IL mondo, quello dove riusciremo a stare bene nella buona e nella cattiva sorte, senza ricorrere a sotterfugi e senza sprecare neanche un minuto prezioso a rimpiangere "quello che avrebbe potuto essere". Voi intanto rubate un paio di orette alla vostra vita guardando questo delizioso Questione di tempo, non ve ne pentirete!


Del regista e sceneggiatore Richard Curtis ho già parlato qui. Domhnall Gleeson (Tim), Rachel McAdams (Mary) e Bill Nighy (Papà) li trovate invece ai rispettivi link.

Lindsay Duncan interpreta mamma. Scozzese, ha partecipato a film come Un marito ideale, Sotto il sole della Toscana, Alice in Wonderland e a serie come Doctor Who, Black Mirror e Sherlock. Ha 64 anni.


Tom Hollander interpreta Harry. Inglese, ha partecipato a film come Gosford Park, The Libertine, Orgoglio e pregiudizio, Pirati dei Caraibi - La maledizione del forziere fantasma, Un'ottima annata - A Good Year, Pirati dei Caraibi - Ai confini del mondo, Elizabeth: The Golden Age, Byzantium e ha doppiato episodi de I Griffin e American Dad!. Anche produttore e sceneggiatore, ha 47 anni e un film in uscita.


Margot Robbie interpreta Charlotte. Australiana, ha partecipato a The Wolf of Wall Street e alla soap opera Neighbours. Anche produttrice, ha 24 anni e quattro film in uscita tra cui l'ennesima versione di Tarzan che dovrebbe avere tra i protagonisti anche i tarantiniani Samuel L. Jackson e Christoph Waltz!


Se Questione di tempo vi fosse piaciuto non perdetevi Sliding Doors e, soprattutto, il meraviglioso Ricomincio da capo. ENJOY!

giovedì 1 maggio 2014

Bob Hoskins (1942 - 2014)

Certe orrende notizie arrivano anche nei luoghi di villeggiatura. Un altro pezzo d'infanzia e Cinema che se ne va. Addio, Bob, ti ricorderò per sempre così:


e così


e così


e sì, che diamine, anche così


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