mercoledì 20 maggio 2015

Tusk (2014)

Come avrete capito, questo è periodo di horror supercazzola. Avrei voluto concludere la Top 10 Horror 2014 di Lucia sparandomi in sequenza Dead Snow e il suo seguito ma per motivi di programmazione ho deciso di rimandare e completare il recupero dell'anno scorso con un film appartenente alla Worst 5 de Il giorno degli zombi, ovvero Tusk, diretto e scritto nel 2014 dal regista Kevin Smith. Una pellicola che speravo fosse divertente e stupida ma invece...


Trama: Wallace, conduttore radiofonico, va in Canada per registrare un podcast su un ragazzino senza gamba, fenomeno virale su internet. Quando l'intervista salta, Wallace decide di rimanere in Canada per cercare altro materiale bizzarro e si imbatte nello strano Howard Howe, un vecchio sulla sedia a rotelle con mille storie da raccontare e un'unico, terribile sogno da realizzare...



Siccome non so davvero da che parte iniziare a parlare di Tusk, comincerò rispondendo alla domanda che probabilmente chiunque si pone appena approdato su un blog di cinema: questo film è bello? La mia risposta è NO. Ci ho pensato e ripensato e non posso apprezzare l'ultimo lavoro di Kevin Smith, tuttavia non è neanche facile liquidare Tusk semplicemente come un brutto film. Piuttosto, parlerei di pessima gestione dei generi, scrittura terribile e, conseguentemente, di occasione sprecata. Come testimonia infatti un messaggio inviato a Lucia, per me è stato molto difficile arrivare alla fine di Tusk ma non per il motivo che potete pensare. La verità è che ho trovato il film (o, meglio, parte di esso), terribilmente angosciante e disturbante, cosa che accade ogni volta che mi trovo davanti una pellicola che prevede persone stravolte nel fisico e nella mente contro la loro volontà, soprattutto persone private dell'uso della parola, completamente alla mercé di un pazzo inarrestabile. Non importa che il desiderio di Howe sia folle e persino ridicolo, non importa che il risultato finale raggiunga livelli di WTF quasi fuori scala: non mi vergogno ad ammettere che tutto quello a cui viene sottoposto Wallace non mi ha fatto dormire la notte e che spesso ho dovuto interrompere la visione di Tusk per andare a farmi un giro. Se la cosa finisse qui potrei quindi dire che, per quanto malato, Tusk sia un ottimo film... ma da una cosa nata da un podcast del regista e finanziata dai fan in rete non poteva uscire fuori qualcosa di buono e infatti qui casca l'asino, o meglio subentrano la pessima gestione dei generi e la terribile scrittura. Il logorroico e buffo Kevin Smith, infatti, ha deciso di rendere Tusk una commedia horror e, per far ciò, ha scelto di inserire tra una scena angosciante e l'altra i suoi soliti monologhi, racconti di leggende metropolitane, personaggi nerd e fuori dalle righe, volgarità assortite e quant'altro, col risultato che sembra quasi di vedere spezzoni di due film diversi attaccati tra loro con generose mani di colla vinilica. Tutte le commedie horror viste di recente, come Housebound, Las brujas de Zugarramurdi e Tucker and Dale vs. Evil, mettono i brividi ma fanno anche morire dal ridere, perché i due elementi "contrastanti" che le costituiscono sono amalgamati alla perfezione, mentre guardando Tusk si passa dall'angoscia per l'elemento horror alla tristezza per la comicità infantile che gli fa da cornice.

E' un tricheco? Ah no, è il bambino de Il sesto senso...
A risentire più di tutti di quest'umorismo demente e di quella che è, alla fin fine, una grottesca e patetica tirata sulla sindrome di Peter Pan (perché i personaggi di Smith sono sempre dei bietoloni incazzosi e con l'umorismo di un bambino di 3 anni? E' dai tempi del mio pur adorato Clerks, mobbasta....), sull'amore e la sofferenza che rendono gli umani diversi dagli animali, sull'eterno conflitto tra Americani e Canadesi, è il povero Michael Parks che, da gran signor attorone qual è, regala allo spettatore una performance superba, riuscendo a rendere inquietante e verosimile Howard Howe anche barba alla sua assurda follia. Justin Long è un protagonista terribilmente irritante ma riesce se non altro a far da spalla a tanta bravura e da un certo punto in poi si trova costretto a recitare avvolto da un impressionante (nel senso che non riuscivo a guardarlo senza che mi si rivoltasse lo stomaco) e limitante costume, cosa non da poco, mentre chi ha definitivamente preso la sua carriera per buttarla nel cesso è l'irriconoscibile Johnny Depp, che troviamo qui nei panni di una sorta di folle Ispettore Clouseau dall'intestino delicato: Johnny Boy, ho capito che ti sei conciato come un demente per non farti riconoscere, ma ti sei sputtanato comunque, mi spiace. E siccome il film parla di trichechi, rimanendo in tema sputtanamenti mi par brutto non citare l'ex bambino de Il sesto senso, Haley Joel Osment, talmente bolso ed inchiattito che per un attimo ho pensato fosse lui l'animalone zannuto tanto rimpianto da Howe! Attori a parte, guardando Tusk mi è sembrato che Smith, come al solito, avesse tante idee superficiali che alla fine non è riuscito a concretizzare in qualcosa di interessante o meritevole di venire approfondito. Questo è un po' il difetto di tutti i suoi film ma quando questa cosa si limita alla Generazione X a lui tanto cara o alle pellicole dichiaratamente supercazzola riesco anche ad apprezzarla, questa volta invece mi sono sentita imbrogliata e presa in giro, insultata nella mia dignità di spettatrice: caro Kevin, io ti voglio bene ma se credi che tutti i tuoi  fan siano babbaloni nerd americani che si spanciano ad ascoltare i tuoi podcast e sono quindi disposti a cacciare grano per ogni belinata che ti passa per la testa (#WalrusYes ? Maddai...), forse dovresti smettere di fare il regista e, soprattutto, lo sceneggiatore. Prendi esempio da Silent Bob e stai zittino per un po', vah!


Del regista e sceneggiatore Kevin Smith ho già parlato QUI. Michael Parks (Howard Howe), Justin Long (Wallace Bryton), Haley Joel Osment (Teddy Craft), Johnny Depp (Guy LaPointe) e Jennifer Schwalbach Smith (cameriera al Gimli Slider) li trovate invece ai rispettivi link.

Genesis Rodriguez (vero nome Génesis Rodríguez Pérez) interpreta Ally Leon. Americana, ha partecipato a film come 40 carati, Che cosa aspettarsi quando si aspetta, Io sono tu e ha lavorato come doppiatrice in Big Hero 6. Ha 28 anni e due film in uscita.


Tra le guest star presenti in Tusk spiccano Harley Quinn Smith e Lily-Rose Melody Depp, rispettivamente figlia di Kevin Smith e segaligna pargola di Johnny Depp e Vanessa Paradis, nei panni delle due sgallettatissime commesse del supermercato. Mi sono risparmiata invece (e per fortuna) lo sputtanamento di Quentin Tarantino, che ha rifiutato il ruolo di Guy Lapointe pur avendo dato al film ogni benedizione; benedizione che, ahimé, perdurerà credo nei prossimi due film destinati a comporre la trilogia canadese di Kevin Smith, ovvero Yoga Hosers (che dovrebbe uscire a giugno di quest'anno e avere nel cast gli stessi attori principali salvo Michael Parks, con Johnny Depp sempre nei panni di Guy LaPointe e in più lo stesso Kevin Smith, Jason Mewes e Stan Lee) e Moose Jaws (in uscita nel 2016, viene descritto "come Lo squalo. Ma con le alci". Santo Dio). Detto questo, nell'attesa, se Tusk vi fosse piaciuto recuperate The Human Centipede - First Sequence, poi maleditemi. ENJOY!


martedì 19 maggio 2015

Mad Max: Fury Road (2015)

"MAD MAX FURY ROAD è una meraviglia, 
una sinfonia di carne e metallo che suona meglio di qualunque cosa possa capitarvi.
 Se non dovesse piacervi saprete che è perché la vostra anima è sorda."
(Cit. Andrea Lupia)

Sabato sera sono andata a vedere Mad Max: Fury Road, diretto e co-sceneggiato da George Miller. Mi aspettavo una figata, invece sono solo uscita dal cinema convinta di avere visto il film più bello dell'anno. Segue post colmo d'aMMore e soprattutto PRIVO DI SPOILER.


Trama: in un futuro post-apocalittico, il taciturno e rude Max deve sopravvivere allo spietato dominio del crudele e mostruoso Immortan Joe, all'inseguimento dell'Imperatrice Furiosa..



George Miller potrà anche non essere considerato dalla cVitica cinefila "che conta" come un Autore degno di questo nome ma per me con la saga Mad Max è riuscito a conquistarsi di diritto un posto nella storia del Cinema. Nel giro di tre decadi il buon George ha girato un cult, SI E' SUPERATO col secondo capitolo, ha sbagliato metà del terzo ma solo per problemi di produzione e a causa della dipartita dell'amico Byron Kennedy e ha girato, trent'anni dopo, un reboot in grado di superare e lasciarsi alle spalle tutti i suoi pregevoli fratelloni. Mad Max: Fury Road dovrebbe essere preso ad esempio da qualunque regista che decida di dare in pasto al pubblico moderno la sua creatura più famosa e riuscita: se l'entusiasmo rimane intatto, se la professionalità non è mai calata, se il film in questione può essere rivisitato ma non snaturato, se il budget è più alto e la tecnologia ci permette di realizzare tutto quello che negli anni '80 poteva essere solo immaginato, ecco che basta mettercisi di buona lena e arriva il capolavoro. E' lapalissiano. Altro che Raimi, Craven e compagnia cantante, che hanno lasciato i loro cult in mano a dei fighetti, a dei ragazzini smanettoni e a degli sceneggiatori faciloni; a settant'anni suonati George Miller ha ripreso la SUA creatura e ha dimostrato di sapere ancora spaccare culi. Per citare Immortan Joe e soci, noi lo ammiriamo e non lo troviamo mediocre. Anzi. Mad Max: Fury Road è un trionfo, non saprei come altro descriverlo. E' una sfrenata corsa in mezzo al deserto dove quella tamarreide che gli Expendables possono solo sognarsi viene elevata ad Arte. E' un'epica battaglia non tra bene e male ma tra vita e morte: come già accadeva ai tempi in cui lo interpretava Mel Gibson, Max non vive, sopravvive. E' nulla più di un animale braccato, una bestia feroce perseguitata dai fantasmi del passato e dai sensi di colpa che, per evitare di "deludere" ancora chi dovesse riporre la propria fiducia in lui, sceglie l'ignavia e l'autoconservazione. Max si ritrova così a fare da spartiacque tra l'Imperatrice Furiosa, donna decisa a proteggere la Vita per il bene dell'umanità intera, e il tiranno Immortan Joe, deciso invece a compiere un massacro per proteggere la SUA vita, la certezza di poter avere il potere assoluto contando su una discendenza sana tradotta in guerrieri pronti a morire per un suo sguardo: acqua, latte, sangue, verde, bellezza, fertilità, tutti i sinonimi di Vita sono concentrati nelle mani di un mostro che di vitale e umano ha davvero molto poco e che si bea della sofferenza e della stupidità di tutti quelli che lo circondano.


Alla fredda, rozza follia di Immortan Joe si contrappone la feroce grazia dell'Imperatrice Furiosa, il personaggio più bello (in senso letterale e figurato) di tutta la saga e quello che è riuscito a fare compiere a questo reboot il salto di qualità. Uno sguardo della bravissima Charlize Theron esprime la sofferenza, la disperazione e la determinazione più di quanto non possano fare mille inseguimenti al cardiopalma (che pur ci sono e sono meravigliosi!) e questa preponderante presenza femminile consente a Miller di sviscerare interamente il dramma umano dei pittoreschi personaggi post-apocalittici che popolano la pellicola, spezzando il cuore allo spettatore senza essere né retorico né banale. La Theron si offre completamente al regista, sporcandosi di sangue, sudore e olio per motori, diventando così la personificazione di tutto il meraviglioso bailamme che sta al cuore di Mad Max: Fury Road, ovvero due ore piene di inseguimenti mozzafiato, mezzi motorizzati usciti dalla mente di un pazzo, stunt talmente violenti e arditi da lasciare a bocca aperta e, ovviamente, personaggi totalmente fuori dalle righe. Miller non ha perso smalto e si vede: se già nel 1985 con Mad Max oltre la sfera del tuono aveva mostrato quello che era in grado di fare con un budget gonfiato, qui si consacra paladino dell'artigianalità (la CGI è stata usata solo per modificare alcuni scorci del deserto in Namibia, eliminare dei cavi e consentire alla Theron di mostrarsi senza un braccio) ed esagera sereno con delle scenografie e delle sequenze in grado di fare piangere di gioia lo spettatore, in primis la meravigliosa cittadella di Immortan e poi il devastante inseguimento all'interno di una tempesta di sabbia. La cinepresa di Miller è instancabile e non sta ferma un minuto, agevolata da un montaggio dinamico ma fluido, passa dai primi piani dei personaggi a quelli dei motori dei mezzi che guidano, dagli sterminati deserti alle cabine di pilotaggio, dalle esplosioni roboanti agli sguardi e gesti appena accennati; le soluzioni visive e coreografiche inoltre non si contano (gli assassini sulle aste flessibili sono favolosi ma personalmente mi alzavo per applaudire ad ogni inquadratura del chitarrista fiammeggiante, vero ed indiscusso mito del film), la colonna sonora è semplicemente galvanizzante, la fotografia coloratissima e nitida, i costumi e il make-up delineano alla perfezione tutti i personaggi, da quelli importantissimi a quelli "secondari" e c'è persino spazio per qualche citazione dedicata ai fan della saga. A tal proposito, se non avete mai visto un Mad Max non preoccupatevi: potete gustarvi quello che ad oggi è il miglior film del 2015 senza nessun problema, godendo di una bellezza e una tecnica talmente grandi che non potrei mai descriverle con le mie limitate capacità. Mi limito solo a ringraziare Miller, che mi ha ridato fiducia nel Cinema e nell'umanità.


Del regista e co-sceneggiatore George Miller ho già parlato QUI. Tom Hardy (Max Rockatansky), Charlize Theron (Imperatrice Furiosa) e Nicholas Hoult (Nux) li trovate invece ai rispettivi link.

Hugh Keays-Byrne, che interpreta Immortan Joe, era stato il primo avversario di Max, Toecutter, nell'ormai storico Interceptor; tra le attrici spiccano invece Megan Gale nei panni della Valchiria e Zoë Kravitz, figlia di Lenny Kravitz e Lisa Bonet, che interpreta Toast. Mel Gibson avrebbe dovuto tornare come Max già nel 2003 ma per problemi di location e la sua decisione di girare La passione di Cristo, alla fine non se n'è fatto nulla, così come non c'è stato nulla da fare per Heath Ledger (per ovvie ragioni) e Jeremy Renner, entrambi possibili candidati per il ruolo di Max. Detto questo, nell'attesa di un'altra probabile trilogia il cui secondo film dovrebbe chiamarsi Mad Max: Furiosa, se Mad Max: Fury Road vi fosse piaciuto recuperate l'intera saga di Mad Max! ENJOY!


Altre pregevolissime recensioni del film dell'anno:

Book and Negative
Bara Volante 
I 400 calci
Antro Atomico


domenica 17 maggio 2015

Tucker and Dale vs. Evil (2010)

Come sapete, io arrivo sempre in ritardo. Non deve stupirvi, dunque, che sia riuscita a recuperare solo dopo cinque anni un cult come Tucker and Dale vs. Evil, diretto e co-sceneggiato nel 2010 dal regista Eli Craig.


Trama: Tucker e Dale sono due campagnoli che finalmente riescono a prendersi qualche giorno di vacanza da passare in mezzo ai boschi. Nello stesso luogo, però, arrivano anche un gruppo di ragazzotti del college che, a causa di pregiudizi ed equivoci, arrivano a considerare Tucker e Dale due serial killer...



Ultimamente mi sto facendo una bella cura di commedie horror ma dovete sapere che, nonostante mi piaccia abbastanza il genere, non capita spesso che mi ritrovi a ridere senza controllo, al limite sorrido o mi diverto senza darlo troppo a vedere. Invece, con Tucker and Dale vs. Evil ho riso davvero fino alle lacrime per quasi tutto il film perché questa commedia degli equivoci horror tocca dei livelli di assurdità mai visti e riesce a sdrammatizzare e a rendere esilaranti persino le peggio macellate. Eli Craig e compagnia sono riusciti in questo difficile intento perché la sceneggiatura del film ha dei tempi comici perfetti ed è sorretta da un susseguirsi ad anello di equivoci e gag perfettamente incastrati tra loro, spiazzanti nel loro essere anche troppo verosimili; la comicità di cui è impregnato Tucker and Dale vs. Evil è interamente giocata sui cliché horror dei poveri studenti che si ritrovano in territorio arretrato e sconosciuto (il regno dei cosiddetti hillbillies alla Un tranquillo weekend di paura, per intenderci) e vengono insidiati da sanguinari zoticoni e funziona proprio perché sono gli stessi protagonisti ad essere consapevoli di questi cliché e a rileggere ogni avvenimento in questa ottica mentre i due presunti "serial killer" non hanno assolutamente idea di cosa diavolo stia succedendo. Della serie, ognuno ottiene quel che si aspetta, sia per colpa di pregiudizi e mentalità chiusa, sia per colpa di una bella dose di sfiga, di cui Tucker e Dale sono portatori sani. I due protagonisti del titolo sono poi un riuscitissimo mix di caratteri, una versione più simpatica e verosimile della classica coppia "scemo e più scemo", con l'aggiunta di una piccola, graditissima sorpresa: apparentemente, il fulcro della coppia sembrerebbe essere lo scafato e rozzo Tucker, invece la sceneggiatura preferisce concentrarsi sull'evoluzione del timido e tonto Dale, un tale concentrato di cicciosità e tenerume redneck che più volte mi sarebbe venuta voglia di abbracciarlo.


Non pensiate però che in Tucker and Dale vs. Evil ci sia solo della commedia. Il tasso di risate è pari a quello di emoglobina, con gran profusione di impalamenti, gente squartata e altre simpatiche amenità che piacciono tanto a noi cattivi fan dell'horror e non sto parlando di effettacci dozzinali fatti a tirar via, anzi: la spietatezza con la quale vengono fatti fuori quasi tutti i personaggi farebbe la felicità di Eli Roth e, nonostante la natura umoristica di queste mattanze, lo spettatore non è costretto a sorbirsi quell'effetto "cartone animato" tanto caro al gore estremo giapponese. Alla cura con cui è stata scritta la sceneggiatura e diretta la pellicola sia aggiunge anche una scelta azzeccata del cast. Al di là dei ragazzini del college, tutti simpatici e caratteristici ma comunque carne da macello, quelli che spiccano sono ovviamente Alan Tudyk nei panni di Tucker, Tyler Labine in quelli di Dale e, inaspettatamente, Katrina Bowden in quelli di Allison, ruolo col quale è riuscita tranquillamente ad affrancarsi dallo stereotipo della bomba sexy bionda ed oca. Anzi, diciamocela pure tutta: un buon quaranta per cento dell'interesse che ho provato durante la visione di Tucker and Dale vs. Evil era interamente concentrato sulla tenerissima e realistica costruzione del rapporto di amicizia tra Dale e Allie, tanto che alla fine saltellavo senza ritegno come una fangirl, sperando che la biondina accettasse finalmente la corte di questo timido antieroe ciccionetto e capitolasse davanti al fascino (??) della salopette. Ah sì, poi, come ho detto, c'è sangue e si ride un sacco... ma che cavolo, alla fine io ho il cuore tenero e lo sapete! Ed è anche per questo motivo che vi consiglio spassionatamente Tucker and Dale vs. Evil, uno dei pochi film che mi ha fatto venire voglia di avere tra le mani un seguito, in qualsiasi formato, sia video che cartaceo, perché questi maledetti e pericolosiSSSSimi hillbillies mi hanno conquistata!


Di Alan Tudyk (Tucker) e Katrina Bowden (Allison) ho già parlato ai rispettivi link.

Eli Craig (vero nome Elijah M. Craig) è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, dopo questo film ha diretto solo il fallimentare pilot della serie Zombieland. Anche attore e produttore, ha 43 anni.


Tyler Labine interpreta Dale. Canadese, ha partecipato a film come Zack & Miri - Amore a... primo sesso, L'alba del pianeta delle scimmie e a serie come Hai paura del buio?, Sabrina - Vita da strega, X-Files, Millenium e Dark Angel; come doppiatore ha inoltre partecipato al film Monsters University. Anche produttore, ha 37 anni e quattro film in uscita.


Jesse Moss interpreta Chad. Canadese, ha partecipato a film come Final Destination 3, The Uninvited e a serie come Highlander, Hai paura del buio?, Oltre i limiti, Dark Angel, Tru Calling e La zona morta. Ha 32 anni e un film in uscita.


Nonostante Alan Tudyk sia praticamente perfetto, per il ruolo di Tucker erano stati inizialmente presi in considerazione sia Johnny Knoxville che Jason Sudeikis. Detto questo, se Tucker and Dale vs. Evil vi fosse piaciuto recuperate Quella casa nel bosco, Shaun of the Dead, Benvenuti a Zombieland e Hatchet. ENJOY!


venerdì 15 maggio 2015

Forza maggiore (2014)

Spinta dai pareri positivi di alcuni "colleghi" ben più cinefili e preparati della sottoscritta, ho deciso di recuperare Forza maggiore (Turist), diretto e sceneggiato nel 2014 dal regista Ruben Östlund e uscito in Italia proprio la settimana scorsa.


Trama: in vacanza sulle Alpi francesi, una famiglia svedese si trova a tu per tu con una valanga. L'esperienza, fortunatamente, non fa vittime, tuttavia lascia degli strascichi che rischiano di distruggere i legami che li tiene uniti...


A seguito della visione di Forza maggiore ci sarebbe da aprire non un post ma un blog intero su tutto quello che ho provato e pensato dopo che la provvidenziale valanga è arrivata a minacciare non già la vita dei protagonisti, ma la loro unità familiare. Lo so che non bisognerebbe definire "provvidenziale" un evento potenzialmente mortale ma vi posso assicurare che non c'è stato un solo minuto in cui non avrei voluto vedere Tomas, Ebba e i loro due figlioli sepolti sotto metri e metri di neve, cancellando la loro fastidiosissima e finta famiglia dalla faccia della Terra. Forza maggiore è un film bellissimo ma terrificante perché ci sbatte sul muso tutti i nostri limiti e tira fuori il peggio di noi senza essere né un horror né una commedia grottesca: nella fattispecie, dopo averlo visto mi sono resa conto che non avrò mai figli e che ci penserò molto ma molto bene prima di sposarmi. Non in questa società, perlomeno. Sono due idee che, ovviamente, non sono nate durante la visione di Forza maggiore ma questa pellicola svedese mi ha ancora più convinta della loro bontà, almeno per il momento. Facciamo un passo indietro e partiamo dall'evento scatenante le dinamiche del film, ovvero la valanga. Il "problema" è che, mentre metri di neve venivano giù dalla montagna, il pater familias Tomas se l'è data a gambe d'istinto, lasciando moglie e figli davanti a morte probabile ma avendo la presenza di spirito di recuperare guanti (indispensabili, sia mai ci si freddi le manine in montagna!) e I-Phone. Da questo evento, giustamente, la moglie Ebba trae le conclusione che forse il marito non è così attaccato alla famiglia come dovrebbe e, altrettanto giustamente, comincia a porsi delle domande su sé stessa e sull'uomo che credeva di conoscere e amare nonostante i suoi mille difetti. A onor del vero, noi spettatori capiamo fin da subito che Ebba non aspettava altro che una scusa per mettere in discussione tutta la sua esistenza come moglie e madre ed è per questo che, pur trovando comprensibilissime la sua rabbia e la sua delusione, l'avrei presa volentieri a ceffoni: dagli illuminanti dialoghi con un'amica "libera" traspare infatti la mentalità della donna che, pur desiderando palesemente altro, si costringe ad essere quello che la società e le convenzioni le richiedono, annullandosi totalmente e reprimendo dolore e frustrazione per tutelare la felice ignoranza di marito e figli. Che è poi la stessa fastidiosissima mentalità condivisa da buona parte delle donne che mi capita di incrociare, sempre a lamentarsi della mancanza di libertà, di "me time", pronte a viziare i figli per il senso di colpa di essere costrette a lavorare sottraendo loro tempo prezioso ma altrettanto pronte a smollarli ai nonni davanti al miraggio di un aperitivo con le amiche. Donne che aspettano solo una valanga che dia loro la scusa per mandare al diavolo tutto, insomma.


E siccome ce n'è per l'asino e per chi lo mena, vogliamo mica lasciare Tomas impunito? L'uomo senza palle, quello che "basta una vacanza per rinsaldare il rapporto", il povero belinone che non riesce a capire la gravità di lasciare moglie e figli in balìa di una valanga e si chiede anche perché mai la sua donna sia incazzata come una bestia, l'anello talmente debole da non essere neppure capace di leggere le motivazioni che stanno sotto i costanti capricci dei figli (non ci riesce neanche Ebba, ci mancherebbe. La differenza è che i bambini hanno capito che lei, nonostante l'istinto da chioccia inculcatole dalla società, forse sotto sotto li vorrebbe vedere morti, mentre in lui vedrebbero un padre-bambino con il quale confidarsi, se solo fosse un pelo più ricettivo ed intelligente) e che, messo alle strette, piange senza vergogna, come un vitello davanti alla mannaia. Perfetto, in tal senso, l'attore Johannes Kuhnke, belloccio e sufficientemente virile, con lo sguardo di chi non sta capendo un cavolo e non sa come recuperare l'affetto e la stima di una moglie che non ha neppure più voglia di fare l'amore con lui e pensa solo a proteggere i figli dai discorsi "scomodi"; di fronte all'inevitabile rottura, la sua ultima arma sono le lacrime o, peggio ancora, la ricerca "machissima" del pericolo, quell' "andiamo in mezzo alla bufera e alla neve tanto vi proteggo io", decisamente inopportuno e fuori tempo massimo. Un modo perfetto, tra l'altro, per rischiare di togliere definitivamente i figli dalla scacchiera condannandoli a morte quasi certa, quei due bellissimi bambini ai quali, pur comprendendo i motivi del loro comportamento (poverini, vederli piangere soli in camera mi spezzava il cuore), avrei fatto saltare i dentini a ceffoni perché, Cristo, ci vuole anche un po' di educazione maledetti Svedesi! Non è che solo perché i bambini vivono una situazione difficile (per colpa vostra tra l'altro, genitori di m****!) li si può lasciare urlare, dare ordini (quel gå! urlato dalla figliola con in mano il tablet e l'insistente Mama!! mentre il padre piange mi ha scatenato una sindrome da Erode incredibile) e quant'altro! Ribadisco, la vedo dura avere figli. Anche perché, come ci chiarisce molto elegantemente Ruben Östlund, la vita familiare è un susseguirsi di valanghe imminenti, una strada piena di curve che noi ci ostiniamo a percorrere in comodi autobus quando probabilmente servirebbe una monoposto oppure, ancor meglio, una bella passeggiata a piedi, aiutandosi l'un l'altro per tentare di arrivare fino in fondo, è una fredda fotografia di ostentata felicità che nasconde il disagio dietro le porte chiuse di un hotel di lusso, dietro il miraggio di una vacanza serena, sepolto sotto metri di candida neve: uno stile di vita per molti, insomma, ma non per tutti. Come diceva la buona Cristina, "per fare questo viaggio ci vuol tanto coraggio" e, soprattutto, quella fiducia, quella forza e quel rispetto di sé stessi che i personaggi di Forza maggiore sembrano avere perso o non avere mai avuto.

Ruben Östlund è il regista e sceneggiatore della pellicola. Svedese, prima di Forza maggiore ha diretto tre film (credo tutti inediti in Italia) e alcuni corti. Anche produttore, ha 41 anni.


La Fox Searchlight ha acquistato i diritti di Forza maggiore ed è quindi già in cantiere un remake USA della pellicola, con buone chance che Julia Louis-Dreyfuss interpreti la protagonista. Staremo a vedere! ENJOY!

giovedì 14 maggio 2015

(Gio)WE, Bolla del 14/05/2015

Buon giovedì! Oggi più che mai ammetto di avere aperto la pagina del multisala con un'ansia assurda, temendo di non trovare in programmazione né Mad Max: Fury Road né Il racconto dei racconti. Per fortuna mi è andata benissimo e questa settimana si fa doppietta! ENJOY!

Mad Max: Fury Road
Reazione a caldo: Waaaaaaaah!!!!
Bolla, rifletti!: Dopo la preparazione che mi sono fatta, quel favoloso e tamarrissimo trailer sulle note del Requiem di Verdi e le critiche positive che stanno piovendo d'Oltreoceano volevate mica che non mi fiondassi di corsa a vederlo? Da qui a domenica avrete mie nuove, statene certi!

Samba
Reazione a caldo: Hmm...
Bolla, rifletti!: Dai produttori di Quasi amici arriva un'altra storia d'integrazione social-razziale, con protagonisti stavolta un'immigrato di colore e una dirigente d'azienda che più bianca non si può. Non è proprio il mio genere e questa settimana c'è già troppa carne al fuoco ma magari tra qualche mese... perché no?

Il racconto dei racconti
Reazione a caldo: Evvivaa!!!
Bolla, rifletti!: Voi dovete sapere che io adoro Avanti un altro. E tra tutti, il personaggio del Minimondo che amo di più è lo Iettatore, interpretato da Franco Pistoni. Quando il buon Franco, dalla pagina FB, ha fatto sapere che avrebbe partecipato a Il racconto dei racconti di Garrone ho fatto salti di felicità e contato i mesi che mi avrebbero separata dalla visione di questo film... che, per inciso, ha un trailer e un cast stupendi, cosa che mi ha dato ulteriori motivi per fiondarmi al cinema, se mai ne avessi avuto bisogno!

Al cinema d'élite passano invece un film di cui parlerò proprio domani sul blog!!

Forza maggiore 
Reazione a caldo: Consigliato!
Bolla, rifletti!: Irritante ma molto ben diretta, ben recitata e foriera di mille riflessioni, questa pellicola svedese merita tutte le lodi che le sono piovute addosso. Andatela a vedere senza indugio!

mercoledì 13 maggio 2015

Mad Max oltre la sfera del tuono (1985)

Siamo arrivati all'ultimo appuntamento pre-Fury Road! Oggi parliamo di quello che, fino a trent'anni fa, era l'ultimo capitolo della saga Milleriana, ovvero Mad Max oltre la sfera del tuono (Mad Max Beyond Thunderdome), diretto nel 1985 da George Miller e George Ogilvie.


Trama: derubato dei cammelli e delle provviste, Max arriva a Bartertown, una città nel deserto governata dalla regina Aunty ma resa funzionante dai macchinari sotterranei di Master. Quando Max viene bandito dalla città proprio per mano di Aunty, viene salvato da un gruppo di ragazzini che vivono in un'oasi al di là del deserto...



Dopo il sequenziale delirio violento e post-apocalittico di Interceptor e Interceptor - Il guerriero della strada, guardare Mad Max oltre la sfera del tuono è stata un'esperienza spiazzante e non completamente positiva. La prima metà della pellicola è una naturale evoluzione dei primi due capitoli della saga; in Interceptor veniva descritto un Paese sull'orlo dell'apocalisse, in Interceptor - Il guerriero della strada l'attenzione di Miller si spostava su uno sparuto nugolo di sopravvissuti nomadi mentre in Mad Max oltre la sfera del tuono vediamo un mondo post-apocalittico che, per citare le parole dell'immortale bardo del Maine, "è andato avanti" ed è riuscito a ricreare una sorta di civiltà, fatta di leggi (per quanto barbare e siglate con sputi e strette di mano), con un'economia basata sul baratto e in grado di sostenersi per quel che riguarda servizi ed energia. Certo, la violenza e le pistole sono sempre il modo migliore di condurre gli affari ma c'è anche spazio per empatia e pietà mentre la sovrana della città di Bartertown, la sanguigna Aunty (non a caso donna!), non ragiona solo con la forza bruta ed è soprattutto una fine stratega dagli obiettivi insondabili. Mad Max oltre la sfera del tuono ci racconta tutto questo, filtrato attraverso gli occhi dell'onnipresente e sfortunato Max, ma a un certo punto decide di mostrarci anche un'altra realtà, che è il suo aspetto peculiare ma anche la sua debolezza. A un certo punto, infatti, il film diventa una sorta di avventurosa favola avente per protagonisti dei bambini miracolosamente sopravvissuti a un incidente aereo e Max si trasforma in un riluttante babysitter nonché salvatore di un'intera generazione di futuri abitanti del pianeta Terra, riguadagnando così la sua umanità perduta; se il finale rimane comunque affascinante e riesce a mantenere quell'aura di happy end incerto e pessimista tipico dei primi due capitoli, la parte centrale di Mad Max oltre la sfera del tuono ricorda anche troppo un maldestro tentativo di cavalcare l'onda di film come Indiana Jones e il tempio maledetto o I Goonies, guarda caso usciti quasi nello stesso periodo (so che l'idea di Miller era di girare un film a sé ma qualcuno lo ha convinto che unire il tema "bambini selvaggi" a Mad Max sarebbe stato perfetto ed ecco il risultato...).


Al leggero diludendo derivante dalla trama, si aggiunge anche quello provato davanti al percettibile "piattume" tecnico. Nei credits viene citato George Olgivie come co-regista ed effettivamente Miller aveva perso interesse a girare Mad Max oltre la sfera del tuono perché l'amico e produttore Byrion Kennedy era morto proprio poco prima dell'inizio delle riprese, durante un sopralluogo per le location; il risultato di questa tragedia è stata la scelta di Miller di dedicarsi esclusivamente alle scene d'azione (che effettivamente sono poche ma al livello di quelle dei primi capitoli della saga) e lasciare il resto ad Olgivie, un mestierante che ha portato a casa la pagnotta e nulla più. Palese anche la disponibilità di un budget maggiore rispetto a quello dei film precedenti; l'apporto di denaro sonante americano ha consentito a Miller e soci di creare le scenografie più belle ed imponenti della saga, basti solo pensare alla complessità della "reggia" di Aunty o alla fabbrica sotterranea di Master, senza dimenticare ovviamente la pericolosa bellezza della Sfera del tuono del titolo italiano, ma purtroppo ha imposto anche la presenza di Tina Turner, che se la cava bene come attrice ma si porta appresso anche un paio di canzoni che a mio avviso c'entrano davvero poco con le atmosfere della pellicola (We Don't Need Another Hero è bella quanto volete ma troppo poco rozza per il film). Rimanendo in ambito attori, ho gradito molto il ritorno di Bruce Spence, sebbene nei panni di un pilota diverso da quello di Interceptor - Il guerriero della strada, mentre Mel Gibson (che all'inizio si mostra con un taglio di capelli assai simile a quello del futuro Braveheart e per tutta la pellicola ha l'occhio sinistro dilatato a causa dell'incidente accorso a Max alla fine di Interceptor - Il guerriero della strada) nella vituperata seconda metà del film viene costretto nel poco felice ruolo di "papà chiacchierone" che purtroppo toglie un po' di smalto alla necessaria aura cool che il personaggio di Max richiederebbe. Insomma, la saga dell'eroico Max avrebbe potuto davvero concludersi col secondo capitolo, come avrebbe voluto Miller, e purtroppo ciò mi fa temere per Mad Max: Fury Road... ma, chissà, magari togliendo bambini e favolette il futuro post-apocalittico tornerà a rombare feroce ed inquietante!


Del co-regista e co-sceneggiatore George Miller ho già parlato QUI. Mel Gibson (Mad Max) e Bruce Spence (Jedediah il pilota) li trovate invece ai rispettivi link.

George Ogilvie è il co-regista della pellicola. Australiano, ha diretto film come The Crossing ed episodi di serie come The Blue Heelers. Anche sceneggiatore e attore, ha 84 anni.


Mi sembra superfluo ribadire che Mad Max oltre la sfera del tuono segue Interceptor e Interceptor - Il guerriero della strada.. nell'attesa di Mad Max: Fury Road, recuperateli! ENJOY!


Ah, mi sembrava bello concludere la rassegna su Mad Max con un po' di foto fatte nel lontano 2006 nelle location di Silverton e Broken Hill, dov'è stato girato Interceptor - Il guerriero della strada. Ecco qua!
Ecco il Silverton Hotel, sede del museo fotografico dedicato a Mad Max
Ed ecco, da varie angolazioni, la replica della macchina di Mad Max in persona!



Ed ora, alcuni paesaggi dei dintorni di Broken Hill e Silverton, due delle location australiane scelte per Interceptor - Il guerriero della strada!
Non vi sembra un posto adatto per un inseguimento? :D

Mad Max style!










martedì 12 maggio 2015

Interceptor - Il guerriero della strada (1981)

Meno due giorni all'uscita di Mad Max: Fuy Road! Con un po' di pazienza dovrei riuscire ad andare a vederlo, intanto però continuiamo il ripasso dei capitoli precedenti con Interceptor - Il guerriero della strada (Mad Max 2), diretto e co-sceneggiato nel 1981 dal regista George Miller.


Trama: dopo gli eventi del primo film, Max si ritrova in un paese devastato dalla guerra, dove il carburante è l'unica risorsa che conta. In cerca della preziosa benzina, Max si imbatte in un gruppo di sopravvissuti presi di mira da una banda di sanguinari teppisti...


Eccolo qui, il Mad Max che ricordavo! Ed ecco qui anche uno dei pochi esempi (almeno a parer mio) di sequel migliore del capostipite, in grado di raccogliere tutti gli aspetti positivi e le suggestioni del primo capitolo e far loro raggiungere il massimo potenziale passando dal revenge movie "motorizzato" ad un genere post-apocalittico zeppo di violenza e con uno stile assai caratteristico che ha ispirato persino un cult senza tempo come Ken il guerriero (la maschera di Humungus, le chiappe all'aria di Wez e l'aspetto ambiguo del suo compagno richiamano subito alla mente in mente i cattivissimi e selvaggi nemici di Kenshiro, che scorazzavano liberamente all'interno di sconfinati deserti e paesaggi desolati). Anche la trama di Interceptor - Il guerriero della strada è un po' più complicata e "globale" rispetto a quella di Interceptor. Dopo gli eventi del primo film, Max è rimasto senza famiglia e senza speranza, si limita a sopravvivere rubacchiando benzina e sfuggendo agli attacchi degli uomini di Humungus, logorroico kapò di una pericolosa banda di scoppiati selvaggi; Miller sembra volerci giustamente dire che un uomo senza scopo e senza nessuno da proteggere è poco più di un animale e per questo rischia costantemente di diventare come uno dei mostruosi seguaci di Humungus, che stuprano e uccidono senza pietà alcuna. A far da contraltare a questi delinquenti c'è una pacifica comunità di persone civilizzate che è ancora in grado di produrre benzina, cosa che la rende in qualche modo "ricca" ma anche invidiata e vulnerabile, una comunità che fermamente resiste al degrado del mondo esterno cercando di preservare le vestigia di tempi più felici: nella comunità non ci sono solo forti guerrieri ma anche donne, anziani, un bambino selvatico, una sorta di democrazia per quel che riguarda le decisioni da prendere e, soprattutto, la volontà di tramandare la storia, come dimostra la voce fuoricampo del narratore che apre e chiude il film.


Miller racconta una vicenda più articolata rispetto a quella di Interceptor ma, come dicevo all'inizio, spinge anche il piede sull'accelleratore della violenza e del gore, realizzando sequenze che sono giustamente entrate nella storia del Cinema. Al di là dell'abbondanza di inseguimenti e scontri automobilistici terribilmente realistici e oltre alla sanguinosa mossa da maestro del piccolo selvaggio armato di boomerang metallico, ciò che diventato una vera e propria icona sono le crudeli crocefissioni delle vittime di Humungus, durante le quali le persone vengono bruciate vive oppure, ancor peggio, lasciate morire legate ai fuoristrada della banda fino a diventare dei macabri ornamenti da sfoggiare. Prima parlavo anche del look di questa masnada di stupratori ed assassini, un trionfo di pelle nera, borchie, pellicce, stivalacci, creste colorate e deretani al vento, ma anche la mise di Mel Gibson non scherza in quanto a stile e, soprattutto, è perfettamente coerente con tutto quello che è accaduto a Max nel primo film: una manica mancante, dei tutori metallici ad una gamba e due dita dei guanti tagliate per meglio maneggiare le armi fanno il paio con quell'unica striscia di capelli bianchi che lo invecchia aumentandogli di mille volte il fascino e il carisma che nel primo capitolo venivano annullati sotto quell'apparenza da ragazzino. Rimanendo sempre in tema Gibson, è bello notare che se nel primo film Max parlava poco, qui il nostro non apre praticamente bocca, lasciando la parte di anti-eroe ciarliero allo stravagante pilota Gyro e limitandosi, com'è giusto che sia, a quei fatti concreti che gli hanno conquistato un posto d'onore nell'immaginario cinematografico di tutti gli appassionati del genere e anche di chi, come me, lo bazzica per caso e soprattutto per amore di nostalgia. Quindi, a fronte di tutto questo, se anche non aveste voglia di recuperare tutta la saga come sto facendo io vi consiglio di non perdere assolutamente Interceptor - Il guerriero della strada perché è un film che merita almeno una visione!


Del regista e co-sceneggiatore George Miller (che proprio grazie a questo film, enormemente apprezzato da Steven Spielberg, ha ottenuto la possibilità di girare il quarto episodio del film Ai confini della realtà) ho già parlato QUI mentre Mel Gibson, che interpreta Max, lo trovate QUA.

Bruce Spence interpreta il capitano Gyro. Neozelandese, ha partecipato a film come Mad Max oltre la sfera del tuono, Ace Ventura - Missione Africa, Dark City, La regina dei dannati, Matrix Revolution, Il signore degli anelli - Il ritorno del re, Peter Pan e a serie come Incubi e deliri; come doppiatore, ha lavorato per il film Alla ricerca di Nemo. Ha 70 anni e tre film in uscita.


E ora, un paio di curiosità! Nella versione Australiana del film manca completamente la sequenza introduttiva che spiega come si sia arrivati (nel giro di due anni!) al futuro descritto in Interceptor - Il guerriero della strada e che riassume brevemente il primo capitolo della saga. Il malvagio Humungus, invece, avrebbe dovuto essere Jim Goose, l'ex partner di Max, idea alla fine decaduta ma in qualche modo "ricordata" dalla maschera del villain, che nasconderebbe le sue orribili ustioni. Infine, Interceptor - Il guerriero della strada avrebbe dovuto essere l'ultimo capitolo della saga ma siccome a Miller era venuto in mente di girare un Signore delle mosche post-apocalittico, con una comunità di bambini selvaggi scoperta da un adulto, ecco che qualcuno gli ha suggerito che quell'adulto avrebbe potuto essere proprio Max ed è nato Mad Max - Oltre la sfera del tuono... che, ovviamente, vi consiglio di recuperare assieme a Interceptor se questo Interceptor - Il guerriero della strada vi fosse piaciuto! ENJOY!

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