L'estate, si sa, reca seco zero voglia di sbattersi. Ed è così che ho ravanato nel fondo della mia collezione di film tirandone fuori La maledizione di Damien (Damien: Omen II), diretto nel 1978 dal regista Don Taylor.
Trama: Alcuni anni dopo la fine de Il presagio ritroviamo un Damien ormai tredicenne e ancora ignaro di essere l'Anticristo. Così non è per chi lo circonda, tra amici che cercano di favorirne l'ascesa e nemici che tentano inutilmente di fermarla...
Certo che essere l'Anticristo significa davvero vincere facile. Qualunque cosa accada, per chiunque voglia farci fuori o privarci dei nostri diritti o del nostro patrimonio, c'è sempre babbo Satana a metterci una pezza scatenando corvi assetati di sangue o incredibili botte di sfiga. Succedeva così già ne Il presagio, lo stesso accade anche in La maledizione di Damien, con la differenza fondamentale che nel primo film "un minimo" si riusciva a mantenere la speranza che il demoniaco pargoletto potesse venire fatto fuori, mentre nella pellicola di Don Taylor basta solo che uno pensi di contrastare le intenzioni di Damien o dei suoi seguaci per essere fatto fuori nel giro di un minuto. Insomma, fondamentalmente il difetto di La maledizione di Damien è l'essere stato girato con un ritmo tutto sbagliato che concentra l'attenzione su queste rapide morti ad effetto e per il resto ammorba lo spettatore con interminabili parate militari e ancor più tediosi dialoghi relativi ai ben poco etici piani aziendali di tal Paul Buher, intenzionato a sfruttare la fame nel mondo per fare soldi. Francamente, al posto degli sceneggiatori mi sarei maggiormente concentrata sul passaggio di Damien dall'adolescenza all'età adulta e magari su eventuali pensieri del ragazzino all'idea di essere l'Anticristo, cosa che invece viene liquidata in quattro e quattr'otto con una poco convinta fuga verso il mare con tanto di urlo "Perché proprio a me? Perché? Perchééééé???": o pargolo, non mi sembri tanto disperato all'idea visto che dopo questa merolata vai ad ammazzare tre o quattro persone! Davvero, per quel che riguarda la trama non c'è proprio gusto a guardare La maledizione di Damien, che sembra la versione horror della tipica giornata di Gastone.
Per quanto riguarda il resto, la pellicola viene resa incredibilmente noiosa anche dalla non memorabile regia di Don Taylor, che a differenza de Il presagio riesce a confezionare solo una sequenza degna di essere ricordata (quella dell'ascensore per intenderci, al massimo quella della giornalista attaccata dai corvi) e persino la musica di Jerry Goldsmith, per quanto evocativa ed azzeccata, riesce ad essere utilizzata malissimo e solo per sottolineare, molto banalmente, i momenti in cui l'intervento di Satana si abbatte sui vari personaggi. Poco da dire anche sugli attori. L'inquietantissimo pargoletto di Harvey Stephens è stato sostituito da un adolescente con la faccia da chiulo che, lungi dal fare anche solo minimamente paura, instilla nello spettatore l'incredibile voglia di prenderlo a calci nel didietro, un ancora poco famoso Lance Henriksen viene poco utilizzato e lo stesso vale per il personaggio più interessante della pellicola, l'odiosa ma perspicace zia Marion dell'iconica Sylvia "Juno" Sydney; i nuovi genitori di Damien, William Holden e Lee Grant, lasciano il tempo che trovano e sono davvero poco carismatici, soprattutto il personaggio di Anne Thorne viene sfruttato e sviluppato malissimo e, se arriverete alla fine del film senza addormentarvi com'è capitato di tanto in tanto a me, capirete anche il perché. Dopo questo filmucolo non so nemmeno io se proseguire, come mi ero prefissata tanto tempo fa, nell'impresa di recuperare anche Conflitto finale (c'è Sam Neill però... mah...) e il remake del primo Il presagio ma sicuramente al momento la mia "storia" con Damien si conclude qui. Ne riparliamo magari fra qualche tempo.
Di Sylvia Sidney (zia Marion) e Lance Henriksen (Sergente Neff) ho già parlato ai rispettivi link.
Don Taylor è il regista della pellicola (ha sostituito il non accreditato Mike Hodges, che ha abbandonato il set a causa di divergenze creative). Americano, ha diretto film come Fuga dal pianeta delle scimmie, L'isola del dottor Moreau ed episodi di serie come Alfred Hitchcock presenta. Anche attore, sceneggiatore e produttore, è morto nel 1998 all'età di 78 anni.
William Holden (vero nome William Franklin Beedle Jr.) interpreta Richard Thorn. Americano, ha partecipato a film come Viale del tramonto, Stalag 17 (che gli è valso un Oscar come miglior attore protagonista), Sabrina, Il ponte sul fiume Kwai, Casino Royale, Il mucchio selvaggio, L'inferno di cristallo, Quinto potere e S.O.B.. E' morto nel 1981 all'età di 63 anni.
Lee Grant (vero nome Lyova Haskell Rosenthal) interpreta Ann Thorn. Americana, ha partecipato a film come La calda notte dell'ispettore Tibbs, Shampoo (che le è valso un Oscar come miglior attrice non protagonista), Il villaggio dei dannati, Airport '77, Mulholland Drive e a serie come Peyton Place e Colombo. Anche regista, produttrice e sceneggiatrice, ha 90 anni.
William Holden avrebbe dovuto partecipare già a Il presagio ma aveva rifiutato perché non voleva prendere parte ad un film incentrato sulla figura del demonio; neanche a dirlo, dopo che Il presagio è diventato un successo al botteghino, l'attore ha deciso di partecipare al secondo capitolo della saga. David Seltzer, che aveva sceneggiato la prima pellicola, ha invece deciso molto coerentemente di chiamarsi fuori da La maledizione di Damien e ha dichiarato che, se avesse accettato di scrivere la sceneggiatura del secondo capitolo, l'avrebbe fatta cominciare il giorno dopo la fine del primo film, con Damien che viveva nella Casa Bianca. Detto questo, se La maledizione di Damien vi fosse piaciuto recuperate Il presagio e i due seguiti, Conflitto finale e Omen IV: Presagio infernale ed estote parati! perché nel 2016 la A&E dovrebbe mandare in onda la serie TV Damien. ENJOY!
domenica 23 agosto 2015
venerdì 21 agosto 2015
Il Bollodromo #10: Death Note di Tsugumi Ooba e Takeshi Obata
Dopo averne parlato con un amico, in queste settimane ho deciso di ripescare e rileggere il manga Death Note di Tsugumi Ooba e Takeshi Obata, pubblicato in Italia dalla Planet Manga e composto da 12 volumi più una sorta di compendio/guida alla lettura.
Di cosa parla?
Light Yagami è uno studente liceale molto dotato e brillante che, un giorno, entra in possesso di un Death Note, un quaderno che consente di uccidere le persone semplicemente scrivendoci sopra il loro nome. Il ragazzo comincia ad usare il quaderno (lasciato cadere sulla Terra per divertimento dal dio della morte Ryuk) per liberare il mondo dai criminali ma le sue buone intenzioni lo trasformano presto in un assassino privo di scrupoli...
Perché mi è piaciuto?
Cosa fareste voi se aveste tra le mani un quaderno capace di dare la morte a tutti coloro di cui conoscete volto e nome? Come può un essere umano rimanere tanto lucido davanti ad un simile potere da non cominciare ad usarlo per scopi poco nobili e decisamente personali? E qual è la differenza tra chi uccide per "giustizia" e chi per pura e semplice malvagità? Uccidere, a prescindere dalle motivazioni, non è già sbagliato di per sé? Questi sono i presupposti da cui parte Death Note, un manga che inizia come opera horror/fantastica e viene sviluppato con un approccio razionale ed estremamente logico, trasformando la caccia all'assassino in un'investigazione a tutti gli effetti (resa difficoltosa dal fatto che il protagonista ha ovviamente poteri ultraterreni assai difficili da provare empiricamente). Death Note è essenzialmente una sfida di intelligenza tra Light Yagami, ribattezzato dai media Kira come "killer" e l'abilissimo detective Elle e si snoda tra ininterrotti colpi di scena, cambi di schieramento, sacrifici di pedine, scazzatissimi interventi divini (gli Dei della morte sono in gran parte dei debosciati che giustamente non hanno alcun interesse per le umane vicende ma riescono a farsi manipolare da Light come fossero dei mocciosi) e ininterrotte elucubrazioni atte ad ingannare e prevenire le mosse del nemico. La sceneggiatura di Tsugumi Ooba mescola sapientemente i generi e anche i vari registri, passando dall'angosciante, al serio e persino al comico con invidiabile naturalezza e tenendo le fila di una storia incredibilmente complessa, zeppa di importantissimi personaggi secondari che, in qualche modo, l'autore riesce a rendere umani e complessi anche solo con un paio di dialoghi. I disegni di Takeshi Obata e il suo stile elegante e sobrio sono invece perfetti per raccontare attraverso le immagini le vicende di Light Yagami e compagnia; a rigor di logica, l'ambiente della polizia giapponese rischierebbe di risultare molto noioso sia da disegnare che da guardare ma Obata riesce a conferire ad ogni detective una caratteristica peculiare e un character design accattivante (Elle, Mello e Near sono graficamente assurdi, pur essendo esseri umani) e ovviamente si "sfoga" disegnando di tanto in tanto dei fantasiosi quanto darkettonissimi shinigami o gli stravaganti look della idol Misa Misa.
E quindi?
Quindi, come dimostra il fatto che a distanza di anni ho riletto l'opera almeno mezza dozzina di volte e ancora non mi sono stancata, Death Note è una piacevolissima lettura che consiglio senza remore. La prima parte a mio avviso è più incalzante, rapida ed esaltante, nella seconda diventa un po' più ripetitiva e i personaggi perdono un po' del carisma iniziale, inoltre ho trovato la conclusione leggermente "insapore" ma per il resto credo che il manga di Ooba e Obata meriti di fare bella mostra sugli scaffali di qualsiasi libreria!
Di cosa parla?
Light Yagami è uno studente liceale molto dotato e brillante che, un giorno, entra in possesso di un Death Note, un quaderno che consente di uccidere le persone semplicemente scrivendoci sopra il loro nome. Il ragazzo comincia ad usare il quaderno (lasciato cadere sulla Terra per divertimento dal dio della morte Ryuk) per liberare il mondo dai criminali ma le sue buone intenzioni lo trasformano presto in un assassino privo di scrupoli...
Perché mi è piaciuto?
Cosa fareste voi se aveste tra le mani un quaderno capace di dare la morte a tutti coloro di cui conoscete volto e nome? Come può un essere umano rimanere tanto lucido davanti ad un simile potere da non cominciare ad usarlo per scopi poco nobili e decisamente personali? E qual è la differenza tra chi uccide per "giustizia" e chi per pura e semplice malvagità? Uccidere, a prescindere dalle motivazioni, non è già sbagliato di per sé? Questi sono i presupposti da cui parte Death Note, un manga che inizia come opera horror/fantastica e viene sviluppato con un approccio razionale ed estremamente logico, trasformando la caccia all'assassino in un'investigazione a tutti gli effetti (resa difficoltosa dal fatto che il protagonista ha ovviamente poteri ultraterreni assai difficili da provare empiricamente). Death Note è essenzialmente una sfida di intelligenza tra Light Yagami, ribattezzato dai media Kira come "killer" e l'abilissimo detective Elle e si snoda tra ininterrotti colpi di scena, cambi di schieramento, sacrifici di pedine, scazzatissimi interventi divini (gli Dei della morte sono in gran parte dei debosciati che giustamente non hanno alcun interesse per le umane vicende ma riescono a farsi manipolare da Light come fossero dei mocciosi) e ininterrotte elucubrazioni atte ad ingannare e prevenire le mosse del nemico. La sceneggiatura di Tsugumi Ooba mescola sapientemente i generi e anche i vari registri, passando dall'angosciante, al serio e persino al comico con invidiabile naturalezza e tenendo le fila di una storia incredibilmente complessa, zeppa di importantissimi personaggi secondari che, in qualche modo, l'autore riesce a rendere umani e complessi anche solo con un paio di dialoghi. I disegni di Takeshi Obata e il suo stile elegante e sobrio sono invece perfetti per raccontare attraverso le immagini le vicende di Light Yagami e compagnia; a rigor di logica, l'ambiente della polizia giapponese rischierebbe di risultare molto noioso sia da disegnare che da guardare ma Obata riesce a conferire ad ogni detective una caratteristica peculiare e un character design accattivante (Elle, Mello e Near sono graficamente assurdi, pur essendo esseri umani) e ovviamente si "sfoga" disegnando di tanto in tanto dei fantasiosi quanto darkettonissimi shinigami o gli stravaganti look della idol Misa Misa.
E quindi?
Quindi, come dimostra il fatto che a distanza di anni ho riletto l'opera almeno mezza dozzina di volte e ancora non mi sono stancata, Death Note è una piacevolissima lettura che consiglio senza remore. La prima parte a mio avviso è più incalzante, rapida ed esaltante, nella seconda diventa un po' più ripetitiva e i personaggi perdono un po' del carisma iniziale, inoltre ho trovato la conclusione leggermente "insapore" ma per il resto credo che il manga di Ooba e Obata meriti di fare bella mostra sugli scaffali di qualsiasi libreria!
![]() |
| Elle sfida pubblicamente Kira, per la gioia dello shinigami Ryuk! |
Labels:
bollodromo,
death note,
manga,
takeshi obata,
tsugumi ooba
giovedì 20 agosto 2015
(Gio) We Bolla! del 20/08/2015
Buon giovedì a tutti!! Quella di oggi sarà una rubrica atipica in quanto sto scrivendo il post con una decina di giorni di anticipo e non so in effetti cosa uscirà a Savona... mi limito quindi a stilare l'elenco dei tre film che gradirei tanto vedere!! ENJOY!
Mission: Impossible - Rogue Nation
Come se avessi mai visto i capitoli precedenti della saga!! Eppure questo mi ha conquistata fin dal trailer... sarà per la faccetta simpatica di Simon Pegg o per quella figonza di Jeremy Renner? Poco importa perché purtroppo non sono riuscita a recuperare in tempo gli altri quattro film...
The Gallows: L'esecuzione
Me lo stanno vendendo come il punto di non ritorno del diludendo da found footage e obiettivamente non avrei nessun motivo per pensare il contrario. Ma, si sa, un horror al cinema è sempre il benvenuto!
Quando c'era Marnie
L'ultimo film dello Studio Ghibli sarà nelle sale cinematografiche da lunedì 24 agosto a mercoledì 26 agosto. Io vi consiglierei di andarlo a vedere e spero tanto che a Savona lo distribuiscano, anche se ne dubito...
Mission: Impossible - Rogue Nation
Come se avessi mai visto i capitoli precedenti della saga!! Eppure questo mi ha conquistata fin dal trailer... sarà per la faccetta simpatica di Simon Pegg o per quella figonza di Jeremy Renner? Poco importa perché purtroppo non sono riuscita a recuperare in tempo gli altri quattro film...
The Gallows: L'esecuzione
Me lo stanno vendendo come il punto di non ritorno del diludendo da found footage e obiettivamente non avrei nessun motivo per pensare il contrario. Ma, si sa, un horror al cinema è sempre il benvenuto!
Quando c'era Marnie
L'ultimo film dello Studio Ghibli sarà nelle sale cinematografiche da lunedì 24 agosto a mercoledì 26 agosto. Io vi consiglierei di andarlo a vedere e spero tanto che a Savona lo distribuiscano, anche se ne dubito...
mercoledì 19 agosto 2015
Crazy, Stupid, Love. (2011)
Era qualche anno che l'avevo lì in attesa e in questi giorni mi sono decisa a guardare Crazy, Stupid, Love., diretto nel 2011 dai registi Glenn Ficarra e John Requa.
Trama: alla fine di una cena, Emily confessa al marito Cal di volere il divorzio e di averlo tradito con un collega. L'uomo, disperato, va a vivere da solo e passa le serate ad ubriacarsi in un club dove incontra il donnaiolo Jacob che, d'impulso, decide di migliorarne l'immagine e trasformarlo in un tombeur de femmes...
Crazy, Stupid, Love. L'amore pazzo, imprevedibile, stupido ma in fin dei conti sempre Amore, magari non con la A maiuscola, chissà, ma magari ci arriva vicino. E' di questo che parla, in soldoni, la pellicola di Ficarra e Requa, cominciando con una situazione in cui l'amore, ahimé, è stato sconfitto: il divorzio. Emily e Carl stanno insieme praticamente dall'adolescenza e ormai il loro sentimento si è raffreddato, condannato alla routine oppure all'incapacità di comprendere i desideri e le necessità del partner. Cal è talmente impreparato ad affrontare la cosa che non chiede neppure alla moglie i motivi che l'hanno spinta a chiedere la separazione e a finire tra le braccia di un aitante collega e continua a non comunicare con Emily; si limita, come il 90% delle persone, a lamentarsi del destino infausto, di lei e dell'altro, senza capire che magari buona parte di questa disfatta è anche colpa sua. Ed è lì che arriva Jacob, elegante, bellissimo e circondato da donne. Il quale, stufo di sentire Cal lamentarsi tutte le sere, decide di spronarlo a reagire, a farsi crescere un paio di palle e innanzitutto a diventare un uomo migliore. Che poi Cal sbagli strada più volte, arrivando a credere che la via della "scopata facile" sia quella giusta per essere felici e per riacquistare fiducia in sé stessi, è parte integrante del cammino di formazione costruito per il personaggio ma l'importante è che pian piano il protagonista arrivi a capire cosa voglia davvero e come provare (attenzione: PROVARE, ché in Crazy, Stupid, Love. non esiste l'happy ending definitivo ma solo potenziale) ad ottenerlo e con lui tutti gli altri comprimari, Jacob compreso. Crazy, Supid, Love. è infatti un film corale che prova a declinare l'amore in tutte le sue sfumature, intrecciando i destini dei vari personaggi attraverso un intrigante gioco di infatuazioni non sempre corrisposte e goffi corteggiamenti che portano alle situazioni più classiche della commedia degli equivoci e anche, per la gioia di ragazzine in crisi ormonale e casalinghe disperate, alla capitolazione del classico bello ed impossibile che, chissà perché, sceglie sempre di buttarsi su quella che non se lo fila di striscio.
A parte un piccolissimo "colpo di scena" nella seconda metà della pellicola, Crazy, Stupid, Love. è un film prevedibile dall'inizio alla fine e per la sua natura di commedia romantica è incredibilmente rilassante. Fortunatamente, la prevedibilità dell'intreccio viene vivacizzata da dialoghi divertenti ed intrigranti, personaggi assai umani e simpatici, una bella colonna sonora e, soprattutto, dalle validissime interpretazioni di tutti gli attori. Anzi, dopo Crazy, Stupid, Love. mi rimangio tutte le cattiverie dette in passato su Steve Carrell e pubblicamente dichiaro di volergli tantissimo bene. A lui e anche alla "patata lessa" Julianne Moore, che in questo film mi è stata molto simpatica e mi ha anche commossa. Ho provato simpatia persino per Emma Stone e Ryan Gosling che, intendiamoci, non mi sono mai stati sulle palle come attori ma interpretano la tipica coppia stereotipata di personaggi che normalmente prenderei a ceffoni e invece in Crazy, Stupid, Love. mi sono fatta comprare dalla simpatica goffaggine di lei e dall'addomin... ehm... e dalla faccia da piacione di lui. D'altronde, a parte la loro assurda situazione da romanzetto rosa e ad un paio di personaggi surreali come l'insegnante di Marisa Tomei e il padre apprensivo di John Carrol Lynch le situazioni raccontate nel film sono assai comuni (in alcune mi sono persino riconosciuta...) e in particolare ho apprezzato tanto la rappresentazione della stupidera di un amore adolescenziale, privo di freni e colmo di disperazione e speranza; per una volta un film che non si concentra solo sui sentimenti del loser innamorato ma anche sulle difficoltà provate dalla ragazza che vorrebbe friendzonare l'importuno corteggiatore senza farlo soffrire o distruggere un'amicizia! Ora non spaventatevi, ribadisco che le commedie romantiche non sono e non saranno mai il mio genere ma per questa ho fatto un'eccezione e sono davvero contenta di averle dato una chance. In due parole, film consigliatissimo e non solo alle damigelle all'ascolto!!
Di Steve Carell (Cal), Ryan Gosling (Jacob), Julianne Moore (Emily), Emma Stone (Hannah), Marisa Tomei (Kate), John Carrol Lynch (Bernie) e Kevin Bacon (David Lindhagen) ho già parlato ai rispettivi link.
Glenn Ficarra è il co-regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Colpo di fulmine - Il mago della truffa e Focus. Anche sceneggiatore, produttore e attore, ha due film in uscita.
John Requa è il co-regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Colpo di fulmine - Il mago della truffa e Focus. Anche sceneggiatore e produttore, ha due film in uscita.
Analeigh Tipton interpreta Jessica. Americana, ha partecipato a film come Damsels in Distress, Warm Bodies, Lucy e a serie come The Big Bang Theory. Ha 27 anni e tre film in uscita.
Jonah Bobo, che interpreta Robbie, il figlio di Cal, aveva partecipato anche a Disconnect nei panni del ragazzino che tentava di suicidarsi dopo un pesante scherzo su internet mentre Joey King, che interpreta la piccola Molly, era la bambolina di porcellana ne Il grande e potente Oz. Se Crazy, Stupid, Love. vi fosse piaciuto recuperate American Beauty, 40 anni vergine e Qualcosa è cambiato. ENJOY!
Trama: alla fine di una cena, Emily confessa al marito Cal di volere il divorzio e di averlo tradito con un collega. L'uomo, disperato, va a vivere da solo e passa le serate ad ubriacarsi in un club dove incontra il donnaiolo Jacob che, d'impulso, decide di migliorarne l'immagine e trasformarlo in un tombeur de femmes...
Crazy, Stupid, Love. L'amore pazzo, imprevedibile, stupido ma in fin dei conti sempre Amore, magari non con la A maiuscola, chissà, ma magari ci arriva vicino. E' di questo che parla, in soldoni, la pellicola di Ficarra e Requa, cominciando con una situazione in cui l'amore, ahimé, è stato sconfitto: il divorzio. Emily e Carl stanno insieme praticamente dall'adolescenza e ormai il loro sentimento si è raffreddato, condannato alla routine oppure all'incapacità di comprendere i desideri e le necessità del partner. Cal è talmente impreparato ad affrontare la cosa che non chiede neppure alla moglie i motivi che l'hanno spinta a chiedere la separazione e a finire tra le braccia di un aitante collega e continua a non comunicare con Emily; si limita, come il 90% delle persone, a lamentarsi del destino infausto, di lei e dell'altro, senza capire che magari buona parte di questa disfatta è anche colpa sua. Ed è lì che arriva Jacob, elegante, bellissimo e circondato da donne. Il quale, stufo di sentire Cal lamentarsi tutte le sere, decide di spronarlo a reagire, a farsi crescere un paio di palle e innanzitutto a diventare un uomo migliore. Che poi Cal sbagli strada più volte, arrivando a credere che la via della "scopata facile" sia quella giusta per essere felici e per riacquistare fiducia in sé stessi, è parte integrante del cammino di formazione costruito per il personaggio ma l'importante è che pian piano il protagonista arrivi a capire cosa voglia davvero e come provare (attenzione: PROVARE, ché in Crazy, Stupid, Love. non esiste l'happy ending definitivo ma solo potenziale) ad ottenerlo e con lui tutti gli altri comprimari, Jacob compreso. Crazy, Supid, Love. è infatti un film corale che prova a declinare l'amore in tutte le sue sfumature, intrecciando i destini dei vari personaggi attraverso un intrigante gioco di infatuazioni non sempre corrisposte e goffi corteggiamenti che portano alle situazioni più classiche della commedia degli equivoci e anche, per la gioia di ragazzine in crisi ormonale e casalinghe disperate, alla capitolazione del classico bello ed impossibile che, chissà perché, sceglie sempre di buttarsi su quella che non se lo fila di striscio.
A parte un piccolissimo "colpo di scena" nella seconda metà della pellicola, Crazy, Stupid, Love. è un film prevedibile dall'inizio alla fine e per la sua natura di commedia romantica è incredibilmente rilassante. Fortunatamente, la prevedibilità dell'intreccio viene vivacizzata da dialoghi divertenti ed intrigranti, personaggi assai umani e simpatici, una bella colonna sonora e, soprattutto, dalle validissime interpretazioni di tutti gli attori. Anzi, dopo Crazy, Stupid, Love. mi rimangio tutte le cattiverie dette in passato su Steve Carrell e pubblicamente dichiaro di volergli tantissimo bene. A lui e anche alla "patata lessa" Julianne Moore, che in questo film mi è stata molto simpatica e mi ha anche commossa. Ho provato simpatia persino per Emma Stone e Ryan Gosling che, intendiamoci, non mi sono mai stati sulle palle come attori ma interpretano la tipica coppia stereotipata di personaggi che normalmente prenderei a ceffoni e invece in Crazy, Stupid, Love. mi sono fatta comprare dalla simpatica goffaggine di lei e dall'addomin... ehm... e dalla faccia da piacione di lui. D'altronde, a parte la loro assurda situazione da romanzetto rosa e ad un paio di personaggi surreali come l'insegnante di Marisa Tomei e il padre apprensivo di John Carrol Lynch le situazioni raccontate nel film sono assai comuni (in alcune mi sono persino riconosciuta...) e in particolare ho apprezzato tanto la rappresentazione della stupidera di un amore adolescenziale, privo di freni e colmo di disperazione e speranza; per una volta un film che non si concentra solo sui sentimenti del loser innamorato ma anche sulle difficoltà provate dalla ragazza che vorrebbe friendzonare l'importuno corteggiatore senza farlo soffrire o distruggere un'amicizia! Ora non spaventatevi, ribadisco che le commedie romantiche non sono e non saranno mai il mio genere ma per questa ho fatto un'eccezione e sono davvero contenta di averle dato una chance. In due parole, film consigliatissimo e non solo alle damigelle all'ascolto!!
Di Steve Carell (Cal), Ryan Gosling (Jacob), Julianne Moore (Emily), Emma Stone (Hannah), Marisa Tomei (Kate), John Carrol Lynch (Bernie) e Kevin Bacon (David Lindhagen) ho già parlato ai rispettivi link.
Glenn Ficarra è il co-regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Colpo di fulmine - Il mago della truffa e Focus. Anche sceneggiatore, produttore e attore, ha due film in uscita.
John Requa è il co-regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Colpo di fulmine - Il mago della truffa e Focus. Anche sceneggiatore e produttore, ha due film in uscita.
Analeigh Tipton interpreta Jessica. Americana, ha partecipato a film come Damsels in Distress, Warm Bodies, Lucy e a serie come The Big Bang Theory. Ha 27 anni e tre film in uscita.
Jonah Bobo, che interpreta Robbie, il figlio di Cal, aveva partecipato anche a Disconnect nei panni del ragazzino che tentava di suicidarsi dopo un pesante scherzo su internet mentre Joey King, che interpreta la piccola Molly, era la bambolina di porcellana ne Il grande e potente Oz. Se Crazy, Stupid, Love. vi fosse piaciuto recuperate American Beauty, 40 anni vergine e Qualcosa è cambiato. ENJOY!
martedì 18 agosto 2015
Ant-Man (2015)
Indubbiamente uno dei film più attesi dell'estate, almeno per me, era Ant-Man, diretto dal regista Peyton Reed e per fortuna il multisala ha riaperto in tempo per consentirmi di guardarlo. Segue post SENZA SPOILER!
Trama: Scott Lang è un ladruncolo dal cuore d'oro a cui un giorno viene chiesto di rubare in casa del genio miliardario Hank Pym. Lang si ritrova così tra le mani una tuta dagli incredibili poteri e l'inaspettata occasione di salvare il mondo...
Come già era successo per The Avengers, Ant-Man non è mai stato un personaggio di cui mi sia mai interessato qualcosa, almeno a livello cartaceo. Sono quindi andata a vedere il film di Peyton Reed a cuor leggero, sicura che mi sarei trovata davanti il tipico film Marvel divertente e avventuroso e così, in effetti, è stato: Ant-Man è totalmente conformato allo stile cinematografico della Casa delle Idee, un simpatico ed indispensabile tassello che porterà a quella che ormai dovrebbe, se non sbaglio, essere la terza fase dell'ondata di film Marvel che ci sommergeranno negli anni a venire. La sua natura di "tassello", comunque, non gli impedisce di essere un film godibilissimo a sé, con un suo stile scanzonato in parte legato ai ritmi latini di un demenziale sottobosco criminale e con un protagonista che, a differenza della maggior parte dei film Marvel, è il tipico uomo "di strada" privo di legami col mondo dei supereroi di cui, al massimo, ha sentito parlare nei telegiornali. E' la natura scanzonata e disincantata del protagonista la carta vincente di Ant-Man, ideale passaggio di testimone tra il vecchio (rappresentato dallo scienziato, miliardario, agente segreto Hank Pym) e il nuovo, tra la vecchia generazione di lettori legati al personaggio creato da Stan Lee e quella nuova che magari non ha mai preso in mano un fumetto e conosce gli Avengers e compagnia cantante solo dalle pellicole a loro dedicate; il fulcro della sceneggiatura (alla quale ha messo mano anche quell'Edgar Wright che si è chiamato fuori come regista proprio perché voleva un film indipendente) è proprio la nascita di un nuovo eroe con una forte personalità e degli obiettivi da perseguire più legati alla propria serenità familiare che al mantenere la pace nel mondo, un uomo impegnato a diventare migliore innanzitutto per sé stesso e a sfruttare le seconde occasioni che gli vengono offerte. Tutto il resto è mitologia Marvel, indispensabile e godereccia quanto volete (MOLTO godereccia ad un certo punto, grazie ad una battaglia incredibilmente epica che non vi sto a spoilerare) ma priva di significato se il personaggio principale non mostrasse di avere cuore ed anima come lo Scott Lang di Paul Rudd.
Per quel che riguarda il fondamentale aspetto visivo della pellicola, non posso fare a meno di chiedermi "cosa avrebbe fatto Edgar Wright" ma alla fine Peyton Reed ha imbastito un lavoro dignitoso o, meglio, un lavoro che rientra nella media "alta" delle migliori produzioni Marvel. Indubbiamente gli sbalzi tra le due dimensioni in cui vive il personaggio, che può rimpicciolirsi e tornare grande a piacere, sono l'elemento più spettacolare del film e non solo quando Scott Lang interagisce con le amiche formichine/formicone o cambia stazza senza soluzione di continuità ma anche quando, molto ironicamente, il regista sceglie di mostrare le devastanti battaglie in miniatura dal punto di vista di un essere umano normale (il momento "Trenino Thomas" tocca livelli di epicità assoluta!). Personalmente, ho anche adorato la scelta di inserire nel film un Michael Peña particolarmente logorroico e divertente e di rappresentare i suoi interminabili racconti con una sfilata di persone che ovviamente parlano con la sua voce. L'aver citato Peña mi porta necessariamente a dover parlare degli attori che, a parte una quasi irriconoscibile e neroparruccata Evangeline Lilly nei panni di Hope Van Dyne e l'inquietante Corey Stoll chiamato ad interpretare il ruolo di un capriccioso villain, formano un campionario di facce anni '80/'90 mica da ridere: da Paul Rudd a Michael Douglas per arrivare a Judy Greer mi è sembrato di essere tornata ai bei tempi in cui Douglas era un affascinante piacione (il ringiovanimento nelle scene iniziali è impressionante e per nulla fasullo, giuro!) e gli altri due imperversavano nelle commedie adolescenziali, senza contare che i duetti tra vecchio e nuovo Ant-Man sono decisamente simpatici e ben riusciti. Molto belli anche i costumi di Ant-Man e della sua nemesi (un po' più tamarro del normale ma comunque minaccioso al punto giusto) e per il futuro si prospetta un costume ancora più bello ed elegante... ma questo lo capirà solo chi avrà la pazienza di aspettare le ben DUE, importantissime scene post-credits. Nell'attesa che Ant-Man torni, si capisce, perché quest'uomo formica mi è davvero piaciuto parecchio!!
Di Paul Rudd (Scott Lang/Ant-Man), Michael Douglas (Dr. Hank Pym), Evangeline Lilly (Hope Van Dyne), Anthony Mackie (Sam Wilson/Falcon), Judy Greer (Maggie Lang), Michael Peña (Luis), Hayley Atwell (Peggy Carter), John Slattery (Howard Stark) e Martin Donovan (Mitchell Carson) ho già parlato ai rispettivi link.
Peyton Reed è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Abbasso l'amore - Down With Love, Ti odio, ti lascio, ti..., Yes Man ed episodi di serie come Ritorno al futuro. Anche produttore, attore e sceneggiatore, ha 52 anni e un film in uscita.
Corey Stoll interpreta Darren Cross. Americano, ha partecipato a film come Number 23, Midnight in Paris e a serie come CSI - Scena del crimine, Streghe, NYPD, Alias, Numb3rs, ER - Medici in prima linea, CSI: Miami, House of Cards e The Strain; come doppiatore, ha lavorato per serie come American Dad!. Ha 39 anni e cinque film in uscita.
Bobby Cannavale (vero nome Roberto Cannavale) interpreta Paxton. Americano, ha partecipato a film come Il collezionista di ossa, Snakes on a Plane, Blue Jasmine e a serie come Sex and The City, Squadra emergenza, Ally McBeal, Oz, Six Feet Under, Will & Grace, Cold Case e Broadwalk Empire; come doppiatore, ha lavorato per serie come American Dad! e Robot Chicken. Ha 45 anni.
Inizialmente il film avrebbe dovuto concentrarsi su Hank Pym ma il personaggio è stato ritenuto troppo poco adatto alle famiglie (personalità multiple, abusi sulla moglie, insomma una personcina simpatica...) e quindi si è preferito puntare su Scott Lang.. sarà questo uno dei motivi per cui Edgar Wright ha deciso di chiamarsi fuori dal progetto dopo che per anni aveva portato avanti la causa di un film su Ant-Man possibilmente STACCATO dall'Universo Marvel cinematografico? Un altro nome eccellente ad essere rimasto fuori dalla pellicola è quello di Steve Buscemi, originariamente scelto per il ruolo di Hank Pym e poi costretto a rinunciare per impegni pregressi (cosa che sono stati costretti a fare anche Jessica Chastain, in lizza per il ruolo di Hope Van Dyne, e Patrick Wilson, scelta originale per Paxton), mentre se Wasp fosse stata inclusa nello script il ruolo sarebbe probabilmente andato ad Emma Stone. Non è rimasto fuori invece Stan Lee, che compare verso la fine come barista dopo avermi fatto inutilmente preoccupare! E ora, tenetevi pronti al momento continuity! Ant-Man segue Iron Man, Iron Man 2, Thor, Captain America - Il primo vendicatore, The Avengers, Iron Man 3, Thor: The Dark World, Captain America: The Winter Soldier, Guardiani della Galassia , Avengers: Age of Ultron e la serie Agents of S.H.I.E.L.D: se il film vi fosse piaciuto recuperateli e tenetevi pronti per l'arrivo di Captain America: Civil War, Dottor Strange, Guardiani della Galassia Vol. 2, Thor: Ragnarok, Avengers: Infinity War - Part I e Avengers: Infinity War - Part 2. ENJOY!
Trama: Scott Lang è un ladruncolo dal cuore d'oro a cui un giorno viene chiesto di rubare in casa del genio miliardario Hank Pym. Lang si ritrova così tra le mani una tuta dagli incredibili poteri e l'inaspettata occasione di salvare il mondo...
Come già era successo per The Avengers, Ant-Man non è mai stato un personaggio di cui mi sia mai interessato qualcosa, almeno a livello cartaceo. Sono quindi andata a vedere il film di Peyton Reed a cuor leggero, sicura che mi sarei trovata davanti il tipico film Marvel divertente e avventuroso e così, in effetti, è stato: Ant-Man è totalmente conformato allo stile cinematografico della Casa delle Idee, un simpatico ed indispensabile tassello che porterà a quella che ormai dovrebbe, se non sbaglio, essere la terza fase dell'ondata di film Marvel che ci sommergeranno negli anni a venire. La sua natura di "tassello", comunque, non gli impedisce di essere un film godibilissimo a sé, con un suo stile scanzonato in parte legato ai ritmi latini di un demenziale sottobosco criminale e con un protagonista che, a differenza della maggior parte dei film Marvel, è il tipico uomo "di strada" privo di legami col mondo dei supereroi di cui, al massimo, ha sentito parlare nei telegiornali. E' la natura scanzonata e disincantata del protagonista la carta vincente di Ant-Man, ideale passaggio di testimone tra il vecchio (rappresentato dallo scienziato, miliardario, agente segreto Hank Pym) e il nuovo, tra la vecchia generazione di lettori legati al personaggio creato da Stan Lee e quella nuova che magari non ha mai preso in mano un fumetto e conosce gli Avengers e compagnia cantante solo dalle pellicole a loro dedicate; il fulcro della sceneggiatura (alla quale ha messo mano anche quell'Edgar Wright che si è chiamato fuori come regista proprio perché voleva un film indipendente) è proprio la nascita di un nuovo eroe con una forte personalità e degli obiettivi da perseguire più legati alla propria serenità familiare che al mantenere la pace nel mondo, un uomo impegnato a diventare migliore innanzitutto per sé stesso e a sfruttare le seconde occasioni che gli vengono offerte. Tutto il resto è mitologia Marvel, indispensabile e godereccia quanto volete (MOLTO godereccia ad un certo punto, grazie ad una battaglia incredibilmente epica che non vi sto a spoilerare) ma priva di significato se il personaggio principale non mostrasse di avere cuore ed anima come lo Scott Lang di Paul Rudd.
Per quel che riguarda il fondamentale aspetto visivo della pellicola, non posso fare a meno di chiedermi "cosa avrebbe fatto Edgar Wright" ma alla fine Peyton Reed ha imbastito un lavoro dignitoso o, meglio, un lavoro che rientra nella media "alta" delle migliori produzioni Marvel. Indubbiamente gli sbalzi tra le due dimensioni in cui vive il personaggio, che può rimpicciolirsi e tornare grande a piacere, sono l'elemento più spettacolare del film e non solo quando Scott Lang interagisce con le amiche formichine/formicone o cambia stazza senza soluzione di continuità ma anche quando, molto ironicamente, il regista sceglie di mostrare le devastanti battaglie in miniatura dal punto di vista di un essere umano normale (il momento "Trenino Thomas" tocca livelli di epicità assoluta!). Personalmente, ho anche adorato la scelta di inserire nel film un Michael Peña particolarmente logorroico e divertente e di rappresentare i suoi interminabili racconti con una sfilata di persone che ovviamente parlano con la sua voce. L'aver citato Peña mi porta necessariamente a dover parlare degli attori che, a parte una quasi irriconoscibile e neroparruccata Evangeline Lilly nei panni di Hope Van Dyne e l'inquietante Corey Stoll chiamato ad interpretare il ruolo di un capriccioso villain, formano un campionario di facce anni '80/'90 mica da ridere: da Paul Rudd a Michael Douglas per arrivare a Judy Greer mi è sembrato di essere tornata ai bei tempi in cui Douglas era un affascinante piacione (il ringiovanimento nelle scene iniziali è impressionante e per nulla fasullo, giuro!) e gli altri due imperversavano nelle commedie adolescenziali, senza contare che i duetti tra vecchio e nuovo Ant-Man sono decisamente simpatici e ben riusciti. Molto belli anche i costumi di Ant-Man e della sua nemesi (un po' più tamarro del normale ma comunque minaccioso al punto giusto) e per il futuro si prospetta un costume ancora più bello ed elegante... ma questo lo capirà solo chi avrà la pazienza di aspettare le ben DUE, importantissime scene post-credits. Nell'attesa che Ant-Man torni, si capisce, perché quest'uomo formica mi è davvero piaciuto parecchio!!
Di Paul Rudd (Scott Lang/Ant-Man), Michael Douglas (Dr. Hank Pym), Evangeline Lilly (Hope Van Dyne), Anthony Mackie (Sam Wilson/Falcon), Judy Greer (Maggie Lang), Michael Peña (Luis), Hayley Atwell (Peggy Carter), John Slattery (Howard Stark) e Martin Donovan (Mitchell Carson) ho già parlato ai rispettivi link.
Peyton Reed è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Abbasso l'amore - Down With Love, Ti odio, ti lascio, ti..., Yes Man ed episodi di serie come Ritorno al futuro. Anche produttore, attore e sceneggiatore, ha 52 anni e un film in uscita.
Corey Stoll interpreta Darren Cross. Americano, ha partecipato a film come Number 23, Midnight in Paris e a serie come CSI - Scena del crimine, Streghe, NYPD, Alias, Numb3rs, ER - Medici in prima linea, CSI: Miami, House of Cards e The Strain; come doppiatore, ha lavorato per serie come American Dad!. Ha 39 anni e cinque film in uscita.
Bobby Cannavale (vero nome Roberto Cannavale) interpreta Paxton. Americano, ha partecipato a film come Il collezionista di ossa, Snakes on a Plane, Blue Jasmine e a serie come Sex and The City, Squadra emergenza, Ally McBeal, Oz, Six Feet Under, Will & Grace, Cold Case e Broadwalk Empire; come doppiatore, ha lavorato per serie come American Dad! e Robot Chicken. Ha 45 anni.
Inizialmente il film avrebbe dovuto concentrarsi su Hank Pym ma il personaggio è stato ritenuto troppo poco adatto alle famiglie (personalità multiple, abusi sulla moglie, insomma una personcina simpatica...) e quindi si è preferito puntare su Scott Lang.. sarà questo uno dei motivi per cui Edgar Wright ha deciso di chiamarsi fuori dal progetto dopo che per anni aveva portato avanti la causa di un film su Ant-Man possibilmente STACCATO dall'Universo Marvel cinematografico? Un altro nome eccellente ad essere rimasto fuori dalla pellicola è quello di Steve Buscemi, originariamente scelto per il ruolo di Hank Pym e poi costretto a rinunciare per impegni pregressi (cosa che sono stati costretti a fare anche Jessica Chastain, in lizza per il ruolo di Hope Van Dyne, e Patrick Wilson, scelta originale per Paxton), mentre se Wasp fosse stata inclusa nello script il ruolo sarebbe probabilmente andato ad Emma Stone. Non è rimasto fuori invece Stan Lee, che compare verso la fine come barista dopo avermi fatto inutilmente preoccupare! E ora, tenetevi pronti al momento continuity! Ant-Man segue Iron Man, Iron Man 2, Thor, Captain America - Il primo vendicatore, The Avengers, Iron Man 3, Thor: The Dark World, Captain America: The Winter Soldier, Guardiani della Galassia , Avengers: Age of Ultron e la serie Agents of S.H.I.E.L.D: se il film vi fosse piaciuto recuperateli e tenetevi pronti per l'arrivo di Captain America: Civil War, Dottor Strange, Guardiani della Galassia Vol. 2, Thor: Ragnarok, Avengers: Infinity War - Part I e Avengers: Infinity War - Part 2. ENJOY!
giovedì 13 agosto 2015
(Gio) WE, Bolla! del 13/8/2015
Buon giovedì a tutti!! Siete ancora in vacanza? Beati voi! Io sono finalmente in ferie ma di viaggi o vacanze quest'anno non se parla e allora, visto che il multisala ha riaperto, mi converrà sperare che ci sia qualcosa di valido per sfuggire al caldo opprimente... ENJOY!!
Ant-Man
Reazione a caldo: Eh beh!
Bolla, rifletti!: Dopo essermi sbattuta per ottenere il personaggio in Avengers Alliance volete davvero che non vada a vedere il film al cinema? Che poi della versione cartacea non me n'è mai importato una cippa ma Paul Rudd l'è un bell'omett' e poi dai, Fantastici 4 a parte un film Marvel va sempre visto!
Come ti rovino le vacanze
Reazione a caldo: Per esempio andando a vedere questo film...
Bolla, rifletti!: Non sono mai stata una grande fan di Chevy Chase ma l'idea di poter girare un reboot di National Lampoon's Vacation SENZA Harold Ramis, SENZA John Candy e SENZA anni '80 mi sa molto di affronto. Eviterollo!!!
Ant-Man
Reazione a caldo: Eh beh!
Bolla, rifletti!: Dopo essermi sbattuta per ottenere il personaggio in Avengers Alliance volete davvero che non vada a vedere il film al cinema? Che poi della versione cartacea non me n'è mai importato una cippa ma Paul Rudd l'è un bell'omett' e poi dai, Fantastici 4 a parte un film Marvel va sempre visto!
Come ti rovino le vacanze
Reazione a caldo: Per esempio andando a vedere questo film...
Bolla, rifletti!: Non sono mai stata una grande fan di Chevy Chase ma l'idea di poter girare un reboot di National Lampoon's Vacation SENZA Harold Ramis, SENZA John Candy e SENZA anni '80 mi sa molto di affronto. Eviterollo!!!
Labels:
ant-man,
cinema,
come ti rovino le vacanze,
we bolla
mercoledì 12 agosto 2015
Il Bollodromo #9: Wayward Pines (2015)
Anche se non ne ho mai parlato sul blog, ogni tanto capita anche a me di guardare delle serie TV. The Walking Dead, con tutti i suoi difetti, e American Horror Story sono due appuntamenti imprescindibili ma ultimamente ho cominciato ad appassionarmi anche a True Detective. A onor del vero, sono una spettatrice incostante per mancanza di tempo: una decina di anni fa non perdevo una puntata di Buffy, E.R., Alias, Streghe, X-Files o Heroes ma ora ho lasciato perdere serie già iniziate come Once Upon a Time, The Strain, Bates Motel, persino The Big Bang Theory perché troppo lunghe e difficili da recuperare. Nonostante questo e nonostante il mio atavico odio per M. Night Shyamalan, quest'estate ho però guardato per intero la miniserie Wayward Pines, prodotta proprio dall'indianaccio banfone e tratta dalla trilogia di romanzi di Blake Crouch. Ne è valsa la pena? Mah...
Di cosa parla?
A seguito di un incidente stradale l'agente speciale Ethan Burke, alla ricerca di due colleghi scomparsi, si risveglia nell'ospedale di Wayward Pines. Apparentemente nella cittadina sono tutti molto gentili, se non fosse che Ethan non può più né uscire da Wayward Pines né contattare i suoi familiari o il suo capo; quel che è peggio è che nel paese vigono regole inquietanti e chi non le rispetta fa una brutta fine. Ad aggiungersi alle stranezze c'è anche il fatto che Kate, una dei due colleghi scomparsi di Ethan, sembra ormai avere dimenticato il suo passato mentre l'altro collega è morto...
Cose che mi sono piaciute
Shyabadà sarà anche un maledetto ma devo ammettere che le prime due, tre puntate di Wayward Pines mi avevano inchiodata alla poltrona. Cercare di capire cosa si nascondesse sotto la cittadina era intrigante, gli attori erano di mio gusto (e poi, nonostante ormai sia sfatta come il tagliolino al pesto che ho mangiato, a quel gran puchiaccone di Juliette Lewis voglio sempre bene) e la serie aveva quel giusto grado di misterioso weird in grado di mettermi in una disposizione d'animo molto indulgente. Certo, Wayward Pines non è nemmeno lontanamente parente di Twin Peaks, come hanno cercato di far credere fin dai primi trailer, ma le prime puntate avevano un accenno di personalità per nulla spiacevole. Altri punti di forza, la brevità (10 puntate in tutto), cosa sconosciuta ahimé agli autori dell'orrido Under the Dome (che stanno mungendo un romanzo di neanche mille pagine da ben TRE stagioni) e il finale incredibilmente pessimista e debitore di un certo tipo di horror che adoro. Peccato per tutto quel che sta nel mezzo...
Cose che non mi sono piaciute
Il problema di Wayward Pines è LA cazzata col botto che viene data in pasto allo spettatore più o meno alla sesta puntata. Una roba che forse al confronto gli squali tempestini di Sharknado sono dei capolavori di plausibilità e realismo. In tutto questo, forse scossi dall'esplosione di quest'incredibile meenkiata che ovviamente non vi racconterò per evitare spoiler, gli attori principali (perlomeno, quelli rimasti, ché Wayward Pines vantava grandi nomi ma in soldoni si sono visti davvero poco...) smettono di recitare e cominciano ad indossare tutti un impermeabile di scazzo cosmico e fissità oculare che non risparmia nessuno, neppure l'ex ragazzo della 56sima strada Matt Dillon. Dopo LA cazzata col botto a me è passata la voglia sia di guardare la serie, che ho finito per inerzia giusto per vedere dove sarebbe andata ancora a parare, sia di recuperare i romanzi di Blake Crouch che, con tutto il rispetto, m'è sembrato il solito autorucolo "spugna", privo di qualsivoglia originalità.
E quindi?
E quindi Wayward Pines è la tipica miniserie horror/fantascientifica da guardare senza impegno d'estate. Aspettatevi il sommo diludendo tipico dei prodotti che promettono un sacco di cose senza mai mantenerle e consolatevi, è una roba che per fortuna dura poco.
Di cosa parla?
A seguito di un incidente stradale l'agente speciale Ethan Burke, alla ricerca di due colleghi scomparsi, si risveglia nell'ospedale di Wayward Pines. Apparentemente nella cittadina sono tutti molto gentili, se non fosse che Ethan non può più né uscire da Wayward Pines né contattare i suoi familiari o il suo capo; quel che è peggio è che nel paese vigono regole inquietanti e chi non le rispetta fa una brutta fine. Ad aggiungersi alle stranezze c'è anche il fatto che Kate, una dei due colleghi scomparsi di Ethan, sembra ormai avere dimenticato il suo passato mentre l'altro collega è morto...
Cose che mi sono piaciute
Shyabadà sarà anche un maledetto ma devo ammettere che le prime due, tre puntate di Wayward Pines mi avevano inchiodata alla poltrona. Cercare di capire cosa si nascondesse sotto la cittadina era intrigante, gli attori erano di mio gusto (e poi, nonostante ormai sia sfatta come il tagliolino al pesto che ho mangiato, a quel gran puchiaccone di Juliette Lewis voglio sempre bene) e la serie aveva quel giusto grado di misterioso weird in grado di mettermi in una disposizione d'animo molto indulgente. Certo, Wayward Pines non è nemmeno lontanamente parente di Twin Peaks, come hanno cercato di far credere fin dai primi trailer, ma le prime puntate avevano un accenno di personalità per nulla spiacevole. Altri punti di forza, la brevità (10 puntate in tutto), cosa sconosciuta ahimé agli autori dell'orrido Under the Dome (che stanno mungendo un romanzo di neanche mille pagine da ben TRE stagioni) e il finale incredibilmente pessimista e debitore di un certo tipo di horror che adoro. Peccato per tutto quel che sta nel mezzo...
Cose che non mi sono piaciute
Il problema di Wayward Pines è LA cazzata col botto che viene data in pasto allo spettatore più o meno alla sesta puntata. Una roba che forse al confronto gli squali tempestini di Sharknado sono dei capolavori di plausibilità e realismo. In tutto questo, forse scossi dall'esplosione di quest'incredibile meenkiata che ovviamente non vi racconterò per evitare spoiler, gli attori principali (perlomeno, quelli rimasti, ché Wayward Pines vantava grandi nomi ma in soldoni si sono visti davvero poco...) smettono di recitare e cominciano ad indossare tutti un impermeabile di scazzo cosmico e fissità oculare che non risparmia nessuno, neppure l'ex ragazzo della 56sima strada Matt Dillon. Dopo LA cazzata col botto a me è passata la voglia sia di guardare la serie, che ho finito per inerzia giusto per vedere dove sarebbe andata ancora a parare, sia di recuperare i romanzi di Blake Crouch che, con tutto il rispetto, m'è sembrato il solito autorucolo "spugna", privo di qualsivoglia originalità.
E quindi?
E quindi Wayward Pines è la tipica miniserie horror/fantascientifica da guardare senza impegno d'estate. Aspettatevi il sommo diludendo tipico dei prodotti che promettono un sacco di cose senza mai mantenerle e consolatevi, è una roba che per fortuna dura poco.
Labels:
blake crouch,
bollodromo,
m night shyamalan,
serie TV,
wayward pines
Iscriviti a:
Post (Atom)





























