giovedì 10 settembre 2015

(Gio)WE, Bolla! del 10/9/2015

Buon giovedì a tutti! La mostra del cinema di Venezia incombe, il caldo sta finendo e questo concorre a riempire le sale di film... ma saranno tutti validi? Mah, ne dubito... ENJOY!

Dove eravamo rimasti
Reazione a caldo: E che ne so?
Bolla, rifletti!: Meryl Streep rockettara che deve ricongiungersi ai figli dopo lungo tempo? Ammé, me pare 'na strunzat' ma sono sicura che la Streeppona regalerà ai suoi fan un'interpretazione da Oscar. Sarebbe il settimo, tipo?

Sangue del mio sangue
Reazione a caldo: Bah.
Bolla, rifletti!: Normalmente il nome Bellocchio lo associo a gigantesche mattonate sui marroni (sì, datemi dell'ignorante, lo sono!) ma la trama di questo film non è punto male, legata com'è a conventi abbandonati, accuse di stregoneria e misteriosi "Conti" quindi il film potrebbe anche essere meritevole di una visione. O forse no, la prossima volta datemi un accredito stampa per Venezia, maledetti!

I Fantastici 4
Reazione a caldo: "Fantastici" è una parola grossa
Bolla, rifletti!: Ma basta reboot. Con la Torcia umana di colore, per di più. I Fantastici 4, per inciso, mi sono sempre stati sulle balle più degli Avengers e qui manca Robert Downey Jr. Fatevi due conti...

Questa settimana riapre anche il cinema d'élite!

Taxi Teheran
Reazione a caldo: Wow!
Bolla, rifletti!: Vero esempio di cinema "guerriglia", visto che Jafar Panahi avrebbe il divieto assoluto di girare film, Taxi Teheran è stato girato per fare luce sulla terribile e repressiva realtà dell'Iran. Quindi la curiosità di vederlo è esponenziale!

mercoledì 9 settembre 2015

L'ultima casa a sinistra (1972)

La notizia della morte di Wes Craven mi ha colpita come un fulmine proprio pochi giorni fa. La sera ho deciso di rendergli omaggio riguardando dopo anni L'ultima casa a sinistra (The Last House on the Left), il primo film da lui scritto e diretto nel 1972.


Trama: cercando marijuana per sballarsi prima di un concerto, le giovani Mari e Phyllis finiscono nelle mani di un quartetto di evasi psicopatici che cominciano a seviziarle...


Per rispetto della memoria dei morti, ché tanto lui ora lo sa e non posso nasconderglielo, devo confessare che la prima volta che ho visto L'ultima casa a sinistra mi sono addormentata. Chissà cosa diamine mi aspettavo da un film che avevo letto essere un terribile video nasty, censurato e vietato in una miriade di paesi, fatto letteralmente a pezzi per poter essere distribuito ed ottenere un R-Rating. D'altronde, non avevo nemmeno 20 anni e per me essere sconvolta da un horror voleva ancora dire viscere, sangue e violenza in bella vista quindi la messa in scena anni '70 di Craven, rozza e inframmezzata da siparietti comici, mi aveva toccata davvero poco; c'erano troppi dialoghi, troppi inseguimenti, troppo lasciato all'immaginazione, persino le musiche mi erano sembrate sbagliate. Insomma, il mio cervello era zeppo di preconcetti, aspettative e Crassa ignoranza. Riguardandolo ora, col groppo in gola pensando allo zio Wes, mi chiedo come avessi potuto essere così superficiale all'epoca. L'ultima casa a sinistra è un Orrore con la O maiuscola, una pellicola incredibilmente lucida e altrettanto spietata, un modo sicuramente rozzo ma anche molto efficace di aprire gli occhi agli americani babbaloni e sviscerare le loro più inconfessabili paure. Il film si apre con una delle sequenze più belle mai viste in un horror, almeno per quel che riguarda la presa di coscienza di una giovane donna davanti alla propria femminilità: il giorno del suo compleanno Mari esce dalla doccia e giustamente si ammira allo specchio, gioiosa e consapevole di essere un fiore di ragazza che si sta affacciando all'età adulta (sedici anni, i sweet sixteen!). I genitori la vedono bambina ma lei si sente già grande ed invincibile e assieme all'amica Phyllis parte alla volta di un concerto passando prima per il bosco, emblema di libertà e vita, e poi infilandosi dritta nel covo di Krug e compagnia perché spinta dal desiderio di compiere un gesto "proibito" (fumarsi un po' di cannabis): l'orrore e la morte praticamente dietro il giardino di casa, invisibile all'occhio dell'americano provincialotto medio, nonché la totale distruzione di quell'immagine gioiosa e vitale con cui Craven ci aveva reso subito simpatica la povera Mari.


Krug, Faina, Sadie e Junior sono quattro animali della peggiore specie, non c'è altro modo di descriverli. A Craven bastano solo le facce e una voce fuori campo che ci racconta le "gesta" di questi esseri per farci capire subito che Mari e Phyllis non avranno speranze di scamparla; implacabili, prima logorroici e poi tremendamente silenziosi, i quattro umiliano, torturano e infine uccidono le povere ragazze, in un crescendo di sangue e follia che il regista riesce a farci intuire tagliando pietosamente le scene più cruente senza privarle della loro brutale efficacia. Craven omaggia Bergman ma nella sua messinscena non c'è nulla di elegante o aulico, niente che possa portarci a riflettere sulla caducità dell'esistenza, bensì ci sono solo disperazione e quella furia cieca che ci prende di fronte alle sequenze "allegre" della pellicola, quelle in cui i maniaci banchettano o quelle in cui gli sbirri mettono in mostra tutta la loro indolente inettitudine. Non c'è catarsi nella vendetta finale dei due poveri genitori di Mari, solo il gusto amaro di uno sfogo arrivato troppo tardi e inutilmente perché ormai i sweet sixteen sono sfioriti, affogati nel sapore metallico del sangue. Lo spettatore, fiaccato dall'insostenibilità dell'intera vicenda e dalla consapevolezza che Craven, come Mari e Phyllis, non tornerà mai più, può giusto "tirarsi su" cogliendo i semi di quelli che saranno i più bei lavori del regista, tutti già presenti ne L'ultima casa a sinistra: l'inquietante e surreale scena onirica, le ingegnose trappole disposte dal padre di Mari, i personaggi femminili forti, determinati e sfortunati, le famiglie che diventano consapevoli del pericolo solo quando è troppo tardi, un gusto particolare per le lame. Insomma, L'ultima casa a sinistra è una grande opera d'esordio. Peccato essermene resa conto in quest'occasione così triste.


Del regista e sceneggiatore Wes Craven ho già parlato QUI.

David Hess interpreta Krug. Americano, ha partecipato a film come La casa sperduta nel parco, Il mostro della palude, Camping del terrore e a serie come Supercar e A-Team. Anche compositore, produttore e regista, è morto nel 2011, all'età di 75 anni.


Tolto L'ultima casa a sinistra, Fred J. Lincoln, che interpreta Faina, ha lavorato quasi esclusivamente come regista, produttore e attore nell'industria del porno mentre Martin Kove, che interpreta l'assistente dello sceriffo, sarebbe diventato il terribile John Kreese della serie Karate Kid e avrebbe dovuto interpretare Krug, ruolo che lui stesso ha rifiutato e passato a David Hess. L'ultima casa a sinistra è stato sicuramente ispirato da La fontana della vergine di Ingmar Bergman e ha ben due remake, uno ufficiale (L'ultima casa a sinistra del 2009) e uno "non ufficiale" (Chaos, del 2005); se vi fosse piaciuto, recuperate uno di questi tre film e aggiungete Le colline hanno gli occhi e Non violentate Jennifer. ENJOY!

martedì 8 settembre 2015

Il Bollodromo #12: Lupin - L'avventura italiana (episodi 5 - 7)

Andiamo avanti così, facciamoci del male. In primis per colpa di Mer*aset che, invece di mandare in onda due episodi a partire dalle 23.30, ne ha mandati in onda TRE un quarto d'ora prima, col risultato che sono riuscita a beccare per pura fortuna il primo episodio già abbastanza inoltrato. Maledetti programmatori e maledetti tutti i realizzatori di quella che continua a candidarsi come ciofeca dell'anno...


Episodio 5 - La mano sinistra del mago

Come ho detto, purtroppo ho acceso la TV per puro caso, pronta a spararmi una maratona cartacea di Millenium prima della puntata ma l'episodio era già iniziato da parecchio. Quando ho chiesto all'amico Patrik cosa mi fossi persa la sua risposta è stata lacunosa: "Il tipo conosce tutti i segreti del suo maestro mago che è morto... e tutti li vogliono...". Al che io lo incalzo: "Dettagli! Devo scrivere un post! Perché Jigen non ha la divisa d'ordinanza?" "Non c'è un motivo... non hanno nemmeno parlato gli altri durante l'episodio..." Andiamo benissimo, andiamo. Per quel che ho potuto vedere l'episodio 4 aveva come unici punti d'interesse la sexy mise circense di Fujiko Mine (che, a dire il vero, faceva molto Wonder Woman) e la caratterizzazione psicologica finale della fanciulla, una donna che giustamente fa quel che vuole senza rendere conto a nessuno e, soprattutto, offre il suo cuore e le sue grazie a chi vuole: il luccichio negli occhi di un gelosissimo Lupin e lo sguardo in risposta di Fujiko, che si allontana con un girasole tenuto tra le sise, valgono da soli più di tutti gli episodi visti finora!


Episodio 6- Zombie a Venezia

Non so da dove cominciare, tante sono le cose sbagliate presenti in questo disdicevole episodio. La prima è un problema generale della serie in sé, del quale parlerò alla fine del post, ovvero che L'avventura italiana di Lupin in buona sostanza non prevede furti. In seconda istanza, lo scellerato desiderio di far comparire Rebecca la prima moglie in ogni puntata spinge gli sceneggiatori a fare i salti mortali, perché probabilmente il personaggio non ha nulla da dire; lo dimostra questo orrendo episodio di raccordo in cui Lupin finisce per essere il protagonista involontario di un film sugli zombi consacrando Rebecca ad attrice di fama mondiale. La cosa vuole essere un palese omaggio alla mostra del cinema di Venezia (il giorno in cui presenteranno alla kermesse un found footage horror dalla trama simile a quella di Warm Bodies io avrò l'accredito stampa persino per la notte degli Oscar. Sappiatelo) e ai nostri registi ma fallisce su tutti i fronti e mi offende in quanto amante sia di Lupin sia dell'horror. I Fratelli Lippini? Venice of the Dead? Che il Signore mi preservi...


Episodio 7- Fino al tramonto della luna piena

Quello che non mi sarei mai aspettata da Lupin - L'avventura italiana è che la qualità della serie venisse leggermente risollevata da un episodio dedicato a Zenigata. A ZENIGATA, santoddio. Come se a risollevare le sorti di Dragonball Super arrivasse una puntata incentrata su Krilin. Ragazzi, in questa serie l'ispettore è un figo, c'è poco da fare, più figo di Jigen che si limita a ghignare come un cretèn o di Goemon che ha la Zantetsuken incollata nel fodero col Bostik e, per quanto continui a farsi mettere nel sacco da Lupin e soci, si dimostra poliziotto ed investigatore di tutto rispetto. Quasi un Humphrey Bogart. La puntata prevede la presenza di una vedova allegra ma non troppo, costretta in passato a fare "cose spiacevoli" (leggi: prostituirsi), ed atmosfere che, a tratti, richiamano il meraviglioso episodio della seconda serie Un triste addio, interamente incentrato su Jigen. Quand'è che hanno sostituito il mio amato pistolero a Zenigata????


E così è finita un'altra serata diludendo. Lupin - L'avventura italiana è una Sòla con la S maiuscola e anche la bellezza grafica dei primi episodi sta andando a farsi benedire, col character design e le animazioni che, salvo i primi piani dei personaggi principali, sempre bellissimi, cominciano ad essere fatti un po' a tirar via. Ma il problema più grande della serie è che Lupin NON RUBA. Per carità, i furti non erano sempre il punto focale delle serie precedenti ma se non c'era un grande colpo da compiere c'erano dei rompicapi da risolvere, delle donzelle da salvare, dei nemici da combattere, delle spie da contrastare, il passato che tornava ad insidiare i protagonisti, insomma, tanti interessanti elementi di sceneggiatura che consentivano ai nostri di vivere avventure intriganti ed entusiasmanti, salvo rarissime eccezioni; ne L'avventura italiana non c'è invece nulla di tutto questo, solo qualche triste omaggio al nostro bel Paese e l'eccessiva importanza tributata agli inutili personaggi di contorno. La prossima puntata (che probabilmente andrà in onda domenica 13 settembre ma chissà a che ora) si intitolerà Il rapimento e sarà incentrato, perlappuntamente, su Rebecca e sulla figlia della spia dell'MI6: all'ottava puntata ricorriamo già ai bambini?! Non ce la posso fare...

P.S. Per punire ulteriormente lo spettatore la sigla innominabile è stata fatta sentire per intero TRE volte. Per abbattere definitivamente chi avesse avuto la pazienza di guardare tutti gli episodi, a seguire è stato mandato in onda il corto "horror" Born From the Blood di Mauro Aragoni, un trionfo di soggettive letteralmente da vomito, flash neri a simulare il battito delle palpebre e respiri concitati di raro fasullume. Tutto per colpa di una lepre impagliata. Brutto, brutto oltre ogni dire. Che (ulteriore) tristezza...

Gli episodi dall'1 al 4 li trovate QUI.

domenica 6 settembre 2015

Minions (2015)

Uscita dritta dritta dalla visione di Minions, diretto dai registi Kyle Balda e Pierre Coffin, ecco un paio di impressioni a caldo su questa pellicola che aspettavo tanto!


Trama: "orfani" di padrone, i minion Stuart, Bob e Kevin vanno in spedizione per conto dell'intera tribù e si imbattono in Scarlett Sterminator, una supercattivissima che vuole rubare nientemeno che la Corona d'Inghilterra...


Cosa sarebbero Cattivissimo Me e il suo sequel senza i Minions? Ammettiamolo, è dal 2010 che stavamo tutti aspettando un film che vedesse i buffi esserini gialli protagonisti assoluti. Quest'anno il nostro desiderio si è avverato e Minions si è confermato, almeno per quel che mi riguarda, un esperimento riuscitissimo, simpatico, garbato e (soprattutto!) della giusta durata: un'ora e mezza di avventure del dinamico trio Stuart, Bob e Kevin è la perfetta via di mezzo tra un cortometraggio poco soddisfacente e un'ininterrotta, lunghissima sequenza di gag che dopo un po' diventerebbe pesante come un macigno. La storia, introdotta da un serissimo Alberto Angela che ci mostra le origini degli ometti gialli (nonché le tristi dipartite dei padroni nel corso delle ere ma non spiega come fanno i Minions a riprodursi, papà Piero non apprezzerebbe tanta superficialità!), si focalizza solo su tre Minions i cui caratteri uniti creano delle dinamiche parecchio esilaranti e, parallelamente alla loro odissea tra Orlando e Londra, riesce anche a seguire con poche, spassose e caotiche sequenze, le vicende del resto della tribù. A fare le spese dello zelo adorante di Stuart, Bob e Kevin sono la cattivissima Scarlett Sterminator e il marito Herb, malvagia osannatissima la prima ed innamoratissimo emulo di Austin Powers il secondo, che come "prova" per assumere i Minions pretendono la corona d'Inghilterra; il film verte interamente sul tentativo dei tre Minions di recuperare il preziosissimo oggetto e sulle impreviste conseguenze del loro gesto scellerato, offrendo al pubblico una simpatica parodia dei film "di spionaggio" e, soprattutto, tutta quella serie di stupidissimi stereotipi britannici che fanno sempre tanto ridere, per di più ambientati all'epoca della Swinging London. Ovviamente non vi racconto nello specifico cosa succederà nel film ma preparatevi a sciogliervi davanti alla dolcezza di Bob, a strapparvi i capelli di fronte alla badassitudine di Stuart e ad entusiasmarvi davanti alla determinazione di Kevin; se non ci fossero loro il film sarebbe ben poca cosa anche perché purtroppo Scarlett Sterminator è tanto cattiva quanto loffia, non certo una nemesi adatta a un branco di scalmanati e carismatici esserini gialli.


Passando all'aspetto tecnico, Minions è coloratissimo, perfettamente animato e soprattutto prevede una serie di numeri musicali che sono quasi più belli e divertenti dell'intero film, sui quali spiccano l'ipnotica danza "bollywoodiana" delle guardie all'interno della Torre di Londra e il numero d'avanspettacolo fatto per festeggiare ed intrattenere il gelido "Capo" delle grotte ghiacciate. Ma la cosa che ho trovato assolutamente spettacolare di Minions, che mi ha lasciata a bocca aperta per tutta la sua durata, alla faccia di tutti gli sforzi dei validissimi animatori, sapete qual è stata? Sentirli parlare, ovvio!! E' vero che i Minions parlavano già nei due Cattivissimo Me ma stavolta il loro meraviglioso patois fa da "colonna sonora" all'intero film, non solo in qualche sequenza, ed è affascinante cercare di dare un senso a quell'inglese italianizzato, mezzo francese, un po' spagnolo, condito da un pizzico di tedesco e zeppo di parole prese da altri idiomi e messe apparentemente a caso che è il loro linguaggio. Con un po' d'attenzione si può capire tutto quello che dicono e dare anche delle rozze regole grammaticali al minionese (tranne forse durante il discorso di Bob. Quello effettivamente mi ha lasciata perplessa...) e non avete idea di quanto mi piacerebbe imparare a parlarlo come fa Pierre Coffin, di cui per fortuna hanno mantenuto la voce originale. Sì perché se vogliamo proprio trovare un neo a questo piacevolissimo cartone animato, è proprio il doppiaggio italiano. La Litizzetto come Scarlett Sterminator, col suo "pinoli" usato per rivolgersi ai Minions, è fastidiosa come al solito, la parola "guappo" in bocca al mollo Fabio Fazio, doppiatore di Herb, non si può sentire (e chissà cosa dice il personaggio in originale...) e anche Riccardo Rossi è inascoltabile quando doppia Walter Nelson (in America avevano Michael Keaton. No, per dire). Peccato, perché senza questo dettaglio Minions sarebbe perfetto. Non un cartone particolarmente memorabile ma sicuramente un prequel degno degli originali! Ah, e non alzatevi durante i titoli di coda, mi raccomando!


Del co-regista e voce dei Minions Pierre Coffin ho già parlato QUI mentre Sandra Bullock (voce originale di Scarlett Sterminator), Jon Hamm (Herb Sterminator), Michael Keaton (Walter Nelson), Allison Janney (Madge Nelson), Geoffrey Rush (il narratore) e Steve Carell (Gru) li trovate ai rispettivi link.

Kyle Balda è il co-regista della pellicola. Americano, ha co-diretto anche Lorax - Il guardiano della foresta e ha lavorato come animatore e doppiatore.


Steve Coogan (vero nome Stephen John Coogan) è la voce originale del guardiano della Torre. Inglese, incarnazione del personaggio comico Alan Partridge, ha partecipato a film come Il giro del mondo in 80 giorni, Marie Antoinette, Una notte al museo, Hot Fuzz, Tropic Thunder, Una notte al museo 2 - La fuga, Notte al museo: Il segreto del faraone e a serie come Little Britain; come doppiatore aveva già lavorato in Cattivissimo me 2. Anche produttore, sceneggiatore e compositore, ha 50 anni e due film in uscita.


Minions segue Cattivissimo me e Cattivissimo me 2 e nel 2017 sarà raggiunto da Cattivissimo me 3; nell'attesa, se Minions vi fosse piaciuto recuperateli tutti e aggiungete Home - A casa, Big Hero 6, Monsters & Co. e Monsters University. ENJOY!

venerdì 4 settembre 2015

WE, Bolla! del 4/9/2015

Buon venerdì a tutti! Con sommo ritardo, ecco il consueto elenco dei film usciti a Savona questa settimana, con qualcosina d'interessante un po' per tutti! ENJOY!

Operazione U.N.C.L.E.
Reazione a caldo: Bella zio!
Bolla, rifletti!: Sapete tutti che adoro Guy Ritchie, il suo stile fracassone e gioioso e la sua tamarreide insita. Di questo Operazione U.N.C.L.E. ne parlano tutti un gran bene (nei limiti del genere ovviamente) quindi, nell'attesa del nuovo Sherlock Holmes, potrei davvero dargli una chance!

Sinister 2
Reazione a caldo: Yeah!
Bolla, rifletti!: Il primo Sinister mi aveva terrorizzata e lasciata piacevolmente sorpresa per la sua bella realizzazione. Immagino che il secondo sarà inferiore ma, che diavolo, sperare non costa nulla!

Città di carta
Reazione a caldo: Oh hell no!
Bolla, rifletti!: Dopo Colpa delle stelle un'altra camurrìa adolescenziale tratta dalla penna di John Green che lascerò tranquillamente agli amanti del genere.

Southpaw
Reazione a caldo: Mah...
Bolla, rifletti!: Nonostante mi piaccia molto Jake Gyllenhaal questo genere di film drammatico-sportivo non rientra nelle mie corde e già dal trailer ho provato una noia indescrivibile. Peccato, perché pare che la performance di Jake sia grandissima!

mercoledì 2 settembre 2015

Un giorno di terrore (1964)

Hai capito quante ne sa lo zio Stephen? La sua Danse Macabre mi fa sempre scoprire dei gioiellini, come questo Un giorno di terrore (Lady in a Cage), diretto nel 1964 dal regista Walter Grauman.


Trama: una donna costretta da una frattura ad usare l'ascensore per arrivare al secondo piano della sua enorme villa vi rimane bloccata all'interno a causa di un'interruzione di corrente. La signora non si perde d'animo e suona l'allarme che, purtroppo, non viene udito dalla polizia ma da un branco di balordi che la terrà prigioniera...



Stephen King ne sa da vendere ma stavolta mi ha fatta diventare matta a cercare Un giorno di terrore! Nella mia edizione di Danse Macabre il film è infatti segnato come The Cage, diretto da Walter GraumanN e  persino del 1961. Insomma, King non ne ha azzeccata una ma sono convinta di aver trovato la pellicola che intendeva e comunque, se anche così non fosse, avrei avuto la fortuna di incappare in un gioiellino che potrebbe essere definito tranquillamente l'antenato degli home invasion. Un giorno di terrore, come da titolo italiano, è la cronaca di una terribile giornata in cui Cornelia Hilyard, molto banalmente, rimane chiusa nel piccolo ascensore casalingo di cui è costretta a servirsi dopo essersi rotta un'anca; per un banalissimo incidente l'ascensore si ferma a pochi metri dal suolo e Cornelia si ritrova in gabbia proprio durante il caldissimo 4 luglio, giorno in cui ogni americano benestante che si rispetti parte per il meritato weekend fuori porta. Fuori dalla villa di Cornelia c'è il caos di macchine e clacson e nessuno sente il richiamo della povera donna... nessuno, ovviamente, tranne l'ubriacone di quartiere che purtroppo si porterà appresso senza volerlo tre animali, i "genitori" dei drughi di Arancia Meccanica e i "nonni" dei tre maledetti mascherati di The Strangers. Fulcro del thriller è proprio la dicotomia tra la "Lady" del titolo originale, convinta di vivere il suo perfetto idillio altoborghese, e la jungla selvaggia che esiste appena fuori dai confini del suo praticello ben tagliato, un microcosmo fatto di esseri sudici ed arrabbiati che lottano con le unghie e con i denti per sopravvivere strisciando (volutamente ignorati) ai margini della società. Questa realtà selvaggia e priva di regole irrompe violenta nella casa di Cornelia e lei si ritrova inerme chiusa all'interno di una gabbia, con gli "animali" che sono liberi di scorazzare e di aprirle gli occhi su molte cose spiacevoli, non ultime quelle che accadono sotto il suo stesso naso, all'interno di un nucleo familiare apparentemente perfetto. L'aspetto "melodrammatico" della pellicola è giusto un di più per portare progressivamente Cornelia alla follia ma quello che rende Un giorno di terrore meritevole ancora oggi è il senso di claustrofobica tensione che permea l'intero film e che, di fatto, dovrebbe essere alla base di ogni home invasion che si rispetti: la protagonista è ad un passo dalla libertà ma è fisicamente impossibilitata a raggiungerla, sente gente che le entra in casa ma non è in grado di vederla, quando finalmente si ritrova faccia a faccia con gli invasori questi hanno la testa inguainata in dei collant che ne distorcono i lineamenti facendoli assomigliare a veri e propri mostri e il loro comportamento è altrettanto folle ed imprevedibile. Insomma, uno shock via l'altro, povera donna!


La donna in questione, peraltro, è Olivia de Havilland, assolutamente perfetta. Sì, forse se nell'ascensore ci fosse stata Joan Crawford come avrebbe dovuto, il film sarebbe diventato ancora più cult di quello che è ma Lady de Havilland ha il phisique du role adatto ad interpretare un'altolocata signora destinata a perdere il controllo col passare del tempo e a diventare sempre più sudata, spettinata, impresentabile e soprattutto folle di terrore e disperazione. I cattivi non sono da meno, ovviamente. Il giovanissimo James Caan, che per tutto il film scimmiotta il Marlon Brando di Un tram chiamato desiderio, mette una paura incredibile e i suoi lacché (un guappo sudamericano e una fatalona bionda completamente in botta che mi ha ricordato tantissimo la Baby di Sheri Moon Zombie) infondono al gruppetto quel pizzico di imprevedibile ed "innocente" follia in grado di mettere i brividi non solo agli sfortunati che finiscono per capitare nelle loro grinfie ma anche allo spettatore. E comunque Un giorno di terrore è disturbante sin dai titoli di testa, che ricordano tanto quelli dello Psyco di Hitchcock, con delle linee verticali che frantumano l'azione delle scene tratte da un ordinario giorno di calura estiva seguendo il ritmo jazz e sincopato delle note di Paul Glass; tra le scene "interrotte", due sono particolarmente inquietanti e riguardano una bimba di colore che gioca con le ruote di un pattino sulla gamba di un uomo privo di sensi e un cane che giace morto a bordo strada nell'indifferenza degli automobilisti vacanzieri. La macchina da presa di Walter Grauman (che poi è finito a fare serie e film TV, chissà perché) ci trasforma poi intelligentemente in voyeur penetrando la santità di casa Hilyard passando direttamente dalle ventole per l'aria condizionata, facendoci capire quanto sia facile per chiunque violare la sicurezza delle nostre case e delle nostre convinzioni; d'altronde, a quei tempi gli americani avevano visto un presidente morire davanti agli occhi di milioni di persone e la minaccia nucleare era uno spauracchio palpabile quanto la crisi missilistica di Cuba quindi non è difficile pensare a Un giorno di terrore come allo specchio oscuro di quei tempi colmi di incertezza e paura. Motivo in più, ovviamente, per recuperarlo!

Di James Caan, che interpreta Randall Simpson O'Connell, ho già parlato QUI.

Walter Grauman è il regista della pellicola. Americano, ha diretto episodi di serie come Perry Mason, Gli intoccabili, Ai confini della realtà, Visitors e La signora in giallo. Anche produttore e sceneggiatore, è morto proprio a marzo di quest'anno, all'età di 92 anni.


Olivia de Havilland interpreta Cornelia Hilyard. Nata in Giappone, la ricordo per film come La leggenda di Robin Hood, Via col vento, Piano... piano, dolce Carlotta, Airport '77 e The Swarm, inoltre ha partecipato a serie come Radici e Love Boat. Ha vinto due Oscar come miglior attrice protagonista, uno per L'ereditiera e uno per A ciascuno il suo. Ha 99 anni.


Jeff Corey interpreta George L. Brady Jr. Americano, ha partecipato a film come Frankenstein contro l'uomo lupo, Il miracolo della 34sima strada, Il Grinta, Butch Cassidy, L'altra faccia del pianeta delle scimmie, I quattro dell'oca selvaggia, Conan il distruttore, Due nel mirino, Beethoven 2, Il colore della notte e a serie come Star Trek, Starsky & Hutch, Il tenente Kojak, A-Team, Pappa e ciccia, Santa Barbara e Streghe. Anche regista, è morto nel 2002, all'età di 88 anni.


Olivia de Havilland si è ritrovata a dover sostituire Joan Crawford, che era già stata annunciata come protagonista, e lo stesso è successo poi l'anno seguente con Piano... piano, dolce Carlotta perché, a quanto pare, la Crawford detestava talmente tanto Bette Davis dal finire per ammalarsi e rinunciare così al film. Detto questo, se Un giorno di terrore vi fosse piaciuto recuperate Funny Games, The Strangers, L'ultima casa a sinistra, Panic Room, La notte del giudizio e You're Next. ENJOY!


martedì 1 settembre 2015

Il Bollodromo #11: Lupin - L'avventura italiana (episodi 1-4)

E così, ci siamo arrivati. Domenica 30 agosto, su Italia 1, è cominciata ufficialmente la quinta serie di Lupin, chiamata per l'occasione Lupin III - L'avventura italiana e trasmessa in esclusiva solo nel nostro Paese (per ora). Sarà valsa la pena di attendere non solo le mattane Mediasettare, ma anche la fine del già lunghissimo Hulk di Ang Lee, che per l'occasione Italia 1 ha fatto durare 2 ore e 35 minuti? Mah.


Prime considerazioni generali

Premesso che durante la sigla (per fortuna utilizzata solo UNA volta, all'inizio, e non per ogni episodio) ho schiacciato il tasto "mute" senza pormi troppe domande, per me il primo shock derivante dalla visione di Lupin - L'avventura italiana non è stato quello di udire laMMerda di Moreno feat Giorgio Vanni, bensì le orride voci di Lupin e Jigen. La colpa è mia, che da anni non guardo i film o le serie di Lupin in italiano e che quindi non mi sono preparata psicologicamente, rimanendo condizionata come i cani di Pavlov a reagire solo alle voci dei cari estinti Roberto del Giudice e Sandro Pellegrini, ma cercare due doppiatori più vicini a quelli storici vi faceva così schifo? Bah! A parte questo "trascurabile" dettaglio, c'è da dire che la serie è, almeno per quel che riguarda l'aspetto tecnico, di qualità superiore. Il character design è ispirato interamente a quello de Il castello di Cagliostro e de La cospirazione dei Fuma (in generale, dunque, ci si è ispirati allo stile dello storico animatore Kazuhide Tomonaga) quindi i personaggi hanno uno stile vintage e gradevole mentre colori, chine e sfondi fortunatamente sono assai simili a quelli di Fujiko Mine to iu onna, per me il punto più alto mai toccato da un prodotto legato alla creatura di Monkey Punch. L'avventura "italiana" del titolo per ora si è limitata a toccare San Marino e quello che mi è sembrato essere un "omaggio" a Scampia, per il resto gli unici elementi nostrani sono l'utilizzo di nomi o cognomi italiani (non sempre), di piatti tipici come la pasta alla carbonara e, nemmeno a dirlo, di stereotipi come mafia o calcio; purtroppo, un'altra cosa non pervenuta è la colonna sonora, della quale non ricordo neppure una nota. Altra cosa da evidenziare è l'idea di realizzare una serie non necessariamente fatta di episodi slegati tra loro, bensì collegati da una sottotrama che, al momento, prevede la presenza di un'ereditiera annoiata e di un semi-invincibile agente del MI-6. "Da evidenziare", ovviamente, non vuol dire necessariamente positiva, perché questa scelta presenta più di un rovescio della medaglia, non ultimo l'inevitabile sottoutilizzo dei personaggi principali a favore di queste new entries delle quali poi, fondamentalmente, non frega una cippa a nessuno. Per dire che in quattro puntate Goemon si è limitato a tagliare un ramo e un cartello dell'autostrada, comparendo SOLO in due episodi. Inaudito. Ma parliamo ora brevemente dei singoli episodi.


Episodio 1: Il matrimonio di Lupin III

Come da titolo, Lupin si sposa e viene introdotto il fil rouge della serie, ovvero l'ereditiera Rebecca Rossellini, alias "il personaggio potenzialmente interessante ma sfruttato da schifo". Vista la sua presenza in tutti e quattro gli episodi, si capisce che la frizzante biondina sarà il legame tra Lupin e l'Italia, nonché il mezzo per il recurring joke legato a matrimonio, mancato divorzio e regalo di nozze sprecato dalla bella Fujiko. A proposito della procace miss Mine (il cui cognome viene finalmente pronunciato alla giapponese e non all'inglese, mentre Goemon rimarrà sempre pronunciato alla francese, chissà perché...), il personaggio femminile con le palle in grado di tenere testa al protagonista l'aveva già creato Monkey Punch negli anni '70, c'era il caso di introdurne un altro giusto per aumentare il numero di quote rosa? Più che altro perché Rebecca la prima moglie fa davvero poco e nulla negli altri tre episodi, quindi MEH. Che è poi il giudizio complessivo dell'intero primo episodio, una classica avventura "alla Lupin" senza particolari guizzi.


Episodio 2: Il falso fantasista

Il primo degli stereotipi italiani che compare di prepotenza nella serie è quello dell Belpaese come patria del calcio. Il secondo, che segue a ruota sulla scia della corruzione presente all'interno delle società sportive nostrane, è OVVIAMENTE il mafioso, di cui si sentiva la mancanza, nevvero? Più un episodio di Prendi il mondo e vai o Questa allegra gioventù che uno di Lupin, alla fine il ladro gentiluomo invece di spillare soldi al calciatore apparentemente zamarro ma in realtà indomito e colmo di coraggio (un samurai, praticamente! Risate registrate, prego), gli chiede TRE gol per poter vincere alla schedina. Inqualificabile, forse l'episodio peggiore dei quattro. Ah, l'MI-6, nemesi di questa quinta serie, viene introdotto forzatamente dal momento in cui Lupin, per scoprire notizie su detto calciatore, si infiltra nei loro database. Mah.


Episodio 3: 0.2% possibilità di sopravvivere

La puntata comincia benissimo, con un bel Jigen seminudo ripreso con il meraviglioso stile patinato tipico degli yaoi, raggio di sole soffuso e gocciolina d'acqua tra i capelli annessi. Asciugo la bava per aggiungere che, ormone a parte, l'episodio 3, salvo un paio di momenti WTF comprensivi di un principe inglese bauliccio e un agente segreto del MI-6 dalle abilità a dir poco peculiari, è forse il migliore finora. Sempre poca roba, ma almeno l'agente segreto potenzialmente è interessante. Certo, Warren Ellis si metterebbe le mani nei capelli ma... insomma, avete capito, suvvia.


Episodio 4: Il tiratore scelto

Il sommo diludendo del mucchio!! Dico, mi preannunci una puntata INTERAMENTE dedicata a Jigen, con tanto di tripletta dente che duole + probabile interesse amoroso + showdown alla maniera western... e me lo incentri interamente su un vecchietto, sull'imbarazzante Eric il NON letale e, soprattuttamente, ti inventi una trama imbecille per evitare che Jigen usi la pistola???? Sinceramente, non capisco perché mai in questa serie nessuno dei personaggi utilizzi le abilità che più gli sono consone. Jigen viene definito "cecchino" (seh, come se in tutte le serie se ne fosse rimasto fermo immobile ad aspettare la gente passare come un qualsiasi American Sniper, al massimo me lo chiamate PISTOLERO, grazie-sai!) ed effettivamente non si è ancora esibito nelle sue geniali abilità con la pistola, Goemon centellina la spada, Fujiko non ha ancora mostrato non dico una tetta ma nemmeno una coscia e Zenigata... beh, Zazà è l'unico che ci ha guadagnato visto che non ha ancora fatto nessuna delle sue figure barbine. Non ci siamo, gente.


Conclusioni

La tanto attesa serie Lupin - L'avventura italiana ha confermato le mie peggiori paure, ovvero quella di essere un prodotto per ragazzini che strizza l'occhio ai fan della vecchia scuola, in soldoni un ibrido fastidioso incapace di soddisfare nessuno dei due target. Ai ragazzini non fregherà infatti una cippa, perché le puntate sono di una noia mortale, mentre i vecchi come me si ritroveranno a rimpiangere le vecchie serie, esclamando "una volta qui era tutta campagna!!" e "dove finiremo mai, signora mia!". Insomma, considerato anche che per quattro episodi mi sono dovuta sorbire OTTO interruzioni pubblicitarie infestate dai promo del documentario su FEDEZ (ma non era più interessante uno speciale sulle oloturie? Minkia per minkia...), la serata tanto agognata è stata una bella sòla. I prossimi due episodi andranno in onda domenica prossima, in una fascia oraria da conciliazione del sonno (23.30? Lunedì si lavora, belinoni!!!!) e il titolo del primo, interamente incentrato su Fujiko, sarà La mano sinistra del mago. Non voglio nemmeno pensare cosa ci farà con quella mano sinistra. ENJOY!





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