giovedì 8 marzo 2012

Ju - On (2002)

E’ passato ormai parecchio tempo da quando ho postato su questo blog la recensione di The Grudge. Ora è giunto il momento di parlare dell’originale Ju – On, diretto nel 2002 sempre dal regista Takashi Shimizu.


Trama: gli spiriti rancorosi di una donna, un bimbo e un gatto uccidono tutte le persone che entrano nella casa dove sono stati brutalmente assassinati…


Se dovessi stilare una classifica dei film che mi fanno davvero paura (e lo farò, non temete!), Ju – On sarebbe tra i primi della lista. Perché nonostante il remake The Grudge sia ben più sanguinolento e più veloce nel ritmo, Ju – On si insinua sottopelle come il demone cronenberghiano e lì rimane, tornandoci alla mente tutte le volte che passiamo davanti a un angolo buio, apriamo un armadio, prendiamo un ascensore, ci infiliamo a letto. E’ in quei momenti che lo sguardo allucinato di Kayako o la bocca spalancata di Toshio rischiano di inghiottirci e farci scomparire per sempre dalla faccia della Terra, trascinandoci con loro nel mondo degli spiriti. Lentamente, quasi con calma, perché nonostante sia un’emozione potente come il rancore a muoverli questi fantasmi giapponesi non hanno fretta alcuna e “giocano” con le loro vittime per giorni… persino anni. E qui arriviamo alla particolarissima struttura della pellicola giapponese.


La differenza tra Ju – On e The Grudge non sta tanto nella trama e nelle scene “madri” (più o meno le stesse in entrambe le versioni) quanto nel fatto che, da bravo figlio degli Usa, il remake è bello lineare e comprensibile, mentre la pellicola originale è un puzzle composto da tante microstorie che si intrecciano tra loro. E’ come se Shimizu avesse deciso di prendere uno specchio oscuro e spaccarlo in mille pezzi, attaccando su ognuno un nome, prima di ricomporlo. E i nomi, ovviamente, sono quelli delle vittime della maledizione, che introducono ogni spezzone a loro dedicato e che tornano a riproporsi, saltando avanti e indietro nel tempo. Ricostruire una timeline del film è difficile ma non impossibile, basta solo non farsi sviare dai nomi simili e dalle facce più o meno tutte uguali degli sfortunati protagonisti. E ricordare che non è importante chi o come muore… l’importante è che la maledizione non lascia scampo, non lascia vita né speranza. Solo un’infinita, disperata desolazione, come mostra la splendida scena che anticipa il finale.


Tecnicamente, Ju – On profuma di “grezzo”, di artigianale, il che lo rende ancora più affascinante. Non ci sono effetti speciali al computer né chissà quali tocchi da artista del make – up, bensì la grande professionalità e fisicità dell’inquietantissima Megumi Okina in primis, che si contorce, fissa con i suoi occhi spiritati, fa uscire dalle labbra quel rantolo disperato… e chissenefrega se nel corso della sua prima apparizione si capisce benissimo che è semplicemente inguainata in una tuta nera. Altro tocco d’artista l’idea di riprendere l’interno della casa maledetta da fuori, come se non ci fossero muri, il che ci consente di vedere contemporaneamente sia quello che accade al piano di sotto che in quello di sopra… tranne che in soffitta, ovviamente, quella maledetta soffitta nascosta in un armadio. Ma se devo dirla tutta, la mia sequenza preferita è quella in cui il vecchietto in ospedale gioca con un bambino che vede solo lui, viene preso in giro da tutti… e ad un tratto nel riflesso di una porta a vetri si vede, solo per un istante, il piccolo Toshio che gli cammina accanto. Tutti elementi che ormai nel j- horror sono purtroppo inflazionati, come le “mostrE” dalla faccia bianchiccia e dai lunghi capelli neri… ma che in Ju – On mantengono ancora intatta la loro forza, ad ogni visione. Consigliatissimo.


Di Takashi Shimizu ho già parlato qui.

Megumi Okina, che qui interpreta Rika, per “vendetta” nel mediocre Shutter – Ombre dal passato interpreta proprio il fantasma Megumi, mentre sia Yuya Ozeki (Toshio) che Takako Fuji (Kayako) hanno ripreso i loro ruoli nei remake americani The Grudge e The Grudge 2, oltre che nell’inquietantissimo Ju – On 2. Tra l’altro, pare compaia anche la Gogo Yubari di Kill Bill, alias Chiaki Kuriyama, già protagonista nel 2000 di Ju – On: Rancore, distribuito solo sul mercato dell’home video. A tal proposito, facciamo un po’ il punto della situazione. La serie dedicata alla maledizione conta Ju – On: Rancore e Ju – On: Rancore 2, entrambi del 2000 ed entrambi prequel della pellicola recensita, e tre seguiti, Ju – On 2, Ju – On: Kuroi Shôjo e Ju – On: Shiroi rôjo; il primo l’ho visto e me lo ricordo ancora più terrificante del capostipite, mentre gli ultimi due li ho in DVD e prima o poi li guarderò. Negli USA hanno risposto con The Grudge, il corto Tales From the Grudge, The Grudge 2 e persino The Grudge 3. Se il film vi fosse piaciuto, vi consiglio di recuperare anche Ringu e The Call: non rispondere. ENJOY!!

9 commenti:

  1. Decisamente più interessante del remake.
    E concordo: inquieta e spaventa.

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  2. Visti tutti quanti e che dire?
    Meglio l'originale del remake.

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  3. Japanese do it better, ovviamente! :P
    Comunque anche il primo dei remake USA mi era piaciuto molto... forse perché ho sempre avuto una passione per Sarah Michelle Gellar.

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  4. E io il remake non l'ho visto. Tiè. Che la sola idea mi annoiava profondamente, perché quello che spaventa di più in Ju-On è proprio il suo non essere lineare, come un incubo a occhi aperti.
    E sì, io me la faccio sotto tutte le volte che lo rivedo.

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    1. Io invece ho visto prima il remake poi l'originale, tra l'altro vedendolo anche due volte, all'epoca, per capirci qualcosa XD
      Il secondo remake, però, è peggiore del capostipite... cerca di ricreare la non linearità dell'originale, ma fanno solo un grande e semi-incomprensibile minestrone!

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  5. questo me lo segno,che ultimamente dormo troppo tranquillo!^_^

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    1. Se non lo hai ancora visto, assolutamente!!

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  6. Grandissimo film, uno di quelli che mi uccide ogni volta che lo vedo. Davvero, paura e solitudine si fondono, il pre finale che nomini fa più paura di qualunque fantasma ceruleo.

    Ah, il remake sarebbe da bruciare, la vera maledizione è vederlo per poi essere perseguitati dal fantasma del cinema di qualità.

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    1. Ti dico, secondo me la prima volta che l'ho visto l'ho apprezzato ma nei limiti, perché era uno dei primi j-horror che vedevo e avevo la testa ancora piena del remake e di mille altri horror occidentali.

      Adesso, anche io adoro questa versione e mi faccio prendere da quel terribile prefinale.
      Ma non rinnego il remake, affatto. Almeno il primo ^^

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