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venerdì 10 settembre 2021

Malignant (2021)

Dopo una breve pausa alle prese coi blockbusteroni, James Wan è tornato all'horror nei panni di regista e co-sceneggiatore con Malignant, di cui vi parlerò cercando di non fare SPOILER. 


Trama: dopo la morte del marito violento per mano sconosciuta, "tragedia" coincisa con un aborto, Madison si ritrova sola in un'enorme casa, vittima di visioni terrificanti che non riesce a controllare...


Malignant
è uno degli horror "commerciali" più belli che possiate vedere quest'anno e tanto più vi divertirete guardandolo quanto più arriverete impreparati in sala, quindi cercherò di scrivere il post puntando molto sulle mie "sensazioni", senza scendere in dettagli sgradevoli sulla trama. Riguardo a quella, vi basti sapere che la protagonista è una donna dal passato tormentato, vittima di un presente fatto di violenze per mano del marito ubriacone e fancazzista che non fa altro che colpevolizzarla per gli innumerevoli aborti subiti; come nei migliori film diretti e prodotti da Wan, il marito muore praticamente a inizio film per mano di una creatura sconosciuta che parrebbe in grado di controllare l'elettricità e, da quel momento, Madison comincia a venire perseguitata proprio da questa presenza, tra aggressioni fisiche all'interno delle mura casalinghe e terrificanti visioni di omicidi. Di più non vi conviene sapere anche perché, per una volta, il trailer è fatto molto bene e, giustamente, asseconda la percezione comune del cinema secondo Wan, autore che ci ha regalato sì il Conjuringverse, ma che, anche se molti tendono a dimenticarlo, ha cominciato la sua carriera con un film per nulla raffinato né giocato sui jump scare, ovvero Saw. Rimaniamo un attimo nell'ambito dell'opera più famosa di Wan, The Conjuring e tutto ciò che ne è seguito. Malignant, nella sua prima parte, contiene molti aspetti che ricordano le peripezie sovrannaturali dei Warren, in primis una regia capace di rinchiuderci all'interno di ambienti casalinghi cupi ed ostili, potenzialmente popolati da qualunque orrore pronto a strisciare nelle tenebre per attaccarci, e per tutta la sua durata mantiene come fulcro il legame inscindibile tra due sorelle che affrontano il male senza mai perdere fiducia l'una nell'altra, un po' come succede per i coniugi Warren nel Conjuringverse. Ci sono anche parecchi tocchi di umorismo che, onestamente, non ho apprezzato granché, ma è un difetto davvero trascurabile all'interno di un film in grado di prendere lo spettatore, sfruttarne i pregiudizi e anche l'eventuale, arrogante sicumera, e portarlo in territori sorprendenti e sconosciuti.


C'è un punto in cui Malignant deflagra, letteralmente. Non lo fa tutto "debbotto, senza senso". L'anima più nera di Malignant, quella in cui Wan riesce finalmente a sfogare tutta la sua voglia di gore, si percepisce nel corso di tutta la sua durata come qualcosa che fa fatica a trattenersi e che è sempre presente sia sullo schermo sia nella vita di Madison; a partire dalla violenza con cui il marito sbatte la protagonista al muro (ho fatto un salto sulla sedia e mi sono sentita male, perché lei è incinta e l'inquadratura è tanto rapida quanto esplicita), passando alle visioni di morte che cominciano ad affliggerla, virate in colori ed ombre che richiamano tantissimo il giallo all'italiana (anche per il sembiante della mano ignota che perpetra omicidi efferatissimi con un'arma che avrebbe fatto la gioia dell'Argento migliore), tutto concorre a far giungere gli spettatori (im)preparati agli ultimi, cattivissimi minuti di film, dove quello che probabilmente avevamo già intuito nel primo atto di Malignant... è peggio di quanto avessimo pensato. Come ho già scritto su Facebook, il momento in cui Wan scopre le carte con flashback dallo stile "lurido" e una panoramica a dir poco scioccante è stato quello in cui la mia mascella s'è slogata sotto la mascherina e così mi ha lasciata, con la bocca spalancata in un godutissimo stupore fino alla fine dei titoli di coda e anche dopo, a casa, a ripensarci, a riassaporare sensazioni "antiche" provate anni fa guardando i film di Henenlotter. A onor del vero, quelle sensazioni erano molto più viscerali e faticose da razionalizzare, mentre comunque Malignant è molto più trattenuto e "patinato" se vogliamo, ma non posso davvero lamentarmi: l'ultima opera di Wan è uno dei film migliori del 2021 e io vi consiglio di correre in sala e non perderlo, soprattutto perché da me lo hanno tenuto pochissimo ed è stato un mero colpo di fortuna essere riuscita a beccarlo.   


Del regista e co-sceneggiatore James Wan ho già parlato QUI. Annabelle Wallis (Madison), McKenna Grace (giovane Madison) e Madison Wolfe (giovane Serena) le trovate invece ai rispettivi link.

Maddie Hasson interpreta Sidney. Americana, ha partecipato a film come We Summon the Darkness e a serie quali Mr. Mercedes. Ha 26 anni e un film in uscita.



martedì 13 giugno 2017

La mummia (2017)

Mentre la povera Wonder Woman continua purtroppo a rimanere al palo (ah ma la prossima settimana DEVO andarlo a vedere!) sabato mi sono buttata a pesce su La mummia (The Mummy), diretto e co-sceneggiato dal regista Alex Kurtzman.


Trama: risvegliata da un sonno millenario, la principessa egizia Ahmanet si scatena nella Londra dei nostri giorni, alla ricerca del suo Prescelto...


Ho avuto un weekend piuttosto pesantuzzo e sono stanca morta quindi probabilmente scriverò un post schifido. Voi direte: "Ma non puoi aspettare e scrivere quando sarai riposata, alla faccia del caldo maledetto che non ti fa dormire?". Eh, bravi faGGiani (cit.). Sapete che nella blogosfera la velocità è tutto e ormai La mummia, uscito GIA' giovedì scorso, è storia vecchia! LaGGente vogliono la novità! Anche gli spettatori, a onor del vero, vorrebbero la novità ma sarà la suddetta stanchezza o l'hangover post venerdì alcoolico, sabato sono andata a vedere La mummia e non mi è dispiaciuto. Ora, del progetto Dark Universe, che mira a riproporre in chiave moderna tutti i mostri della Universal, non so praticamente nulla e sinceramente quel poco che so mi fa persino un po' paura ma La mummia, preso come divertissement ed ennesimo reboot in chiave action di un mostro "classico", non è neppure così male. Sicuramente non è una tamarreide aberrante come il fu Van Helsing o una roba ridicola come La leggenda del cacciatore di vampiri; non è neppure un film elegante e visionario, per carità, trattasi sempre di intrattenimento milionario a base di effetti speciali, versioni in 3D e attori famosi ma per le nemmeno due ore di durata fa il suo sporco lavoro e, appunto, diverte. Che poi, all'interno, vengano gettate anche le basi per i prossimi film del Dark Universe, con un personaggio in particolare eletto a "raccordo" delle varie storie che verranno proposte in futuro se La mummia avrà successo, sinceramente mi è importato poco e probabilmente il 90% degli spettatori occasionali non avrà nemmeno colto le varie citazioni presenti nel film (tranne quella palese che viene sbattuta in faccia al pubblico e che è parte integrante della trama) quindi passerei a spendere due parole su questo La Mummia. Una Signora Mummia, a sentire il parere del Bolluomo. Nel senso che se Arnold Vosloo non era un brutto uomo, Sofia Boutella nei panni della principessa Ahmanet è proprio una figona incredibile e il protagonista non pare neppure così dispiaciuto all'idea di venire perseguitato e sfruttato per diventare il suo eventuale compagno di oscura eternità. La Mummia funziona principalmente perché il mostro principale è affascinante e sensuale, fin dall'inizio mostra livelli di crudeltà particolarmente elevati e può permettersi persino di perculare l'interesse amoroso del protagonista, la povera Annabelle Wallis il cui personaggio è scritto, diciamo, un po' "a belle branché cumme a furmaggetta", come si direbbe in Liguria.


Non che il resto dei personaggi sia scritto meglio, per carità, i modelli sono quelli già sdoganati ne La mummia d'inizio millennio, solo con meno parentame e bambini, e l'unico capace di imprimersi nella memoria è un Russell Crowe d'antologia. Diciamo che con La mummia il mostro Universal diventa una minaccia da affrontare con piglio da superspia, non a caso il protagonista ha la faccia (nonché il conseguente sprezzo per il pericolo da affrontare col sorriso a sedicimila denti) di Tom Cruise e l'atteggiamento piacione e scanzonato che lo rende un mix tra il vecchio Brendan Fraser e uno Starlord qualsiasi, il tipo insomma capace di rapportarsi ad eventuali minacce egiziane con una baldanza sconfinante nell'assoluta mancanza di buon senso; tolti un paio di momenti veramente dark e un pre-finale dal twist quasi inaspettato (un po' troppo sentimentale e moscio, se vogliamo essere pedanti), La mummia di "oscuro" ha veramente poco o nulla e l'atmosfera è più action che horror, tra deserti che esplodono, città devastate, rocambolesche fughe in aereo, organizzazioni segrete e violentissimi corpo a corpo, inoltre si ride parecchio grazie ad un umorismo assai simile a quello riscontrabile nelle produzioni Marvel. Checché ne dica Kurtzman, il quale fa il figo dicendo che le scene post-credits sono appannaggio Marvel quindi ne La mummia non ne hanno messe, che lui e i suoi soci mirino a trasformare il Dark Universe e i vecchi mostri Universal in una sorta di Dark Avengers non è un'idea poi così peregrina e più di una volta, durante la visione, mi sono ritrovata a pensare al disastroso La lega degli uomini straordinari. Fortunatamente, gli albori truzzi e modaioli del nuovo millennio sono passati da un pezzo e mi è parso che ne La mummia si puntasse più alla cafonaggine distruttiva ma innocente piuttosto che al fighettame cupo finto come i soldi del Monopoli: come dicevo sopra, le scene d'azione e gli stunt sono stati girati con un'abbondante e gioiosa incoscienza capace di esaltare lo spettatore e fargli dimenticare che, in realtà, avrebbe dovuto farsela sotto dalla paura e io per questo non riesco a voler male a La mummia. Nelle mie condizioni straccionate però il parere della sottoscritta conta poco quindi per un post più completo, sensato ed interessante, col quale peraltro concordo in toto, vi rimando QUI.


Di Tom Cruise (Nick Morton), Russell Crowe (Dr. Henry Jekyll) e Annabelle Wallis (Jenny Hasley) ho già parlato ai rispettivi link.

Alex Kurtzman è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Una famiglia all'improvviso ed episodi di serie quali Alias. Anche produttore, ha 44 anni.


Sofia Boutella interpreta Ahmanet. Algerina, ha partecipato a film come Kingsman: Secret Service e Atomica bionda. Ha 35 anni e due film in uscita, tra cui Fahreneit 451.


Javier Bardem, Joseph Gordon-Levitt, Tom Hardy e Eddie Redmayne erano stati presi in considerazione per il ruolo di Jekyll ma alla fine l'ha spuntata Crowe e Bardem dovrebbe invece interpretare il mostro di Frankenstein nel caso dovessero realizzare un film basato sul personaggio; per quel che riguarda i registi, il lavoro era stato affidato ad Andrés Muschietti, che se n'è chiamato fuori per divergenze creative (e per girare It. Mwahahaah!!). A proposito del Dark Universe, pare si sia dibattuto per qualche tempo se considerare Dracula Untold (che devo ancora vedere) come parte di esso e primo film della "saga" ma alla fine si è deciso di lasciare la pellicola di Gary Shore come opera a sé stante. Nell'attesa di sapere come finirà il progetto Dark Universe e di quali pellicole sarà composto (al momento l'unico film che sembra quasi certo è Bride of Frankenstein, che dovrebbe uscire nel 2019), se La mummia vi fosse piaciuto recuperate la trilogia composta da La mummia, La mummia - Il ritorno e La mummia - La tomba dell'imperatore Dragone. ENJOY!



martedì 16 maggio 2017

King Arthur: Il potere della spada (2017)

Colpita da un leggero e momentaneo calo di interesse nei confronti di Alien: Covenant (che andrò alla fine a vedere mercoledì), domenica ho deciso di puntare su King Arthur: Il potere della spada (King Arthur: Legend of the Sword), diretto e co-sceneggiato dal regista Guy Ritchie.


Trama: dopo la morte del padre Uther, re d'Inghilterra tradito dal fratello Vortigern, il piccolo Arthur viene cresciuto dagli abitanti dei bassifondi di Londinium senza alcun indizio sulla sua reale natura, almeno finché non viene costretto ad estrarre la spada Excalibur, diventando immediatamente leggenda...


Pur avendo giocato per parecchi anni ad Extremelot, per di più all'interno di una gilda chiaramente ispirata all'argomento, non sono mai stata una grande appassionata del ciclo arturiano, né ne sono mai stata una conoscitrice, salvo per le nozioni banali da quiz televisivo conosciute dal 90% della popolazione mondiale. Questo è uno dei motivi per cui la rilettura "alla Guy Ritchie" della leggenda di Re Artù ed Excalibur non mi ha offesa nel profondo, anzi, mi ha lasciata inaspettatamente soddisfatta, nonostante un paio di scelte stilistiche di cui parlerò nel prossimo paragrafo. Da zamarra inside e, fondamentalmente, da amante del modo in cui il regista inglese si rapporta da sempre al sottobosco criminale londinese, ho adorato questa versione guascona di Re Artù, cresciuto dalle dipendenti di un bordello fino a diventare una sorta di "capoccia" dei bassifondi, con la sua corte di disperati dediti a truffe e furtarelli e, soprattutto, a proteggere gli abitanti di una città violenta da invasori poco rispettosi delle regole e dal pugno di ferro di un re infernale, che governa con l'ausilio di un esercito fatto di uomini mascherati e di forze oscure vagamente assimilabili alle tre streghe del Macbeth. All'interno di King Arthur si incontrano dunque due anime, la commedia criminale in stile Ritchie e il fantasy cupo che affonda le radici in una leggenda antichissima; queste due facce della stessa medaglia cinematografica convivono e si fondono per buona parte della pellicola, soprattutto quando vengono gettate le basi per una Tavola Rotonda fatta di "merrymen" che non sfigurerebbero né accanto a Robin Hood né all'interno di un Lock & Stock qualsiasi, mentre stridono un po' quando la sceneggiatura va a toccare la leggenda della spada del titolo originale, gettando in un calderone unico maghe, patti col diavolo, torri di Sauroniana memoria, dame del lago e visioni di un passato e futuro da incubo. Il protagonista ha carisma sufficiente per reggere quasi da solo tutta la vicenda ma fortunatamente i suoi allegri compagni lo sostengono per buona parte del minutaggio e riescono a farsi voler bene dallo spettatore toccando anche occasionali vette di commozione e preoccupazione, cosa che non succede, per esempio, con la Maga e Re Vortigern, entrambi molto affascinanti (soprattutto il secondo) ma in qualche modo bidimensionali, figure eteree che paiono quasi scomparire sullo sfondo del bailamme di regia, montaggio, combattimenti e computer graphic messo in piedi da Ritchie.


Dal punto di vista stilistico, Ritchie carica le sequenze all'inverosimile, spingendo l'acceleratore a tal punto che lo spettatore non ha mai un attimo di noia. La colossale guerra dell'inizio, tutta elefanti indemoniati, morte & distruzione, la scena topica ripresa in un infinito numero di flashback, il montaggio che unisce senza soluzione di continuità narrazione e narrato, gli effetti devastanti di Excalibur (l'equivalente di un bazooka, alla faccia della spada, ma bisogna in qualche modo giustificare le proiezioni in 3D, da me fortunatamente evitate), il ralenti durante i combattimenti, le riprese in soggettiva con la steadycam e persino l'arrogante citazione dell'Ofelia di Millais, per non parlare degli omaggi al Signore degli Anelli di Jackson, tutto concorre a rendere il film incredibilmente dinamico senza mai risultare "esagerato", come se Ritchie sapesse quando fermarsi prima di portare lo spettatore al suicidio per sovraccarico sensoriale. L'unica sequenza davvero insopportabile, almeno per quel che mi riguarda, è stata il terrificante pre-finale in cui Arthur è costretto ad affrontare un incrocio tra Skeletor, il Balrog e un pessimo boss di fine livello interamente realizzato in computer graphic, una cafonata di cui avrei fatto volentieri a meno e che mi porta a spendere due parole sugli attori. Per quanto il personaggio di Vortigen sia un po' sui generis, una figuretta monodimensionale che spinge interamente sulla sua malvagità priva di fondamenti (la gelosia e la sete di potere diciamo che mi vanno bene fino a un certo punto), vederlo interpretato da Jude Law cancella immediatamente ogni difetto di scrittura in virtù del carisma e del fascino dell'attore, semplicemente magnetico; se tu però me lo cancelli seppellendolo in una colata di CGI, addio, del suo destino non mi importa più né tanto né poco. Convintissimo e convincentissimo invece Charlie Hunnam nei panni di un Arthur palestrato e linguacciuto e voto dieci al solito cast di caratteristi che, come sempre nei film diretti da Ritchie, sfiora livelli di eccellenza e nel quale spiccano Neil Maskell e "ditocorto" Aidan Gillen, con le loro faccette un po' così da criminali sbruffoni. Quindi, al netto di alcuni trascurabili difetti l'ultima fatica di Ritchie per me è promossa in pieno: al regista chiedo solo di non distrarsi troppo, ché King Arthur mi puzza di prequel lontano un chilometro, e di concentrarsi sul terzo capitolo di Sherlock Holmes (cos'è quell'Aladdin in pre-produzione su Imdb? Per di più con Will "Mollo" Smith nei panni del Genio?? Non t'azzardare, eh!).


Del regista e co-sceneggiatore Guy Ritchie ho già parlato QUI. Charlie Hunnam (Arthur), Jude Law (Vortigern), Djimon Hounsou (Bedivere), Eric Bana (Uther) e Neil Maskell (Mangiagallo) li trovate invece ai rispettivi link.

Aidan Gillen interpreta Bill. Irlandese, ha partecipato a film come 2 cavalieri a Londra, Il cavaliere oscuro - Il ritorno, Sing Street e serie quali Queer as Folk e Il trono di spade. Anche sceneggiatore e produttore, ha 49 anni.


Freddie Fox (vero nome Frederick Fox) interpreta Rubio. Inglese, ha partecipato a film come I tre moschettieri, Pride Victor: La storia segreta del dottor Frankenstein. Ha 28 anni e due film in uscita.


Annabelle Wallis interpreta Maggie. Inglese, ha partecipato a film come X-Men - L'inizio, W.E. - Edward e Wallis e Annabelle. Ha 33 anni e un film in uscita, La mummia.


La spagnola Astrid Bergès-Frisbey, che interpreta la Maga, era già comparsa in Pirati dei Caraibi - Oltre i confini del mare, nei panni di Syrena mentre tra le altre guest star compaiono il calciatore David Beckham nei panni di una delle guardie e la sorella maggiore di Cara Delevingne, Poppy, nei panni di Igraine, madre di Arthur. Come avevo evinto dal finale "sospeso", King Arthur (uscito al terzo tentativo dopo due progetti falliti, uno dei quali prevedeva Colin Farrell come Re Artù e Gary Oldman nei panni di Merlino) è il primo film di una serie che dovrebbe prevederne almeno sei, ovviamente immagino in caso di successo del film in questione, che tuttavia in America non è andato come si sperava e ha incassato un bel flop. Chi vivrà vedrà insomma. Nell'attesa, se King Arthur: Il potere della spada vi fosse piaciuto recuperate i vecchi di film di Guy Ritchie (alcuni li trovare recensiti QUI) e magari anche la quadrilogia de I pirati dei Caribi. ENJOY!

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