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mercoledì 20 ottobre 2021

Prisoners of the Ghostland (2021)

Ieri è cominciato il ToHorror Film Fest e il film di apertura è stato Prisoners of the Ghostland, diretto dal regista Sion Sono, una delle pellicole più attese non solo dai fan del genere ma anche dalla sottoscritta, perché dove c'è Cage c'è Bolla! O così credevo...


Trama: un rapinatore di banche cerca di ottenere l'indulgenza accettando di riportare al Governatore la giovane Bernice, fuggita dal suo guardiano e persa nella Ghostland...


Io sono ancora sconvolta, non mi capacito. Prisoners of the Ghostland poteva essere il film perfetto, la gioia suprema, la pellicola più galvanizzante dell'anno. Come si può sbagliare unendo il talento visionario di Sion Sono, il suo sprezzo del buon gusto, la vena di follia che si può riscontrare nei suoi film e la pazzia pura e semplice di Nic Cage, sulla carta l'attore ideale per interpretare l'Eroe senza nome protagonista della pellicola, tra un picco di overacting e l'altro? Io, onestamente, non ho una risposta a questa domanda ma una cosa la so, ovvero che Prisoners of the Ghostland mi ha annoiata talmente tanto che a volte trasalivo, accorgendomi di avere chiuso gli occhi per almeno cinque minuti. La visione di Prisoners of the Ghostland vale "solo" per le scenografie particolareggiatissime e deliranti che mescolano la bellezza rigorosa dei quartieri tradizionali giapponesi, la mitologia del Far West e i deserti australiani in odore di Mad Max e dentro le quali brulicano personaggi uno più assurdo dell'altro, almeno a livello di costumi, creando un melting pot di razze, stili, iconografie e lingue che penso di avere visto solo nel ben più riuscito Sukiyaki Western Django di Takashi Miike. Prisoners of the Ghostland, in tal senso, è uno stimolo visivo continuo, fatto di flashback nitidissimi e dai colori pop (le mie scene preferite sono quelle all'interno della banca, con quei chewingum colorati e il bellissimo bimbetto giapponotto), di luci rossastre, di colori polverosi e cupi là dove la speranza ha smesso di esistere, di visioni bianche come la morte, persino di aureole olografiche attorno alla capoccia di Cage, e non sarò io a discutere la validità di tutta la manovalanza coinvolta in questi aspetti della pellicola né l'ardire visionario di Sono, perché sarei davvero stupida e ingrata anche solo a osare. E' che la sceneggiatura, se così si può chiamare, fa schifo e non è interessante per nulla. 


Non so bene come spiegarmi per non incappare in spoiler ma l'assunto iniziale, quello di mandare Cage alla ricerca della Boutella inguainato in una tutina con una serie di pesantissimi ed esplosivi handicap, poteva dare il la a momenti meravigliosi, a una tensione da tagliare col coltello e a momenti di Cageanitudine fuori scala (non che vederlo camminare come colui che si è appena infilato una scopa nel c*** per ramazzare il deserto o sentirlo urlare isterico in giapponese sia brutto, per carità, ma speravo di più) invece tutti questi pericoli tangibili vengono sacrificati allo stolto desiderio di dare un background appena accennato all'universo in cui vivono i personaggi, introducendone alcuni che parrebbero importantissimi ma che, di fatto, servono davvero poco all'economia della storia, indugiando su flashback che dovrebbero spiegare l'importanza dell'Eroe Cage e invece rallentano solo il ritmo della pellicola e concentrandosi su particolari inutili che fanno semplicemente folklore. Dell'Eroe, con rispetto parlando, arriva a non fregarcene una mazza (anche perché in virtù di cosa sia diventato Eroe, salvo per quel "sono radioattivo!!!!!" buttato lì a sfregio, non si capisce) così come non ci importa nulla non solo di Bernice, ma anche di tutti i reietti che vivono nella Ghostland, ed è questo il motivo principale per cui il film si trascina stancamente tra uno one man show di Bill Moseley, più sopra le righe di un Cage spesso muto, e uno sprazzo di scenografica locura nipponica. Se non altro, per quanto folle, Sukiyaki Western Django riusciva a coinvolgere e commuovere, qui c'è tanta di quella superficiale freddezza che probabilmente ricorderò Prisoners of the Ghostland solo per i manifesti da ricercato in cui compaiono Lupin e il nome di Goemon.


Del regista Sion Sono ho già parlato QUI. Nicolas Cage (Hero), Sofia Boutella (Bernice) e Bill Moseley (Governatore) li trovate invece ai rispettivi link.

Nick Cassavetes interpreta Psycho. Americano, figlio di Gena Rowlands e John Cassavetes, ha partecipato a film come Furia cieca, Face/Off - Due facce di un assassino, The Astronaut's Wife - La moglie dell'astronauta, Blow, Una notte da leoni 2 e a serie come Matlock. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 62 anni.


Imogen Poots ed Ed Skrein, che avrebbero dovuto interpretare rispettivamente Bernice e Psycho, hanno abbandonato il progetto dopo che Nicolas Cage ha deciso di spostare il set dal Messico al Giappone per andare incontro alle condizioni di salute di Sion Sono, colpito da infarto poco prima delle riprese. Ciò detto, se Prisoners of the Ghostland vi fosse piaciuto recuperate Sukiyaki Western Django. ENJOY!

venerdì 9 agosto 2019

Hotel Artemis (2018)

Come ho scritto su Facebook, poiché debbo vergognarmi di non aver apprezzato in toto Midsommar ho deciso di tornare su film più terra terra e comprensibili anche dagli ignoranti come me. Ergo, domenica sono corsa al cinema per vedere Hotel Artemis, scritto e diretto nel 2018 dal regista Drew Pearce.


Trama: in una Los Angeles del futuro piagata da violentissime insurrezioni, un'infermiera gestisce l'Hotel Artemis, luogo dove i peggiori criminali vengono curati con metodi all'avanguardia.


Tanto è stato il trauma post-Midsommar, che persino questo Hotel Artemis mi è sembrato meno ignorante di quanto avrei preventivato e adesso mi sento in difetto a scriverne. Scherzi a parte, mi aspettavo una brutta copia di John Wick e dell'Hotel Continental dove i criminali vanno a far la bella vita o si rifugiano approfittando delle regole ferree della struttura (la prima, su tutte, è che non ci si può uccidere a vicenda all'interno dell'hotel), in realtà sia le regole dell'Artemis che le insurrezioni popolari all'interno di una Los Angeles in piena crisi idrica fungono da contorno per raccontare la storia dell'infermiera Thomas, donna piagata dalla vita e da un passato doloroso, chiusa all'interno di un hotel dotato di un regolamento rigidissimo poiché impossibilitata ad affrontare un esterno sregolato e pericoloso. All'interno dell'Artemis si intrecciano storie di varia umanità più o meno interessante e più o meno legata ai cliché del genere: se la bella e micidiale Nice, il vanaglorioso Acapulco e il pericolosissimo Re Lupo sono personaggi abbastanza monodimensionali utilizzati come meri strumenti per far proseguire la trama in una determinata direzione, altri come Waikiki e l'infermiere Everest (oltre alla stessa Thomas) offrono quel minimo di "approfondimento psicologico" che porta gli spettatori a considerarli più di carne da macello e a dispiacersi/interessarsi per il loro destino. In effetti, Hotel Artemis non è solo la sagra delle botte, anzi, di queste non se ne vedono nemmeno tantissime, almeno fino alla fine del primo tempo, mentre invece l'atmosfera è spesso malinconica e drammatica, forse grazie alla presenza di una Jodie Foster che ha palesemente preso a cuore il suo personaggio dandogli quella dignità che altre avrebbero trasformato in ridicolo involontario.


Drew Pearce, al suo semi-esordio dietro la macchina da presa dopo parecchie prove come sceneggiatore, sceglie di non sbragare come farebbero i novellini entusiasti ma si mantiene comunque nel decoro di una sceneggiatura "tranquilla" e piacevole, a modo suo, e di una regia che valorizza al meglio gli ambienti decadenti e anche un po' kitsh dell'Hotel Artemis; al montaggio, per fortuna, le poche botte non vengono sacrificate né rese confuse e in generale si ha l'impressione che l'intero reparto visivo di Hotel Artemis sia stato curato da gente che sa fare il suo mestiere. Cosa che, per inciso, vale anche per gli altri attori che affiancano Jodie Foster, salvo un paio di eccezioni nelle quali rientra, porca misera, un Zachary Quinto che tra il figlio scemo del boss e il vecchio pederasta di N0S4A2 pare non azzeccare più un ruolo. Meravigliosi, invece, Dave Bautista e Sofia Boutella. Il primo si riconferma uno dei pochi manzi capaci di rendere riconoscibili i suoi personaggi tutti muscoli dotandoli di un cuore e un'anima sempre diversi, la seconda è semplicemente una macchina da guerra sexy da morire e meriterebbe di comparire in ogni film che preveda anche un singolo pugno (o calcio) dato da una bella fanciulla a rozzi e sacrificabili henchmen. Si può dire dunque che Hotel Artemis meriterebbe la visione anche solo per vederli all'opera ma alla fine è l'intero film a confermarsi godibile e meno stupido di quanto sembrasse dal trailer. Dategli una chance, se vi va.


Di Jodie Foster (Infermiera Thomas), Sofia Boutella (Nice), Jeff Goldblum (Niagara), Brian Tyree Henry (Honolulu), Zachary Quinto (Crosby Franklin), Charlie Day (Acapulco), Dave Bautista (Everest) e Kenneth Choi (Buke) ho parlato ai rispettivi link.

Drew Pearce è il regista e sceneggiatore della pellicola, alla sua prima prova con un lungometraggio. Anche produttore e attore, ha 44 anni.


Sterling K. Brown interpreta Waikiki. Americano, ha partecipato a film come Black Panther, The Predator e a serie quali E.R. Medici in prima linea, Alias, Supernatural, Medium, American Crime Story; come doppiatore ha lavorato in Robot Chicken. Anche produttore, ha 43 anni e tre film in uscita tra i quali Frozen II - Il segreto di Arendelle.


Jenny Slate interpreta Morgan. Americana, ha partecipato a film come Venom; come doppiatrice ha lavorato in Zootropolis, Pets - Vita da animali, LEGO Batman - Il film, Cattivissimo me 3, Pets 2: Vita da animali e serie come Adventure Times, Muppet Babies e I Simpson. Anche sceneggiatrice e produttrice, ha 37 anni e due film in uscita.


Se il film vi fosse piaciuto recuperate la trilogia di John Wick, Atomica bionda e Polar. ENJOY!


domenica 23 giugno 2019

Climax (2018)

Ala fine ho recuperato anche Climax, diretto e sceneggiato nel 2018 dal regista Gaspar Noé, l'ultimo dei tre film usciti la settimana scorsa che avrei voluto vedere a tutti i costi.


Trama: un gruppo di ballerini francesi si riunisce all'interno di un edificio per terminare le prove prima di un tour che li porterà anche in America. I festeggiamenti vengono però rovinati da sangria corretta con LSD, che alimenterà una follia distruttiva...


Oh dai, partiamo con l'ennesimo, vergognoso sfoggio di ignoranza: sapete quanti film di Gaspar Noé ho visto prima di Climax? Zero, bravissimi. Arrivata vergine al cinema di Noé, ho vissuto questo Climax come un delirio puro capace di esaltarmi come pochi altri film, alternato a momenti di noia pesantissimi, non lo nascondo. Il ritmo di Climax è infatti molto altalenante: c'è un lunghissimo, tedioso prologo in cui i personaggi vengono introdotti ed intervistati (su temi quali la danza, gli Stati Uniti, la religione, la droga, il sesso) e i loro volti sono imprigionati nella stasi di un televisore vintage incastrato in mezzo a copie di libri e film ai quali questo Climax deve buona parte della sua atmosfera; questa stessa tediosa stasi viene reiterata, a un certo punto, attraverso dialoghi "di coppia" che precedono il delirio vero e proprio, coi personaggi che parlano di aria fritta e consegnano allo spettatore, per quanto vagamente, altri indizi sulla loro personalità che si riveleranno più o meno utili nel momento in cui esploderà il caos. Dico più o meno utili perché Noé, in tre splendide e lunghe sequenze, svuota i personaggi di qualsivoglia umanità rendendoli "solo" corpi, forme perfette in perenne movimento che spaziano da un'incredibile bellezza a un altrettanto incredibile abominio. E' impossibile non rimanere ipnotizzati davanti alla sequenza di danza iniziale, l'unica coreografata alla perfezione, quando i cuori e i corpi dei ballerini sono un tutt'uno e i loro movimenti sono controllatissimi, pura arte in movimento. Allo stesso modo, è impossibile non lasciarsi sconvolgere dal modo in cui quel controllo, progressivamente, viene meno, e subentra l'allucinato istinto che porta i personaggi a contorcersi, piegare gli arti in modi inimmaginabili, urlare a squarciagola, ferirsi e ferire, abbandonarsi a un piacere sofferto e persino proibito, mentre chissà quali incubi stanno divorando la loro mente. Noé non ce li mostra questi incubi, non ricorre a nessuna distorsione onirica o effetto speciale d'accatto, lascia che la Boutella e il resto del cast (ballerini alla prima esperienza attoriale) improvvisino trasformando corpi splendidi in angoscianti prigioni di carne e sangue che sembrano quasi faticare a contenere tanto orrore.


A noi, di quell'orrore, per fortuna, arriva poco. Ma quel poco è già troppo. Il momento in cui le luci si spengono, immergendo l'edificio dove sono rinchiusi i ballerini in un'angosciante mistura di ombre tinte di rosso, verde e blu, fa accapponare la pelle sia per ciò che è accaduto fuori campo sia per le reazioni di chi ormai è meno che umano; "Nascere è un'esperienza unica" ma l'"impossibilità collettiva che è la vita" si accanisce soprattutto su chi non ha né la coscienza né la capacità di difendersi, con una violenza terribile e sconvolgente, oltre che gratuita, tanto da far venire voglia di urlare anche allo spettatore. Implacabile, la cinepresa di Noé non sta ferma un istante e confeziona piani sequenza dilatati all'infinito, andando dietro ora a un personaggio ora a un altro, perdendosi nei corridoi assieme a questi scarti di umanità terrorizzata, elevandosi per osservarli dall'alto, vorticando al punto da lasciarci confusi e nauseati mentre, come dei voyeur, cerchiamo di capire cosa stia succedendo a chi, in mezzo a quell'intreccio di arti, schiene contorte, capelli e vestiti che copre buona parte dell'infernale seconda parte del film. In tutta onestà, lo devo ammettere: Climax non è proprio my cup of tea, come si suol dire. La deboscia fine a se stessa un po' mi offende e la spersonalizzazione dei protagonisti non rende meno fastidiose un paio di sequenze (imperniate rispettivamente su aborto, morte, incesto), anzi, immergerle in un'atmosfera di allucinata noncuranza le ha rese ancora più insopportabili, almeno per me. Tuttavia, non nego che Noé abbia girato delle scene splendide e che comunque Climax sia un tripudio di musiche azzeccatissime, colori allucinanti e ballerini che danno il meglio (il peggio?) di loro stessi, trascinati da una Boutella sempre talmente sensuale da risultare illegale. Com'è che dicono i cinèfili dell'internet? E' un esperienza disturbante, un pugno nello stomaco? Ecco, appunto. Aggiungo solo: provatelo ma con cautela, ché non è proprio un film da far vedere a tutti.


Di Sofia Boutella, che interpreta Selva, ho già parlato QUI.

Gaspar Noé è il regista e sceneggiatore del film. Argentino, ha diretto film come Seul contre tous, Irréversible e Enter the Void. Anche produttore e attore, ha 56 anni.


Se Climax vi fosse piaciuto recuperate Suspiria, Possession e gli altri film di Gaspar Noé. ENJOY!

martedì 22 agosto 2017

Atomica bionda (2017)

Scrolliamo dal blog la ruggine da ferie con l’esplosivo film Atomica Bionda (Atomic Blonde), diretto dal regista David Leitch e tratto dalla graphic novel La città più fredda di Antony Johnston e Sam Hart. Pronti a spararvi in cuffia la migliore musica di fine anni ’80?


Trama: l’agente del MI6 Lorraine Broughton viene mandata a Berlino per recuperare una lista zeppa di segreti bramata da inglesi, americani, russi e francesi… proprio mentre i giorni del muro sono agli sgoccioli!


Alla mia veneranda età, dopo aver visto un buon numero di film, fatico ormai a ricordare nomi di registi e attori "secondari". Alla fine di Atomica Bionda mi è capitato di sussurrare al Bolluomo, col sorrisone sulle labbra, una cosa tipo "Ah ma questo è il modo in cui avrebbero dovuto girare quella mer*a di John Wick 2!" per poi scoprire, in effetti, che David Leitch era il co-regista non accreditato del primo, bellissimo John Wick, il cui secondo capitolo è stato diretto solo da Chad Stahelski. Da qui ho avuto modo di capire che, a son di guardare film, ho imparato qualcosa relativamente non solo a cosa viene raccontato bensì anche al "come", ma soprattutto di riflettere un po' sul Cinema di Menare (non me ne vogliano i fan de I 400 calci se utilizzo un loro termine), genere che, per quanto bistrattato dalla cVitica, ha un suo modo di essere e una sua dignità se realizzato bene, al punto che persino chi si intende di regia, montaggio e stunt tanto quanto un fermacarte (tipo la sottoscritta) riesce a capire facilmente la differenza tra un John Wick 2 e una meraviglia come Atomica Bionda: qui ci sono cuore, tecnica e gusto estetico, là c'è solo la pigrizia con la quale si prende per il naso lo spettatore. Perché a me (come ad altri spettatori, spero) frega poco di vedere Keanu Reeves ammazzare gente se le coreografie che lo vedono impegnato sono sempre le stesse e se il montaggio o la regia non mi esaltano, altrimenti non si parlerebbe, appunto, di coreografie, regia e montaggio e rimarremmo fermi a Van Damme o Steven Seagal al nadir delle loro carriere. In Atomica Bionda ci si mena ma lo si fa con un senso estetico superiore, col desiderio di costruire una scena, coccolando l'occhio dello spettatore con una bellezza che non è solo quella di una Charlize Theron che sarebbe gnocca persino avvolta in un sacco di juta e sfigurata dai lividi ma è anche e soprattutto quella di scontri all'arma bianca/pugni/calci/quello che volete così ben fatti da sembrare dei balletti, altro che La La Land. Questi sono film realizzati da gente che conosce benissimo il genere, lo ama e lo rispetta, da artigiani e stuntman che scelgono di renderlo appetibile anche per un pubblico di gente meno di nicchia, coinvolgendo grandi nomi e puntando tantissimo su scenografie, musiche, costumi e qualsiasi altro elemento possa risultare gradevole anche a chi non mastica pane e tamarreide dal mattino alla sera. A inizio 2000 c'erano i wu-xia occidentalizzati, oggi ci sono questi... come chiamarli? Action fortemente estetici? Non saprei ma, a prescindere da come vogliamo chiamarli, non ci si può lamentare della loro presenza sul mercato.


Sorvolando un attimino su una trama che a tratti si perde in un tourbillon di nomi in codice e passaggi di testimone, Atomica bionda ha tutto quello che serve per rendere la Bolla una bimba felice. Innanzitutto, ha una protagonista carismatica (e sapete quanto io ADORI le donne forti nel Cinema) interpretata da un'attrice che, ora come ora, è una delle migliori in circolazione. Non mi sento di scrivere altre righe sulla bellezza di Charlize Theron, quella donna è gnocca e bravissima, ma è innanzitutto una macchina da guerra credibile e stilosa da matti: le mise che la Theron indossa nel corso del film, non tanto quelle per me inarrivabili sfoggiate nei club berlinesi ma proprio quelle "da tutti i giorni", le sognerò nei mesi a venire, spulciando i siti di shopping on line per scovare qualche capo autunnale da mettere a mia volta. Magari con risultati diversi, ma l'importante è provare. Seconda cosa, Atomica bionda ha una serie di personaggi "di contorno" da paura. Ormai James McAvoy ha superato il noiosino Fassbender nella mia personalissima classifica di figaggine e quando lo sfruttano per ruoli da alcoolizzato/pazzo mi si scioglie il cuoricino; per gli ometti (o per le fanciulle amanti dello stesso sesso) c'è una Sofia Boutella sempre più affascinante, impegnata in una paio di scene capaci di lasciare letteralmente a bocca aperta il Bolluomo. Non potevo nemmeno prenderlo a schiaffi, visto che la Boutella e la Theron sono talmente sensuali assieme da far vacillare la mia eterosessualità come non erano riuscite nemmeno Natalie Portman e Mila Kunis ne Il cigno nero. Il parterre di attori ovviamente non finisce lì: vedere John Goodman, Toby Jones, Eddie Marsan e il futuro Pennywise Bill Skarsgård condividere lo schermo con la protagonista è sempre una gioia, così come è splendido vederli camminare per le due Berlino un attimo prima del crollo del maledetto muro. L'ambientazione è il terzo elemento vincente di Atomica Bionda, con le due anime di Berlino, la est più "straccionata" ma viva in un modo che la ovest può solo sognare, riportate perfettamente su pellicola e la storia reale che si insinua prepotentemente all'interno della finzione, segnando la sconfitta (non definitiva) di tutti i giochi di spie, traditori ed assassini che coi loro segreti hanno scritto una delle pagine più nere della storia mondiale. Immancabile infine, per mantenere il mood berlinese di fine anni '80, una colonna sonora stupenda che spazia da David Bowie a Blue Monday, passando per immancabili hit tedesche come 99 Luftballons e la sempre adorabile Der Commissar per poi finire con London Calling e Under Pressure, sempre per non dimenticare il divino Starman e l'altro divino Freddie Mercury. Volete altri motivi per andare a vedere Atomica bionda? Io sinceramente non perderei tempo e correrei al cinema prima che lo tolgano!


Del regista David Leitch ho già parlato QUI. Charlize Theron (Lorraine Broughton), James McAvoy (David Percival), Eddie Marsan (Spyglass), John Goodman (Emmett Kurzfeld), Toby Jones (Eric Gray) e Sofia Boutella (Delphine Lasalle) li trovate invece ai rispettivi link.

Bill Skarsgård interpreta Merkel. Svedese, figlio di Stellan e fratello di Alexander, lo ricordo per il film Anna Karenina, inoltre ha partecipato a serie quali Hemlock Grove. Ha 27 anni e tre film in uscita tra cui, ovviamente, IT, dove ricoprirà il ruolo di Pennywise!


I più accaniti fan di Tarantino avranno riconosciuto nei panni dell'orologiaio l'attore Til Schweiger, ovvero l'Hugo Stiglitz di Bastardi senza gloria. Detto questo, se Atomica bionda vi fosse piaciuto vi consiglio di recuperare Nikita e il primo John Wick. ENJOY!

martedì 13 giugno 2017

La mummia (2017)

Mentre la povera Wonder Woman continua purtroppo a rimanere al palo (ah ma la prossima settimana DEVO andarlo a vedere!) sabato mi sono buttata a pesce su La mummia (The Mummy), diretto e co-sceneggiato dal regista Alex Kurtzman.


Trama: risvegliata da un sonno millenario, la principessa egizia Ahmanet si scatena nella Londra dei nostri giorni, alla ricerca del suo Prescelto...


Ho avuto un weekend piuttosto pesantuzzo e sono stanca morta quindi probabilmente scriverò un post schifido. Voi direte: "Ma non puoi aspettare e scrivere quando sarai riposata, alla faccia del caldo maledetto che non ti fa dormire?". Eh, bravi faGGiani (cit.). Sapete che nella blogosfera la velocità è tutto e ormai La mummia, uscito GIA' giovedì scorso, è storia vecchia! LaGGente vogliono la novità! Anche gli spettatori, a onor del vero, vorrebbero la novità ma sarà la suddetta stanchezza o l'hangover post venerdì alcoolico, sabato sono andata a vedere La mummia e non mi è dispiaciuto. Ora, del progetto Dark Universe, che mira a riproporre in chiave moderna tutti i mostri della Universal, non so praticamente nulla e sinceramente quel poco che so mi fa persino un po' paura ma La mummia, preso come divertissement ed ennesimo reboot in chiave action di un mostro "classico", non è neppure così male. Sicuramente non è una tamarreide aberrante come il fu Van Helsing o una roba ridicola come La leggenda del cacciatore di vampiri; non è neppure un film elegante e visionario, per carità, trattasi sempre di intrattenimento milionario a base di effetti speciali, versioni in 3D e attori famosi ma per le nemmeno due ore di durata fa il suo sporco lavoro e, appunto, diverte. Che poi, all'interno, vengano gettate anche le basi per i prossimi film del Dark Universe, con un personaggio in particolare eletto a "raccordo" delle varie storie che verranno proposte in futuro se La mummia avrà successo, sinceramente mi è importato poco e probabilmente il 90% degli spettatori occasionali non avrà nemmeno colto le varie citazioni presenti nel film (tranne quella palese che viene sbattuta in faccia al pubblico e che è parte integrante della trama) quindi passerei a spendere due parole su questo La Mummia. Una Signora Mummia, a sentire il parere del Bolluomo. Nel senso che se Arnold Vosloo non era un brutto uomo, Sofia Boutella nei panni della principessa Ahmanet è proprio una figona incredibile e il protagonista non pare neppure così dispiaciuto all'idea di venire perseguitato e sfruttato per diventare il suo eventuale compagno di oscura eternità. La Mummia funziona principalmente perché il mostro principale è affascinante e sensuale, fin dall'inizio mostra livelli di crudeltà particolarmente elevati e può permettersi persino di perculare l'interesse amoroso del protagonista, la povera Annabelle Wallis il cui personaggio è scritto, diciamo, un po' "a belle branché cumme a furmaggetta", come si direbbe in Liguria.


Non che il resto dei personaggi sia scritto meglio, per carità, i modelli sono quelli già sdoganati ne La mummia d'inizio millennio, solo con meno parentame e bambini, e l'unico capace di imprimersi nella memoria è un Russell Crowe d'antologia. Diciamo che con La mummia il mostro Universal diventa una minaccia da affrontare con piglio da superspia, non a caso il protagonista ha la faccia (nonché il conseguente sprezzo per il pericolo da affrontare col sorriso a sedicimila denti) di Tom Cruise e l'atteggiamento piacione e scanzonato che lo rende un mix tra il vecchio Brendan Fraser e uno Starlord qualsiasi, il tipo insomma capace di rapportarsi ad eventuali minacce egiziane con una baldanza sconfinante nell'assoluta mancanza di buon senso; tolti un paio di momenti veramente dark e un pre-finale dal twist quasi inaspettato (un po' troppo sentimentale e moscio, se vogliamo essere pedanti), La mummia di "oscuro" ha veramente poco o nulla e l'atmosfera è più action che horror, tra deserti che esplodono, città devastate, rocambolesche fughe in aereo, organizzazioni segrete e violentissimi corpo a corpo, inoltre si ride parecchio grazie ad un umorismo assai simile a quello riscontrabile nelle produzioni Marvel. Checché ne dica Kurtzman, il quale fa il figo dicendo che le scene post-credits sono appannaggio Marvel quindi ne La mummia non ne hanno messe, che lui e i suoi soci mirino a trasformare il Dark Universe e i vecchi mostri Universal in una sorta di Dark Avengers non è un'idea poi così peregrina e più di una volta, durante la visione, mi sono ritrovata a pensare al disastroso La lega degli uomini straordinari. Fortunatamente, gli albori truzzi e modaioli del nuovo millennio sono passati da un pezzo e mi è parso che ne La mummia si puntasse più alla cafonaggine distruttiva ma innocente piuttosto che al fighettame cupo finto come i soldi del Monopoli: come dicevo sopra, le scene d'azione e gli stunt sono stati girati con un'abbondante e gioiosa incoscienza capace di esaltare lo spettatore e fargli dimenticare che, in realtà, avrebbe dovuto farsela sotto dalla paura e io per questo non riesco a voler male a La mummia. Nelle mie condizioni straccionate però il parere della sottoscritta conta poco quindi per un post più completo, sensato ed interessante, col quale peraltro concordo in toto, vi rimando QUI.


Di Tom Cruise (Nick Morton), Russell Crowe (Dr. Henry Jekyll) e Annabelle Wallis (Jenny Hasley) ho già parlato ai rispettivi link.

Alex Kurtzman è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Una famiglia all'improvviso ed episodi di serie quali Alias. Anche produttore, ha 44 anni.


Sofia Boutella interpreta Ahmanet. Algerina, ha partecipato a film come Kingsman: Secret Service e Atomica bionda. Ha 35 anni e due film in uscita, tra cui Fahreneit 451.


Javier Bardem, Joseph Gordon-Levitt, Tom Hardy e Eddie Redmayne erano stati presi in considerazione per il ruolo di Jekyll ma alla fine l'ha spuntata Crowe e Bardem dovrebbe invece interpretare il mostro di Frankenstein nel caso dovessero realizzare un film basato sul personaggio; per quel che riguarda i registi, il lavoro era stato affidato ad Andrés Muschietti, che se n'è chiamato fuori per divergenze creative (e per girare It. Mwahahaah!!). A proposito del Dark Universe, pare si sia dibattuto per qualche tempo se considerare Dracula Untold (che devo ancora vedere) come parte di esso e primo film della "saga" ma alla fine si è deciso di lasciare la pellicola di Gary Shore come opera a sé stante. Nell'attesa di sapere come finirà il progetto Dark Universe e di quali pellicole sarà composto (al momento l'unico film che sembra quasi certo è Bride of Frankenstein, che dovrebbe uscire nel 2019), se La mummia vi fosse piaciuto recuperate la trilogia composta da La mummia, La mummia - Il ritorno e La mummia - La tomba dell'imperatore Dragone. ENJOY!



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