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venerdì 17 luglio 2026

2026 Horror Challenge: Tesis (1996)


La challenge horror questa settimana chiedeva di festeggiare l'anniversario di un film uscito nel 1996. Invece di scegliere un "banale" Dal tramonto all'alba, di cui comunque quest'anno dovrò parlare, pur non essendone in grado, ho puntato un altro mio grande amore cinefilo, Tesis (Tésis), diretto e co-sceneggiato dal regista Alejandro Amenábar.

Trama

Cercando materiale per una tesi sulla violenza all'interno delle opere audiovisive, Angela incappa in uno snuff avente come protagonista una studentessa della sua stessa università, scomparsa da qualche tempo. Con l'aiuto del compagno di corso Chema, Angela comincia a indagare, attirando l'attenzione dell'assassino...

RECENSIONE

Cercando qua e là su Internet, è venuto fuori che la prima visione italiana televisiva di Tesis era andata in onda nel 2003. Non sono sicurissima al 100% che sia proprio vero, ma siccome quell'anno andavo a mia volta all'università, può essere. Sta di fatto che, come al solito, probabilmente devo ringraziare Ghezzi e il suo Fuori Orario per avermi fatto scoprire questa perla della cinematografia spagnola. Tesis era stato il mio amore di un'estate, culminato nella ricerca dell'opera di Oscar Wilde in cui si racconta la storia della principessa e del nano morto di crepacuore, ovvero Il compleanno dell'infanta. Erano tempi in cui internet si usava ancora poco, e avevo dovuto affidarmi alla memoria di quel pozzo di cultura che è l'amico Toto per recuperare la fonte della storia che Chema racconta ad Angela nei labirintici sotterranei dell'università. Da allora, avrò rivisto Tesis un paio di volte e poi, come spesso accade, ho lasciato che questo film tanto amato cadesse nell'oblio fino a qualche giorno fa, quando l'ho riguardato come fosse la prima volta, rimanendone nuovamente coinvolta e affascinata. Tesis racconta le vicende di Angela, laureanda alle prese, appunto, con la tesi. L'argomento scelto, come viene ribadito a un certo punto nel film, è complesso ed insidioso, ovvero la violenza all'interno delle opere audiovisive, direttamente collegato alla morbosa fascinazione dell'essere umano verso il sangue, le torture e la morte. Per ottenere materiale, Angela si avvicina a Chema, famoso all'interno della facoltà per essere amante dell'horror estremo, e chiede al suo relatore la possibilità di visionare film particolarmente espliciti. Quest'ultimo, cercando qualcosa che possa fare al caso della ragazza, recupera una videocassetta all'interno di un angolo nascosto della videoteca di facoltà, e muore dopo averla visionata. Angela è la prima a trovare il cadavere del relatore e, mossa proprio da quella morbosa fascinazione di cui sopra, ruba la cassetta, che si rivela essere uno snuff contenente l'omicidio di una studentessa della sua stessa facoltà, misteriosamente scomparsa da qualche tempo. Angela e Chema si mettono quindi ad indagare, attirando ovviamente le attenzioni di chi ha realizzato il video. 

Rivisto dopo 20 anni e un minimo di obiettività in più, Tesis si è rivelato un film con tantissimi pregi e qualche difetto. Il messaggio di fondo ha mantenuto intatta la sua potenza, la capacità di raccontare l'oscurità di un animo umano che, spogliato da tutte le regole sociali, è assimilabile a quello di una bestia assetata di sangue. Angela è attirata dall'orrore e dalla violenza, la sua mente la spinge in ogni modo a guardare, perlomeno a sbirciare. Ancor prima che dai sogni su Bosco, nei quali si mescolano eros e thanatos, questa sua "perversione" si capisce fin dall'inizio: dalla corsa per riuscire a vedere il cadavere in metropolitana nonostante i divieti della polizia, dall'incapacità di spiegare in cosa consisterebbe la sua tesi e perché abbia scelto proprio un argomento simile, dagli escamotage che utilizza per non essere "sfacciata" come Chema. Angela ha bisogno di giustificazioni oppure tramiti per legittimare la sua curiosità ed ergersi a giudice morale degli altri, mentre Chema, sostanzialmente, se ne frega e, in maniera molto infantile, ostenta la sua ribellione fingendo di non avere sentimenti, positivi o negativi che siano. Sono entrambi due personaggi immaturi e borderline ma, mentre Angela è la protagonista che viene costruita per essere "ingenua", al limite del cretino, nella pervicacia con la quale si ostina a mettersi in pericolo anche di fronte a una red flag grossa come una casa (cose che non la privano del suo ruolo di eroina), Chema viene connotato come un personaggio ambiguo, disgustoso. Un nano che si è visto allo specchio e, apparentemente, ha accettato la sua bruttezza indurendo il proprio cuore invece di morirne, arrivando ad assecondare in toto i pregiudizi delle persone. A differenza di altri, Chema non sa vivere, è incapace di indossare una maschera di normalità, e il difetto di Tesis è proprio quello di usare gli innumerevoli aspetti creepy della sua personalità solo come elemento sviante, senza imbastire un discorso più serio; ancora peggio, in qualche modo Chema viene giustificato nonostante sia oggettivamente deprecabile e compia azioni molto discutibili, perché nonostante il suo amore per l'horror estremo non arriva mai a mettere in pratica ciò che vede nei film.  

Molto interessante, ancora oggi, è invece il continuo dialogo tra l'occhio dello spettatore e quelli dei personaggi, tra la cinepresa del regista e quella dell'assassino, che si scambiano continuamente portando la realtà nella finzione e viceversa. Lo stile di Tesis è molto argentiano, con i protagonisti che corrono fuggendo da "qualcosa" di invisibile, incarnato dalla macchina da presa, oppure persi all'interno di ambienti assai comuni che diventano all'improvviso delle vuote anticamere di morte, dove potrebbe esserci chiunque in agguato. A differenza di Argento, però, Amenábar intavola anche un discorso cinefilo e metacinematografico. Tesis è ambientato all'interno della facoltà di Cinema, i personaggi conoscono sia le tecniche di regia che quelle di sceneggiatura, oltre alle regole del genere thriller-horror, e si trovano in una situazione in cui realtà e finzione si sovrappongono; da spettatrice riluttante ma curiosa, Angela si ritrova ad essere potenziale protagonista di qualcosa che si finge cinema per giustificare istinti brutali e, invece di "guardare", viene guardata e violata, talvolta anche a sua insaputa. Il prosaico discorso del professor Càstro, durante il quale gli studenti vengono invitati a "dare al pubblico ciò che vuole", ragionando principalmente in termini economici, si traduce sul finale in una doccia fredda per Angela, la quale ha finalmente toccato con mano il vero significato della parola "orrore" e si ritrova, a sua volta, ad essere protagonista di una storia da dare in pasto alle masse ipnotizzate e affamate di vicende violente. C'è da chiedersi cosa girerebbe oggi Amenábar, in un'epoca in cui vanno per la maggiore i true crime e in cui qualsiasi horror estremo, da raccattare in qualche oscura videoteca, impallidisce rispetto a quello che ci propinano i social, ma probabilmente aveva già immaginato una deriva simile, visto il modo in cui si chiude Tesis. Che, se ancora non aveste capito, vi consiglio di cercare e custodire come un tesoro prezioso!

CAST

Del regista e co-sceneggiatore Alejandro Amenábar ho già parlato QUI. Fele Martínez (Chema) e Eduardo Noriega (Bosco Herranz) li trovate invece ai rispettivi link.

CURIOSITà

Ana Torrent, che interpreta Ángela ha partecipato al film Verónica nel ruolo della madre degli sfortunati protagonisti. Se Tesis vi fosse piaciuto, recuperate 8mm - Delitto a luci rosse, L'occhio che uccide e il reboot di Faces of Death. ENJOY!

mercoledì 2 maggio 2018

Perfectos desconocidos (2017)

Spinta da una curiosità divorante, appena si è reso disponibile ho recuperato Perfectos desconocidos, diretto e co-sceneggiato nel 2017 dal regista Álex de la Iglesia ed erroneamente definito "remake" di Perfetti sconosciuti. Perché erroneamente? Scopritelo!


Trama: in una notte di eclissi, un gruppo di amici di lunga data si riunisce per una cena. Durante il convivio, Blanca decide di proporre un gioco: tutti dovranno mettere i cellulari sul tavolo e condividere con gli altri il contenuto di messaggi e chiamate. Inutile dire che il gioco finirà malissimo...


Dopo la visione di Perfectos desconocidos è partita una discussione su Facebook relativamente all'utilità o meno di un remake diretto da de la Iglesia e proprio lì il buon Fausto di Cinefatti ha tirato fuori dal cilindro un interessante retroscena. Il regista spagnolo ha dichiarato in un'intervista che Telecinco, facente capo alla Medusa, gli ha fatto recapitare la sceneggiatura del film praticamente nello stesso momento in cui arrivava a Paolo Genovese per altre vie; avendo altri progetti in testa, de la Iglesia si è preso il suo tempo mentre Genovese si è messo subito all'opera, così si è arrivati ad avere due "visioni" diverse di una stessa sceneggiatura, non un "originale" e un remake vero e proprio. Da qui, si può ben comprendere il limite di Perfectos desconocidos ma anche il motivo per cui la pellicola di de la Iglesia è nettamente superiore a quella di Genovese. La sceneggiatura del film è rimasta praticamente invariata, e come tale continua ad essere poca cosa, un fuoco di paglia buono giusto per fomentare le discussioni tra amici/amanti annoiati, un po' come accade ai personaggi della storia; abbiamo il solito gruppo di amici che giurano di conoscersi da sempre e di non avere segreti, le cui erronee convinzioni vengono spazzate via da un paio di messaggi, e le dinamiche che ne governano i rapporti sono le stesse sia nella versione italiana che in quella spagnola, con le stesse rivelazioni e gli stessi colpi di scena proposti nelle stesse identiche sequenze. Perfectos desconocidos NON è quindi un film di de la Iglesia, bensì solo un lavoro su commissione che probabilmente il regista ha scelto di girare e rimaneggiare un pochino tra un progetto personale e l'altro (dicasi "a scopo alimentare"), di conseguenza i fan duri e puri potrebbero rimanere non poco delusi da questa storiella ordinaria di indignazione borghese. Però, bisogna anche dire che la mano dell'Autore si vede ed è questo ciò che rende Perfectos desconocidos, con tutti i suoi limiti, un lavoro decisamente più riuscito del cugino italiano.


Tra i cambiamenti apportati da de la Iglesia e dall'altro co-sceneggiatore, l'impronunciabile Jorge Guerricaechevarría, ci sono, vivaddio, non solo l'aggiustamento di un paio di situazioni cretine (il personaggio di Kasia Smutniak, quella che più aveva da perdere se il gioco fosse andato male, era la fautrice della proposta indecente, qui per fortuna l'idea viene dall'innocente Bianca, allo stesso modo nel finale il peggior cornuto se non altro sbrocca e prende a schiaffi chi di dovere, mentre nella versione italiana il personaggio si trincera in uno stoico e surreale silenzio) ma soprattutto la scelta di dare un ruolo all'eclissi, quella maledetta eclissi che nella versione italiana si limitava ad essere soltanto un effetto speciale riuscito male. In Perfectos desconocidos la luna di sangue incombe sui personaggi fino a modificare persino la fotografia sul finale, ottiene una valenza magica capace di causare veri ed inquietanti fenomeni che i nostri eroi non si sanno spiegare ed impone ai protagonisti di compiere determinati "rituali"; la storia narrata diventa così una favola zeppa di caustico umorismo, dove qualcuno alla fine riesce ad imparare dai propri errori e ad ottenere una seconda possibilità di avere una vita normale, forse migliore. Molto meglio dell'ipocrita e paraculo rewind di Genovese, pronto a bacchettare gli spettatori rei di desiderare che i loro segretucci rimangano nascosti. A creare un'atmosfera di sottile inquietudine concorrono anche una colonna sonora particolare e giri di macchina che indugiano su importanti dettagli (ecco, forse l'unico "sbaglio" del film spagnolo è quello di svelare subito un importante plot twist ma ne guadagna l'interpretazione della Rueda, venti spanne sopra la Smutniak e personaggio con cui si riesce finalmente a empatizzare anche nella sua imperfezione), dando al film un dinamismo che la sua controparte italiana non aveva, risultando così pesante come la cena di ventimila portate ingurgitata dai protagonisti. Probabilmente chi ha già visto Perfetti sconosciuti verrà preso da nazionalismo ed eviterà un film che da noi non verrà mai distribuito ma chi dovesse approcciarsi a questa storia per la prima volta farebbe meglio a recuperare invece Perfectos desconocidos: non è di sicuro il film più bello di de la Iglesia ma perlomeno è un film, non un inspiegabile successo nazionale.


Del regista e co-sceneggiatore Álex de la Iglesia ho già parlato QUI. Belén Rueda (Eva) e Eduardo Noriega (Eduardo) li trovate invece ai rispettivi link.

Pepón Nieto, che interpreta Pepe, aveva già lavorato con de la Iglesia in Le streghe son tornate. Per quanto riguarda gli altri attori, Juana Acosta ed Ernesto Alterio, che interpretano Ana e Antonio, sono davvero sposati. Detto questo, se Perfectos desconocidos vi fosse piaciuto evitate sereni la versione italiana e buttatevi sul francese Cena tra amici. ENJOY!

domenica 9 marzo 2014

La bella e la bestia (2014)

Mercoledì sono riuscita a convincere un'amica ad andare a vedere La bella e la bestia (La belle et la bête), l'ultimo film del regista Christophe Gans, preparandomi già al peggio...


Trama: Belle, figlia di un mercante, si offre di prendere il suo posto come prigioniera di una terribile bestia che vive in un castello incantato. A poco a poco, tra i due nascerà l'amore...


Chi mi conosce sa quanto abbia amato La bella e la bestia, senza se e senza ma il cartone animato Disney più bello in assoluto. Chi mi conosce sa anche che, nonostante mia madre ami definirlo "faccia da porco e leppego", ho un debole per il buon Vincenzo Cassola che, se leggerà queste righe, ora che è single potrebbe anche fare un salto da me. Questo per dire che, all'idea che Gans girasse un film tratto da La bella e la bestia, il cor mi si spauriva molto leopardianamente ma, allo stesso tempo, l'idea di una bestia Cassoliana mi intrigava... beh, mi intrigava aBBestia. Questo dualismo mi ha accompagnata fino all'inizio del film che, per fortuna, si è distaccato completamente dall'adorato capolavoro animato e ha preso una strada tutta sua, consentendomi così di godermelo senza pregiudizi di sorta e anche di emozionarmi e commuovermi, di tanto in tanto. Partendo dalla fiaba nella versione di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont, Gans aggiunge elementi che rendono la trama simile a quella dei miti dell'antica grecia e, fondamentalmente, si concentrano più sulla natura bestiale intrinseca dell'uomo che sulla capacità di vedere oltre le apparenze e accogliere l'altro da sé. Tutti i protagonisti infatti, tranne Belle, sono mossi dai più bassi istinti umani quali l'avidità e la vanità e il Principe viene trasformato in Bestia proprio in virtù di questi due difetti, che lo portano ad ignorare le richieste provenienti dall'oggetto del suo amore, fino alle estreme conseguenze. Allo stesso tempo, non esiste per Belle un percorso che la porterà con pazienza ad amare la Bestia in quanto tale ma, come si dice, "ci piace vincere facile"! Al quarto giorno la virtuosa fanciulla è già non tanto conquistata dallo charme della bestia ma dai ricordi della precedente moglie, che le arrivano in sogno nottetempo: Belle vede la donna ballare con quel figo di Vincent Cassel e testimonia pure quanto quest'ultimo fosse una bestia sì, ma a letto. Tac, innamorarsi è un attimo, chiamamela scema, anche perché la bestiola dopo cent'anni, per così dire, di solitudine, ne ha una voglia che lévati e Gans lascia intendere che il protagonista non provi un sentimento così casto e puro verso la Bella (per dire, implorarla di chiamarlo ancora "Disgustoso" per poi afferrarle corpetto e quanto sta sotto per "salvarla" non è molto Disneyano). Infatti sconsiglierei alle mamme di portare le bambine al cinema e andrei per i fatti miei, signore, che lì c'è tanta roba bella e buona.


Tornando in ambiti un po' più cinematografici prima che il fascino di Cassel (e la voce italiana di Roberto Pedicini, santo cielo!!!) mi obnubili la mente, c'è da dire che l'impianto tecnico non si differenzia molto da quello de Il patto dei lupi. Gans sceglie una via di mezzo tra l'approccio Burtoniano e quello di Paul W.S. Anderson, il franzoso adora i barocchismi e si vede; il castello della Bestia è qualcosa di incredibile sia all'interno che all'esterno, le scene oniriche dove Belle si immerge in specchi e fontane danno il capogiro e le poche scene d'azione sono ben coreografate. Gli effetti speciali sono tantissimi e, per la maggior parte, sono realistici e per nulla fastidiosi mentre altri, purtroppo, non raggiungono lo scopo e risultano forzati; uno dei peggio riusciti, purtroppo, è proprio la Bestia che, vista a figura intera, viene penalizzata da movenze troppo rigide. L'unica cosa che non perdono a Gans è quella di avere inserito a forza nella trama un branco di buffi simil-cagnolini che, innanzitutto, visivamente parlando sono un pugno nell'occhio che farebbe ribrezzo persino a Luc Besson e ai suoi Minimei e poi sono completamente inutili per quel che riguarda la storia, messi lì solo per accontentare eventuali spettatori bambini mentre le madri rimangono imbambolate davanti allo schermo e a Cassel. Che, bello lui, nei panni della Bestia/Principe è superbo, sembra che il ruolo gli sia stato cucito addosso. Meravigliosa anche la Seydoux, innocente e sensuale al tempo stesso e, soprattutto, avvolta in mezza dozzina di abiti uno più bello e colorato dell'altro. Gli altri attori invece lasciano un po' il tempo che trovano, non amo molto i francesi e il doppiaggio di solito piatto non giova alla loro recitazione, infatti tra tutti spiccano il bravo e luciferino Eduardo Noriega e la splendida e regale Yvonne Catterfeld, l'uno spagnolo e l'altra tedesca. Insomma, pensavo peggio e invece ho trovato questo La bella e la bestia particolare, avvincente e gradevole, per quanto leggermente sempliciotto e paraculo: sicuramente meglio di molte altre fiabe modernizzate di recente, meglio sicuramente de Il grande e potente Oz o Alice in Wonderland. Potere di Cassel? Probabile, ma quel che è giusto è giusto.


Del regista e co-sceneggiatore Christophe Gans ho già parlato qui. Vincent Cassel, che interpreta la Bestia, lo trovate invece qua.

Léa Seydoux (vero nome Léa Hélène Seydoux-Fornier de Clausonne) interpreta Belle. Francese, ha partecipato a film come Inglorious Basterds, Midnight in Paris, La vita di Adele e sarà anche nell'imminente The Grand Budapest Hotel. Ha 29 anni e tre film in uscita.


André Dussollier interpreta il Mercante. Francese, ha partecipato a film come 3 uomini e una culla, Il favoloso mondo di Amélie, Vidocq, Tanguy, Agents Secrets e Una lunga domenica di passioni. Ha 68 anni e un film in uscita.


Eduardo Noriega (vero nome Eduardo Noriega Gómez) interpreta Perducas. Spagnolo, ha partecipato a film come Tesis, Apri gli occhi, La spina del diavolo, Che Guevara e The Last Stand - L'ultima sfida. Anche sceneggiatore, ha 41 anni.


Se La bella e la bestia vi fosse piaciuto recuperate l'omonimo capolavoro disneyano e Il patto dei lupi. ENJOY!!

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