Fresco di un Golden Globe, tra i nominati per l'Oscar come miglior lungometraggio animato c'è il delizioso Missing Link, scritto e diretto nel 2019 dal regista Chris Butler. Questo tra l'altro è l'ultimo post che pubblicherò prima della fatidica Notte: i compiti li ho fatti tutti ma cosa penso dei film mancanti lo scoprirete nei prossimi giorni.
Trama: Sir Lionel Frost tenta invano da anni di ottenere l'ingresso nella "Società dei Grandi Uomini", un esclusivo club di avventurieri, ma viene tacciato di essere un cialtrone. Per provare il suo valore, Sir Frost intraprende dunque un viaggio alla ricerca del leggendario Sasquatch il quale, una volta trovato, gli sottoporrà una richiesta inusuale...
Adoro la Laika. A partire da Coraline non c'è stato un solo cartone animato prodotto da questo splendido e coraggioso studio di animazione che non mi sia piaciuto. Adoro le sue storie particolari e spesso inquietanti, i messaggi che veicolano, il modo arguto in cui affrontano temi anche non facili per dei bambini o ragazzini, e ovviamente mi sciolgo davanti alla realizzazione sopraffina di questi gioielli in stop-motion. Missing Link non fa eccezione, pur essendo, per temi e storia narrata, forse il più "infantile" dei cartoni della Laika, almeno in apparenza. Missing Link è infatti un perfetto film d'avventura che va a braccetto con l'umorismo slapstick dei buddy movies e quello surreale dei Fratelli Marx; se dovessi trovare un esempio recente per indicare quanto mi sono entusiasmata proprio durante la visione dei viaggi, delle ricerche e delle rocambolesche fughe di Sir Lionel e compagni mi viene in mente solo Le avventure di Tin Tin - Il segreto dell'unicorno, e lì c'era Spielberg nella sua forma migliore. Qui abbiamo Chris Butler, che era stato molto più "avanti" ai tempi di ParaNorman ma che, comunque, confeziona un'opera divertentissima, emozionante e punteggiata di tante piccole stoccate alla società odierna, retrograda quanto quella in cui vive Sir Lionel, borioso avventuriero incapace di pensare ad altri che a se stesso e talmente cieco di fronte alla pochezza dei "Grandi Uomini" da voler diventare uno di loro. E' l'incontro col Sasquatch Mr. Link a cambiarlo a poco a poco, assieme alle parole dell'antica fiamma Adelina, due personaggi borderline e molto ben caratterizzati, i quali incarnano rispettivamente l'innocente libertà di essere quello che desidera il cuore, a prescindere da regole e convenzioni, e la forza di aspirare a finali non convenzionali, anche a costo di rimanere soli. E' interessante, a proposito di solitudine, come all'interno del film si sottolinei spesso l'inutilità del branco e si privilegi un'idea di amicizia basata su un costante e reciproco arricchimento, sul rispetto e la generosità, pur contemplando la possibilità di non riuscire a trovare "soddisfazione" anche davanti a simili premesse, nel qual caso l'amicizia è comunque destinata a continuare, anche se "a distanza". Un'idea assai moderna, che conferma l'incredibile finezza delle opere della Laika, mai banali e scontate.
Detto questo, come ho scritto prima Missing Link è anche e soprattutto estremamente divertente. Il contrasto tra l'aplomb inglese unito al complesso da supereroe di Sir Lionel e la goffaggine di Mr. Link, "cugino di campagna" del ben più nobile Yeti e talmente ingenuo da prendere alla lettera qualsiasi frase, è una delle cose più spassose viste quest'anno in un film ed è ben sottolineato dai diversi accenti di Hugh Jackman e Zach Galifianakis (purtroppo Missing Link non ha ancora una data di distribuzione italiana, vai a sapere perché, ma se non altro c'è la gioia di poter ascoltare le voci originali dei doppiatori visto che il contrasto tra i due nell'edizione italiana verrà notevolmente appiattito in tal senso); onestamente, sul finale viene voglia di assistere ancora ad altre spedizioni della strana coppia e chissà che per una volta la Laika non decida di fare un sequel. Di sicuro, realizzare Missing Link è stato uno sbattimento anche per via della miriade di dettagli presenti in ogni scena, tra oggettini, espressioni facciali, mezzi e costumi (ma questo vale per tutti i film realizzati in stop-motion) e il cartone animato presenta delle sequenze esaltantissime e fluide, talmente ben costruite non solo a livello di tecnica animata ma anche di regia da far invidia ai cosiddetti live action: nel mio cuore rimarranno sempre la scazzottata da film western, l'inseguimento all'interno di una nave che sfida ogni legge della fisica e della gravità e, ovviamente, lo showdown finale sulle nevi himalayane, per me anche troppo tachicardico. Se mai Missing Link uscirà in Italia sarò la prima a correre a vederlo al cinema per godermi al 100% la bellezza visiva di questo gioiellino, nel frattempo incrocio le dita perché l'ambita statuetta finisca tra le zampe di Mr. Link!
Del regista e sceneggiatore Chris Butler ho già parlato QUI. Hugh Jackman (Sir Lionel Frost), Stephen Fry (Lord Piggot - Dunceby), Matt Lucas (Mr. Collick), Zach Galifianakis (Mr. Link/Susan), Timothy Olyphant (Willard Stenk), Zoe Saldana (Adelina Fortnight) e Emma Thompson (L'anziana) li trovate invece ai rispettivi link.
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domenica 9 febbraio 2020
martedì 16 ottobre 2012
ParaNorman (2012)
Uno dei film che più aspettavo questa settimana era ParaNorman, diretto da Chris Butler e Sam Fell. Sono andata a vederlo qualche sera fa e devo dire che ne sono rimasta piacevolmente sorpresa…
Trama: Norman è un ragazzino in grado di parlare con i morti e per questo viene evitato dalle persone e tacciato come pazzoide o, peggio, mostro. Quando però la città verrà invasa dagli zombi i poteri di Norman torneranno decisamente utili!
Entrando in sala mi aspettavo che ParaNorman fosse uno di quei cartoni animati esilaranti e molto citazionisti, una roba tipo Mostri contro alieni, per intenderci, magari giusto un po’ più gotico perché, d’altronde, i realizzatori sono gli stessi di Coraline. Ebbene, niente di più sbagliato! Certo, ParaNorman abbonda di citazioni cinefile e ci sono delle gag a dir poco esilaranti, ma la storia in sé è molto commovente, a tratti addirittura triste e sono più i momenti in cui si riflette e si prova pietà per i personaggi rispetto a quelli in cui si ride. Fin dall’inizio, infatti, la vita di Norman ci viene presentata come una costante lotta contro il giudizio altrui, il bullismo e la solitudine; persino i genitori del ragazzino (un’ex figlia dei fiori e il tipico medioman americano) non credono che lui possa parlare con il fantasma della nonna e reagiscono alle sue “stranezze” con atteggiamenti che vanno dalla rassegnazione alla rabbia seguita dal divieto di uscire di casa. Gli sceneggiatori, ovviamente, non si fanno scrupolo a mostrarci chiaramente quali siano i motivi per cui la vita di Norman è così miserabile, ovvero l’ignoranza e il pregiudizio di chi lo circonda. La città in cui vive il protagonista è infatti la tipica cittadina americana abitata da buzzurri ciccioni che si preparano ogni anno per il tristissimo festival annuale dedicato a qualche evento folkloristico del passato, in questo caso l’impiccagione di una strega ai tempi dei padri pellegrini, incuranti di ciò che si nascondeva all’epoca dietro un’usanza così barbara e incuranti delle persone che cercano di far aprire loro gli occhi. Più il film va avanti, più le aspettative dello spettatore (e dei protagonisti) vengono completamente ribaltate e la “paura” per il diverso e il mostruoso comincia a cedere il passo alla pietà per chi è stato condannato ad un orrendo destino, costringendo i personaggi ad evitare coscientemente i cliché del film horror, cercando il dialogo prima ancora della fuga o della violenza.
Altro non dico sulla trama per non rovinare la sorpresa, passiamo alla realizzazione di ParaNorman, praticamente perfetta. I movimenti dei pupazzetti catturati dalla stop-motion sono fluidi e realistici, il character design del protagonista e della sua ciccionissima spalla è delizioso mentre tutti gli altri personaggi sono caricaturali ed inguardabili, un perfetto riflesso della loro pochezza interiore. Per gli appassionati di B – movie horror, come me, l’inizio del film vale da solo il prezzo del biglietto: ParaNorman comincia infatti con un film nel film, introdotto dalla scritta “a grindhouse feature” e accompagnato da una musica inquietante che ricorda molto quelle degli horror di Fulci, un esilarante compendio di luoghi comuni del genere, con la scream queen di turno che rimane immobile davanti allo zombi a urlare finché non le scoppiano i polmoni e che viene persino colpita da un inopportuno microfono che il regista non riesce ad eliminare dall’inquadratura. ParaNorman continua con queste alzate d’ingegno e con alcuni siparietti comici affidati al folle zio del protagonista e al bulletto Alvin (doppiato in originale da quel genio di Christopher Mintz – Plasse, riconoscibilissimo nell’”anima” del personaggio anche in Italia) senza che venga perso di vista il senso stesso della vicenda narrata, cosa che raramente accade nei cartoni animati recenti, dove la trama viene spesso sacrificata a favore di una concatenazione di gag e citazioni. Se poi pensate che, credo per la prima volta in assoluto, in ParaNorman viene introdotto un personaggio gay, che la morte “vera” di una persona viene rappresentata senza troppi fronzoli e che si parla un passato comunque molto poco lusinghiero per l’America, direi che vale proprio la pena di andare a vedere questo film al cinema, tenendo presente due cose: il 3D non apporta nulla alla pellicola quindi potete guardarlo tranquillamente in una sala normale e fossi in voi non porterei bambini troppo piccoli perché il concetto che sta alla base di ParaNorman è di una crudeltà infinita. Ah, e rimanete in sala fino alla fine dei titoli di coda, perché sono a dir poco splendidi e vi mostrano anche come vengono realizzati i personaggi.
Di Kodi Smit – McPhee (doppiatore originale di Norman), Anna Kendrick (Courtney), Christopher Mintz – Plasse (Alvin) e John Goodman (Mr. Penderghast) ho già parlato nei rispettivi link.
Chris Butler è il regista e sceneggiatore della pellicola, alla sua prima esperienza, anche se aveva già lavorato agli storyboard de La sposa cadavere e Coraline.
Sam Fell è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto Giù per il tubo e Le avventure del topino Despereaux. E’ anche doppiatore e sceneggiatore.
Casey Affleck (vero nome Caleb Casey Affleck) è il doppiatore originale di Mitch. Fratello minore di Ben Affleck, ha partecipato a film come In cerca di Amy, American Pie, Will Hunting – Genio ribelle, American Pie 2, Ocean’s Eleven – Fate il vostro gioco, Ocean’s Twelve e Ocean’s Thirteen. Anche sceneggiatore, regista e produttore, ha 37 anni e tre film in uscita.
Bernard Hill è il doppiatore originale del giudice. Inglese, lo ricordo per il ruolo di Theoden nella trilogia de Il Signore degli Anelli, inoltre ha partecipato a film come Gandhi, Il Bounty, Titanic, Il primo cavaliere, Spiriti nelle tenebre, Sogno di una notte di mezza estate, Il re scorpione e Gothika. Ha 68 anni e due film in uscita.
Jodelle Ferland è la doppiatrice originale di Aggie. Canadese, ha partecipato a film come They - Incubi dal mondo delle ombre, Carrie (il film TV), Silent Hill, The Messengers, The Twilight Saga: Eclipse, Quella casa nel bosco e a serie come Dark Angel, Smallville, Kingdom Hospital, Supernatural e Masters of Horror. Ha 18 anni e tre film in uscita.
Infine, sappiate che Alex Borstein, che nel film doppia Mrs. Henscher, è la voce storica della Lois de I Griffin. Se ParaNorman vi fosse piaciuto, ovviamente, non perdetevi Coraline e la porta magica e Monster House. ENJOY!!
Trama: Norman è un ragazzino in grado di parlare con i morti e per questo viene evitato dalle persone e tacciato come pazzoide o, peggio, mostro. Quando però la città verrà invasa dagli zombi i poteri di Norman torneranno decisamente utili!
Entrando in sala mi aspettavo che ParaNorman fosse uno di quei cartoni animati esilaranti e molto citazionisti, una roba tipo Mostri contro alieni, per intenderci, magari giusto un po’ più gotico perché, d’altronde, i realizzatori sono gli stessi di Coraline. Ebbene, niente di più sbagliato! Certo, ParaNorman abbonda di citazioni cinefile e ci sono delle gag a dir poco esilaranti, ma la storia in sé è molto commovente, a tratti addirittura triste e sono più i momenti in cui si riflette e si prova pietà per i personaggi rispetto a quelli in cui si ride. Fin dall’inizio, infatti, la vita di Norman ci viene presentata come una costante lotta contro il giudizio altrui, il bullismo e la solitudine; persino i genitori del ragazzino (un’ex figlia dei fiori e il tipico medioman americano) non credono che lui possa parlare con il fantasma della nonna e reagiscono alle sue “stranezze” con atteggiamenti che vanno dalla rassegnazione alla rabbia seguita dal divieto di uscire di casa. Gli sceneggiatori, ovviamente, non si fanno scrupolo a mostrarci chiaramente quali siano i motivi per cui la vita di Norman è così miserabile, ovvero l’ignoranza e il pregiudizio di chi lo circonda. La città in cui vive il protagonista è infatti la tipica cittadina americana abitata da buzzurri ciccioni che si preparano ogni anno per il tristissimo festival annuale dedicato a qualche evento folkloristico del passato, in questo caso l’impiccagione di una strega ai tempi dei padri pellegrini, incuranti di ciò che si nascondeva all’epoca dietro un’usanza così barbara e incuranti delle persone che cercano di far aprire loro gli occhi. Più il film va avanti, più le aspettative dello spettatore (e dei protagonisti) vengono completamente ribaltate e la “paura” per il diverso e il mostruoso comincia a cedere il passo alla pietà per chi è stato condannato ad un orrendo destino, costringendo i personaggi ad evitare coscientemente i cliché del film horror, cercando il dialogo prima ancora della fuga o della violenza.
Altro non dico sulla trama per non rovinare la sorpresa, passiamo alla realizzazione di ParaNorman, praticamente perfetta. I movimenti dei pupazzetti catturati dalla stop-motion sono fluidi e realistici, il character design del protagonista e della sua ciccionissima spalla è delizioso mentre tutti gli altri personaggi sono caricaturali ed inguardabili, un perfetto riflesso della loro pochezza interiore. Per gli appassionati di B – movie horror, come me, l’inizio del film vale da solo il prezzo del biglietto: ParaNorman comincia infatti con un film nel film, introdotto dalla scritta “a grindhouse feature” e accompagnato da una musica inquietante che ricorda molto quelle degli horror di Fulci, un esilarante compendio di luoghi comuni del genere, con la scream queen di turno che rimane immobile davanti allo zombi a urlare finché non le scoppiano i polmoni e che viene persino colpita da un inopportuno microfono che il regista non riesce ad eliminare dall’inquadratura. ParaNorman continua con queste alzate d’ingegno e con alcuni siparietti comici affidati al folle zio del protagonista e al bulletto Alvin (doppiato in originale da quel genio di Christopher Mintz – Plasse, riconoscibilissimo nell’”anima” del personaggio anche in Italia) senza che venga perso di vista il senso stesso della vicenda narrata, cosa che raramente accade nei cartoni animati recenti, dove la trama viene spesso sacrificata a favore di una concatenazione di gag e citazioni. Se poi pensate che, credo per la prima volta in assoluto, in ParaNorman viene introdotto un personaggio gay, che la morte “vera” di una persona viene rappresentata senza troppi fronzoli e che si parla un passato comunque molto poco lusinghiero per l’America, direi che vale proprio la pena di andare a vedere questo film al cinema, tenendo presente due cose: il 3D non apporta nulla alla pellicola quindi potete guardarlo tranquillamente in una sala normale e fossi in voi non porterei bambini troppo piccoli perché il concetto che sta alla base di ParaNorman è di una crudeltà infinita. Ah, e rimanete in sala fino alla fine dei titoli di coda, perché sono a dir poco splendidi e vi mostrano anche come vengono realizzati i personaggi.
Di Kodi Smit – McPhee (doppiatore originale di Norman), Anna Kendrick (Courtney), Christopher Mintz – Plasse (Alvin) e John Goodman (Mr. Penderghast) ho già parlato nei rispettivi link.
Chris Butler è il regista e sceneggiatore della pellicola, alla sua prima esperienza, anche se aveva già lavorato agli storyboard de La sposa cadavere e Coraline.
Sam Fell è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto Giù per il tubo e Le avventure del topino Despereaux. E’ anche doppiatore e sceneggiatore.
Casey Affleck (vero nome Caleb Casey Affleck) è il doppiatore originale di Mitch. Fratello minore di Ben Affleck, ha partecipato a film come In cerca di Amy, American Pie, Will Hunting – Genio ribelle, American Pie 2, Ocean’s Eleven – Fate il vostro gioco, Ocean’s Twelve e Ocean’s Thirteen. Anche sceneggiatore, regista e produttore, ha 37 anni e tre film in uscita.
Bernard Hill è il doppiatore originale del giudice. Inglese, lo ricordo per il ruolo di Theoden nella trilogia de Il Signore degli Anelli, inoltre ha partecipato a film come Gandhi, Il Bounty, Titanic, Il primo cavaliere, Spiriti nelle tenebre, Sogno di una notte di mezza estate, Il re scorpione e Gothika. Ha 68 anni e due film in uscita.
Jodelle Ferland è la doppiatrice originale di Aggie. Canadese, ha partecipato a film come They - Incubi dal mondo delle ombre, Carrie (il film TV), Silent Hill, The Messengers, The Twilight Saga: Eclipse, Quella casa nel bosco e a serie come Dark Angel, Smallville, Kingdom Hospital, Supernatural e Masters of Horror. Ha 18 anni e tre film in uscita.
Infine, sappiate che Alex Borstein, che nel film doppia Mrs. Henscher, è la voce storica della Lois de I Griffin. Se ParaNorman vi fosse piaciuto, ovviamente, non perdetevi Coraline e la porta magica e Monster House. ENJOY!!
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