Ci ho messo un po' ma alla fine anche io sono riuscita ad andare a vedere il controverso La cura dal benessere (A Cure for Wellness), diretto e co-sceneggiato nel 2016 dal regista Gore Verbinski.
Trama: un giovane affarista americano viene mandato in Svizzera per recuperare l'amministratore delegato della ditta per cui lavora, recatosi in una sorta di centro benessere e mai più tornato in patria. Dopo un incidente, il ragazzo è costretto a rimanere nel centro e comincia a testimoniare avvenimenti inquietanti...
La cura dal benessere è un film bellissimo. No, davvero, non scherzo, anche se so che lo stanno massacrando tutti. Dal punto di vista della regia, della scenografia, del montaggio e della fotografia (la stessa, "acquatica", di The Ring) è davvero un balsamo per gli occhi. Non c'è un solo fotogramma che non possa venire utilizzato per una lezione di cinema, tanta è la ricerca della perfezione di Verbinski, che non spreca neppure un movimento di macchina e rifugge sdegnato la sciatteria e l'approssimazione tipica dei blockbuster americani. Dalla sequenza iniziale, con quel treno che si riflette sulla sua stessa superficie creando un'effetto straniante e vertiginoso, all'incubo all'interno della camera di privazione sensoriale, dalla comparsa di Hannah, che cattura lo sguardo di Lockhart e ricompare ad ogni curva del sentiero, alla panoramica dei corpi sospesi, dall'incubo mortale della madre alle allucinazioni del protagonista: in La cura dal benessere tutto è realizzato per compiacere l'occhio dello spettatore, per "curarlo", quasi, dalla bruttura di buona parte del cinema di genere americano (qualcuno ha detto found footage?), e non c'è un solo fotogramma che non mi sia piaciuto, persino durante il finale tanto criticato da tutti, un trionfo di barocchismi che corteggia allegramente il kitsch e che col resto del film sta come i cavoli a merenda, neanche fosse la versione in acido de Il fantasma dell'opera. Cito una pellicola a caso, visto che in quel momento una voce nella mia testa si è messa a strillare "The Phaaaantomoftheoperaisheeeeeere, inside mymiiiiind!!!", ma fondamentalmente la bellezza visiva di La cura dal benessere spalanca al cinefilo mediamente esperto un mondo di ricordi ed omaggi. I richiami allo Shutter Island di Scorsese sono continui e quasi sfacciati ma Verbinski si permette di saccheggiare persino il Sorrentino di Youth - La giovinezza, il Kubrick di Arancia Meccanica, il Del Toro di Crimson Peak, atmosfere alla Suspiria (e forse non è un caso vista la presenza di Mia Goth) e persino echi di Mario Bava e Lucio Fulci, giusto per non farsi mancare nulla. Sarebbe semplice criticare il regista per quelle che potrebbero risultare mere scopiazzature, ma la verità è che lo stile de La cura dal benessere riesce a fondere tutti questi elementi e a crearne uno nuovo, perfetto proprio per questo tipo di film e per la storia che vuole raccontare... il problema di questa pellicola, però, è proprio la trama in sé, talmente zeppa di buchi che ad un certo punto ho sentito odore di groviera.
Qui comincia l'inevitabile stroncatura de La cura dal benessere, ahimé. Al quale non riesco comunque a voler male sia per un paio di scene capaci di far impallidire le torture più efferate di Hostel (diciamo che quando hanno cominciato a volare denti e anguille ho smesso di guardare lo schermo) sia per la capacità di tenere desta l'attenzione dello spettatore durante la prima metà del film, non fosse che ad un certo punto ho capito l'arcano alla base della trama e allo stesso tempo il tutto ha smesso di avere senso. Per citare uno dei cinque/sei articoli americani che ho scorso tentando di trovare delle spiegazioni logiche, La cura dal benessere "tratta gli spettatori come imbecilli" ed è assolutamente vero. HIC SUNT SPOILER, quindi non leggete e saltate oltre il pezzo bianGo. Il "mistero" di Hannah e Volmer, soprattutto quello di lei, è facilmente intuibile dal momento in cui la vecchia appassionata di storia racconta a Lockhart dei vecchi proprietari della struttura. Verbinski e company si impegnano a disseminare indizi, ribadendoli anche più volte tra fotografie antiche, parassitelli che nuotano nell'ottima acqua del centro benessere, ciondoli, sciacquoni che titillano, ragazzine speciali, cruciverba, maschere di carne, laboratori nascosti... eppure, con tutto questo, Lockhart non capisce un Pazzo. Niente. Imbecille fino alla fine, con tutti i campanelli d'allarme che avrebbero dovuto farlo salire sul primo treno e portar via le suole da lì il giorno stesso in cui è arrivato. Se il mistero "base" viene svelato, non si capisce però perché diamine ad un certo punto i degenti siano costretti ad inghiottire anguille e, soprattutto, perché non si ricordino della cosa una volta usciti dalla terrificante "camera del prelievo". Cioé, io capisco che l'acqua porta gli ospiti della struttura a stare male e conseguentemente a rimanere nel centro benessere per curarsi ma COSA sfruttano Volmer e soci per far loro il lavaggio del cervello e renderli degli zombi decerebrati? Soprattutto, una volta infilata nel corpo del malcapitato una bulaccata di anguille, queste ultime che fine fanno? Vengono espulse goccia a goccia assieme ai fluidi vitali del paziente grazie sempre agli abominevoli macchinari per poi venire raccolte in forma liquida all'interno delle boccette azzurre che sanno, non a caso, di pesce e sudore? Ma soprattutto, perché nel 2017 gli abitanti di un paesino Svizzero, peraltro servito da treni e brulicante turisti, dovrebbero ancora vivere nel terrore di un duecentenario sfigurato quando basterebbe imitare i contadini dell'800 e dare fuoco (di nuovo) a lui e alla sua struttura o, mal che vada, spifferare tutto allo sprovveduto turista di turno? Vista la miseria in cui vivono i quattro gatti del paese non credo Volmer gli passi dei soldi... FINE SPOILER Peccato per quest'abbondanza di buchi logici e per il fatto che vengano spalmati in una durata che risulta in questo modo infinita, perché come ho detto il film è visivamente bellissimo e Dane DeHaan, con la sua faccetta naturalmente odiosa, è un perfetto protagonista, più che altro la perfetta incarnazione dell'uomo d'affari moderno, uno al quale servirebbe davvero una bella cura per non crepare d'infarto anzitempo. E poi, Jason Isaacs è sempre un bell'uomo anche quando non indossa la parrucca bionda, quindi i miei soldi non sono stati spesi invano.
Del regista e co-sceneggiatore Gore Verbinski ho già parlato QUI. Dane DeHaan (Lockhart), Jason Isaacs (Volmer) e Carl Lumbly (Wilson) li trovate invece ai rispettivi link.
Mia Goth interpreta Hannah. Inglese, ha partecipato a film come Nymphomaniac - Volume 2 ed Everest. Ha 24 anni e tre film in uscita, tra cui il remake di Suspiria.
Non l'ho mai visto ma ho letto che La cura dal benessere ha parecchi punti in comune con Gli orrori del castello di Norimberga quindi provate a recuperarlo (io lo farò) e, se il film di Verbinski vi fosse piaciuto, aggiungete The Wicker Man e Rosemary's Baby. ENJOY!
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venerdì 31 marzo 2017
domenica 31 maggio 2015
Chronicle (2012)
Ormai dovreste aver capito che il vero bradipo della blogosfera (e non me ne voglia il Bradipo cinefilo con le sue maratone) sono io. Oggi infatti, per la serie "vai con calma e stai sereno", parlerò di un film ormai discusso da chiunque già nel lontano 2012, quel Chronicle diretto e co-sceneggiato dal regista Josh Trank.
Trama: tre ragazzi ottengono per caso il potere della telecinesi. Quella che all'inizio viene vissuta come un'esperienza meravigliosa e divertente si trasforma a poco a poco in tragedia...
Era ormai da qualche tempo che non affrontavo più un mockumentary o un found footage, modo di raccontare una storia per immagini tanto odiato da gente che, come me, ne ha ormai le palle piene e tanto amato invece dai cineasti che ne apprezzano le infinite possibilità a fronte di costi bassissimi. Per fortuna Chronicle non è un insieme di immagini sfocate e raffazzonate, assemblate alla bell'e meglio senza nessuna idea di base, come troppo spesso succede in questi casi, bensì è un doloroso racconto di formazione e disagio dove i superpoteri (come già accadeva nei comics degli X-Men) diventano un mezzo per indagare più in profondità il significato di "diverso" ed emarginato. La telecamera che, instancabile, segue le vicende dei tre protagonisti è utilizzata come un prolungamento della personalità del disadattato Andrew che, all'inizio del film, decide di "riprendere tutto quello che succede durante il giorno", mettendo volutamente un filtro tra sé stesso e la dolorosa realtà che gli sta davanti: la madre è affetta da un tumore incurabile che richiede cure molto costose, il padre è un ubriacone violento e senza lavoro, i compagni di liceo lo considerano uno sfigato e l'unico che cerca in qualche modo di inserirlo nella vita reale è il cugino Matt, con il quale condivide un rapporto di amore/odio. Mano a mano che il film prosegue la telecamera acquista però ulteriori valenze, a seconda degli eventi che vengono narrati, diventando prima un mezzo per testimoniare gli incredibili poteri dei tre protagonisti e poi una sorta di video-diario di un Andrew sempre più incontrollabile e alla deriva, consapevole di quanto il suo nuovo dono lo renda diverso e superiore rispetto alle persone che lo circondano ma altrettanto dolorosamente conscio di come la sua natura sia sempre quella di un adolescente disagiato e mentalmente fragile. I poteri diventano così metafora di un'adolescenza difficile, dove le emozioni e la rabbia sono sempre pronte ad esplodere con violenza e dove basta fraintendere una parola o un gesto per distruggere non solo la stima di sé stessi, ma anche la più solida delle amicizie.
In quanto esponente della generazione social, Andrew non è il solo a sfruttare la tecnologia per esprimere ciò che si nasconde nel suo animo ed è su questo punto che fa leva il regista per rendere più credibile il proliferare di telecamere presenti in Chronicle. Un altro punto di vista infatti, oltre a quello delle telecamere di sicurezza sparse per tutta la città, è quello della videoblogger Casey e per tutto il film i personaggi si mostrano impegnati a chattare, inviare sms, scrivere mail e quant'altro; questo, oltre a consentire al regista di sfruttare al meglio la tecnica del found footage/mockumentary, offre loro la possibilità di fare una riflessione sull'alienazione derivante dall'uso smodato della tecnologia, che ci rende sì più visibili agli altri ma ci rende anche quasi impossibile avere delle interazioni "umane": non a caso, Andrew, Matt e Steve formano un legame solo quando Andrew decide di utilizzare la telecamera come mezzo di studio, quando la scoperta dei poteri li costringe a fidarsi l'uno dell'altro e a condividere in toto la loro esperienza. Chronicle però non è solo interessante, ben scritto e molto intelligente ma anche ben realizzato. Le riprese in soggettiva durante le sequenze del volo sono mozzafiato e mi hanno costretta a distogliere lo sguardo dallo schermo più di una volta ma in generale la resa dei poteri del trio è perfetta in ogni scena, dalle più "tranquille" (bellissima quella dello spettacolo di Andrew) a quelle più movimentate; al limite, solo sul finale ho patito un po' l'eccesso di effetti speciali e quella serie di sequenze distruttive talmente esagerate da risultare finte, per quanto comunque spettacolari. I tre attori principali, poi, sono assolutamente adatti ai rispettivi ruoli: il futuro Harry Osborn Dane DeHaan poteva essere lo stereotipo del fighetto, invece si è annullato completamente in un personaggio ambivalente, in grado di suscitare contemporaneamente nello spettatore odio e pietà, mentre Alex Russell e Michael B. Jordan sono due spalle perfette, dotati entrambi di una personalità ben definita e non troppo banale. Se vi capitasse, quindi, date un'occhiata a questo Chronicle anche se siete stufi di found footage, potreste rimanere piacevolmente sorpresi!
Di Dane DeHaan, che interpreta Andrew, ho già parlato QUI mentre Michael Kelly, che interpreta suo padre Richard, lo trovate QUA.
Josh Trank (vero nome Joshua Benjamin Trank) è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo primo film. Americano, anche attore e produttore, ha 31 anni e un film in uscita, Fantastic 4 - I fantastici 4.
Alex Russell interpreta Matt. Australiano, ha partecipato a film come Lo sguardo di Satana - Carrie. Anche produttore e regista, ha 28 anni e un film in uscita.
Michael B. Jordan, che interpreta Steve, sarà uno strano Johnny Storm di colore sia nell'imminente Fantastic 4 - I fantastici 4, sia nell'annunciato sequel Fantastic Four 2, che dovrebbe uscire nel 2017. Invece l'attrice Anna Wood, ovvero la ragazza che Andrew riesce finalmente a rimorchiare alla festa, all'epoca era davvero fidanzata con Dane DeHaan e i due si sono sposati proprio nel 2012. Da anni si vocifera di un possibile seguito di Chronicles che, peraltro, dovrebbe chiarire la natura dell'oggetto trovato dai ragazzi nel buco, ma non se ne hanno più avuto notizie; nell'attesa, se Chronicle vi fosse piaciuto recuperate Super 8, Cloverfield, Carrie - Lo sguardo di Satana e Unbreakable. ENJOY!
Trama: tre ragazzi ottengono per caso il potere della telecinesi. Quella che all'inizio viene vissuta come un'esperienza meravigliosa e divertente si trasforma a poco a poco in tragedia...
Era ormai da qualche tempo che non affrontavo più un mockumentary o un found footage, modo di raccontare una storia per immagini tanto odiato da gente che, come me, ne ha ormai le palle piene e tanto amato invece dai cineasti che ne apprezzano le infinite possibilità a fronte di costi bassissimi. Per fortuna Chronicle non è un insieme di immagini sfocate e raffazzonate, assemblate alla bell'e meglio senza nessuna idea di base, come troppo spesso succede in questi casi, bensì è un doloroso racconto di formazione e disagio dove i superpoteri (come già accadeva nei comics degli X-Men) diventano un mezzo per indagare più in profondità il significato di "diverso" ed emarginato. La telecamera che, instancabile, segue le vicende dei tre protagonisti è utilizzata come un prolungamento della personalità del disadattato Andrew che, all'inizio del film, decide di "riprendere tutto quello che succede durante il giorno", mettendo volutamente un filtro tra sé stesso e la dolorosa realtà che gli sta davanti: la madre è affetta da un tumore incurabile che richiede cure molto costose, il padre è un ubriacone violento e senza lavoro, i compagni di liceo lo considerano uno sfigato e l'unico che cerca in qualche modo di inserirlo nella vita reale è il cugino Matt, con il quale condivide un rapporto di amore/odio. Mano a mano che il film prosegue la telecamera acquista però ulteriori valenze, a seconda degli eventi che vengono narrati, diventando prima un mezzo per testimoniare gli incredibili poteri dei tre protagonisti e poi una sorta di video-diario di un Andrew sempre più incontrollabile e alla deriva, consapevole di quanto il suo nuovo dono lo renda diverso e superiore rispetto alle persone che lo circondano ma altrettanto dolorosamente conscio di come la sua natura sia sempre quella di un adolescente disagiato e mentalmente fragile. I poteri diventano così metafora di un'adolescenza difficile, dove le emozioni e la rabbia sono sempre pronte ad esplodere con violenza e dove basta fraintendere una parola o un gesto per distruggere non solo la stima di sé stessi, ma anche la più solida delle amicizie.
In quanto esponente della generazione social, Andrew non è il solo a sfruttare la tecnologia per esprimere ciò che si nasconde nel suo animo ed è su questo punto che fa leva il regista per rendere più credibile il proliferare di telecamere presenti in Chronicle. Un altro punto di vista infatti, oltre a quello delle telecamere di sicurezza sparse per tutta la città, è quello della videoblogger Casey e per tutto il film i personaggi si mostrano impegnati a chattare, inviare sms, scrivere mail e quant'altro; questo, oltre a consentire al regista di sfruttare al meglio la tecnica del found footage/mockumentary, offre loro la possibilità di fare una riflessione sull'alienazione derivante dall'uso smodato della tecnologia, che ci rende sì più visibili agli altri ma ci rende anche quasi impossibile avere delle interazioni "umane": non a caso, Andrew, Matt e Steve formano un legame solo quando Andrew decide di utilizzare la telecamera come mezzo di studio, quando la scoperta dei poteri li costringe a fidarsi l'uno dell'altro e a condividere in toto la loro esperienza. Chronicle però non è solo interessante, ben scritto e molto intelligente ma anche ben realizzato. Le riprese in soggettiva durante le sequenze del volo sono mozzafiato e mi hanno costretta a distogliere lo sguardo dallo schermo più di una volta ma in generale la resa dei poteri del trio è perfetta in ogni scena, dalle più "tranquille" (bellissima quella dello spettacolo di Andrew) a quelle più movimentate; al limite, solo sul finale ho patito un po' l'eccesso di effetti speciali e quella serie di sequenze distruttive talmente esagerate da risultare finte, per quanto comunque spettacolari. I tre attori principali, poi, sono assolutamente adatti ai rispettivi ruoli: il futuro Harry Osborn Dane DeHaan poteva essere lo stereotipo del fighetto, invece si è annullato completamente in un personaggio ambivalente, in grado di suscitare contemporaneamente nello spettatore odio e pietà, mentre Alex Russell e Michael B. Jordan sono due spalle perfette, dotati entrambi di una personalità ben definita e non troppo banale. Se vi capitasse, quindi, date un'occhiata a questo Chronicle anche se siete stufi di found footage, potreste rimanere piacevolmente sorpresi!
Di Dane DeHaan, che interpreta Andrew, ho già parlato QUI mentre Michael Kelly, che interpreta suo padre Richard, lo trovate QUA.
Josh Trank (vero nome Joshua Benjamin Trank) è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo primo film. Americano, anche attore e produttore, ha 31 anni e un film in uscita, Fantastic 4 - I fantastici 4.
Alex Russell interpreta Matt. Australiano, ha partecipato a film come Lo sguardo di Satana - Carrie. Anche produttore e regista, ha 28 anni e un film in uscita.
Michael B. Jordan, che interpreta Steve, sarà uno strano Johnny Storm di colore sia nell'imminente Fantastic 4 - I fantastici 4, sia nell'annunciato sequel Fantastic Four 2, che dovrebbe uscire nel 2017. Invece l'attrice Anna Wood, ovvero la ragazza che Andrew riesce finalmente a rimorchiare alla festa, all'epoca era davvero fidanzata con Dane DeHaan e i due si sono sposati proprio nel 2012. Da anni si vocifera di un possibile seguito di Chronicles che, peraltro, dovrebbe chiarire la natura dell'oggetto trovato dai ragazzi nel buco, ma non se ne hanno più avuto notizie; nell'attesa, se Chronicle vi fosse piaciuto recuperate Super 8, Cloverfield, Carrie - Lo sguardo di Satana e Unbreakable. ENJOY!
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domenica 21 aprile 2013
Come un tuono (2012)
Dopo la bellezza di due settimane sono finalmente riuscita a vedere anch'io Come un tuono (The Place Beyond the Pines), diretto nel 2012 dal regista Derek Cianfrance. A sapere come sarebbe stato il film, aspettavo ancora un po'...
Trama: un motociclista acrobatico scopre di avere un figlio e per garantirgli un futuro decide di cominciare a rapinare banche. Le cose cominceranno ad andare male quando l'ultima rapina finirà in modo a dir poco imprevisto...
Come un tuono, che chissà perché è un titolo che mi immagino sempre pronunciato con la voce di Herbert Ballerina, comincia in modo a dir poco esplosivo: una bella inquadratura degli addominali e dei tatuaggi di Ryan Gosling. La macchina da presa avrebbe potuto indugiare sul particolare in questione per tutta la durata (due ore e venti!!) della pellicola e non mi sarei affatto lamentata perché, siamo sinceri, mano a mano che si prosegue nella visione non si aggiunge molto altro da dire e, come sapete, il viso dell'attore del momento mi attizza quanto quello di un totano. Come un tuono è un film senza infamia né lode, interpretato da attori sottotono (Gosling e Cooper hanno fatto entrambi molto meglio!!!), diretto da un regista che da il meglio di sé solo quando segue le spericolate acrobazie della moto del protagonista, con una trama composta da un'infinità di cliché appiccicati tra loro e debitrice, soprattutto all'inizio, delle atmosfere del ben più riuscito Drive, persino per quel che riguarda la colonna sonora.
Nell'ordine, Come un tuono ci scodella il protagonista testa calda più scemo della storia del cinema recente (un tizio che scopre di avere un figlio e, magicamente, pretende di diventare padre dell'anno e di imporre questo suo volere a tutti i coinvolti), la donna più ingrata sulla faccia della terra (finché si tratta di venire mantenuta dal povero sfigato che ha accettato lei e il figlio va bene, ma lì per lì una scopazzata con Gosling ce la facciamo alla faccia del tizio che si fa il mazzo per darci una vita dignitosa..), lo sbirro più mollo e paraculo del creato, gli altri sbirri tirati fuori paro paro da una dozzina di film a tema "poliziotto corrotto" (Ray Liotta con la faccia butterata e l'occhio cattivo da sempre colore!) e due ragazzi che farebbero passare la voglia di aver figli a chiunque (ma come... quindici anni prima li tieni in braccio tutti patatini e puccettosi e poi diventano rispettivamente uno sboccatissimo ed ignorante "Guido" tirato fuori direttamente da Jersey Shore e uno streppone drogato?? Ma io vi ammazzo nella culla....). Il tutto mescolato senza un guizzo, senza un'emozione che non sia di quelle preconfezionate da romanzetto cheap, senza un solo momento in cui lo spettatore riesca ad immedesimarsi nei protagonisti e con un'unica sequenza in cui si rimane a bocca aperta ma per il motivo sbagliato (cioé, alla fine buona parte del pubblico avrà ben pagato solo per vedere Gosling, perché scioccarli a questo modo???). Bon, più di così non saprei che dire, non riesco nemmeno a scrivere una recensione di lunghezza standard per questa robetta. Più che Come un tuono direi quindi Come una pernacchietta. Ma di quelle piccole, eh.
Di Ryan Gosling (Luke), Eva Mendes (Romina), Bradley Cooper (Avery), Rose Byrne (Jennifer), Harris Yulin (Al, il padre di Avery) e Ray Liotta (Deluca) ho già parlato ai rispettivi link.
Derek Cianfrance è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Blue Valentine. Anche attore, ha 39 anni e due film in uscita.
Mahershala Ali (vero nome Mahershalalhashbaz Gilmore) interpreta Kofi. Americano, ha partecipato a film come Il curioso caso di Benjamin Button e Predators e alle serie NYPD, CSI e The 4400. Ha 39 anni e un film in uscita.
Ben Mendelsohn (vero nome Paul Benjamin Mendelsohn) interpreta Robin. Australiano, ha partecipato a film come Australia, Cogan – Killing Them Softly, Il cavaliere oscuro – Il ritorno e alle serie Neighbours e The Flying Doctors. Anche produttore, ha 44 anni e due film in uscita.
Dane DeHaan interpreta Jason da grande. Americano, ha partecipato a film come Chronicles e Lincoln. Ha 26 anni e tre film in uscita tra cui The Amazing Spider-Man 2, dove interpreterà Harry Osborn.
Segnalo, come curiosità ulteriore, che Ginnifer Goodwin, ovvero la Biancaneve di Once Upon A Time, era una delle candidate per il ruolo di Jennifer, moglie del personaggio di Bradley Cooper. Detto questo, se Come un tuono vi fosse piaciuto, consiglio il recupero del già citato Drive... ENJOY!!
Trama: un motociclista acrobatico scopre di avere un figlio e per garantirgli un futuro decide di cominciare a rapinare banche. Le cose cominceranno ad andare male quando l'ultima rapina finirà in modo a dir poco imprevisto...
Come un tuono, che chissà perché è un titolo che mi immagino sempre pronunciato con la voce di Herbert Ballerina, comincia in modo a dir poco esplosivo: una bella inquadratura degli addominali e dei tatuaggi di Ryan Gosling. La macchina da presa avrebbe potuto indugiare sul particolare in questione per tutta la durata (due ore e venti!!) della pellicola e non mi sarei affatto lamentata perché, siamo sinceri, mano a mano che si prosegue nella visione non si aggiunge molto altro da dire e, come sapete, il viso dell'attore del momento mi attizza quanto quello di un totano. Come un tuono è un film senza infamia né lode, interpretato da attori sottotono (Gosling e Cooper hanno fatto entrambi molto meglio!!!), diretto da un regista che da il meglio di sé solo quando segue le spericolate acrobazie della moto del protagonista, con una trama composta da un'infinità di cliché appiccicati tra loro e debitrice, soprattutto all'inizio, delle atmosfere del ben più riuscito Drive, persino per quel che riguarda la colonna sonora.
Nell'ordine, Come un tuono ci scodella il protagonista testa calda più scemo della storia del cinema recente (un tizio che scopre di avere un figlio e, magicamente, pretende di diventare padre dell'anno e di imporre questo suo volere a tutti i coinvolti), la donna più ingrata sulla faccia della terra (finché si tratta di venire mantenuta dal povero sfigato che ha accettato lei e il figlio va bene, ma lì per lì una scopazzata con Gosling ce la facciamo alla faccia del tizio che si fa il mazzo per darci una vita dignitosa..), lo sbirro più mollo e paraculo del creato, gli altri sbirri tirati fuori paro paro da una dozzina di film a tema "poliziotto corrotto" (Ray Liotta con la faccia butterata e l'occhio cattivo da sempre colore!) e due ragazzi che farebbero passare la voglia di aver figli a chiunque (ma come... quindici anni prima li tieni in braccio tutti patatini e puccettosi e poi diventano rispettivamente uno sboccatissimo ed ignorante "Guido" tirato fuori direttamente da Jersey Shore e uno streppone drogato?? Ma io vi ammazzo nella culla....). Il tutto mescolato senza un guizzo, senza un'emozione che non sia di quelle preconfezionate da romanzetto cheap, senza un solo momento in cui lo spettatore riesca ad immedesimarsi nei protagonisti e con un'unica sequenza in cui si rimane a bocca aperta ma per il motivo sbagliato (cioé, alla fine buona parte del pubblico avrà ben pagato solo per vedere Gosling, perché scioccarli a questo modo???). Bon, più di così non saprei che dire, non riesco nemmeno a scrivere una recensione di lunghezza standard per questa robetta. Più che Come un tuono direi quindi Come una pernacchietta. Ma di quelle piccole, eh.
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| Figli. Meglio avere dei conigli. |
Derek Cianfrance è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Blue Valentine. Anche attore, ha 39 anni e due film in uscita.
Mahershala Ali (vero nome Mahershalalhashbaz Gilmore) interpreta Kofi. Americano, ha partecipato a film come Il curioso caso di Benjamin Button e Predators e alle serie NYPD, CSI e The 4400. Ha 39 anni e un film in uscita.
Ben Mendelsohn (vero nome Paul Benjamin Mendelsohn) interpreta Robin. Australiano, ha partecipato a film come Australia, Cogan – Killing Them Softly, Il cavaliere oscuro – Il ritorno e alle serie Neighbours e The Flying Doctors. Anche produttore, ha 44 anni e due film in uscita.
Dane DeHaan interpreta Jason da grande. Americano, ha partecipato a film come Chronicles e Lincoln. Ha 26 anni e tre film in uscita tra cui The Amazing Spider-Man 2, dove interpreterà Harry Osborn.
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| Un Harry Osborn incredibilmente criptogay e bimbominkia.. |
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