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venerdì 3 ottobre 2025

Nuovi Incubi Halloween Challenge Day 3: Tenebre (1982)

Terzo giorno della Nuovi Incubi Halloween Challenge, che oggi ha come tema "Slasher". Siccome ci sono di mezzo rasoi e accette ho scelto di guardare Tenebre, diretto e sceneggiato nel 1982 dal regista Dario Argento.


Trama: Lo scrittore Peter Neal si reca a Roma per presentare il suo ultimo romanzo, Tenebre. Poco dopo, un misterioso assassino comincia ad uccidere delle donne seguendo proprio il modus operandi del killer protagonista del romanzo...


Allora, io non so se Tenebre rientra proprio nella definizione di slasher, visto che lo stesso Argento lo ha dichiaratamente girato per riaffermare il suo predominio sul genere che ha contribuito a portare al successo, il giallo. Tuttavia, il giallo è un po' il nonno o il papà dello slasher (un figliolo molto meno raffinato e più rozzo, almeno agli inizi), quindi il legame di parentela comunque c'è. Ma vediamo, banalmente, se Tenebre ha tutte le caratteristiche dello slasher. L'assassino è motivato da un trauma passato, che lo ricordi o meno, e che viene "triggerato" da qualcosa? Sì. Ci sono scene di inseguimenti e omicidi, magari anche un po' legati alla sfera sessuale, che titillino la natura voyeuristica dello spettatore? Direi di sì. L'assassino usa lame, stalkera le vittime, che sono più di una? Di nuovo, sì. C'è una final girl? Ma non ve lo dirò mai, se ancora non avete guardato Tenebre o se, come me, lo avevate visto una volta vent'anni fa e ricordavate solo Eva Robin's sulla spiaggia, sconvolti dal fatto che una personalità televisiva percepita allora come un po' "trash" avesse partecipato a un thriller-horror. Se l'ho dimenticato è perché, almeno a parer mio, Tenebre non è una delle opere migliori di Dario Argento, di cui preferisco altri film, almeno a livello di trama. Lasciando perdere il twist, sul quale si potrebbero fare le pulci per ore relativamente a tempistiche e spostamenti vari, Tenebre è l'espressione cinematografica con cui Argento ha cercato di esorcizzare il terrore provocatogli dalle minacce di un vero stalker, oltre a ricusare con cupa ironia le accuse di misoginia che gli aveva fatto piovere addosso la critica, e ripete ossessivamente sequenze in cui una mano sconosciuta massacra donne prive di legami tra loro. Il whodunnit entra in campo a metà film, quando finalmente il protagonista decide di indagare, invece di aspettare passivo come se la cosa non lo riguardasse (il killer sta seguendo la trama del tuo libro, insomma!!), ma in quel momento i personaggi rimasti sono un po' pochini per poter venire sviati, e Argento, anche sceneggiatore, ricorre a mezzucci scorretti per instillare dubbi (un esempio su tutti, la telefonata tra Anne e Jane, anche se, in generale, il personaggio della ex di Peter per me è forzato in generale). Altra cosa che rallenta, sempre a mio avviso, il ritmo del film, è una generale impressione di "spaesamento" che sembra affliggere tutti i protagonisti, spesso persi in silenziose riflessioni o sogni ad occhi aperti; d'altra parte, questo isolamento, anche fisico (il regista ha dichiarato che Tenebre è ambientato in un futuro prossimo in cui la popolazione è diminuita), prelude a una maggiore angoscia nell'attesa che l'assassino colpisca e contribuisce alla bellezza degli omicidi presenti nel film.


Dal punto di vista della messa in scena, infatti, ho trovato Tenebre un'ottima espressione della creatività e della cura che Argento metteva, decenni fa, nella regia dei suoi film. Intanto, Tenebre ha una fotografia nitidissima e molto luminosa; la maggior parte dei delitti avviene alla luce del giorno e, anche quando avvengono in interni oppure di notte, non ci sono quasi ombre e le immagini sono chiare e dettagliate. Le sequenze che mi hanno colpita maggiormente sono l'omicidio di John Saxon, girato nella piazza assolata del Centro commerciale Le Terrazze di Roma, mentre attorno all'attore si svolgono almeno tre micro-storie di ordinaria vita quotidiana, e l'incredibile panoarmica realizzata con la camera crane che precede l'omicidio di Tilde e della sua compagna. Questa, in particolare, potrebbe essere una di quelle sequenze in grado di respingere uno spettatore ai nostri giorni, perché "è lunga e non succede nulla"; in realtà, è un modo per rappresentare la falsa sicurezza instillata da un condominio o da una casa, dà l'impressione che il killer, come una presenza sovrannaturale che tutto vede, cerchi meticolosamente un punto debole da cui penetrare nella vita delle sue vittime, fa crollare ogni illusoria certezza. E' notevole anche la sequenza del dobermann (probabilmente l'origine di tutte le false credenze su questa povera razza di cani), incalzante e ansiogena, e ho apprezzato molto anche le architetture di un paio di appartamenti, sempre zeppi di vetri e finestrone come piace ad Argento, e alcuni complementi di arredo utili solo per fungere da arma impropria, come quello che impala il killer sul finale. Per quanto riguarda la colonna sonora, a 15 anni mi sono ascoltata in loop, per mesi, il tema portante di Tenebre, con quel "paura" campionato e distorto che si ripete a ritmo di musica, quindi ho avuto una botta di nostalgia terribile, riguardando il film, adorando ogni singolo momento in cui viene utilizzato il brano. In definitiva, non so ancora se ho azzeccato il tema di oggi, con Tenebre, ma sono comunque contenta di averlo rivisto, perché con tutti i suoi difetti è ancora una valida espressione dell'abilità ormai perduta di Dario Argento.  


Del regista e sceneggiatore Dario Argento ho già parlato QUI. John Saxon (Bullmer) e Daria Nicolodi (Anne) li trovate invece ai rispettivi link.

Giuliano Gemma interpreta il Capitano Germani. Nato a Roma, lo ricordo per film come Il gattopardo, Angelica, La meravigliosa Angelica, Una pistola per Ringo, Anche gli angeli mangiano fagioli, Il deserto dei tartari e Tex e il signore degli abissi. E' morto nel 2013.


Veronica Lario
, che interpreta Jane McKerrow, sarebbe diventata nel 1990 la seconda moglie di Berlusconi; altra persona diventata molto famosa negli anni '90 è Eva Robin's (la quale all'epoca dava "scandalo" in quanto nata uomo), che qui interpreta la ragazza sulla spiaggia, presente nei ricordi dell'assassino. Se Tenebre vi fosse piaciuto recuperate Profondo Rosso, L'uccello dalle piume di cristallo, Il gatto a nove code e 4 mosche di velluto grigio. ENJOY!

venerdì 2 agosto 2019

Apocalypse domani (1980)

Ho più o meno (e sottolineo più o meno) fatto voto di guardare, nel caso mi capitassero sotto mano, tutti gli horror italiani potenzialmente trash e, seguendo questo principio, qualche sera fa ho recuperato Apocalypse domani, diretto e co-sceneggiato nel 1980 dal regista Antonio Margheriti (qui come Anthony M. Dawson).


Trama: tre reduci del Vietnam sono stati contagiati da un virus che li rende cannibali. Tornati in patria, ognuno a modo loro, scateneranno la piaga sull'ignara popolazione di Atlanta...



Diludendo!!! Che comportazione è questa? Con un titolo terrificantemente ridicolo come Apocalypse domani speravo di trovarmi davanti come minimo il trionfo del trash, invece qui mi è toccato dare dignità a un film più action che horror, più "Rambo dei poveri" che Cannibal Ferox, che mi ha costretta a scavare nel torbido per riuscire a trovare qualche chicca con la quale percularlo: una ragazzetta infoiata che seduce il protagonista a colpi di phon (don't ask) e una colonna sonora varia ma assolutamente inadatta a qualunque sequenza accompagni si affiancano ai soliti escamotage senza senso per far filare la sceneggiatura (è bello come alcuni diventino cannibali subito, altri ci mettano un po', oppure come alcuni cannibali siano pazzi furiosi mentre altri riescano a controllarsi) ma in definitiva è troppo poco per cominciare a ridere sguaiatamente nemmeno stessi guardando un Alien 2 sulla terra. Peccato, ma ciò mi consente di parlare più seriamente di Apocalypse domani, onesto (nei limiti di un titolo paraculo) tentativo tutto italiano di sottoporre al pubblico il problema del reinserimento nella società dei reduci di una guerra terribile come quella del Vietnam attraverso la metafora del cannibalismo. Se, infatti, i soldati Bukowski e Thompson si abbandonano senza troppe remore alla loro condizione di mostri assetati di sangue, nonostante gli sforzi dei medici per curarli, il loro ex comandante Hopper vive nel disagio di continue, inconfessabili pulsioni accompagnate da incubi terrificanti, cerca di non nuocere alla moglie e vorrebbe solo morire oppure tornare nella foresta vietnamita dove tutto ha avuto inizio, allontanandosi definitivamente dalla società. Il film mostra anche una realtà impreparata ad accogliere questi reduci di guerra, buona parte dei quali costretti a fare una squallida e solitaria fine, con medici che non sanno che pesci prendere e offrono soluzioni temporanee e inefficaci e la polizia che, in mancanza di meglio, tira fuori mitra e lanciafiamme.


Di fatto, l'unico vero difetto di Apocalypse domani, almeno per quanto mi riguarda, è che questa "apocalisse" viene davvero rimandata a domani, nel senso che la piaga cannibale è ristretta a pochissime persone e, nonostante il finale aperto, non si ha questa sensazione di pandemia devastante destinata a distruggere l'umanità. Poco gusto, letteralmente, anche nel reparto gore, benché gli effetti speciali siano stati affidati all'ottimo Giannetto De Rossi; sì, c'è qualche morso ben dato, cartucce che maciullano persone e almeno un'inquadratura ravvicinata di corpo affettato con un seghetto elettrico, tuttavia la storia si concentra più sulle fughe dei cannibali che sui loro pasti. Non a caso, buona parte del metraggio è dedicato o all'assedio di Charlie, recluso all'interno di un centro commerciale in disuso, oppure alla disperata corsa dei cannibali all'interno delle fogne di Atlanta, effettivamente una delle sequenze migliori del film, claustrofobica e schifida (grazie all'utilizzo di ratti veri) quanto basta nonché ben illuminata nonostante l'ambiente buio e la sfiducia nei confronti del povero Margheriti, non me ne vogliano i fan (dopo Alien degli abissi, scusate se sono diffidente), due delle tante scene che rendono Apocalypse domani sopportabilissimo anche dai più deboli di stomaco, nonostante l'argomento cannibale. Stranamente, non sono male nemmeno gli attori, sui quali spiccano John Saxon e un Giovanni Lombardo Radice sempre a suo agio nei ruoli di matto senza speranza, e anche i doppiatori hanno fatto un buon lavoro anche se la dottoressa cannibale a un certo punto pare Anna Mazzamauro. Sarà perché, per una volta, anche i dialoghi non sono ridicoli a livelli imbarazzanti? Chissà. Quel che è certo è che all'interno dei B-Movies italiani ho visto decisamente di peggio... anche se il meno "esperto" Bolluomo (il quale ha avuto la fortuna di non formarsi il gusto con rumenta quale Paganini Horror o Le porte dell'inferno, per dirne due) lo ha odiato senza riserve!


Del regista Antonio Margheriti ho già parlato QUI. John Saxon (Norman Hopper) e Giovanni Lombardo Radice (Charlie Bukowski) li trovate invece ai rispettivi link.


Apocalypse domani è stato distribuito all'estero coi titoli Cannibal Apocalypse e Cannibals in the Streets, ed è uno dei tanti video nasties banditi in Inghilterra almeno fino al 2005, anno in cui è uscito anche lì tranne per la scena in cui un topo prende fuoco. Se il film vi fosse piaciuto potreste recuperare Rambo e, se vi sentite forti di stomaco, aggiungere Antropophagus e Cannibal Ferox. ENJOY!

domenica 18 dicembre 2011

I predatori del Bollalmanacco perduto: Un Natale rosso sangue - Black Christmas (1974)

Vi avevo o no promesso un post natalizio? E' di riciclo, ma fa nulla, ciò che è perso va recuperato. Vero è che la recensione di questo classico slasher la trovate anche su The Ed Wooder dove, molto gentilmente, accolgono i miei deliri, ma questa è la "copia anastatica" (che arroganza!!) del post originale con una mancanza, ovvero il video dove mostravo la sequenza che più mi ha entusiasmato. Maledetto sia Youtube e le sue violazioni del cavolo. A parte questo, però... ENJOY!!


Per la serie: a noi i remake non piacciono, preferiamo i film originali, oggi parlerò di Un Natale rosso sangue (Black Christmas, 1974), un horrorino che è diventato in qualche modo cult, anche se non saprei dire il perché, diretto da Bob Clark.


La trama è assai semplice: nei giorni precedenti il Natale cominciano a sparire le ragazze di un dormitorio femminile. Ovviamente lo spettatore testimonia ogni sparizione, ed è l’unico, maniaco a parte, a sapere che le ragazze in realtà vengono brutalmente trucidate e nascoste nelle camere del dormitorio. Tra sospetti che si intrecciano, carole natalizie e sangue a profusione, il film si trascina verso un inquietante finale.
Che dire, non amo molto gli Slasher dove c’è un solo maniaco armato di coltellazzo o qualsivoglia arma bianca/nera che trucida in sequenza cinque o più persone. Trovo gente come Jason o Michael Myers decisamente noiose, e a questi punti preferisco roba come Saw o Hostel, pur non essendo comunque il mio genere preferito... più “inventivi”, più vari, più “moderni”. E’ inutile dire che lo Slasher, col tempo, diventa datato, banale e noioso.


Non si salva da questo destino Black Christmas che nonostante un paio di personaggi divertenti e grotteschi (la tenutaria del dormitorio e il poliziotto scemo) si trascina stancamente tra telefonate deliranti ed infantili del maniaco di turno (che arriverà a non avere mai un volto né un nome), preoccupazioni su una maternità indesiderata, pianisti pazzi e una sottotrama che parla di bambini trucidati.
Gli attori non sono malvagi (c’è anche la vecchia gloria John Saxon) e la fotografia, seppur un po’ troppo scura e sgranata, è decisamente adatta all’atmosfera cupa e chiusa del dormitorio. Le luci soffuse fanno molto “Natale” e personalmente amo molto l’atmosfera vintage che pervade tutta la pellicola. Altra cosa che ho apprezzato, nell’insieme di banali uccisioni, è la scena in cui la protagonista viene assordata dai soliti giulivi bambini che cantano porta a porta, tutta lieta li ascolta mentre l’amica viene massacrata al piano di sopra con un unicorno di cristallo e, ovviamente, le sue urla vengono sovrastate dallo spirito natalizio… Vola, mio Mini Pony!


Del film esiste un remake del 2007, diretto dallo sceneggiatore di Final Destination, Glen Morgan, e interpretato tra gli altri da Michelle Tratchenberg (già Dawn, sorellina di Buffy nell’omonima serie) e da Andrea Martin, che interpretava Phyllis nella pellicola originale e torna in un cameo come tenutaria del dormitorio.


Bob Clark è regista di un film decisamente storico per la nostra generazione, e anche del suo seguito. Chi non ha mai visto infatti Porky’s e Porky’s II, appuntamento irrinunciabile della programmazione estiva di Italia Uno? L’altro film per cui posso ricordarlo è Poliziotti a due zampe con Dan Aykroyd e Gene Hackman. Il regista è morto in un incidente d’auto nel 2007. Aveva 68 anni.


John Saxon, che interpreta il Tenente Fuller, è un caratterista d’eccezione che i fan ricorderanno soprattutto come padre di Nancy in Nightmare – Dal profondo della notte. Tra le sue altre pellicole cito Napoli violenta (!), Apocalypse domani, Spiaggia di sangue, Assassinio al cimitero etrusco (ebbene, sì…), Tenebre, Nightmare 3 – I guerrieri del sogno, Dal tramonto all’alba. Ha fatto anche una sequenza sterminata di comparsate televisive, in serie come A-Team, Magnum PI, Melrose Place, Fantasilandia, CSI, Bonanza, La donna bionica, L’uomo da sei milioni di dollari, Starsky e Hutch, Wonder Woman, Dinasty, Alfred Hitchcock presenta, Lucky Luke, La Signora in giallo, L’ispettore Tibbs, CSI, Masters of Horror. Ha 73 anni e due film in uscita.


Olivia Hussey intrepreta Jess, la protagonista. L’attrice argentina è stata la Giulietta del Romeo e Giulietta di Zeffirelli e Audra, moglie di Bill Tartaglia, nella versione televisiva di IT. Ha partecipato, tra gli altri, a I gusti del terrore e, per la televisione, a La Signora in giallo e Pinky and The Brain. Ha 57 anni.


Andrea Martin in questa pellicola interpreta Phyllis, mentre nel remake interpreta la tenutaria del dormitorio. Ha recitato in Salto nel buio, Bogus l’amico immaginario, Anastasia, Rugrats – Il Film, Il mio grosso grasso matrimonio greco. E’ stata doppiatrice per le serie animate Che magnifico campeggio, Batman, I Simpson (dava la voce alla madre di Apu), Pinky, Elmyra and the Brain, Sesame Street, Kim Possible, Jimmy Neutron. Ha 61 anni e un film in uscita.

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