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venerdì 7 ottobre 2011

Bollalmanacco on Demand - Un weekend da bamboccioni (2010)

Seconda puntata del Bollalmanacco on Demand, la “rubrica” dove i fan possono decretare il mio destino e scegliere quale film dovrei guardare e recensire, di cui trovate qui la prima parte. Stavolta è toccato al mio buon Cugi e la scelta è caduta su Un weekend da bamboccioni (Grown Ups), commedia diretta nel 2010 dal regista Dennis Dugan. Non il mio genere di film, decisamente, infatti non ne sono rimasta affatto soddisfatta.



Trama: un gruppo di amici di infanzia si ritrova dopo la morte del loro storico allenatore. Assieme cercano di rinverdire gli antichi fasti e insegnare ai viziatissimi figli come ci si divertiva un tempo…



La mia visione di Un weekend da bamboccioni, lo ammetto, partiva già viziata da un paio di preconcetti. Innanzitutto, io ooooooooooooooodio Adam Sandler. Non lo sopporto proprio. Con quella faccetta da fesso, quella comicità indecisa se essere feroce o moscia, quel modo di fare francamente irritante del tizio che “se la crede” (e in questo film “se la crede” molto, ahimé) lo prenderei a badilate da mane a sera. E uno. Poi, il titolo italiano che cavalca l’onda di quella citazione brunettiana che andava tanto per la maggiore all’epoca, giusto per convincere il pubblico pagante (al 90% composto appunto da bamboccioni) ad andare a vedere il film. Biih che camurrìa. E così, già rodendomi il fegato con queste due idee fisse in testa, mi sono accinta a vedere la pellicola, cercando di non farmi influenzare troppo. Procediamo con obiettività, orsù.



Steve Buscemi dopo essere stato pestato dal suo zoccolo duro di fan... WHOOOO!!!



Un weekend da bamboccioni non mi è piaciuto a prescindere da quello che pensavo all’inizio. Posso dirlo con sicurezza perché per la prima mezz’ora ho riso. Ebbene sì, ho riso e mi sono divertita, mettendo in dubbio la mia stessa sanità mentale. D’altronde la comicità di film simili è innocua e sicura proprio perché collaudata: nel gruppo di amici troviamo i soliti stereotipi dello sfigato “fico”, dello sfigato ciccione, dello sfigato donnaiolo, dello sfigato più sfigato e assurdo degli altri e, infine, dello sfigato nero (nel senso di colore), accompagnati ovviamente da un vasto stuolo di mogli e figli. L’interazione tra i vari personaggi lì per lì è dinamica e simpatica, questi amiconi si prendono in giro a vicenda, le mogli socializzano, i figli diventano meno “brats” viziati e più bambini normali, e via così… il che va bene per la prima mezz’ora, appunto, quando le famigliole passano il weekend nella casetta di campagna. Ma quando le stesse gag me le riproponi per tutto il film, cambiando solo lo scenario (prima il parco acquatico, poi la sagra di paese), e ci aggiungi pure un branco di rednecks con un imbarazzante Steve Buscemi a fare da macchietta nonché, orrore degli orrori, la moraletta finale del “hanno bisogno di vincere, qualche volta. E noi, di imparare a perdere” allora, abbia pazienza, ma mi costringi innanzitutto a sbadigliare, poi a mandarti a quel paese, Adam Sandler, a te, la tua famiglia, i tuoi amichetti, il tuo ego gigante e i tuoi soldi. Anzi, l’unico elemento del film che salvo è il cane incapace di abbaiare. Quello mi ha fatto veramente ridere ma è un po’ troppo poco per reggere un’intera pellicola. Ah, e poi ho anche scoperto che Kevin James mi sta sulle palle più di Sandler, il che è tutto dire. Ciccione sfigato e pure patetico che ti fai prendere in giro da ‘sto mezzo gibbone che non fa altro che gigioneggiare e farsi figo sulla pelle altrui. Al rogo. Sugli altri poveri attori coinvolti non mi pronuncio, Salma Hayek e Maria Bello non avrebbero potuto cadere più in basso, credo.



Del regista Dennis Dugan ho già parlato nel post dedicato a L’ululato, dove recitava invece che dirigere. Di Chris Rock, che interpreta Kurt, ho già parlato qui. Nello stesso post troverete anche Salma Hayek, che qui interpreta Roxanne, mentre Maria Bello (Sally Lamonoff) è comparsa in questo vecchio post. Menzione d’onore anche per la già citata Jamie Chung, che qui interpreta una delle figlie di Rob, Amber.  

Adam Sandler interpreta Lenny ed è anche lo sceneggiatore della pellicola. Uno dei comici americani più famosi e anche uno di quelli a cui io spaccherei volentieri il setto nasale con una badilata ben assestata, lo ricordo per film come Airheads – Una banda da lanciare, Terapia d’urto, Cambia la tua vita con un click e Zohan – Tutte le donne vengono al pettine; inoltre, ha partecipato ad alcuni episodi de I Robinson. Anche produttore, sceneggiatore e compositore, ha 45 anni e tre film in uscita.



Steve Buscemi interpreta Wyley. Indubbiamente uno dei miei attori preferiti in assoluto fin da quando l’ho visto interpretare il cinico Mr. Pink de Le Iene, lo ricordo per film come I delitti del gatto nero, Pulp Fiction (per contrappasso, visto che ne Le Iene critica i camerieri, è costretto ad interpretarne uno con le fattezze di Buddy Holly!), Airheads – Una banda da lanciare, Desperado, lo splendido Cosa fare a Denver quando sei morto, il meraviglioso Fargo, Fuga da Los Angeles, Il grande Lebowski, Armageddon, Con Air, Animal Factory, Ghost World, Spy Kids 2 – L’isola dei sogni perduti e Big Fish – Le storie di una vita incredibile. Ha inoltre partecipato a serie come Miami Vice, Innamorati pazzi, I Soprano e E.R., e prestato la voce per i film Monsters & Co., Mucche alla riscossa e un episodio de I Simpson. Americano, anche regista, produttore e sceneggiatore, ha 54 anni e cinque film in uscita, tra cui il prequel di Monsters & Co. che dovrebbe intitolarsi Monsters University ed essere pronto per il 2013.



David Spade interpreta Higgins. Americano, ha partecipato a film come  Scuola di polizia IV: cittadini… in guardia! e Giovani carini e disoccupati, oltre ad avere prestato la voce per Beavis e Butt – Head alla conquista dell’America, Rugrats – Il film e aver doppiato l’originale Kuzco in Le follie dell’imperatore. Ha partecipato anche alle serie Baywatch e ALF. Anche sceneggiatore e produttore, ha 47 anni e un film in uscita.



Rob Schneider (vero nome Robert Michael Schneider) interpreta Rob. Americano, lo ricordo per film come Mamma ho riperso l’aereo – Mi sono smarrito a New York, Gigolò per sbaglio, Deuce Bigalow – Puttano in saldo, Cambia la tua vita con un click e Zohan – Tutte le donne vengono al pettine. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 48 anni e sei film in uscita.  



Blake Clark interpreta il coach “Buzzer”. Americano, ha partecipato a film come Toys – Giocattoli, The Mask  - Da zero a mito e Ladykillers, ha prestato la voce al cane Slinky in Toy Story 3 – La grande fuga ed è apparso nelle serie Pappa e ciccia, Quell’uragano di papà, Sabrina – Vita da strega, Cold Case e My Name Is Earl. Anche sceneggiatore, ha 65 anni e due film in uscita.



Tra gli altri interpreti, segnalo il piccolo Cameron Boyce che qui interpreta uno dei figli di Adam Sandler mentre in Mirrors – Riflessi di paura era il pargolo di Kiefer Sutherland; Joyce Van Patten invece, che interpreta l’anziana moglie di Rob, è l’ex moglie del regista ed è davvero più vecchia di lui, anche se “solo” di 11 anni. Parlando di chi invece non ce l’ha fatta, ad interpretare il personaggio di Eric avrebbe dovuto essere il comico Chris Farley (il ciccione biondo di Mai dire ninja, per intenderci), che tuttavia è morto nel 1997; pare che questo triste evento abbia ritardato così di tredici anni la realizzazione di Un weekend da bamboccioni. Se vi fosse piaciuto il film l’unica cosa che vi posso consigliare di guardare è Terapia d’urto, dove almeno la presenza di Adam Sandler è “neutralizzata” da quella di Jack Nicholson! Ora vi lascio con il trailer del film e con un'avvertenza: se volete proporre un film per la prossima puntata del Bollalmanacco on Demand scrivete il titolo nei commenti qui sotto o iscrivetevi al gruppo Facebook e commentate lì. Il primo che si prenoterà avrà l'"onore" di vedere recensito il film proposto. ENJOY!!!

venerdì 7 agosto 2009

L'ululato (1981)

Sia nei giochi che nei film che nella letteratura non vado matta per il tema “lupi mannari”. Trovo che quelle bestiacce siano quanto di più noioso esista sulla faccia della terra, niente a che vedere con i ben più stilosi ed affascinanti vampiri. E’ quindi con parecchia disillusione che mi sono messa a rivedere L’ululato (The Howling), film di Joe Dante del 1981, dopo una disastrosa prima mezza visione nell’halloween di qualche anno fa. Dimostrazione di come spesso non è tanto il film a contare per un giudizio, quanto piuttosto l’atmosfera in cui lo si guarda. Infatti a questo giro mi è piaciuto, e molto.

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La trama è questa: una giornalista riesce a diventare il contatto di un serial killer particolarmente sanguinario, Eddie Quist. Quando quest’ultimo le propone un appuntamento lei ci va per amore dell’audience ma l’esperienza, che si conclude con l’arrivo della polizia e con la morte del killer, la traumatizza lasciandole la consapevolezza di aver visto qualcosa di terribile che pur non riesce a ricordare. Decide così di andare, assieme al marito, in un centro “spirituale” tra le montagne, una comunità diretta dal Dr. George Waggner, che nasconde un tremendo segreto e i cui membri sono molto più vicini ad Eddie di quanto non si immagini…


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Comincio subito con un’avvertenza: non aspettatevi effetti speciali della madonna né abbondanza di computer graphic. Questo film è affascinante proprio per la sua aria artigianale. Le zanne sono palesemente delle dentiere da mettere e togliere, almeno una scena della pellicola viene mostrata a disegni animati data l’impossibilità di mostrare un’intera trasformazione in lupo mannaro (sebbene sia la prima in assoluto, visto che il contemporaneo Un lupo mannaro americano a Londra di John Landis è dello stesso anno ma successivo di qualche mese, ed è leggermente più raffinato come realizzazione) e i lupacchiotti presenti sono particolarmente mostruosi e disgustosi, coaguli di pelo, lattice ed animatronics. Ma la messa in scena rozza viene ampiamente compensata da una trama interessante e da una spietata critica nei confronti di una società guidata dai media e dai guru occasionali.




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Joe Dante come al solito ci mette davanti la sua satira sociale, che rende delle piccole perle anche le sue pellicole apparentemente meno impegnate e più “infantili”. In questo caso utilizza la figura della giornalista televisiva Karen White per scagliarsi contro l’idea del sensazionalismo a tutti i costi, di quella banalizzazione dell’orrore che ancora oggi, a distanza di quasi trent’anni, ci viene propinata quotidianamente ogni volta che accendiamo la televisione. Karen decide di metterci la faccia, di diventare ancora più famosa offrendo in prima persona allo spettatore un viaggio nella psiche malata di un serial killer, che non a caso preferisce la visibilità televisiva all’anonimato. Se ne pentirà amaramente, com’è ovvio e giusto, e anche se alcuni colleghi illuminati proveranno ad usare la sua storia come monito ed avvertimento per tutta l’America, ormai il danno è già stato fatto: come si può inculcare un senso di reale pericolo ad un’intera nazione assuefatta all’irrealtà di un giornalismo che punta solo allo share? Ed è in questa realtà così schiava del mezzo televisivo che i lupi mannari prosperano, anche se, poveracci, non hanno vita facile nemmeno loro.




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Infatti, peggio di un lupo mannaro, c’è solo un licantropo moralista e new age. Ora, non starò a svelare troppo a chi non ha visto il film, ma l’ironia di Joe Dante sta nell’inserire, all’interno di una comunità di lupi mannari selvaggi e schiavi degli istinti, una sorta di guru mediatico che cerca di sedarne la natura bestiale e di rinnegare la propria. Sembra davvero che Dante ci voglia mostrare come ognuno nasconda dentro di sé una sorta di bestia che non deve avere necessariamente il controllo su di noi se non lo desideriamo, e di come si debba assolutamente diffidare, oltre di chi vuole lo spettacolo a tutti i costi, anche dei teleimbonitori che offrono soluzioni facili e filosofia spicciola incantando le masse di tacchini pronti a bersi ogni singola parola. La soluzione ad ogni cosa, come diceva Quèlo, è sempre e comunque dentro di noi. Ma anche in questo caso, se ci sono di mezzo dei mannari, potrebbe essere sbagliata. Non è sbagliata invece la scelta di vedere questo film, che regala anche qualche genuino momento di tensione. Lo consiglio anche a chi non ama l’horror, ma preparatevi ad un inizio un po’ lento.


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Di Dee Wallace ho già parlato qui.




Joe Dante è il regista della pellicola, uno dei registi più particolari, ironici e graffianti d’America, nonché un grande mito che accompagna noi figli degli anni ’80 fin dall’infanzia. Tra i suoi film ricordo Pirana, Ai confini della realtà, il meraviglioso Gremlins, Explorers, Salto nel buio, Gremlins 2 – La nuova stirpe, La seconda guerra civile americana, Small Soldiers, Looney Tunes: Back in Action. Per la TV ha diretto Ai confini della realtà, due episodi di Masters of Horror, tra i quali lo splendido Homecoming, e un episodio di CSI: NY. Ha 63 anni e tre film in uscita.


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Patrick McNee interpreta il Dr. George Waggner. L’attore inglese, diventato un personaggio cult interpretando l’agente John Steed nella mitica serie Agente speciale, ha lavorato in pellicole come Agente 007 – Bersaglio mobile, Waxwork, La maschera della morte rossa e The Avengers – Agenti speciali, mentre tra le serie TV alle quali ha partecipato ricordo Alfred Hitchcock presenta, Rawhide, Ai confini della realtà, Colombo, Magnum P.I, Cuore e batticuore, Love Boat, La signora in giallo, Frasier. Ha 87 anni.




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Dennis Dugan interpreta Chris, collega e amico della protagonista. L’attore americano ha sviluppato in seguito la sua carriera soprattutto in campo registico, collaborando a più riprese con l’odioso (per me è un pessimo attore…) Adam Sandler e facendo piccoli camei in ogni pellicola diretta. Tra i suoi film come regista ricordo La piccola peste, Mai dire ninja, Assatanata, Zohan – Tutte le donne vengono al pettine, mentre per la TV ha firmato alcuni episodi delle serie Hunter, Moonlighting, Avvocati a Los Angeles, Chicago Hope, Ally McBeal, New York Police Deparment. Ha 63 anni e un film in uscita.


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E ora, prima di lasciarvi al trailer del film, un paio di curiosità. Il film è tratto dal libro The Howling di Gary Brandner, del 1977. Ha avuto ben sei seguiti molti dei quail inediti in Italia ed usciti solo per il mercato dell’home video: Howling II – L’ululato, Howling III, Howling IV: The Original Nightmare, Howling V: The Rebirth, Mostriciattoli (alias Howling VI: The Freaks) e Howling: New Moon Rising. Christopher Stone, che interpreta il marito di Karen, Bill, è stato sposato con Dee Wallace anche nella realtà ed è morto nel 1995 per un attacco cardiaco. Dick Miller, attore feticcio di Joe Dante e non solo, ha recitato anche nel film Evil Toon. E ora… a voi il trailer, ENJOY!!




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