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lunedì 20 ottobre 2025

Nuovi Incubi Halloween Challenge Day 20: The House of the Devil (2009)



Il tema della Nuovi Incubi Halloween Challenge di oggi era "Satanici". Ho quindi scelto The House of the Devil, diretto e sceneggiato nel 2009 dal regista Ti West.

Trama

Disperata all'idea di non avere i soldi per pagare l'appartamento nuovo, la studentessa Samantha accetta un lavoro come babysitter nella villa del signor Ulman. La generosa offerta, però, è il preludio a una notte di orrore...

Recensione

The House of the Devil era uno dei pochissimi film di Ti West a mancarmi all'appello. Ne avevo sempre sentito parlare abbastanza bene, anche se probabilmente la fama del film era stata surclassata da The Innkeepers, che ha poi consacrato il regista a star dell'horror indipendente, quindi ho approfittato della Challenge per recuperarlo. The House of the Devil, in effetti, ha una struttura narrativa abbastanza simile a quella di The Innkeepers, anche se i personaggi non sono altrettanto ben caratterizzati. Si tratta di uno slow burn che, per la maggior parte della sua durata, introduce la protagonista, Samantha, e le crea attorno un'atmosfera di inquietudine pura, prima di far deflagrare l'orrore negli ultimi dieci minuti. Samantha è la classica studentessa squattrinata protagonista di centinaia di horror, che vorrebbe trovare un appartamento dove stare tranquilla ed evitare di avere a che fare con compagne di stanza moleste. Il bisogno di denaro, assieme alla volontà di essere indipendente da genitori e amiche più abbienti, è ciò che la spinge a rispondere all'annuncio di Mr. Ulman, il quale cerca una babysitter per una notte. Dopo averle tirato un pacco clamoroso, Mr. Ulman si rifà vivo con una fretta pazzesca, pronto a sborsare una cifra esorbitante per quattro ore di lavoro; nonostante le raccomandazioni dell'amica Megan, la palese stranezza dell'uomo, l'ondata di strani omicidi a sfondo satanico, l'arrivo di un'eclissi di luna totale, la scoperta che dovrà fare da babysitter non a un bimbo ma a un'anziana, Samantha accetta e, dopo un breve incontro con Ulman e la moglie, rimane tutta sola nella loro enorme casa. Sarà che da bambina ero terrorizzata all'idea di rimanere sola nel piccolo appartamento che dividevo coi miei, ma con me i film dove ai personaggi tocca lo stesso destino funzionano alla perfezione. Come accade ogni volta che rileggo La nonna di Stephen King, mi immedesimo totalmente in chi si sente a disagio all'interno di un ambiente che dovrebbe essere sicuro, eppure viene travolto da un terrore irrazionale; Ti West, in questo caso, è riuscito a ricreare magistralmente le atmosfere Kinghiane e a veicolare il disagio di una ragazza che, consapevole della presenza di un'altra persona sconosciuta e a rischio di sentirsi male in quanto anziana, tende i sensi al massimo dell'allerta e comincia a notare tutte le piccole magagne di una situazione già in partenza non troppo limpida. Mi rendo conto che molti potrebbero trovare molto noioso The House of the Devil proprio perché, per buona parte del suo metraggio, "prepara" la protagonista e gli spettatori allo shock finale (risultando, in alcuni punti, persino didascalico, vedi la questione della pizza, o i dialoghi tra Samantha e Megan), ma per quanto mi riguarda, la parte terrificante del film è proprio questa, mentre il resto è un "di più" anche un po' baracconesco e derivativo.

Sono molto felice anche di avere visto The House of the Devil dopo la recente trilogia realizzata dal regista. Purtroppo, dalla visione di The Innkeepers sono passati quattordici anni e, pur ricordando molto bene l'atmosfera generale, non rammento quasi nulla dello stile e della regia, mentre avendo ben freschi in mente sia X che MaXXXine, mi è sembrato di vedere in The House of the Devil un primo seme dei lavori migliori di Ti West. Girato in 16 mm, riproponendo inquadrature, zoomate, stacchi di montaggio (Ti West qui si è occupato anche di questo aspetto), titoli e sequenze tipiche degli horror anni '70-'80, il film è un omaggio nostalgico e rispettoso ma riesce a mantenere comunque una sua personalità, soprattutto perché non si tratta di una fredda riproposizione dei "vezzi" dell'epoca. Ti West li usa per raccontare la storia di una persona vera, preda di quegli sprazzi di stupidera e ingenuità che ce la rende ancora più vicina, e sfrutta i mezzi dell'epoca per consentire allo spettatore di creare un legame profondo con lei. Come ho scritto sopra, i momenti splatter contano fino a un certo punto, soprattutto alla fine. Abbondano, da un certo punto in poi, e sono persino disgustosi, talvolta inverosimili, ma impallidiscono di fronte alla mazzata inaspettata che colpisce a metà film, con tutta la banalità di un male che, dietro l'apparenza clueless, nasconde un agghiacciante disprezzo per la vita umana. The House of the Devil ha, come punti di forza, anche una location splendida (una villa che il regista trasforma nella più terrificante delle magioni gotiche, fatta di angoli morti, porte chiuse, luce soffusa che incrementa le ombre, riprese dall'esterno delle enormi vetrate, che sembrano fatte apposta per rendere Samantha ancora più vulnerabile) e vanta due attrici che si completano alla perfezione. Jocelin Donahue è fantastica nella sua interpretazione di Samantha, ma la scintilla che la rende ancora più vitale è la Megan di Greta Gerwig, ragazzaccia di buona famiglia nonché la migliore amica che tutti vorremmo avere. Il perché la dinamica tra le due funziona e accentua ancor più la tragica ineluttabilità di The House of the Devil, ve lo lascio scoprire da soli, consigliandovi di recuperare questo piccolo gioiellino firmato Ti West.

Cast

Del regista e sceneggiatore Ti West, anche montatore, ho già parlato QUI. Jocelin Donahue (Samantha), Tom Noonan (Mr. Ulman), Greta Gerwig (Megan), AJ Bowen (Victor Ulman) e Dee Wallace (la padrona di casa) li trovate invece ai rispettivi link.

  • Mary Woronov interpreta Mrs. Ulman. Americana, ha partecipato a film come Silent Night, Bloody Night, Anno 2000 - La corsa della morte, Eating Raoul, La notte della cometa, Terror Vision, Supermarket Horror, La vedova nera, Scene di lotta di classe a Beverly Hills, Dick Tracy, La casa del diavolo e a serie quali Charlie's Angels, Taxi, Cuore e batticuore, Supercar, La signora in giallo, Highlander, Otto sotto un tetto. Anche sceneggiatrice e regista, ha 82 anni e un film in uscita.

Se vi è piaciuto...

Se The House of the Devil vi è piaciuto recuperate The Innkeepers. ENJOY!

domenica 13 giugno 2021

Critters Attack - Il ritorno degli extraroditori (2019)

Qualche sera fa lo passavano in TV, quindi ho scientemente deciso di guardare Critters Attack - Il ritorno degli extraroditori (Critters Attack), film TV diretto nel 2019 dal regista Bobby Miller.


Trama: in una cittadina di provincia atterrano i critter e, come sempre succede, portano morte e distruzione...


Disclaimer: persino Mirco, che ADORA i film aventi per protagonista qualsiasi tipo di bestia, s'è rotto le palle e verso la metà ha deciso di fare altro, lasciandomi solitaria vittima di quel desiderio di completezza che mi impone di arrivare alla fine di qualunque pellicola. E arrivare alla fine di questa è stato difficile, eh. Aggiungo che la botta finale me l'ha data leggere nei titoli di coda il nome di Scott Lobdell come unico sceneggiatore. Scott. Lobdell. L'uomo che negli anni '90 ha raccolto lo scettro di Chris Claremont realizzando alcuni dei più begli archi narrativi di Uncanny X-Men e che, assieme a Chris Bachalo, aveva dato vita a Generation X, l'uomo che, come sceneggiatore, ha contribuito all'esilarante Auguri per la tua morte, è riuscito a mettere la firma su questa roba imbarazzante persino per un film di serie Z? Mi direte, vista la nomea di uomo di merda che si è costruito nel corso degli anni (ma cos'è, soffre della stessa malattia di Joss Whedon? Predica benissimo e razzola male?) magari Critters Attack è frutto di bisogni alimentari, ma anche così mettere assieme i quattro ragazzetti più mosci del creato, lo zio sceriffo più inutile mai esistito e un critter buono che, non si sa per quale assurdo motivo, decide di mettere di fatto fine alla propria specie sterminando tutti i maschi, rei di voler distruggere il pianeta Terra, va oltre la mia idea di lavoro fatto solo per staccare un assegno. Per carità, il primo Critters non era un capolavoro ma almeno era divertente, qui invece ci sono giusto un paio di siparietti che dovrebbero essere umoristici ma risultano tristi, posticci e ridicoli (salvo solo la gag del jock belloccio travolto dalla palla di critter) e per far andare avanti la trama vengono compiute anche troppe scelte stupide, la peggiore delle quali è "cercare di convincere la gente che gli alieni esistono, senza mostrare loro l'alieno che ti camalli sulle spalle dentro lo zaino".


L'unica cosa positiva di Critters Attack, tolta la sempre piacevole Dee Wallace, qui ahimé sfruttata troppo poco, è l'artigianalità delle bestiole titolari. Sarà perché il budget non lo permetteva (anche se io voglio sperare che sia proprio perché Bobby Miller, dopo The Cleanse, ha capito che non c'è niente di meglio dei pupazzi) ma Crittes Attack è quasi totalmente privo di CGI e i critter qui sono delle palle di pelo vere, animatronics o peluchotti, chiamateli come volete, dotati della solita, mordace e sanguinosa simpatia che li contraddistingue da anni. A mio avviso deliziosa la versione femminile delle bestiacce, un incrocio abbastanza spudorato tra la dolcezza di Gizmo e i colori di Ciuffo Bianco, tanto bellina che, nei panni della ragazzina protagonista, avrei fatto carte false per portarmela a casa e conservarla come il più prezioso dei tesori. Anche perché, se esiste una divinità del Cinema, gli attori protagonisti non dovranno mai più recitare in alcuna produzione, salvo forse il remake USA de Gli occhi del cuore, quindi tenersi un memento per il futuro potrebbe essere una cosa carina. Ho già detto "lasciate perdere se non siete proprio amanti della saga all'ultimo stadio"? 


Del regista Bobby Miller ho già parlato QUI mentre Dee Wallace, che interpreta Dee, la trovate QUA.


Critters Attack
è ovviamente l'ennesimo sequel di una saga nata nel 1986, composta da Critters, Critters 2, Critters 3, Critters 4 e da una webserie di 8 episodi intitolata Critters: A New Binge. Se vi piace il genere, ora sapete cosa recuperare. ENJOY!


domenica 20 ottobre 2019

3 from Hell (2019)

Nonostante le critiche piovute da ogni dove ho voluto toccare con mano gli abissi di tristezza in cui è sprofondato Rob Zombie con l'ultimo film da lui diretto e sceneggiato, 3 from Hell.



Trama: dopo essere stati catturati più morti che vivi, Capitan Spaulding, Otis e Baby vengono rinchiusi in carcere, processati e condannati chi all'ergastolo chi alla pena di morte. Nel frattempo, Otis riesce a fuggire con l'aiuto del folle cugino e la mattanza ricomincia...



Chi segue il mio blog sa che ho sempre difeso Zombie a spada tratta, salvando anche quello che poteva non essere salvabile. Contrariamente a molti, ho apprezzato tantissimo Le streghe di Salem, ho trovato molte cose bellissime in 31, ho persino voluto bene a Halloween - The Beginning (pur non avendo visto il sequel) e a chi definiva la povera Sheri Moon Zombie "cagna maledetta" ho sempre mostrato il dito medio, facendo spallucce. Stavolta, ahimé, mi tocca gettare la spugna. Dopo La casa dei 1000 corpi, coloratissimo e psichedelico divertissement che omaggiava spudoratamente Non aprite quella porta e dopo quel capolavoro di The Devil's Rejects, horror "bruciato" dal sole capace di rendere affascinanti esseri meritevoli di odio sempiterno, Zombie ha deciso che quella vacca non era stata munta abbastanza e che era il caso di riprendere la storia di Otis, Baby e Captain Spaulding (è andata bene al povero Sid Haig, che in questa monnezza compare giusto due minuti, impossibilitato a fare di più a causa della malattia che di lì a poco lo avrebbe condotto alla morte, ciao Sid) per aggiungere un tassello in più. Come dicevano i Depeche Mode: "WRONG". 3 from Hell è un'involuzione, è peggio di un'opera di esordio sfacciata e coloratussa, è la noia fatta a film e l'incarnazione stessa dell'imbarazzo, non solo per gli attori che palesemente non ne hanno più voglia e son talmente cani da risultare irriconoscibili (probabilmente ci credono solo Sheri Moon e Richard Brake, con risultati LEGGERMENTE diversi, ché lui un po' di dignità la mantiene ancora, non fosse altro perché il ruolo di killer folle e zoticone gli calza a pennello) ma anche per la sciatteria svogliata di una trama scritta sullo scontrino di un diner, che più volte fa esclamare "e vabbé" con occhi roteanti o per la regia che non sa bene che direzione far prendere all'insieme.


E pensare che all'inizio avevo molte speranze e lì per lì mi sono anche chiesta se gli altri spettatori non fossero stati troppo cattivi con Zombie. Lo stile da documentario vintage e l'accenno di fascinazione esercitata dai 3 from Hell sull'opinione pubblica USA mi faceva sperare in un bel casino su scala nazionale, la riaffermazione dei principi anarchico-satanisti della famiglia Firefly, una riflessione profonda sulla scia di quanto mostrato in The Devil's Rejects... invece nulla, il tutto si è trasformato nello one woman show di Sheri Moon Zombie prima, tra gatteenee ballereenee e dialoghi imbarazzanti, e in un terzetto di dementi che ammazza gente a sfregio poi, tre sbandati che non sanno bene cosa fare e tanto per cambiare un po' decidono di andare in Messico a sfondarsi di zoccolone e droga, scatenando le ire di un tizio che ha la casa tappezzata da santini di Danny Trejo (scherzo, c'è un motivo, ma giuro lì ho riso tantissimo e alla fine ho persino esclamato "e adesso i santini di Danny Trejo me li piglio io"), con ovvi risultati. A un certo punto viene persino scomodato Lon Chaney col suo Gobbo di Notre Dame, altro spunto di riflessione sull'essere freaks mandato in vacca e annegato in un delirio di banalità, ma arrivati a quel punto nulla avrebbe potuto salvare la baracca, nemmeno Lon Chaney in persona. Non dopo aver visto per quasi due ore Sheri Moon Zombie miagolare a gattini immaginari, saltellare a mo' di Pippi Calzelunghe, pronunciare ogni frase in falsetto, strabuzzare gli occhioni pazzi e agitare le manine matte, provando OGNI maledetta volta il desiderio di prenderla a schiaffi fortissimi. Se alla fine di The Devil's Rejects si arrivava col magone, con l'assurda vergogna di aver parteggiato per una famiglia di maniaci almeno per un istante, qui si arriva alla fine con la sensazione che sventrare a mani nude Baby, Otis e Foxy sarebbe anche poco. Davvero, quando si preferirebbe vedere "vincere" gli antagonisti peggio caratterizzati del mondo (nei panni di Dee Wallace mi sarei vergognata e Jeff Daniel Phillips non ci fa una figura migliore) piuttosto che i protagonisti, significa che qualcosa è andato drammaticamente storto. Fossi in voi eviterei e mi fermerei a The Devil's Rejects, non importa quanto pensiate di essere fan di Zombie. Credetemi, è meglio così.


Del regista e sceneggiatore Rob Zombie ho già parlato QUI. Sheri Moon Zombie (Baby), Bill Moseley (Otis Driftwood), Sid Haig (Capitan Spaulding), Jeff Daniel Phillips (Direttore Virgil Harper), Richard Brake (Winslow Foxworth Coltrane), Dee Wallace (Greta), Clint Howard (Mr. Baggy Britches), Danny Trejo (Rondo) e Barry Bostwick (Narratore) li trovate invece ai rispettivi link.


Come ho scritto nel post, ignorate questo cumulo di sterco fumante e, se vi piace il genere, recuperate invece La casa dei 1000 corpi e The Devil's Rejects, conosciuto con l'indegno titolo italiano La casa del diavolo. Questa cosa sarà, se mai arriverà in Italia, La casa delle libertà? ENJOY!

venerdì 28 marzo 2014

Il ricatto (2013)

Beggars Can’t Be Choosers. In giorni di vuoto cinematografico si piglia quel che passa al convento e, chissà perché, io mi sono intestardita su Il ricatto (Grand Piano), diretto nel 2013 dal regista Eugenio Mira.


Trama: Tom Selznick è un pianista che la moglie costringe a tornare sulle scene dopo cinque anni di assenza dovuti ad un concerto disastroso. All’ansia da palcoscenico si aggiunge la minaccia di un killer che gli impone di portare a termine una difficilissima esecuzione senza sbagliare una nota, pena la morte…


Il ricatto poteva essere un thriller, se non memorabile, perlomeno dignitoso. All’inizio ci avevo quasi creduto, nonostante gli strali che gli erano piovuti addosso più o meno da ogni parte della blogosfera. D’altronde, l’idea di base è molto intrigante e la situazione in cui viene a trovarsi il protagonista decisamente spinosa: solo davanti a una folla, impegnato ad eseguire il pezzo più difficile della sua carriera, con un killer spietato pronto a fare fuori o lui o la moglie seduta tra il pubblico al primo accenno di errore. Voi vi chiederete perché. Beh, l’assassino non è semplicemente pazzo, ha i suoi motivi e verranno spiegati debitamente nel corso della pellicola… il problema è che qui casca l’asino. Se le premesse sono buone, la cosa non vale purtroppo per lo svolgimento della trama, che si sgonfia come un soufflé dopo appena mezz’oretta di film per poi crollare definitivamente su uno dei finali più stinfi della storia del cinema, che mi ha fatta rimanere immobile a fissare i titoli di coda chiedendomi "E quindi? Tutto 'sto casino per cosa?". Non faccio spoiler, ovviamente, ma sappiate che alla fine della visione inserirete di diritto il killer de Il ricatto nell'elenco dei 10 "cattivi" più pretestuosi e raffazzonati di sempre, la classica montagna che partorisce un topolino.


A parte questo, c'è davvero poco altro da dire. Eugenio Mira confeziona un prodotto classico che non si distingue per originalità visiva (certo che il taglio della gola che viene interrotto senza mostrare una goccia di sangue per passare subito al primo piano di un archetto che strofina le corde di un violino è da voto dieci!!) ma che risulta comunque gradevole agli occhi, mentre le interpretazioni degli attori sono nella norma, nulla di trascendentale e nulla che porterebbe a urlare orripilati. Elijah Wood è molto bravo nel palesare inquietudine con quegli azzurri occhioni da lemure mentre John Cusack, per quel poco che si vede, ricorda anche troppo Alan Rickman, tanto che a un certo punto credevo che avrebbe ucciso Frod.. ehm... Elijah con un Avada Kedavra invece che col fucile. Meglio l'altro caratterista su cui non aggiungo nulla per non rovinare la sorpresa, nonostante sia lui sia i due amici di Tom e consorte siano davvero tagliati con l'accetta e stereotipatissimi, mentre la moglie, interpretata da una wannabe Reese Witherspoon, è uno dei personaggi più inutili che abbia mai visto in un film. Nulla da dire invece sulla colonna sonora: poiché è ambientato durante un concerto per pianoforte e orchestra, il film è quasi più piacevole da ascoltare che da vedere. Certo, a mio avviso la visione de Il ricatto sarebbe stata più divertente in presenza di un pianista vero che avrebbe potuto inorridire davanti alle prodezze multitasking del protagonista ma purtroppo i pianisti sono una brutta razza di gente snob (e ogni riferimento ad un Toto qualsiasi è puramente casuale), quasi quanto i blogger cinematografici. Infatti vi consiglio di non perdere tempo e soldi per questa bagatella. 

 
Di Elijah Wood (Tom Selznick), John Cusack (Clem) e Dee Wallace (Marjorie Green) ho già parlato ai rispettivi link.

Eugenio Mira (vero nome Eugenio Mira Juliá) è il regista della pellicola. Spagnolo, prima de Il ricatto ha diretto un paio di corti e due lungometraggi che tuttavia non conosco. Anche compositore, sceneggiatore, attore e produttore, ha 37 anni. 


Kerry Bishé interpreta Emma Selznick. Americana, ha partecipato a film come Sex and the City, Red State, Argo e a serie come Scrubs. Ha 30 anni. 


Don McManus interpreta Reisinger. Americano, ha partecipato a film come Il falò delle vanità, Le ali della libertà, Air Force One, Magnolia, Il 6° giorno, Hannibal, Auto Focus, Il mistero dei templari, Ocean's Thirteen e a serie come Jarod il camaleonte, Innamorati pazzi, NYPD, Party of Five, Ally McBeal, Dharma & Greg, Dawson's Creek, CSI: Miami, Nip/Tuck, Malcom, Grey's Anatomy, Numb3rs, Dexter, Supernatural, 24 e CSI - Scena del crimine. Ha 55 anni e tre film in uscita. 


Segnalo inoltre la presenza nel cast di Alex Winter, tra i caratteristi dello storico Freaked - Sgorbi, qui nei panni del bieco assistente. Infine, se Il ricatto vi fosse piaciuto, recuperate In linea con l'assassino o Speed. ENJOY!

martedì 20 agosto 2013

Cujo (1983)

Basta con le classifiche e le recensioni sdolcinate, ri-buttiamoci sull'horror vintaggio che piace tanto a noi non-giovani e parliamo di Cujo, diretto nel 1983 dal regista Lewis Teague e tratto da quell'omonimo romanzo che il re King scrisse nel 1981.

Trama: una madre e suo figlio rimangono bloccati in macchina e braccati dal san bernardo Cujo, malato di rabbia e trasformato in un'implacabile e folle assassino.


Mentre guardavo Cujo pensavo a due cose in particolare. Una era il film Penny Dreadful, un'incredibile palla dove una ragazzetta rimane bloccata in macchina a causa di un maniaco che vuole farla fuori, un'ora e mezza di noia e non ho detto gioia. L'altra era la camurriosissima serie Under The Dome, che prende uno dei romanzi migliori di King e, puntata dopo puntata, ne seleziona le cose più noiose ed inverosimili e le scodella al pubblico, buttando nel cestino qualsiasi elemento che potrebbe invece renderla più interessante. Nel 1983 il regista Lewis Teague e gli sceneggiatori Don Carlos Dunaway e Lauren Currier riuscivano invece a trarre una pellicola assolutamente dignitosa da una delle opere più angoscianti e crudeli di King mantenendone praticamente intatto lo spirito, lasciando lo spettatore con il cuore in gola a più riprese e usando in tutto due dollari e pochi effetti speciali. Poi dicono che i tempi cambiano in meglio, eh. Per carità, non voglio con questo dire che Cujo sia IL film horror per eccellenza, né la miglior trasposizione Kinghiana del mondo, però fa la sua porchissima figura nonostante siano passati 30 anni dalla sua realizzazione... e nonostante lo abbia visto in questi giorni per la prima volta!!


Non rileggo Cujo ormai da qualche anno ma mi ha fatto molto piacere che il film non si concentrasse esclusivamente sul cane del titolo ma mantenesse il parallelo tra mostri di fantasia e mostri reali senza sforare nel sovrannaturale come succedeva in parte nel romanzo. La terribile e realistica crudeltà di Cujo risiede interamente nella figura del piccolo Tad (interpretato magistralmente da un pargolo in grado di far accapponare la pelle per quanto urla e piange in maniera realistica.. secondo me il cane gli faceva davvero paura, poverino) e nei suoi normalissimi terrori infantili, come il mostro sotto il letto o il ba-bau nell'armadio. Per un bambino anche il percorso al buio dalla porta della camera al lettino è una traversata immane e zeppa di pericoli ed è bellissima la sequenza girata al ralenti dove tutto ciò che circonda Tad sembra essere grande e minaccioso. I genitori possono "ingannare" i piccoli, creare delle parole magiche per cacciare i mostri, ma cosa succede quando poi questi ultimi escono dall'armadio e minacciano fisicamente le vite dei bambini? Il senso d'impotenza di una madre indifesa viene reso perfettamente dal viso stravolto della bravissima Dee Wallace, fisicamente impossibilitata a tenere testa ad un enorme e sanguinario San Bernardo che, trasfigurato quasi in un terribile demone guardiano, impedisce a lei e al figlio di respirare aria fresca, bere, dormire, condannandoli così ad una lenta e terribile agonia.


Come il romanzo, anche il film costruisce il senso di terrore a poco a poco, preparando lo spettatore alle inevitabili sequenze clou scavando nella psicologia dei personaggi (i Cambers madre e figlio che scappano dal LORO ba-bau, il freddo e dispotico meccanico, Donna che "condanna" il figlio anche a causa delle sue scappatelle...) e trasformando il docile Cujo da San Bernando giocherellone a incubo a quattro zampe sporco, insanguinato, malato e pazzo, mentre i colori della fotografia si fanno sempre più virati su rosso, giallo e marrone a mano a mano che la macchina in cui sono rinchiusi Donna e Tad diventa prima fornace poi bara. E se anche il finale della pellicola è diverso da quello del romanzo (ma quanto diverso? A noi spettatori non è dato sapere precisamente quale sarà il destino di madre e figlio...) non importa, perché l'importante è che lo spirito del Cujo kinghiano non sia andato perduto e che lo spettatore possa soffrire e tornare a sentirsi un piccolo bimbo alle prese con mostri più grandi di lui. Per le calde sere estive e per tutti gli amanti di King, questo è un film perfetto.


Di Dee Wallace (Donna Trenton) e Ed Lauter (Joe Camber) ho già parlato ai rispettivi link.

Lewis Teague è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come L'occhio del gatto, Il gioiello del Nilo, Hazzard vent'anni dopo ed episodi della serie Nash Bridges. Anche attore, sceneggiatore e produttore, ha 75 anni.


Christopher Stone interpreta Steve Kemp. Marito di Dee Wallace, ha partecipato a film come L'ululato e a serie come Hunter, Wonder Woman, La donna bionica, Chips, Hazzard, Dallas, A-Team, MacGyver, La signora in giallo e Lassie. Anche regista, è morto nel 1995 all'età di 53 anni.


Se il film vi fosse piaciuto, oltre a consigliarvi caldamente la lettura di Cujo, vi direi di recuperare un paio di pellicole "a tema" come Il cane infernale e Il migliore amico dell'uomo (che ricordo da qualche Notte Horror anni '90) oppure Monkey Shines - Esperimento nel terrore e Christine - La macchina infernale. ENJOY!!


domenica 19 maggio 2013

Le streghe di Salem (2012)

Qualche sera fa sono riuscita a vedere, con un po’ di ritardo, l’ultima fatica del regista Rob Zombie, Le streghe di Salem (The Lords of Salem), da lui diretto nel 2012. Non sarà facile scrivere qualcosa di sensato al riguardo ma proviamoci!


Trama: la dj Heidi riceve, all’interno di una scatola di legno, un vinile da parte dei misteriosi Lords (sinceramente non so come l’abbiano tradotto in italiano. Signori?). Dopo averlo ascoltato, la ragazza comincia ad avere strane ed inquietanti visioni legate all’oscuro passato della cittadina di Salem.


La prima sensazione che lascia questo Le streghe di Salem, al di là della tecnica visionaria con cui è stato girato, è una pesante e persistente inquietudine. Sto scrivendo queste righe il giorno dopo averlo visto, quindi sono ancora abbastanza “fresca” e, a parte che continuano a risuonarmi in testa le cupe ed insinuanti note del disco dei Lords (affascinante, a modo suo, ma forse è quella vena di sangue metallozzo che scorre in me a farmi parlare…), quello che invece mi ha turbata è l’idea di soffocante ineluttabilità che pervade la pellicola. Sheri Moon Zombie dimostra con questo film di essere un’attrice bravissima, ma il personaggio di Heidi potrebbe entrare di diritto nel gruppo verghiano dei Vinti per come, poveraccia, subisce passivamente ogni avvenimento, senza provare a reagire neppure una volta. Nonostante la pellicola non riesca a toccare le vette di oppressione e paranoia di un altro horror "a tema", Rosemary's Baby, ci si sente comunque impotenti davanti al Fato (non il destino) che pende sulla testa della protagonista come una satanica spada di Damocle. Zombie non ci lascia speranza nemmeno per un istante e priva di sicurezza qualunque luogo o istituzione, dalla Chiesa alla casa agli amici, atterrandoci con sequenze terribili che colpiscono come un pugno allo stomaco. La sensazione che si ottiene è quella di un film estremamente angosciante, cupo e con picchi di amarissima ironia; tra l'altro, il regista mette in piedi delle scene di sabba e delle invocazioni talmente convincenti che, vista la mia atavica superstizione legata al Diavolo, mi sono ritrovata più di una volta ad interrompere la visione e accendere la luce per timore di vedermi comparire davanti qualche essere dotato di zoccolo caprino. Sì, per queste cose sono fifona e medievale, non so cosa farci. Non badateci e proseguiamo.


All'inizio ho parlato di tecnica visionaria. Effettivamente, Le streghe di Salem è un'enorme allucinazione, il parto della mente allo sbando di Heidi, le cui visioni sono intervallate dagli squarci del cupo ed inquietante passato di Salem. Queste sequenze allucinate, per gran parte virate in rosso o in nero, diventano ancora più barocche e a tratti kitsch sul finale, quando il destino della protagonista si compie e viene meno ogni parvenza di razionalità: icone cristiane che si sciolgono in orrendi demoni, esplosioni di colori al neon, capri, metallari infoiati, il tutto accompagnato dallo stupendo Requiem di Mozart, che conferisce a quest'accozzaglia di assurde immagini un tono quasi lirico, gettano in faccia allo spettatore una terribile e surreale realtà nella quale passato e presente si fondono per imporre all'umanità un terribile futuro. Per una cinefila come me, che si scioglie in lacrime di commozione vedendo la stupenda stanza di Heidi, è facile immaginare che i corridoi somiglianti a quelli di Shining, i mostri senza volto dal sapore quasi Fulciano (senza contare lo sguardo bianco di chi ha visto l'inferno, così simile a quello di Cinzia Monreale in L'aldilà) e la generale atmosfera debitrice a quelle del meraviglioso Suspiria altro non siano che il modo della protagonista di far rientrare la sua terribile esperienza in qualcosa di più comprensibile: d'altronde, da un'alternativona amante del cinema e dell'horror come lei mi aspetterei che conosca e adori tutta questa sfilza di capolavori. Ma questa è solo una mia supposizione, ovvio, magari Zombie mi chiederebbe se sono impazzita. Intanto, su Le streghe di Salem non mi sentirei di dire altro, ci vorrebbe una seconda visione. Per ora, direi che come horror è estremamente affascinante, non ai livelli del capolavoro La casa del diavolo, ma sicuramente godibilissimo.


Del regista e sceneggiatore Rob Zombie ho già parlato qui. Sheri Moon Zombie (Heidi Hawtorne), Bruce Davison (Francis Matthias), Meg Foster (Margaret Morgan), Ken Foree (Herman Jackson), Dee Wallace (Sonny), Michael Berryman (Virgil Magnus), Sid Haig (Dean Magnus)  li trovate invece ai rispettivi link.

Jeff Daniel Phillips interpreta Whitey. Americano, ha partecipato a film come Zodiac, Halloween II e a serie come CSI: Miami. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha un film in uscita.


Judy Geeson (vero nome Judith Amand Geeson) interpreta Lacy Doyle. Inglese, ha partecipato a film come Sul tuo corpo, adorabile sorella, Una vela para el diablo, Inseminoid un tempo nel futuro e a serie come La signora in giallo, A-Team, MacGyver, Baywatch Nights, Innamorati pazzi, Streghe e Una mamma per amica. Ha 65 anni.


Patricia Quinn interpreta Megan. Attrice irlandese, indimenticabile e meravigliosa Magenta del Rocky Horror Picture Show, ha partecipato anche a film come Shock Treatment, Monty Python – Il senso della vita e a serie come Doctor Who. Ha 69 anni.


Maria Conchita Alonso (vero nome María Concepción Alonso Bustillo) interpreta Alice Matthias. Cubana, ha partecipato a film come Colors – colori di guerra, Stress da vampiro, Predator 2, La casa degli spiriti e a serie come Supercar, La tata, Oltre i limiti, CSI: Miami e Desperate Housewives. Anche produttrice, ha 56 anni e quattro film in uscita.


Tra gli altri interpreti, segnalo la graditissima presenza di Lisa Marie, modella ed ex compagna di Tim Burton, tornata a calcare le scene dopo 11 anni di assenza. Purtroppo alla gioia per il ritorno di una caratterista così particolare, si aggiunge il dispiacere per la perdita, in fase di montaggio, di Frankenstein vs The Witchfinder, film nel film tra i cui interpreti figuravano nientemeno che Udo Kier e Clint Howard. Incrociamo le dita e speriamo che l’opera venga recuperata per l’uscita del DVD! Un altro che non ce l’ha fatta è stato purtroppo il meraviglioso Richard “Riff Raff” O’Brien, invitato a partecipare al film ma al momento non disponibile. Damn! Li avrei rivisti bene i due fratellini del Rocky Horror assieme! Diludendo a parte, vi comunico che The Lords of Salem è anche un libro scritto dallo stesso Zombie. Potete trovare una bella recensione scritta dalla mia adorata Nageki sul blog Il profumo delle pagine stampate. E dopo che avrete letto post e libro, se non ne avete ancora abbastanza de Le streghe di Salem, recuperate anche La maschera del demonio di Mario Bava, L’aldilà, Paura nella città dei morti viventi, Rosemary’s Baby, Suspiria e Shining, insomma tutte le fonti di ispirazione che sono riuscita a cogliere. ENJOY!!

martedì 18 settembre 2012

Halloween - The Beginning (2007)

Nonostante non ami molto lo slasher fine a sé stesso, nella mia collezione di DVD è finito anche Halloween – The Beginning (Halloween), diretto nel 2007 dal regista Rob Zombie.


Trama: il film racconta la “leggenda” di Michael Myers cominciando dall’infanzia, passando per lo sterminio della famiglia per poi arrivare al presente, quando lo spietato killer evade dal manicomio criminale per uccidere anche la sorella minore…


So che è brutto da dire per una persona che cura un blog di cinema e si dichiara appassionata di horror, ma l’Halloween di Carpenter non l’ho mai visto. Avevo beccato moltissimo tempo fa, a tarda sera, il secondo capitolo (senza capirci una beneamata mazza, ovviamente, visto che comincia direttamente dalla fine del primo film) e anche il moscerello Vent’anni dopo, ma in generale non mi avevano entusiasmata troppo. Quindi, non dovrete stupirvi se il mio giudizio nei confronti di Halloween – The Beginning sarà molto positivo, per il semplice fatto che non sono mai stata fan dell’originale e non potrò quindi fare un confronto. Aggiungo inoltre che il maledetto Rob Zombie mi ha catturata fin dal suo primo, imperfetto film d’esordio, La casa dei 1000 corpi, grazie al suo stile particolare, all’incredibile generosità nel regalare indimenticabili scene splatter e all’impeccabile uso di grandi caratteristi e azzeccatissime colonne sonore. In questo, Halloween – The Beginning non fa eccezione, sebbene sia sicuramente più debole delle due pellicole “zombiane” che lo hanno preceduto.


Ad essere sinceri, il film patisce di una sorta di divisione in due parti distinte, ovvero l’infanzia di Michael Myers e la seguente evasione dal manicomio con ricerca della sorellina sopravvissuta. Io ho sicuramente apprezzato molto di più la prima parte, nonostante anch’essa soffra di qualche piccolo difetto: personalmente, avrei trovato molto più interessante vedere il bimbo Michael che sviluppava la sua follia all’interno di una famiglia amorevole, non nella solita squallida casetta con madre amorevole ma spogliarellista, patrigno ubriacone e fancazzista, sorella maggiore zoccola e odiosa. Per fortuna Zombie non attribuisce tutta la colpa della malattia di Michael all’ambiente familiare, e ci mostra chiaramente come il ragazzino fosse già nato psicopatico ma con la faccetta (grassoccia) d’angelo, tuttavia è difficile biasimare il pargolo armato di coltello mentre taglia la gola al sacco di brenno accozzato sul divano o mentre bastona a morte un compagno di scuola simpatico come una cacca nel letto. Interessante, sebbene un po’ prolissa, anche la parte in cui il regista sviluppa il rapporto che si instaura tra il Dr. Loomis e il piccolo paziente, con Michael sempre più silenzioso, tetro ed inquietante man mano che le sue maschere di cartapesta (spettacolari!) diventano più elaborate. E’ alla fine di questo percorso, tra l’altro, che viene mostrata con forza inaudita la definitiva vittoria della follia sull’innocenza; prima della melodrammatica scena che porta alla morte fisica di Deborah, infatti, Zombie ci permette di vedere il momento in cui la donna muore davvero, una sequenza agghiacciante e magistrale in cui il figlio, ormai più bestia che essere umano, le urla in faccia dopo l’ultimo omicidio commesso.


Da qui in poi il film ridiventa uno slasher tout court, introdotto dalla scritta in sovrimpressione “Trick or Treat”. A differenziare Halloween – The Beginning da altri film simili spiccano personaggi particolarmente odiosi e stupidi, di una demenza che sconfina nella cattiveria (allucinante la scena dello stupro ai danni di una delle pazienti del manicomio, quasi insostenibile nella sua brutalità) e che per questo meritano ogni sevizia del gigantesco ed inquietante Michael, e, ovviamente, una cura dei dettagli quasi maniacale accompagnata da un sadico gusto gore. Zombie, infatti, riesce a regalare sia allo spettatore “normale” che al fan momenti a dir poco epici come quello in cui Michael ritrova nella casa abbandonata la maschera che diventerà il suo marchio di fabbrica, oppure sanguinosissime macellate come quella del camionista in bagno e dei genitori di Laurie. In tutto questo, comunque, la mia sequenza preferita è forse quella che precede l’ambiguo finale, in cui la sorellina ormai cresciuta cerca di fuggire al fratellone all’interno della loro vecchia casa, dove il regista si sbizzarrisce con arditissime inquadrature e un montaggio talmente serrato che la tensione non cala nemmeno per un secondo. Altra particolarità da me molto apprezzata è l’abbondante uso di caratteristi d’eccezione a fare da “spalla” a interpreti stranamente validi per il tipo di pellicola in questione: vedere Udo Kier, Danny Trejo, Clint Howard e Brad Dourif è sempre un piacere immenso, a prescindere dal poco tempo che viene loro concesso, Sheri Moon Zombie è adorabile e brava come al solito, Malcom McDowell parte male (quell’orrida parrucchetta all’inizio non si può vedere) ma poi riesce con la solita dignità a raccogliere lo scomodo scettro di Donald Pleasence, il piccolo Daeg Faerch non è all’altezza dei classici bambini malvagi del cinema horror ma il suo visetto inespressivo è sufficientemente inquietante per essere credibile, infine Scout Taylor – Compton ci mette tutta la sua capacità polmonare nell’interpretare la scream queen di turno e, soprattutto nel finale, mette i brividi. Per farla breve, avendo solo questo Halloween – The Beginning come punto di partenza della saga, mi sento di consigliarlo caldamente ai fan dell’horror, tuttavia se amate il film originale di Carpenter non saprei dire se l’operazione zombiana potrebbe o meno essere di vostro gusto.


Di Malcom McDowell (Dott. Samuel Loomis), Danny Trejo (Ismael Cruz), Bill Moseley (si vede solo nella versione cinematografica nei panni di una delle guardie, ma io a casa ho il DVD unrated, quindi me lo sono perso, sigh!), Brad Dourif (lo sceriffo Lee Brackett), Clint Howard (Dott. Koplenson), Udo Kier (Morgan Walker) e Dee Wallace (Cynthia Strode) ho già parlato nei rispettivi link.

Rob Zombie (vero nome Robert Bartleh Cummings) è regista e sceneggiatore della pellicola. “Nato” come musicista, lo ricordo per aver girato film come La casa dei 1000 corpi, La casa del Diavolo, il trailer Werewolf Women of the S.S. per il film Grindhouse, Halloween II, The Haunted World of El Superbeasto e un episodio di CSI:Miami. Anche compositore, produttore e attore, ha 47 anni e un film in uscita, l’imminente e attesissimo Lords of Salem.


Scout Taylor – Compton (vero nome Desariee Starr Compton) interpreta Laurie Strode. Americana, ha partecipato a film come Halloween II e a serie come Allie McBeal, E.R. Medici in prima linea, Una mamma per amica, Cold Case, Streghe, Bones, CSI, CSI:NY e Grey’s Anatomy. Ha 23 anni e quattro film in uscita.


Tyler Mane (vero nome Daryl Karolat) interpreta Michael Myers da adulto. Ex wrestler, lo ricordo per avere interpretato il francamente orribile Sabretooth di X – Men, inoltre ha partecipato ad altri film come Troy, La casa del Diavolo e Halloween II. Canadese, anche produttore e sceneggiatore, ha 46 anni e un film in uscita.

Con tutto il rispetto, ciccio, ma è meglio Liev Schreiber..!
Sheri Moon Zombie (vero nome Sheri Lyn Skurkis) interpreta Deborah Myers. Moglie di Rob Zombie, la ricordo per film come La casa dei 1000 corpi, La casa del Diavolo, il trailer Werewolf Women of the S.S. per il film Grindhouse, Halloween II e The Haunted World of El Superbeasto (dove dava la voce a uno dei personaggi); inoltre ha partecipato a una puntata di CSI: Miami. Americana, anche produttrice, ha 42 anni e un film in uscita, Lords of Salem.


William Forsythe interpreta Ronnie White. Americano, ha partecipato a film come C’era una volta in America, Dick Tracy, Cosa fare a Denver quando sei morto, The Rock, La casa del diavolo e a serie come Chips, Saranno famosi, Masters of Horror, CSI: Miami e Boardwalk Empire. Anche produttore e sceneggiatore, ha 57 anni e quattro film in uscita.


Danielle Harris interpreta Annie Brackett. Americana, ha partecipato a film come Halloween 4: il ritorno di Michael Myers, Halloween 5, Scappo dalla città – la vita, l’amore e le vacche, Non dite a mamma che la babysitter è morta, L’ultimo boyscout – missione sopravvivere, Free Willy: Un amico da salvare, Daylight – Trappola nel tunnel, Urban Legend e Halloween II, oltre a serie come Genitori in blue jeans, Pappa e ciccia, E.R. – Medici in prima linea, Streghe e Cold Case. Anche regista e produttrice, ha 34 anni e otto film in uscita.


Nella miriade di comparse d’eccezione segnalo anche Sid Haig, qui nei panni del becchino che indica al Dr. Loomis dov’è sepolta la madre di Michael Myers. Non avendo mai visto Halloween II, diretto nel 2009 sempre da Rob Zombie (si vocifera l’uscita di un terzo capitolo ad opera di Patrick Lussier), se Halloween – The Beginning vi fosse piaciuto consiglio di recuperare assolutamente La casa dei 1000 corpi e il suo seguito, il bellissimo La casa del Diavolo. Da parte mia, cercherò invece di guardare finalmente il primo Halloween di Carpenter. ENJOY!

martedì 7 dicembre 2010

Abominable (2006)

Navigando sulla rete si riescono a trovare film che sono praticamente considerati già dei cult in America, mentre qui molto probabilmente nessuno li ha mai sentiti nominare. E’ il caso di Abominable, diretto nel 2006 dal regista Ryan Schifrin, che nonostante le premesse non è poi così brutto.


Trama: Preston è un paralitico costretto sulla sedia a rotelle a causa di un incidente di montagna, dove la moglie ha perso la vita. A scopo terapeutico, anche se con estrema riluttanza, torna sul luogo della tragedia con un infermiere, solo per scoprire che i boschi della zona sono diventati il territorio di caccia di una sorta di Bigfoot.


Diciamo che raccontato così fa venire poca voglia di vederlo, per questo ero assai scettica all’inizio. Al pari degli slasher, non è che i film “di mostri” mi entusiasmino tantissimo, e l’idea stessa del bigfoot assassino mi è sempre parsa un po’ una scemenza. Proseguendo con la visione, però, ho scoperto che Abominable, pur con ovvi limiti, non è male come pensavo. Il merito va ad una trama e ad una realizzazione che uniscono clichè del genere (i boschi, la presenza che c’è, si sente, si percepisce ma non si vede) ad un’idea legata interamente al genio di Hitchcock, ovvero quella dell’uomo costretto all’immobilità che si ritrova, impotente, a fare il “guardone” armato di binocolo e a testimoniare eventi inquietanti col rischio di non essere creduto da chi dovrebbe assisterlo. In La finestra sul cortile il bel James Stewart aveva solo una gamba ingessata e sicuramente non aveva a che fare né col Bigfoot né con l’infermiere più bastardo che la storia del cinema ricordi (dopo Annie in Misery non deve morire, ma lì la questione era un po’ diversa…), ma i tempi sono cambiati, il genere anche, quindi gli sceneggiatori hanno dovuto inserire un bel po’ di limiti, esagerazioni e gore (che pure in questo caso è limitato a qualche morso ben dato) in più.


Abominable-37Ovvio che un film simile non è esente comunque da tocchi trash e scemenze assortite. La cosa che salta all’occhio è l’improponibile makeup del mostro, che ha la stessa identica faccia di Gimli ne Il Signore degli anelli ma in più è corredato di zanne e di un’altezza che supera i due metri. L’altra cosa che perplime è la sostanziale idiozia e bastardaggine di tutti i personaggi secondari coinvolti o quasi: oltre al già citato infermiere, che prende a schiaffi ubriaco fradicio il paraplegico solo per farlo smettere di parlare del bigfoot, ci sono uno sceriffo superficiale e menefreghista, un cretino con problemi respiratori che piuttosto che starsene a casa va a caccia nella foresta con la bombola d’ossigeno appresso e dulcis in fundus un gruppo di sgallettate in ritiro per un addio al nubilato messe lì apposta per fungere da carne da macello (e deliziare l’occhio dello spettatore guardone…). Corredano il tutto un paio di nomi “storici” del cinema horror e di genere, guest star come la Dee Wallace de L’Ululato, Lance Henriksen e Jeffrey Combs (protagonista della cultissima serie dei Re – Animator), a completare un cast di attori che nel complesso non sono malvagi. Insomma, Abominable è un filmetto senza pretese ma godibile e divertente, ho visto davvero di molto peggio.


Di Dee Wallace, che compare in un brevissimo cameo all’inizio, ho parlato qui.

Ryan Schifrin è il regista e sceneggiatore del film. Argentino, figlio di Lalo Schifrin (compositore assai famoso, responsabile di pezzi storici come Mission Impossible, giusto per fare un esempio), è al suo primo lungometraggio visto che gli altri tre film che ha realizzato sono dei corti. Ha 37 anni.


Matt McCoy interpreta Preston. Attore americano non troppo famoso in effetti, lo ricordo per film come Scuola di polizia V: destinazione Miami, Scuola di polizia VI: la città è assediata, La mano sulla culla e L.A. Confidential, mentre per la tv ha partecipato a episodi de La signora in giallo, Star Trek: Next Generation, Avvocati a Los Angeles, La tata, Melrose Place, N.Y.P.D., Sabrina – Vita da strega, Six Feet Under, CSI: NY e Senza traccia. Ha 52 anni.


Lance Henriksen compare nei panni del cacciatore Ziegler. Se siete cresciuti nell’epoca in cui X-Files era un must, sicuramente vi ricorderete anche di una serie assai simile ma molto meno duratura e “quotata”, ovvero Millenium, di cui lui era il protagonista. L’attore ha anche un interessante curriculum cinematografico; tra i suoi film ricordo Quel pomeriggio di un giorno da cani, Quinto potere, Incontri ravvicinati del terzo tipo, La maledizione di Damien, Pirahna paura, Terminator, Aliens – Scontro finale, La casa 7, Alien3, Super Mario Bros, Pronti a morire, Scream 3 e Il corpo di Jennifer. Ha lavorato anche come doppiatore nel Tarzan della Disney e ha partecipato a telefilm come A – Team, Racconti di mezzanotte e X – Files. Ha 70 anni e la bellezza di nove film in uscita.


Jeffrey Combs interpreta il commesso con problemi polmonari. Americano e veterano di innumerevoli produzioni horror, lo ricordo per film come il già citato Re – Animator, Re – Animator 2, Love & una 45, lo splendido Sospesi nel tempo, l’orrido Incubo finale, Il mistero della casa sulla collina, Beyond Re – Animator e All Souls Day: Dia de los muertos, mentre per la tv è comparso in Freddy’s Nightmares, Hunter, Flash, Più forte ragazzi, CSI, Masters of Horror, The 4400 e Cold Case. Ha 56 anni e cinque film in progetto, tra cui un ennesimo probabile seguito di Re – Animator dal titolo House of Re - Animator.


1809859054_6140df126fUna curiosità: Christien Tinsley, che interpreta l’infermiere Otis, è stato nominato all’Oscar per il makeup de La Passione, controverso film di Mel Gibson. Vi fosse piaciuto Abominable, consiglio di vedere Cabin Fever (per la paranoia da isolamento, appunto) oppure L’ululato, simile per ambientazioni e genere ma nettamente superiore, anche per la critica sociale che affronta. E ora vi lascio con il trailer del film.... ENJOY!!

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