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domenica 22 luglio 2018

Johnson il cattivo (2014)

Eh beh, oggi parliamo di un CA-PO-LA-VO-RO! Riflettori puntati su Johnson il cattivo (Bad Johnson), diretto nel 2014 dal regista Huck Botko.

Trama: Rich è l'uomo fedifrago per eccellenza, che non riesce a tenersi l'uccello nelle mutande nemmeno quando è impegnato in una relazione seria. Dopo l'ennesimo paio di corna messe all'ennesima fidanzata, Rich si sveglia al mattino e... surprise!, "là sotto" non c'è più nulla. Allo shock della tremenda scoperta si aggiunge la misteriosa telefonata di un uomo che asserisce di essere il suo pene...



Un pomeriggio arriva la mia collega Barbia, piegata in due dalle risate, e mi racconta di aver visto un film la sera prima, col suo fidanzato, su un tizio che perde il pene e se lo ritrova fatto uomo, pronto a "pistonare" qualunque donna gli si pari davanti. Barbia aggiunge "hai già guardato il centopiedi umano e il mostro monocolo, puoi tranquillamente guardare anche questo, dai!". Ma sì, per carità. Così, torno a casa e mi metto a cercare questo Bad Johnson, lasciandolo poi a frollare qualche mese prima di riuscire a guardarlo e... beh, effettivamente come film fa ridere. Non tanto quanto mi sarei aspettata, anche perché trattasi di commedia edificante/romantica (con un tocco di weird non da poco ma sempre di romance si tratta) con un protagonista costretto ad intraprendere un percorso di redenzione che lo porterà dall'essere un "nemico delle donne" a raggiungere lo status di uomo più fedele ed innamorato sulla faccia della terra, però fa ridere l'idea di un La bella e la bestia dove il principe è stato condannato alla privazione del pene e a recuperarlo solo grazie al potere del Vero Amore. Se riuscite a trovare qualche simpatico sinonimo di pene sarebbe una favola perfetta da raccontare a dei bambini, by the way. Comunque, Bad Johnson parte dall'assunto per cui tutti gli uomini (o quasi) ragionano con l'uccello, conseguentemente quel piccolo cervello secondario viene identificato come la causa di tutti i mali, fermo restando che le donne dovrebbero SEMPRE cercare di intrattenerlo e interessarlo in qualche modo (concetto non espresso a chiare lettere ma più volte suggerito nel corso del film); esistono poi uomini in grado di resistere al suo "comando", come l'amico di Rich, e altri che proprio non ce la fanno. Rich è uno di questi ultimi e per questo viene punito, costretto a trovarsi faccia a faccia con la scellerata cattiveria menefreghista del suo Id freudiano e a comprendere, attraverso le nefandezze compiute dal suo pene fattosi uomo, quanto il suo stile di vita a base di apparenza, vanità e sesso casuale sia sbagliato e deleterio non solo per le povere derelitte vittime della brama sessuale del bel tomo, ma anche e soprattutto per sé stesso.


Detto questo, se non ci fosse lui, la cippa in forma umana, il film sarebbe abbastanza noioso e persino la fava bipede (oh, il personaggio non ha nome!) non regala delle grandi gioie finché non si arriva al prefinale e al confronto folle con Rich; Cippa (e chiamiamolo così!) si limita infatti ad essere un pessimo inquilino, a farsi di maria come se non ci fosse un domani, a rubare soldi a Rich e a scopare di qua e di là ed è solo verso la fine del film che diventa realmente "diabolico" e di conseguenza divertente. Peccato perché Nick Thune ci mette tutta la buona volontà di un attore a cui non importa prestare il volto per un ruolo tanto ingrato e sicuramente è un interprete migliore di Cam Gigandet, tipico belloccio americano piacione di quelli che quando arrivi negli USA e trovi solo ciccioni sfondati ti chiedi "Ma dov'è finita la gente bella??". Un po' sprecata Jamie Chung, probabilmente l'attrice più conosciuta della baracca, che si limita a fare la parte della cornuta e (in)felice, per quanto agli occhi dei fan sarà comunque, sicuramente, un bel vedere. Ho poco altro da aggiungere relativamente a Bad Johnson, film perfetto per una serata ad alto tasso d'ignoranza, da vedere magari col fidanzato... aggiungo solo una considerazione personale e SPOILERosa: la morale finale del film è un po' scema. Va bene essere guidati dalla cippa ma comunque Rich con Jamie Chung ci era rimasto senza fare sesso per 6 settimane e da sceneggiatura l'orientale mi era sembrata assimilabile, per intelligenza, compatibilità e bellezza, alla rossa che alla fine fa capitolare il protagonista. Quindi, fondamentalmente, un uomo per trovare il Vero Amore deve rimanere per forza senza balollo tra le gambe? Mah. Misteri del pipino! FINE SPOILER.


Di Jamie Chung, che interpreta Jamie, ho già parlato QUI.

Huck Botko è il regista della pellicola. Probabilmente americano, anche sceneggiatore e produttore, ha diretto film a me sconosciuti ma distribuiti in Italia come Virginity Hit - La prima volta è online e Mozart, un cane per due.


Cam Gigandet interpreta Rich Johnson. Americano, ha partecipato a film come Twilight, Il mai nato, The Experiment, The Twilight Saga: Breaking Dawn e a serie quali CSI - Scena del crimine e The O.C.. Ha anni e un film in uscita.


Nick Thune, che interpreta il pene di Rich, era il Dave del bellissimo Dave Made a Maze, film che vi consiglio di recuperare senza indugio. ENJOY!

martedì 24 febbraio 2015

Big Hero 6 (2014)

L'avevo perso sotto Natale per mille e uno motivi ma siccome era uno dei candidati all'Oscar come Miglior Film d'animazione (categoria in cui ha trionfato) ho deciso di recuperare nei giorni scorsi Big Hero 6, diretto nel 2014 dai registi Don Hall e Chris Williams e (molto) liberamente ispirato all'omonimo fumetto della Marvel.



Trama: il giovane studente prodigio Hiro, assieme al robot guaritore Baymax e un gruppetto di geni, si mette alla ricerca di un uomo misterioso che ha provocato un terribile incidente per impossessarsi dei nanobot inventati dal ragazzino...



Quando ero piccola la morte nei cartoni animati era qualcosa di tangibile e sempre presente ma mai interamente sviscerato. Molti personaggi orfani, come Biancaneve o Cenerentola, venivano presentati già in età post-adolescenziale, con il trauma della morte dei genitori ormai alle spalle e col problema molto più pressante della matrigna perfida; per altri, come il povero Simba o l'ancor più povero Bambi, la morte del padre o della madre erano necessari e terribili catalizzatori per il loro passaggio all'età adulta, quasi una sorta di "sacrificio" tribale che scatenava un meccanismo di vendetta oppure di perdita dell'innocenza; altri ancora non avevano i genitori e punto, la cosa non influiva minimamente nella trama del cartone animato, come accadeva per esempio in La bella e la bestia, Aladdin o La sirenetta. Big Hero 6, invece, è il primo film Disney (almeno, che io ricordi) a mostrare finalmente il protagonista messo di fronte alla perdita di una persona amata e alla difficoltà di elaborare un lutto che non può essere messo da parte tanto facilmente. Al di là del tema supereroistico un po' bambinesco, questo aspetto della trama è secondo me fondamentale e trattato con una buona dose di sensibilità; senza entrare troppo nei dettagli per non fare eccessivi spoiler, Hiro non è mai completamente distolto dalla terribile perdita che ha subito, il ricordo del caro estinto è sempre presente nella sua mente e per tutto il film guida non solo le sue azioni ma anche quelle del robot Baymax, creatura "terapeutica" e quindi programmata per curare i mali sia fisici che psicologici del suo giovane paziente. All'interno alla trama avventurosa vengono inseriti momenti in cui eventuali piccoli spettatori (ma anche grandi) che dovessero avere subito un trauma simile a quello di Hiro possano avere qualche elemento da cui partire per superarlo, affidandosi agli amici, alla famiglia e facendo tesoro delle esperienze condivise con chi non c'è più, senza cedere al dolore e alla disperazione che portano a compiere gesti estremi.


Dite che sono andata un po' troppo sul pesante? Avete ragione e mi scuso. Big Hero 6 non è malinconico come vi ho dato a intendere, anzi, a tratti è decisamente esilarante... però è stato proprio il suo lato triste ad avermi colpita maggiormente durante la visione e ammetto di essermi innamorata del morbidoso e dolcissimo Baymax fin dal primo momento in cui l'ho visto e di essermi convinta che tutti, soprattutto i bimbi tristi e soli, dovrebbero avere un amicone così, premuroso, paziente e interamente votato a far del bene al suo protetto. Guardando all'aspetto più generale, il film in sé è simpatico e divertente, sfrutta i vari cliché supereroistici con discreta originalità e mette in campo una banda di personaggi che sono uno più matto dell'altro (devo forse specificare che il mio aMMore sconfinato non va solo a Baymax ma anche allo schizzato Fred? Non credo, soprattutto non dopo aver visto l'indimenticabile e geniale scena post credits che farà la felicità di qualunque nerd che si rispetti!). La qualità Disney si avverte palpabile non solo nella sceneggiatura ma anche nella realizzazione di Big Hero 6. Il character design dei vari personaggi strizza l'occhio ai manga e ai supereroi senza esagerare né risultare ridondante o parodico, Baymax è talmente pacioccoso e morbido che verrebbe voglia di crearlo davvero solo per poterlo abbracciare e le sequenze d'azione sono così ben fatte che è stata la prima volta in cui mi sono pentita di non aver visto un film in 3D; peraltro, è stata anche una delle poche volte in cui ho guardato i titoli di coda senza stancarmi un attimo perché i disegni di Scott Watanabe e Shiyoon Kim, con quel tocco manga e leggermente underground, sono una gioia per gli occhi. Insomma, signori, la Disney colpisce ancora. Per il 2015, prometto solennemente che non salterò mai più il film natalizio della Casa del Topo!


Di Jamie Chung (Go Go), James Cromwell (Robert Callaghan) e Maya Rudolph (Zia Cass) ho già parlato ai rispettivi link.

Don Hall è il co-regista della pellicola e ha diretto anche Winnie the Pooh - Nuove avventure nel Bosco dei Cento Acri. E' anche sceneggiatore, animatore e doppiatore.


Chris Williams è il co-regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Bolt - Un eroe a quattro zampe. Anche sceneggiatore, animatore e doppiatore, ha 46 anni.


Scott Adsit (vero nome Robert Scott Adsit) è la voce originale di Baymax. Americano, ha partecipato a film come The Italian Job, St. Vincent e a serie come Friends, Dharma & Greg, Ally McBeal, CSI: Miami, Alias, Streghe, Malcom, Monk e 30 Rock; come doppiatore ha inoltre lavorato anche per serie come Robot Chicken. Anche produttore, sceneggiatore e regista, ha 49 anni e due film in uscita.


T.J. Miller è la voce originale di Fred. Americano, ha partecipato a film come Cloverfield, L'orso Yoghi e I fantastici viaggi di Gulliver; come doppiatore ha inoltre lavorato anche per i film Dragon Trainer, Dragon Trainer 2 e per le serie American Dad!. Anche sceneggiatore e produttore, ha 33 anni e due film in uscita tra cui Deadpool.


Alan Tudyk è la voce originale di Alistair Krei. Americano, ha partecipato a film come Patch Adams, Cuori in Atlantide, Dodgeball - Palle al balzo, Tucker and Dale vs. Evil, La leggenda del cacciatore di vampiri e a serie come Firefly, CSI - Scena del crimine e Dollhouse; come doppiatore ha inoltre lavorato anche per i film L'era glaciale, L'era glaciale 2 - Il disgelo, Alvin Superstar 3 - Si salvi chi può!, L'era glaciale 4 - Continenti alla deriva, Frozen - Il regno di ghiaccio e per le serie I Griffin, Phineas e Ferb, Robot Chicken, American Dad! e Adventure Time. Ha 43 anni e tre film in uscita.


Tra gli altri doppiatori segnalo Damon Wayans Jr. (la voce di Wasabi), che nella serie Tutto in famiglia era l'amico infamino di Junior. Nel fumetto originale compaiono due personaggi piuttosto conosciuti dell'Universo Marvel in generale e delle storie degli X-Men in particolare, Silver Samurai e Sole Ardente, che tuttavia non hanno potuto partecipare al film in quanto è la Fox che ne detiene i diritti; tra le altre differenze del fumetto rispetto al film ci sono inoltre il passato criminale giapponese di GoGo o il fatto che la borsa di Honey Lemon sia un luogo dove si può stipare praticamente qualsiasi oggetto, a prescindere dalle dimensioni; inoltre, Baymax ha un tipico design mecha ben diverso dal paffuto robottone della pellicola e può anche prendere la forma di un dragone, mentre Wasabi è un cuoco asiatico e Fred, detto Fredzilla, può generare un'aura solida a forma di Kaiju. Purtroppo il fumetto in questione non è mai arrivato in Italia ma se Big Hero 6 vi fosse piaciuto potete compensare recuperando magari Il gigante di ferro. ENJOY!


venerdì 7 giugno 2013

Una notte da leoni 3 (2013)

Anche questa è finita, ce l'abbiamo fatta. Mercoledì sera, blandita da una scorpacciata di sushi e mezza bottiglia di bianco, sono andata vedere Una notte da leoni 3 (The Hangover Part III), ultimo capitolo della saga diretta da Todd Phillips.


Trama: dopo la morte del padre, Alan è più fuori controllo che mai. Gli amici decidono di portarlo in una clinica, ma sulla strada Doug viene rapito da un criminale che vuole solo una cosa: mettere le mani su Mr. Chow e sul malloppo rubato dal cinese poco dopo il primo soggiorno del "Branco" a Las Vegas...


Permettetemi di cominciare la recensione con un consiglio, nel caso non aveste voglia di leggerla tutta: NON rimanete durante i titoli di coda o chiederete al buon Dio di estirparvi i bulbi oculari e lobotomizzarvi per non dover più ricordare un'immagine aberrante come quella che ho avuto la sventura di vedere. Dico solo "che schifo!!!" e vado avanti. Stranamente, Una notte da leoni 3 non mi ha disgustata come avrei creduto. Su una scala tra il "mi ha fatto ridere" del primo capitolo e "ma dovrebbe farmi ridere?" del secondo, questo si colloca esattamente nel mezzo. Le scene più esilaranti, OVVIAMENTE, sono tutte quelle mostrate nel trailer, con un paio di aggiunte che ai piccoli spettatori "casuali" era meglio effettivamente non mostrare; a questo tris di sequenze, interamente dedicate ad Alan, si aggiunge una comicissima violazione di domicilio guidata da Mr. Chow, che ho particolarmente apprezzato perché, forse per una sinapsi che ogni tanto salta, ad ogni apparizione dello sboccato cinese perdo ogni freno inibitore e rido come un'idiota. Basta solo che mugoli il suo "fangooolo" con quella moscissima vocetta che gli hanno appioppato in Italia e non capisco più nulla. D'altronde, ho riso, letteralmente, tre ore buone alla vista di Spongebob che si fracassava le chiappe, quindi dentro di me ci dev'essere un piccolo Vanzina pronto ad emergere quando meno me lo aspetto.


Mr. Chow quindi, e per fortuna, assurge a ruolo di co-protagonista, non semplice comprimario, e viene contrapposto ad Alan, una sorta di caos maligno contro caos benigno, due schegge impazzite in grado di creare casini a non finire, un binomio che porterà all'ovvio percorso di redenzione del ciccione barbuto. Che, per inciso, se nel primo film era divertente e nel secondo lasciava senza parole (in senso negativo) per la sua idiozia, in questo terzo capitolo sarebbe da prendere a martellate nelle gengive, costantemente. Anzi, non avete idea di quanto vorrei vedere Galifianakis nei panni di un Alan finito casualmente in un horror di Spasojevich, Eli Roth o Tom Six. Uuuuh, che goduria. A parte questo, gli sceneggiatori mettono appunto in scena questo scontro tra titani e riescono, in qualche modo, a collegarsi dignitosamente a tutti i film precedenti, mettendo su anche una trama interessante e per fortuna lontana dall'"oggesù abbiamo perso Doug/Teddy e non ricordiamo una mazza di quello che è successo" dei primi due capitoli, riuscendo ad imbroccare persino un paio di sequenze visivamente interessanti come il volo di Chow su Las Vegas, l'evasione del muso giallo (spudorato ma simpatico omaggio a Le ali della libertà) e l'assalto alla suite del Ceasar Palace. Anche l'uso di una colonna sonora pregevolissima, il simpatico ritorno di un paio di vecchi personaggi e l'introduzione della grezzissima Cassie concorrono a rendere l'operazione più gradevole e a far quasi dimenticare che il patetico gangster ciccione è il povero John Goodman in probabile crisi finanziaria. Infine, Bradley Cooper (relegato assieme a Ed Helms a mero ruolo di spalla) è sempre incredibilmente fico e tutto questo mi porta ad assegnare la sufficienza ad un film su cui non avrei puntato un euro. O forse il mio giudizio è condizionato dall'alcool, chissà. Per redimermi, concluderò con una finissima citazione: "Chow, hai rotto il cazzo". Sipario.


Del regista e co-sceneggiatore Todd Phillips ho già parlato qui. Bradley Cooper (Phil), Ed Helms (Stu), Zach Galifianakis (Alan), Justin Bartha (Doug), John Goodman (Marshall), Jeffrey Tambor (Sid), Heather Graham (Jade), Sasha Barrese (Tracy) e Jamie Chung (Lauren) li trovate invece ai rispettivi link.

Ken Jeong (vero nome Kendrick Kang-Joh Jeong) interpreta Mr. Chow. Americano, ha partecipato a film come Una notte da leoni, Una notte da leoni 2, Mordimi, Transformers 3, I Muppet e a serie come Two and a Half Men; ha lavorato anche come doppiatore per episodi di American Dad! e per il film Cattivissimo me. Anche sceneggiatore e produttore, ha 44 anni e quattro film in uscita tra cui Cattivissimo me 2.


Melissa McCarthy interpreta Cassie. Americana, cugina della ben più conosciuta Jenny McCarthy, ha partecipato a film come Charlie’s Angels, Le amiche della sposa, Io sono tu e alle serie The Jenny McCarthy Show e Una mamma per amica, inoltre ha doppiato alcuni episodi di Kim Possible. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 43 anni e quattro film in uscita.


Per il ruolo di Marshall si era persino pensato a Sean Penn e Robert Downey Jr. ma, se Dio vuole, i due sono stati risparmiati dall’ignominia. E  dopo aver brindato allo scampato pericolo, se Una notte da leoni 3 vi fosse piaciuto recuperate i primi due capitoli della saga. ENJOY!!

venerdì 24 maggio 2013

Una notte da leoni 2 (2011)

Siccome sono stata precettata per vedere l’imminente terzo episodio, il buon Simone si è premurato di procurarmi Una notte da leoni 2 (The Hangover Part II), diretto nel 2011 dal regista Todd Phillips e séguito di Una notte da leoni.


Trama: dopo gli eventi di Las Vegas, Stu è ben deciso a non lasciarsi trascinare in un addio al celibato per il suo matrimonio con la thailandese Lauren. Ovviamente Alan non sarà della stessa idea e il “branco dei lupi” finirà nei casini a Bangkok…


Mai come in questo caso vale il detto "squadra che vince non si cambia". Una notte da leoni 2 è praticamente la fotocopia del primo episodio con un paio di variazioni atte a "fregare" gli spettatori che già sanno cosa aspettarsi, ma praticamente alla base di tutto ci sono sempre le stesse dinamiche: alcool, droghe, conseguente perdita di memoria (e di almeno uno dei partecipanti all'addio al celibato), tentativo di ripercorrere le tappe della notte brava, volgarità a non finire e, ovviamente, l'unico elemento del Branco veramente incontrollabile, un Alan sempre più imbecille e assurdo. Gli sceneggiatori stavolta cercano di inserire alcuni elementi da crime story, consacrando il sempre geniale Mr. Chow a membro della malavita internazionale, così che questa volta la tragedia sembrerebbe davvero inevitabile, ma il risultato finale è che le risate sono anche meno rispetto alla volta precedente e tutte legate al personaggio di Alan e ad un paio di momenti "clou" dove l'umorismo, per parafrasare una pagina di Facebook, è sottile come un baobab.


Una notte da leoni 2 si differenzia anche per il tentativo, e chiamiamolo così, di dare una sorta di morale alle esperienze vissute dai protagonisti (tentativo che viene abbattuto a colpi d'accetta con le solite, devastanti foto compromettenti che accompagnano i titoli di coda, censurate in alcune versioni della pellicola), ovvera una specie di accettazione della propria diversità e dei propri difetti che porta a trasformarli nella forza per superare anche le situazioni più difficili. Difficile infatti prendere la pellicola come un inno all'amicizia, quando i membri del gruppo sono uno più deficiente, egoista e paraculo dell'altro, nonostante ogni serata organizzata da loro diventi praticamente un trionfo. Inesistenti, ovviamente, mogli e compagne, che se nel primo film si vedevano poco qui si limitano a scuotere la testa e ad accettare l'ingrato destino che le vede costrette a convivere con siffatti personaggi. Immancabili, infine, gli ammiccamenti a Una notte da leoni, con Stu che si rimette a cantare e il ritorno di Mike Tyson, omaggiato anche dal tatuaggio inflitto al povero sposo, mentre tra le altre guest star spicca un Paul Giamatti in versione malavitoso. Insomma, c'è poco altro da dire: io l'ho trovato senza infamia né lode, con uno sbilanciamento verso il positivo dato dalla bellezza incredibile di Bradley Cooper: se vi è piaciuto il primo capitolo della saga recuperate anche questo film, gli altri si astengano o finiranno addormentati com'è successo a mia madre.


Del regista e co-sceneggiatore Todd Phillips ho già parlato qui. Bradley Cooper (Phil), Ed Helms (Stu), Zach Galifianakis (Alan), Justin Bartha (Doug), Paul Giamatti (Kingsley), Jeffrey Tambor (Sid Garner), Jamie Chung (Lauren) e Sasha Barrese (Tracy) li trovate invece ai rispettivi link.

Mason Lee, che interpreta Teddy, è nientemeno che il figlio del regista Ang Lee. Mel Gibson era stato scelto per il ruolo del tatuatore ma dopo le proteste di mezzo cast è subentrato Liam Neeson. Quando poi Phillips ha deciso di rigirarne le scene l’attore non era però disponibile e il ruolo è stato preso da Nick Cassavetes.  Ovviamente, se vi fosse piaciuto Una notte da leoni 2 cercatevi il primo episodio e andate a vedere il terzo, poi buttatevi su Ted o Come ammazzare il capo… e vivere felici. ENJOY!!

domenica 30 dicembre 2012

The Man with the Iron Fists (2012)

Ieri sera mi sono stravaccata in poltrona per una serata all'insegna della tamarreide, che mi ha portata alla visione di The Man With the Iron Fists (che uscirà in Italia a febbraio col titolo - corretto ma orrendo - L'uomo con i pugni di ferro, che tanto ricorda la frase storica di un famoso film di Maccio Capatonda) del regista RZA.


Trama: nell'antica Cina, diversi clan di guerrieri si contendono un'incredibile quantità di monete d'oro. Ad andarci di mezzo sarà un fabbro, ex schiavo ed ex monaco, che per salvare sé stesso e la donna amata dovrà allearsi con un militare inglese ed il figlio di un capoclan tradito dai compagni ...


Per spiegare cosa sia questo The Man with the Iron Fists occorre ritornare ai tempi dell'infanzia. Dovete sapere che io sono sempre stata molto brava a disegnare, un po' meno a colorare, e che quando ad una mia amichetta erano stati regalati dei meravigliosi e costosissimi pastelli Caran D'Ache non facevo altro che chiederglieli in prestito, illudendomi che questi magici colori mi avrebbero fatta diventare brava come lei. Niente, capra ero e capra sono rimasta. Ma lo stesso ragionamento deve averlo fatto anche RZA che, forte di una non disprezzabile fantasia e una certa abilità in campo musicale (a me come genere fa hahare ma, de gustibus...), ha deciso di farsi prestare soldi, mezzi, stile, amici e soprattutto nome con marchio di fabbrica acchiappagonzi dal divino Quentin e qualche idea dal meno divino ma sempre meraviglioso Eli Roth per mettere su il suo film d'esordio, raggiungendo così un risultato che, purtroppo, altro non è che una copia mal riuscita dell'inimitabile blend di generi tanto amato da Tarantino. La trama di The Man with the Iron Fists, infatti, non è altro che un esilissimo canovaccio al quale attaccare un mix di wu xia, gore, ultraviolenza, musiche reppuse, vaghi accenni al western e topa. Che poi è tutto quello che sicuramente venerano quei tre debosciati di RZA, Tarantino e Roth, che in pratica si sono creati un film da guardare in compagnia facendosi grasse risate.


Per lo spettatore "normale" questo film invece risulterà un'accozzaglia di fuffa senza capo né coda; per chi, come me, è Bastardo Senza Gloria inside l'unica cosa da fare è mettere da parte l'ovvia irritazione causata dai maldestri tentativi di scopiazzare il Maestro e dare a Cesare quel che è di Cesare. Cominciamo con i pregi. The Man with the Iron Fists è coreografato benissimo, i combattimenti (ovviamente, se piace il genere wu xia) sono un trionfo di stilosissime acrobazie che vanno contro ogni regola della gravità e della fisica, inoltre l'abbondante uso di lame di qualsiasi foggia con conseguente profusione di sangue è qualcosa che trovo sempre assai affascinante. Molto belli anche i costumi e le scenografie, soprattutto per quanto riguarda i combattimenti finali tenuti all'interno del bordello, accompagnati da una delicata pioggia di petali di ciliegio, e per quel che concerne il duo di gemelli guerrieri, emblemi viventi dello ying e dello yang sia per le armi che per i vestiti. Come ben sapete, personalmente apprezzo anche il trash e la tamarreide, che qui vengono usate senza vergogna e come se non ci fosse un domani: il personaggio di Russell Crowe è talmente laido e piacione che farebbe passare la voglia di toccarlo anche a una ninfomane, i due villain sono uno più deficiente e imbarazzante dell'altro (Silver Lion pronuncia delle battute a dir poco pietose e Poison Dagger, un cinese con gli occhi di ghiaccio, nun se po' guardà!), il pistolotto zen che consente al fabbro di diventare "l'uomo coi pugni nelle mani" prima, Kenshiro poi e Supersayan di terzo livello sul finale rischia di annichilire lo spettatore e, infine, il taurissimo wrestler Dave Bautista come uomo d'ottone tocca l'apice della serie Z, al punto da risultare quasi commovente. Insomma, poteva essere un capolavoro.

E con che cosa fa rima "ottone"...? Hmmm....
Invece, il difetto del film è 'sto cavolo di RZA. Oddio, no, c'è anche la trama, una belinata fatta di luoghi comuni ed idee nerd, ma io mi immagino Eli Roth che ride e si emoziona come un bambino mentre butta giù la sceneggiatura e alla stupidità del mio futuro marito non posso resistere. Però, RZA, parliamone. Sei inespressivo come una patata lessa, mollo come la panissa, non sai parlare inglese, Cristo santo, NON puoi ritagliarti il ruolo del protagonista, non hai carisma! Quentin ed Eli sanno recitare, gigioneggiano, se lo possono permettere, tu NO. E uno. Due. Lo split screen. Cioccolatino mio bello, questa è una tecnica che innanzitutto bisogna sapere padroneggiare e poi, una volta acquisito tale virtuosismo, andrebbe usato con parsimonia. Dalla metà del film in poi non c'è una maledetta scena che non venga ripresa da trentadue angolazioni diverse e messa su uno schermo trasformato per l'occasione in scacchiera. E miseria, ma Kill Bill te lo sarai guardato, no? Sì, si capisce che la battaglia tra la Sposa e gli 88 Folli t'è piaciuta un casino, ma proprio non hai imparato nulla dal Maestro! Terzo. La Cina feudale con il rap di strada ci sta davvero come i cavoli a merenda. Potrei concederti una sola canzone, ma un'intera colonna sonora di questo tenore farebbe cadere tutti i bling dal collo persino a 50 Cents. Caro Robert Fitzgerald Diggs, a The Man with the Iron Fists do sicuramente la sufficienza per una questione di devianza mentale, ma mi aspettavo moolto meglio. Come dicono a scuola, potevi fare di più, soprattutto col materiale, il cast stellare e i soldi che ti sei indegnamente ritrovato tra le mani.


Di Russell Crowe (Jack Knife), Lucy Liu (Madame Blossom), Jamie Chung (Lady Silk), Eli Roth (inserito nei credits come membro del clan dei Lupi ma non sono riuscita a scorgerlo purtroppo!) e Pam Grier (Jane, la madre del fabbro) ho già parlato nei rispettivi link.

RZA (vero nome Robert Fitzgerald Diggs) è regista, cosceneggiatore della pellicola e interpreta il fabbro. Musicista americano, è al suo primo film ma ne sta per girare altri due. Anche produttore, ha 43 anni.


Rick Yune (vero nome Richard Yun) interpreta Zen Yi, The X-Blade. Americano, ha partecipato a film come Fast and Furious, La morte può attendere e a serie come Alias e CSI: Scena del crimine. Anche produttore e sceneggiatore, ha 41 anni e un film in uscita.


Gordon Liu (vero nome Jin-Hsi Shin) interpreta il monaco. Cinese, lo ricordo per film come Kill Bill - Volume I e Kill Bill - Volume II. Anche stuntman, regista e produttore, ha 57 anni e tre film in uscita.


Il film concluso era lungo ben quattro ore. Ringraziamo Eli Roth per aver inculcato (inaspettatamente!!) un po' di senno nell'arrogante RZA che avrebbe voluto dividerlo in due parti a mò di Kill Bill e per averlo convinto a tagliarlo fino ad ottenere i canonici 90 minuti. A prescindere da questo scampato pericolo, se The Man with the Iron Fists vi fosse piaciuto consiglio la visione di Kill Bill Voll. 1 e 2 e di Pronti a morire di Sam Raimi. ENJOY!!



venerdì 7 ottobre 2011

Bollalmanacco on Demand - Un weekend da bamboccioni (2010)

Seconda puntata del Bollalmanacco on Demand, la “rubrica” dove i fan possono decretare il mio destino e scegliere quale film dovrei guardare e recensire, di cui trovate qui la prima parte. Stavolta è toccato al mio buon Cugi e la scelta è caduta su Un weekend da bamboccioni (Grown Ups), commedia diretta nel 2010 dal regista Dennis Dugan. Non il mio genere di film, decisamente, infatti non ne sono rimasta affatto soddisfatta.



Trama: un gruppo di amici di infanzia si ritrova dopo la morte del loro storico allenatore. Assieme cercano di rinverdire gli antichi fasti e insegnare ai viziatissimi figli come ci si divertiva un tempo…



La mia visione di Un weekend da bamboccioni, lo ammetto, partiva già viziata da un paio di preconcetti. Innanzitutto, io ooooooooooooooodio Adam Sandler. Non lo sopporto proprio. Con quella faccetta da fesso, quella comicità indecisa se essere feroce o moscia, quel modo di fare francamente irritante del tizio che “se la crede” (e in questo film “se la crede” molto, ahimé) lo prenderei a badilate da mane a sera. E uno. Poi, il titolo italiano che cavalca l’onda di quella citazione brunettiana che andava tanto per la maggiore all’epoca, giusto per convincere il pubblico pagante (al 90% composto appunto da bamboccioni) ad andare a vedere il film. Biih che camurrìa. E così, già rodendomi il fegato con queste due idee fisse in testa, mi sono accinta a vedere la pellicola, cercando di non farmi influenzare troppo. Procediamo con obiettività, orsù.



Steve Buscemi dopo essere stato pestato dal suo zoccolo duro di fan... WHOOOO!!!



Un weekend da bamboccioni non mi è piaciuto a prescindere da quello che pensavo all’inizio. Posso dirlo con sicurezza perché per la prima mezz’ora ho riso. Ebbene sì, ho riso e mi sono divertita, mettendo in dubbio la mia stessa sanità mentale. D’altronde la comicità di film simili è innocua e sicura proprio perché collaudata: nel gruppo di amici troviamo i soliti stereotipi dello sfigato “fico”, dello sfigato ciccione, dello sfigato donnaiolo, dello sfigato più sfigato e assurdo degli altri e, infine, dello sfigato nero (nel senso di colore), accompagnati ovviamente da un vasto stuolo di mogli e figli. L’interazione tra i vari personaggi lì per lì è dinamica e simpatica, questi amiconi si prendono in giro a vicenda, le mogli socializzano, i figli diventano meno “brats” viziati e più bambini normali, e via così… il che va bene per la prima mezz’ora, appunto, quando le famigliole passano il weekend nella casetta di campagna. Ma quando le stesse gag me le riproponi per tutto il film, cambiando solo lo scenario (prima il parco acquatico, poi la sagra di paese), e ci aggiungi pure un branco di rednecks con un imbarazzante Steve Buscemi a fare da macchietta nonché, orrore degli orrori, la moraletta finale del “hanno bisogno di vincere, qualche volta. E noi, di imparare a perdere” allora, abbia pazienza, ma mi costringi innanzitutto a sbadigliare, poi a mandarti a quel paese, Adam Sandler, a te, la tua famiglia, i tuoi amichetti, il tuo ego gigante e i tuoi soldi. Anzi, l’unico elemento del film che salvo è il cane incapace di abbaiare. Quello mi ha fatto veramente ridere ma è un po’ troppo poco per reggere un’intera pellicola. Ah, e poi ho anche scoperto che Kevin James mi sta sulle palle più di Sandler, il che è tutto dire. Ciccione sfigato e pure patetico che ti fai prendere in giro da ‘sto mezzo gibbone che non fa altro che gigioneggiare e farsi figo sulla pelle altrui. Al rogo. Sugli altri poveri attori coinvolti non mi pronuncio, Salma Hayek e Maria Bello non avrebbero potuto cadere più in basso, credo.



Del regista Dennis Dugan ho già parlato nel post dedicato a L’ululato, dove recitava invece che dirigere. Di Chris Rock, che interpreta Kurt, ho già parlato qui. Nello stesso post troverete anche Salma Hayek, che qui interpreta Roxanne, mentre Maria Bello (Sally Lamonoff) è comparsa in questo vecchio post. Menzione d’onore anche per la già citata Jamie Chung, che qui interpreta una delle figlie di Rob, Amber.  

Adam Sandler interpreta Lenny ed è anche lo sceneggiatore della pellicola. Uno dei comici americani più famosi e anche uno di quelli a cui io spaccherei volentieri il setto nasale con una badilata ben assestata, lo ricordo per film come Airheads – Una banda da lanciare, Terapia d’urto, Cambia la tua vita con un click e Zohan – Tutte le donne vengono al pettine; inoltre, ha partecipato ad alcuni episodi de I Robinson. Anche produttore, sceneggiatore e compositore, ha 45 anni e tre film in uscita.



Steve Buscemi interpreta Wyley. Indubbiamente uno dei miei attori preferiti in assoluto fin da quando l’ho visto interpretare il cinico Mr. Pink de Le Iene, lo ricordo per film come I delitti del gatto nero, Pulp Fiction (per contrappasso, visto che ne Le Iene critica i camerieri, è costretto ad interpretarne uno con le fattezze di Buddy Holly!), Airheads – Una banda da lanciare, Desperado, lo splendido Cosa fare a Denver quando sei morto, il meraviglioso Fargo, Fuga da Los Angeles, Il grande Lebowski, Armageddon, Con Air, Animal Factory, Ghost World, Spy Kids 2 – L’isola dei sogni perduti e Big Fish – Le storie di una vita incredibile. Ha inoltre partecipato a serie come Miami Vice, Innamorati pazzi, I Soprano e E.R., e prestato la voce per i film Monsters & Co., Mucche alla riscossa e un episodio de I Simpson. Americano, anche regista, produttore e sceneggiatore, ha 54 anni e cinque film in uscita, tra cui il prequel di Monsters & Co. che dovrebbe intitolarsi Monsters University ed essere pronto per il 2013.



David Spade interpreta Higgins. Americano, ha partecipato a film come  Scuola di polizia IV: cittadini… in guardia! e Giovani carini e disoccupati, oltre ad avere prestato la voce per Beavis e Butt – Head alla conquista dell’America, Rugrats – Il film e aver doppiato l’originale Kuzco in Le follie dell’imperatore. Ha partecipato anche alle serie Baywatch e ALF. Anche sceneggiatore e produttore, ha 47 anni e un film in uscita.



Rob Schneider (vero nome Robert Michael Schneider) interpreta Rob. Americano, lo ricordo per film come Mamma ho riperso l’aereo – Mi sono smarrito a New York, Gigolò per sbaglio, Deuce Bigalow – Puttano in saldo, Cambia la tua vita con un click e Zohan – Tutte le donne vengono al pettine. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 48 anni e sei film in uscita.  



Blake Clark interpreta il coach “Buzzer”. Americano, ha partecipato a film come Toys – Giocattoli, The Mask  - Da zero a mito e Ladykillers, ha prestato la voce al cane Slinky in Toy Story 3 – La grande fuga ed è apparso nelle serie Pappa e ciccia, Quell’uragano di papà, Sabrina – Vita da strega, Cold Case e My Name Is Earl. Anche sceneggiatore, ha 65 anni e due film in uscita.



Tra gli altri interpreti, segnalo il piccolo Cameron Boyce che qui interpreta uno dei figli di Adam Sandler mentre in Mirrors – Riflessi di paura era il pargolo di Kiefer Sutherland; Joyce Van Patten invece, che interpreta l’anziana moglie di Rob, è l’ex moglie del regista ed è davvero più vecchia di lui, anche se “solo” di 11 anni. Parlando di chi invece non ce l’ha fatta, ad interpretare il personaggio di Eric avrebbe dovuto essere il comico Chris Farley (il ciccione biondo di Mai dire ninja, per intenderci), che tuttavia è morto nel 1997; pare che questo triste evento abbia ritardato così di tredici anni la realizzazione di Un weekend da bamboccioni. Se vi fosse piaciuto il film l’unica cosa che vi posso consigliare di guardare è Terapia d’urto, dove almeno la presenza di Adam Sandler è “neutralizzata” da quella di Jack Nicholson! Ora vi lascio con il trailer del film e con un'avvertenza: se volete proporre un film per la prossima puntata del Bollalmanacco on Demand scrivete il titolo nei commenti qui sotto o iscrivetevi al gruppo Facebook e commentate lì. Il primo che si prenoterà avrà l'"onore" di vedere recensito il film proposto. ENJOY!!!

martedì 12 aprile 2011

Sucker Punch (2011)

Ma mi sta bene, così imparo a fissarmi su un solo ed unico film. E come spesso accade, il frutto di questa fissazione è una cocente delusione. Di che parlo? Di Sucker Punch, l’ultimo film di Zack Snyder, uscito proprio qualche settimana fa.

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Trama: una ragazzina viene fatta internare in manicomio dal patrigno. Il suo destino è quello di ricevere una lobotomia entro cinque giorni, e per evitarla la ragazza progetta la fuga, vivendola nella mente come una quest epica…

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Per par condicio e anche un po’ per “dispitto”, come diceva Dante, davanti ad un film così complicato e roboante reagirò con una recensione assai breve e concisa, che potrebbe riassumersi con un “mah”. Dopo un inizio meraviglioso e gotico, il logo della Warner ricamato sulla rossa tenda di un teatro, che si alza rivelando un palcoscenico e ci introduce alla più classica e cupa delle favole (ragazzine orfane di madre, lasciate in balia di un patrigno crudele) scandita dalle splendide note di Sweet Dreams, comincia il peggior gioco per X – Box che abbia mai visto su schermo. Mi avessero almeno dato un joystick all’ingresso mi sarei divertita, e invece no: due ore seduta su una poltrona a vedere Snyder che giocava al posto mio e mi spaccava i timpani con esplosioni, urla, musica sparata a mille.

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Sì perché in pratica, nonostante i realizzatori di Sucker Punch vogliano vendere allo spettatore una sorta di Black Swan per tamarri, coglionandoli con l’idea di un’opera onirica, psicologica, mentale, pregna di grandi valori (la morale finale, banalissima, è: credici, ce la puoi fare!! Sempre!!!!!! Sì, tu. Proprio TU che stai guardando il film!), in realtà quello che viene offerto dopo l’ingresso della protagonista in un meraviglioso ed inquietante manicomio che viene presto dimenticato è un’accozzaglia di tette e culi (peraltro acerbi, mi domando quale adolescente, anche il più sfigato ed erotomane, possa eccitarsi davanti a qualcosa di simile…) inguainati in vestitini retrò ed infilati in un bordello immaginato dalla protagonista per sfuggire alla triste realtà che la circonda. Poi, siccome la vita di una casa di tolleranza può essere altrettanto triste, ecco che la ragazzetta comincia ad immaginarsi tre/quattro scenari che spaziano dall’antico Giappone alla seconda guerra mondiale cum zombie, al medioevo stile Signore degli Anelli, al treno futuristico con Saturno sullo sfondo. E qui mi immagino già l’ignaro lettore che dice: “EEEEH??” che poi, più o meno, è la reazione che ho avuto io. Riassumendo, lo schema del film è sempre uguale: le ragazze del bordello devono recuperare un oggetto, la protagonista vive la ricerca nella sua mente, trasformandola in un’epica battaglia contro svariate forze del male, una volta ottenuto l’oggetto si ricomincia da capo. Questa cosa sorprende all’inizio, ma siccome ogni quest mentale delle ragazze è l’equivalente di uno sparatutto dalla grafica ineccepibile, il risultato complessivo è una fredda rottura di palle che prende spunto dalle ambientazioni più amate dai nerd.

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Per carità, l’impatto visivo è commovente da tanto e fatto bene Sucker Punch, sia per i costumi, che per le scenografie, che per gli effetti speciali e la colonna sonora è di una bellezza rara, ma queste due cose non bastano, non sono mai bastate e non basteranno mai per reggere da sole un film. Tra l’altro la pellicola inciampa spesso e volentieri nel trash involontario a causa della sciagurata trovata usata per scatenare le visioni di Babydoll. La ragazza, infatti, per consentire alle altre di attuare i loro piani balla così bene da ipnotizzare i nemici… peccato che noi spettatori vediamo solo l’inespressiva (e quanto mi fa male dirlo…) Emily Browning che dondola come un bacco di legno per trenta secondi, con lo sguardo perso nel vuoto e poi, dopo il momento “quest” eccola tornare ad aprire gli occhi, con gli astanti che applaudono incantati. E se non bastasse questo, ci si aggiunge anche lo pseudo-musical che accompagna i titoli di coda o battute (sempre pronunciate da una specie di guru che accompagna le ragazze durante i trip mentali) come “Se volete firmare un assegno a parole, assicuratevi prima di poterlo coprire col culo”. Considerato che Sucker Punch è il primo film di Snyder tratto da una storia originale direi… Male, molto molto MALE. Torna a lavorare per altri, vah.

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Del regista Zack Snyder ho già parlato qui, mentre un piccolo excursus della carriera di Emily Browning, che interpreta Babydoll, lo trovate qua. Aggiungo che forse, nel ruolo, sarebbe stata meglio la prima scelta Amanda Seyfried.

Abbie Cornish interpreta Sweet Pea (in italiano Sweety). Australiana, la ricordo per film come Un’ottima annata e Elizabeth: The Golden Age. Ha doppiato un episodio di Robot Chicken e il pubblico italiano la ritroverà anche nell’imminente Limitless. Ha 29 anni.  

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Jena Malone interpreta Rocket. Americana, tra i suoi film segnalo Contact e Donnie Darko, inoltre ha doppiato la versione inglese de Il castello errante di Howl. Anche produttrice, ha 27 anni e tre film in uscita.

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Vanessa Hudgens interpreta Blondie. Chiudo gli occhi innanzi alla filmografia della donzella, tra i protagonisti di una delle cose più Urende create da mente umana: High School Musical, al quale ha partecipato per tutti e tre gli episodi. Inoltre ha recitato in Zack & Cody al Grand Hotel e ha doppiato un episodio di Robot Chicken. Americana, ha 23 anni e un film in uscita.

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Jamie Chung interpreta Amber. Nonostante il sembiante orientale, è americana e la ricordo solo per un filmaccio come Dragonball Evolution, dove interpretava Chichi. Ha partecipato anche a serie come E.R. e Grey’s Anatomy. Ha 27 anni e due film in uscita.

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Carla Cugino interpreta la Dottoressa Gorski. Americana, la ricordo per film come Spy Kids (e seguiti), Sin City, l’orrendo Il mai nato e Watchmen, oltre che per aver partecipato alla serie Alf. Anche produttrice, ha tre film in uscita.

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Jon Hamm interpreta il Dottore che dovrà lobotomizzare Babydoll. Americano, virtualmente ha già “partecipato” al Bollalmanacco, visto che compare nei film Paura e delirio a Las Vegas, The A - Team e The Town e inoltre ha prestato la voce per il film Shrek – E vissero felici e contenti e un episodio de I Simpson. Per la tv ha girato le serie Una mamma per amica, Streghe, CSI: Miami, e Numb3rs. Anche produttore, ha 40 anni e due film in uscita.

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Scott Glenn interpreta il “saggio” che guida le fanciulle. Americano, ha partecipato a film come Apocalypse Now, Caccia a Ottobre Rosso, Il silenzio degli innocenti, Potere assoluto e The Shipping News – Ombre dal passato. Anche produttore, ha 70 anni.

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Se volete veramente vedere bionde mozzafiato che fanno il culo a strisce ai nemici e ricercano vera vendetta, evitate Sucker Punch e guardatevi Kill Bill volumi 1 e 2. Mi ringrazierete. Nel frattempo, vi lascio con il trailer originale del film... ENJOY!!

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