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martedì 15 marzo 2022

Cyrano (2021)

Il profumo di Oscar e il nome di Joe Wright mi hanno spinta a snobbare nuovamente IL Batman e a preferirgli Cyrano, diretto dal regista inglese e candidato per i costumi.


Trama: Cyrano, soldato e poeta, è innamorato da tempo immemore di Rossana ma rifiuta di dichiararsi perché affetto da nanismo. Quando la donna si invaghisce di Cristiano, Cyrano diventa, suo malgrado, confidente per lei e autore di eleganti lettere d'amore per lui, bello ma incapace di esprimersi a dovere...


Chi non conosce la triste storia di Cyrano de Bergerac, che viene narrata dalla fine del XIX secolo e che noi figli degli anni '80 conosciamo soprattutto grazie a Steve Martin e al suo Roxanne (ma anche un po' grazie a Gérard), che pur ce ne ha fornita una versione più felice ed edulcorata? Ma, soprattutto, chi non si è mai trovato nei panni scomodi del Cyrano di turno, ardente d'amore per una persona che non solo non ci considera, ma che pensa anche bene di raccontarci tutti i suoi problemi sentimentali con altr*? Il povero Cyrano è la versione battagliera e arguta dei Servi della Gleba (de)cantati da Elio e le storie tese, anestetizzati da una str... da una Rossana che cade come una pera cotta nella trappola dell'amore a prima vista, senza sapere nulla del bel giovine di cui si è invaghita, e pretende anche che detto giovine la corteggi come nessuna donna è mai stata corteggiata (nemmeno ce l'avessi d'oro bella mia, e che!), tessendone le lodi a chi, da anni, la ama in silenzio con una profondità di sentimento inarrivabile pur essendo brutto come il peccato (su sta cosa ci torniamo). A differenza di Rossana, che è la versione poco meno odiosa della Bedelia di Venerdì 12, Cristiano non è da prendere a schiaffi dal mattino alla sera, ma solo un babbalone innamorato stranamente consapevole di essere un manzo dalla testa vuota, che si sente giustamente in difetto per questo; è normale che Cyrano, spinto ad aiutarlo inizialmente per amore di Rossana, si affezioni sinceramente al ragazzo e cerchi di non mettergli i bastoni tra le ruote, anzi, gli presta la sua lingua di velluto anche a costo di vederlo convolare a nozze con la maledetta, e tutto ciò non può che riversarsi in tutta la sua complessa, tragicomica ingiustizia nel cuore dello spettatore che, pur sapendo a menadito la storia, si ritrova a sperare che Cyrano coroni prima o poi il suo sogno. Wright lo sa, abbraccia in toto la versione musical di una vicenda stra-conosciuta, la trasporta in una Sicilia desaturata dei colori e del sole ma non del fascino, e ci illude per due ore di poter forse avere un lieto fine.


Barocco nei costumi, come solo un musical ambientato nel '600 può essere, in realtà il Cyrano di Wright non è così sfarzoso a livello di scenografie (tranne per quanto riguarda l'inizio ambientato nel teatro) ma compensa il rigore naturale e architettonico di queste ultime con degli eleganti numeri musicali che sfruttano l'ampiezza e la morbidezza delle stoffe per creare movimento e regalano sequenze assai interessanti, che veicolano non solo l'amore, ma anche la natura più terrena del sentimento di Cyrano per Rossana e di Rossana per Cristiano; molto coinvolgente, in tal senso, il numero musicale imperniato su Every Letter, che vede Rossana fare quasi l'amore con le parole che crede siano di Cristiano, per non parlare del magone incredibile provato durante il duetto di Overcome, semplicemente splendida. Wright regala anche delle belle sequenze d'azione, non solo durante i duelli o gli scontri che hanno per protagonista Cyrano, ma anche nella breve parentesi al fronte, angosciante e triste contraltare dei momenti più frivoli che la precedono. Probabilmente, buona parte della riuscita dell'opera è il fatto che Wright sia marito di Haley Bennet, da qui il particolare "occhio" che la rende splendida e desiderabile, ma anche il fatto che la sceneggiatrice Erica Schmidt sia la moglie di Dinklage, sul quale come promesso spenderò due parole. Datemi pure Dinklage e tenetevi Kelvin Harrison Jr., l'interprete di Cristiano, perché tanto è espressivo ed affascinante il primo nonostante la sua condizione di nano (anzi, onestamente mi sono ritrovata più volte a disprezzare il fato tanto ingiusto con un uomo così capace e dotato, spero vivamente che possa avere ogni genere di soddisfazione dalla vita, perché se la meriterebbe!), tanto è insapore il secondo, non solo a livello di interpretazione ma proprio di aspetto. Meh o buff!, fate voi. E andate al cinema per godere appieno di questo spettacolare Cyrano, se potete!  


Del regista Joe Wright ho già parlato QUI. Peter Dinklage (Cyrano), Haley Bennett (Rossana), e Ben Mendelsohn (De Guiche) li trovate invece ai rispettivi link.

Kelvin Harrison Jr. interpreta Cristiano. Americano, ha partecipato a film come 12 anni schiavo, Mudbound, It Comes at Night, Assassination Nation e Il processo ai Chicago 7. Anche regista e sceneggiatore, ha 28 anni e due film in uscita, tra i quali Elvis.





martedì 23 gennaio 2018

L'ora più buia (2017)

Un altro piccolo passo verso gli Oscar, su, che oggi ci sono le nomination. Nel weekend ho visto L'ora più buia (Darkest Hour), diretto nel 2017 dal regista Joe Wright e vincitore del Golden Globe per il Miglior Attore Drammatico.


Trama: nell'ora più buia della seconda guerra mondiale, Winston Churchill diventa primo ministro e si ritrova a dover arginare l'inarrestabile avanzata di Hitler...


Avvertenza: il post è scritto da una persona che non studia storia dal 2005, anno dell'esame di Storia Contemporanea, per l'appunto, quindi tutto ciò che leggerete viene desunto dalla visione del film e dalla lettura di un articolo su Wikipedia dedicato alla Battaglia di Gallipoli. La cosa che ho maggiormente apprezzato de L'ora più buia, al di là dell'interpretazione di Oldman sulla quale tornerò, è la scelta di non raccontare la vita di Churchill, bensì il momento più critico per lui, per l'Inghilterra e per l'Europa intera. Un momento storico ben definito che ha rischiato di consegnare il Vecchio Mondo nelle mani della folle dittatura nazista, cosa non avvenuta per qualcosa che non esiterei a definire "botta di culo" piuttosto che "geniale scelta tattica delle forze avversarie"; ben lontano dall'essere fine stratega, il Churchill presentato al pubblico del 2017 è una figura controversa, quasi un po' fastidiosa, un uomo coraggioso e testardo ma anche rabbioso e dalle idee in qualche modo discutibili se considerate senza il senno di poi, con gli occhi di chi è stato abbandonato a Calais o di chi auspicava sicuri trattati di pace onde fermare battaglie e morti inutili. Sul Churchill de L'ora più buia pesa ancora l'esito terrificante della Campagna di Gallipoli, praticamente "decisa" dall'allora primo Lord dell'Ammiragliato (in realtà, come spesso accade, pare che Churchill fosse diventato il capro espiatorio ma la colpa della disfatta andrebbe attribuita anche ad altri membri del governo dell'epoca...), pesano allo stesso modo l'età non più giovanissima, la diffidenza degli altri membri del governo, una vita passata a rinunciare all'umanità in favore di cose più "materiali" (simpatiche ma anche angoscianti le interazioni con la moglie e i figli), la consapevolezza di avere tra le mani la vita di valenti soldati e di un'intera nazione e ovviamente è per questo che alla fine si arriva a parteggiare per lui in quanto "tutto è bene quel che è finito bene", alla faccia di Re Bertie, Halifax e tutti quelli che non la pensavano come il primo ministro. Detto questo, non bisogna pensare che L'ora più buia sia un film semplice o con un unico punto di vista, anzi. Mi è sembrato piuttosto che la sceneggiatura stesse bene attenta a bilanciare l'elemento storico e quello umano senza propendere troppo per l'uno o l'altro, assecondando ovvie scelte di "spettacolarizzazione" soprattutto nel prefinale e scegliendo pochi interlocutori dotati di uno sguardo privilegiato verso i dubbi dell'uomo Churchill (la moglie, la segretaria e Re Giorgio VI), anche perché per focalizzare tutta l'attenzione su di lui basterebbe "solo" la grande interpretazione di Gary Oldman.


Ammetto sinceramente che senza la performance di Oldman il film sarebbe poco più di un divertissement storico, da dimenticare il giorno dopo la visione. La regia di Joe Wright, tolte un paio di sequenze emozionanti concentrate nel primo discorso via radio di Churchill, il famigerato confronto all'interno della war room e il triste destino dei soldati a Calais, non è esaltante come mi sarei aspettata, nonostante la cura profusa nelle scenografie e la scelta di una bella fotografia, capace di illuminare anche gli ambienti soffocanti del consiglio di guerra. Per contro, Gary Oldman si mangia un cast non particolarmente memorabile (salvo forse l'elegante Kristin Scott Thomas nei panni di Clementine Churchill), inghiotte tutto ciò che lo circonda non già in virtù di un trucco prostetico fatto bene e capace di renderlo irriconoscibile ma per merito dei suoi occhi tormentati, lo sguardo penetrante che spunta sotto quel trucco da vecchio ciccione; all'interno della "maschera" di Churchill c'è un attore capace di renderlo vivo con una fisicità fatta di tic e tirate compulsive di sigaro e, soprattutto, con un terrificante lavoro sulla voce. Il Churchill di Oldman passa nel giro di pochissimo dall'essere un politico sanguigno (e probabilmente sanguinario, chissà) dotato di una voce roboante, capace di trascinare collaboratori e masse in una missione praticamente suicida, all'essere un vecchio balbettante, smarrito nelle incertezze di una responsabilità attesa ma giunta probabilmente troppo tardi, proprio nel momento in cui mente e fisico non sono nella loro forma migliore, al punto da fare quasi tenerezza. Per questo, senza nulla togliere ai doppiatori italiani (in questo caso abbiamo quello di Tony Soprano e Walter White, Stefano De Sando, abbonato quindi a ruoli di uomini ruvidi e non più di primo pelo), consiglierei la visione de L'ora più buia in una sala che lo proietti in lingua originale, altrimenti rischiereste di perdervi tutto ciò che fa della pellicola di Joe Wright un film imperdibile e meritevole di almeno un Oscar.


Del regista Joe Wright ho già parlato QUI. Gary Oldman (Winston Churchill), Ben Mendelsohn (Re Giorgio VI), Lily James (Elizabeth Layton) e Ronald Pickup (Neville Chamberlain) li trovate invece ai rispettivi link.

Kristin Scott Thomas interpreta Clemmie. Inglese, ha partecipato a film come Quattro matrimoni e un funerale, Mission: Impossible, Il paziente inglese e Gosford Park. Anche regista, ha 57 anni e tre film in uscita.


Triste ironia: John Hurt, malato di cancro, avrebbe dovuto interpretare un personaggio che ha condiviso il suo triste destino, Neville Chamberlain, ma stava talmente male che non è riuscito a filmare neppure una scena. L'anno scorso, per la cronaca, è uscito un altro film sul primo ministro inglese, ancora inedito in Italia, ovvero Churchill, dove il personaggio titolare è interpretato da Brian Cox , affiancato da Miranda Richardson; non so dirvi come sia ma se L'ora più buia vi fosse piaciuto potete provare a recuperarlo assieme a Dunkirk e Il discorso del re. ENJOY!

mercoledì 6 marzo 2013

Anna Karenina (2012)

Folgorata dal trailer, completamente digiuna del romanzo di Lev Tolstoj da cui è stato tratto, lunedì sera sono andata a vedere Anna Karenina, diretto nel 2012 dal regista Joe Wright e vincitore di un premio Oscar per i migliori costumi.


Trama: Russia, fine '800. Anna Karenina è sposata con un rispettabile ufficiale governativo ma si innamora perdutamente del giovane Conte Aleksej Vronskij. L'uomo ricambia il suo affetto ma le convenzioni sociali porteranno Anna alla follia e alla rovina...


La mia ignoranza è crassa, lo ammetto, ma ogni tanto sono contenta di essermi persa qualche opera fondamentale della letteratura, così posso gustarmi appieno film dalla trama "risaputa" come questo Anna Karenina. Che, giusto cielo, è un film popolato da personaggi così odiosi che mi chiedo come il romanzo di Tolstoj abbia potuto sopravvivere al passare dei secoli visto che, a partire dalla protagonista, verrebbe voglia di prendere a badilate nella faccia tutti i coinvolti. Salvo solo il povero, sfigatissimo pel di carota Levin, che prima si vede rifiutata una proposta di matrimonio e poi, dopo anni, riesce a conquistare la finta oca giuliva che ama da sempre. La storia della "santa" Anna, infatti, è la storia di una stronza (esemplare il modo in cui prima chiede perdono al marito perché in punto di morte e poi, appena guarita, lo manda a spigolare per tornare dall'amante), egoista, zoccola e pure piagnona, che si innamora di un dongiovanni efebico e francamente pure leppegoso, alla faccia del marito mollo, succube e senza palle. Completano l'opera un fratello fedifrago, una cognata talmente scema da farsi intortare e rimanere assieme al marito traditore, una mocciosetta che manda a quel paese il pretendente per gli occhi blu di un ufficialetto da quattro soldi e un numero imprecisato di pettegole, peppie, zitelle e cutrettole della peggior specie. Insomma, un bel quadretto di perversione che fa rimpiangere più di una volta i complessi e compassati personaggi de L'Età dell'innocenza, catturati in una storia simile eppure ammantati di incredibile dignità.


Detta così, potreste pensare che il film non mi sia piaciuto, invece l'ho adorato. Della storia, lo ammetto, non me n'è fregato nulla. Anzi, pur non avendo letto il romanzo ho trovato persino discutibile l'idea di mettere tra i personaggi il fratello di Levin ed abbozzare appena una breve e risibile sottotrama relativa ad una specie di "rivoluzione Russa", visto che il personaggio serve giusto a far capire a Levin la profondità di spirito della novella moglie e non certo a farlo riflettere sulla condizione del proletariato. Questa volta, quindi, i miei occhi sono stati completamente catturati dalla bellezza incredibile delle immagini che scorrevano sullo schermo, tanto che avrei potuto continuare a guardare Anna Karenina per ore ed ore. Ogni scena è un'opera d'arte, un tassello di una vicenda ambientata all'interno di un teatro, dove i servitori danzano attorno ai padroni, gli impiegati timbrano documenti a ritmo di musica, i treni sono giocattoli e le case sono quelle delle bambole, dove ogni sequenza si riversa in un'altra grazie alla semplice apertura di una porta, dove persino i prati vengono rinchiusi all'interno di un palcoscenico e l'unico personaggio che arriva a meritare un ambiente "reale", un vero paesaggio innevato, è l'unico che riesce a ragionare al di fuori delle convenzioni e coronare il suo sogno senza venire meno alla propria natura. La regia di Joe Wright è un capolavoro, le scenografie e i costumi sono pura arte e le coreografie sono magnifiche, una su tutte quella del ballo che segna la nascita dell'amore tra Anna e Vronsky. Davanti a questo florilegio di luci e colori, davanti a questo tripudio di incastri e sfasamenti, sinceramente, che Anna Karenina abbia la faccia da vajassa di Keira Knightley, che lo sfigato Kick-Ass passi per essere un irresistibile ufficiale e che Jude Law sembri un prete pedofilo che giocherella con l'inquietante prototipo di un preservativo sono cose che passano in secondo piano, come molti dei ridondanti dialoghi. Il mio consiglio è di buttarvi nella Russia di fine '800 e prepararvi a un incredibile spettacolo!


Di Kelly MacDonald (Dolly), Keira Knightley (Anna Karenina), Jude Law (Karenin), Olivia Williams (Contessa Vronsky), Susanne Lothar (la principessa Shcherbatsky, madre di Kitty) e Aaron Taylor-Johnson (Vronsky) ho già parlato ai rispettivi link.

Joe Wright è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto film come Orgoglio e pregiudizio e Hanna. Anche produttore e attore, ha 40 anni.


Matthew Macfadyen (vero nome David Matthew Macfadyen) interpreta Oblonsky. Inglese, ha partecipato a film come Orgoglio e pregiudizio, Funeral Party, Grindhouse (era nel fake trailer Don’t), Frost/Nixon – Il duello, Robin Hood e I tre moschettieri. Ha 38 anni e un film in uscita.


Domhnall Gleeson interpreta Levin. Irlandese, figlio del grande Brendan Gleeson, lo ricordo per film come Non lasciarmi, Harry Potter e i doni della morte: Parte 1, Il Grinta e Harry Potter e i doni della morte: Parte 2. Ha 30 anni e tre film in uscita.


Emily Watson interpreta la contessa Lydia Ivanova. Inglese, la ricordo per film come Gosford Park, Red Dragon ed Equilibrium, inoltre ha doppiato un personaggio de La sposa cadavere. Ha 45 anni e otto film in uscita.


Tra gli altri interpreti segnalo anche la presenza del figlio di Stellan Skarsgård, Bill, nei panni di Makhotin, uno degli avversari di Vrosnky durante la corsa di cavalli. Quanto allo stesso Vronsky, era proprio destinato ad essere rappresentato come un essere molle ed implume, perché Robert Pattinson era stato preso in considerazione per il ruolo, mentre per quelli di Levin, Kitty e della Contessa Lydia sono stati rispettivamente convocati James MacAvoy, Saoirse Ronan e Cate Blanchett, che però hanno tutti rifiutato. Se Anna Karenina vi fosse piaciuto, consiglio la visione del già citato e meraviglioso L'età dell'innocenza, Moulin Rouge e Romeo + Giulietta. ENJOY! 

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