A prescindere da quel che leggo in giro, di horror al cinema non me ne perdo uno per principio. Ed è così che martedì sono andata a vedere Necropolis - Il regno dei morti (As Above, So Below), diretto e co-sceneggiato dal regista John Erick Dowdle.
Trama: una studiosa trascina nelle catacombe di Parigi un paio di collaboratori e dei teppistelli autoctoni per cercare la fantomatica Pietra Filosofale. L'impresa si rivelerà mortale e non in senso buono...
L'orrore, lo si è detto tante volte, è soggettivo. Mio padre ogni volta che è costretto a fare una risonanza magnetica telefona all'ospedale di turno chiedendo se il macchinario è aperto o chiuso, l'unica volta che non lo ha fatto è uscito dall'infernale trappola dopo 10 secondi, scampanellando come un dannato. Ergo, se mio padre avesse guardato Necropolis - Il regno dei morti, sarebbe per l'appunto morto d'infarto durante i primi dieci, concitati minuti o non avrebbe comunque superato la prima metà del film. Io, per fortuna, non ho ereditato la sua claustrofobia ma devo dire che Necropolis, con la sua natura di mockumentary, le riprese sghembe, l'ambientazione sotterranea e le urla terrorizzate di chi rimane incastrato nel sottosuolo come un ratto, mi ha causato una persistente sensazione di soffocamento, almeno nella prima parte, che ho parecchio apprezzato. Poi i signori Dowdle si ricordano di una cosetta chiamata Divina Commedia e di un nasone chiamato Dante e tutto va in malora, a dimostrazione che gli americani dovrebbero rimanere confinati nella loro grande Nazione e metter mano solo a quel che è loro. Ma andiamo con ordine. La trama di Necropolis, almeno all'inizio, è simpatica ed interessante. I personaggi sono stranamente acculturati ed intelligenti, il loro obiettivo è trovare la Pietra Filosofale di Nicolas Flamel e ciò comporta la necessità di risolvere enigmi intricati e, ovviamente, di infilarsi nelle catacombe parigine, decisamente una bella ambientazione: in pratica, Il codice Da Vinci incontra I Goonies. Qui e là vengono inseriti discreti tocchi horror/weird che non infastidiscono lo spettatore ma, anzi, rendono il tutto ancora più interessante e, nonostante qualche ovvia ed immancabile belinata, la trama non scricchiola nemmeno più di tanto. Poi, forse perché il film è stato prodotto dalla Universal Orlando Resort e dai suoi parchi a tema, Necropolis diventa un'orribile attrazione da luna park, la famigerata e temibile Casa degli Orrori Vomitilla.
Grazie ad una serie di calcoli alchemici che non vi sto a dire e ad una furbizia a dir poco volpina, a un certo punto i nostri si ritrovano a varcare quella soglia per cui si va nell'eterno dolore e nella città dolente e dove tutto è fondamentalmente identico a ciò che sta sopra, come da titolo originale di questa pernacchietta di film. Da quel momento il regista perde ogni controllo sulla macchina da presa (da qui il vomito) e le catacombe parigine diventano la Casa della Libertà come veniva dipinta nel Pippo Chennedi Show, ovvero un posto dove "facciamo un po' quel ca**o che ci pare" e dove, neanche a dirlo, non manca più nessuno. Il mio compare, ancora ipnotizzato dall'abbondante utilizzo di epigrafi, ha cercato di convincermi riguardo alla teoria del senso di colpa che genera fantasmi o demoni, e posso anche dargli retta, ma sta di fatto che la trama di Necropolis da quel momento in poi diventa una forma di groviera, una fanfiction scritta da un pazzo che aggiunge cose a caso giusto perché gli sembrano carine e non si preoccupa dei dettagli macroscopici o della coerenza del tutto. Personalmente, ho riso molto davanti al povero demone che per due volte si ritrova per caso davanti alla protagonista invasata e che per due volte si prende una pizza in faccia causando un soddisfacentissimo "SOCK!" che non sentivo più dai tempi di Bud Spencer e Terence Hill, oppure davanti all'altro povero demone che sta lì, seduto su un trono come un pirla, mentre i protagonisti più pirla di lui gli passano alle spalle in punta di piedi, chiudendo gli occhi sperando di diventare magicamente invisibili (e io me lo figuravo 'sto povero Dimonio mentre alzava gli occhi al cielo sussurrando "Ma si può campare così? Tana per i quattro str**zi lì dietro, vi vedo!"). A questi e tanti altri elementi divertenti, proprio quelli che vi
aspettereste percorrendo un tunnel degli orrori (ci sono persino le
manine e le faccette che escono dai muri, grazie Lamberto Bava!!), il regista e
co-sceneggiatore aggiunge anche l'idea di far morire alcuni personaggi
"perché sì" e di farne sopravvivere altri "perché mi va" e non basta una bellissima inquadratura finale per salvare la baracca: alla fine di Necropolis - La città dei morti lo sguardo dello spettatore è identico a quello del povero sfighé che guarda i due "studiosi" sperando di incenerirli col pensiero al grido di "Ve c'hanno mai mandato a quel paese...". Evitabile.
Del regista e co-sceneggiatore John Erick Dowdle ho già parlato qui.
Perdita Weeks (vero nome Perdita Rose Annunziata Weeks) interpreta Scarlett. Gallese, ha partecipato a film come Hamlet, Spice Girls - Il film e Prowl. Ha 29 anni.
Ben Feldman interpreta George. Americano, ha partecipato a film come Cloverfield, Venerdì 13 e a serie come Perfetti... ma non troppo, Numb3rs, Medium e CSI - Scena del crimine. Anche sceneggiatore, ha 34 anni e un film in uscita.
Edwin Hodge (vero nome Edwin Martel Basil Hodge) interpreta Benji. Americano, ha partecipato a film come Die Hard - Duri a morire, La notte del giudizio, Anarchia - La notte del giudizio e a serie come Angel, Cold Case, Grey's Anatomy, Ghost Whisperer, Heroes e CSI: Miami. Anche produttore, ha 29 anni e un film in uscita.
Se Necropolis - La città dei morti vi fosse piaciuto recuperate
Catacombs - Il mondo dei morti: io non l'ho mai visto ma il mio compare
di visione continuava a citarlo, definendolo molto ma molto simile.
ENJOY!
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domenica 21 settembre 2014
domenica 21 novembre 2010
Devil (2010)
Lo scetticismo a cui può portarmi il regista M. Night Shyamalan è incredibile. Pur essendo solo produttore del film Devil, in realtà diretto da John Erick Dowdle, è bastato infatti il suo nome per mettermi sul chi va là e guardarlo con gli occhi di chi si aspetta una bufala. Per fortuna sono stata smentita ma purtroppo ho avuto, in parte, anche ragione.

Trama: cinque individui si ritrovano chiusi all’interno di un ascensore. Quando cominciano a morire uno ad uno, i soccorritori all’esterno intuiscono che tra essi potrebbe trovarsi nientemeno che il Diavolo.

Sinceramente, mi dispiace quando un bel film viene rovinato da un finale del cavolo. Devil, posso dirlo senza ripensamenti, fino agli ultimi cinque minuti si segue benissimo: innanzitutto è ben girato, nonostante la trama ridotta all’osso non si ha mai un momento di noia e la commistione tra horror e poliziesco è praticamente perfetta. Lo spettatore viene inserito nella storia grazie ad una voce narrante fuori campo (che poi si scopre appartenere ad uno dei soccorritori) che ci narra un racconto popolare tramandatogli da sua madre: di tanto in tanto il diavolo sceglie cinque peccatori da torturare prima di prendergli le anime, ed il suo arrivo viene sempre preannunciato da un suicidio. Questo è ciò che accade, in effetti, nel film, dove ogni evento viene introdotto dalla continuazione di questo racconto. Lo spettatore, che sa quindi cosa aspettarsi, si diverte innanzitutto a capire, molto banalmente, chi dei cinque potrebbe essere Satana e a seguire le indagini dell’ispettore che, invece, cerca di scoprire chi dei cinque potrebbe essere il potenziale assassino e perché, trovandosi decisamente spiazzato davanti all’evidenza che tutti gli occupanti dell’ascensore hanno qualcosa da nascondere. Gli occupanti in questione, per una volta, non vengono introdotti con dei flashback o simili ma vengono lasciati privi di nome per la maggior parte del film e caratterizzati con pochi, intelligenti particolari: capiamo che la guardia è un violento dal modo in cui si muove come una bestia in gabbia e scatta alla minima provocazione, che la ragazza è una stronzetta dal modo in cui si atteggia nei confronti degli “altri”, che il venditore di materassi è un poco di buono dallo sguardo che lancia al culo della ragazza appena lei fa l’elegantissimo gesto di sistemarsi le mutande (ma… in ascensore…? Ohibò…!), ecc. ecc.

La realizzazione visiva del film è molto bella. La carrellata iniziale che ci mostra anche il trailer, quella di una Philadelphia sottosopra, non è un vezzo messo a caso, ma la rappresentazione di una giornata storta, governata dalle leggi del Diavolo, come viene detto più avanti da uno dei due guardiani; le riprese all’interno dell’ascensore alternano quello che viene visto dalle telecamere interne al punto di vista soggettivo dei personaggi, mescolando immagini reali a visioni terrificanti di figure spettrali (poche, per fortuna) e cadaveri insanguinati, specchio perfetto della crescente incredulità del detective che vede ogni traguardo della sua rapida e razionale indagine andare in pezzi di fronte alla potenza del sovrannaturale (non a caso questo è il primo capitolo delle Night Chronicles, una trilogia che parlerà del sovrannaturale all’interno della società moderna); gli attori, per quanto quasi sconosciuti, sono bravi e abbastanza credibili, con l’unica pecca del personaggio del detective, un po’ piatto nella resa e seppellito dai clichè (ex alcolizzato, reduce da una tragedia che lo ha segnato, ecc. ecc.). Insomma, Devil è un bel film…

… ma poi il Diavolo ci mette lo zampino. O meglio, NON ce lo mette. Sì perché il finale del film è uno dei peggiori che io abbia mai visto. Innanzitutto ci mette davanti agli occhi l’immagine di un diavolo fondamentalmente giusto e buono, una sorta di Angelo della Vendetta che punisce i peccatori (e al massimo fa fuori quelli che cercano di salvarli, ma poca roba: prima avverte, poi se tu sei recidivo, allora ti uccide, ma quasi controvoglia…) e poi lo priva di quella logica machiavellica che solo Satana potrebbe avere. Insomma, quello di Devil è un demonio che innanzitutto si fa sconfiggere con un pentimento degno di un bambino delle elementari e che poi accetta la sconfitta senza neppure cercare di vendicarsi, lasciando gli spettatori con una moraletta da Orsoline ed il comportamento umano più inverosimile che si possa immaginare: quale persona perdonerebbe chi, anni prima, gli ha sterminato tutta la famiglia e poi è scappato lasciando solo un biglietto di scuse? Ma per piacere, non lo accetto. Non è certo un film così che può insegnare il perdono o fare catechismo, non dopo che mi sono state mostrate gole tagliate, colli ritorti, grandi ustionati e quant’altro. Peccato, perché un finale così bigotto e moralista lascia davvero l’amaro in bocca ed un ricordo pessimo di un film altrimenti pregevole. Temo gli altri due capitoli delle Night Chronicles, il cui nome mi porta a dire, tra l’altro, “fanculo Shyamalan, maledetto egocentrico”. E con questa botta di finezza chiudo la recensione: si vede che Shyamalan mi sta sulle balle, vero? Haha!
John Erick Dowdle è il regista del film. Americano, ha girato il remake di Rec, quel Quarantine che devo ancora vedere ma che tutti mi hanno sconsigliato. Ha 37 anni.

Chris Messina interpreta il detective Bowden. Attore americano, come gli altri protagonisti del film poco conosciuto, ha già partecipato a Attacco al potere, C’è post@ per te e Vicky Cristina Barcellona, nonché ad episodi di telefilm come Law & Order, Six Feet Under e Medium. Ha 36 anni e due film in uscita.

Come ho detto, gli attori che partecipano al film sono più o meno sconosciuti, ma guardando bene si possono scovare delle chicche. Per esempio, l’irritante venditore di materassi è interpretato da Geoffrey Arend, che in originale doppiava l’odioso e leppego Upchuck che tutti i fan di Daria dovrebbero ricordare. E ora vi lascio con il trailer originale del film... ENJOY!
Trama: cinque individui si ritrovano chiusi all’interno di un ascensore. Quando cominciano a morire uno ad uno, i soccorritori all’esterno intuiscono che tra essi potrebbe trovarsi nientemeno che il Diavolo.
Sinceramente, mi dispiace quando un bel film viene rovinato da un finale del cavolo. Devil, posso dirlo senza ripensamenti, fino agli ultimi cinque minuti si segue benissimo: innanzitutto è ben girato, nonostante la trama ridotta all’osso non si ha mai un momento di noia e la commistione tra horror e poliziesco è praticamente perfetta. Lo spettatore viene inserito nella storia grazie ad una voce narrante fuori campo (che poi si scopre appartenere ad uno dei soccorritori) che ci narra un racconto popolare tramandatogli da sua madre: di tanto in tanto il diavolo sceglie cinque peccatori da torturare prima di prendergli le anime, ed il suo arrivo viene sempre preannunciato da un suicidio. Questo è ciò che accade, in effetti, nel film, dove ogni evento viene introdotto dalla continuazione di questo racconto. Lo spettatore, che sa quindi cosa aspettarsi, si diverte innanzitutto a capire, molto banalmente, chi dei cinque potrebbe essere Satana e a seguire le indagini dell’ispettore che, invece, cerca di scoprire chi dei cinque potrebbe essere il potenziale assassino e perché, trovandosi decisamente spiazzato davanti all’evidenza che tutti gli occupanti dell’ascensore hanno qualcosa da nascondere. Gli occupanti in questione, per una volta, non vengono introdotti con dei flashback o simili ma vengono lasciati privi di nome per la maggior parte del film e caratterizzati con pochi, intelligenti particolari: capiamo che la guardia è un violento dal modo in cui si muove come una bestia in gabbia e scatta alla minima provocazione, che la ragazza è una stronzetta dal modo in cui si atteggia nei confronti degli “altri”, che il venditore di materassi è un poco di buono dallo sguardo che lancia al culo della ragazza appena lei fa l’elegantissimo gesto di sistemarsi le mutande (ma… in ascensore…? Ohibò…!), ecc. ecc.
La realizzazione visiva del film è molto bella. La carrellata iniziale che ci mostra anche il trailer, quella di una Philadelphia sottosopra, non è un vezzo messo a caso, ma la rappresentazione di una giornata storta, governata dalle leggi del Diavolo, come viene detto più avanti da uno dei due guardiani; le riprese all’interno dell’ascensore alternano quello che viene visto dalle telecamere interne al punto di vista soggettivo dei personaggi, mescolando immagini reali a visioni terrificanti di figure spettrali (poche, per fortuna) e cadaveri insanguinati, specchio perfetto della crescente incredulità del detective che vede ogni traguardo della sua rapida e razionale indagine andare in pezzi di fronte alla potenza del sovrannaturale (non a caso questo è il primo capitolo delle Night Chronicles, una trilogia che parlerà del sovrannaturale all’interno della società moderna); gli attori, per quanto quasi sconosciuti, sono bravi e abbastanza credibili, con l’unica pecca del personaggio del detective, un po’ piatto nella resa e seppellito dai clichè (ex alcolizzato, reduce da una tragedia che lo ha segnato, ecc. ecc.). Insomma, Devil è un bel film…
… ma poi il Diavolo ci mette lo zampino. O meglio, NON ce lo mette. Sì perché il finale del film è uno dei peggiori che io abbia mai visto. Innanzitutto ci mette davanti agli occhi l’immagine di un diavolo fondamentalmente giusto e buono, una sorta di Angelo della Vendetta che punisce i peccatori (e al massimo fa fuori quelli che cercano di salvarli, ma poca roba: prima avverte, poi se tu sei recidivo, allora ti uccide, ma quasi controvoglia…) e poi lo priva di quella logica machiavellica che solo Satana potrebbe avere. Insomma, quello di Devil è un demonio che innanzitutto si fa sconfiggere con un pentimento degno di un bambino delle elementari e che poi accetta la sconfitta senza neppure cercare di vendicarsi, lasciando gli spettatori con una moraletta da Orsoline ed il comportamento umano più inverosimile che si possa immaginare: quale persona perdonerebbe chi, anni prima, gli ha sterminato tutta la famiglia e poi è scappato lasciando solo un biglietto di scuse? Ma per piacere, non lo accetto. Non è certo un film così che può insegnare il perdono o fare catechismo, non dopo che mi sono state mostrate gole tagliate, colli ritorti, grandi ustionati e quant’altro. Peccato, perché un finale così bigotto e moralista lascia davvero l’amaro in bocca ed un ricordo pessimo di un film altrimenti pregevole. Temo gli altri due capitoli delle Night Chronicles, il cui nome mi porta a dire, tra l’altro, “fanculo Shyamalan, maledetto egocentrico”. E con questa botta di finezza chiudo la recensione: si vede che Shyamalan mi sta sulle balle, vero? Haha!
John Erick Dowdle è il regista del film. Americano, ha girato il remake di Rec, quel Quarantine che devo ancora vedere ma che tutti mi hanno sconsigliato. Ha 37 anni.
Chris Messina interpreta il detective Bowden. Attore americano, come gli altri protagonisti del film poco conosciuto, ha già partecipato a Attacco al potere, C’è post@ per te e Vicky Cristina Barcellona, nonché ad episodi di telefilm come Law & Order, Six Feet Under e Medium. Ha 36 anni e due film in uscita.
Come ho detto, gli attori che partecipano al film sono più o meno sconosciuti, ma guardando bene si possono scovare delle chicche. Per esempio, l’irritante venditore di materassi è interpretato da Geoffrey Arend, che in originale doppiava l’odioso e leppego Upchuck che tutti i fan di Daria dovrebbero ricordare. E ora vi lascio con il trailer originale del film... ENJOY!
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