Era nella lista dei "film da vedere" su Netflix da qualche tempo e un paio di sere fa ho quindi guardato assieme al Bolluomo Christine - La macchina infernale (Christine), diretto nel 1983 dal regista John Carpenter e tratto dal romanzo omonimo di Stephen King.
Trama: Arnie, ragazzino sfigato e vessato, si invaghisce letteralmente dell'automobile chiamata Christine e si impegna a restaurarla a dovere. Christine nasconde però un terribile segreto e una volontà omicida...
Non vedevo Christine - La macchina infernale da parecchi anni, più o meno tanti quanti la prima e ultima volta che ho letto Christine di Stephen King. Onestamente, all'epoca (credo fosse un'estate ai tempi dell'università) non mi erano piaciuti granché né il libro, che in effetti ricordo pochissimo, né il film e riguardando quest'ultimo qualche sera fa ho temuto, con tutto il rispetto per Carpenter, che mi sarei fatta due palle cubiche. Invece, pur continuando a non essere il miglior Carpenter (almeno a parer mio) e pur non riuscendo minimamente a provare ansia all'idea di una macchina senziente che uccide le persone, ammetto di essermi divertita guardando Christine - La macchina infernale, perfetto da prendere come "b-movie" per una serata senza troppe pretese. Messo da parte, infatti, il risvolto "spettrale" di Stephen King, nel cui romanzo la Plymouth Fury era posseduta dallo spirito del precedente proprietario, Christine si concentra su una storia di amore, ossessione e reciproca dipendenza, una "follia sentimentale" dove lo sfigatello Arnie riesce a superare tutti i suoi limiti onde compiacere un'automobile, aggiustandola e facendosi aggiustare a sua volta, con sommo scorno di amici, fidanzata e familiari. A Christine, rossa di fuoco, vengono attribuite tutte le caratteristiche di una femme fatale e, come tale, non è un caso che voglia il protagonista tutto per sé, arrivando a provare un'inaudita gelosia per la bella Leigh, sogno proibito di tutti i ragazzi della scuola, anche del migliore amico di Arnie, il giocatore di football Dennis. Il quale, probabilmente, è uno dei motivi per cui Arnie decide di trovare qualcosa di "suo", così da uscire dall'ombra di un amico gentile e protettivo ma comunque, in qualche modo, superiore sia per bellezza che per carisma. Quella di Christine è dunque la tipica situazione da teen horror, in cui il ragazzetto vessato dai bulli e sfigatello trova un modo assai pericoloso per assicurarsi il riscatto sociale e la vendetta, con tutte le conseguenze del caso.
Dispiace, ovviamente, che un budget risicato causato dall'insuccesso commerciale de La cosa abbia trasformato Christine - La macchina infernale da un potenziale macello a un film dove il gore è praticamente assente e gli omicidi della macchina senziente vengono tagliati sul più bello (per dire, a momenti è più splatter Brivido) ma lo stesso, già che ho nominato Brivido, la mano del Maestro si vede e, nonostante questo sia palesemente un lavoro girato a scopi alimentari, Carpenter è riuscito a confezionare delle sequenze che fanno scuola ancora oggi. Una su tutte, neanche a dirlo, è la scena in cui lo spettatore si ritrova davanti la soggettiva di Christine mentre insegue una delle sue vittime su strade buie, alternata a riprese in cui la macchina è in fiamme, come un incubo uscito direttamente dall'inferno, ma anche la claustrofobica scena della morte del ciccio, con le "zanne" di Christine sempre più vicine, a mo' di squalo, è girata divinamente, per non parlare della sensualissima presa di coscienza di Arnie, con quel suo "fammi vedere" nemmeno si trovasse davanti Kim Basinger in 9 settimane e mezzo. Altro punto a favore del film è la colonna sonora, composta in gran parte da pezzi anni '50 sparati a tutto volume dall'autoradio di Christine e scelti palesemente in base all'umore della macchina, quindi melensi e sdolcinati in presenza dell'amato Arnie, più significativi e badass durante i momenti di vendetta, con la Bad to the Bone di George Thorogood ad aprire i film sottolineando la natura maligna della Plymouth. In sostanza, Christine - La macchina infernale si è rivelato un film più godibile di quanto ricordassi e vi consiglierei di farci un pensiero prima che lo tolgano dal catalogo Netflix!
Del regista John Carpenter ho già parlato QUI. Harry Dean Stanton (detective Rudolph Jenkins) e Kelly Preston (Roseanne) li trovate invece ai rispettivi link.
Keith Gordon, che interpreta Arnie, è diventato col tempo più regista televisivo che attore e sua è la mano dietro a molti episodi di Dexter, The strain, Fargo e persino Legion mentre Alexandra Paul, che interpreta Leigh Cabot, sarebbe entrata a far parte del cast fisso di Baywatch. Se vi chiedete poi dove avete già visto il volto stralunato di uno degli amichetti di Buddy, provate a ricordare Ghostbusters e gli esperimenti del Dr. Venkmann con gli studenti! Il ruolo di Arnie era stato offerto a Kevin Bacon, che lo ha rifiutato per partecipare a Footlose, mentre pare che Nicolas Cage avesse fatto l'audizione per il ruolo di Buddy. Detto questo, se Christine - La macchina infernale vi fosse piaciuto, recuperate La macchina nera, Duel, Brivido e Grindhouse - A prova di morte. ENJOY!
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mercoledì 27 marzo 2019
martedì 18 settembre 2018
Gotti - Il primo padrino (2018)
Nonostante fosse sconsigliato da chiunque, venerdì scorso sono andata a vedere Gotti - Il primo padrino (Gotti), diretto dal regista Kevin Connolly.
Trama: vita, morte e miracoli di John Gotti, alle prese con la scalata della malavita americana e con problemi di famiglia.
Chi legge il Bollalmanacco lo saprà, anche perché credo di averlo scritto 100 volte: adoro i film che raccontano storie di mafia, criminali e gangster assortiti. E' per questo che non potevo assolutamente perdere Gotti - Il primo padrino, a prescindere dalla sua fama di "film più massacrato da Rotten Tomatoes" ed è per questo che gli ho dato fiducia nonostante la presenza di un John Travolta più "inShapirato" che mai. Mal me n'è incolto, lo ammetto, e anche un po' di sonno, soprattutto sul finale, ché Gotti è uno dei mobster movie più moscio di sempre, derivativo ed inconcludente al punto che dopo la visione ho sentito il bisogno fisico di sciacquarmi il cervello con Quei bravi ragazzi e Il Padrino in loop. Davvero non so cosa passasse per la testa a chi ha deciso di realizzare e distribuire Gotti, perché è un film che non va da nessuna parte ed è deludente a più livelli. Innanzitutto, non offre un quadro completo della vita di John Gotti, che viene semplicemente data in pasto allo spettatore a spizzichi e bocconi, malamente appiccicati in un intreccio che mescola passato e presente come fosse un'accozzaglia di singoli episodi poco significativi, giusto per fornire un abbozzo dell'uomo Gotti; ancor peggio, a quest'ultimo vengono messe in bocca terrificanti massime "mafiose" a beneficio del figlio deciso a seguire i suoi passi ma anche a fare il suo dovere di marito e padre, cosa di cui allo spettatore in effetti frega pochissimo visto che la sua famiglia viene a malapena mostrata. Benché i protagonisti a un certo punto diventino di fatto due, non viene a crearsi un dualismo di punti di vista e non viene presentato un giusto percorso "catartico" di successo seguito da inevitabile rovina perchè, effettivamente, un percorso non c'è e questo causa la disaffezione pressoché istantanea dello spettatore, tediato dalla storia e da un giro di volti anonimi (sbagliare i caratteristi è quanto di più deleterio per un mobster movie, riuscire a sottoutilizzare persino Pruitt Taylor Vince è passabile di pena capitale) cannibalizzati dall'imponente presenza di John Travolta.
Che Gotti fosse un progetto nato dalla passione dell'attore si vede lontano un chilometro, a partire dalla trasformazione quasi perfetta di Travolta, coadiuvata da oggetti ed abiti appartenuti proprio al gangster in questione, ma purtroppo è palese anche la difficoltà di trarre qualcosa di pregevole da questa passione; pare che Travolta ambisse a realizzare il film già nel 2010 e se nel frattempo sono passati otto anni e una disastrosa premiere a Cannes ci sarà un perché. Ribadisco, di per sé l'interpretazione di Travolta non sarebbe nemmeno il difetto più grande della pellicola (anche se vederlo mordersi le dita davanti alla morte del figlio ha avuto su di me un effetto opposto a quello desiderato...), tuttavia gli highlight scelti dagli sceneggiatori per enfatizzare l'importanza di Gotti nella storia della mala americana ce lo mostrano essenzialmente come un tizio isterico e collerico, oppure come un Osho della mafia, ed è normale che la conseguente reazione Travoltiana sia un variegato campionario di faccette e smorfie intervallato da pochi momenti seri. Sbagliatissima anche la scelta di far interpretare John Gotti Jr. da tale Spencer Rocco Lofranco, un attorucolo ventenne con la faccia da bimbominchia in piena fregola trap costretto a vestire i panni del personaggio dall'adolescenza alla maturità, diciamo intorno ai 40 anni, col risultato di sembrare, alternativamente, la versione triste di Eminem oppure un bambino costretto a mettersi i vestiti da lavoro del papà. Insomma, in entrambi i casi una bella tristezza. Sorvolo sulla povera Kelly Preston, costretta a vestire i panni della Lorraine Bracco de noantri, impegnata in un paio di siparietti familiari che avrebbero dovuto conferire maggior profondità all'aspetto umano di Gotti ma che invece sembrano quasi di troppo... e, soprattutto, sorvolo sulla triste scelta di iniziare e finire il film con John Gotti che si rivolge direttamente al pubblico, in una sorta di celebrazione del boss priva di critica o distacco che rende Gotti ancora più imbarazzante e ambiguo. Insomma, una schifezza ingiustificabile, fossi in voi eviterei.
Di John Travolta (John Gotti), Pruitt Taylor Vince (Angelo Ruggiero) e Chris Mulkey (Frank DeCicco) ho già parlato ai rispettivi link.
Kevin Connolly è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Gardener of Eden - Il giustiziere senza legge ed episodi di serie quali ... E vissero infelici per sempre. Anche attore e produttore, ha 44 anni e film in uscita.
Kelly Preston interpreta Victoria. Hawaiiana, moglie di John Travolta anche nella vita reale, ha partecipato a film come Christine - La macchina infernale, I gemelli, Dal tramonto all'alba, Jerry Maguire, Il gatto... e il cappello matto e a serie come CHIPS, I racconti della cripta, Joey e Medium. Ha 56 anni.
Joe Pesci era stato scritturato per il ruolo di Angelo Ruggiero ma, dopo essere visibilmente ingrassato per la parte, gliene è stata assegnata un'altra e l'attore ha giustamente fatto causa alla produzione. Shia LaBeouf, Channing Tatum, Dominic Cooper e James Franco erano invece tra i papabili candidati per il ruolo di John Gotti Jr., ahimé andato a un mocciosetto imberbe senza arte né parte. Detto questo, nel malaugurato caso in cui Gotti - L'ultimo padrino vi fosse piaciuto cercate di recuperare i già citati Quei bravi ragazzi e Il Padrino. ENJOY!
Trama: vita, morte e miracoli di John Gotti, alle prese con la scalata della malavita americana e con problemi di famiglia.
Chi legge il Bollalmanacco lo saprà, anche perché credo di averlo scritto 100 volte: adoro i film che raccontano storie di mafia, criminali e gangster assortiti. E' per questo che non potevo assolutamente perdere Gotti - Il primo padrino, a prescindere dalla sua fama di "film più massacrato da Rotten Tomatoes" ed è per questo che gli ho dato fiducia nonostante la presenza di un John Travolta più "inShapirato" che mai. Mal me n'è incolto, lo ammetto, e anche un po' di sonno, soprattutto sul finale, ché Gotti è uno dei mobster movie più moscio di sempre, derivativo ed inconcludente al punto che dopo la visione ho sentito il bisogno fisico di sciacquarmi il cervello con Quei bravi ragazzi e Il Padrino in loop. Davvero non so cosa passasse per la testa a chi ha deciso di realizzare e distribuire Gotti, perché è un film che non va da nessuna parte ed è deludente a più livelli. Innanzitutto, non offre un quadro completo della vita di John Gotti, che viene semplicemente data in pasto allo spettatore a spizzichi e bocconi, malamente appiccicati in un intreccio che mescola passato e presente come fosse un'accozzaglia di singoli episodi poco significativi, giusto per fornire un abbozzo dell'uomo Gotti; ancor peggio, a quest'ultimo vengono messe in bocca terrificanti massime "mafiose" a beneficio del figlio deciso a seguire i suoi passi ma anche a fare il suo dovere di marito e padre, cosa di cui allo spettatore in effetti frega pochissimo visto che la sua famiglia viene a malapena mostrata. Benché i protagonisti a un certo punto diventino di fatto due, non viene a crearsi un dualismo di punti di vista e non viene presentato un giusto percorso "catartico" di successo seguito da inevitabile rovina perchè, effettivamente, un percorso non c'è e questo causa la disaffezione pressoché istantanea dello spettatore, tediato dalla storia e da un giro di volti anonimi (sbagliare i caratteristi è quanto di più deleterio per un mobster movie, riuscire a sottoutilizzare persino Pruitt Taylor Vince è passabile di pena capitale) cannibalizzati dall'imponente presenza di John Travolta.
Che Gotti fosse un progetto nato dalla passione dell'attore si vede lontano un chilometro, a partire dalla trasformazione quasi perfetta di Travolta, coadiuvata da oggetti ed abiti appartenuti proprio al gangster in questione, ma purtroppo è palese anche la difficoltà di trarre qualcosa di pregevole da questa passione; pare che Travolta ambisse a realizzare il film già nel 2010 e se nel frattempo sono passati otto anni e una disastrosa premiere a Cannes ci sarà un perché. Ribadisco, di per sé l'interpretazione di Travolta non sarebbe nemmeno il difetto più grande della pellicola (anche se vederlo mordersi le dita davanti alla morte del figlio ha avuto su di me un effetto opposto a quello desiderato...), tuttavia gli highlight scelti dagli sceneggiatori per enfatizzare l'importanza di Gotti nella storia della mala americana ce lo mostrano essenzialmente come un tizio isterico e collerico, oppure come un Osho della mafia, ed è normale che la conseguente reazione Travoltiana sia un variegato campionario di faccette e smorfie intervallato da pochi momenti seri. Sbagliatissima anche la scelta di far interpretare John Gotti Jr. da tale Spencer Rocco Lofranco, un attorucolo ventenne con la faccia da bimbominchia in piena fregola trap costretto a vestire i panni del personaggio dall'adolescenza alla maturità, diciamo intorno ai 40 anni, col risultato di sembrare, alternativamente, la versione triste di Eminem oppure un bambino costretto a mettersi i vestiti da lavoro del papà. Insomma, in entrambi i casi una bella tristezza. Sorvolo sulla povera Kelly Preston, costretta a vestire i panni della Lorraine Bracco de noantri, impegnata in un paio di siparietti familiari che avrebbero dovuto conferire maggior profondità all'aspetto umano di Gotti ma che invece sembrano quasi di troppo... e, soprattutto, sorvolo sulla triste scelta di iniziare e finire il film con John Gotti che si rivolge direttamente al pubblico, in una sorta di celebrazione del boss priva di critica o distacco che rende Gotti ancora più imbarazzante e ambiguo. Insomma, una schifezza ingiustificabile, fossi in voi eviterei.
Di John Travolta (John Gotti), Pruitt Taylor Vince (Angelo Ruggiero) e Chris Mulkey (Frank DeCicco) ho già parlato ai rispettivi link.
Kevin Connolly è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Gardener of Eden - Il giustiziere senza legge ed episodi di serie quali ... E vissero infelici per sempre. Anche attore e produttore, ha 44 anni e film in uscita.
Kelly Preston interpreta Victoria. Hawaiiana, moglie di John Travolta anche nella vita reale, ha partecipato a film come Christine - La macchina infernale, I gemelli, Dal tramonto all'alba, Jerry Maguire, Il gatto... e il cappello matto e a serie come CHIPS, I racconti della cripta, Joey e Medium. Ha 56 anni.
Joe Pesci era stato scritturato per il ruolo di Angelo Ruggiero ma, dopo essere visibilmente ingrassato per la parte, gliene è stata assegnata un'altra e l'attore ha giustamente fatto causa alla produzione. Shia LaBeouf, Channing Tatum, Dominic Cooper e James Franco erano invece tra i papabili candidati per il ruolo di John Gotti Jr., ahimé andato a un mocciosetto imberbe senza arte né parte. Detto questo, nel malaugurato caso in cui Gotti - L'ultimo padrino vi fosse piaciuto cercate di recuperare i già citati Quei bravi ragazzi e Il Padrino. ENJOY!
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