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mercoledì 18 maggio 2022

Bolla loves Bruno: Appuntamento al buio (1987)


Pensavate che non mi avesse toccato il ritiro dalle scene del mio adorato Bruce Willis? Oh, come vi sbagliavate. Davanti alla ferale notizia, lo ammetto, ho pianto come una bambina, vergognandomi anche delle brutte parole spese per un uomo che, negli ultimi anni, non ha più azzeccato un film prettamente per gravi questioni di salute, non certo perché era impazzito. E quindi la mia idea è dedicare, almeno una volta al mese, un post celebrativo a uno dei miei attori preferiti, alla mia crush di sempre, all'uomo che, in un mondo ideale, avrebbe sposato me, mica quella giovinetta sgallettata che gli sta appresso. Bolla loves Bruno andrà in ordine rigorosamente cronologico (saltando ovviamente i film di cui ho già parlato), cominciando con Appuntamento al buio (Blind Date), diretto nel 1987 dal regista Blake Edwards.


Trama: Walter è un workaholic che non riesce a far carriera. Costretto a portare un'accompagnatrice alla cena della ditta, chiede aiuto al fratello che gli presenta Nadia, potenzialmente la donna dei sogni... non fosse per la follia totale che la prende anche dopo una singola goccia di alcool.


Nel 1987, Bruce Willis interpretava David Addison, investigatore nella serie Moonlighting, da un paio d'anni e aveva fatto delle comparsate in un paio di film (tra cui Il verdetto di Lumet) e in un paio di serie famose quali Miami Vice e persino Ai confini della realtà (in un episodio diretto da Wes Craven, Shatterday, che recupererò al più presto, dove Willis è protagonista assoluto); c'era stato anche un mockumentary per la HBO dal titolo The Return of Bruno, dove l'attore interpretava un cantante fittizio omaggiato da una discreta quantità di artisti famosi, dando così sfogo alle sue abilità canore, ma il primo vero film per il grande schermo dove il nostro ha recitato come protagonista è Appuntamento al buio. Come esordio, vista la nomea di action star che Willis ha acquisito nel corso degli anni, non rende assolutamente l'idea della carriera che sarebbe toccata all'adorabile Bruno, in quanto Walter Davis è il fratello mancato del Paul Hackett di Fuori Orario o del Loudon Trott di Who's That Girl? (entrambi, guarda caso, interpretati da Griffin Dunne), ovvero il prototipo dell'uomo comune, neanche particolarmente avvenente, che si ritrova a perdere il controllo della propria esistenza banale ed insoddisfacente nel giro di un paio di giorni. Dotato di un viso gradevole e rassicurante, e di un phisique du role perfetto per i ruoli comici, Willis è l'ideale "uomo medio" da contrapporre alla bomba sexy Kim Basinger (reduce dal successo di 9 settimane e 1/2 e pronta ad imbarcarsi in un paio di pellicole "per tutta la famiglia"), quel tipo di uomo che fa sospirare il pubblico femminile nella speranza di trovare qualcuno di simile sul posto di lavoro e che risulta simpatico anche a quello maschile; l'alchimia tra i due, apparentemente, funziona, perché Nadia diventa (complice una goccia di champagne) la scheggia impazzita che sconvolge completamente la vita di Walter e, com'è ovvio, gliela migliora riportandolo a dar valore alle cose davvero importanti, in primis l'amore.


Noterete che ho scritto "apparentemente". La verità è che, come la maggior parte delle commedie sentimentali anni '80, la trama di Appuntamento al buio funziona nel momento in cui lo spettatore ne accetta i meccanismi irreali. Non c'è nessun motivo logico per cui, dopo una sola serata in cui, tra l'altro, Walter rischia di essere più volte ucciso e finisce in prigione con l'accusa di tentato omicidio e in cui Nadia è poco più di una pericolosa scema ciarliera, l'uomo se ne innamori perdutamente, al punto da volerla addirittura sposare; allo stesso modo, non c'è motivo per cui Nadia si innamori follemente di Walter (salvo l'incredibile figaggine di Bruce Willis, ovvio) solo in virtù del suo essere unico maschio newyorkese dotato di cortesia, soprattutto quando la natura rispettosa del protagonista spicca soltanto perché affiancata a quella di porco matricolato del collega e a quella di folle dell'ex di Nadia. A tal proposito, bisogna anche ammettere che gli unici momenti di reale divertimento sono offerti proprio dal David di John Larroquette, soprattutto in coppia con il giudice di William Daniels, e che la verve corrosiva e divertita di un Blake Edwards particolarmente anonimo si percepisce solo davanti alle due/tre sequenze corali in cui la doppia personalità di Nadia dà vita alle peggiori situazioni di scontri verbali e fisici, per il resto Appuntamento al buio continua a provocarmi un po' di noia, oggi come allora. D'altronde, da bambina l'avrò visto giusto una volta, perché era un altro il film con Kim Basinger che ho guardato fino allo sfinimento, Ho sposato un'aliena, che al posto di Willis contava Aykroyd e mezzo futuro cast di Buffy l'ammazzavampiri. Di Appuntamento al buio, rivisto a 41 anni, rimarrà ovviamente la bellezza di Bruce Willis, quel mezzo sorriso tra il furbetto e il malinconico, e i sospiri invidiosissimi davanti a quei baci appassionati scambiati con Nadia, in un trionfo di aMMore e romantiche spiagge hawaiane. Al prossimo appuntamento!


Del regista Blake Edwards ho già parlato QUI. Kim Basinger (Nadia), Bruce Willis (Walter Davis), John Larroquette (David Bedford) e Joyce Van Patten (la madre di Nadia) li trovate invece ai rispettivi link.


Phil Hartman, che interpreta il fratello di Walter, è stato per anni la voce di Troy McClure e Lionel Hutz ne I Simpson mentre Armin Shimerman, l'odioso cameriere francese, era l'altrettanto odioso preside Snyder di Buffy l'ammazzavampiri; infine, William Daniels, che interpreta il giudice, è la voce originale di K.I.T.T. in Supercar. Madonna avrebbe dovuto interpretare Nadia ma la cantante aveva deciso di imporre l'allora marito Sean Penn come Walter e il regista ha giustamente messo il veto. Ciò detto, se Appuntamento al buio vi fosse piaciuto recuperate i già citati Who's That Girl e Fuori orario. ENJOY!

venerdì 19 aprile 2019

Che Brutto Affare: Fuga dal mondo dei sogni (1992)


Da mesi non partecipavo più alle operazioni del F.I.C.A. causa mancanza cronica di tempo ed organizzazione ma oggi si parla di trash anni '90, potevo forse mancare? A dire il vero il trash è una diretta conseguenza del fatto che il gruppo di film che andremo a trattare col gruppetto di colleghi blogger rientra in quel novero di pellicole anni '90 finanziate da produttori folli, gonfiate con un numero spropositato di nomi eccellenti e brutte, brutte come il peccato. Top of the flop, insomma. A mio avviso, uno degli esponenti migliori del genere è Fuga dal mondo dei sogni (Cool World), diretto nel 1992 dal regista Ralph Bakshi. E con questo post festeggiamo anche il compleanno mio e di Alessandra! Auguri, splendida donna!


Trama: un militare in congedo si ritrova catapultato dentro Mondo Furbo, una sorta di universo parallelo a cartoni animati creato dal fumettista Jack Deebs, diventando così l'unico poliziotto "carnoso" del luogo. Il suo lavoro si fa decisamente più complesso quando Holli Wood, procace bambolotta animata, decide di sconfinare nel mondo reale sfruttando l'infatuazione che Jack Deebs ha per lei.



Per capire quanto possa fare schifo Fuga dal mondo dei sogni (e complimenti ai titolisti italiani, ché io lì non ci vivrei nemmeno se mi pagassero, e agli adattatori che hanno trasformato Cool World in "mondo furbo"), bisognerebbe essere a conoscenza innanzitutto del fatto che il film, nelle intenzioni di Ralph Bakshi, avrebbe dovuto essere una sorta di soft core con  pesanti elementi horror ed hard boiled alla Sin City. Ora, immaginate la reazione dei produttori e della Basinger una volta che l'attrice si è messa a disposizione del progetto (lei a un certo punto avrebbe voluto proiettare il film negli ospedali per i bambini malati, tanto per dirne una): una cosa simile non sarebbe mai potuta accadere e il risultato, tra una limata, una censura e una riscrittura del copione quasi completa, è questa blasfema, orribile parodia di Chi ha incastrato Roger Rabbit, talmente brutta che Bakshi stesso ha rischiato di venire licenziato per aver preso a pugni, in un giusto momento di scazzo, il produttore Frank Mancuso Jr. Comprendo Baskhi e comprendo il bisogno di soldi ma personalmente avrei fatto togliere il nome dai titoli di questo orrore fatto a film, il cui unico pregio è quello di avere, chissà perché, una colonna sonora di tutto rispetto, in quanto Fuga dal mondo dei sogni è brutto a più livelli. Partiamo dalla trama. Fuga dal mondo dei sogni rende "reali" le fantasie pruriginose e mai concretizzate di Marvin Acme ed Eddie Valiant in Chi ha incastrato Roger Rabbit?, facendo del sesso tra cartoni animati ed esseri umani il punto focale della storia; proibito in quanto "pericoloso", costringe il povero detective Harris a rigettare le avance di una procace camerierina pin-up e trasforma la bionda emula di Jessica Rabbit dall'evocativo nome di Holli Would in una cagnetta perennemente in calore, vogliosa di farsi sbattere da chiunque e in primis dal fumettista Jack Deebs, tanto affascinante quanto cretino. Il potere del sesso tra cartoni e carnosi è tale da trasformare i primi in esseri reali ma, ovviamente, il prezzo da pagare è l'annullamento delle barriere che dividono i due universi, con loro conseguente distruzione. Questo è lo scheletro portante della trama, già imbarazzante di suo. A ciò dovete però aggiungere inutili siparietti di follia animata, personaggi che sembrerebbero importanti ma in realtà sono lì giusto per fare da tappezzeria, buchi logici devastanti e protagonisti talmente stupidi da fare il giro (questi due ultimi difetti, tra l'altro, si uniscono convenientemente, così che lo spettatore non arrivi a porsi nemmeno un perché, tranne forse "perché hanno girato staMMerda?").


Se la trama fa pena già di per sé, la realizzazione non aiuta. Qui, lo ammetto, parto svantaggiata in quanto cacaca**i di proporzioni epiche per quanto riguarda l'animazione; se avverto un minimo di deformità, un mancato rispetto delle prospettive anatomiche, l'accenno di un lavoro fatto a tirar via, mi si serra lo stomaco, e a corollario di tutto ciò devo ammettere che fumetti e cartoni animati underground fanno urlare il Walt Disney che è in me. Quindi, guardare Fuga dal mondo dei sogni è stata una fatica perché le uniche cose interessanti e degne di nota sono le scenografie, che costringono i protagonisti a muoversi sugli ingrandimenti delle allucinanti illustrazioni dell'artista Barry Jackson, mentre ogni maledetta scena è infarcita di micro animazioni caotiche e disegnate malissimo in cui succede la qualunque, solitamente episodi di violenza animata, per non parlare degli spettri di volti deformi che ogni tanto vagano per Mondo Furbo, senza un perché; il quartetto di minion di Holli ha un character design orripilante, lo stesso vale per la trasformazione di Frank Harris sul finale, e per quel che riguarda le interazioni tra attori reali e cartoni stenderei proprio un velo pietoso. Ci sarebbe da ragionare sul perché queste interazioni siano orrende e surreali, se per limiti di budget con conseguenti problemi in fase di post produzione ed effetti speciali (siamo tutti d'accordo che il budget di Chi ha incastrato Roger Rabbit era praticamente il doppio di quello di Fuga dal mondo dei sogni) o proprio perché gli attori non ci credevano nemmeno loro. Brad Pitt non era ancora lanciatissimo, è stato piazzato lì giusto per la sua bella faccia impostasi sugli schermi l'anno prima con Thelma & Louise e si vede, perché la sua interpretazione è degna di un cane maledetto e spazia dal totalmente inespressivo nei momenti clou (per esempio quando gli muore la madre. Non ci si può credere quanto sia cane) allo spaesato; meno peggio Gabriel Byrne, che almeno ha la scusa di essere costretto in un ruolo troppo stupido per impegnarcisi davvero, quanto a Kim Basinger le hanno appioppato, a ragione, un Razzie Award ma anche lì non si può cavare un ragno dal buco quando ti ritrovi ad interpretare una sciacquetta scema con una voglia di cippa che scansati, senza contare che nonostante la bellezza della Basinger il paragone tra umano e cartone è impietoso. Fa specie che un film simile esista e sia stato distribuito, eppure porca miseria è così. Posso solo augurarvi di fare come me, che l'ho evitato per più di 20 anni nonostante fosse stato molto pubblicizzato e passasse spesso in TV!


Di Kim Basinger (Holli Would), Gabriel Byrne (Jack Deebs) e Brad Pitt (Detective Frank Harris) ho già parlato ai rispettivi link.

Ralph Bakshi è il regista della pellicola. Israeliano, ha diretto film come Fritz il gatto, Il signore degli anelli ed episodi di serie quali Spider-Man e Supermouse. Anche animatore, sceneggiatore, doppiatore e produttore, ha 81 anni.


Ralph Bakshi avrebbe voluto Brad Pitt nel ruolo di Jack Deebs, Drew Barrymore in quello di Holli e Willem Dafoe in quello di Jack Deebs ma la Paramount ha deciso altrimenti. Traci Lords era invece in pole position per la parte di Holli Would ma alla fine i produttori hanno puntato sulla ben più conosciuta Kim Basinger. Detto questo se il film vi fosse piaciuto, oltre a farvi gli auguri, direi di recuperare subito Chi ha incastrato Roger Rabbit per sciacquarvi gli occhi. ENJOY!

Di seguito, l'elenco delle torture alle quali si sono sottoposti i miei esimi colleghi, con le date di pubblicazione:

18/04 - Corsari by La bara volante
19/04 - Sliver by Director's cult
20/04 - L'uomo del giorno dopo  by Solaris
21/04 - Stargate by La stanza di Gordie
23/04 - Striptease by Non c'è paragone



venerdì 10 giugno 2016

The Nice Guys (2016)

Qualche sera fa sono tornata al cinema per vedere The Nice Guys, diretto e co-sceneggiato dal regista Shane Black.


Trama: un investigatore privato con problemi di alcolismo e un "picchiatore" di professione uniscono le forze per trovare la giovane Amelia, coinvolta in una storia di porno e criminalità che affonda le radici nell'economia stessa dell'America degli anni '70...


Tante volte basta solo il trailer giusto per andare al cinema con la semplice voglia di guardare un film, senza aspettative né sospetti, vada come vada. E' stato il caso di The Nice Guys, pellicola affrontata con la giusta dose di ignoranza, tanto che se vi aspettate la celebrazione di Shane Black (santo sceneggiatore con le palle, assolutamente sì!) o la disamina del film con in mente la serie Arma Letale (visti i film una sola volta da bambina, non li riguardo da anni ma ricordo di essermi divertita molto), avete purtroppo sbagliato blog. Io volevo solo vedere in azione la strana coppia Crowe/Gosling, immersa in un'America vintage quanto basta per intrigarmi e alle prese con una storia che aveva tutte le carte in regola per piacermi, costituita da abbondanti dosi di violenza e momenti di Crassa ironia e, fortunatamente, questo ho avuto da The Nice Guys: quasi due ore di battute al fulmicotone, un buddy movie come non se ne vedevano da tempo interamente costruito sull'alchimia praticamente perfetta tra i due attori principali, con l'ausilio di una giovanissima spalla e un pugno di cattivi abbastanza ben caratterizzati da rischiare la memorabilità, il tutto costellato da picchi di violenza e momenti grotteschi tali da fulminare lo spettatore in poltrona, condannandolo a morire dalle risate. Che poi il tutto sia un po' la presa in giro di film blasonati e seri come Vizio di forma oppure L.A.Confidential o che la trama si sfilacci un pochino sul finale non importa, la vicenda che coinvolge i due protagonisti è sufficientemente intrigante e colma di colpi di scena, sicuramente tiene desta l'attenzione dall'inizio alla fine del film e i due personaggi principali sono così simpatici che è difficile non prenderli a cuore e sperare che non facciano una brutta fine, andando così ad ingrossare il già cospicuo bodycount della pellicola. Altro sulla trama non mi sentirei di aggiungere, il bello di The Nice Guys è anche e soprattutto l'arrivare al cinema, sedersi in poltrona e gustarsi i dialoghi e alcune tra le scene d'azione più divertenti del 2016.


Passando alla realizzazione, non nascondo che The Nice Guys mi aveva già conquistata con la sua aria vintaggia, fatta non solo di costumi, pettinature, arredamenti, locandine e vetture a tema (le cui immagini spesso si fondono con veri filmati d'epoca, soprattutto pubblicità imbarazzanti o, come direbbe il Doc Manhattan, "fuorvianti") ma anche di riferimenti a temi "caldi" per l'epoca, come la diffusione del porno, le prime proteste ambientaliste consapevoli, il terrore di non detenere più il monopolio industriale e le piccole notizie capaci di turbare le menti ancora "ingenue" del popolo americano. In tal senso, Ryan Gosling interpreta un personaggio che è la quintessenza del babbeo credulone ed imbranato, ben diverso dai "superuomini" sicuri di sé nei panni dei quali siamo ormai abituati a vederlo sullo schermo; il bel Ryan è la vera spalla comica della coppia e posso assicurarvi che scene apparentemente facili e sciocche come quella del bagno o quella in cui scopre il cadavere al buio sono un perfetto esempio dell'inaspettata abilità dell'attore di gestire fisicità e tempi comici non per tutti. Dall'altra parte, Russell Crowe è il Bud Spencer del film. Enorme, a modo suo ignorante quanto March ma dotato di un determinato codice d'onore, Healy è la coscienza della coppia e colui che impedisce a questa strana alleanza di perdersi nei fumi dell'alcool o nel desiderio di denaro facile e Crowe, che ormai pare essere abbonato a questi ruoli da vecchio orsone violento e burbero (vedi L'uomo coi pugni di ferro), è il perfetto complemento a Gosling. Gli altri personaggi sono tutti interpretati alla perfezione e piacevolissimi, con menzione speciale a quel gran figo di Matt Bomer, che non riesce ad essere brutto neppure con un bozzo sulla faccia, e soprattutto alla piccola Angourie Rice, con un personaggio che mi ha ricordato molto quello delle furbe e simpatiche spalle adolescenti anni '80/'90 nonché la nipote dell'Ispettore Gadget, Penny. Applausi anche al chirurgo estetico della Basinger, che è riuscito a rendere la riunione tra lei e Crowe, a quasi vent'anni da L.A.Confidential, ancora più imbarazzante del dovuto: all'epoca gli uomini avrebbero fatto follie per lei e le donne (tra le quali mi metto anche io) per lui, ora pare che Crowe si sia mangiato tutte le pagnotte fatte coi campi di grano de Il gladiatore e lei è ormai un manichino privo di espressività. Ah, tempo impietoso! A parte quest'ultima considerazione, correte subito al cinema a vedere The Nice Guys prima che lo tolgano perché merita davvero.


Del regista e co-sceneggiatore Shane Black ho già parlato QUI. Russell Crowe (Jackson Healy), Ryan Gosling (Holland March), Keith David (il tizio più vecchio) e Kim Basinger (Judith Kuttner) li trovate invece ai rispettivi link.

Matt Bomer (vero nome Matthew Staton Bomer) interpreta John Boy. Americano, lo ricordo per film come Non aprite quella porta - L'inizio, inoltre ha partecipato a serie come Tru Calling e American Horror Story. Anche produttore, ha 39 anni e quattro film in uscita.


Angourie Rice, che interpreta Holly, era la piccola Rose del bellissimo These Final Hours mentre Margaret Qualley, che interpreta Amelia, dovrebbe partecipare al remake americano di Death Note come Misa Amane. Tra gli altri attori compare anche il figlio di Val Kilmer, Jack, nei panni del proiezionista Chet. Detto questo, se The Nice Guys vi fosse piaciuto recuperate la serie Arma letale, L'ultimo boyscout, Snatch - Lo strappo e Lock & Stock - Pazzi scatenati. ENJOY!

mercoledì 12 dicembre 2012

L.A. Confidential (1997)

Oggi ho deciso di parlare di un film che ogni tanto riguardo per il puro piacere di vedere interagire un sacco di attori tra i miei preferiti, ovvero L.A. Confidential, diretto nel 1997 dal regista Curtis Hanson e tratto dall’omonimo romanzo di James Ellroy.


Trama: anni ’50, Los Angeles. All’interno della “città degli angeli” si intrecciano le vite di tre poliziotti, uno corrotto, uno integerrimo ma violento e uno interessato solo a fare carriera; loro malgrado, questo improbabile terzetto dovrà allearsi per risolvere un misterioso caso che coinvolge un’enorme partita di eroina, molti omicidi e anche un’affascinante squillo…


Come sempre quando si parla di film tratti da romanzi è doverosa una premessa, ovvero non ho mai letto il libro di James Ellroy (anche se ce l’ho lì che attende da anni su una mensola ormai polverosa), quindi non potrò fare un confronto diretto tra le due versioni. Posso però dire che, per quanto riguarda la sceneggiatura, L.A. Confidential è una solidissima “crime story” dalle atmosfere noir, in grado di catturare lo spettatore e confonderlo fino alla fine perché mostra solo ciò di cui vengono a poco a poco a conoscenza, grazie alle loro indagini, i tre protagonisti principali, Vincennes, Bud ed Exley; per sua stessa natura, infatti, non possiamo fidarci del direttore del tabloid scandalistico Hush – Hush, che ci introduce la storia con una voce fuori campo all’inizio e si intromette di tanto in tanto, da bravo paparazzo, facendoci saltare all’occhio i particolari piccanti dell’intera vicenda e cercando così di sviarci. Il film ci mostra una Los Angeles “confidential”, appunto, governata da indicibili segreti, dove la corruzione serpeggia anche all’interno di istituzioni che dovrebbero esserne prive e dove non è chi ha i soldi a fare successo, bensì chi possiede informazioni e conoscenza e può così ricattare chi detiene il potere in città.


Questo per sapere, in breve, cosa aspettarvi dalla trama ma, fidatevi, l’aspetto migliore del film non è il perfetto meccanismo che regola i rapporti tra i personaggi e l’ambiente che li circonda, bensì la cura e la perizia con cui L.A. Confidential è stato realizzato. Il cast stellare, per una volta, mantiene quello che promette e regala performance a dir poco indimenticabili: lasciando un attimo da parte mostri sacri come Kevin Spacey, sicuramente il migliore nella sua interpretazione del “poliziotto delle star” Jack Vincennes, Danny De Vito e James Cromwell, vorrei sottolineare invece come i due personaggi più complessi siano stati affidati a due attori che allora erano praticamente esordienti e che, nonostante questo, sono riusciti a tenere tranquillamente testa a tutti i loro importanti colleghi. Russell Crowe in particolare (che di solito non mi fa impazzire come attore) si ritrova nei panni del poliziotto violento e “ignorante”, giustiziere delle donne oppresse dagli uomini, un personaggio che avrebbe potuto diventare una banalissima macchietta e che, invece, l’attore australiano interpreta con una sensibilità davvero fuori dal comune; la mia scena preferita è sicuramente quella in cui Bud, al culmine della disperazione, picchia Lynn per poi pentirsene un istante dopo, palesemente disgustato di sé stesso per essere ricorso agli stessi metodi violenti di suo padre. Anche Guy Pearce, da parte sua, riesce a gestire al meglio un personaggio quantomeno ambiguo, molto sfaccettato ma sicuramente non destinato ad accattivarsi le simpatie del pubblico. 


A rendere ancora più ricche queste validissime interpretazioni concorrono una fotografia e una regia a dir poco superbe (e pensare che, anche lì, Curtis Hanson non mi ha mai convinta più di tanto…), che fanno il paio con la perfezione di costumi e scenografie. Inoltre, e questo è molto interessante per chi è appassionato di “storia americana”, le vicende fittizie di L.A. Confidential si intrecciano ad eventi realmente accaduti nella Los Angeles di quegli anni glamour, come il sanguinoso pestaggio nella stazione di polizia la notte di Natale, il fatto che i poliziotti, dopo l’arresto del gangster Mickey Cohen, intimassero a chi voleva prenderne il posto di alzare i tacchi e sparire dalla città e, infine, la love story tra la diva Lana Turner e il criminale Johnny Stompanato (esilarante la scena in cui Exley scambia l’attrice per una delle prostitute della Fleur De Lys) che per la cronaca, anche se il film non lo dice, sarebbe poi finita in tragedia perché la figlia della Turner ha accoltellato Stompanato dopo averlo visto picchiare la madre. Ma noi facciamo finta di non sapere… come direbbe il personaggio di De Vito, “off the record, on the QT and very hush – hush”: molto “confidenzialmente”, zitti zitti, facciamoci trascinare nei mille piccoli intrighi e segretucci di questo meraviglioso film, non ce ne pentiremo!!


Di Kevin Spacey (l’affascinante Jack Vincennes), Guy Pearce (Edmund J. Exley), James Cromwell (Dudley Smith), Danny De Vito (Sid Hudgens), Matt McCoy (Brett Chase) ho già parlato ai rispettivi link.

Curtis Hanson è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come La mano sulla culla, 8 Mile e un episodio della serie Greg the Bunny. Anche sceneggiatore (ha vinto un Oscar per aver co-sceneggiato proprio questo L.A.Confidential) produttore e attore, ha 67 anni e un film in uscita. 


Russell Crowe interpreta Wendell “Bud” White. Neozelandese, lo ricordo per film come Pronti a morire, Insider – Dietro la verità, Il Gladiatore (che gli è valso l’Oscar come miglior attore protagonista), A Beautiful Mind, Un’ottima annata e Robin Hood, inoltre ha partecipato alla soap australiana Neighbours. Anche produttore e regista, ha 48 anni e sei film in uscita, tra cui l’attesissimo (da me, ovvio!) The Man with the Iron Fists, Les Misérables (interpreterà Javert!), L’uomo d’acciaio e Noah.


Kim Basinger (vero nome Kimila Ann Basinger) interpreta Lynn Bracken, ruolo che le ha fatto vincere l’Oscar come miglior attrice non protagonista. Americana, sicuramente una delle attrici sex symbol degli anni ’80, la ricordo per film come Mai dire mai, 9 settimane e ½, Appuntamento al buio, Ho sposato un’aliena, Batman, Bella, bionda.. e dice sempre sì, Fuga dal mondo dei sogni (ve lo ricordate “mondo furbo”? Pietà…), Fusi di testa 2 – Waynestock, La mossa del diavolo e 8 Mile, inoltre ha partecipato ad un episodio della serie Charlie’s Angels. Anche produttrice, ha 59 anni e quattro film in uscita. 


David Strathairn interpreta Pierce Patchett. Americano, ha partecipato a film come Ragazze vincenti, Il socio, L’ultima eclissi, Sogno di una notte di mezza estate, Good Night, and Good Luck e alle serie Miami Vice, I Soprano, Monk e Dr. House. Anche produttore, ha 63 anni e due film in uscita, tra cui Lincoln di Steven Spielberg.


Ron Rifkin (vero nome Saul M. Rifkin) interpreta il procuratore distrettuale Ellis Loew. Indimenticabile nei panni del maledetto Arvin Sloane della serie Alias, ha partecipato anche a film come JFK – Un caso ancora aperto, Wolf – La belva è fuori, Il negoziatore e ad altre serie come Colombo, E.R. – Medici in prima linea e Oltre i limiti. Ha 73 anni. 


Da qualche tempo si vocifera la realizzazione di un altro film tratto da un romanzo di James Ellroy, White Jazz, che potrebbe essere visto come una sorta di seguito di L.A. Confidential, perché sarebbe il quarto volume del cosiddetto “L.A. Quartet”, che comprende anche Dalia nera (già portato su schermo) e Il grande nulla. L.A. Confidential, invece, avrebbe dovuto diventare, prima ancora che un film, una serie TV con Kiefer Sutherland nei panni di Jack Vincennes, Pruitt Taylor Vince in quelli di Sid Hudgens, Melissa George in quelli di Lynn Bracken ed Eric Roberts in quelli di Pierce Patchett, ma il progetto si è fermato al pilot. Comunque, se il film vi fosse piaciuto, consiglierei innanzitutto la lettura del libro (molto più tetro, violento e “scabroso”, devo decidermi a leggerlo!!) e poi il recupero di pellicole come il bellissimo Chinatown e l’interessante Scomodi omicidi. ENJOY!!

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