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mercoledì 24 aprile 2013

Bollalmanacco On the Road: Giappone

Non credevo avrei scritto queste righe e, di fatto, le sto scrivendo un paio di giorni prima della partenza un po' titubante e con una certa superstizione. Se tutto andrà bene, però, mentre leggerete questo post sarò su un aereo diretta in Giappone, coronando un sogno che dura da 20 anni. Non sto a descrivervi l'enorme emozione, l'agitazione, l'incredulità che mi stanno sommergendo in questi giorni, né starò a parlarvi della travagliatissima genesi di questo viaggio, rimasto nell'incertezza fino a venerdì scorso... e purtroppo non avrò nemmeno il tempo di scrivere il solito, dettagliatissimo post, mi limiterò a mettere due foto e un paio di didascalie "a tema". Per 10 giorni il Bollalmanacco chiude i battenti (non è vero, un paio di recensioni ve le beccherete) e la Bolla si trasferisce dunque a Tokyo prima e Kyoto poi. Tornerò? Mah, il biglietto di ritorno comunque c'è, quindi temo di sì... ma sono certa che il mio cuore rimarrà in quella splendida, amatissima terra. Ci risentiamo a maggio, voi lettori intanto godetevi i ponti e il tanto sospirato bel tempo!! ENJOY!!

Sogno numero 1: andare al Karaoke, assolutamente! E se trovo la stilosissima parrucchetta rosa di Scarlett Johansson in Lost in Translation tanto meglio!!

Ecco, forse il Sumo invece è meglio evitarlo, potrei beccare un Ciccio Bastardo come quello di Austin Powers in Goldmember!

Sarebbe meglio, invece, beccare Gamera...

... o Godzilla? Eh, dau lampu au trun...

L'importante è non finire così. Sveglia e jetlaggata a fissare Toshio e Asako del film Ju-On!

Più che i mostri di cui sopra sarebbe bello incontrare Hachi e Nana. O almeno Ai Yazawa!

Ma tanto so che finirà così: il mio compare che mi trascina fuori dai negozi di Shibuya con la faccia scazzata di Jean Reno in Wasabi.

Ovviamente, partirò con le mie Onitsuka Tiger identiche a quelle della Sposa. Il locale che ha ispirato Quentin è il Gonpachi, nei pressi di Roppongi. Se riuscirò ad andare posterò le foto.

lunedì 17 dicembre 2012

Bolla's Top 5 - Oh che gelida manina!

Finalmente è arrivato il tanto sospirato freddo!! Per riscaldarci un po', visto che negli USA non sono usciti film degni di nota a parte Lo Hobbit (e anche perché questa rubrica è stata praticamente abbandonata a se stessa da un anno a questa parte) ecco la mia personalissima Top 5 delle morti al freddo, che coniuga due dei colori più poetici e filmabili che esistano al mondo: il bianco della neve e il rosso del sangue, che poi sono anche i colori dell'amabile ciccione con la barba bianca. OH-OH-OOOH! quindi e.... ENJOY!!

Ah, il post contiene ovvi SPOILER, uomo avvisato....


5. Lasciami entrare (Låt den rätte komma in, 2008)
La delicata storia d'amore tra il giovane Oskar e la vampiretta Eli, un racconto di amore e morte così disperato e struggente che Stephanie Meyers e il suo Twilight dovrebbero andarsi a nascondere in fondo a un crepaccio. Le fredde, ovattate strade innevate di un paesino della Svezia sono una componente imprescindibile del film, così come i piedi nudi di Eli che affondano nella neve e il bianco che, d'improvviso, si tinge del rosso del dolore, del sangue e della morte. Da recuperare anche il remake americano, Blood Story, con una splendida Chloe Moretz.


4. L'insaziabile (Ravenous, 1999)
Una particolarissima perla horror graziata dalle musiche di Damon Albarn e Michael Nyman, dove la neve si tinge del sangue dei soldati in guerra e dei superstiti vittime dell'affascinante, spietato e terribile cannibale interpretato da Robert Carlyle. Un gioiello di humor nero e horror, da recuperare assolutamente.


3. Fargo (Fargo, 1996)
La banalità del male, immersa in una delle cittadine più provinciali d'America, dove tutti si conoscono e tutti sono amici. Una grottesca commedia nera che, nel giro di mezz'ora, vira in una delle macellate più folli mai viste in campo non horror, con i fratelli Coen che usano il sangue come vernice e il bianco immaccolato delle nevi di Fargo come una tavolozza. Grandissimi interpreti, a partire da un'incinta Frances McDormand per finire con l'imbambolato e sfigatissimo William H. Macy. Un altro, imperdibile capolavoro.


2. La cosa (The Thing, 1982)
L'apoteosi della paranoia da isolamento, l'impossibilità di fuggire da un alieno mutaforma e di cercare aiuti esterni in quello che, letteralmente, è un inferno bianco. John Carpenter firma uno dei suoi capolavori, remake di un vecchio film di fantascienza anni '50, infilando i protagonisti in una delle situazioni più brutte mai concepite da mente umana. Un classico imprescindibile.


1. Shining (The Shining, 1980)
Cosa c'è di peggio che rimanere bloccati in un hotel con un padre e marito completamente folle, a rischio di beccarsi anche qualche fantasma poco amichevole? Eh beh, rimanere bloccati d'inverno, con la neve che arriva a toccare quasi le finestre, i gatti delle nevi manomessi, un freddo incredibile che gela fin dentro le ossa e la bufera che impedisce le comunicazioni esterne. Il capolavoro di Stanley Kubrick, da un romanzo del re King, tutto l'orrore di un inseguimento in un labirinto di neve e ghiaccio e uno dei finali più ansiogeni della storia del cinema.


Come fuori classifica, anche perché non era propriamente inverno, vorrei anche ricordare il meraviglioso duello tra La Sposa e O-Ren Ishii sul finale di Kill Bill Vol. 1, una sanguinosa, elegantissima e cruenta battaglia a filo di spada sulle note della fighissima Don't Let Me Be Misunderstood. Un cult imprescindibile!!

giovedì 4 giugno 2009

David Carradine (1936 - 2009)

Uso lo spazio che avrei dovuto utilizzare per una piccola recensione del film Two Sisters per un omaggio postumo ad un grande attore che, come molti grandi “minori” del passato, è stato riportato a nuova gloria dal cinofilo zio Quentin: David Carradine è scomparso all’età di 72 anni.

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Pare infatti che proprio oggi il vecchio David sia stato trovato impiccato nella sua casa di Bangkok, dove stava girando il suo ultimo film. Non voglio entrare nel merito del gossip o meno, credo che il modo migliore per celebrare un grande attore sia quello di ripercorrere la sua carriera suggerendo qualcuno dei suoi film più belli o famosi. E così farò io, prima di commuovermi davanti ad una commemorazione a base di Kill Bill volume 1 e 2.


 


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Comincerei col primo film hollywoodiano del divino Scorsese, quell’America 1929: Sterminateli senza pietà che lo vede crocifisso ad un vagone del treno, icona di una perduta libertà, ed ironicamente già Bill, seppure “Big”. Non si può prescindere ovviamente dalla serie, nata negli anni ’70, che gli ha dato il successo, Kung Fu, e che Tarantino ha omaggiato degnamente nei suoi Kill Bill. Lo ha voluto anche Bergman, come ahimé ricordiamo io e Toto, per il devastante L’uovo del serpente, mattonazzo datato 1977 dalla trama confusetta e pseudo fantastica. Rimanendo in tema di serpenti, ma cambiando decisamente genere, rammento Il serpente alato, classico film “di mostri” dei primi anni 80, quando già la stella di Carradine aveva cominciato a declinare, portandolo a finire in filmacci indegni persino di una menzione… se non fosse che nel 1992 ha fatto parte del cast del già citato (su questo blog) Evil Toons. Il buon David era destinato a passare davvero gli ultimi anni della sua vita nel buio delle produzioni mediocri e nei vari ripescaggi della sua serie più famosa, se non fosse che nel 2003 Tarantino è arrivato e lo ha impresso a fuoco nella memoria di vecchi affezionati e nuovi spettatori, regalandoci il personaggio di Bill, enigmatico e bastardo castigatore di Spose ed affezionato papà, di cui sentiamo solo la voce in Kill Bill 1, per poi apprezzare in tutta la sua grandiosa infamia e saggezza in Kill Bill 2, nonostante il pubblico parteggi per la Sposa e voglia solo vederlo morto. Da qui la carriera di David è tornata in piena forma, facendogli passare la vecchiaia cullato in comparsate di lusso: basti pensare che alla sua morte sono ben sette i film che devono ancora uscire e che lo vedono presente.


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Figlio di John Carradine (I dieci comandamenti, Il giro del mondo in 80 giorni, America 1929: Sterminateli senza pietà Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere, L'ululato), e fratello dei meno conosciuti Keith Carradine (Nashville), Robert Carradine (La rivincita dei nerds) e Michael Bowen (il Buck di Kill Bill), mi va di ricordarlo non già con scene da Kill Bill, sarebbe troppo banale, ma mostrando un pezzetto di ciò che lo ha consacrato nel cuore di trashofili e amanti delle arti marziali di tutto il mondo, Kung Fu. Ci mancherai, David.




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