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martedì 30 gennaio 2018

Bollalmanacco On Demand: S.O.B. (1981)

Torna, a fatica causa mancanza atavica di tempo, il Bollalmanacco On Demand! Lo fa alla grande, accontentando finalmente l'amico Toto (proprio in occasione del suo compleanno) con un capolavoro di Blake Edwards, S.O.B., da lui diretto e sceneggiato nel 1981. Il prossimo film On Demand sarà Il club delle prime mogli. ENJOY!


Trama: un produttore abbattuto dall'insuccesso della sua ultima fatica cinematografica ha all'improvviso un illuminazione e decide di stravolgere interamente l'opera trasformandola in una storia a base di sesso e perversioni...


Le pellicole che, nel corso del tempo, hanno cercato di appannare un po' lo splendore di Hollywood, tirando fuori tutte le magagne di quella che è più una fabbrica di soldi che di sogni, sono tante quante le stelle in cielo e spaziano in vari registri, dal drammatico, all'horror, alla commedia. In quest'ultima categoria rientra S.O.B., che mette alla berlina i meccanismi hollywoodiani legati alla produzione e distribuzione di un film, con particolare attenzione a tutte le beghe legali e i cavilli che decretano la "proprietà" di una determinata opera e anche al compiacimento del pubblico, somma e volubile divinità dai gusti indiscutibili oggi come allora. In trent'anni quest'ultimo aspetto non è cambiato molto, lo dimostrano le petizioni volute dai fanZ per togliere dal canon l'ultimo episodio di Star Wars oppure il calcio in culo dato a Kevin Spacey per questioni più economiche/d'immagine che di reale preoccupazione per le sue vittime, e ciò rende S.O.B. un film senza tempo, invecchiato alla perfezione. Ho scritto all'inizio che S.O.B. è una commedia ma forse sarebbe meglio definirlo una tragicommedia, permeata da un umorismo nero che si affaccia fin dalle prime sequenze, dove un uomo (che si scoprirà poi essere un grande attore quasi dimenticato) muore sulla spiaggia nell'indifferenza generale, almeno finché la gente comincia ad accorgersi del suo cane disperato; l'attore in questione diventa così l'emblema di una macchina economica che mastica e sputa chi è tanto (s)fortunato da finire nei suoi ingranaggi, dove tutti sgomitano per avere un minimo di attenzione senza preoccuparsi troppo del prossimo e dove ognuno deve pensare non solo al proprio godimento ma anche e soprattutto a parare le proprie chiappe nella previsione di tempi bui. La follia di Felix, produttore messo in ginocchio dall'insuccesso commerciale del suo ultimo film, è quella di un uomo che si dibatte per non annegare e che sceglie di mettere in gioco tutto per compiacere il pubblico, dalla moglie simbolo di innocente purezza ai soldi, fino ad arrivare alla vita ("Forse così il film venderà di più!"), sfruttando nel più paradossale dei modi dinamiche realmente esistenti: non vorrei sempre mettere in mezzo il povero Kevin Spacey ma quanti spettatori "non cinefili" sarebbero andati a vedere l'ultimo film di Ridley Scott se non fossero stati incuriositi dal caso che gli è stato montato sopra? Appunto.


Nel dipingere questa critica corrosiva verso il sistema Hollywoodiano Blake Edwards va ben oltre la mera presa in giro impersonale e ci mette del suo, soprattutto dal punto di vista autobiografico, arrivando persino a scegliere la moglie Julie Andrews per il ruolo di Sally Miles, protagonista del film di Felix nonché moglie in procinto di chiedere il divorzio. In questo caso, personaggio e attrice reale si sovrappongono in quanto anche Sally è considerata da tutti il simbolo immacolato del cinema per famiglie e l'idea di vederla mostrare il seno in un film a sfondo sessuale è la provocazione massima sia di Felix che dello stesso Edwards (dev'essere stato un tale shock all'epoca che persino Seth MacFarlane ha ricordato la visione di "Mary Poppins con le tette al vento" in un episodio de I Griffin). E' esilarante vedere il numero musicale che apre entrambi i film, uno zuccheroso sogno disneyano in cui la protagonista si ritrova in un mondo da fiaba, venire completamente stravolto e trasformato in un incubo a base di simboli fallici e diavoli infoiati, una sequenza che Sally riesce ad affrontare solo perché completamente in botta ed è effettivamente sconvolgente l'immagine di Mary Poppins che si "abbassa" al livello delle altre signorine (e signorini) compiacenti che popolano le ville hollywoodiane, all'interno delle quali sesso, droga e alcool diventano allegre monete di scambio e veicolo di favori reciproci. Nonostante tutta la depravazione che viene mostrata nel film, tuttavia, Edwards riesce a non essere mai volgare e a diventare persino poetico sul finale, dove le Standard Operational Bullshit del titolo originale vengono smascherate da tre adorabili cialtroni ubriachi (William Holden, Robert Preston e Robert Webber, semplicemente favolosi), gli unici ad avere davvero a cuore Felix come amico e persona; l'amara conclusione di S.O.B. è l'affermazione dello spettacolo che deve continuare, della realtà che si fa essa stessa spettacolo e viene scandita da riti sempre più vuoti, per il mero gusto del gossip e di una celebrazione ipocrita dei cosiddetti "grandi nomi", dove tutti vissero felici e contenti come in una fiaba e zeppi di soldi e premi Oscar... almeno fino al prossimo film o al prossimo scandalo, ovviamente.


Del regista e sceneggiatore Blake Edwards ho già parlato QUI. Julie Andrews (Sally Miles), William Holden (Tim Culley), Marisa Berenson (Mavis), Shelley Winters (Eva Brown) e Rosanna Arquette (Babs) li trovate invece ai rispettivi link.

Larry Hagman interpreta Dick Benson. Meglio conosciuto come J. R. Ewing della soap Dallas, ha partecipato a film come Superman, Gli intrighi del potere - Nixon e ad altre serie quali Strega per amore, Nip/Tuck e Desperate Housewives. Come doppiatore ha invece lavorato in un episodio de I Simpson. Anche produttore e regista, è morto nel 2012 all'età di 81 anni.


Robert Loggia interpreta Herb Maskowitz. Americano, ha partecipato a film come Lassù qualcuno mi ama, La più grande storia mai raccontata, Porgi l'altra guancia, La vendetta della Pantera Rosa, Piedone d'Egitto, Ufficiale e gentiluomo, Sulle orme della Pantera Rosa, Psycho II, Pantera Rosa - Il mistero Clouseau, Scarface, L'onore dei Prizzi, Doppio taglio, Over the Top, Su e giù per i Caraibi, Big, Bella, bionda... e dice sempre sì, Amore all'ultimo morso, Independence Day, Strade perdute, Independence Day - Rigenerazione e a serie quali Alfred Hitchcock presenta, Il tenente Kojak, Colombo, Wonder Woman, La donna bionica, L'uomo da sei milioni di dollari, Starsky & Hutch, Charlie's Angels, Fantasilandia, La signora in giallo, Magnum P.I., Pandora's Clock: La Terra è in pericolo, Oltre i limiti, Dharma & Greg, Malcom, I Soprano e Monk; come doppiatore ha lavorato per il film Oliver & Company ed episodi de I Griffin. Anche regista, è morto nel 2015 all'età di 85 anni.


Richard Mulligan interpreta Felix Farmer. Americano, ha partecipato a film come Sulle orme della Pantera Rosa e a serie quali Strega per amore, Charlie's Angels, Hunter, Love Boat, Bolle di sapone e Ai confini della realtà; come doppiatore ha lavorato per il film Oliver & Company. E' morto nel 2000 all'età di 67 anni.


Robert Preston interpreta il Dr. Irving Finegarten. Americano, ha partecipato a film come Victor Victoria e Giochi stellari. E' morto nel 1987 all'età di 68 anni.


Robert Vaughn interpreta David Blackman. Meglio conosciuto come Napoleon Solo della serie Organizzazione U.N.C.L.E., ha partecipato a film come I dieci comandamenti, I magnifici sette, L'inferno di cristallo, Superman III, Renegade un osso troppo duro e ad altre serie quali Zorro, Alfred Hitchcock presenta, Colombo, Love Boat, A-Team, Hunter, La signora in giallo, Walker Texas Ranger, La tata, Sentinel e Little Britain USA. Anche regista, è morto nel 2016 all'età di 83 anni.


Nei panni di Lila, l'autostoppista bionda, c'è Jennifer Edwards, figlia del regista. L'acronimo S.O.B., lungi dall'essere Son Of a Bitch come tutti pensano (e com'è stato tradotto in italiano), sta per Standard Operational Bullshit , in riferimento a tutto ciò che accade al protagonista sul finale; a proposito di bullshit,  la pellicola (basata in parte sull'esperienza di Blake Edwards sui set di Operazione crepes suzette e Uomini selvaggi) è stata candidata ai Razzie Awards per la peggior regia e peggior sceneggiatura ma quell'anno vinsero rispettivamente Michael Cimino per I cancelli del cielo e Mammina cara, tratto dalla biografia al vetriolo scritta dalla figlia di Joan Crawford sull'attrice. In compenso, S.O.B. era stato anche candidato per un Golden Globe alla Miglior Commedia o Musical, strappatogli dal film Arturo. Detto questo, se S.O.B. vi fosse piaciuto recuperate 10 e Hollywood Party, sempre dello stesso regista. ENJOY!

martedì 13 marzo 2012

Bollalmanacco on Demand: Barry Lyndon (1975)




Con riprovevole ritardo si riaffaccia sulle pagine di questo blog la rubrica On Demand, dove i lettori più fortunati possono richiedere film da recensire (e aspettare anni per vedere esaudito il loro desiderio, ovviamente). Questa volta è toccato a uno dei membri più fedeli del gruppo feisbucchiano, che mi aveva chiesto la recensione di Barry Lyndon, diretto nel 1975 dal maestro Stanley Kubrick e tratto dal romanzo La fortuna di Barry Lyndon, scritto nel 1844 da William Thackeray.
(Il prossimo film "on Demand" non è stato ancora deciso, quindi vince il primo che commenta richiedendo una recensione, o qui sotto nei commenti o su Faccialibro!!)


Trama: il film racconta le vicende di Raymond Barry, un ragazzotto irlandese che, vuoi per fortuna, vuoi per incoscienza, finisce per sposare una duchessa ed assumere così il nome di Barry Lyndon… evento che determina l’inizio del suo dramma.


Come sempre succede quando si tratta di capisaldi, soprattutto se firmati Kubrick, il mio coraggio viene meno e non riesco ad avventurarmi in quegli sproloqui che dedico invece a supercazzole horror di bassa lega. Quindi, lungi dal voler fare una critica di Barry Lyndon, trovare nella pellicola strani significati che possano gettare nuova luce sulla poetica kubrickiana o quant’altro, mi limiterò come sempre a spiegare, a chi avesse voglia di leggere, perché a mio avviso questo film rientra in quel novero di capolavori che chiunque dovrebbe vedere almeno una volta nella vita. Parto però da una doverosa premessa, o meglio, un’avvertenza. Il film dura quasi tre ore e ha un ritmo piuttosto lento, senza contare che il protagonista è sommamente irritante nella sua indolenza. Se accettate queste condizioni, andate pure avanti.


Barry Lyndon può tranquillamente essere definito un racconto di NON – formazione; il protagonista “nasce” buono ed ingenuo, innamorato dell’amore al punto da non osare quasi sfiorare la cugina e battersi per lei nonostante la sua natura di fedifraga e profittatrice, per questa sua ingenuità viene fregato nel modo più bieco e allontanato dal paese natale ed è proprio durante questo viaggio tra ladri, eserciti e bari che viene forgiato il suo carattere di donnaiolo, imbroglione e profittatore. Questo solo nella prima parte del film, che si conclude con il suo matrimonio d’interesse con Lady Lyndon; dopo un doveroso interludio comincia quindi la parte tragica della vita di Barry, dove i ritrovati sentimenti di amore (questa volta paterno) e uno sprazzo di antica cavalleria gli costano tutto quello che, fino a quel momento, aveva guadagnato senza abilità e senza fatica, come sottolinea la spietata, ironica voce narrante che scandisce le vicende del film. Se siete arrivati a leggere fin qui, dunque, avrete ormai capito come la trama di Barry Lyndon non sia molto diversa da quella di mille altri pomposi feuilletton dell’epoca, e come il fascino della pellicola non risieda in quello che racconta, ma nel modo in cui Kubrick mette in scena il romanzo picaresco di Thackeray.


Guardare Barry Lyndon, infatti, è come entrare nella National Gallery o nella Tate Britain e immergersi nello splendore dei quadri di Hogarth, Gainsborough o di altri pittori del settecento inglese. In quasi tutte le sequenze, Kubrick parte da un primo piano o da un piano medio per poi arrivare ad un campo lungo, dove il bellissimo paesaggio inglese o gli ambienti interni sono preponderanti e contengono dei personaggi immobili come figurine o come, appunto, soggetti di un dipinto. E questo effetto pittorico viene ulteriormente accentuato dal fatto che il regista abbia deciso di utilizzare quasi esclusivamente la luce naturale per girare il film, che fosse quella del sole o quella di poche candele, una scelta che, assieme agli splendidi, dettagliatissimi costumi e alle sontuose scenografie, concorre a rendere Barry Lyndon molto più di un film in costume, quasi un’opera d’arte in movimento. Anche la fissità degli attori diventa quindi necessaria per ottenere questo effetto “artistico”, poiché ogni sentimento, ogni gesto, ogni sguardo diventano elementi di una rigida etichetta oppure necessari strumenti per ottenere qualcosa di materiale; d’altronde sono il sangue, l’innocenza, la follia e la morte le uniche cose in grado di consentirci di gettare uno sguardo oltre la bellezza immobile e pittorica in cui sono immersi i personaggi e cogliere così quel che resta della loro umanità sotto il trucco e il parrucco. Un’umanità che lentamente si perde, scandita dalle note della Sarabanda di Händel, finché sarà solo il tempo a rendere i personaggi tutti uguali e parigradi, a prescindere dai loro sforzi per elevarsi dalla massa. In due parole, un altro imperdibile capolavoro di un genio del Cinema, quello con la C maiuscola.


Del regista Stanley Kubrick ho già parlato qui.

Ryan O’Neal (vero nome Charles Patrick Ryan O’Neal) interpreta Redmond Barry. Americano, lo ricordo per film come Love Story, che gli è valso la nomination all’Oscar come miglior attore protagonista, e Luna di carta, inoltre ha partecipato di recente alle serie Desperate Housewives e Bones. Anche produttore, ha 71 anni e un film in uscita.


Marisa Berenson interpreta Lady Lyndon. Americana, ha partecipato a film come S.O.B. e serie come La signora in giallo. Ha 65 anni.


Patrick Magee (vero nome Patrick Joseph Gerard Magee) interpreta il Cavaliere di Balibari. Irlandese, lo ricordo innanzitutto per aver interpretato lo sfortunato Mr. Alexander in Arancia Meccanica; ha inoltre partecipato a film come La maschera della morte rossa, Black Cat (Gatto nero) e Il club dei mostri. E’ morto di infarto nel 1982, all’età di 60 anni.


Steven Berkoff (vero nome Leslie Steven Berks) interpreta Lord Ludd. Inglese, ha partecipato a film come Arancia meccanica, Professione: reporter, Un piedipiatti a Beverly Hills, Rambo II: la vendetta e Millenium - Uomini che odiano le donne. Anche sceneggiatore e regista, ha 75 anni e quattro film in uscita, tra cui quello che si preannuncia un trashissimo Strippers vs Werewolves.


Barry Lyndon ha vinto quattro premi Oscar tutti, a mio avviso, meritatissimi: miglior scenografia, migliori costumi, miglior fotografia e miglior colonna sonora non originale. Nessun Oscar per gli attori invece, parlando dei quali vengo a sapere che anche Robert Redford era un papabilissimo candidato per il ruolo di Redmond Barry. Concludo consigliandovi di riguardare tutti i film di Kubrick se ancora non li avete mai visti… e di farvi due risate cercando gli sketch di Sensualità a corte, le cui atmosfere barocche e alcune musiche (per non parlare di Mmmadreeee) richiamano un po’ il capolavoro di cui ho indegnamente parlato finora. ENJOY!

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