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giovedì 25 luglio 2019

Rutger Hauer (1944-2019)


Androidi, prodi cavalieri, pazzi, macellai diabolici, guerrieri ciechi, barboni, studiosi, avventurieri, tutti dignitosi, signorili od inquietanti anche all'interno di alcune sfortunate produzioni.
Quanto ci mancherai, Rutger.
Ciao, figone.

martedì 25 giugno 2013

Sin City (2005)

Estate, stagione di cinecomic. L'uomo d'acciaio, a breve il secondo capitolo di Kick-Ass, la conferma che Robert Downey Jr. ha firmato per The Avengers 2 e 3... insomma, tutto questo mi ha spinta a recuperare e rivedere il bellissimo Sin City, diretto nel 2005 da Robert Rodriguez, Frank Miller, Quentin Tarantino e tratto quasi pari pari dalle graphic novel dello stesso Miller.


Trama: storie diverse si intrecciano a Basin City, la città del peccato. L'ex galeotto Marv cerca di scoprire chi lo ha incastrato per l'omicidio dell'amata Goldie, il killer Dwight si ritrova invischiato nella guerra tra le prostitute della Città Vecchia e la mala, infine l'ex poliziotto Hartigan deve fare i conti col pericoloso e inquietante "Bastardo giallo"...


Sin City è uno dei più bei film tratti da un fumetto che siano mai stati girati, anche se in questo caso bisognerebbe parlare, letteralmente, di tavole in movimento. Non conosco infatti tutta la grandiosa opera Milleriana ma, per quel poco che ho letto di Sin City, ogni singola sequenza del film riprende con un'attenzione per i dettagli quasi certosina il suo corrispettivo cartaceo, dall'espressione del personaggio fino alla sua rappresentazione grafica (vestiti, pettinatura, accessori...), dai dialoghi fino agli sfondi, con davvero pochissime concessioni ad un eventuale adattamento: Sin City è uno di quei rari film in cui non si può dire "era meglio il fumetto", perché i cambiamenti sono talmente minimi che lamentarsene sarebbe a dir poco ridicolo. L'unica critica che può essere mossa alla pellicola è l'eccessiva "freddezza" conseguente al massiccio uso di effetti speciali e CG, indispensabili per ottenere la fedeltà praticamente assoluta all'opera di Miller e i caratteristici effetti cromatici che sono quelli che più colpiscono l'occhio e la memoria dello spettatore e che spezzano la monocromia di quello che, a tutti gli effetti, è un noir moderno. Abbiamo così un bastardo giallo che indossa il suo marciume e la sua corruzione come una seconda pelle, sangue bianco che sprizza dalle arterie, occhi verdi o azzurri che colpiscono per la loro incredibile bellezza, stilosissime scarpe rosse, macchie di colore che si integrano perfettamente alle altre immagini e che non creano quell'incredibile fastidio che avrebbe provocato quella rumenta di The Spirit, fallimentare assolo registico di un Miller ormai preso da manie di grandezza cinematografiche.


Grandissima, inoltre, la cura messa nel casting. Il make-up, come già ho avuto modo di dire, fa miracoli, soprattutto per quanto riguarda Mickey Rourke e lo scimmionesco Marv, ma bene o male si è cercato (come mostrato in maniera assai furba nei titoli di testa) di affidare ogni personaggio ad un attore che potesse incarnarlo alla perfezione e distaccarsi poco dall'immagine creata da Miller. I migliori sono un irriconoscibile Benicio Del Toro, protagonista di una delle sequenze più esilaranti e meglio riuscite della pellicola (e no, non lo dico perché c'è di mezzo la santa mano di Quentin ma perché la voce e la mimica di Benicio durante il confronto con Dwight sembrano quelle di Rockfeller) e l'inquietantissimo, glaciale Kevin di Elijah Wood, un personaggio che non sfigurerebbe affatto in un film horror, ma tutti gli altri attori hanno fatto un lavoro a dir poco egregio, a partire da chi si è beccato soltanto una piccola particina come Carla Cugino, fino ad arrivare ai grossi calibri come il mio amato Bruce Willis. Le storie di Basin City, un universo incentrato sulla depravazione, la corruzione, il sangue, la violenza e il sesso, si delineano sullo schermo come se la china avesse il potere di muoversi e riescono a farci piombare in un'atmosfera dal sapore retrò e pulp, con pochi (anti)eroi fuori dal tempo e un branco di assassini e criminali tra i più affascinanti, il tutto scandito dall'ipnotico score scritto a tre mani da Grahame Revell, John Debney e dallo stesso Robert Rodriguez. Insomma, un piccolo capolavoro che val sempre la pena recuperare e riguardare, tenendo a mente che le quattro storie utilizzate per girare il film (Il cliente ha sempre ragione, Un duro addio, Un'abbuffata di morte, Quel bastardo giallo) sono dei capolavori del fumetto e andrebbero lette a prescindere.


Dei registi Frank Miller (che interpreta anche il prete fatto fuori da Marv), Robert Rodriguez (che interpreta anche uno dei membri dello SWAT) e Quentin Tarantino ho parlato qui, qui e qui. Di Jessica Alba (Nancy Callahan), Rosario Dawson (Gale), Benicio Del Toro (Jackie Boy), Michael Clarke Duncan (Manute), Carla Cugino (Lucille), Josh Hartnett (L’uomo), Rutger Hauer (Cardinale Roark), Jaime King (Goldie/Wendy), Michael Madsen (Bob, ma all'inizio si era pensato a lui per Marv), Brittany Murphy (Shellie), Mickey Rourke (Marv), Bruce Willis (Hartigan), Elijah Wood (Kevin) ho parlato ai rispettivi link.

Clive Owen interpreta Dwight. Inglese, lo ricordo per film come Gosford Park, The Bourne Identity, l’indimenticabile corto Beat the Devil, King Arthur, Derailed – Attrazione letale, La pantera rosa ed Elizabeth: The Golden Age, inoltre ha partecipato alla serie Extras. Anche produttore, ha 49 anni e due film in uscita.  


Marley Shelton interpreta la Cliente. Americana, la ricordo per film come Gli intrighi del potere – Nixon, Pleasantville, Mai stata baciata, Grindhouse – A prova di morte, Planet Terror, A Perfect Getaway – Una perfetta via di fuga e Scream 4; inoltre, ha partecipato alla serie 8 sotto un tetto e doppiato un episodio di American Dad!.  Ha 39 anni.


Nick Stahl interpreta Roark Jr., il Bastardo Giallo. Americano, ha partecipato a film come L'uomo senza volto, Generazione perfetta, La sottile linea rossa, Terminator 3: Le macchine ribelli e a serie come Hercules e Locke & Key (il pilot, purtroppo mai andato in onda...). Anche produttore e scenografo, ha 34 anni e tre film in uscita.


Nei panni della giovanissima prostituta Becky i fan di Una mamma per amica riconosceranno sicuramente gli occhioni azzurri di Alexis Bledel, una delle Gilmore Girls del titolo originale. Passando alla solita rubrica del "chi non ce l'ha fatta", Adrien Brody ha provato ad avere la parte di Jackie Boy mentre l'impegnatissimo Johnny Depp era stata la prima scelta di Rodriguez per il personaggio; altri prescelti dal regista erano Christopher Walken e Wilelm Dafoe per il senatore Roark, Steve Buscemi per Junior versione Bastardo Giallo (sarebbe stato perfetto, mentre per la versione "bella" era stato scelto Di Caprio che ha rifiutato) e Michael Douglas per Hartigan (meglio Bruce!!). L'anno prossimo dovrebbe uscire, finalmente, il seguito di Sin City, Una donna per cui uccidere, sempre diretto da Rodriguez, con alcuni ritorni (Bruce Willis, Jessica Alba, Mickey Rourke, Rosario Dawson) e alcuni cambiamenti (Dennis Haysbert al posto del defunto Michael Clarke Duncan, Jamie Chung in quello di Devon Aoki, diventata da poco mamma). Nell'attesa che esca, se Sin City vi fosse piaciuto consiglio di vedere L'uomo che non c'era e Pulp Fiction. The Spirit è troppo brutto. ENJOY!!!

sabato 7 luglio 2012

Bollalmanacco On Demand: Blade Runner (1982)

Torna l’incostante appuntamento col Bollalmanacco on Demand! Oggi parlerò di un capolavoro della storia del cinema, richiesto da Michael Jail Black, ovvero Blade Runner, diretto da Ridley Scott nel 1982. Doverosa premessa: la recensione si baserà sul Director’s Cut del 1992, la versione che avevo in casa. Aggiungo che il prossimo film on demand sarà Santa Sangre di Alejandro Jodorowsky.


Trama: in un futuro nemmeno troppo lontano, la potente Tyrell Corporation ha creato i Replicanti, cyborg dalle fattezze umane talmente perfetti da non rendersi neppure conto di essere diversi, spesso in grado di rivaleggiare con i loro stessi creatori in quanto a intelligenza e soprattutto forza. Deckart è un Blade Runner, un cacciatore di Replicanti, che viene incaricato di scovarne e ucciderne quattro, responsabili di una sanguinosa ribellione…


Quando avevo cominciato ad appassionarmi seriamente al cinema, più o meno verso metà delle superiori, avevo anche cominciato a cercare e guardare quelle che vengono universalmente considerate delle pietre miliari della cinematografia mondiale. Tra queste c’era anche Blade Runner, che tuttavia all’epoca avevo trovato difficile, cupo e noioso. Devo quindi ringraziare Michael per avermelo fatto recuperare, consentendomi di cambiare radicalmente idea e riscoprire un film che, d’ora in avanti, annovererò tra i cult che non dovrebbero mai mancare in una videoteca casalinga che si rispetti. Quella sensazione di trovarmi davanti una pellicola difficile è per fortuna scomparsa con gli anni e un minimo di esperienza in più, permettendomi così di scoprire, sotto la sicuramente complessa metafora fantascientifica, malinconiche e condivisibili sensazioni come il desiderio di avere un futuro, la disperazione per la consapevolezza di non essere un individuo ma qualcosa di creato e progettato, la paura della morte causata da un tempo di vita limitato, la confusione derivante dal non conoscere la propria identità. Come potete immaginare, quindi, davanti ad una storia così ricca e complessa la noia è definitivamente scomparsa e anche lo stile cupo della fotografia e della regia è diventato un ulteriore, affascinante punto a favore di Blade Runner, che risulta un interessante ibrido di fantascienza e noir, dove le tematiche “futuristiche” si mescolano ad uno stile che ricorda molto le pellicole degli anni ’30.


Come sempre, lungi da me addentrarmi in una prolissa disquisizione sui significati dell'opera o sulle tecniche utilizzate dal regista, poiché non ne avrei né i mezzi né la capacità, però vorrei sottolineare alcuni elementi che mi hanno irrimediabilmente catturata e che, secondo me, valgono da soli l'intera visione di Blade Runner. Partiamo innanzitutto dal famosissimo monologo di Rutger Hauer, quello che comincia con "Ho visto cose che voi umani non potete immaginare..."; la maggior parte della gente, me compresa, è abituata a sentire solo questo conosciutissimo incipit, decontestualizzato o adattato alla situazione, al punto che ormai gli è stata conferita da tempo un'aura quasi epica. Ebbene, riascoltandolo all'interno del film mi sono commossa, perché queste parole sono bel lungi dall'essere epiche: sono l'incarnazione stessa della paura, della delusione, della consapevolezza di aver vissuto una vita che, appunto, gli umani potrebbero solo immaginare, un'esistenza condannata ad una brevissima ma intensa durata proprio da quegli stessi umani, che nulla potranno imparare dalle esperienze del Replicante, perché ogni suo ricordo scomparirà con la sua morte. Il confronto tra Roy e Deckart è allo stesso tempo inquietante e doloroso, perché quest'ultimo è, paradossalmente, molto meno umano del Replicante, che invece agisce spinto dalla disperazione, dalla solitudine, dal terrore di sentire il suo corpo artificiale morire come quelli dei suoi compagni: un'accozzaglia di emozioni fortissime e confuse, che si manifestano nei diversi modi in cui viene rappresentato Roy, dapprima come un freddo killer, poi come un animale privo di ragione, infine come una creatura spezzata e fragile quanto la colomba che tiene tra le mani. Rutger Hauer è semplicemente grandioso (quell'espressione di assoluta tristezza mentre confessa a Pris, ovvero la splendida Daryl Hannah, che i loro due compagni sono morti mi ha uccisa), mentre invece il cicciottello Harrison Ford sembra spesso e volentieri chiedersi quale sia il suo ruolo sul set, costretto in un personaggio sfuggente, freddo, debole ed ambiguo, pur essendo il protagonista della pellicola.


La seconda cosa che ho adorato è la perfetta commistione di musica, fotografia e scenografie. La colonna sonora di Vangelis è affascinante, ipnotica, straniante e sottolinea alla perfezione ogni momento chiave della pellicola. La fotografia scura , che a malapena riesce a mostrare interamente i quartieri multietnici, affollati, inondati da una pioggia malsana che sono il fulcro stesso del film, di tanto in tanto si illumina per abbagliarci con luci artificiali, fredde, che mettono ancora più a disagio, l'ideale per rappresentare un mondo ormai allo sbando dove è stato mantenuto il peggio della civiltà passata e dove nessuno è quello che sembra. Quanto agli interni, ci vengono mostrati ben pochi elementi di progresso, l'arredamento della maggior parte degli appartamenti è costituito infatti da oggetti e mobili antichi e quasi anacronistici, avvolti dalla stessa atmosfera uggiosa dell'esterno; l'esempio più eclatante è la casa del weirdissimo J.F. Sebastian, popolata dalle versioni giganti e polverose di giocattoli antichi, come ballerine, burattini, soldatini, etc. etc. In generale, la pellicola schiaccia lo spettatore con una sensazione di straniamento e di claustrofobia, alimentata da tutti questi elementi: solo alla fine riusciremo a vedere uno sprazzo di azzurro reale, nel cielo avvolto dai fumi artificiali delle fabbriche, ma l'ambiguo finale voluto da Ridley Scott dimostrerà che la speranza è breve ed illusoria... quanto la vita di un Replicante. E ora, siccome ho già parlato troppo, concludo con il consiglio spassionato di guardare Blade Runner se non l'avete ancora fatto o di riguardarlo se non vi era piaciuto la prima volta... nella speranza che possiate cambiare idea com'è successo a me.


Del regista Ridley Scott ho già parlato qui. Harrison Ford (Rick Deckart, il cui ruolo era stato pensato originariamente per Dustin Hoffman), Rutger Hauer (Roy Batty), M. Emmet Walsh (Bryant) e William Sanderson (J.F. Sebastian) li trovate ai rispettivi link.

Sean Young (vero nome Mary Sean Young) interpreta Rachael. Americana, ha partecipato a film come Dune, Baby, il segreto della leggenda perduta, Wall Street, Ace Ventura – L’acchiappanimali e a serie come CSI: Scena del crimine e E.R. Medici in prima linea. Anche regista e costumista, ha 53 anni e sei film in uscita. 


Daryl Hannah interpreta Pris. Una delle più belle, almeno secondo me, attrici americane, la ricordo per film come Splash, una sirena a Manhattan, Roxanne, Wall Street, High Spirits – Fantasmi da legare, Due irresistibili brontoloni, That’s Amore – Due improbabili seduttori e infine, soprattuttamente, per il bellissimo ruolo di Elle Driver nei due volumi di Kill Bill. Anche produttrice, regista e sceneggiatrice, ha 52 anni e due film in uscita.


Brion James interpreta Leon Kowalski. Indimenticabile caratterista americano, lo ricordo per film come Il postino suona sempre due volte, 48 ore, Dead Man Walking, Danko, l’orrendo La casa 7, Tango & Cash, Ancora 48 ore e Il quinto elemento; inoltre, ha partecipato alle serie Radici, L’incredibile Hulk, Mork & Mindy, Chips, Hazzard, The A – Team, Dynasty, Miami Vice, Hunter, Renegade, Highlander, Walker Texas Ranger, Millenium e Sentinel. Anche produttore, è morto per un attacco cardiaco nel 1999, all’età di 54 anni.


Joe Turkel interpreta Eldon Tyrell. Attore americano che rimarrà per sempre negli annali della storia del cinema per aver interpretato l’inquietante barista di Shining, ha partecipato anche a film come Rapina a mano armata e Orizzonti di gloria, oltre a serie come Il tenente Kojak e Miami Vice. Ha 85 anni.


Joanna Cassidy (vero nome Joanna Virginia Caskey) interpreta Zhora. Americana, ha partecipato a film come Chi ha incastrato Roger Rabbit?, Uccidete la colomba bianca, Non dite a mamma che la babysitter è morta, The Tommyknockers, Vampiro a Brooklyn, The Grudge 2 e a serie come Missione impossibile, Starsky & Hutch, Dallas, Charlie’s Angels, Love Boat, La signora in giallo, Melrose Place, Superman, Perfetti… ma non troppo, Six Feet Under, Heroes, Ghost Whisperer, Criminal Minds e Desperate Housewives. Ha 57 anni e due film in uscita.  


Di Blade Runner esistono parecchie versioni. La prima, quella proiettata nel 1982, veniva “raccontata” dalla voce fuoricampo di Deckart e si concludeva con un orrendo lieto fine (che potete trovare su youtube) imposto dalla produzione, che includeva alcune sequenze che Stanley Kubrick aveva girato per l’inizio di Shining senza mai utilizzarle; c’è poi il Director’s Cut del 1992, che ho guardato io, ma pare che chiamarlo così sia sbagliato visto che la versione definitiva dovrebbe essere quella uscita nel 2007 e approvata dallo stesso Ridley Scott. Ovviamente, con tutte queste versioni e, ancor prima che il film uscisse, riscritture della sceneggiatura, la natura di Deckart non è tutt’ora chiara: Ridley Scott ha in seguito dichiarato che anche questo personaggio sarebbe in realtà un Replicante, mentre sia Harrison Ford che Rutger Hauer hanno confermato che, nelle intenzioni iniziali del regista e di Philip K. Dick, il protagonista avrebbe dovuto essere chiaramente umano. In definitiva, credo che ognuno possa leggere il film come vuole… e a proposito di lettura, la pellicola è tratta dal romanzo Il cacciatore di androidi (Do Androids Dream of Electric Sheeps?) di Philip K. Dick, tuttavia il titolo Blade Runner deriva da un romanzo omonimo di Alan Nourse.  Per quanto riguarda un eventuale seguito della pellicola, invece, Ridley Scott ci sta pensando su da anni ma non c’è ancora nulla di definitivo, quindi chi vivrà vedrà! ENJOY!

venerdì 25 marzo 2011

Il Rito (2011)

Immancabile dopo il solito trailer devastante, la corsa al cinema per vedere un film come Il rito (The Rite), diretto dal regista Mikael Håfström. Come spesso accade, la troppa attesa ha coinciso con una mezza delusione.

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Trama: Michael lavora col padre in una ditta di pompe funebri. Per dare un’allegra svolta alla sua vita decide di tentare la via del seminario, ma inutilmente: il ragazzo non ha fede. Tuttavia, un prete illuminato decide di mandarlo a Roma per fargli seguire un corso sugli esorcismi, come ultima spiaggia prima di rinunciare definitivamente a prendere i voti. Lì, il buon Michael incontra padre Lucas, esorcista da anni, e si ritrova a dover mettere il proprio scetticismo a dura prova…

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Che peccato. E’ la prima cosa che ho pensato appena il film è finito. Che peccato, perché anche se Il Rito mi ha messo addosso una fifa boia (naturale, come ha detto il mio amico all’uscita del cinema “A me basta che ci sia gente che avvita la testa e bestemmia, mi diverto”. Con me vale la massima “basta che ci sia gente che avvita la testa e bestemmia, muoio di paura”), fifa peraltro svanita dopo un’ora visto che ho dormito bene la notte, per il resto non racconta niente di nuovo. Certo, per una volta si tenta di affrontare gli esorcismi con un approccio quasi scientifico, molto legato alla psicologia, distante dal baracconismo, almeno nella prima parte del film. Non c’è vomito verde, per intenderci, o gente che si attacca ai muri o tutta l’iconografia horror a cui siamo abituati fin dai tempi de L’Esorcista, anzi: attraverso il punto di vista “scettico” di Michael ci troviamo ad osservare qualcosa che potrebbe anche non essere vero, che potrebbe derivare semplicemente da schizofrenia o altre turbe psichiche. Per questo Il Rito, almeno fino a metà, è ben costruito ed inquietante, alterna fenomeni decisamente soprannaturali a spiegazioni quasi razionali degli stessi, mostrandoci Padre Lucas come fosse un cialtrone.

il rito

Ma dopo che il cialtrone in questione viene posseduto (no, non è uno spoiler, si capisce anche dai trailer, via…) la storia cambia e si concentra di più sugli effetti horror e sulla mancanza di fede di Michael, sovvertendo tutti i bei concetti espressi fino a cinque minuti prima. Innanzitutto, il personaggio di Hopkins aveva chiarito come per un esorcismo ben riuscito ci volessero mesi, a volte anni… e parliamo di un esorcista anziano ed esperto. Aggiungiamo anche che, per un buon esorcismo, bisogna arrivare a conoscere il nome del Demone implicato, “la cosa che i Demoni custodiscono più gelosamente”. Dopo queste premesse ragionevoli, purtroppo bastano un novizio e una “civile” per affrontare uno dei demoni più potenti delle schiere di Satana, ed ottenere il suo nome su un piatto d’argento. Ho capito che il film in qualche modo deve finire, ma la cosa mi sa di bestialità messa lì da sceneggiatori in panne. Come è una bestialità il fatto che Michael decida di intraprendere la via del seminario perché “Nella mia famiglia o si lavora nelle pompe funebri o si diventa preti”. Ma Cristo, sei un bel ragazzo, sei intelligente e tutto… ma fuggi da quella città di morti e vai all’università, sei pure senza fede, cosa vai a farti prete???!! Bah.

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E Bah anche all’interpretazione di Hopkins: Tonino, hai vinto un Oscar, mi hai interpretato il maniaco più affascinante della storia del cinema… perché ora vaghi per Roma, in mezzo ai gatti ed assumi la stessa espressione di un gatto di marmo?!? Ho capito che il personaggio probabilmente non ti convinceva e che i momenti più esilaranti, tuo malgrado, sono legati a Padre Lucas e all’orrendo doppiaggio italiano (non esiste che durante un horror “demoniaco” io scoppi a ridere alla vista di un Hopkins spiritato che di fronte ad una bimbetta esclama “che cariiiinaaaaaa!” prima di tirarle un ceffone e cominciare a vagare seminudo per Roma…): nei momenti di possessione Hopkins torna ad essere il grande attore che tutti conosciamo, ma per il resto la sua interpretazione è inqualificabile. Non pervenuta anche la nostrana Cucinotta (credo che il suo sia il cameo più inutile della storia del cinema…) e anche il personaggio del padre di Michael, interpretato da Rutger Hauer, pare messo lì giusto per giustificare una sorta di trauma infantile che ha spinto il protagonista verso le scelte che ha fatto. Ma la cosa forse peggiore del film è che Il rito dona per un attimo l’illusione di un finale inquietante, coraggioso e sovversivo.. che invece si affloscia nella sconcertante banalità di una “storia vera”. Ripeto: che delusione.

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Di Anthony Hopkins, che interpreta Padre Lucas, ho già parlato qui.

Mikael Håfström è il regista del film. Svedese, tra le sue pellicole ricordo 1408 (che devo ancora vedere, mannaggia!) e l’orrendo Derailed – Attrazione letale. Anche sceneggiatore, ha 51 anni.

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Rutger Hauer interpreta il padre di Michael, Istvan Kovak. Attore olandese attivissimo e per questo molto conosciuto soprattutto negli anni ’80, lo ricordo per film storici come Blade Runner, che lo ha consacrato nell’Olimpo dei miti cinematografici (“Ho visto cose che voi umani non potete immaginare…”), lo splendido Ladyhawke, The Hitcher – La lunga strada della paura, Confessioni di una mente pericolosa, Sin City, Batman Begins e altri film meno belli come Furia cieca, Buffy l’ammazzavampiri, Hemoglobin – creature dall’inferno, ‘Salem’s Lot e l’imbarazzante schifo nostrano Barbarossa. Ha lavorato anche per la TV, partecipando ad episodi di serie come Alias e Smallville. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 67 anni e sette film in uscita tra cui, ahimé, ahitutti!, ciò che si candida per essere la ciofeca principe del 2012 (e speriamo che il mondo finisca davvero prima che lo completino!): Dracula 3D di Dario Argento, dove l’attore Olandese dovrebbe interpretare nientemeno che Van Helsing. OVVoVe!!!!

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Colin O’ Donoghue interpreta Michael. Nonostante sia il protagonista la sua carriera è appena agli inizi e l’unica cosa degna di nota nella sua filmografia è una partecipazione al serial I Tudors. Irlandese, ha 30 anni e un corto in uscita.

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Alice Braga interpreta Angelina. Nel post dedicato a Predators non l’avevo nominata, così lo faccio adesso, segnalando la sua partecipazione anche a film come City of God e Io sono leggenda. Brasiliana, ha 28 anni e un film in uscita.

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Maria Grazia Cucinotta interpreta la zia Andria. Procace attrice siciliana assai quotata anche all’estero (non ai livelli della Bellucci però), la ricordo per film “memorabili” come Vacanze di Natale ’90, Abbronzatissimi 2 – Un anno dopo e anche, per fortuna, film più dignitosi come Il postino e Ho solo fatto a pezzi mia moglie. Ha partecipato ad un episodio della serie I Soprano e ne ha doppiato uno de I Simpson. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 43 anni e quattro film in uscita.

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Il Rito ha un’aura “potteriana”, se vogliamo. Tra gli altri attori presenti, infatti, c’è colui che in originale dona la voce all’elfo Dobby, Toby Jones, nei panni di Padre Matthew, e anche l’irlandese Ciarán Hinds, che ritroveremo nella seconda parte di Harry Potter e i doni della morte col ruolo di Aberforth Silente, mentre qui interpreta Padre Xavier. Se vi piace il genere, mi butterei sui grandi classici L’Esorcista e Il presagio, forse anche su Amityville Possession. E ora guardatevi il trailer originale, con la bella voce di Anthony Hopkins, è meglio!! ENJOY!

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