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martedì 7 maggio 2024

Il Bollalmanacco on Demand: Angel Heart - Ascensore per l'inferno (1987)

Torna dopo qualche mese l'appuntamento col Bollalmanacco On Demand! La richiesta di oggi è stata fatta da Arwen del blog La fabbrica dei sogni, e trattasi di un horror che non rivedevo da decenni, ovvero Angel Heart - Ascensore per l'inferno (Angel Heart), diretto e sceneggiato dal regista Alan Parker a partire dal romanzo Falling Angel di William Hjortsberg. Il prossimo film On Demand sarà Phoenomena. ENJOY!


Trama: l'ambiguo Louis Cyphre chiede al detective Harry Angel di rintracciare un musicista scomparso. Il detective si ritroverà coinvolto in una strana storia a base di cadaveri e voodoo...


Angel Heart
è una curiosa contaminazione tra noir e horror, pervaso, fin dalle prime sequenze, di un'aria non solo malinconica, ma anche "sporca". Protagonista è Harry Angel, uno dei detective cinematografici meno antipatici mai comparsi sullo schermo; Harry da l'idea di farsi i fatti suoi, nonostante la natura del lavoro che svolge, non è strafottente né minaccioso, al limite un po' piacione con le signorine che incontra durante le indagini. Un giorno viene incaricato da Louis Cyphre, un ambiguo riccone, di ritrovare il cantante Johnny Favourite, scomparso prima di saldare un debito proprio con Cyphre. Quella che si preannuncia come un'indagine di routine, diventerà nel giro di poco una discesa all'inferno costellata da testimoni uccisi in modo brutale, ulteriormente complicata da indizi sempre più evidenti legati alla magia nera e al voodoo, mentre la figura di Johnny Favourite si rivela assai più oscura rispetto a quella di un normale cantante. Non andrò avanti a ricamare sulla trama nel caso (probabile, chissà!) che chi legge non abbia mai visto Angel Heart, quindi parlerò un po' delle atmosfere del film. Come ho scritto all'inizio, Angel Heart è un ibrido. Ambientato negli anni '50, poco dopo la fine della seconda guerra mondiale, presenta lo stile tipico di un noir e ne conserva alcuni cliché a livello di personaggi (il detective, il committente dalla dubbia moralità, la femme fatale) e di ambienti metropolitani, tra fumosi bar, appartamenti squallidi e ancor più squallidi alberghi, ma questi elementi vengono arricchiti e resi inquietanti da qualcosa di completamente diverso dal noir. Harry Angel si muove in un mondo che sembra appartenere a una dimensione parallela alla nostra, governato da rituali inquietanti e superstizioni, in bilico tra iconografia cattolica e ciò che di misterioso si nasconde nelle campagne della Lousiana; le figure dei santi, le chiese e i gospel si mescolano ad immagini di feticci, al sangue di polli e galline, al ballo forsennato delle mambo, a qualcosa di talmente radicato nel territorio che un detective nato e cresciuto a New York non potrà mai capire fino in fondo.


La confusione e l'inquietudine di Harry Angel si trasmette allo spettatore grazie alla regia raffinata di Alan Parker, il cui stile elegante non evita sequenze di disgustosa potenza che includono dettagli di cadaveri seviziati nei modi più terribili, o visioni mistiche grondanti sangue. Anche in assenza di immagini esplicite, il disagio del personaggio si manifesta nel fastidio di un caldo perenne che sembra appiccicare gli abiti alla pelle di Mickey Rourke, mentre le inquadrature insistite di ventilatori neri come la pece richiamano l'idea di un'aria talmente soffocante che nemmeno gli strumenti inventati dall'uomo sono in grado di dare sollievo a chi è rimasto invischiato. Il tutto, giustamente, dà l'idea di una situazione da cui è impossibile uscire, e anche il tocco sensuale ed elegante di una colonna sonora jazz di tutto rispetto non fa altro che aumentare la sensazione di estraneità e disagio che sembra essere dominante nel personaggio di Harry Angel. Mickey Rourke, all'epoca, era uno degli attori più belli e carismatici in circolazione, l'anno prima era uscito Nove settimane e mezzo, quindi parliamo di un uomo che richiamava sensualità ad ogni gesto, in grado di conferire un fascino particolare al suo detective; le sequenze che lo vedono "interagire" con Lisa Bonet, all'epoca appena diciottenne, hanno fatto scandalo a ragione (a prescindere dai risvolti della trama, decisamente angoscianti) perché, benché non siano esplicite, sono MOLTO più realistiche e coinvolgenti di quelle di un banale porno, e si sa che in America bisogna sempre fare finta che il sesso non esista. Nelle mani di un altro regista, questa commistione tra noir, horror ed erotismo sarebbe probabilmente diventata un pasticcio di cui ridere, ma Alan Parker è riuscito a trovare un equilibrio miracoloso, e a far sì che De Niro, benché abbia uno screentime di una decina di minuti in tutto il film, diventasse una delle migliori incarnazioni cinematografiche del Demonio. Onestamente, non so perché Angel Heart non abbia avuto successo alla sua uscita, ma io l'ho già visto un paio di volte e ogni volta è una soddisfazione, anche conoscendo la trama, quindi ringrazio Arwen per avermelo chiesto e a voi consiglio la visione, se non avete mai avuto il piacere!  


Del regista e sceneggiatore Alan Parker ho già parlato QUI. Mickey Rourke (Harry Angel), Robert De Niro (Louis Cyphre), Lisa Bonet (Epiphany Proudfoot), Charlotte Rampling (Margaret Krusemark) e Pruitt Taylor Vince (Detective Deimos) ho parlato ai rispettivi link. 


Il ruolo di Harry Angel era stato offerto a Jack Nicholson, Al Pacino e persino a De Niro. Se Angel Heart - Ascensore per l'inferno vi fosse piaciuto recuperate Constantine e Seven. ENJOY!

venerdì 26 luglio 2019

Nightmare Cinema (2018)

Grazie alle pillole di Lucia ho recuperato Nightmare Cinema, film a episodi del 2018 diretto da Mick Garris, Alejandro Brugués, Joe Dante, Ryuhei Kitamura e David Slade.


The Thing in the Woods
Ottimo modo per iniziare una raccolta di corti horror, mettendo subito lo spettatore nel giusto umore offrendogli un antipasto leggero e divertente, che prende amabilmente in giro tutti i cliché del genere, a partire dalla final girl (sciorinare i nomi di tutti coloro di cui si ha il sangue addosso, almeno 10 persone, è geniale!), e trova anche il tempo per inserire un plot twist ridicolo quanto volete ma decisamente sorprendente. Effetti speciali un po' d'accatto, probabilmente voluti per restituire l'atmosfera da B-Movie ma tanto divertimento assicurato!


Mirari
Arriva Joe Dante, con un'inquietante storia che ricorda i più truculenti episodi di Nip/Tuck. Grottesco quanto basta, soprattutto sul finale, è una critica poco corrosiva rispetto ai migliori film del regista, in quanto la protagonista, poverella, ha una brutta cicatrice sul viso e il suo desiderio di diventare bella per sentirsi in pace con se stessa è legittimo. Onestamente, il regista ha fatto di meglio ma l'episodio è comunque guardabile e divertente.


Mashit
Sfacciatissimo omaggio ai b-movie horror italiani a partire dalla musica zamarra che ricorda un po' le melodie dei Goblin, è l'episodio più gore del film, tanto che a un certo punto il sangue (di bambini innocenti, tra l'altro) scorre copioso, tra arti e teste mozzate. Gli attori sono dei cani maledetti, questo bisogna dirlo, ma Mashit è un episodio che mette davvero paura a chi patisce un minimo le storie sataniche e il clima di ineluttabile condanna che aleggia attorno agli imperfetti e peccaminosi protagonisti è molto apprezzabile. Se non fosse per l'ingresso a gamba tesa di David Slade avrei trovato il mio episodio preferito, invece...


This Way to Egress
... invece sono stata stregata dal bianco e nero abbacinante di questo episodio, sporco e angosciante come la malattia mentale che avviluppa la mente della protagonista, una meravigliosa Elizabeth Reaser. A tratti l'episodio mi è sembrato un incrocio tra Videodrome e Il pasto nudo e nonostante il titolo una via d'uscita sembra non ce ne sia tra voci distorte, dialoghi inquietanti, persone i cui lineamenti si disfano progressivamente fino a perdere ogni traccia di umanità. Roba da rimanere stregati, con la bocca aperta, incapaci di staccare gli occhi dallo schermo.


Dead
Mick Garris, ideatore dell'intera faccenda nonché regista della cornice ambientata nel cinema abbandonato, con un Mickey Rourke che da solo fa più paura di qualsiasi mostro brutto, ci riporta coi piedi per terra attraverso un corto quasi rilassante nella sua prevedibilità, una ghost story con assassino annesso dal sapore molto anni '90. Non mancano i momenti di tensione e gli attori coinvolti sono validi, tuttavia a mio avviso la chiusura avrebbe potuto essere un po' più incisiva, soprattutto dopo l'exploit di David Slade.


In definitiva, Nightmare Cinema è un validissimo film a episodi che nasconde molte gemme e riporta sullo schermo autori amatissimi da tutto il popolo dell'horror. Come sempre, non tutti gli episodi sono dotati della stessa qualità ma rispetto ad altre raccolte simili questo è meno discontinuo e fa venire una voglia matta di riguardare i vari Masters of Horror, il che non è male. Recuperatelo, se potete.


Di Joe Dante, regista dell'episodio Mirari, Mick Garris (The Projectionist e Dead), Ryuhei Kitamura (Mashit) e David Slade (This Way to Egress) ho parlato ai rispettivi link. Mickey Rourke (il proiezionista), Annabeth Gish (Charity), Elizabeth Reaser (Helen) e Patrick Wilson (Eric Sr.) li trovate ai loro link.

Alejandro Brugués ha diretto e sceneggiato l'episodio The Thing in the Woods. Argentino, ha diretto film come Il cacciatore di zombie, The ABCs of Death 2 ed episodi di serie quali Dal tramonto all'alba - La serie. Anche produttore, ha 43 anni.


Richard Chamberlain, che interpreta il Dott. Mirari nell'episodio Mirari, era il fascinoso padre Ralph dello storico Uccelli di rovo. Se Nightmare Cinema vi fosse piaciuto recuperate Creepshow, Creepshow 2, Tales of Halloween, XX - Donne da morire, Trick'r'Treat e Holidays. ENJOY!

mercoledì 22 novembre 2017

C'era una volta in Messico (2003)

Non c'è mica solo Netflix, sapete. Amazon Prime Video ha un catalogo più ridotto e meno indipendente/cool ma qualcosina si trova, per esempio C'era una volta in Messico (Once Upon a Time in Mexico), diretto e sceneggiato nel 2003 dal regista Robert Rodriguez.


Trama: El Mariachi, in cerca di vendetta per la morte di moglie e figlia, si trova coinvolto nelle macchinazioni di un agente della CIA e in una storia fatta di boss mafiosi, colpi di stato e presidenti da uccidere...



In quel lontano novembre del 2003, ricordo ancora, in sala c'ero solo io. Non avevo trovato nessuno che mi accompagnasse a vedere C'era una volta in Messico, miracolosamente arrivato anche a Savona, e io, all'epoca ancora folgorata da Dal tramonto all'alba e preda di un amore folle per tutto ciò che riguardava Tarantino e i suoi simpatici amici, non potevo sopportare l'idea di non vedere l'ultima fatica di Rodriguez. Adesso, forse forse, mi farei un po' due conti in tasca. Rodriguez è ancora un bambino mai cresciuto, capace di regalare incredibili gioie allo spettatore disposto a farsi prendere in giro ma anche tantissima camurrìa derivante proprio da quell'incontenibile entusiasmo che palesemente lo prende ogni volta che si siede dietro la macchina da presa; detto questo, il nostro non azzecca un film da almeno dieci anni (Machete e Machete Kills li ho amati ma mi rendo conto che quello non è cinema) e guardando oggi C'era una volta in Messico si avverte già quel sentore di declino concretizzatosi in supercazzole e omaggi ai film di serie Z che sanno tanto di scusa per celare una fondamentale incapacità di essere Autore "serio". Nonostante tutto, io voglio un sacco bene a Rodriguez, intendiamoci, proprio per l'entusiasmo fracassone che mette nella realizzazione di ogni suo film e per la sua voglia di sperimentare sempre e comunque, tuttavia con C'era una volta in Messico il regista e sceneggiatore si è andato ad impelagare in un'impresa che meritava semplicità e tamarreide (ribadisco: Machete), non un plot a base di spie, doppiogiochisti e colpi di stato. Al culmine di una trilogia discontinua come quella del Mariachi (talmente discontinua che il regista non ricordava neppure che il personaggio di Cheech Marin fosse morto in Desperado, cosa che lo ha costretto a rivedere lo script e cambiarlo) Rodriguez fa del personaggio il salvatore della Patria, figura violenta ma pura capace di guardare oltre la corruzione serpeggiante in ogni angolo di Messico e portare la giusta revolución a suon di schitarrate e pistolettate. Il problema è che il personaggio di Sands, agente CIA, ruba la scena al Mariachi depresso più di una volta e, ancora peggio, viene utilizzato come un fastidioso latore di caos attraverso il quale vengono introdotti i più disparati personaggi, tutti ugualmente privi di carisma e abbozzati alla bell'e meglio, incapaci persino di fissarsi nella memoria dello spettatore per le loro caratteristiche trash/weird. Il che, mi spiace, ma dal regista e sceneggiatore che mi ha regalato Machete e Sex Machine (solo per citarne un paio) proprio non lo accetto.


Sarà che ormai Johnny Depp mi è inviso? Può essere benissimo, visto che Sands avrebbe tutte le carte in regola per qualificarsi come personaggio cult e invece la vista della faccetta da caSSo dell'attore (non ancora preso dalla sindrome di Sparrow, questo almeno glielo concedo) mi faceva venire voglia di prenderlo a pugni nonostante il linguaggio colorito e le braccia finte, tanto che solo nel prefinale, bardato con occhiali da sole e sangue a nascondergli il volto a mo' di novello Corvo, sono riuscita finalmente ad apprezzare Sands come meritava. Rimanendo in tema attori, Rourke e Dafoe sono un assurdo spreco di potenziale (il primo, col cagnusso, poteva fare molto meglio), la Mendes una cagnaccia inqualificabile (degnamente accompagnata da Enrique Iglesias e Marco Leonardi, due gatti di marmo) e persino faccette amate come quelle di Danny Trejo e Cheech Marin questa volta non bucano lo schermo. Meglio piuttosto l'accoppiata Banderas/Hayek o lo spettacolo del Mariachi in solitario, visto che il buon Antonio era ancora ai tempi in cui non veniva preso per il chiulo da galline e mulini: gli stunt dell'attore sono una gioia per gli occhi, basti solo pensare alla tamarrissima scena iniziale, alla sparatoria in chiesa, alla rocambolesca fuga dall'hotel incatenato ad una Hayek particolarmente sboccata... peccato solo per la decisione del regista di riempire il film di effetti digitali all'epoca all'avanguardia ma che probabilmente hanno ormai cominciato a soffrire un po' l'usura del tempo. Non che mi dispiaccia vedere proiettili che fanno letteralmente esplodere i corpi spillando ettolitri di sangue o roba che salta in aria senza un perché ma talvolta il risultato è talmente posticcio da andare persino oltre lo stile cartoonesco di Rodriguez. A compensare il tutto ci sono comunque una bellissima fotografia ricca di colori caldi, un montaggio serratissimo e, soprattutto, la colonna sonora, degna compagna delle imprese di un Mariachi che sembra quasi essere killer per caso, più interessato a tamburellare le dita sulla chitarra e cavarne evocative melodie (ma che brividi mi ha dato sentire le note di quella Malagueña appena accennata?) oppure a danzare come un ballerino di flamenco. Insomma, purtroppo tra me e C'era una volta in Messico non è più amore come un tempo ma comunque un po' di affetto c'è ancora.


Del regista e sceneggiatore Robert Rodriguez ho già parlato QUI. Antonio Banderas (El Mariachi), Salma Hayek (Carolina), Johnny Depp (Sands), Mickey Rourke (Billy), Eva Mendes (Ajedrez), Danny Trejo (Cucuy), Cheech Marin (Belini) e Willem Dafoe (Barrillo) li trovate invece ai rispettivi link.

Marco Leonardi interpreta Fideo. Australiano, ha partecipato a film come Nuovo Cinema Paradiso, La sindrome di Stendhal, Dal tramonto all'alba 3 - La figlia del boia e a serie come Elisa di Rivombrosa e Don Matteo. Ha 46 anni e sei film in uscita.


Rubén Blades interpreta Jorge FBI. Nato a Panama, ha partecipato a film come Predator 2, Il colore della notte, L'ombra del diavolo, The Counselor - Il procuratore e a serie quali X-Files e Fear the Walking Dead. Ha 69 anni ed è anche compositore e sceneggiatore.


Il cantante Enrique Iglesias, che interpreta Lorenzo, era già comparso, non accreditato, in Desperado. Johnny Depp è riuscito a completare tutte le sue scene in otto giorni ma siccome voleva rimanere ancora sul set Rodriguez gli ha fatto interpretare anche il prete con cui parla El Mariachi prima della sparatoria in chiesa; il ruolo di Johnny Depp comunque era stato pensato per George Clooney, già diversamente impegnato (probabilmente sul set di Ocean's Eleven, La tempesta perfetta o Fratello, dove sei?, chissà), mentre per l'aMMore Quentin (ringraziato nei nei titoli di coda in quanto fonte d'ispirazione del film) era pronto quello di Cucuy, al quale il regista ha dovuto rinunciare perché preso dalla realizzazione di Kill Bill. Detto questo, C'era una volta in Messico è il momentaneamente ultimo capitolo di una trilogia che comprende El Mariachi e Desperado, quindi se vi fosse piaciuto recuperateli e aggiungete Machete, Machete Kills e Dal tramonto all'alba. ENJOY!

martedì 7 ottobre 2014

Sin City - Una donna per cui uccidere (2014)

Dopo un'attesa spasmodica sono finalmente riuscita a guardare Sin City - Una donna per cui uccidere (Sin City: A Dame to Kill For), diretto da Frank Miller e Robert Rodriguez, una pellicola che aspettavo praticamente dal 2005... e che ora vorrei non avere mai visto!


Trama: a Sin City si intrecciano le storie di Dwight, invischiato in una torbida storia dall'ex amante Ava, del giocatore d'azzardo Johnny e della spogliarellista Nancy, in cerca di vendetta dopo la morte del detective Hartigan...


Sono perplessa. Per non dire incavolata nera. Sin City, con tutte le sue imperfezioni, era un capolavoro di nerissima ironia, zeppo di personaggi indimenticabili interpretati da attori in stato di grazia, realizzato in un modo talmente particolare che ancora oggi certe scene rimangono indelebili nella memoria dello spettatore. Uno trepida quasi dieci anni per un sequel, aspettandosi ovviamente che, perlomeno tecnologicamente e visivamente parlando, riesca a superare il capostipite... e cosa si trova davanti? Una cazzatella vergognosa dove l'unica a salvarsi è un'incredibile, sensuale, bellissima Eva Green, protagonista tra l'altro di una delle uniche due storie tratte dai fumetti di Frank Miller visto che sia il segmento con Joseph Gordon-Levitt che quello con Jessica Alba sono stati scritti appositamente per il film, e si vede. La trama complessiva di Una donna per cui uccidere, infatti, è incredibilmente noiosa e sconclusionata, soprattutto per quel che riguarda la cronologia degli eventi, il personaggio di Marv (che nel primo Sin City era forse il migliore) viene troppo spesso utilizzato come tappabuchi o jolly e, diciamocelo, Roark non ha nemmeno la metà del carisma di un Bastardo Giallo o del terrificante Kevin. La colonna portante della pellicola, Una donna per cui uccidere, risulta molto bella su carta ma ormai ha 20 anni e appare incredibilmente ingenua se portata su schermo, soprattutto la sua atmosfera noir fa letteralmente a pugni con la messa in scena tamarra di Rodriguez e Miller, che preferiscono concentrarsi sulla furia omicida di Marv, sul corpo nudo della Green e sulla mattanza di Miho piuttosto che sull'atmosfera del racconto in sé (e fortunatamente hanno tolto di mezzo il greco o non so cosa ne sarebbe uscito fuori, una roba trashissima suppongo), mentre le altre tre storie lasciano lo spettatore con un enigmatico "e quindi..?" timidamente sussurrato a fior di labbra. Capisco il divertissement iniziale con Marv ma, sinceramente, l'autolesionismo di Joseph Gordon-Levitt e il tristissimo alcolismo di Nancy con tanto di ancor più triste fantasma "custode" mi hanno lasciata molto perplessa, come ho detto all'inizio.


Passando alla realizzazione, non capisco se sono invecchiata io e non sopporto più la fintissima resa del bianco/nero con inserti colorati (che nel primo Sin City mi aveva ipnotizzata) o se, effettivamente, allora questa tecnica era usata con criterio mentre adesso viene utilizzata ad mentula canis; ogni sequenza di Una donna per cui uccidere, infatti, mi è sembrata un attacco diretto alla vista e al buon gusto, con i personaggi che paiono quasi arrancare in quei fondali fintissimi mentre gli sprazzi di colore li fanno sembrare dei pessimi cosplayer. Sicuramente, il trucco di Marv è qualcosa di osceno, forse perché in questo capitolo mancano i cerotti bianchi che dissimulavano un pochino il quintale di lattice attaccato al viso di Mickey Rourke, ma anche gli inseguimenti su quattro e due ruote sono imbarazzanti (sul finale, la corsa in moto con Rourke e la Alba mi ha ricordato tantissimo le puntate di quei telefilm in cui i personaggi stanno fermi sulla macchina mentre alle loro spalle scorre un rullo con le immagini...) e, soprattutto, la "metamorfosi" di Dwight mi ha letteralmente uccisa dalle risate: santo cielo, davvero Clive Owen era così impegnato da non poter girare un paio di scene invece di mettere quella parrucchetta da nido di chiurlo in testa a Josh Brolin?? Già che siamo in tema, poi, parliamo degli attori, una tristezza più unica che rara. Come ho detto, si salva solo la favolosa Eva Green, malefica come poche, Joseph Gordon-Levitt è bravo e sempre bellino ma penalizzato da un personaggio inutile, il resto sarebbe da dimenticare... ma perché non infierire? Josh Brolin è un blocco di tufo e lo stesso vale per (Signore perdonami!!!) un Bruce Willis talmente sacrificato che avrebbero anche potuto non ingaggiarlo, Rosario Dawson è la parodia di sé stessa, Jessica Alba triste e molla come Mariottide (tranne quando strippa ma, anche lì, nel primo Sin City ha fatto di meglio), Dennis Haysbert nei panni di Manute, con quella facciotta, fa persino tenerezza (per sostituire il povero Michael Clarke Duncan non era meglio un altro attore?), Jamie Chung è pessima come nuova Miho e Jaime King non ne ha palesemente voglia e si vede. Avrei sperato nelle comparsate di Lady Gaga e Christopher Lloyd ma nemmeno quelle sono riuscite ad essere abbastanza incisive da tirarmi su il morale, quindi posso fare solo una cosa: pregare perché il flop al botteghino dissuada la premiata ditta Miller e Rodriguez dal girare altri film dedicati a Sin City. Machete Kills Again in Space posso sostenerlo, sorbirmi altre due ore di noir fasullo e pessima computer graphic anche no!


Dei registi Robert Rodriguez e Frank Miller (che compaiono anche nei panni di due barboni in TV) ho già parlato ai rispettivi link. Anche Mickey Rourke (Marv), Jessica Alba (Nancy), Josh Brolin (Dwight), Joseph Gordon-Levitt (Johnny), Rosario Dawson (Gail), Bruce Willis (Hartigan), Eva Green (Ava), Dennis Haysbert (Manute), Ray Liotta (Joey), Christopher Meloni (Mort), Jeremy Piven (Bob), Christopher Lloyd (Kroenig), Jaime King (Goldie/Wendy), Juno Temple (Sally), Marton Csokas (Damien Lord), Jamie Chung (Miho) e Alexa Vega (Gilda) potete trovarli nei vari post a loro dedicati.

Powers Boothe interpreta il senatore Roark. Americano, ha partecipato a film come Frailty - Nessuno è al sicuro, Sin City, The Avengers e a serie come 24. Ha 66 anni e film in uscita.


Johnny Depp avrebbe dovuto partecipare col ruolo di Johnny (e ancora prima con quello di Wallace, se Rodriguez e Miller avessero incluso nella sceneggiatura All'inferno e ritorno) ma ha rinunciato per impegni pregressi, mentre Salma Hayek, Rose McGowan, Angelina Jolie, Rachel Weisz, Michelle Williams, Helena Bonham Carter, Scarlett Johansson, Anne Hathaway e Jennifer Lawrence erano state tutte prese in considerazione per il ruolo di Ava. Finite le curiosità, aggiungo solo che se Sin City - Una donna per cui uccidere vi fosse piaciuto potete tranquillamente leggere le pregevolissime opere di Frank Miller e recuperare il primo, favoloso Sin City assieme a 300. ENJOY!






martedì 25 giugno 2013

Sin City (2005)

Estate, stagione di cinecomic. L'uomo d'acciaio, a breve il secondo capitolo di Kick-Ass, la conferma che Robert Downey Jr. ha firmato per The Avengers 2 e 3... insomma, tutto questo mi ha spinta a recuperare e rivedere il bellissimo Sin City, diretto nel 2005 da Robert Rodriguez, Frank Miller, Quentin Tarantino e tratto quasi pari pari dalle graphic novel dello stesso Miller.


Trama: storie diverse si intrecciano a Basin City, la città del peccato. L'ex galeotto Marv cerca di scoprire chi lo ha incastrato per l'omicidio dell'amata Goldie, il killer Dwight si ritrova invischiato nella guerra tra le prostitute della Città Vecchia e la mala, infine l'ex poliziotto Hartigan deve fare i conti col pericoloso e inquietante "Bastardo giallo"...


Sin City è uno dei più bei film tratti da un fumetto che siano mai stati girati, anche se in questo caso bisognerebbe parlare, letteralmente, di tavole in movimento. Non conosco infatti tutta la grandiosa opera Milleriana ma, per quel poco che ho letto di Sin City, ogni singola sequenza del film riprende con un'attenzione per i dettagli quasi certosina il suo corrispettivo cartaceo, dall'espressione del personaggio fino alla sua rappresentazione grafica (vestiti, pettinatura, accessori...), dai dialoghi fino agli sfondi, con davvero pochissime concessioni ad un eventuale adattamento: Sin City è uno di quei rari film in cui non si può dire "era meglio il fumetto", perché i cambiamenti sono talmente minimi che lamentarsene sarebbe a dir poco ridicolo. L'unica critica che può essere mossa alla pellicola è l'eccessiva "freddezza" conseguente al massiccio uso di effetti speciali e CG, indispensabili per ottenere la fedeltà praticamente assoluta all'opera di Miller e i caratteristici effetti cromatici che sono quelli che più colpiscono l'occhio e la memoria dello spettatore e che spezzano la monocromia di quello che, a tutti gli effetti, è un noir moderno. Abbiamo così un bastardo giallo che indossa il suo marciume e la sua corruzione come una seconda pelle, sangue bianco che sprizza dalle arterie, occhi verdi o azzurri che colpiscono per la loro incredibile bellezza, stilosissime scarpe rosse, macchie di colore che si integrano perfettamente alle altre immagini e che non creano quell'incredibile fastidio che avrebbe provocato quella rumenta di The Spirit, fallimentare assolo registico di un Miller ormai preso da manie di grandezza cinematografiche.


Grandissima, inoltre, la cura messa nel casting. Il make-up, come già ho avuto modo di dire, fa miracoli, soprattutto per quanto riguarda Mickey Rourke e lo scimmionesco Marv, ma bene o male si è cercato (come mostrato in maniera assai furba nei titoli di testa) di affidare ogni personaggio ad un attore che potesse incarnarlo alla perfezione e distaccarsi poco dall'immagine creata da Miller. I migliori sono un irriconoscibile Benicio Del Toro, protagonista di una delle sequenze più esilaranti e meglio riuscite della pellicola (e no, non lo dico perché c'è di mezzo la santa mano di Quentin ma perché la voce e la mimica di Benicio durante il confronto con Dwight sembrano quelle di Rockfeller) e l'inquietantissimo, glaciale Kevin di Elijah Wood, un personaggio che non sfigurerebbe affatto in un film horror, ma tutti gli altri attori hanno fatto un lavoro a dir poco egregio, a partire da chi si è beccato soltanto una piccola particina come Carla Cugino, fino ad arrivare ai grossi calibri come il mio amato Bruce Willis. Le storie di Basin City, un universo incentrato sulla depravazione, la corruzione, il sangue, la violenza e il sesso, si delineano sullo schermo come se la china avesse il potere di muoversi e riescono a farci piombare in un'atmosfera dal sapore retrò e pulp, con pochi (anti)eroi fuori dal tempo e un branco di assassini e criminali tra i più affascinanti, il tutto scandito dall'ipnotico score scritto a tre mani da Grahame Revell, John Debney e dallo stesso Robert Rodriguez. Insomma, un piccolo capolavoro che val sempre la pena recuperare e riguardare, tenendo a mente che le quattro storie utilizzate per girare il film (Il cliente ha sempre ragione, Un duro addio, Un'abbuffata di morte, Quel bastardo giallo) sono dei capolavori del fumetto e andrebbero lette a prescindere.


Dei registi Frank Miller (che interpreta anche il prete fatto fuori da Marv), Robert Rodriguez (che interpreta anche uno dei membri dello SWAT) e Quentin Tarantino ho parlato qui, qui e qui. Di Jessica Alba (Nancy Callahan), Rosario Dawson (Gale), Benicio Del Toro (Jackie Boy), Michael Clarke Duncan (Manute), Carla Cugino (Lucille), Josh Hartnett (L’uomo), Rutger Hauer (Cardinale Roark), Jaime King (Goldie/Wendy), Michael Madsen (Bob, ma all'inizio si era pensato a lui per Marv), Brittany Murphy (Shellie), Mickey Rourke (Marv), Bruce Willis (Hartigan), Elijah Wood (Kevin) ho parlato ai rispettivi link.

Clive Owen interpreta Dwight. Inglese, lo ricordo per film come Gosford Park, The Bourne Identity, l’indimenticabile corto Beat the Devil, King Arthur, Derailed – Attrazione letale, La pantera rosa ed Elizabeth: The Golden Age, inoltre ha partecipato alla serie Extras. Anche produttore, ha 49 anni e due film in uscita.  


Marley Shelton interpreta la Cliente. Americana, la ricordo per film come Gli intrighi del potere – Nixon, Pleasantville, Mai stata baciata, Grindhouse – A prova di morte, Planet Terror, A Perfect Getaway – Una perfetta via di fuga e Scream 4; inoltre, ha partecipato alla serie 8 sotto un tetto e doppiato un episodio di American Dad!.  Ha 39 anni.


Nick Stahl interpreta Roark Jr., il Bastardo Giallo. Americano, ha partecipato a film come L'uomo senza volto, Generazione perfetta, La sottile linea rossa, Terminator 3: Le macchine ribelli e a serie come Hercules e Locke & Key (il pilot, purtroppo mai andato in onda...). Anche produttore e scenografo, ha 34 anni e tre film in uscita.


Nei panni della giovanissima prostituta Becky i fan di Una mamma per amica riconosceranno sicuramente gli occhioni azzurri di Alexis Bledel, una delle Gilmore Girls del titolo originale. Passando alla solita rubrica del "chi non ce l'ha fatta", Adrien Brody ha provato ad avere la parte di Jackie Boy mentre l'impegnatissimo Johnny Depp era stata la prima scelta di Rodriguez per il personaggio; altri prescelti dal regista erano Christopher Walken e Wilelm Dafoe per il senatore Roark, Steve Buscemi per Junior versione Bastardo Giallo (sarebbe stato perfetto, mentre per la versione "bella" era stato scelto Di Caprio che ha rifiutato) e Michael Douglas per Hartigan (meglio Bruce!!). L'anno prossimo dovrebbe uscire, finalmente, il seguito di Sin City, Una donna per cui uccidere, sempre diretto da Rodriguez, con alcuni ritorni (Bruce Willis, Jessica Alba, Mickey Rourke, Rosario Dawson) e alcuni cambiamenti (Dennis Haysbert al posto del defunto Michael Clarke Duncan, Jamie Chung in quello di Devon Aoki, diventata da poco mamma). Nell'attesa che esca, se Sin City vi fosse piaciuto consiglio di vedere L'uomo che non c'era e Pulp Fiction. The Spirit è troppo brutto. ENJOY!!!

giovedì 16 settembre 2010

I mercenari - The Expendables (2010)

Sarà che il mio cervello è ancora stordito per le continue esplosioni. Sarà perché la mia psiche è tuttora devastata dal testosterone. Sarà perché il mio animo vacilla ancora innanzi a dialoghi di una “profondità” inarrivabile… sarà quel che sarà, sono pronta a beccarmi una marea di insulti e a dichiarare, sul mio amato Bollalmanacco, che The Expendables di Sylvester Stallone è bello. Di più. E’ divertente e, nel suo genere, pure ben fatto. E dopo essermi giocata tutti i fedeli lettori con queste affermazioni, vediamo di giustificare la mia follia.


La trama (ahah!!): un gruppo di mercenari (gli Expendables, appunto) vengono ingaggiati per andare a fare fuori un sanguinario generale in una non precisata isoletta fittizia del Sud America. BOOM!, SMASH!, SOCK! e anche ZACK! Ah sì, in realtà il generale è un semplice pupazzo, il vero cattivo è un ex agente della CIA.


Dio benedica gente come Stallone. Erano anni che non vedevo un film che mi lasciasse, alternativamente, perplessa, meravigliata e piegata in due per terra dal gran ridere. Mi dispiace dirlo, ma nemmeno Quentin con i suoi Inglorious Basterds era riuscito ad ottenere un simile risultato, perché comunque sia ero consapevole di andare a vedere un film degno, con una trama, un perché, trasudante cinefilia. Coerentissimo con i principi tarantiniani. Ma Stallone è MOLTO più coerente. Quest’uomo ha fatto una sola cosa: ha riunito tutte (o quasi) le vecchie glorie degli action anni ’80 e ha creato un giocattolone da regalare a tutti quegli spettatori che sono cresciuti con lui. Non fa nessun tentativo di rendere la cosa più “matura”, meno zamarra, di ornare il tutto con orpelli psicologici, metafisici, non indulge nemmeno nella commossa nostalgia (tranne quando Rourke spreme una lacrima) perché, CAZZO, i duri non si commuovono!!! In The Expendables troverete solo botte, botti, bottane, dialoghi al limite dell’indecenza, muscoli, sguardi assassini sostanzialmente identici a sguardi stupiti, tristi, doloranti, felici (sì, Stallone ha una sola espressione, come sempre!), sudore, tatuaggi, moto, eroi che si spaccano di mazzate senza mostrare poi un graffio (anche se pare Stallone si sia rotto il collo mentre combatteva contro Steve Austin!), inseguimenti… e che schifo, direte voi!!! NO!! Perché il buon Sly ci infila dentro un’autoironia che porta a perdonargli tutto. E’ come se lui arrivasse e dicesse: “lo so che sono un tamarro della peggior specie, ma ditemi la verità… non è esattamente quello che volete da me?” E dopo averci pensato un po’ su, lo spettatore intelligente dovrebbe semplicemente annuire con un sorrisetto stronzo sulle labbra e sfidarlo: “E va bene, bietolone, vediamo un po’ fino a che punti puoi arrivare…”. Personalmente, ho perso la sfida. Stallone supera abbondantemente ogni aspettativa, trotterellando per tutto il film a braccetto col cattivo gusto volontario ed il trash consapevole ed uscendone comunque a testa alta.


Le riunioni di vecchie glorie, si sa, sono tristi. Botte di Natale ci ha mostrato un Bud Spencer e un Terence Hill bolsi, tristi e molli, di Blues Brothers 2000 non voglio nemmeno parlare. Stallone ha invece preso gli eroi degli action movie in un momento della loro vita, e della loro carriera, in cui un simile divertissement non era solo accettabile, ma anche sensato: tralasciando Jason Statham che è ancora giovane, Dolph Lundgren, Jet Li, Steve Austin e lo stesso Sly sono ancora performanti e credibili nei loro ruoli di supermacho indistruttibili, e l’ex Rambo è stato così intelligente da “relegare” delle divinità come Mickey Rourke (che ormai si presenta sempre conciato come il suo Whiplash di Iron Man 2!), Bruce Willis e un redivivo Schwarznegger in piccoli camei, un regalino per il pubblico più esigente. Inutile dire che la parte migliore del film, almeno per me, è stata il “confronto tra Terminator, Rambo e John McClane” con Stallone e Schwarzy a punzecchiarsi con citazioni dei loro personaggi più famosi, Willis che li apostrofa con un “va bene, adesso mettetevi a fare l’amore così potete far pace!” e la stilettata finale rivolta al governatore della California “Eh, fa così perché vuol diventare Presidente”. Geniale. Geniali tutti loro ad accettare di partecipare ad un film che sicuramente non rappresenta l’apice delle loro carriere, ma che sicuramente li mostra molto più intelligenti e coerenti rispetto ad un Van Damme che ha rifiutato di comparire perché il suo ruolo era troppo poco impegnato. Ah, perché, negli altri film a cui ha partecipato i suoi ruoli erano da Oscar! Mavvaaff…! Oltre alle vecchie glorie, comunque, voto dieci al personaggio di Terry Crews con le sue pallottole in grado di smembrare un uomo con un solo colpo. Decisamente all’altezza di coltelli che mozzano mani con un solo fendente!


E ora… le note dolenti, o divertenti, che dir si voglia. Ho detto prima che la mia scena preferita era quella del confronto tra i tre grandi. In realtà, il mio cuore va all’epica immagine di uno Stallone che corre… ricolmo di muscoli, afflitto dalla perenne paresi… ma dove, dove ho già visto una simile postura? Ecco! Assomiglia un sacco a Happy Feet, la stessa grazia, la stessa agilità, lo stesso modo di correre che avrebbe un pinguino con una scopa nel ****!! E poi, ovviamente, ci sono le incongruenze nella trama. Più o meno all’inizio del film, Stallone e Statham lasciano cadere dall’idrovolante litri e litri di napalm, che ovviamente l’erede di Bruce Willis fa esplodere con una singola pallottola, distruggendo il molo dove al momento sono presenti il villain principale e più o meno 3000 soldati. Ma se lo scopo principale è fare secco il generale che vive in una sorta di isolato castello, non era più comodo fare esplodere quello con il generale dentro, invece del molo?? E seconda cosa: ma perché il cattivo scappa per due ore trascinandosi dietro la donna concupita da Stallone, salvandola da esplosioni, morte, distruzione… solo per poi puntarle una pistola alla tempia minacciando Sly di farle saltare la testa se non lo avesse lasciato andare?? Ma è insensato!! Sparale subito ed evita di trascinarti dietro un gatto appeso ai marroni!! Inoltre, a dialoghi che intrecciano sparate da macho (Ehi, dì a Pluto di stare accccuccia…), clichè pseudofilosofici (Siamo ormai vuoti dentro…), tentativi di battute ironiche (Jet Li e il suo ricorrente: A me dovete pagarmi di più perché sono piccolo!), sparate da vero supercattivone bastardo (Sei fortunata.. Papà mi ha detto che le donne non si picchiano, al limite si spingono con forza… però lui <Eric Roberts indica Steve Austin> non aveva un papà come il mio, sai. A lui non frega un cazzo che tu sia donna. Lui è una MERDA.) e perle di puro trash “romantico” (Tieni. Questo è il numero del mio conto corrente… PROSCIUGALO, per il bene della tua gente) si aggiunge anche la pochezza dell’adattamento italiano. Addirittura le parole spagnole dell’ultimo discorso del Generale sono state sottotitolate in modo sbagliato, con un “sono stato” che è diventato “questo stato”. Ma vergogna!!! Comunque, ignoratele queste imperfezioni, ed andate a vedere The Expendables, davvero. Non vi dico di spenderci 8 euro, andateci al mercoledì, quando costa meno, e non scaricatelo/prendetelo in DVD perché sono convinta che non renderebbe nemmeno la metà. Andateci con animo lieto e con l’ingenuità di bambini, non ve ne pentirete!


Di Bruce Willis, che compare in un cameo nei panni dell’agente Church, ho già parlato qui, mentre Mickey Rourke, che interpreta il tatuatore Tool, lo trovate qua. Tra i prossimi progetti del mio pelato preferito, un paio di action movie che si prospettano per la maggior parte poco interessanti, un altro film col maledettissimo Shyamalan e, forse, un quinto episodio della serie Die Hard.

Sylvester Stallone, oltre ad essere il regista e cosceneggiatore del film, interpreta Barney. Quest’uomo è entrato nella storia degli action per la sua interpretazione dell’ex militare John Rambo nella serie di film a lui dedicati, quindi la sua presenza nel film e l’ideazione dello stesso è più che legittima. Tra le sue altre pellicole segnalo Il dittatore dello stato libero di Bananas, Rocky, Rocky II, Rocky III, Rocky IV, Cobra, Tango & Cash, Rocky V, Oscar – un fidanzato per due figlie, Fermati o mamma spara, Cliffhanger – l’ultima sfida, Demolition Man, Dredd – La legge sono io, Daylight – Trappola nel tunnel, Men in Black e Rocky Balboa. Ha inoltre doppiato il cartone Z la formica e partecipato a un episodio de Il tenente Kojak. L’attore, americano di origini italiane, ha 64 anni (e a quanto pare non se li sente…) e un film in uscita.


Jason Statham interpreta Christmas. Entrato nella storia degli action come “erede” di Bruce Willis (ma col cavolo che l’inglesetto ha il suo stile…), in realtà ha cominciato lavorando con Guy Ritchie per due film, decisamente meno mainstream e molto più interessanti, come Lock & Stock e Snatch, per poi continuare con roba come The Transporter, The Italian Job e The Pink Panther – La pantera rosa. Ha 38 anni e sette film in uscita.


Arnold Schwarzenegger appare in un cameo come avversario di Barney, il mercenario Trench. Se Stallone è il re degli Action movie, l’attore austriaco è l’imperatore, basti solo pensare ai suoi Terminator, Terminator 2 – Il giorno del giudizio, Commando e Predator, solo per citarne alcuni. Prima che la sua carriera si interrompesse per seguire velleità politiche che lo hanno portato ad essere governatore della California, ha partecipato a film come Conan il barbaro, Conan il distruttore, Danko, I gemelli, Atto di forza, Un poliziotto alle elementari, Last Action Hero – l’ultimo grande eroe, True Lies, Junior, Una promessa è una promessa, Batman & Robin, Giorni contati, Terminator 3 e Il giro del mondo in 80 giorni, oltre che a un episodio dei Racconti di mezzanotte. Ha 63 anni.


Jet Li interpreta Ying Yang. L’attore cinese è la stella orientale degli action USA, conquistandosi di diritto la partecipazione in The Expendables grazie a titoli come Arma letale 4, Romeo deve morire, The One, Hero, Fearless e La mummia: la tomba dell’imperatore dragone. Ha 47 anni e un film in uscita.


Dolph Lundgren interpreta il folle mercenario Gunner. “Io ti spiezzo in due”, disse il buon Ivan Drago ad uno spappolato Rocky; volevate mica che dopo questa mitica frase lo svedesone non fosse presente alla rimpatriata? Oltre a Rocky IV lo si può vedere all’opera in Agente 007 bersaglio mobile, I dominatori dell’universo (dove interpreta He – Man, l’uomo per eccellenza!!) e Johnny Mnemonic. Ha 53 anni e due film in progetto.


Eric Roberts interpreta l’ex agente CIA Munroe. Siccome il fratellino di Julia Roberts non è mai stato una star degli action movie, posso solo supporre che la sua partecipazione sia stata voluta da Stallone per commemorare la loro collaborazione nel film Lo specialista. Tra le altre pellicole in cui compare segnalo Il rompiscatole, L’angelo del male, A morte Hollywood e Il cavaliere oscuro, mentre tra i telefilm a cui ha partecipato cito Frazier, Oz, Il tocco di un angelo, Law & Order, Perfetti… ma non troppo, CSI: Miami e Heroes. Ha 54 anni e la bellezza di tredici film in uscita.


Charisma Carpenter interpreta la fidanzata di Christmas, Lacy. Normalmente una donna in questo contesto non la menzionerei nemmeno, ma ho passato anni a vederla in tv nel ruolo della divina Cordelia, prima in Buffy poi in Angel. Attiva soprattutto nelle serie televisive, ha partecipato ad alcuni episodi di Baywatch, Streghe, Veronica Mars e CSI. Americana, ha 40 anni e due film in uscita.


Tra gli altri mercenari spiccano le figure del famosissimo wrestler “Stone Cold” Steve Austin (che interpreta Paine, la guardia del corpo di Munroe), un altro lottatore come Randy Couture (Toll Road, uno degli Expendables) e il già citato Terry Crews, che tuttavia mi pare più attore da commedie o telefilm che star degli action (in effetti al suo posto doveva esserci Wesley Snipes, che tuttavia aveva problemi con il fisco americano e non poteva andare uscire dagli USA). Questi ultimi due, in particolare, mi sembrano poveri sostituti condannati a sopperire alla mancanza di vere guest star quali sarebbero dovuti essere Steven Seagal (che ha rifiutato per problemi col produttore del film) o Chuck Norris. Se vi è piaciuto questo film, oltre a consigliarvi ogni caposaldo degli attori coinvolti, vi direi anche di riesumare quell’A – Team uscito proprio quest’anno. E ora vi lascio con il trailer del film... ENJOY!!




martedì 4 maggio 2010

Iron Man 2 (2010)

Capita a volte, ma solo a volte, che il secondo capitolo di un film sia meglio del primo. Ora, verrò tacciata di eresia ma questo per me vale innanzitutto per quel capolavoro che è Indiana Jones e il tempio maledetto, una spanna sopra I predatori dell’arca perduta, almeno nel mio cuoricino di nerd. E vale anche, vuoi perché l’ho visto al cinema mentre il primo me lo sono guardato in DVD, per Iron Man 2.


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La trama: sei mesi dopo aver “confessato” al mondo di essere Iron Man, Tony Stark si ritrova un bel po’ di problemi tra capo e collo. Innanzitutto sta per morire avvelenato dallo stesso elemento che gli consente di sopravvivere ed essere Iron Man, il che non è poco. Il governo USA vuole a tutti i costi la sua armatura. Un paio di dubbi personaggi vogliono fargli perdere ogni residuo di credibilità e, se possibile, farlo fuori. Come sovrappiù, anche lo S.H.I.E.L.D. lo perseguita.


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Molto probabilmente Jon Favreau ha avuto carta bianca visto il successo del primo film, perché altrimenti non si spiegherebbe come mai questo Iron Man 2 sia un ponderoso fumettone di ben due ore e passa, dove Robert Downey Jr. gigioneggia a più non posso e c’è spazio per abbondanti dosi di ironia più che di effetti speciali. Il regista riesce ad infilarci dentro tanti di quegli spunti e di idee che al fumetto servirebbero come minimo ventisette albi diversi più un numero imprecisato di speciali per sviscerarle tutte. E lo fa anche troppo bene, considerata tutta la carne che mette sul fuoco. Se il film precedente mostrava un Tony Stark che imparava ad essere più “responsabile” e meno egocentrico, il secondo capitolo ci mette davanti un uomo che sa di stare per morire e che è sopraffatto dalla fretta di portare a termine tutto quello che ha lasciato in sospeso, facendosi prendere dallo sconforto ed abbruttendosi nelle peggiori maniere possibili (la scena in cui, completamente ubriaco, fa pipì nell’armatura è semplicemente geniale..). Dalle stelle alle stalle si potrebbe dire; e infatti lo scopo del nuovo villain, il russo Ivan Vanko, è quello di screditare agli occhi della gente comune un uomo che in fin dei conti è un egocentrico con manie di grandezza. Il dilemma etico sul fatto se sia più giusto lasciare un’arma devastante nelle mani di un privato o metterla a disposizione di uno stato potente come gli USA viene gettato come il proverbiale sasso, ma poi Favreau ritira la mano, lasciando le riflessioni dello spettatore a perdersi in un casino di intrecci spionistici e battaglie tra armature e droni, ma pensandoci bene tutto si conclude a tarallucci e vino: entrambe le opzioni sono sbagliate, pubblico e privato devono unire le forze con l’unico intento di fare del bene agli altri, non a sé stessi. Utopistico, non c’è che dire.


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Tornando ad aspetti più “terra terra”, le novità introdotte nel film sono parecchie, e tutte per i fan. James “Rhodey” Rhodes ottiene un ruolo più importante rispetto al primo film, vestendo anche i panni della seconda armatura Marvel, ovvero War Machine, con tutte le conseguenze del caso: più combattimenti, più armi, una villa completamente devastata, una città praticamente esplosa, ed il costante dilemma amicizia vs dovere. Per i maschietti ecco arrivare la rossa Natasha Romanoff, alias Vedova Nera (anche se il suo nome in codice non viene mai citato), che porta nella relazione tra Stark e miss Pepper lo squilibrio del terzo incomodo e consente allo S.H.I.E.L.D. di assumere un ruolo un po’ più importante, per la gioia di chi, come me, non ne ha mai abbastanza di vedere sullo schermo Samuel L. Jackson nei panni di Nick Fury. Non me ne voglia Jeff Bridges, che nel primo film interpretava Obadiah Stane, ma i villain del secondo episodio sono molto migliori. Innanzitutto sono ironici da morire, soprattutto il magnate Justin Hammer, interpretato da un Sam Rockwell che non è mai stato così peppia e rompipalle, un ragazzino incompetente e viziato che assieme al taciturno e strepponissimo Ivan Vanko di Mickey Rourke crea una coppia assolutamente perfetta, che vive di un costante contrasto culturale e caratteriale (stupenda la scena del pranzo nell’hangar, con il petulante Hammer che parla per mezz’ora mentre Vanko lo guarda con un’espressione disgustata che vale mille parole, prima di rispondergli in russo e farsi prendere per scemo; una gag che verrà ripresa verso la fine, quando i piani di Vanko vengono rivelati nella loro interezza).


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Dopo tutte le cose positive che ho detto, può però mancare la troiata (al di là dell’inverosimiglianza con la quale miss Pepper riesce sistematicamente a resistere alle avances di quel fico di Tony…) che rovina in parte il film? Ovviamente no. Peccato che sia una delle cose risolutive, ovvero il modo in cui Iron Man riesce a trovare una cura per la sua condizione. Non vi anticipo né come arriva a trovarla né come la realizza, ma sappiate che quest’enorme scemenza viene salvata solo dall’utilizzo improprio ed irrispettoso che Tony Stark fa di un cimelio Marvel che definire storico è poco: lo scudo di Capitan America. E a proposito di cimeli storici, NON andate via prima della fine dei titoli di coda, perché per tutti i fan c’è una sorpresa… divina. ‘nuff said. Insomma, questo Iron Man 2 non sarà sicuramente un film memorabile o perfetto, ma nonostante la lunghezza regala un paio d’ore di divertimento “serio” e momenti di grasse risate, soprattutto grazie agli attori in formissima e ad una bella sceneggiatura, due elementi che non vengono soffocati,  come spesso accade, dagli effetti speciali, che in questo film sono curatissimi e molto funzionali alla trama. Consigliato, decisamente.


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Di Jon Favreau, Robert Downey Jr., Gwyneth Paltrow e Samuel L. Jackson ho già parlato qui, Scarlett Johansson la trovate qua, e per finire Sam Rockwell compare in questo post. Segnalo il solito cameo di Stan Lee, che questa volta è uno dei fan che stringe la mano ad Iron Man nelle prime scene del film.


Mickey Rourke interpreta Ivan Vanko. Questo meraviglioso attore Americano ha vissuto momenti di pura gloria negli anni ’80, durante i quali era considerato uno degli attori sex symbol per eccellenza, grazie a pruriginose minchiatelle come 9 settimane e mezzo e Orchidea selvaggia, che all’epoca destarono grande scalpore. Si è poi autodistrutto con filmacci mediocri e una carriera di boxeur che lo ha costretto praticamente a rifarsi la faccia. E’ “risorto” l’anno scorso con il film The Wrestler, e speriamo che continui così. Oltre ai film già citati ricordo 1941: Allarme a Hollywood, I cancelli del cielo, Brivido caldo, Rusty il selvaggio, Angel Heart – Ascensore per l’inferno, Harley Davidson & Marlboro Man, Animal Factory, C’era una volta in Messico, lo splendido Sin City. Ha 58 anni e sette film in uscita, tra cui, forse, il quinto capitolo della serie Rambo.


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Don Cheadle sostituisce l’attore Terrence Howard nei panni di James “Rhodey” Rhodes. L’attore americano, famoso per essere uno dei protagonisti di ogni film seguito a Ocean’s Eleven, ha recitato nel bellissimo e ahimé poco conosciuto (e prima o poi recensito) Cosa fare a Denver quando sei morto, in Vulcano – Los Angeles 1997, Boogie Nights – l’altra Hollywood, Out of Sight, Traffic. In Tv è comparso nei telefilm Saranno famosi, Avvocati a Los Angeles, Willy il principe di Bel Air, The Bernie Mac Show, ER ed ha inoltre prestato la voce per un episodio de I Simpson. Ha 46 anni e un film in uscita.


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Un paio di curiosità: leggenda narra che Sam Rockwell dovesse recitare col ruolo di Iron Man già nel primo film, ma gli è giustamente stato preferito Robert Downey Jr. Quanto a Samuel L. Jackson e al suo Nick Fury, preparatevi perché il nostro ha firmato un contratto che lo porterà ad interpretare il direttore dello S.H.I.E.L.D. per almeno nove film; tra l’altro, e questo è interessante, mi pare che la Marvel stia cercando di creare una sorta di continuity anche nel suo universo cinematografico, visto che nel 2012 dovrebbe uscire il film dei Vendicatori e Thor è già ai nastri di partenza, come dimostrano parecchi indizi in Iron Man 2. In realtà Edward Norton stesso avrebbe dovuto partecipare al film con un breve cameo nei panni di Bruce Banner / Hulk, anche se poi non se n’è fatto nulla. Chi vivrà vedrà, ma nel frattempo se vi è piaciuto il film non avete che l’imbarazzo della scelta: il primo Fantastici 4 (decisamente inferiore ma altrettanto ironico), la trilogia di Spider Man e quella degli X – Men dovrebbero placare per un po’ la vostra sete di supereroi Marvel. E ora vi lascio con il trailer originale del film... ENJOY!!


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