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martedì 19 febbraio 2019

Alita - Angelo della battaglia (2019)

Spinta dalle aspettative esaltate di quanti lo stavano aspettando, sabato sono andata a vedere Alita - Angelo della battaglia (Alita: Battle Angel), diretto dal regista Robert Rodriguez e tratto dal manga Alita l'angelo della battaglia di Yukito Kishiro.


Trama: il dottor Ito trova in una discarica il cervello ancora intatto di una cyborg e lo impianta nel corpo della figlia defunta. La giovane Alita, immemore della sua vita passata, deve così scoprire cosa si cela nei suoi flashback e nelle sue prodigiose abilità di lottatrice...


Credo di essere una delle quattro persone al mondo che non hanno mai letto Alita l'angelo della battaglia, manga che negli anni '90 aveva contribuito alla diffusione della cultura "otaku" in Italia e al boom che ne è derivato. Sono comunque andata al cinema spinta da due nomi, quello di James Cameron alla sceneggiatura e alla produzione e quello di Robert Rodriguez alla regia. Inoltre, non conoscendo l'opera originale, ero anche felice del fatto di non dover subire gli effetti nefasti della sicura banalizzazione e semplificazione dei temi trattati nel manga ad uso e consumo del popolo bue occidentale, cosa che mi ha portata a vivere Alita - Angelo della battaglia come un Ready Player One un po' più trash e banalotto. Non cercate significati particolari, fossero anche quelli "buonisti" e tanto vituperati dalla cVitica alla Spielberg o alla Disney, perché Alita mi è parso giusto una scusa per mostrare incredibili effetti speciali al servizio di violentissime scene action ai danni di cyborg, robot e cagnolini (fuori dall'inquadratura, mentre il montaggio furbo consente di assistere al taglio netto di un corpo umano senza che la dicitura PG-13 ne risenta, anche perché in tutto questo c'è gran dispendio di sangue azzurro), al limite c'è un vago monito a non tradire amici e amanti per raggiungere i propri scopi, per quanto spinti dalla disperazione, ché non sempre chi vive in paradiso è migliore di chi sta all'inferno. Ogni personaggio del film, infatti, è letteralmente portato a vivere perennemente con lo sguardo al cielo, alla città sospesa di Zalem, dove vigono promesse di ricchezza e superiorità contro il pianeta/discarica che sta sotto, un melting pot di culture e razze all'interno del quale cyborg ed esseri umani più o meno potenziati convivono sotto l'egida di una legge marziale mantenuta da cacciatori di taglie. In tutto questo, la giovane Alita deve ricordare la sua vita passata mentre comincia a viverne una nuova fatta di amori adolescenziali, scoperte scioccanti su se stessa e su chi la circonda, ed episodi di violenza sempre più incontrollabili alimentati da una malvagia eminenza grigia che risponde al nome di Nova e che arriva a sfruttare persino lo sport nazionale, il Motorball, per eliminare Alita e le ultime vestigia di un passato radicato nientemeno che su Marte. Quanto alla protagonista, di per sé Alita è scema come un tacco ed ingenua come poche, degno contrasto con un corpo e un addestramento marziale che la rendono una macchina da guerra superiore a qualsiasi altra in grado di offrire così allo spettatore un po' di gioia.


I momenti veramente esaltanti di Alita - Angelo della battaglia sono infatti quelli in cui l'"angelo" da il meglio di sé, con una furia devastante unita alla consapevolezza di dover eliminare qualsiasi ostacolo le si pari davanti; che sia in una rissa "da bar", in una gara di Motorball mozzafiato oppure in un corpo a corpo contro cyborg sempre più mostruosi, Alita salta, vola e calcia con grazia, accompagnata da urla di battaglia cariche di sdegno e dall'abilità caciarona di Rodriguez dietro la macchina da presa. Il buon Robert si è fatto le ossa con la trilogia del Mariachi e con i vari Spy Kids e si vede, perché è in grado di "piegarsi" alle regole del PG-13 senza rinunciare a rendere chiaramente ciò che accade nelle varie sequenze anche nei momenti più concitati, riuscendo a destreggiarsi sia nei momenti più "fisici" sia in quelli dove sono gli effetti speciali a farla da padroni, ovvero per più di metà film. Alita - Angelo della battaglia è infatti il trionfo del digitale e della motion capture, a partire dalla protagonista con gli enormi occhioni e il corpo sproporzionato modellata su Rosa Salazar, una bambolotta carinissima e in qualche modo molto umana che interagisce alla perfezione con i suoi nemici cyborg, forse un po' meno riusciti ma comunque impressionanti e per nulla posticci. Anzi, mi verrebbe da dire che gli unici a risultare "finti" sono proprio gli attori blasonati infilati a forza in questa mega-produzione solo per fare la figura dei cioccolatai, Christoph Waltz in primis. Ecco, io non riesco a capire come Waltz possa passare dall'essere un attore con la A maiuscola, indimenticabile e fondamentale (soprattutto quando viene diretto da Tarantino) all'essere un povero cristo scoglionato che non sa bene come sia capitato sul set, come in questo caso; per carità, non va meglio a un non accreditato Edward Norton o alla sempre splendida Jennifer Connelly, costretta in un ruolo di villainess tra i più mosci ed indecisi mai scritti, per non parlare dell'elegante Mahershala Ali che meriterebbe ben altre occasioni, e sicuramente al 90% del pubblico non fregherà una cippa del trattamento di questi grandi nomi, però a me si spezza un po' il cuore. Fatto ad uso e consumo del popolino nerd, Alita - L'angelo della battaglia mi è sembrato, in definitiva, un film divertente e ben realizzato ma più effimero di qualsiasi cinecomic Marvel in quanto maggiormente privo di quell'elemento che consente al personaggio Alita di elevarsi rispetto al resto dei cyborg: il cuore. Mi sa che sto invecchiando, eh?


Del regista Robert Rodriguez ho già parlato QUI. Christoph Waltz (Dr. Dyson Ido), Jennifer Connelly (Chiren), Mahershala Ali (Vector), Ed Skrein (Zapan), Jackie Earl Haley (Grewishka), Jeff Fahey (McTeague), Derek Mears (Romo), Casper Van Dien (Amok), Edward Norton (Nova) e Michelle Rodriguez (Gelda) li trovate invece ai rispettivi link.

Rosa Salazar interpreta Alita. Americana, ha partecipato a film come Bird Box e a serie quali American Horror Story. Anche regista e sceneggiatrice, ha 34 anni.


Il film è finito nelle mani di Robert Rodriguez perché James Cameron (che covava il progetto dall'inizio del nuovo millennio) era troppo impegnato coi sequel di Avatar ed è rimasto come produttore e cosceneggiatore; Rosa Salazar ha invece battuto alle audizioni Zendaya e Bella Thorne. Se Alita - Angelo della battaglia vi fosse piaciuto recuperate il manga edito da Planet Manga e "spezzato" in tre serie: Alita, Alita Last Order  e Alita Mars Chronicles. ENJOY!


mercoledì 22 novembre 2017

C'era una volta in Messico (2003)

Non c'è mica solo Netflix, sapete. Amazon Prime Video ha un catalogo più ridotto e meno indipendente/cool ma qualcosina si trova, per esempio C'era una volta in Messico (Once Upon a Time in Mexico), diretto e sceneggiato nel 2003 dal regista Robert Rodriguez.


Trama: El Mariachi, in cerca di vendetta per la morte di moglie e figlia, si trova coinvolto nelle macchinazioni di un agente della CIA e in una storia fatta di boss mafiosi, colpi di stato e presidenti da uccidere...



In quel lontano novembre del 2003, ricordo ancora, in sala c'ero solo io. Non avevo trovato nessuno che mi accompagnasse a vedere C'era una volta in Messico, miracolosamente arrivato anche a Savona, e io, all'epoca ancora folgorata da Dal tramonto all'alba e preda di un amore folle per tutto ciò che riguardava Tarantino e i suoi simpatici amici, non potevo sopportare l'idea di non vedere l'ultima fatica di Rodriguez. Adesso, forse forse, mi farei un po' due conti in tasca. Rodriguez è ancora un bambino mai cresciuto, capace di regalare incredibili gioie allo spettatore disposto a farsi prendere in giro ma anche tantissima camurrìa derivante proprio da quell'incontenibile entusiasmo che palesemente lo prende ogni volta che si siede dietro la macchina da presa; detto questo, il nostro non azzecca un film da almeno dieci anni (Machete e Machete Kills li ho amati ma mi rendo conto che quello non è cinema) e guardando oggi C'era una volta in Messico si avverte già quel sentore di declino concretizzatosi in supercazzole e omaggi ai film di serie Z che sanno tanto di scusa per celare una fondamentale incapacità di essere Autore "serio". Nonostante tutto, io voglio un sacco bene a Rodriguez, intendiamoci, proprio per l'entusiasmo fracassone che mette nella realizzazione di ogni suo film e per la sua voglia di sperimentare sempre e comunque, tuttavia con C'era una volta in Messico il regista e sceneggiatore si è andato ad impelagare in un'impresa che meritava semplicità e tamarreide (ribadisco: Machete), non un plot a base di spie, doppiogiochisti e colpi di stato. Al culmine di una trilogia discontinua come quella del Mariachi (talmente discontinua che il regista non ricordava neppure che il personaggio di Cheech Marin fosse morto in Desperado, cosa che lo ha costretto a rivedere lo script e cambiarlo) Rodriguez fa del personaggio il salvatore della Patria, figura violenta ma pura capace di guardare oltre la corruzione serpeggiante in ogni angolo di Messico e portare la giusta revolución a suon di schitarrate e pistolettate. Il problema è che il personaggio di Sands, agente CIA, ruba la scena al Mariachi depresso più di una volta e, ancora peggio, viene utilizzato come un fastidioso latore di caos attraverso il quale vengono introdotti i più disparati personaggi, tutti ugualmente privi di carisma e abbozzati alla bell'e meglio, incapaci persino di fissarsi nella memoria dello spettatore per le loro caratteristiche trash/weird. Il che, mi spiace, ma dal regista e sceneggiatore che mi ha regalato Machete e Sex Machine (solo per citarne un paio) proprio non lo accetto.


Sarà che ormai Johnny Depp mi è inviso? Può essere benissimo, visto che Sands avrebbe tutte le carte in regola per qualificarsi come personaggio cult e invece la vista della faccetta da caSSo dell'attore (non ancora preso dalla sindrome di Sparrow, questo almeno glielo concedo) mi faceva venire voglia di prenderlo a pugni nonostante il linguaggio colorito e le braccia finte, tanto che solo nel prefinale, bardato con occhiali da sole e sangue a nascondergli il volto a mo' di novello Corvo, sono riuscita finalmente ad apprezzare Sands come meritava. Rimanendo in tema attori, Rourke e Dafoe sono un assurdo spreco di potenziale (il primo, col cagnusso, poteva fare molto meglio), la Mendes una cagnaccia inqualificabile (degnamente accompagnata da Enrique Iglesias e Marco Leonardi, due gatti di marmo) e persino faccette amate come quelle di Danny Trejo e Cheech Marin questa volta non bucano lo schermo. Meglio piuttosto l'accoppiata Banderas/Hayek o lo spettacolo del Mariachi in solitario, visto che il buon Antonio era ancora ai tempi in cui non veniva preso per il chiulo da galline e mulini: gli stunt dell'attore sono una gioia per gli occhi, basti solo pensare alla tamarrissima scena iniziale, alla sparatoria in chiesa, alla rocambolesca fuga dall'hotel incatenato ad una Hayek particolarmente sboccata... peccato solo per la decisione del regista di riempire il film di effetti digitali all'epoca all'avanguardia ma che probabilmente hanno ormai cominciato a soffrire un po' l'usura del tempo. Non che mi dispiaccia vedere proiettili che fanno letteralmente esplodere i corpi spillando ettolitri di sangue o roba che salta in aria senza un perché ma talvolta il risultato è talmente posticcio da andare persino oltre lo stile cartoonesco di Rodriguez. A compensare il tutto ci sono comunque una bellissima fotografia ricca di colori caldi, un montaggio serratissimo e, soprattutto, la colonna sonora, degna compagna delle imprese di un Mariachi che sembra quasi essere killer per caso, più interessato a tamburellare le dita sulla chitarra e cavarne evocative melodie (ma che brividi mi ha dato sentire le note di quella Malagueña appena accennata?) oppure a danzare come un ballerino di flamenco. Insomma, purtroppo tra me e C'era una volta in Messico non è più amore come un tempo ma comunque un po' di affetto c'è ancora.


Del regista e sceneggiatore Robert Rodriguez ho già parlato QUI. Antonio Banderas (El Mariachi), Salma Hayek (Carolina), Johnny Depp (Sands), Mickey Rourke (Billy), Eva Mendes (Ajedrez), Danny Trejo (Cucuy), Cheech Marin (Belini) e Willem Dafoe (Barrillo) li trovate invece ai rispettivi link.

Marco Leonardi interpreta Fideo. Australiano, ha partecipato a film come Nuovo Cinema Paradiso, La sindrome di Stendhal, Dal tramonto all'alba 3 - La figlia del boia e a serie come Elisa di Rivombrosa e Don Matteo. Ha 46 anni e sei film in uscita.


Rubén Blades interpreta Jorge FBI. Nato a Panama, ha partecipato a film come Predator 2, Il colore della notte, L'ombra del diavolo, The Counselor - Il procuratore e a serie quali X-Files e Fear the Walking Dead. Ha 69 anni ed è anche compositore e sceneggiatore.


Il cantante Enrique Iglesias, che interpreta Lorenzo, era già comparso, non accreditato, in Desperado. Johnny Depp è riuscito a completare tutte le sue scene in otto giorni ma siccome voleva rimanere ancora sul set Rodriguez gli ha fatto interpretare anche il prete con cui parla El Mariachi prima della sparatoria in chiesa; il ruolo di Johnny Depp comunque era stato pensato per George Clooney, già diversamente impegnato (probabilmente sul set di Ocean's Eleven, La tempesta perfetta o Fratello, dove sei?, chissà), mentre per l'aMMore Quentin (ringraziato nei nei titoli di coda in quanto fonte d'ispirazione del film) era pronto quello di Cucuy, al quale il regista ha dovuto rinunciare perché preso dalla realizzazione di Kill Bill. Detto questo, C'era una volta in Messico è il momentaneamente ultimo capitolo di una trilogia che comprende El Mariachi e Desperado, quindi se vi fosse piaciuto recuperateli e aggiungete Machete, Machete Kills e Dal tramonto all'alba. ENJOY!

martedì 7 ottobre 2014

Sin City - Una donna per cui uccidere (2014)

Dopo un'attesa spasmodica sono finalmente riuscita a guardare Sin City - Una donna per cui uccidere (Sin City: A Dame to Kill For), diretto da Frank Miller e Robert Rodriguez, una pellicola che aspettavo praticamente dal 2005... e che ora vorrei non avere mai visto!


Trama: a Sin City si intrecciano le storie di Dwight, invischiato in una torbida storia dall'ex amante Ava, del giocatore d'azzardo Johnny e della spogliarellista Nancy, in cerca di vendetta dopo la morte del detective Hartigan...


Sono perplessa. Per non dire incavolata nera. Sin City, con tutte le sue imperfezioni, era un capolavoro di nerissima ironia, zeppo di personaggi indimenticabili interpretati da attori in stato di grazia, realizzato in un modo talmente particolare che ancora oggi certe scene rimangono indelebili nella memoria dello spettatore. Uno trepida quasi dieci anni per un sequel, aspettandosi ovviamente che, perlomeno tecnologicamente e visivamente parlando, riesca a superare il capostipite... e cosa si trova davanti? Una cazzatella vergognosa dove l'unica a salvarsi è un'incredibile, sensuale, bellissima Eva Green, protagonista tra l'altro di una delle uniche due storie tratte dai fumetti di Frank Miller visto che sia il segmento con Joseph Gordon-Levitt che quello con Jessica Alba sono stati scritti appositamente per il film, e si vede. La trama complessiva di Una donna per cui uccidere, infatti, è incredibilmente noiosa e sconclusionata, soprattutto per quel che riguarda la cronologia degli eventi, il personaggio di Marv (che nel primo Sin City era forse il migliore) viene troppo spesso utilizzato come tappabuchi o jolly e, diciamocelo, Roark non ha nemmeno la metà del carisma di un Bastardo Giallo o del terrificante Kevin. La colonna portante della pellicola, Una donna per cui uccidere, risulta molto bella su carta ma ormai ha 20 anni e appare incredibilmente ingenua se portata su schermo, soprattutto la sua atmosfera noir fa letteralmente a pugni con la messa in scena tamarra di Rodriguez e Miller, che preferiscono concentrarsi sulla furia omicida di Marv, sul corpo nudo della Green e sulla mattanza di Miho piuttosto che sull'atmosfera del racconto in sé (e fortunatamente hanno tolto di mezzo il greco o non so cosa ne sarebbe uscito fuori, una roba trashissima suppongo), mentre le altre tre storie lasciano lo spettatore con un enigmatico "e quindi..?" timidamente sussurrato a fior di labbra. Capisco il divertissement iniziale con Marv ma, sinceramente, l'autolesionismo di Joseph Gordon-Levitt e il tristissimo alcolismo di Nancy con tanto di ancor più triste fantasma "custode" mi hanno lasciata molto perplessa, come ho detto all'inizio.


Passando alla realizzazione, non capisco se sono invecchiata io e non sopporto più la fintissima resa del bianco/nero con inserti colorati (che nel primo Sin City mi aveva ipnotizzata) o se, effettivamente, allora questa tecnica era usata con criterio mentre adesso viene utilizzata ad mentula canis; ogni sequenza di Una donna per cui uccidere, infatti, mi è sembrata un attacco diretto alla vista e al buon gusto, con i personaggi che paiono quasi arrancare in quei fondali fintissimi mentre gli sprazzi di colore li fanno sembrare dei pessimi cosplayer. Sicuramente, il trucco di Marv è qualcosa di osceno, forse perché in questo capitolo mancano i cerotti bianchi che dissimulavano un pochino il quintale di lattice attaccato al viso di Mickey Rourke, ma anche gli inseguimenti su quattro e due ruote sono imbarazzanti (sul finale, la corsa in moto con Rourke e la Alba mi ha ricordato tantissimo le puntate di quei telefilm in cui i personaggi stanno fermi sulla macchina mentre alle loro spalle scorre un rullo con le immagini...) e, soprattutto, la "metamorfosi" di Dwight mi ha letteralmente uccisa dalle risate: santo cielo, davvero Clive Owen era così impegnato da non poter girare un paio di scene invece di mettere quella parrucchetta da nido di chiurlo in testa a Josh Brolin?? Già che siamo in tema, poi, parliamo degli attori, una tristezza più unica che rara. Come ho detto, si salva solo la favolosa Eva Green, malefica come poche, Joseph Gordon-Levitt è bravo e sempre bellino ma penalizzato da un personaggio inutile, il resto sarebbe da dimenticare... ma perché non infierire? Josh Brolin è un blocco di tufo e lo stesso vale per (Signore perdonami!!!) un Bruce Willis talmente sacrificato che avrebbero anche potuto non ingaggiarlo, Rosario Dawson è la parodia di sé stessa, Jessica Alba triste e molla come Mariottide (tranne quando strippa ma, anche lì, nel primo Sin City ha fatto di meglio), Dennis Haysbert nei panni di Manute, con quella facciotta, fa persino tenerezza (per sostituire il povero Michael Clarke Duncan non era meglio un altro attore?), Jamie Chung è pessima come nuova Miho e Jaime King non ne ha palesemente voglia e si vede. Avrei sperato nelle comparsate di Lady Gaga e Christopher Lloyd ma nemmeno quelle sono riuscite ad essere abbastanza incisive da tirarmi su il morale, quindi posso fare solo una cosa: pregare perché il flop al botteghino dissuada la premiata ditta Miller e Rodriguez dal girare altri film dedicati a Sin City. Machete Kills Again in Space posso sostenerlo, sorbirmi altre due ore di noir fasullo e pessima computer graphic anche no!


Dei registi Robert Rodriguez e Frank Miller (che compaiono anche nei panni di due barboni in TV) ho già parlato ai rispettivi link. Anche Mickey Rourke (Marv), Jessica Alba (Nancy), Josh Brolin (Dwight), Joseph Gordon-Levitt (Johnny), Rosario Dawson (Gail), Bruce Willis (Hartigan), Eva Green (Ava), Dennis Haysbert (Manute), Ray Liotta (Joey), Christopher Meloni (Mort), Jeremy Piven (Bob), Christopher Lloyd (Kroenig), Jaime King (Goldie/Wendy), Juno Temple (Sally), Marton Csokas (Damien Lord), Jamie Chung (Miho) e Alexa Vega (Gilda) potete trovarli nei vari post a loro dedicati.

Powers Boothe interpreta il senatore Roark. Americano, ha partecipato a film come Frailty - Nessuno è al sicuro, Sin City, The Avengers e a serie come 24. Ha 66 anni e film in uscita.


Johnny Depp avrebbe dovuto partecipare col ruolo di Johnny (e ancora prima con quello di Wallace, se Rodriguez e Miller avessero incluso nella sceneggiatura All'inferno e ritorno) ma ha rinunciato per impegni pregressi, mentre Salma Hayek, Rose McGowan, Angelina Jolie, Rachel Weisz, Michelle Williams, Helena Bonham Carter, Scarlett Johansson, Anne Hathaway e Jennifer Lawrence erano state tutte prese in considerazione per il ruolo di Ava. Finite le curiosità, aggiungo solo che se Sin City - Una donna per cui uccidere vi fosse piaciuto potete tranquillamente leggere le pregevolissime opere di Frank Miller e recuperare il primo, favoloso Sin City assieme a 300. ENJOY!






domenica 17 novembre 2013

Machete Kills (2013)

Mercoledì la Bolla è andata a vedere Machete Kills. Quel film girato da Robert Rodriguez. La Bolla ora scrive, voi leggete.


Trama: Machete viene chiamato dal presidente degli Stati Uniti per impedire che la nazione venga colpita dai missili del pericolosissimo ribelle pazzo Mendez. Ovviamente sotto c'è molto più di quel che appare...


Alla Bolla Machete Kills è piaciuto. L'ha fatta tanto ridere, più del primo. C'è tanto tanto trash inutile ed ingiustificato, proprio l'ideale per non pensare. E infatti la Bolla non pensa. La Bolla accetta e ride. La Bolla va in brodo di giuggiole davanti a quella tamarra di Lady Gaga, a Mel Gibson chiaroveggente che prende in giro il suo ruolo di profeta dei poveri, a quel Carlo Estevez che compare per la prima volta sullo schermo, al ritorno di Tom Savini, al Camaleonte e a Banderas che gli mancava solo la gallina Rosita poi era a posto per sempre.


La Bolla ride davanti alla copulata in treddì, alle innumerevoli citazioni ignoranti di Guerre Stellari, della fantascienza maffa anni '80, di tutti i film di Rodriguez e di alcuni del buon Tarantino. La Bolla ride del fatto che Nicotero e Berger si sono bevuti il cervello realizzando effetti speciali da cartoleria o del fatto che il missile "puff" si sgonfia e sciabatta nell'acqua come una pietra tirata da un bambino mollo. La Bolla piange commossa davanti a quel finto trailer di Machete Kills Again... In Space, lo vorrebbe guardare adesso, subito. Perché Danny Trejo vestito come Big Jim astronauta e l'uomo con la maschera di ferro (Di Caprio? DaVero????) varrebbero da soli il prezzo del biglietto.


La Bolla ama Machete. Perché Machete vuole bene a tutti (mavaffanculo). E certo, pulin, pare proprio tenero come un Minipony. Perché anche se Danny Trejo ha una sola espressione (quella incazzata, ovviamente), fulmina i nemici, decapita, sventra, corre rigido come una foca sul Pack, fa implodere i nemici, veste da zamarro, parla in terza persona come Giulio Cesare e avrà sì e no tre minuti di dialogo in tutto il film si vede che è un tenerone. Però sentire Voz accusare  Machete di essere dotato di mezzo cervello ha fatto male alla Bolla. Così la Bolla si è adeguata. Perché Machete capita. Machete non twitta. Machete non saprebbe usare Blogger. Quindi la Bolla ha scritto l'unica recensione che Machete riuscirebbe a capir... ehm... avrebbe voglia di leggere. Stacce ™.


Del regista e co-sceneggiatore Robert Rodriguez ho già parlato qui. Danny Trejo (Machete), Mel Gibson (Voz), Michelle Rodriguez (Luz), Amber Heard (Miss San Antonio), Charlie Sheen (o, meglio, Carlos Estevez, nei panni del presidente), Antonio Banderas (El Camaleón 4), Walton Goggins (El Camaleón 1), Vanessa Hudgens (Cereza), Alexa Vega (Killjoy), Tom Savini (Osiris Amanapur), William Sadler (Sceriffo Doakes) e Jessica Alba (Sartana) ho già parlato ai rispettivi link.

Demian Bichir (vero nome Demián Bichir Nájera) interpreta Mendez. Messicano, ha partecipato a film come Che – L’argentino, Che – Guerriglia, Le belve, Corpi da reato e a serie come Weeds. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 50 anni e due film in uscita. 


Cuba Gooding Jr. interpreta El Camaleón 2. Americano, lo ricordo per film come Il principe cerca moglie, Codice d’onore, Cuba Libre – La notte del giudizio, Virus letale, Jerry Maguire (Oscar come miglior attore non protagonista), Qualcosa è cambiato, Al di là dei sogni, Instinct – Istinto primordiale, Pearl Harbor, Rat Race e Zoolander; inoltre, ha partecipato alla serie MacGyver e doppiato Mucche alla riscossa. Anche produttore, ha 45 anni e due film in uscita.


Nel film, come ho già accennato nel post, compare anche la cantante Lady Gaga nei panni di La Camaleón, ma non solo: tra le altre guest stare segnalo Sofia Vergara (Desdemona), il "VanDamme" cileno Marko Zaror (Zaror) e le immancabili sorelle Electra ed Elise Avellan in versione sexy infermiere. E adesso arriva la nota dolente, ovvero scoprire quale attrice famosissima e già molto vituperata dalla sottoscritta ai tempi di Dawson's Creek non è stata al gioco e verrà per questo ri-bollata di infamia perpetua: Michelle Williams ha rifiutato il ruolo di Miss San Antonio. Cacca su di lei. E cacca anche su Rodriguez se non dirigerà il promesso Machete Kills Again... In Space! Nell'attesa, se Machete Kills vi fosse piaciuto recuperate Machete e aggiungete Desperado, Grindhouse - Planet Terror, I mercenari e I mercenari 2. ENJOY!

martedì 25 giugno 2013

Sin City (2005)

Estate, stagione di cinecomic. L'uomo d'acciaio, a breve il secondo capitolo di Kick-Ass, la conferma che Robert Downey Jr. ha firmato per The Avengers 2 e 3... insomma, tutto questo mi ha spinta a recuperare e rivedere il bellissimo Sin City, diretto nel 2005 da Robert Rodriguez, Frank Miller, Quentin Tarantino e tratto quasi pari pari dalle graphic novel dello stesso Miller.


Trama: storie diverse si intrecciano a Basin City, la città del peccato. L'ex galeotto Marv cerca di scoprire chi lo ha incastrato per l'omicidio dell'amata Goldie, il killer Dwight si ritrova invischiato nella guerra tra le prostitute della Città Vecchia e la mala, infine l'ex poliziotto Hartigan deve fare i conti col pericoloso e inquietante "Bastardo giallo"...


Sin City è uno dei più bei film tratti da un fumetto che siano mai stati girati, anche se in questo caso bisognerebbe parlare, letteralmente, di tavole in movimento. Non conosco infatti tutta la grandiosa opera Milleriana ma, per quel poco che ho letto di Sin City, ogni singola sequenza del film riprende con un'attenzione per i dettagli quasi certosina il suo corrispettivo cartaceo, dall'espressione del personaggio fino alla sua rappresentazione grafica (vestiti, pettinatura, accessori...), dai dialoghi fino agli sfondi, con davvero pochissime concessioni ad un eventuale adattamento: Sin City è uno di quei rari film in cui non si può dire "era meglio il fumetto", perché i cambiamenti sono talmente minimi che lamentarsene sarebbe a dir poco ridicolo. L'unica critica che può essere mossa alla pellicola è l'eccessiva "freddezza" conseguente al massiccio uso di effetti speciali e CG, indispensabili per ottenere la fedeltà praticamente assoluta all'opera di Miller e i caratteristici effetti cromatici che sono quelli che più colpiscono l'occhio e la memoria dello spettatore e che spezzano la monocromia di quello che, a tutti gli effetti, è un noir moderno. Abbiamo così un bastardo giallo che indossa il suo marciume e la sua corruzione come una seconda pelle, sangue bianco che sprizza dalle arterie, occhi verdi o azzurri che colpiscono per la loro incredibile bellezza, stilosissime scarpe rosse, macchie di colore che si integrano perfettamente alle altre immagini e che non creano quell'incredibile fastidio che avrebbe provocato quella rumenta di The Spirit, fallimentare assolo registico di un Miller ormai preso da manie di grandezza cinematografiche.


Grandissima, inoltre, la cura messa nel casting. Il make-up, come già ho avuto modo di dire, fa miracoli, soprattutto per quanto riguarda Mickey Rourke e lo scimmionesco Marv, ma bene o male si è cercato (come mostrato in maniera assai furba nei titoli di testa) di affidare ogni personaggio ad un attore che potesse incarnarlo alla perfezione e distaccarsi poco dall'immagine creata da Miller. I migliori sono un irriconoscibile Benicio Del Toro, protagonista di una delle sequenze più esilaranti e meglio riuscite della pellicola (e no, non lo dico perché c'è di mezzo la santa mano di Quentin ma perché la voce e la mimica di Benicio durante il confronto con Dwight sembrano quelle di Rockfeller) e l'inquietantissimo, glaciale Kevin di Elijah Wood, un personaggio che non sfigurerebbe affatto in un film horror, ma tutti gli altri attori hanno fatto un lavoro a dir poco egregio, a partire da chi si è beccato soltanto una piccola particina come Carla Cugino, fino ad arrivare ai grossi calibri come il mio amato Bruce Willis. Le storie di Basin City, un universo incentrato sulla depravazione, la corruzione, il sangue, la violenza e il sesso, si delineano sullo schermo come se la china avesse il potere di muoversi e riescono a farci piombare in un'atmosfera dal sapore retrò e pulp, con pochi (anti)eroi fuori dal tempo e un branco di assassini e criminali tra i più affascinanti, il tutto scandito dall'ipnotico score scritto a tre mani da Grahame Revell, John Debney e dallo stesso Robert Rodriguez. Insomma, un piccolo capolavoro che val sempre la pena recuperare e riguardare, tenendo a mente che le quattro storie utilizzate per girare il film (Il cliente ha sempre ragione, Un duro addio, Un'abbuffata di morte, Quel bastardo giallo) sono dei capolavori del fumetto e andrebbero lette a prescindere.


Dei registi Frank Miller (che interpreta anche il prete fatto fuori da Marv), Robert Rodriguez (che interpreta anche uno dei membri dello SWAT) e Quentin Tarantino ho parlato qui, qui e qui. Di Jessica Alba (Nancy Callahan), Rosario Dawson (Gale), Benicio Del Toro (Jackie Boy), Michael Clarke Duncan (Manute), Carla Cugino (Lucille), Josh Hartnett (L’uomo), Rutger Hauer (Cardinale Roark), Jaime King (Goldie/Wendy), Michael Madsen (Bob, ma all'inizio si era pensato a lui per Marv), Brittany Murphy (Shellie), Mickey Rourke (Marv), Bruce Willis (Hartigan), Elijah Wood (Kevin) ho parlato ai rispettivi link.

Clive Owen interpreta Dwight. Inglese, lo ricordo per film come Gosford Park, The Bourne Identity, l’indimenticabile corto Beat the Devil, King Arthur, Derailed – Attrazione letale, La pantera rosa ed Elizabeth: The Golden Age, inoltre ha partecipato alla serie Extras. Anche produttore, ha 49 anni e due film in uscita.  


Marley Shelton interpreta la Cliente. Americana, la ricordo per film come Gli intrighi del potere – Nixon, Pleasantville, Mai stata baciata, Grindhouse – A prova di morte, Planet Terror, A Perfect Getaway – Una perfetta via di fuga e Scream 4; inoltre, ha partecipato alla serie 8 sotto un tetto e doppiato un episodio di American Dad!.  Ha 39 anni.


Nick Stahl interpreta Roark Jr., il Bastardo Giallo. Americano, ha partecipato a film come L'uomo senza volto, Generazione perfetta, La sottile linea rossa, Terminator 3: Le macchine ribelli e a serie come Hercules e Locke & Key (il pilot, purtroppo mai andato in onda...). Anche produttore e scenografo, ha 34 anni e tre film in uscita.


Nei panni della giovanissima prostituta Becky i fan di Una mamma per amica riconosceranno sicuramente gli occhioni azzurri di Alexis Bledel, una delle Gilmore Girls del titolo originale. Passando alla solita rubrica del "chi non ce l'ha fatta", Adrien Brody ha provato ad avere la parte di Jackie Boy mentre l'impegnatissimo Johnny Depp era stata la prima scelta di Rodriguez per il personaggio; altri prescelti dal regista erano Christopher Walken e Wilelm Dafoe per il senatore Roark, Steve Buscemi per Junior versione Bastardo Giallo (sarebbe stato perfetto, mentre per la versione "bella" era stato scelto Di Caprio che ha rifiutato) e Michael Douglas per Hartigan (meglio Bruce!!). L'anno prossimo dovrebbe uscire, finalmente, il seguito di Sin City, Una donna per cui uccidere, sempre diretto da Rodriguez, con alcuni ritorni (Bruce Willis, Jessica Alba, Mickey Rourke, Rosario Dawson) e alcuni cambiamenti (Dennis Haysbert al posto del defunto Michael Clarke Duncan, Jamie Chung in quello di Devon Aoki, diventata da poco mamma). Nell'attesa che esca, se Sin City vi fosse piaciuto consiglio di vedere L'uomo che non c'era e Pulp Fiction. The Spirit è troppo brutto. ENJOY!!!

venerdì 5 ottobre 2012

Four Rooms (1995)

Negli anni in cui Tarantino era una novità assoluta per me e, soprattuttamente, un figo della madonna, ho cercato di reperire, come un segugio impazzito, praticamente tutti i film dove il nostro compariva anche solo per un minuto o due, quando gli andava bene. E’ così che mi sono imbattuta nel divertente Four Rooms, diretto nel 1995 da Allison Anders, Alexandre Rockwell, Robert Rodriguez e, ovviamente, Quentin Tarantino. Siccome il film è a episodi anche la recensione sarà divisa, almeno per un po’.


The missing ingredient – L’ingrediente mancante

Trama: Ted, appena nominato fattorino dell’Hotel Mon Signor, deve aiutare una congrega di streghe che vogliono fare risorgere la loro dea…
L’ingrediente mancante è sicuramente l’episodio più debole dell’intero film, una belinata galattica interpretata o da cani o da attrici e attori che, poveracci, sono costretti a prestarsi ad una trama ridicola. Gente come Tim Roth, Valeria Golino e Lily Taylor sono assolutamente sprecati, penalizzati da battute che vanno allegramente a braccetto col trash e che regalano allo spettatore risate a denti strettissimi. Meravigliosa solo Madonna, inguainata in un abitino di pelle nera mentre cerca di imbarazzare in tutti i modi il povero Ted, il resto è da dimenticare ed è inquietante pensare che quest’elogio al “potere femminile”, incarnato nella capacità innata di essere zoccole, sia stato scritto da una donna.

The wrong man – L’uomo sbagliato

Trama: Ted entra per sbaglio in una stanza e viene scambiato così dal folle Sigfrido per Theodore, presunto amante della moglie Angela…
La qualità dell’episodio è leggermente superiore a quella del precedente, ma ancora ben lungi dall’essere apprezzabile. Nonostante la natura fondamentalmente kafkiana della vicenda narrata e la grandissima gigioneria di David Proval e Tim Roth, infatti, l’episodio non lascia nulla allo spettatore se non una grandissima nostalgia per quella volta in cui Benigni, non rammento in quale show, aveva elencato un’infinita serie di sinonimi per definire l’organo genitale femminile. Il “raffinatissimo” finale in cui Jennifer Beals si profonde in uno sketch simile è abbastanza triste al confronto. Se siete amanti della “cronologia” sappiate che L’uomo sbagliato dovrebbe collocarsi dopo I maleducati, come si evince dalla telefonata della ragazzina. Sappiate anche che alla fine dell’episodio compare, nei panni del “vero” Theodore, il produttore Lawrence Bender, già apparso in Le iene, Pulp Fiction, Dal tramonto all’alba, The Mexican e Kill Bill vol. 2.

The misbeahavers – I maleducati

Trama: Ted viene incaricato di tenere a bada due bambini mentre i genitori vanno in giro a folleggiare per la notte di Capodanno. Non sarà, ovviamente, una serata tranquilla…
Non me ne voglia Quentin, ma il fiore all’occhiello della pellicola non è l’episodio da lui diretto, bensì questo esilarante capolavoro di umorismo, recitazione e montaggio. Finalmente una serie di dialoghi e situazioni paradossali che fanno veramente ridere, una storia dotata di un inizio e di una fine impreziosita dall’interpretazione da gran mattatore di Antonio Banderas (la sequenza in cui esce dalla stanza con la moglie ed entra nell’ascensore è un capolavoro) e un ritmo incalzante che non rallenta neppure un minuto. In tutto questo, ci guadagna anche Tim Roth, impagabile quando racconta la sua sfortunata infanzia ai due pargoli e durante la telefonata finale, sebbene risulti sempre sconvolgente sentirlo proferire a gran voce quelle che, senza se e senza ma, sono delle bestemmie che farebbero invidia a un camionista.
Un paio di curiosità sull’episodio: la prostituta che i due mocciosi pestiferi trovano nella stanza è nientemeno che la sorella di Rodriguez, Patricia Vonne, già comparsa in altre pellicole del regista come Desperado, Spy Kids e Sin City, mentre Tamlyn Tomita, qui moglie del personaggio di Banderas, era comparsa in Heroes nei panni della madre di Hiro. Infine, assieme allo spogliarello di Salma Hayek e un cartone animato (lo stesso che guardava Richie in Dal tramonto all’alba, by the way…), nella televisione dei bimbi passa anche un corto diretto dallo stesso Rodriguez, Bedhead.

The man from Hollywood -  L’uomo di Hollywood

Trama: l’esasperato Ted è ormai deciso a lasciare il lavoro e l’hotel, ma ecco che arriva la telefonata più importante, quella del regista Chester Rush, che assieme al suo gruppo di ubriachissimi amici decide di volere il fattorino come complice in una sfida…
Liberamente tratto da un episodio di Alfred Hitchcock presenta che qui chiamano L’uomo di Rio (mentre il vero titolo è L’uomo del sud, a sua volta tratto dall’omonimo racconto di Roald Dalh), L’uomo di Hollywood è una supercazzola colossale, lo one man show di Quentin, pieno di citazioni e rimandi cinefili, sia ai film del regista (l’oggetto della scommessa d’altronde è la stessa macchina che aveva Vincent in Pulp Fiction) che ad altre pellicole in qualche modo legate all’argomento trattato. Se non andate in solluchero all’idea di vedere il tarantolato Quentin ingollare una ciambella intera, soffocarsi con lo champagne, parlare ininterrottamente e rifilare a Ted un pistolotto di un minuto esatto, sicuramente l’episodio non vi piacerà, ma sul finale vi farete comunque delle grasse risate, ed è impossibile non apprezzare i piccoli tocchi di stile registico di Tarantino, come la lunga carrellata iniziale o la ripresa su fondo rosso dello speech finale.
Per dovere di cronaca, sappiate che il nome di Bruce Willis non compare nei credits perché l’attore ha scelto di partecipare per fare un favore a Quentin e soprattutto senza chiedere un soldo, cosa che va contro lo statuto della Screen Actor’s Guild.

In definitiva, Four Rooms risulta un esperimento parzialmente riuscito, penalizzato dalla scelta di “annoiare” subito lo spettatore con due episodi deboli solo per tenere all’ultimo i pezzi da novanta e i nomi di sicuro richiamo. Tim Roth è comunque un mattatore incredibile, simpaticissimo anche nelle sequenze che fanno da collante tra gli episodi e che sono parte integrante ed essenziale del film, inoltre Four Rooms è arricchito anche da spettacolari titoli di testa animati (forse la cosa più bella di tutto il film) e da una colonna sonora accattivante. Sicuramente non un film per tutti, ricordo ancora quando lo feci vedere a un’amica e mi beccai delle saraccate d’insulti, ma sicuramente i fan di Tarantino e Rodriguez, se avranno pazienza, troveranno pane per i loro denti.


Dei registi e sceneggiatori Robert Rodriguez e Quentin Tarantino (anche interprete di Chester) ho parlato rispettivamente qui e qua. Di Sammi Davis (Jezebel), Madonna (Elspeth), Lily Taylor (Raven), David Proval (Sigfrido), Antonio Banderas (il papà dei due mocciosi pestiferi), Salma Hayek (la spogliarellista che balla in TV), Tim Roth (Ted) e Bruce Willis (Leo) ho già parlato nei rispettivi link.

Allison Anders (vero nome Alice Allison Anders) è la regista e sceneggiatrice dell’episodio “L’ingrediente mancante”. Americana, ha diretto alcuni film che non conosco, come La grazia nel cuore e Deserto di laramie, oltre ad episodi delle serie Sex and the City e Cold Case. Anche produttrice e attrice, ha 58 anni. 


Alexandre Rockwell è il regista e sceneggiatore dell’episodio “L’uomo sbagliato”, nonché ideatore dell’intero progetto. Americano, ha diretto alcuni film che non conosco, come In the Soup – Un mare di guai e 13 Moons. Anche produttore e attore, ha 55 anni.


Valeria Golino interpreta Athena. Nonostante l’enorme successo internazionale, l’attrice è nata a Napoli, e la ricordo per film come Rain Man – L’uomo della pioggia, Hot Shots!, Puerto Escondido, Hot Shots! 2, Fuga da Los Angeles, Frida e La kryptonite nella borsa. Anche produttrice, regista e sceneggiatrice, ha 46 anni e due film in uscita.


Alicia Witt interpreta Kiva. Americana, ha partecipato a film come Dune, Urban Legend, Vanilla Sky e a serie come I segreti di Twin Peaks, I Soprano, Ally McBeal, Two and a Half Men e CSI: Miami. Anche sceneggiatrice, produttrice e regista, ha 37 anni e sei film in uscita.  


Jennifer Beals interpreta Angela. Attrice americana lanciata dal film cult Flashdance, la ricordo anche per pellicole come l’assurdo Stress da vampiro, L’angelo del male, The Grudge 2 e Codice: Genesi. Ha 49 anni e un film in uscita.


Paul Calderon interpreta Norman. Portoricano, ha partecipato a film come Pulp Fiction, Il cattivo tenente, Il socio, The Addiction, Il bacio della morte, Out of Sight e a serie come Miami Vice. Anche produttore e sceneggiatore, ha 53 anni e due film in uscita.


Marisa Tomei interpreta Margaret. Americana, la ricordo per film come The Toxic Avenger, Oscar – Un fidanzato per due figlie, Mio cugino Vincenzo, Charlot, Terapia d’urto e Svalvolati on the road, inoltre ha doppiato un episodio de  I Simpson. Ha 48 anni e tre film in uscita. 


Come ultimissime curiosità vi dico che il film avrebbe dovuto intitolarsi Five Rooms, e il quinto episodio avrebbe dovuto essere diretto da Richard Linklater, che si è però tirato fuori dal progetto, mentre il personaggio di Ted era stato scritto per Steve Buscemi. In conclusione, se il film vi fosse piaciuto, provo a consigliarvi il nostrano Grand Hotel Excelsior o il pluricitato Ragazzo tuttofare? Perché no! ENJOY!

giovedì 30 giugno 2011

Machete (2010)

Ho rimandato a lungo, centellinando la visione come si fa col vino. E alla fine sono riuscita a vedere il tanto atteso Machete, diretto nel 2010 da Ethan Maniquis e Robert Rodriguez. Mi è stato chiesto di citare questa frase nell’eventuale recensione, lo faccio subito, giusto per riassumere le mie impressioni: è una cazzata così grande che non potevo non commuovermi.



Trama: Machete è un ex agente federale che viene incaricato di fare fuori un senatore impegnato nella lotta contro l’immigrazione messicana. Il “lavoro” non va a buon fine, Machete viene incastrato e da lì comincia la sanguinosa vendetta…



Cominciamo con un po’ di storia. Machete nasce nel 2007, in uno dei fake trailer che accompagnavano la versione USA del film Grindhouse, feature doppia che univa A prova di morte di Quentin Tarantino e Planet Terror di Robert Rodriguez (anche se il personaggio di Machete lo si incontra fin dal primo Spy Kids). Gli splendidi ed esilaranti fakes in questione erano Hobo With a Shotgun, Werewolf Women of the SS di Rob Zombie, Don’t di Edghar Wright e Thanksgiving di Eli Roth. Se avessi dovuto scommettere su chi per primo di questi registi avrebbe tratto un intero film da questi trailer, avrei detto Eli Roth. Ma siccome lui continua a menarsela con produzioni varie e tempestando i fan di tweets da far morire dal ridere senza mai mettersi dietro la macchina da presa, ecco che ci ha pensato l’infaticabile Rodriguez a prendere lo spirito del tamarrissimo trailer di Machete e a riportarlo fedelmente in un film. E che film!!



Machete è la quintessenza del b – movie, della mexploitation, chiamatelo un po’ come volete. In termini più prosaici è la legittimazione della tamarreide (senza pulmino e senza Fiammetta, per fortuna) più cafona, è un film fatto apposta per essere assurdo, senza senso, mal recitato, pieno di buchi nella trama, con personaggi inconsistenti e terronate assortite, dove il regista molla i freni del buon senso e del buon gusto e mostra sangue, mutilazioni, tette, culi, esplosioni praticamente in ogni scena, con il risultato che Machete si arriva o ad amare alla follia o ad odiare e demonizzare. Che piaccia o meno, è un giocattolo, e come tale va trattato. E’ il divertimento del bimbo Rodriguez, qualcosa che chi ha un minimo di senso dell’umorismo, nostalgia dei “bei tempi andati” e cultura trash non può non apprezzare. Ecco perché mi commuovo davanti a tanto spavaldo senso del ridicolo.



Considerata la marea di attori che si sono prestati all’operazione (tra cui un De Niro matto come un cavallo che si è palesemente divertito a far la parte del senatore razzista e pure un po’ porcello), accettando di indossare mise perlomeno imbarazzanti e pronunciare dialoghi a tratti inascoltabili (il monologo finale di Steven Seagal con corollario di dialogo imbecille tra la Rodriguez e la Alba è qualcosa che non riuscirò a dimenticare tanto facilmente…), mi viene da pensare che non sono l’unica cultrice del trash a questo mondo. E se Danny Trejo è l’icona vivente del (non) attore che mangia lo schermo con la sua inespressività, il capello unto, il corpo tozzo alla Wolverine, le sue frasi storiche (“Machete NON manda messaggi”), la sua capacità inspiegabile di far cadere ai suoi piedi le più belle donne del creato, insomma se lui E’ Machete già di per sé, Rodriguez gli crea attorno un gruppo di personaggi a dir poco splendidi nella loro assurdità e gli da la possibilità di compiere le imprese più sanguinose ed improbabili senza lesinare in effetti speciali, citazioni e gore. Lungi da me descrivere ogni immagine (il bungee jumping intestinale), dialogo, personaggio (Osiris!! Osiris!!) e sequenza ad avermi colpita (nel senso di farmi stramazzare a terra dalle risate urlando “No… ma come puoi?? Ma cos’è???”), perché non basterebbe un libro e rovinerei la sorpresa e l’incredulità di chi ancora non ha avuto la fortuna di vedere Machete. Vi basti sapere che dovete guardarlo, fosse l’ultima cosa che fate. Aspettando che Rodriguez decida davvero di girare Machete Kills e Machete Kills Again.



Attori e registi coinvolti nella realizzazione di Machete hanno già trovato ampio spazio sul Bollalmanacco: Robert Rodriguez, Danny Trejo (Machete), Robert De Niro (Senatore John McLoughlin), Michelle Rodriguez (Luz), Tom Savini (Osiris), persino Nimród Antal (una delle guardie del corpo di Booth, a occhio e croce quella che si fa venire la crisi di coscienza), li trovate tutti cliccando sui link.

Ethan Maniquis è l’altro regista della pellicola. Già collaboratore di Rodriguez dai tempi di Desperado, per quanto riguarda montaggio ed effetti speciali. Di lui non sono riuscita a scoprire né la nazionalità, né l’età, sorry.



Jessica Alba interpreta Sartana. Americana, la ricordo per film come Giovani diavoli, Fantastici 4 e Sin City; ha inoltre partecipato a Beverly Hills 90210, Flipper e Dark Angel, la serie tv che le ha dato la notorietà internazionale. Anche produttrice, ha 30 anni e un film in uscita, il quarto episodio di Spy Kids.



Steven Seagal interpreta Torrez. Prima di Chuck Norris erano lui e Jean Claude Van Damme a spaccare le chiappe a mille anonimi cattivoni in quanto versioni tamarre e più sfigate delle star Stallone e Schwarznegger. In particolare, Seagal ha partecipato a roba come Nico, Duro da uccidere e Sfida tra i ghiacci. Americano, anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 60 anni (Cristo, ha l’età di mio padre… Oddio, Seagal E’ mio padre!!).



Jeff Fahey interpreta Booth. Americano, la maggior parte dei lettori se lo ricorderà come Lapidus, il pilota di Lost, ma ha partecipato a parecchi film come Psycho III, Il tagliaerbe, Grindhouse, Planet Terror, e a serie tv come Miami Vice, Criminal Minds, Cold Case e CSI: Miami. Anche produttore, ha 59 anni e nove film in uscita.



Cheech Marin (vero nome Richard Anthony Marin) interpreta Padre Cortez. Uno dei migliori caratteristi degli ultimi decenni, utilizzatissimo da Rodriguez ma non solo, lo ricordo per film come Fuori orario, Ghostbusters II, Desperado, il meraviglioso Dal tramonto all’alba, Paulie – Il pappagallo che parlava troppo, Spy Kids (e seguiti), C’era una volta in Messico, Grindhouse e Planet Terror. Ha doppiato la versione inglese del Pinocchio di Benigni, i film Disney Oliver & Company e Il re leone, un episodio di South Park e ha partecipato alle serie Nash Bridges, Grey’s Anatomy e Lost. Americano, anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 65 anni e due film in uscita.



Don Johnson (vero nome Donnie Wayne Johnson) interpreta Von. Ex marito di Melanie Griffith, famosissimo per il suo ruolo come protagonista della serie Miami Vice, ha partecipato a film come Harley Davidson e Marlboro Man e a serie come Kung Fu, La famiglia Bradford e Nash Bridges. Americano, anche regista, produttore, compositore e sceneggiatore, ha 62 anni e due film in uscita.



Lindsay Lohan interpreta April. Ennesima ragazzina prodigio rovinata dal precoce successo che è riuscita, in tempo zero, ad affossare la sua carriera grazie a condanne per ubriachezza, furto, droga e quant’altro (infatti alla “veneranda” età di 25 anni è già frusta da morire..), ha partecipato a film come Genitori in trappola, Quel pazzo venerdì, Mean Girls e Herbie – Il super maggiolino, oltre ad alcuni episodi delle serie That’s 70’s Show e Ugly Betty. Americana, ha tre film in uscita.



Le guest star della pellicola sono quasi tutte più o meno legate all’universo “rodrigueziano” e ci vorrebbe un fan sfegatato per riconoscerle tutte. Nel mio piccolo segnalo Daryl Sabara (Julio), ovvero il piccolo Juni presente in tutti gli Spy Kids e Gilbert Trejo, ovviamente figlio di Danny, nei panni del muto disegnatore Jorge; tornano anche il dottore ciccione e le crazy babysitter twins di Planet Terror (le gemelle Elise ed Electra Avellan, nipoti acquisite di Rodriguez), qui “trasformate” in due combattive infermiere, mentre la reporter di origine messicana, interpretata dall’attrice Ara Celi, era la “inca mummy girl” dell’omonimo episodio della terza serie di Buffy l’ammazzavampiri. Vi fosse piaciuto Machete, io vi consiglio di vedervi in sequenza Dal Tramonto all’alba e Planet Terror, giusto per assistere all’escalation tamarra di Rodriguez, poi aggiungerei Desperado, sempre dello stesso regista e l’immancabile I mercenari, altro trashissimo omaggio moderno ai film di una volta. E ora, vi lascio con il trailer di questo capolavoro... ENJOY!!

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